Buonasera, ho bisogno di un consiglio urgentemente in quanto da circa un anno non riconosco più madr

24 risposte
Buonasera, ho bisogno di un consiglio urgentemente in quanto da circa un anno non riconosco più madre : lei dopo aver scoperto di una presunta avance di mio padre nei confronti di un altra donna ( con messaggi whatsapp ma di fatto mai nulla ) è cambiata tantissimo infatti ha dei comportamenti infantili tanto quanto nervosi urlando ...quando mio padre non la considera o per piccolezze rivangando addirittura sempre il passato ( non mangia,urla e minaccia più volte di non andare a cucinare ,per ripicca, a mio nonno 90enme) . Sono andata anche personalmente in analisi( per affrontare) e la mia dottoressa mi disse di lasciarli fare e di uscire o studiare in biblioteca. Questo consiglio non mi è stato d'aiuto perché il problema c'è ljo sempre a casa ,il suo comportamento mi porta a pensare che sia davvero esaurita anche perché sono a limite della pazienza nel sopportarla visto che sfoga anche su di me e mio fratello la sua frustrazione ed entrambi abbiamo iniziato ad odiarla perché poi le dura a giorni e dopo 6/7 giorni riprende con i suoi nervi . Cosa possiamo fare ?
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, posso immaginare quanto faticosa possa essere stare in relazione a sua madre. Tuttavia la collega le ha dato un suggerimento untile, "chiamarsi fuori dalla dinamica". Sua madre sta attraversando un momento assai doloroso, questo non giustifica il suo comportamento ma va calato in una cornice più ampia. Voi figli potete solo chiamarvi fuori, prendendo spazio, distanza fisica ed emotiva da questa dinamica. Voi siete nel suo raggio di punta emotivo, ma non siete obbligati a stare. Non potete fare molto altro se lei non è disponibile a chiedere aiuto. Potreste farle presente la vostra preoccupazione per il suo malessere e rimandarle ciò che vedete in lei. Ma non possiamo obbligare qualcuno a farsi aiutare. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una situazione familiare molto faticosa e dolorosa, che dura da tempo e che sta avendo un impatto importante non solo su sua madre, ma anche su lei e su suo fratello. Il cambiamento improvviso di sua madre dopo l’episodio legato a suo padre può aver attivato una ferita profonda (tradimento percepito, perdita di fiducia, rabbia non elaborata), che sembra oggi esprimersi attraverso comportamenti impulsivi, regressivi e carichi di aggressività emotiva.

È comprensibile che, vivendo quotidianamente questi atteggiamenti, vi sentiate esasperati, confusi e persino arrabbiati con lei. Tuttavia è importante chiarire che, per quanto il suo comportamento sia difficile da tollerare, voi come figli non potete né curarla né “aggiustare” la situazione. Continuare a subire senza strumenti, infatti, rischia di aumentare solo il vostro malessere.

Alcuni punti importanti:

I suoi comportamenti non vanno normalizzati né giustificati, ma neppure affrontati con scontri continui: alimenterebbero il circolo della rabbia.

È legittimo proteggervi emotivamente, ponendo dei confini (ad esempio allontanarvi quando le urla iniziano, evitare di entrare nelle dinamiche di provocazione).

Sarebbe fondamentale che sua madre potesse intraprendere un percorso psicologico, perché ciò che descrive fa pensare a una sofferenza non elaborata che sta esplodendo in modo disfunzionale.

Anche una consulenza familiare o di coppia per i suoi genitori potrebbe aiutare a dare un contenimento a questa situazione, se vi fosse disponibilità.

Il percorso che lei ha già intrapreso è prezioso, ma quando il contesto resta così destabilizzante può essere necessario rivedere le strategie di tutela personale insieme a un professionista, per aiutarla a non caricarsi di un peso che non le appartiene.

