buongiorno gradirei un vostro riscontro. Ho perso la fiducia in mio marito. E' sempre stata una per
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buongiorno gradirei un vostro riscontro.
Ho perso la fiducia in mio marito. E' sempre stata una persona che devia nei discorsi, non proprio limpida.
Questo lo constatato con il tempo e in vari avvenimenti.
Non mantiene le promesse e questo avviene anche con i figli.
Esce la mattina e rientra la sera. al massimo fa 2 chiamate, poi quando glielo faccio notare, il giorno dopo chiama più volte, ma poi ritorna sempre come prima.
Perdendo la fiducia ho capito che mi pesa stare con lui. Per 1 anno è riuscito a darmi solo un bacio la mattina poi basta. Diceva che era stressato dal lavoro. Alla fine mi sono fatta avanti io ma ho notato che non c'era quella voglia o desiderio di stare con me. O io o un'altra poteva essere la stessa cosa. Ho anche detto se mi voleva ancora bene e lui ha risposto con un si secco, senza dirmi nemmeno perché avessi posto questa domanda. Ho parlato anche di separazione, ma lui mi guarda, non dice né si né no. Dice solo che il lavoro lo stressa per questo si comporta cosi.
Però quando io non gli faccio notare tutte queste mancanze , lui ne parla bene del suo lavoro dice di non voler lasciare mai il posto dove lavora adesso, viene sereno, anche quando parla con i colleghi è tranquillo.
Con me e con i bambini ci sta al massimo 2 ore la sera. Sono16 anni che non lavoro. Non mi vieta di andare a lavorare ma indirettamente dice che non è il caso che anch'io lavori. Tantissime volte gli ho espresso questo mio desiderio. Lui mi dice: e poi chi li accompagna a scuola, allo sport, a fare terapia? lui lavora; chi li segue con i compiti? lui lavora.
Alla fine io non faccio niente per me, non ho più amicizie perché stò sempre con i miei figli e se non ci sono loro, sto a casa a pulire. Una sola cosa ne sono sicura, come mamma e casalinga mi sento molto fiera di me stessa, ma come donna mi sento 0. Avvolte mi sento in colpa per tutte queste mancanze ricevute. Se già dalla prima volta ero ferma e determinata e non accondiscendevo a queste inadempienze, molto probabilmente non arrivavo a questo punto. Tante volte abbiamo parlato, tante tante, ma alla fine si ritorna sempre al punto di partenza.
Gradirei un aiuto concreto e risolutivo giusto da poter intraprendere una strada.
Ho perso la fiducia in mio marito. E' sempre stata una persona che devia nei discorsi, non proprio limpida.
Questo lo constatato con il tempo e in vari avvenimenti.
Non mantiene le promesse e questo avviene anche con i figli.
Esce la mattina e rientra la sera. al massimo fa 2 chiamate, poi quando glielo faccio notare, il giorno dopo chiama più volte, ma poi ritorna sempre come prima.
Perdendo la fiducia ho capito che mi pesa stare con lui. Per 1 anno è riuscito a darmi solo un bacio la mattina poi basta. Diceva che era stressato dal lavoro. Alla fine mi sono fatta avanti io ma ho notato che non c'era quella voglia o desiderio di stare con me. O io o un'altra poteva essere la stessa cosa. Ho anche detto se mi voleva ancora bene e lui ha risposto con un si secco, senza dirmi nemmeno perché avessi posto questa domanda. Ho parlato anche di separazione, ma lui mi guarda, non dice né si né no. Dice solo che il lavoro lo stressa per questo si comporta cosi.
Però quando io non gli faccio notare tutte queste mancanze , lui ne parla bene del suo lavoro dice di non voler lasciare mai il posto dove lavora adesso, viene sereno, anche quando parla con i colleghi è tranquillo.
Con me e con i bambini ci sta al massimo 2 ore la sera. Sono16 anni che non lavoro. Non mi vieta di andare a lavorare ma indirettamente dice che non è il caso che anch'io lavori. Tantissime volte gli ho espresso questo mio desiderio. Lui mi dice: e poi chi li accompagna a scuola, allo sport, a fare terapia? lui lavora; chi li segue con i compiti? lui lavora.
Alla fine io non faccio niente per me, non ho più amicizie perché stò sempre con i miei figli e se non ci sono loro, sto a casa a pulire. Una sola cosa ne sono sicura, come mamma e casalinga mi sento molto fiera di me stessa, ma come donna mi sento 0. Avvolte mi sento in colpa per tutte queste mancanze ricevute. Se già dalla prima volta ero ferma e determinata e non accondiscendevo a queste inadempienze, molto probabilmente non arrivavo a questo punto. Tante volte abbiamo parlato, tante tante, ma alla fine si ritorna sempre al punto di partenza.
Gradirei un aiuto concreto e risolutivo giusto da poter intraprendere una strada.
Salve grazie per la sua condivisione nel nostro forum. Da ciò che ha scritto mi sembra di capire che non si sente più desiderata, amata e vista da suo marito e che da anni ha messo al primo posto l’ messere moglie e mamma .. Essere moglie e mamma non le impedisce di essere donna, di voler lavorare, di sentirsi più soddisfatta e appagata. Provi a parlare con suo marito e le esprima in modo autentico cosa prova. Le consiglierei di iniziare un percorso psicologico: uno spazio solo per sè stessa dove può approfondire tutte queste tematiche e avere un aiuto professionale per raggiungere una maggiore consapevolezza e pro attività. Non è mai tardi per cambiare direzione. L’importante è ascoltare i propri bisogni, desideri..Reprimerli e soffocarli potrebbe solo renderla triste ed insoddisfatta. Le auguro in bocca a lupo e resto a sua disposizione per eventuali informazioni. Le ricordo che ricevo sia online che in presenza.
Dott.ssa Mariapaola Anania: psicologa clinica, psicosessuologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione.
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Buongiorno, probabilmente la perdita di fiducia in tuo marito è una conseguenza di tanti malesseri accumulati. Il mio consiglio è quello di capire e riconoscere quali sono i tuoi bisogni e necessità. Ricordati che sei una persone e una donna prima di essere moglie e madre e che, come lui ha gli impegni lavorativi, anche tu hai esigenze e ciò non significa non tenere al tuo equilibrio familiare ma affinché tutto funzioni è importante che tu ti dedichi del tempo. Il tuo tempo è importante tanto quanto quello che tuo marito dedica al lavoro. Ma questa riflessione deve partire da te e devi crederci. Mi pare di aver capito che finora sei stata molto adempiente nei confronti della famiglia. E' il momento di ascoltare te stessa. Inizia così. E non sentirti in colpa se non sei tu ad accompagnare i tuoi figli ai vari impegni. I genitori sono due e in due avete scelto di diventarlo. Spero di essere stata un po' utile.
Buon pomeriggio, grazie per la condivisione di un pezzo così delicato della sua vita. La perdita di fiducia in una persona che dovrebbe essere una fonte di sostegno, come il proprio partner, è un'esperienza dolorosa e complessa. Quello che descrive, può essere fonte di grande frustrazione e smarrimento, soprattutto quando si trattano questioni importanti come la fiducia e la responsabilità verso la famiglia. Quando una persona vive una situazione complessa come quella descritta, un percorso psicologico può essere davvero utile per esplorare più a fondo le emozioni e le dinamiche sia personale che della relazione. Cordialmente Dott.ssa Riggi
Gentile utente,
leggere le sue parole restituisce la profondità di una sofferenza che non nasce da un solo evento, ma da un accumulo di silenzi, incomprensioni e bisogni non accolti. Ciò che racconta parla di un’esperienza di solitudine emotiva all’interno della relazione, un sentimento che spesso logora nel tempo, soprattutto quando ci si sente invisibili pur essendo presenti, fondamentali nella quotidianità familiare.
Mi ha colpita il modo in cui riesce a riconoscere con fierezza il valore del suo ruolo di madre e casalinga. Questo è un punto di forza, una consapevolezza importante, che però oggi sembra coesistere con una perdita di sé come donna, come persona portatrice di desideri, bisogni, identità.
Di fronte a ciò, potrebbe essere utile un supporto da parte di un professionista che possa accompagnarla a rimettere insieme i pezzi, a dare senso a quanto vissuto, ma soprattutto a recuperare la possibilità di scelta, la libertà di dire “sì” o “no” non solo all’altro, ma alla vita che desidera costruire.
Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni
leggere le sue parole restituisce la profondità di una sofferenza che non nasce da un solo evento, ma da un accumulo di silenzi, incomprensioni e bisogni non accolti. Ciò che racconta parla di un’esperienza di solitudine emotiva all’interno della relazione, un sentimento che spesso logora nel tempo, soprattutto quando ci si sente invisibili pur essendo presenti, fondamentali nella quotidianità familiare.
Mi ha colpita il modo in cui riesce a riconoscere con fierezza il valore del suo ruolo di madre e casalinga. Questo è un punto di forza, una consapevolezza importante, che però oggi sembra coesistere con una perdita di sé come donna, come persona portatrice di desideri, bisogni, identità.
Di fronte a ciò, potrebbe essere utile un supporto da parte di un professionista che possa accompagnarla a rimettere insieme i pezzi, a dare senso a quanto vissuto, ma soprattutto a recuperare la possibilità di scelta, la libertà di dire “sì” o “no” non solo all’altro, ma alla vita che desidera costruire.
Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni
Buonasera, la ringrazio per la sua apertura.
Dalle sue parole emerge il peso della fatica che porta avanti da tempo, si percepisce la sofferenza del sentirsi poco vista e poco riconosciuta nei suoi ruoli di donna, compagna e madre.
Ciò che descrive, ovvero la quasi assenza di comunicazione, la distanza e la sensazione di essere sola nel prendersi cura della casa e dei figli, sono elementi che nel tempo possono minare la fiducia e la complicità di una coppia e possono inoltre incidere negativamente sull'autostima. E' legittimo, inoltre, il desiderio che esprime di lavorare e di affermarsi anche come donna e non solo come madre e casalinga.
Le suggerirei, come primo passo, di ritagliarsi uno spazio tutto per sé, magari intraprendendo un percorso psicologico, questo potrebbe supportarla nel mettere ordine tra i pensieri e le emozioni e capire cosa desidera veramente per sé stessa.
Sappia che non deve affrontare tutto da sola. Un caro saluto.
Dalle sue parole emerge il peso della fatica che porta avanti da tempo, si percepisce la sofferenza del sentirsi poco vista e poco riconosciuta nei suoi ruoli di donna, compagna e madre.
Ciò che descrive, ovvero la quasi assenza di comunicazione, la distanza e la sensazione di essere sola nel prendersi cura della casa e dei figli, sono elementi che nel tempo possono minare la fiducia e la complicità di una coppia e possono inoltre incidere negativamente sull'autostima. E' legittimo, inoltre, il desiderio che esprime di lavorare e di affermarsi anche come donna e non solo come madre e casalinga.
Le suggerirei, come primo passo, di ritagliarsi uno spazio tutto per sé, magari intraprendendo un percorso psicologico, questo potrebbe supportarla nel mettere ordine tra i pensieri e le emozioni e capire cosa desidera veramente per sé stessa.
Sappia che non deve affrontare tutto da sola. Un caro saluto.
Buongiorno. La sua analisi è molto importante e occorre valorizzarla approfondendola.
Certo, esiste la cosiddetta terapia di coppia, ma il modo in cui lei si è espressa e ha raccontato in particolare se stessa mi fa pensare che la proposta più coerente sia quella di provare un colloquio psicologico, superando quindi questa forma scritta ed entrando in una dinamica più diretta di incontro con un professionista.
Se lo ritiene accettabile, le propongo un colloquio, anche online.
Certo, esiste la cosiddetta terapia di coppia, ma il modo in cui lei si è espressa e ha raccontato in particolare se stessa mi fa pensare che la proposta più coerente sia quella di provare un colloquio psicologico, superando quindi questa forma scritta ed entrando in una dinamica più diretta di incontro con un professionista.
Se lo ritiene accettabile, le propongo un colloquio, anche online.
Cara Paziente, è evidente quanto abbia cercato nel tempo di far funzionare la relazione, di tenere unita la famiglia e di dare il massimo come madre. La sua dedizione è tangibile, e riconoscersi come "una brava mamma e casalinga" merita rispetto, ma è altrettanto comprensibile il senso di svuotamento che descrive rispetto al suo sentirsi donna. Le relazioni di coppia, per funzionare, hanno bisogno di reciprocità, presenza emotiva, ascolto e desiderio. Quando questi elementi vengono a mancare nel tempo, è naturale sentirsi trascurate, inascoltate, e arrivare a chiedersi se valga la pena continuare così.
Lei ha già fatto molto: ha parlato, ha provato a comprendere, ha espresso i suoi bisogni. Il fatto che questi tentativi abbiano trovato poco spazio o poca risposta è un segnale che non va ignorato.
In questi casi, può essere utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico individuale per aiutarla a rimettere a fuoco i suoi bisogni e i suoi desideri, per capire quale direzione vuole realmente prendere.
Se lo desidera, sono a disposizione per un colloquio individuale in cui potremo approfondire insieme la sua situazione e individuare passi concreti da compiere.
Un caro saluto.
Lei ha già fatto molto: ha parlato, ha provato a comprendere, ha espresso i suoi bisogni. Il fatto che questi tentativi abbiano trovato poco spazio o poca risposta è un segnale che non va ignorato.
In questi casi, può essere utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico individuale per aiutarla a rimettere a fuoco i suoi bisogni e i suoi desideri, per capire quale direzione vuole realmente prendere.
Se lo desidera, sono a disposizione per un colloquio individuale in cui potremo approfondire insieme la sua situazione e individuare passi concreti da compiere.
Un caro saluto.
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. È evidente che sta attraversando una fase molto delicata e dolorosa della sua vita. Ciò che racconta riguarda la perdita di fiducia, di connessione affettiva, di comunicazione autentica e la sensazione di essere rimasta sola — non solo come donna, ma anche nella gestione dell'intera famiglia.
Quello che lei riferisce parla anche di una mancanza di presenza emotiva: suo marito è assente, non solo fisicamente, ma soprattutto a livello emotivo. Le due chiamate al giorno, i gesti meccanici (come il bacio al mattino), il “sì secco” alla sua domanda d’amore… sono tutti segnali di distacco emotivo profondo.
Ciò di cui parla, inoltre, è anche di una certa incomunicabilità: non c’è ascolto attivo da parte sua. Lei esprime i suoi bisogni e lui o minimizza o evita. Questo porta frustrazione e cicli infiniti in cui lei chiede, lui cambia per poco, poi torna tutto come prima.
Il comportamento di suo marito sembra che sia di controllo indiretto: non le proibisce di lavorare, ma la fa sentire che sarebbe un problema se lei lo facesse. Questo è un modo passivo di limitare la sua libertà, che contribuisce a farla sentire “zero come donna”.
I suoi sentimenti sono legittimi. Si sente in colpa, ma ha reagito come meglio poteva, spesso sacrificandosi per la famiglia.
Il dolore che prova è un segnale sano: le dice che lei è viva, che vuole amore, rispetto, riconoscimento ed è giusto così. La consapevolezza che “le pesa stare con lui” è già un passo avanti: vuol dire che non vuole più ignorare il suo bisogno di dignità e felicità.
Ci sono molteplici strade che può intraprendere ora.
1: Inizi un percorso personale di rinascita (non di coppia, per ora). Ha bisogno di rimettere lei stessa al centro, non per forza per lasciare subito suo marito, ma per ricostruirsi, capire chi lei è oggi e cosa vuole per il suo futuro.
Cerchi uno spazio tutto suo, anche minimo: un corso, un gruppo di donne, uno sport, una psicoterapia individuale (anche online, se più comodo).
Cominci a lavorare sul tema dell’autonomia: si informi (senza dirlo per forza a lui) su percorsi di formazione, tirocini, lavori part-time compatibili con i suoi orari. Anche un piccolo reddito può fare una grande differenza.
2: Si chieda se vuole davvero salvare questo rapporto — o se è tempo di lasciarlo andare
Dopo 16 anni di sacrifici, è legittimo fermarsi e scegliere consapevolmente: "Voglio ancora costruire qualcosa con quest’uomo, oppure no?"
