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Esperienze

Nel mio lavoro metto al centro la persona e la sua storia, dando grande importanza all’ascolto e alla relazione terapeutica. Credo che sentirsi accolti e compresi sia il primo passo per iniziare un percorso di cambiamento autentico.

Mi occupo di psicoterapia cognitiva-neuropsicologica integrata, un approccio che considera insieme pensieri, emozioni, esperienze e il funzionamento della persona nella sua globalità. Ogni percorso viene costruito insieme, nel rispetto dei tempi, delle risorse e degli obiettivi individuali.

Il mio impegno è offrire uno spazio sicuro e non giudicante, in cui potersi esprimere liberamente e sentirsi accompagnati con presenza, chiarezza e sensibilità.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
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  • Psicobiologia e neuroscienze cognitive
  • Neuropsicologia
  • Psicoterapia
  • Psicoterapia cognitiva neuropsicologica
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  • V

    Esperienza molto positiva. Fin dall'inizio mi sono sentita molto a mio agio, ho trovato tanta gentilezza e professionalità e ho ottenuto molti dei risultati sperati.

     • Consulenza online psicoterapia online  • 

  • G

    È da luglio che giulia mi sta aiutando molto. Mi sono riscoperto diverso da quello che pensavo di essere…ho trovato una persona umana e capace di farmi ragionare su ciò che mi tormenta …grazie Giulia

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  • M

    Accogliente, professionale, efficace. Consigliata.

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  • G

    Professionale , ha saputo vincere la mia diffidenza.

     • Centro Comunicare consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Giulia Di Pentima

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno,
mio padre, 68 anni, ha avuto un'encefalite erpetica. Se dal punto di vista fisico ha praticamente recuperato del tutto, dal punto di vista cognitivo permane qualche problema. Per la maggior parte del tempo è tranquillo, a volte però, d'improvviso, perde lucidità, soprattutto in relazione a fatti recenti (poche ore prima). Ha falsi ricordi, sembra confuso, talvolta non risponde in maniera coerente alle domande. Poi col passare del tempo (da qualche minuto a qualche ora, o dopo il sonno) si resetta, ed è quasi come se non abbia mai 'sbandato'. Aggiungo che durante questa fase di sbandamento lui stesso dice di sentirsi in un certo senso confuso e frastornato. Son passati circa 10 mesi dalla fase acuta, 6 dalla dimissione. Ha fatto riabilitazione globale durante il ricovero, poi ha proseguito con la fisioterapia domiciliare. Cerchiamo sempre di coinvolgerlo in tutte le attività di vita quotidiana domestiche e non, e anche a lui lo spirito non manca.
Date le sue condizioni e i tempi, sono normali questi avvenimenti? C'è margine di recupero? Cosa possiamo fare noi familiari per aiutarlo a migliorare o quantomeno per velocizzare il suo resettarsi?
Grazie

Buonasera, immagino che sia complessa la gestione della situazione sia per suo padre sia per voi familiari. Considerata l'età io vi consiglierei di approfondire il profilo cognitivo con una completa e approfondita valutazione neuropsicologica. Poi alla luce di quanto emergerà riprendere con un percorso riabilitativo mirato sul piano cognitivo cercando di riabilitare le funzioni deficitarie e potenziare quelle integre. Sulla base delle informazioni fornite è impossibile dire se ci sarà recupero e di che tipo, è necessario studiare bene il profilo e la sua evoluzione, intanto vi consiglio di seguire questi step e poi essere sostenuti anche voi con una consulenza psicologica per capire come andargli incontro ed aiutarlo. Per qualsiasi cosa resto a disposizione.

Dott.ssa Giulia Di Pentima

Buon pomeriggio e Buon Anno Gentili Dottori..Vorrei scrivo perché mi sento inutile..ho 33 studio farmacia e nonostante sia in ritardo e lenta, quando sostengo gli esami prendo ottimi voti, seguo le lezioni, partecipo..ma nonostante ciò mi sento inutile , anche se mi laureassi nessuno verrebbe a chiedere consiglio a me e non sarei in grado di salvare la vita a nessuno..questo perché la figlia di una amica di mia sorella si è laureata a 24 anni in medicina ed e' riuscita anche a capire che un suo familiare aveva una insufficienza cardiaca e viene elogiata da tutti : " è brava, si vede che ha la passione, è riuscita a salvarle la vita " " ci vuole un medico in famiglia"..mi sento inutile..non so neanche fare una puntura.. dopo che è morta mia madre ho pensato che se avesse avuto una figlia come lei non sarebbe morta..e poi quando mia madre stava male, mia sorella fece vedere le analisi a questa ragazza (all'epoca non ancora laureata" e siccome le disse che doveva fare una ecografia, allora mia sorella
disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire " e mi disse mi disse tempo fa: "i farmacisti non sono medici, non dovrebbero consigliare"...penso che già esistendo questa ragazza ed altre persone perfette laureate giovani e con 110, non ha senso la mia laurea, penso che non mi sceglieranno per un lavoro. Vi chiedo cosa dovrei fare, non so come poter reagire, continuare a studiare. Grazie per il vostro tempo.

Buon pomeriggio, mi dispiace che si senta così, capisco che non è facile sostenere il carico di impegno che la facoltà richiede e il senso di responsabilità che la società ci fa percepire. Innanzitutto ciò su cui vorrei farla riflettere è che non è funzionale paragonarsi alla sua amica medico poichè stiamo parlando di lavori diversi, ciò che è richiesto a lei come farmacista non è di riuscire a fare diagnosi o riconoscere patologie gravi o leggere dei referti medici ma le sue competenze sono altre applicabili in contesto diverso. Poi, probabilmente, è possibile pensare che questo senso di inutilità possa anche essere legato alla perdita di sua madre, non so se ha mai affrontato ed elaborato l'evento. Credo che un percorso psicologico possa aiutarla ad affrontare questo tema, a ritrovare le motivazioni che l'hanno portata a scegliere farmacia e a orientarla nel mondo del lavoro , per capire quali sono le sue competenze e l'applicabilità delle stesse.

Dott.ssa Giulia Di Pentima

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