Vista la complessità e la durata del problema, il consiglio è di approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare in modo diretto la dinamica familiare e orientare verso l’intervento più adeguato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
potresti lavorare su come ti fa sentire vederla così. Se ti va di esplorare meglio questo argomento, contattami pure.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, la sua analista le ha dato il consiglio più adeguato. Non si può aiutare chi non vuole essere aiutato, quindi, per la sua serenità mentale, cerchi di stare alla larga, il più possibile, da sua madre. Cordiali saluti.
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Salve, da quello che descrivi è comprensibile quanto tu sia stanca, confusa e anche arrabbiata. Quando un genitore cambia improvvisamente comportamento, soprattutto diventando emotivamente instabile, aggressivo o infantile, per un figlio è molto destabilizzante: viene meno il senso di sicurezza di base e ci si sente intrappolati in un clima che non si è scelto. È importante chiarire un punto centrale: tu e tuo fratello non siete responsabili dello stato emotivo di vostra madre, né potete “aggiustarla”. Il tradimento (anche solo percepito) può essere vissuto come un trauma relazionale e alcune persone reagiscono regredendo, con rabbia, ripicche, minacce e comportamenti immaturi. Questo però spiega il suo stato, non lo giustifica, soprattutto quando diventa dannoso per chi le sta intorno. Il consiglio di “allontanarti” non era sbagliato in sé, ma è comprensibile che non basti: se il problema rientra ogni giorno in casa, l’evitamento totale non è realistico. Quello che puoi fare, invece, è lavorare su confini chiari. Quando urla, rivanga il passato o vi coinvolge emotivamente, è legittimo dire (con calma, una volta sola): “Questo modo di parlare mi fa stare male, ora mi allontano” e farlo davvero. Non discutere, non convincerla, non difenderti: ogni confronto a caldo alimenta il ciclo.
Un altro punto fondamentale: sarebbe molto importante che tua madre ricevesse un supporto psicologico o psichiatrico, perché i comportamenti che descrivi non sono semplici “nervi”, ma segnali di una sofferenza che sta tracimando sugli altri. Se vostro padre ha un minimo di lucidità, può essere lui (o un altro adulto di riferimento) a farsi carico di proporle un aiuto: non deve essere una vostra battaglia.
Infine, proteggi te stessa: se senti che l’odio sta prendendo il posto di tutto, è un segnale che sei oltre il limite. Continuare un tuo percorso psicologico può aiutarti non a “sopportare di più”, ma a reggere meno e tutelarti meglio. Se vuoi, posso aiutarti a capire come parlare con tuo padre o come costruire confini più efficaci senza sentirti in colpa.
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
purtroppo credo possiate fare poco, sua madre sta attraverso un momento difficile , dove la sua vita si è completamente stravolta. In questo momento immagino non riesca a sopportare nessuna critica è ferita .