Pensi anche a cosa la blocca davvero: è la paura? La dipendenza economica? Il giudizio degli altri? Oppure c’è ancora amore e speranza in lei?
3: Se valuta la separazione, si prepari con consapevolezza. Non serve decidere subito, ma può iniziare ad informarsi, anche solo per avere una mappa chiara:
- Consulti un avvocato (anche solo per un primo colloquio informativo gratuito).
- Parli con un’assistente sociale o un centro per donne, dove la possono orientare su supporti economici, casa, figli, lavoro.
- Prepari un piccolo fondo economico riservato (se può) per avere una base di sicurezza.
SI ricordi: lei vale, anche se oggi si sente invisibile.
Ha costruito tanto in questi anni. E' una madre presente, una donna che ha dato tutto. Questo è un valore reale.
Non è sola. Tante donne si trovano nella sua situazione: è difficile, ma con i passi giusti si può rinascere. Anche a 40, 50, 60 anni.
Non è troppo tardi per essere felice. Davvero.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Quello che lei riferisce parla anche di una mancanza di presenza emotiva: suo marito è assente, non solo fisicamente, ma soprattutto a livello emotivo. Le due chiamate al giorno, i gesti meccanici (come il bacio al mattino), il “sì secco” alla sua domanda d’amore… sono tutti segnali di distacco emotivo profondo.
Ciò di cui parla, inoltre, è anche di una certa incomunicabilità: non c’è ascolto attivo da parte sua. Lei esprime i suoi bisogni e lui o minimizza o evita. Questo porta frustrazione e cicli infiniti in cui lei chiede, lui cambia per poco, poi torna tutto come prima.
Il comportamento di suo marito sembra che sia di controllo indiretto: non le proibisce di lavorare, ma la fa sentire che sarebbe un problema se lei lo facesse. Questo è un modo passivo di limitare la sua libertà, che contribuisce a farla sentire “zero come donna”.
I suoi sentimenti sono legittimi. Si sente in colpa, ma ha reagito come meglio poteva, spesso sacrificandosi per la famiglia.
Il dolore che prova è un segnale sano: le dice che lei è viva, che vuole amore, rispetto, riconoscimento ed è giusto così. La consapevolezza che “le pesa stare con lui” è già un passo avanti: vuol dire che non vuole più ignorare il suo bisogno di dignità e felicità.
Ci sono molteplici strade che può intraprendere ora.
1: Inizi un percorso personale di rinascita (non di coppia, per ora). Ha bisogno di rimettere lei stessa al centro, non per forza per lasciare subito suo marito, ma per ricostruirsi, capire chi lei è oggi e cosa vuole per il suo futuro.
Cerchi uno spazio tutto suo, anche minimo: un corso, un gruppo di donne, uno sport, una psicoterapia individuale (anche online, se più comodo).
Cominci a lavorare sul tema dell’autonomia: si informi (senza dirlo per forza a lui) su percorsi di formazione, tirocini, lavori part-time compatibili con i suoi orari. Anche un piccolo reddito può fare una grande differenza.
2: Si chieda se vuole davvero salvare questo rapporto — o se è tempo di lasciarlo andare
Dopo 16 anni di sacrifici, è legittimo fermarsi e scegliere consapevolmente: "Voglio ancora costruire qualcosa con quest’uomo, oppure no?"
Pensi anche a cosa la blocca davvero: è la paura? La dipendenza economica? Il giudizio degli altri? Oppure c’è ancora amore e speranza in lei?
3: Se valuta la separazione, si prepari con consapevolezza. Non serve decidere subito, ma può iniziare ad informarsi, anche solo per avere una mappa chiara:
- Consulti un avvocato (anche solo per un primo colloquio informativo gratuito).
- Parli con un’assistente sociale o un centro per donne, dove la possono orientare su supporti economici, casa, figli, lavoro.
- Prepari un piccolo fondo economico riservato (se può) per avere una base di sicurezza.
SI ricordi: lei vale, anche se oggi si sente invisibile.
Ha costruito tanto in questi anni. E' una madre presente, una donna che ha dato tutto. Questo è un valore reale.
Non è sola. Tante donne si trovano nella sua situazione: è difficile, ma con i passi giusti si può rinascere. Anche a 40, 50, 60 anni.
Non è troppo tardi per essere felice. Davvero.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno,
le sue parole trasmettono chiaramente un profondo senso di frustrazione, delusione e solitudine. Sentirsi trascurati, non ascoltati e non valorizzati nella relazione di coppia può generare un grande dolore, soprattutto quando queste dinamiche si protraggono nel tempo e coinvolgono anche la sfera familiare.
È evidente che lei ha investito moltissimo nel ruolo di madre e di casalinga, con dedizione e responsabilità, e il fatto che si senta fiera di questo è un segnale importante di quanto abbia dato e stia dando alla sua famiglia. Tuttavia, il sentirsi "0 come donna", come ha scritto, indica un bisogno urgente e legittimo di riconnessione con se stessa, con i propri desideri, bisogni e identità al di là dei ruoli familiari.
Dal suo racconto emerge una relazione con un partner che sembra poco disponibile emotivamente, che tende a giustificare le proprie assenze con il lavoro, ma che al tempo stesso non si impegna realmente in un dialogo profondo o in un cambiamento concreto. Questo alimenta in lei una perdita progressiva di fiducia e un senso di insoddisfazione che, a lungo andare, possono compromettere il suo benessere psicologico ed emotivo.
Inoltre, il fatto che lei senta di non aver potuto coltivare la propria autonomia, anche lavorativa, e che abbia sacrificato spazi personali e relazionali, contribuisce a un vissuto di isolamento e annullamento di sé, che può facilmente generare anche sentimenti di colpa e autoaccusa, come ha descritto.
Ha già fatto un passo importante: ha riconosciuto il problema, ha messo in parole ciò che sente e ha chiesto un aiuto concreto. La sua richiesta merita ascolto e attenzione. Tuttavia, data la complessità della situazione e il carico emotivo che porta con sé, è difficile pensare che si possa risolvere tutto con una risposta scritta, per quanto empatica.
Per questo sarebbe molto utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista, che possa aiutarla a rimettere al centro se stessa, a fare chiarezza dentro di sé, e a intraprendere un percorso di consapevolezza e autodeterminazione, valutando anche, se lo desidera, un lavoro sulla coppia.
Con stima,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
le sue parole trasmettono chiaramente un profondo senso di frustrazione, delusione e solitudine. Sentirsi trascurati, non ascoltati e non valorizzati nella relazione di coppia può generare un grande dolore, soprattutto quando queste dinamiche si protraggono nel tempo e coinvolgono anche la sfera familiare.
È evidente che lei ha investito moltissimo nel ruolo di madre e di casalinga, con dedizione e responsabilità, e il fatto che si senta fiera di questo è un segnale importante di quanto abbia dato e stia dando alla sua famiglia. Tuttavia, il sentirsi "0 come donna", come ha scritto, indica un bisogno urgente e legittimo di riconnessione con se stessa, con i propri desideri, bisogni e identità al di là dei ruoli familiari.
Dal suo racconto emerge una relazione con un partner che sembra poco disponibile emotivamente, che tende a giustificare le proprie assenze con il lavoro, ma che al tempo stesso non si impegna realmente in un dialogo profondo o in un cambiamento concreto. Questo alimenta in lei una perdita progressiva di fiducia e un senso di insoddisfazione che, a lungo andare, possono compromettere il suo benessere psicologico ed emotivo.
Inoltre, il fatto che lei senta di non aver potuto coltivare la propria autonomia, anche lavorativa, e che abbia sacrificato spazi personali e relazionali, contribuisce a un vissuto di isolamento e annullamento di sé, che può facilmente generare anche sentimenti di colpa e autoaccusa, come ha descritto.
Ha già fatto un passo importante: ha riconosciuto il problema, ha messo in parole ciò che sente e ha chiesto un aiuto concreto. La sua richiesta merita ascolto e attenzione. Tuttavia, data la complessità della situazione e il carico emotivo che porta con sé, è difficile pensare che si possa risolvere tutto con una risposta scritta, per quanto empatica.
Per questo sarebbe molto utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista, che possa aiutarla a rimettere al centro se stessa, a fare chiarezza dentro di sé, e a intraprendere un percorso di consapevolezza e autodeterminazione, valutando anche, se lo desidera, un lavoro sulla coppia.
Con stima,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità e sensibilità una situazione che traspare essere per lei fonte di grande sofferenza e di profonda frustrazione. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto lei si sia spesa e si stia spendendo per la sua famiglia, mettendo da parte per tanto tempo i suoi bisogni, le sue aspirazioni e il suo benessere personale, nella speranza che il rapporto con suo marito e l’armonia familiare potessero migliorare. È davvero ammirevole il suo impegno come madre e come punto di riferimento nella gestione della casa e dei figli, e mi colpisce la consapevolezza che ha del valore che ha dato a questo ruolo, nonostante il senso di vuoto che ora avverte come donna. Il quadro che descrive racconta di una relazione in cui lei si sente trascurata, non vista, e in cui le promesse non mantenute e le mancanze di suo marito hanno progressivamente logorato la sua fiducia e la sua speranza di poter costruire un’intimità e un legame più profondi. È comprensibile che questa dinamica la porti a sentirsi sola, demotivata, e a interrogarsi sul futuro della relazione. Allo stesso tempo, è importante riconoscere che lei sta già compiendo un primo passo fondamentale: quello di fermarsi a riflettere con lucidità, di porsi delle domande e di cercare un aiuto per trovare una direzione concreta e costruttiva. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che potrebbe esserle utile in questo momento è intraprendere un percorso che le permetta di lavorare su più livelli. Da un lato potrebbe essere prezioso aiutarla a riformulare i pensieri che oggi la fanno sentire in colpa o che le fanno credere di valere poco come donna. Non è lei ad essere responsabile delle mancanze del partner, e non è la sua disponibilità o il suo “accondiscendere” che hanno creato questa situazione. Spesso, in queste dinamiche di coppia, si entra in un circolo vizioso fatto di tentativi di sistemare le cose, che però non vengono riconosciuti o accolti dall’altro. Lavorare su come lei interpreta questi eventi e su come può riprendere in mano il proprio spazio personale è un passaggio chiave. Dall’altro lato, un percorso di supporto può aiutarla a definire obiettivi concreti e realistici per sé. Per esempio, tornare a progettare attività, interessi, relazioni che riguardano lei come persona, indipendentemente da suo marito. Piccoli passi in questa direzione possono restituirle fiducia in sé stessa e farle riscoprire il suo valore e le sue risorse al di fuori della dimensione familiare. Solo partendo da un rafforzamento della sua autostima e della sua consapevolezza sarà possibile valutare con maggiore chiarezza se e come affrontare un eventuale cambiamento nella relazione di coppia, inclusa la possibilità di una separazione o di una nuova organizzazione della vita familiare. È naturale che lei desideri una soluzione concreta e risolutiva, ma per arrivarci è importante procedere per gradi, lavorando innanzitutto su di sé, sui suoi desideri e sulle sue priorità. Il cambiamento, per essere stabile e soddisfacente, parte sempre da un percorso interiore che permette di vedere con occhi nuovi la propria vita e le proprie possibilità. Per questo le suggerirei di valutare l’inizio di un percorso con uno psicologo che la supporti in questo cammino. Non deve affrontare tutto questo da sola, e un aiuto professionale può davvero fare la differenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva che si è accumulata nel tempo, un senso di solitudine all'interno della relazione e una chiara perdita di fiducia verso suo marito. Si sente trascurata, non ascoltata, e questo si riflette in una crescente distanza emotiva e fisica nella coppia. Lei ha fatto molti tentativi di comunicazione, ha provato a parlare, ad avvicinarsi, a far notare le sue esigenze, ma ogni volta si ritrova al punto di partenza, come se nulla cambiasse davvero. In tutto questo, sente di aver perso qualcosa di importante di sé come donna, pur sentendosi orgogliosa del suo ruolo di madre e del lavoro che svolge in casa. La mancanza di desiderio e di coinvolgimento da parte di suo marito, la difficoltà nel comunicare, il fatto che lui appaia sereno nel suo contesto lavorativo ma distaccato in quello familiare, tutto questo contribuisce a farla sentire invisibile e svuotata. Allo stesso tempo sente un forte desiderio di riprendersi uno spazio per sé, di sentirsi di nuovo viva, desiderata, vista. Nonostante lui non le impedisca apertamente di lavorare o di prendersi dei momenti, lei percepisce comunque una forma di controllo o delegittimazione che la blocca nel fare passi concreti. E si sente anche in colpa, come se certe situazioni le avesse in qualche modo accettate troppo a lungo. In realtà quello che sta vivendo è molto comune in relazioni dove il dialogo si è interrotto o svuotato, dove i bisogni emotivi non trovano più ascolto. Non si tratta solo di crisi di coppia, ma anche di una crisi interiore che chiama a un cambiamento. E per questo è importante che lei possa iniziare a prendersi cura di sé in modo più deciso. Le suggerirei di considerare un percorso di supporto individuale, un momento solo suo dove poter rielaborare tutto questo, ritrovare la sua voce, ricostruire sicurezza e identità. Da lì potrà poi decidere con più chiarezza quale strada prendere, se riaprire un dialogo serio con suo marito anche attraverso una terapia di coppia o se fare scelte più radicali per il proprio benessere. Non è tardi per ricominciare, e lei ha già fatto un grande passo riconoscendo ciò che sente. Ora è il momento di ascoltarsi davvero.
grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva che si è accumulata nel tempo, un senso di solitudine all'interno della relazione e una chiara perdita di fiducia verso suo marito. Si sente trascurata, non ascoltata, e questo si riflette in una crescente distanza emotiva e fisica nella coppia. Lei ha fatto molti tentativi di comunicazione, ha provato a parlare, ad avvicinarsi, a far notare le sue esigenze, ma ogni volta si ritrova al punto di partenza, come se nulla cambiasse davvero. In tutto questo, sente di aver perso qualcosa di importante di sé come donna, pur sentendosi orgogliosa del suo ruolo di madre e del lavoro che svolge in casa. La mancanza di desiderio e di coinvolgimento da parte di suo marito, la difficoltà nel comunicare, il fatto che lui appaia sereno nel suo contesto lavorativo ma distaccato in quello familiare, tutto questo contribuisce a farla sentire invisibile e svuotata. Allo stesso tempo sente un forte desiderio di riprendersi uno spazio per sé, di sentirsi di nuovo viva, desiderata, vista. Nonostante lui non le impedisca apertamente di lavorare o di prendersi dei momenti, lei percepisce comunque una forma di controllo o delegittimazione che la blocca nel fare passi concreti. E si sente anche in colpa, come se certe situazioni le avesse in qualche modo accettate troppo a lungo. In realtà quello che sta vivendo è molto comune in relazioni dove il dialogo si è interrotto o svuotato, dove i bisogni emotivi non trovano più ascolto. Non si tratta solo di crisi di coppia, ma anche di una crisi interiore che chiama a un cambiamento. E per questo è importante che lei possa iniziare a prendersi cura di sé in modo più deciso. Le suggerirei di considerare un percorso di supporto individuale, un momento solo suo dove poter rielaborare tutto questo, ritrovare la sua voce, ricostruire sicurezza e identità. Da lì potrà poi decidere con più chiarezza quale strada prendere, se riaprire un dialogo serio con suo marito anche attraverso una terapia di coppia o se fare scelte più radicali per il proprio benessere. Non è tardi per ricominciare, e lei ha già fatto un grande passo riconoscendo ciò che sente. Ora è il momento di ascoltarsi davvero.
Buongiorno,
vedere che le parole non si trasformano in fatti alimenta il senso di sfiducia, e solo la coerenza quotidiana può rimettere le cose in moto: chiamate puntuali, presenza serena con i figli, onestà semplice ma costante. Un percorso di coppia basato su ascolto profondo, trasparenza e piccoli obiettivi condivisi, supportato da un terapeuta, è la strada più concreta verso un cambiamento reale. Qualora volesse/voleste rimango a disposizione.
vedere che le parole non si trasformano in fatti alimenta il senso di sfiducia, e solo la coerenza quotidiana può rimettere le cose in moto: chiamate puntuali, presenza serena con i figli, onestà semplice ma costante. Un percorso di coppia basato su ascolto profondo, trasparenza e piccoli obiettivi condivisi, supportato da un terapeuta, è la strada più concreta verso un cambiamento reale. Qualora volesse/voleste rimango a disposizione.