Gentile utente,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo.
Comprendo quanto la situazione che descrive sia emotivamente faticosa e destabilizzante, soprattutto perché coinvolge una figura genitoriale che oggi appare molto diversa da come l’ha sempre conosciuta.
Da un punto di vista clinico, è importante distinguere alcuni livelli. Da ciò che racconta, sua madre sembra trovarsi in uno stato di forte sofferenza emotiva legato a una ferita relazionale profonda (il vissuto di tradimento, anche se solo percepito). In alcune persone, soprattutto quando il dolore non viene mentalizzato né elaborato, questo può tradursi in comportamenti regressivi, acting out emotivi, oscillazioni dell’umore, rabbia intensa e difficoltà nella regolazione affettiva. Questo non giustifica ciò che accade, ma aiuta a comprenderne il senso.
Detto questo, è altrettanto fondamentale chiarire che voi figli non siete responsabili del benessere emotivo di vostra madre, né potete diventare il contenitore della sua frustrazione. Quando la sofferenza dell’adulto invade lo spazio dei figli, si crea una dinamica disfunzionale che nel tempo può generare rabbia, rifiuto e sentimenti di odio, come lei stessa sta riconoscendo con molta lucidità.
Cosa potete fare concretamente:
1. Proteggere i vostri confini
Quando sua madre urla, accusa o coinvolge voi nei conflitti di coppia, è legittimo sottrarvi. Non come fuga, ma come atto di tutela. Uscire di casa, chiudersi in un’altra stanza, interrompere la conversazione quando diventa aggressiva è una forma di limite sano.
2. Non entrare nel triangolo
Evitate di prendere posizione tra sua madre e suo padre o di fare da mediatori. Ogni tentativo di “farla ragionare” o di calmarla rischia di rinforzare la dipendenza emotiva e il suo agire infantile.
3. Un messaggio chiaro e fermo (quando è calma)
Se possibile, in un momento di tranquillità, può essere utile esprimere con tono fermo ma non accusatorio qualcosa come:
“Capisco che tu stia male, ma quando urli o sfoghi la tua rabbia su di noi ci fai stare peggio. In questo modo non possiamo aiutarti.”
Non serve convincerla, serve posizionarsi.
4. Il problema è di coppia, non familiare
Sarebbe auspicabile che sua madre (o entrambi i genitori) intraprendessero un percorso psicologico, preferibilmente individuale o di coppia. Tuttavia, se lei non è disponibile, questo limite va accettato: non potete curarla al suo posto.
5. Continuare il vostro percorso
Il lavoro che sta facendo in terapia è prezioso. In questi casi, l’obiettivo non è “far cambiare” il genitore, ma non lasciarsi risucchiare dalla sua sofferenza e preservare la propria salute mentale.
Il fatto che lei inizi a provare rabbia e rifiuto non è segno di cattiveria, ma di esaurimento emotivo. Dare un nome a questo vissuto è già un primo passo per non trasformarlo in colpa o autoaccusa.
Se desidera, posso aiutarla a formulare meglio come porre dei limiti comunicativi con sua madre o a capire come gestire il senso di colpa che spesso emerge in queste situazioni.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Può cercare di migliorare la comunicazione ed il rapporto con sua madre, eventualmente anche con l'altro genitore. La terapia strategico-gestaltica ha ottimi strumenti a questo scopo. La invito a visitare il sito a mio nome per maggiori info.
Dott.ssa Saveria Ottaviani
Psicologo, Psicologo clinico
Marina di Ardea
Da ciò che racconti dovrebbe essere tua madre ad iniziare un percorso psicologico che le permetta di capire il suo dolore e la sua rabbia per poi riuscire a superarli. Puoi cercare di far capire a tua madre che il suo comportamento ferisce te e tuo fratello e che si può ricominciare a stare bene, facendosi aiutare. Puoi farle capire che capisci il suo dolore ma che se vuole stare bene deve iniziare un percorso personale. In bocca al lupo. Un saluto
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buonasera, grazie per la sua condivisione. Mi riaggancio al consiglio che le diede la dottoressa a cui si è affidata e che condivido appieno: il principio di base di ogni cambiamento è la volontà, e se essa non è presente allora anche il migliore dei professionisti non potrà fare nulla. Non possiamo cambiare altre persone, non possiamo spingerle a prendere decisioni che riteniamo, o che a volte sono, le migliori e soprattutto non dovremmo avere come obiettivo quello di "sistemarle". Le dico ciò perchè l'unica cosa effettiva che può fare è lavorare su se stesso e provare a trovare dei modi per migliorare il suo vissuto, e con una psicoterapia tutto ciò è possibile.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Elisabetta Di Maso