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta onestà e lucidità un momento così complesso e doloroso della sua vita. Dal suo racconto emerge chiaramente quanto lei si sia spesa, negli anni, con dedizione e generosità nel ruolo di madre e nella gestione familiare. Il fatto che oggi si senta fiera di sé in quel ruolo è un punto di forza prezioso, un riconoscimento che le dà radici anche nel mezzo della confusione e del disorientamento che sta vivendo sul piano affettivo e di coppia.
Il sentimento che esprime verso suo marito, ovvero la perdita di fiducia, è qualcosa che non va sottovalutato. Non si tratta di un momento passeggero di crisi o di stanchezza, ma sembra essere il risultato di anni di piccoli e grandi strappi emotivi, mancate risposte, silenzi, promesse non mantenute e una relazione asimmetrica in cui lei si è trovata progressivamente a dare molto e ricevere sempre meno. La descrizione che fa del suo coniuge restituisce l’immagine di una persona che, almeno sul piano comunicativo e relazionale, appare sfuggente, poco presente e poco disponibile ad assumersi una responsabilità affettiva piena.
È importante che lei possa dare piena legittimità alla sua sofferenza, senza sentirsi in colpa. Il senso di colpa che spesso compare in queste situazioni (“se avessi reagito prima”, “se non avessi accettato certe cose”) è comprensibile, ma rischia di confondere. Non si tratta di colpe, ma di dinamiche relazionali che si strutturano lentamente, spesso in modo sottile, e che solo col tempo rivelano appieno la loro portata.
Lei ha chiesto un aiuto concreto e risolutivo, e questa è una richiesta importante. Una strada che può prendere in considerazione è quella di un percorso individuale di psicoterapia, finalizzato a ristabilire un contatto pieno con i suoi desideri, i suoi bisogni e il proprio valore come donna, non solo come madre o moglie. Spesso, quando in una relazione viene meno il riconoscimento reciproco e si spegne il dialogo autentico, serve prima di tutto uno spazio dove ritrovare sé stessi. Questo le permetterà di fare chiarezza su cosa desidera davvero, su quali condizioni le permetterebbero di sentirsi nuovamente viva e rispettata, e su quali passi vuole compiere (con fermezza e lucidità) sia all’interno della coppia che, se necessario, al di fuori di essa.
Un’ulteriore possibilità, se lo riterrà opportuno e il suo compagno fosse disponibile, potrebbe essere quella di una consulenza di coppia. Ma questo può avvenire solo se entrambi siete disposti a rimettere in discussione sinceramente i vostri ruoli, i vostri bisogni e le vostre responsabilità.
Lei non è “0” come donna: è semplicemente una donna che ha dato tanto e ha ora bisogno di ricominciare a ricevere, a partire da sé stessa. Ritrovare la propria voce, i propri spazi, le proprie relazioni e la propria progettualità è possibile, ma spesso richiede un aiuto professionale che la accompagni passo dopo passo.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Il sentimento che esprime verso suo marito, ovvero la perdita di fiducia, è qualcosa che non va sottovalutato. Non si tratta di un momento passeggero di crisi o di stanchezza, ma sembra essere il risultato di anni di piccoli e grandi strappi emotivi, mancate risposte, silenzi, promesse non mantenute e una relazione asimmetrica in cui lei si è trovata progressivamente a dare molto e ricevere sempre meno. La descrizione che fa del suo coniuge restituisce l’immagine di una persona che, almeno sul piano comunicativo e relazionale, appare sfuggente, poco presente e poco disponibile ad assumersi una responsabilità affettiva piena.
È importante che lei possa dare piena legittimità alla sua sofferenza, senza sentirsi in colpa. Il senso di colpa che spesso compare in queste situazioni (“se avessi reagito prima”, “se non avessi accettato certe cose”) è comprensibile, ma rischia di confondere. Non si tratta di colpe, ma di dinamiche relazionali che si strutturano lentamente, spesso in modo sottile, e che solo col tempo rivelano appieno la loro portata.
Lei ha chiesto un aiuto concreto e risolutivo, e questa è una richiesta importante. Una strada che può prendere in considerazione è quella di un percorso individuale di psicoterapia, finalizzato a ristabilire un contatto pieno con i suoi desideri, i suoi bisogni e il proprio valore come donna, non solo come madre o moglie. Spesso, quando in una relazione viene meno il riconoscimento reciproco e si spegne il dialogo autentico, serve prima di tutto uno spazio dove ritrovare sé stessi. Questo le permetterà di fare chiarezza su cosa desidera davvero, su quali condizioni le permetterebbero di sentirsi nuovamente viva e rispettata, e su quali passi vuole compiere (con fermezza e lucidità) sia all’interno della coppia che, se necessario, al di fuori di essa.
Un’ulteriore possibilità, se lo riterrà opportuno e il suo compagno fosse disponibile, potrebbe essere quella di una consulenza di coppia. Ma questo può avvenire solo se entrambi siete disposti a rimettere in discussione sinceramente i vostri ruoli, i vostri bisogni e le vostre responsabilità.
Lei non è “0” come donna: è semplicemente una donna che ha dato tanto e ha ora bisogno di ricominciare a ricevere, a partire da sé stessa. Ritrovare la propria voce, i propri spazi, le proprie relazioni e la propria progettualità è possibile, ma spesso richiede un aiuto professionale che la accompagni passo dopo passo.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Gent.ma utente,
grazie per l'accorata condivisione di questo momento certamente non facile della sua vita. La sua premessa è importante: ha perso la fiducia in suo marito. Una relazione ha bisogno di fiducia, così come ha bisogno di stima, rispetto e capacità di ascoltare i bisogni dell'altra persona.
Ma dal suo racconto emergono anche altri aspetti della sua relazione che andrebbero valutati con attenzione. La famiglia non è un'azienda a compartimenti stagni, dove una persona lavora, l'altra si occupa dei figli, della spesa e della casa; credo che si debba superare questa visione decisamente non conforme ai tempi moderni. Sebbene ci possa essere una divisione consapevoli dei compiti, deve rimanere ampio spazio per la condivisione, per il benessere dei figli, per i bisogni personali di soddisfazione e realizzazione. Le priorità dell'uno non devono diventare limiti e preclusioni per l'altro.
Se è arrivato al punto di pensare a una separazione, vuol dire che ha già accumulato molte delusioni e sta valutando profondamente la sua qualità di vita, mettendo in discussione molte certezze passate che ora rappresentano per lo più fonte di malessere.
Credo lei meriti uno spazio personale di riflessione e di ridefinizione delle sue priorità. Rimettere sé stessa al centro può consentirle di aumentare la sua soddisfazione di vita ed essere più motivata in tutti i settori della sua vita: la famiglia, la cura della casa, la cura di sé stessa, la libertà di poter coltivare le sue passioni e altre attività pienamente coinvolgenti.
Valuti la possibilità di un supporto psicologico per gestire al meglio il malessere attuale e i pensieri intrusivi, e indirizzare la sua vita verso una crescita personale e una ricerca di emozioni positive. Se lo desidera, posso darle maggiori informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
grazie per l'accorata condivisione di questo momento certamente non facile della sua vita. La sua premessa è importante: ha perso la fiducia in suo marito. Una relazione ha bisogno di fiducia, così come ha bisogno di stima, rispetto e capacità di ascoltare i bisogni dell'altra persona.
Ma dal suo racconto emergono anche altri aspetti della sua relazione che andrebbero valutati con attenzione. La famiglia non è un'azienda a compartimenti stagni, dove una persona lavora, l'altra si occupa dei figli, della spesa e della casa; credo che si debba superare questa visione decisamente non conforme ai tempi moderni. Sebbene ci possa essere una divisione consapevoli dei compiti, deve rimanere ampio spazio per la condivisione, per il benessere dei figli, per i bisogni personali di soddisfazione e realizzazione. Le priorità dell'uno non devono diventare limiti e preclusioni per l'altro.
Se è arrivato al punto di pensare a una separazione, vuol dire che ha già accumulato molte delusioni e sta valutando profondamente la sua qualità di vita, mettendo in discussione molte certezze passate che ora rappresentano per lo più fonte di malessere.