Psicologo, Psicologo clinico
Bitonto
Buongiorno, comprendo il suo stato di malessere e la sua preoccupazione nei confronti dei suoi genitori, ma anche se sua madre sta molto male e soffre lei è impotente in quanto è il dolore di sua madre, la sua delusione nei confronti di suo marito ed è lei che deve comprendere che deve chiedere aiuto per farsi aiutare. Lei in quanto figlia non può fare nulla. L'unica cosa che può fare per salvarsi da questo mare nero in cui si trova è allontanarsi da lei per trovare il suo punto stabile senza essere ingurgitata nel suo dolore.
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Salve, sarebbe il caso di parlare con vostro padre e fargli presente tutto lo stress a cui siete sottoposti lei e suo fratello. E' chiaro che mamma è molto arrabbiata con vostro padre per cui lui dovrebbe prendersi carico di ciò se devono continuare avivere nello stesso tetto e magari considerare la possibilitò di prendersi un pò cura di questa donna , con una terapia di coppia , dapprima. E' chiaro che voi non potete risolvere il proiblema dei vostri genitori e allontanarsi potrebbe essre una soluzione, palleativa, ma è altrettatnto chiaro che non potetete continuare a vivere in un clima familiare in cui siete bersaglio di violenza ogni giorno.
Quello che descrivi non è una semplice fase di nervosismo o una reazione passeggera. Il cambiamento che hai osservato in tua madre dopo la scoperta dei messaggi di tuo padre ha tutte le caratteristiche di una grave sofferenza emotiva che non riesce più a essere contenuta. I comportamenti infantili, le urla ripetute, il rivangare continuamente il passato, il ritiro dal mangiare o dal cucinare come forma di punizione, le minacce e le oscillazioni cicliche tra momenti di apparente normalità e nuove crisi indicano una forte disregolazione emotiva. Non è possibile stabilire una diagnosi a distanza, ma è chiaro che non si tratta di qualcosa che voi, come figli, possiate risolvere con la pazienza o con il sacrificio.
È importante dirlo chiaramente: vivere in un clima del genere è psicologicamente usurante. Quando un genitore sfoga la propria frustrazione sui figli, li coinvolge nel conflitto di coppia e usa il ricatto emotivo, si entra in una forma di violenza emotiva, anche se non c’è violenza fisica. Il fatto che tu e tuo fratello abbiate iniziato a provare rabbia e persino odio non vi rende persone cattive, ma segnala che il vostro limite è stato superato. Il vostro sistema emotivo sta reagendo a una situazione che percepisce come pericolosa e ingestibile.
Il consiglio che hai ricevuto in terapia di “uscire di casa” o studiare altrove probabilmente non ti ha aiutata perché qui il problema non è episodico. Il conflitto è costante, imprevedibile e pervasivo. Anche quando non ci sono urla, il corpo resta in allerta perché sa che la crisi tornerà. Per questo allontanarsi temporaneamente non basta a ristabilire un senso di sicurezza.
Dal punto di vista psicologico è fondamentale separare le responsabilità. Il problema è tra i tuoi genitori ed è soprattutto un problema della sofferenza di tua madre. Non è vostro compito calmarla, consolarla o “aggiustarla”. Ogni volta che vi sentite in colpa o in dovere di sopportare, è utile ricordarvi che non siete voi a dover reggere il peso della sua instabilità emotiva.
Per proteggervi, servono limiti chiari. Non limiti punitivi o aggressivi, ma confini netti. Se tua madre inizia a urlare, insultare o a coinvolgervi nel conflitto con vostro padre, avete il diritto di interrompere la conversazione e di allontanarvi, senza giustificazioni infinite. All’inizio è possibile che la sua reazione peggiori, perché perdere il controllo sugli altri è molto destabilizzante per chi vive questo tipo di sofferenza, ma nel tempo o il comportamento cambia oppure perde il suo “pubblico”.
Un altro aspetto cruciale è smettere di fare da mediatori. Ascoltare continuamente lo sfogo di tua madre contro tuo padre, prendere posizione o cercare di fare da ponte tra loro vi sta danneggiando. È legittimo dire che quella è una questione che riguarda loro come coppia e che non potete occuparvene come figli.
Questa situazione, per come la descrivi, difficilmente può migliorare senza un aiuto professionale per tua madre. Psicoterapia individuale, una valutazione psichiatrica o, se entrambi disponibili, una terapia di coppia sono strumenti necessari. Se lei rifiuta qualsiasi aiuto, non potete obbligarla, ma è importante che vostro padre si assuma la responsabilità di intervenire e che il messaggio sia chiaro: così non è più sostenibile per nessuno.