Credo lei meriti uno spazio personale di riflessione e di ridefinizione delle sue priorità. Rimettere sé stessa al centro può consentirle di aumentare la sua soddisfazione di vita ed essere più motivata in tutti i settori della sua vita: la famiglia, la cura della casa, la cura di sé stessa, la libertà di poter coltivare le sue passioni e altre attività pienamente coinvolgenti.
Valuti la possibilità di un supporto psicologico per gestire al meglio il malessere attuale e i pensieri intrusivi, e indirizzare la sua vita verso una crescita personale e una ricerca di emozioni positive. Se lo desidera, posso darle maggiori informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno cara anonima,
dalle sue parole sento il peso di una fatica profonda, portata avanti per anni con sacrificio e tante rinunce quotidiane, pur di dedicarsi alla sua famiglia con amore e responsabilità, diventando presenza piena e fulcro della famiglia.
Quando scrive come donna mi sento 0, tocca un punto doloroso e prezioso: lì c’è una consapevolezza che non deve essere ignorata. Una parte di lei sta provando da tempo a dirle che qualcosa va ascoltato sul serio, chiedendo di essere riconosciuta nei suoi desideri, sia quello di vicinanza che di sentirsi scelta giorno per giorno.
Il suo compagno può avere mille spiegazioni da dare sul lavoro, sullo stress, sui ritmi, ma qui si tratta di qualità della presenza, di affetto che si mostra e si coltiva, non solo che si afferma con un sì secco. Essere sistematicamente messa in secondo piano, anche nei desideri e nelle aspirazioni (come lavorare), è una forma profonda di svalutazione.
Un aiuto concreto? La invito, con grande convinzione, ad intraprendere un percorso psicologico personale, per restituirle una direzione e rimetterla in contatto con le sue aspirazioni.
Un abbraccio,
Dottoressa Serena Vitale
dalle sue parole sento il peso di una fatica profonda, portata avanti per anni con sacrificio e tante rinunce quotidiane, pur di dedicarsi alla sua famiglia con amore e responsabilità, diventando presenza piena e fulcro della famiglia.
Quando scrive come donna mi sento 0, tocca un punto doloroso e prezioso: lì c’è una consapevolezza che non deve essere ignorata. Una parte di lei sta provando da tempo a dirle che qualcosa va ascoltato sul serio, chiedendo di essere riconosciuta nei suoi desideri, sia quello di vicinanza che di sentirsi scelta giorno per giorno.
Il suo compagno può avere mille spiegazioni da dare sul lavoro, sullo stress, sui ritmi, ma qui si tratta di qualità della presenza, di affetto che si mostra e si coltiva, non solo che si afferma con un sì secco. Essere sistematicamente messa in secondo piano, anche nei desideri e nelle aspirazioni (come lavorare), è una forma profonda di svalutazione.
Un aiuto concreto? La invito, con grande convinzione, ad intraprendere un percorso psicologico personale, per restituirle una direzione e rimetterla in contatto con le sue aspirazioni.
Un abbraccio,
Dottoressa Serena Vitale
Salve,
intanto vorrei dirle che arrivare alle consapevolezze che ha espresso è già un traguardo importante. Spesso passano anni prima che una persona riesca a vedere con lucidità quello che sta vivendo. Lei ha già fatto un primo passo fondamentale: ha riconosciuto che i suoi bisogni sono stati messi da parte troppo a lungo, e che è arrivato il momento di rimettere se stessa al centro della sua vita.
Nonostante tutte le difficoltà e le mancanze all’interno del suo rapporto di coppia, ha continuato a svolgere il suo ruolo di mamma e di donna di casa con impegno, dedizione e costanza. E ha perfettamente ragione a sentirsi fiera di questo. Ma c’è di più: ha il diritto – e direi anche il dovere verso se stessa – di sentirsi fiera anche come donna. Perché c’è molto valore anche nella parte di sé che ora sente spenta o dimenticata.
Quello che racconta fa pensare a un uomo che, con atteggiamenti a tratti egoisti, sembra usare il lavoro come scusa per sottrarsi alla responsabilità genitoriale e di coppia, finendo per lasciarle tutto il carico. Questo finisce per creare una sorta di gabbia invisibile, in cui lei si è trovata rinchiusa giorno dopo giorno. Ma c’è una cosa importante: quella gabbia può essere aperta solo da dentro, da lei.
Il cambiamento non è mai facile, ma è possibile. E lei ha già cominciato a muoversi verso una direzione nuova: quella in cui può scegliere, costruire, riprendersi spazi e voce. Il percorso psicologico può aiutarla a rimettere ordine, a riscoprire i suoi desideri e la sua forza.
Non si tratta di distruggere tutto, ma di ricominciare a costruire su basi diverse, mettendo se stessa al primo posto.
E sì, si può. Anche dopo anni. Anche con la paura. Anche un passo alla volta.
Un abbraccio di fiducia
Dott.ssa Elena Frosini.
intanto vorrei dirle che arrivare alle consapevolezze che ha espresso è già un traguardo importante. Spesso passano anni prima che una persona riesca a vedere con lucidità quello che sta vivendo. Lei ha già fatto un primo passo fondamentale: ha riconosciuto che i suoi bisogni sono stati messi da parte troppo a lungo, e che è arrivato il momento di rimettere se stessa al centro della sua vita.
Nonostante tutte le difficoltà e le mancanze all’interno del suo rapporto di coppia, ha continuato a svolgere il suo ruolo di mamma e di donna di casa con impegno, dedizione e costanza. E ha perfettamente ragione a sentirsi fiera di questo. Ma c’è di più: ha il diritto – e direi anche il dovere verso se stessa – di sentirsi fiera anche come donna. Perché c’è molto valore anche nella parte di sé che ora sente spenta o dimenticata.
Quello che racconta fa pensare a un uomo che, con atteggiamenti a tratti egoisti, sembra usare il lavoro come scusa per sottrarsi alla responsabilità genitoriale e di coppia, finendo per lasciarle tutto il carico. Questo finisce per creare una sorta di gabbia invisibile, in cui lei si è trovata rinchiusa giorno dopo giorno. Ma c’è una cosa importante: quella gabbia può essere aperta solo da dentro, da lei.
Il cambiamento non è mai facile, ma è possibile. E lei ha già cominciato a muoversi verso una direzione nuova: quella in cui può scegliere, costruire, riprendersi spazi e voce. Il percorso psicologico può aiutarla a rimettere ordine, a riscoprire i suoi desideri e la sua forza.
Non si tratta di distruggere tutto, ma di ricominciare a costruire su basi diverse, mettendo se stessa al primo posto.
E sì, si può. Anche dopo anni. Anche con la paura. Anche un passo alla volta.
Un abbraccio di fiducia
Dott.ssa Elena Frosini.
Buongiorno,
la ringrazio per la fiducia con cui ha condiviso un pezzo così delicato e profondo della sua vita.
Ha descritto con molta chiarezza un malessere che non nasce da un singolo evento, ma da una lunga serie di delusioni, silenzi e solitudini non riconosciute. Quando la fiducia si incrina e il dialogo non porta a cambiamenti concreti, può diventare molto difficile trovare una direzione da soli. Eppure, da ciò che scrive, emerge anche una grande forza: la consapevolezza di ciò che le manca, il valore che dà al suo ruolo di madre, e il desiderio — legittimo e prezioso — di sentirsi di nuovo donna, viva, ascoltata.
Non è mai troppo tardi per scegliere sé stessa. E non è necessario fare tutto da sola.
Se lo desidera, possiamo parlarne insieme in un colloquio: uno spazio riservato, dove potrà essere accolta con rispetto, dove potremo cercare insieme un percorso chiaro, concreto, che la aiuti a capire cosa vuole per sé e come iniziare a costruirlo.
Mi contatti quando si sente pronta.
Sono qui.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
la ringrazio per la fiducia con cui ha condiviso un pezzo così delicato e profondo della sua vita.