Spero di esserti stata d'aiuto,
Dottoress Forcignano.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, capisco bene quanto questa situazione possa essere logorante e dolorosa per voi. Vivere in casa con una madre che cambia improvvisamente comportamento, diventa nervosa o aggressiva, e riversa su di voi la propria frustrazione, può generare confusione, rabbia e stanchezza emotiva. È normale sentirsi esausti, a volte arrabbiati o distanti emotivamente da lei.
Dalle sue parole emerge una donna sopraffatta dalle proprie emozioni, che fatica a gestire delusioni e frustrazioni, e che spesso riversa su di voi. Ricordi che non è vostro compito contenere il suo dolore né assumervi la responsabilità delle sue reazioni. Creare spazi protetti e stabilire confini chiari non è egoismo: è prendersi cura di sé e proteggersi da un carico emotivo che non vi appartiene.
Per sua madre, un sostegno psicologico mirato potrebbe essere utile, ma solo nel caso in cui sia pronta a riceverlo.
Il percorso di analisi che già ha intrapreso può continuare a offrirle uno spazio prezioso per elaborare rabbia, frustrazione e senso di colpa, aiutandola nel tempo a ritrovare equilibrio e serenità.
Tenga a mente che è naturale provare stanchezza, confusione o frustrazione in queste situazioni: cercare protezione e tutela per sé stessi è una scelta sana e legittima, e non significa abbandonare sua madre, ma prenderla in carico nel modo in cui è possibile, senza logorarsi.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli

Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente quello che state vivendo. Quello che descrivi è molto difficile da gestire, soprattutto perché il comportamento di tua madre influisce direttamente su di voi e crea tensione in famiglia.

Ti suggerisco alcuni punti pratici:

Confini emotivi chiari: distinguete le emozioni di tua madre dalle vostre. Non siete responsabili della sua rabbia.

Distacco attivo: quando urla o minaccia, uscite, studiate in un’altra stanza o dedicatevi ad attività che vi proteggono emotivamente.

Comunicazione neutra: frasi brevi e calme, ad esempio: “Non voglio litigare, parliamo più tardi”.

Supporto esterno: valutate insieme a uno psicologo familiare strategie concrete per la convivenza.

Cura di sé: ritagliatevi spazi personali per ridurre stress e tensione.

Non è colpa vostra e sentirsi frustrati è normale. Proteggete il vostro benessere.

Se avete bisogno, contattatemi.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buonasera,

la ringrazio per aver scritto e per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Da quello che descrive, emerge quanto questa dinamica familiare stia avendo un forte impatto emotivo su di lei e su suo fratello, ed è comprensibile sentirsi stanchi, confusi e arrivare al limite della sopportazione quando si vive quotidianamente in un clima di tensione e imprevedibilità.

È importante sottolineare che i cambiamenti comportamentali di sua madre, al di là delle cause che li hanno innescati, non sono una responsabilità vostra. Quando un genitore vive una sofferenza intensa e non elaborata, spesso può accadere che questa venga riversata sull’ambiente familiare, mettendo i figli in una posizione molto faticosa, soprattutto se si sentono coinvolti emotivamente o “bersaglio” degli sfoghi.

Il consiglio di allontanarsi fisicamente in alcuni momenti può essere utile come strategia di protezione, ma da solo non sempre è sufficiente quando il problema resta strutturale e costante. In questi casi, può essere importante lavorare su due piani:

la tutela del vostro benessere psicologico, imparando a riconoscere dei confini emotivi (non tutto ciò che accade in casa deve essere assorbito o gestito da voi);

la possibilità che sua madre riceva un aiuto adeguato, preferibilmente professionale, anche se questo purtroppo non è sempre immediatamente accettato da chi sta soffrendo.

Per voi, potrebbe essere utile un percorso di supporto psicologico orientato non solo all’elaborazione personale, ma anche a comprendere come rapportarvi a questi comportamenti senza sentirvi travolti dalla rabbia o dal senso di colpa. L’odio che descrive spesso non è altro che una reazione di difesa a una sofferenza prolungata.

Se desidera, possiamo approfondire meglio la situazione e valutare insieme quali passi possano essere più sostenibili per voi in questo momento, tenendo conto della vostra età, delle risorse disponibili e dei limiti realistici della situazione familiare.

Resto a disposizione.