Ha descritto con molta chiarezza un malessere che non nasce da un singolo evento, ma da una lunga serie di delusioni, silenzi e solitudini non riconosciute. Quando la fiducia si incrina e il dialogo non porta a cambiamenti concreti, può diventare molto difficile trovare una direzione da soli. Eppure, da ciò che scrive, emerge anche una grande forza: la consapevolezza di ciò che le manca, il valore che dà al suo ruolo di madre, e il desiderio — legittimo e prezioso — di sentirsi di nuovo donna, viva, ascoltata.
Non è mai troppo tardi per scegliere sé stessa. E non è necessario fare tutto da sola.
Se lo desidera, possiamo parlarne insieme in un colloquio: uno spazio riservato, dove potrà essere accolta con rispetto, dove potremo cercare insieme un percorso chiaro, concreto, che la aiuti a capire cosa vuole per sé e come iniziare a costruirlo.
Mi contatti quando si sente pronta.
Sono qui.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Buongiorno,
ho letto con attenzione le sue parole, dense di vissuti e di emozioni che meritano ascolto e rispetto. Si percepisce con chiarezza quanto abbia dato, quanto abbia cercato di far funzionare le cose, mettendo spesso da parte sé stessa.
È comprensibile sentirsi svuotata quando i propri bisogni vengono messi da parte a lungo, e quando ogni tentativo di cambiamento sembra non portare risultati. Ma il fatto che oggi senta il desiderio di ritrovare sé stessa, come donna oltre che come madre, è già un passo importante.
Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di sé e rimettere al centro ciò che conta davvero. A volte, anche solo riconoscere ciò che fa soffrire è l’inizio di un cambiamento profondo.
Le auguro di trovare la forza per costruire, poco a poco, uno spazio che le appartenga.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Nones
ho letto con attenzione le sue parole, dense di vissuti e di emozioni che meritano ascolto e rispetto. Si percepisce con chiarezza quanto abbia dato, quanto abbia cercato di far funzionare le cose, mettendo spesso da parte sé stessa.
È comprensibile sentirsi svuotata quando i propri bisogni vengono messi da parte a lungo, e quando ogni tentativo di cambiamento sembra non portare risultati. Ma il fatto che oggi senta il desiderio di ritrovare sé stessa, come donna oltre che come madre, è già un passo importante.
Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di sé e rimettere al centro ciò che conta davvero. A volte, anche solo riconoscere ciò che fa soffrire è l’inizio di un cambiamento profondo.
Le auguro di trovare la forza per costruire, poco a poco, uno spazio che le appartenga.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Nones
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè capisco quanto questa situazione possa impattare sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale innanzitutto che lei faccia chiarezza circa ciò che sente e ciò che prova verso questa persona, ritagliandosi uno spazio d'ascolto per elaborare pensieri e vissuti emotivi legati alla situazione descritta pertanto la invito a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Ciao. La situazione che descrivi è complessa e comprensibilmente dolorosa. Dalle tue parole emergono tre aspetti chiari: la perdita di fiducia verso tuo marito, il senso di insoddisfazione personale e il blocco che si è creato nella vostra comunicazione e nel rapporto di coppia.
Il malessere che provi è fondato: sentirsi ignorata, non riconosciuta nel proprio ruolo di donna e partner, e vedere che i tuoi bisogni vengono sistematicamente messi da parte può generare frustrazione, senso di colpa e, col tempo, svuotamento emotivo.
Da ciò che racconti, la relazione sembra bloccata su schemi ripetitivi: tenti il dialogo, lui minimizza o devia, si migliora per breve tempo ma poi tutto torna come prima. Questo circolo vizioso alimenta la tua insoddisfazione e il senso di impotenza.
Dal punto di vista concreto e risolutivo, prima di tutto è fondamentale che tu recuperi uno spazio personale, indipendente dalla relazione e dai ruoli familiari. Non si tratta solo di lavorare, ma di ricostruire un'identità al di fuori della coppia e della maternità. Questo passo è indispensabile per recuperare fiducia in te stessa e chiarezza rispetto a ciò che desideri.
Parallelamente, è importante che tu metta dei confini chiari nella relazione. Se dopo tanti tentativi di dialogo non vedi cambiamenti, continuare con gli stessi strumenti non porterà risultati diversi. In questi casi può essere utile valutare un percorso di consulenza legale o familiare per comprendere meglio i tuoi diritti, le possibili alternative e, soprattutto, per non restare bloccata nel dubbio continuo.
Il malessere che provi è fondato: sentirsi ignorata, non riconosciuta nel proprio ruolo di donna e partner, e vedere che i tuoi bisogni vengono sistematicamente messi da parte può generare frustrazione, senso di colpa e, col tempo, svuotamento emotivo.
Da ciò che racconti, la relazione sembra bloccata su schemi ripetitivi: tenti il dialogo, lui minimizza o devia, si migliora per breve tempo ma poi tutto torna come prima. Questo circolo vizioso alimenta la tua insoddisfazione e il senso di impotenza.
Dal punto di vista concreto e risolutivo, prima di tutto è fondamentale che tu recuperi uno spazio personale, indipendente dalla relazione e dai ruoli familiari. Non si tratta solo di lavorare, ma di ricostruire un'identità al di fuori della coppia e della maternità. Questo passo è indispensabile per recuperare fiducia in te stessa e chiarezza rispetto a ciò che desideri.
Parallelamente, è importante che tu metta dei confini chiari nella relazione. Se dopo tanti tentativi di dialogo non vedi cambiamenti, continuare con gli stessi strumenti non porterà risultati diversi. In questi casi può essere utile valutare un percorso di consulenza legale o familiare per comprendere meglio i tuoi diritti, le possibili alternative e, soprattutto, per non restare bloccata nel dubbio continuo.
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e profondo la sua esperienza. Le sue parole raccontano di una donna che ha dato tanto, che ha investito nella famiglia, che ha costruito giorno dopo giorno una quotidianità fatta di presenza, cura, responsabilità. E lo ha fatto con dedizione, anche mettendo da parte se stessa, i suoi bisogni, i suoi desideri. È molto significativo che, nonostante tutto, lei oggi dica con fierezza: “come mamma e casalinga mi sento molto fiera di me stessa”. Questo è un riconoscimento prezioso, che non va sminuito.
Al tempo stesso, è altrettanto chiaro quanto la sua parte più profonda, quella legata all’identità di donna, compagna, persona con sogni e desideri propri, oggi si senta svuotata. Le mancanze che descrive — affettive, comunicative, di ascolto — non sono piccole distrazioni quotidiane: sono segnali di una distanza che si è consolidata nel tempo, e che ha lasciato ferite emotive. La sua richiesta non è solo di “capire cosa sta succedendo”, ma di poter tornare a vivere anche per sé.
Ciò che colpisce nel suo racconto è che lei ha già provato più volte a parlare, a farsi ascoltare, a costruire un ponte. E ogni volta, nonostante i tentativi, si è ritrovata nello stesso punto. Questa ripetitività può generare sfiducia, senso di colpa, rassegnazione. Ma è importante che lei stia riconoscendo ora che qualcosa non può più andare avanti così. Questo è un passaggio importante, forse doloroso, ma anche pieno di possibilità.
Lei non è “sbagliata” perché oggi si sente vuota. Non è colpevole per le mancanze ricevute, né doveva “essere più dura” in passato. Ha fatto il meglio che poteva con le risorse che aveva. E oggi, semplicemente, è arrivato il tempo di prendersi cura di sé con lo stesso impegno con cui si è presa cura della sua famiglia.
Le decisioni che prenderà non devono essere affrettate, ma radicate in un nuovo ascolto di sé.
Se vuole, posso aiutarla a muovere i primi passi o a individuare uno spazio nella sua zona dove trovare sostegno.
Non è sola.
Un caro saluto.
Dott. Tommaso Thibault
la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e profondo la sua esperienza. Le sue parole raccontano di una donna che ha dato tanto, che ha investito nella famiglia, che ha costruito giorno dopo giorno una quotidianità fatta di presenza, cura, responsabilità. E lo ha fatto con dedizione, anche mettendo da parte se stessa, i suoi bisogni, i suoi desideri. È molto significativo che, nonostante tutto, lei oggi dica con fierezza: “come mamma e casalinga mi sento molto fiera di me stessa”. Questo è un riconoscimento prezioso, che non va sminuito.