Un caro saluto,
Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Buonasera,
da quello che racconti si sente tutta la fatica e l’impotenza di chi vive in una casa diventata un luogo di tensione continua. È molto comprensibile che tu sia arrivata al limite: quando una figura di riferimento cambia così tanto, soprattutto in modo imprevedibile e aggressivo, è normale sentirsi confusi, arrabbiati e persino colpevoli per emozioni come l’odio. Non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che provi.
Dal punto di vista gestaltico, quello che descrivi sembra il risultato di un dolore non elaborato da parte di tua madre. La scoperta dei messaggi ha probabilmente rotto un equilibrio interno fragile: fiducia, senso di valore personale, sicurezza. Quando queste ferite non trovano parola né ascolto, spesso si esprimono attraverso il corpo e il comportamento: urla, ripicche, regressioni infantili, rigidità. Non è una giustificazione, ma una possibile chiave di lettura. Tua madre sembra “scaricare” la sua sofferenza sull’ambiente, perché non riesce a contenerla dentro di sé.
Detto questo, è importante chiarire un punto fondamentale: non è vostro compito reggere, riparare o curare vostra madre. Tu e tuo fratello state già pagando un prezzo emotivo molto alto. Quando un genitore sfoga la propria frustrazione sui figli, si crea una confusione di ruoli che nel tempo logora profondamente.
Il consiglio che hai ricevuto in passato – uscire, prendere distanza – aveva probabilmente lo scopo di proteggerti. Capisco però che, se il problema resta in casa, questa indicazione da sola non basta. A volte la distanza fisica non è sufficiente se non è accompagnata da confini più chiari.
Cosa potete fare, realisticamente?
Mettere dei limiti, anche semplici e ripetuti con calma: ad esempio, non restare nella stanza quando urla, non entrare nelle dinamiche di ricatto emotivo, non cercare di farla ragionare nei momenti di crisi. Questo non è abbandono, è tutela.
Parlare con vostro padre, se possibile, non per schierarvi, ma per dirgli con chiarezza quanto questa situazione stia ricadendo su di voi. A volte l’adulto “di mezzo” non vede fino in fondo l’impatto sui figli.
Non normalizzare ciò che vi fa male: il fatto che i suoi nervi “vadano a cicli” non rende la situazione meno pesante. Il vostro disagio è reale, anche nei giorni in cui lei sembra stare meglio.
Se ci sono le condizioni, suggerire a vostra madre un aiuto professionale, non come accusa (“stai male”), ma come possibilità (“questa sofferenza sta facendo male a tutti”). Sta poi a lei scegliere.
Dal punto di vista tuo, continuare un percorso personale può essere utile, ma forse ora il focus non è “resistere”, bensì imparare a proteggerti emotivamente senza sentirti in colpa. In Gestalt lavoriamo molto su questo: distinguere ciò che è mio da ciò che appartiene all’altro. La rabbia di tua madre non è tua, né tua da risolvere.
Se senti che la convivenza sta diventando insostenibile, non è un fallimento pensare, nel tempo, a soluzioni che ti permettano maggiore autonomia. Prendersi distanza non significa non amare, significa riconoscere i propri limiti.
Quello che stai vivendo è molto difficile. Il tuo malessere è un segnale sano: ti sta dicendo che così non puoi andare avanti all’infinito. Merita ascolto, rispetto e cura. Non sei sola in questo.
Ti abbraccio
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, volevo intanto ringraziarle per aver condiviso una situazione così delicata e non facile da vivere. Da ciò che racconta emerge con molta chiarezza tutta la sua fatica e il peso emotivo di vivere in un clima teso, soprattutto nel vedere i suoi genitori in difficoltà e sua madre stare così male. È comprensibile sentirsi stanchi, esasperati e confusi dopo tanto tempo.
Concordo però con la collega nel sottolineare un punto chiave: per quanto Lei possa desiderare aiutare sua madre o farla stare meglio, alla base di ogni cambiamento c’è sempre una motivazione individuale. Se sua madre non riconosce il proprio malessere o non è disponibile a farsi aiutare, purtroppo Lei non ha il potere di modificarne i comportamenti o di risolvere questa situazione al suo posto. L’unica cosa che eventualmente può fare è suggerirle, se e quando lo ritiene possibile, di intraprendere un percorso di supporto psicologico; oltre a questo, però, si tratta di qualcosa che non dipende da Lei.
Proprio per questo diventa centrale occuparsi di sé. Se ciò che accade in casa Le provoca un disagio così intenso, è importante che possa ritagliarsi uno spazio personale, sia fisico sia emotivo, che Le permetta di proteggersi e di comprendere quali effetti questa situazione sta avendo su di Lei, sui suoi limiti e sui suoi bisogni. Prendersi cura di sé non significa essere egoisti o non voler bene ai propri genitori, ma riconoscere che non può farsi carico di una sofferenza che non Le appartiene.
Se sente che questa situazione la sta logorando, proseguire o riprendere un percorso per Lei può essere un valido aiuto per trovare strumenti più efficaci con cui affrontare ciò che vive e per costruire confini più tutelanti.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
da quanto scrive emerge quanto la situazione familiare sia pesante e stressante per lei e per suo fratello. È comprensibile sentirsi frustrati, arrabbiati o esausti quando i comportamenti di un genitore ricadono su di voi.