Al tempo stesso, è altrettanto chiaro quanto la sua parte più profonda, quella legata all’identità di donna, compagna, persona con sogni e desideri propri, oggi si senta svuotata. Le mancanze che descrive — affettive, comunicative, di ascolto — non sono piccole distrazioni quotidiane: sono segnali di una distanza che si è consolidata nel tempo, e che ha lasciato ferite emotive. La sua richiesta non è solo di “capire cosa sta succedendo”, ma di poter tornare a vivere anche per sé.
Ciò che colpisce nel suo racconto è che lei ha già provato più volte a parlare, a farsi ascoltare, a costruire un ponte. E ogni volta, nonostante i tentativi, si è ritrovata nello stesso punto. Questa ripetitività può generare sfiducia, senso di colpa, rassegnazione. Ma è importante che lei stia riconoscendo ora che qualcosa non può più andare avanti così. Questo è un passaggio importante, forse doloroso, ma anche pieno di possibilità.
Lei non è “sbagliata” perché oggi si sente vuota. Non è colpevole per le mancanze ricevute, né doveva “essere più dura” in passato. Ha fatto il meglio che poteva con le risorse che aveva. E oggi, semplicemente, è arrivato il tempo di prendersi cura di sé con lo stesso impegno con cui si è presa cura della sua famiglia.
Le decisioni che prenderà non devono essere affrettate, ma radicate in un nuovo ascolto di sé.
Se vuole, posso aiutarla a muovere i primi passi o a individuare uno spazio nella sua zona dove trovare sostegno.
Non è sola.
Un caro saluto.
Dott. Tommaso Thibault
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata e dolorosa.
Dal tuo racconto emerge un senso profondo di stanchezza emotiva, mancanza di reciprocità e di riconoscimento nei tuoi confronti, sia come donna che come persona con bisogni propri, al di là del ruolo di madre e casalinga.
È comprensibile che la perdita di fiducia e la sensazione di essere trascurata ti facciano sentire in un limbo doloroso, dove le parole non si traducono in cambiamenti concreti. Il desiderio di indipendenza e realizzazione personale è legittimo e importante, e va considerato con rispetto anche dal tuo partner.
Per un aiuto concreto e risolutivo, potresti valutare:
Un percorso di coppia, se lui è disponibile, per lavorare sulla comunicazione, la fiducia e i bisogni di entrambi.
In parallelo, un supporto individuale per te, per ritrovare forza, autostima e chiarezza su cosa vuoi davvero e su quali passi intraprendere per prenderti cura di te stessa.
Se il dialogo con tuo marito resta bloccato, potrebbe essere importante anche riflettere su quali limiti sei disposta a porre per tutelarti emotivamente, ad esempio stabilendo confini chiari o valutando scelte più radicali come la separazione se la situazione non migliora.
Ricorda che la tua felicità e il tuo benessere sono fondamentali, e non devono essere sacrificati. Sei una persona con diritti e bisogni validi quanto quelli di chi ti sta accanto.
Se vuoi, posso aiutarti a individuare passi concreti da fare oppure a scrivere un piano di azione per affrontare questa fase.
Dal tuo racconto emerge un senso profondo di stanchezza emotiva, mancanza di reciprocità e di riconoscimento nei tuoi confronti, sia come donna che come persona con bisogni propri, al di là del ruolo di madre e casalinga.
È comprensibile che la perdita di fiducia e la sensazione di essere trascurata ti facciano sentire in un limbo doloroso, dove le parole non si traducono in cambiamenti concreti. Il desiderio di indipendenza e realizzazione personale è legittimo e importante, e va considerato con rispetto anche dal tuo partner.
Per un aiuto concreto e risolutivo, potresti valutare:
Un percorso di coppia, se lui è disponibile, per lavorare sulla comunicazione, la fiducia e i bisogni di entrambi.
In parallelo, un supporto individuale per te, per ritrovare forza, autostima e chiarezza su cosa vuoi davvero e su quali passi intraprendere per prenderti cura di te stessa.
Se il dialogo con tuo marito resta bloccato, potrebbe essere importante anche riflettere su quali limiti sei disposta a porre per tutelarti emotivamente, ad esempio stabilendo confini chiari o valutando scelte più radicali come la separazione se la situazione non migliora.
Ricorda che la tua felicità e il tuo benessere sono fondamentali, e non devono essere sacrificati. Sei una persona con diritti e bisogni validi quanto quelli di chi ti sta accanto.
Se vuoi, posso aiutarti a individuare passi concreti da fare oppure a scrivere un piano di azione per affrontare questa fase.
Lei si sente intrappolata in una dinamica che sembra ripetersi senza cambiamento. Cosa teme davvero nel prendere una decisione definitiva per sé stessa? Quale piccolo passo potrebbe compiere oggi per riscoprire la sua autonomia e il suo valore, al di là del ruolo di madre e moglie? Come potrebbe riconnettersi con quella parte di sé che desidera essere vista e rispettata? Cosa accadrebbe se iniziasse a prendersi cura di sé?
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza in modo così sincero e dettagliato. Dalle sue parole emerge una profonda sofferenza legata alla mancanza di fiducia, di comunicazione e di riconoscimento all’interno della relazione con suo marito. È evidente che negli anni si è impegnata molto nel ruolo di madre e di moglie, e che ha investito energie e tempo nella cura della famiglia, spesso mettendo in secondo piano i propri bisogni personali. È comprensibile, quindi, che oggi si senta svuotata e con la sensazione di aver perso parte di sé come donna.
Da quanto descrive, sembra che la relazione con suo marito sia caratterizzata da una comunicazione poco empatica e da una distanza emotiva che si è consolidata nel tempo. La risposta fredda alle sue domande affettive e la scarsa partecipazione alla vita familiare possono avere acuito la sua sensazione di solitudine e di non valore. Al tempo stesso, il suo racconto mostra una grande consapevolezza: ha riconosciuto con lucidità ciò che non funziona più e ha il desiderio di trovare una direzione chiara per sé e per la propria serenità.
In situazioni come questa, può essere molto utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico individuale. Tale spazio le permetterebbe di esplorare in profondità le emozioni legate alla perdita di fiducia, di lavorare sul senso di colpa e di riscoprire le proprie risorse personali, spesso messe in secondo piano per il bene della famiglia. Solo partendo da un nuovo equilibrio interiore sarà possibile comprendere con maggiore chiarezza se e come affrontare un eventuale percorso di coppia o, al contrario, un cambiamento più radicale nella sua vita.
In questo momento è importante che non resti sola nel peso delle decisioni: chiedere aiuto, come sta facendo ora, è già un passo significativo verso una maggiore consapevolezza e verso la possibilità di stare meglio.
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza in modo così sincero e dettagliato. Dalle sue parole emerge una profonda sofferenza legata alla mancanza di fiducia, di comunicazione e di riconoscimento all’interno della relazione con suo marito. È evidente che negli anni si è impegnata molto nel ruolo di madre e di moglie, e che ha investito energie e tempo nella cura della famiglia, spesso mettendo in secondo piano i propri bisogni personali. È comprensibile, quindi, che oggi si senta svuotata e con la sensazione di aver perso parte di sé come donna.
Da quanto descrive, sembra che la relazione con suo marito sia caratterizzata da una comunicazione poco empatica e da una distanza emotiva che si è consolidata nel tempo. La risposta fredda alle sue domande affettive e la scarsa partecipazione alla vita familiare possono avere acuito la sua sensazione di solitudine e di non valore. Al tempo stesso, il suo racconto mostra una grande consapevolezza: ha riconosciuto con lucidità ciò che non funziona più e ha il desiderio di trovare una direzione chiara per sé e per la propria serenità.
In situazioni come questa, può essere molto utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico individuale. Tale spazio le permetterebbe di esplorare in profondità le emozioni legate alla perdita di fiducia, di lavorare sul senso di colpa e di riscoprire le proprie risorse personali, spesso messe in secondo piano per il bene della famiglia. Solo partendo da un nuovo equilibrio interiore sarà possibile comprendere con maggiore chiarezza se e come affrontare un eventuale percorso di coppia o, al contrario, un cambiamento più radicale nella sua vita.
In questo momento è importante che non resti sola nel peso delle decisioni: chiedere aiuto, come sta facendo ora, è già un passo significativo verso una maggiore consapevolezza e verso la possibilità di stare meglio.
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