È importante chiarire che non è compito vostro correggere, “aggiustare” o cambiare la madre. Suo padre ha un ruolo centrale nella gestione del proprio matrimonio, così come quelle di sua madre: le loro azioni e reazioni non sono sotto il vostro controllo. Non potete controllare le azioni o le emozioni degli altri, né risolvere i problemi del matrimonio dei vostri genitori. Cercare di farlo rischia solo di aumentare stress, senso di colpa e frustrazione.

Il vero lavoro, in questa situazione, riguarda voi: tutelare il vostro benessere emotivo, stabilire confini chiari e proteggerli. Potete cercare spazi sicuri per voi stessi, affidandovi a attività, amici o studio, e valutare un supporto psicologico per elaborare ansia, rabbia e frustrazione.
Se lo ritenete utile, i suoi genitori possono valutare percorsi di terapia individuale o di coppia, ma questo non è responsabilità vostra. L’unico cambiamento di cui avete pieno controllo è quello sul vostro equilibrio e sulla vostra serenità: proteggersi non è egoismo, è un passo fondamentale per mantenere salute emotiva in una famiglia complessa. E ricordate: non si può salvare nessuno, si può solo prendersi cura di sé.

Cordialmente
Dott.ssa Bacchi
Buonasera,
mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, capisco quanto possa essere difficile. I comportamenti di sua madre potrebbero essere il risultato di un forte turbamento emotivo, legato alla presunta infedeltà di suo padre, e potrebbero indicare una difficoltà nel gestire le emozioni. Il suo comportamento potrebbe riflettere frustrazione e insicurezza, ma sfogarsi su di voi può causare molta sofferenza.
Il consiglio della sua dott.ssa di "lasciarli fare" può aiutare a evitare conflitti, ma non risolve il problema quotidiano che sta vivendo. Sarebbe importante provare a parlare con sua madre in modo empatico, facendole capire l'impatto del suo comportamento. Se la situazione persiste o peggiora, potrebbe essere utile un supporto familiare con un professionista, per affrontare insieme la dinamica familiare.
Nel frattempo, cercare di prendersi cura di sé stessi e trovare momenti di svago al di fuori della casa può aiutare a ridurre lo stress. Se la situazione dovesse diventare ancora più complessa, potrebbe essere utile suggerire a sua madre di affrontare un percorso psicologico per se stessa. Un caro saluto
Buonasera,
quello che racconta è davvero molto faticoso e comprendo la vostra esasperazione. Il cambiamento di sua madre, fatto di rabbia, urla e atteggiamenti infantili, sembra il segnale di una sofferenza profonda che non è riuscita a elaborare. Questo però non giustifica il fatto che sfoghi la propria frustrazione su di voi.
È importante dirlo chiaramente: non spetta ai figli reggere il malessere emotivo di un genitore. Quando questo accade a lungo, è normale arrivare alla stanchezza, alla rabbia e persino al rifiuto. Se sua madre non è disponibile a chiedere aiuto, l’unica cosa su cui potete lavorare è la protezione di voi stessi: mettere dei limiti, allontanarvi quando il clima diventa ingestibile e trovare uno spazio di sostegno per voi.
Il disagio che state vivendo merita ascolto e non va normalizzato.
Un saluto.
Dott.ssa Marianna Gessato
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera, da quello che descrivi emerge una situazione di forte sofferenza emotiva che vostra madre non riesce più a contenere e che sta riversando sulla relazione di coppia e sull’intero clima familiare. La scoperta di quei messaggi ha probabilmente rappresentato per lei una ferita profonda, vissuta come un tradimento, e da lì sembra essersi attivata una modalità regressiva fatta di rabbia, proteste, ricatti emotivi e comportamenti impulsivi. Questo non significa che sia “cattiva” o che lo faccia apposta, ma che in questo momento non ha strumenti per gestire il dolore e lo esprime nel modo più disorganizzato possibile. È comprensibile che voi figli siate stanchi, arrabbiati e confusi, perché state subendo un conflitto che non vi appartiene e che non potete risolvere. Il consiglio più importante è che vostra madre intraprenda un percorso psicologico individuale, perché ha bisogno di uno spazio tutto suo in cui elaborare la rabbia, il senso di umiliazione e la paura di essere messa da parte; se i comportamenti diventano sempre più estremi o autolesivi (come il non mangiare o le minacce), può essere utile anche una valutazione psichiatrica di supporto. Solo in un secondo momento, se entrambi disponibili, una terapia di coppia potrebbe aiutare i vostri genitori a rimettere il conflitto al loro posto, evitando che ricada su di voi. Per quanto riguarda te e tuo fratello, è fondamentale iniziare a mettere confini più chiari e proteggervi emotivamente, perché non siete voi a dover reggere o riparare la sofferenza di vostra madre: prendervi cura di voi non è egoismo, è una necessità.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Mi dispiace molto, sento la tua profonda sofferenza. Comprendo che non è semplice per i figli vedere due genitori che litigano e vedere che la mamma ha questo genere di reazioni che di fatto tolgono la serenità in casa. Lo capisco che per voi figli è difficilissimo. Purtoppo devi fare i conti con la realtà e con quello che hai in questo momento. E' una grande cosa che tu fai terapia individuale perchè nel tuo spazio di terapia puoi tirar fuori tutto questo. Sarebbe necessario fare terapia famigliare ma da quello che mi sembra di capire nessuno dei tuoi genitori è intenzionato a farla. Nella vita si cresce facendo i conti con i genitori reali che si hanno, lo capisco che è doloroso, tu non li puoi cambiare e non puoi spingerli a comportarsi diversamente. La tua psicologa ti ha detto di andare in biblioteca per proteggerti, per farti capire che è meglio che non entri nelle dinamiche conflittuali dei tuoi genitori perchè non li risolvi. Tanti ragazzi vivono quello che vivi tu ma non sei da sola, hai il tuo spazio di terapia ed in quello puoi trovare risposte, puoi cercare di capire meglio te stessa e come meglio sopravvivere in questo stato di difficoltà familiare, mi dispiace molto, purtroppo c'è un limite, come figlia soffri molto ma non puoi chiedere ai tuoi genitori di cambiare se loro non lo vogliono. Però tu puoi cambiare, puoi trovare il modo di soffrire il meno possibile in questa situazione. Continua a parlarne con la tua psicologa, in questo momento lo spazio di terapia è uno spazio per te protettivo, un rifugio per il cuore, un posto dove puoi imparare a riflettere e trovare soluzioni che ti rendano meno triste, che ti diano speranza. Coraggio, non è semplice lo capisco ma continua a camminare, hai la fortuna di poterne parlare con uno specialista, non sei sola
Dott.ssa Paola Taddeolini
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante, e il suo senso di smarrimento, rabbia e stanchezza è comprensibile. Quando una figura genitoriale cambia in modo così marcato e imprevedibile, è naturale sentirsi disorientati e messi a dura prova.
È importante riconoscere che i comportamenti di sua madre, per quanto difficili e dolorosi, non sono una sua responsabilità né quella di suo fratello. Sembra che sua madre stia vivendo una sofferenza profonda, probabilmente legata a una ferita di fiducia, che viene espressa in una modalità che turba tutto l'equilibrio famigliare.
Il suggerimento di allontanarsi può essere utile come misura temporanea di protezione, ma può non essere sufficiente. In questi casi diventa fondamentale ristabilire confini chiari, per tutelare il proprio benessere. Subire urla, sfoghi e ricatti emotivi in modo continuativo non è qualcosa che si possa sostenere senza conseguenze.
Sarebbe auspicabile che sua madre potesse ricevere un aiuto diretto, ad esempio attraverso un supporto psicologico o medico, ma questo è possibile solo se lei è disponibile a riconoscere la propria sofferenza. Voi, come figli, potete provare a comunicare con calma e fermezza che il suo comportamento vi fa stare male, evitando accuse e concentrandovi sull’impatto concreto che ha su di voi. Non è detto che questo produca un cambiamento immediato, ma è un modo per non restare in silenzio.
Nel frattempo è essenziale proteggervi emotivamente: ridurre l’esposizione ai conflitti quando degenerano, sostenervi a vicenda come fratelli e, se necessario, proseguire o avviare un percorso di supporto personale. I sentimenti di rabbia o rifiuto che descrive non indicano mancanza di affetto, ma spesso sono il risultato di una sofferenza protratta senza possibilità di difesa.
Non c’è nulla di sbagliato nel modo in cui si sente. In contesti come questo, prendersi cura di sé non è egoismo, ma una necessità.
La saluto,
Dott.ssa Paola Taddeolini

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