Buonasera dottori, vorrei un consiglio sulla mia situazione che sembra quasi paradossale; non vi sto
Buonasera dottori, vorrei un consiglio sulla mia situazione che sembra quasi paradossale; non vi sto scrivendo perché sto male ma al contrario sto fin troppo bene! Allora in pratica sono uscito da un lungo periodo di stress, stanchezza, forse derealizzazione e ansia (un anno con i segni che andavano a ondate a periodi) e da una settimana circa sto notando che sta passando tutto. Lo stress e la derealizzazione sono passati e anche l’ansia, nei primi giorni ho avuto anche stanchezza ma anche quella è passata e anzi ora mi sento pieno di energie. Ecco il problema è che essere così tranquillo e calmo mi fa un effetto strano, sento un senso di vuoto e che mi manchi qualcosa ma non so cosa… cioè non sono apatico perché come vi ho detto sono pieno di energie come un tempo ma ho la mente un po pigra e ogni tanto, quando guardo qualcosa il mio cervello si attiva per pensare a qualcosa ma non riesce e mi da questo senso di vuoto mentale (non so se mi sono spiegato) ma dopo un po che mi distraggo mi dimentico della situazione. Forse ero talmente abituato a quei segni che mi fa un effetto strano esserne privo. Comunque non ho preso nessun farmaco, solo un integratore di magnesio e potassio, ridotto caffeina e alcol e fatto attività fisica. Non so se sia una specie di “crisi di astinenza” dagli ormoni dello stress perché dovrei essere senza nulla ma non so che dire. Avete qualche consiglio? PS: per quanto riguarda il sonno, allora nel periodo di inizio dormivo molto e nelle settimane scorse dormivo un po male (avevo anche strani pensieri in dormiveglia con ansia) e talvolta insonnia. Da ieri sto iniziando a dormire bene ma questo è un ultimo problema che spero si risolva
20 risposte
Salve, sono la Dott.ssa Rita White. Quello che descrive può essere comprensibile dopo un periodo prolungato di stress e ansia. Quando si è stati a lungo "in allerta", ritrovare improvvisamente calma ed energia può risultare quasi insolito e lasciare una sensazione di vuoto o di estraneità. Non parlerei però di una vera e propria "astinenza dagli ormoni dello stress". Piuttosto, il suo organismo e la sua mente potrebbero stare attraversando una fase di riassestamento dopo mesi di forte attivazione. Anche il sonno, l’attenzione e la sensazione di avere la mente più "lenta" possono richiedere un po’ di tempo per stabilizzarsi. Il fatto che stia recuperando energia, dormendo meglio e che ansia e de-realizzazione si siano ridotte è certamente positivo. Cercherei di non controllare continuamente se "si sente normale", perché anche questo può riattivare il circuito dell’ansia. Mantenga invece routine regolari, attività fisica, sonno e uno stile di vita equilibrato. Se la sensazione di vuoto mentale, la de-realizzazione o l’insonnia dovessero persistere, intensificarsi o interferire con la quotidianità, sarebbe utile parlarne con un professionista per comprenderne meglio il significato nel suo caso.
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Buonasera e grazie per aver condiviso con me la tua esperienza con tanta chiarezza e consapevolezza. È assolutamente comprensibile che tu ti senta disorientato da questa nuova sensazione. Dopo un intero anno passato a convivere con ritmi biologici alterati, ansia e iperattivazione, il tuo sistema nervoso si è letteralmente assuefatto a uno stato di costante emergenza. La tua intuizione è molto acuta: quando lo stress cronico si interrompe improvvisamente, l'assenza di quell'adrenalina e di quel continuo "rumore di fondo" mentale può essere percepita paradossalmente come un vuoto o una "mancanza". Questo accade perché il cervello, abituato a essere costantemente sollecitato, interpreta la calma improvvisa come uno stato estraneo, quasi innaturale. Anche le modifiche positive che hai introdotto — l'attività fisica, la riduzione di caffeina e alcol, l'integrazione — hanno facilitato questo rapido assestamento del tuo organismo. Alcuni spunti di riflessione e consigli utili: Datti tempo per la ricalibrazione: Il tuo cervello ha bisogno di tempo per riconoscere la quiete come uno stato di sicurezza e non come un'anomalia. Il "vuoto mentale" o la sensazione di mente pigra sono spesso solo un segnale di recupero e riposo fisiologico dopo un lungo affaticamento. Accogli la tranquillità senza analizzarla: Cerca di non razionalizzare eccessivamente questo stato di calma né di "forzare" la mente a trovare pensieri o preoccupazioni. Quando percepisci quel vuoto, prova a lasciarlo essere, continuando a dedicarti alle tue attività quotidiane e al movimento fisico. Mantieni la routine salutare: Prosegui con la regolazione del sonno, l'attività fisica e le buone abitudini che ti hanno aiutato a ritrovare energia. Se questa sensazione di straniamento dovesse persistere, o se dovessi notare repentini sbalzi di umore, iperattività eccessiva o nuove alterazioni del sonno, potrebbe essere molto utile consultare un professionista della psicologia. Un confronto professionale ti permetterà di valutare approfonditamente il quadro complessivo, monitorare questa fase di transizione e accompagnarti nel consolidamento di questo nuovo equilibrio psicofisico.
Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. In realtà quello che descrivi non è così paradossale. Quando per molto tempo siamo abituati a vivere in uno stato di stress e allerta, anche la calma può inizialmente sembrarci… strana. Il cervello si abitua a monitorare continuamente sensazioni, pensieri e possibili segnali di pericolo; quando questo meccanismo si riduce, può esserci un periodo di “riassestamento” in cui ci chiediamo: “E adesso cosa dovrei sentire?”. Non parlerei però di una vera e propria “crisi di astinenza dagli ormoni dello stress”. È più utile pensare a un sistema che sta tornando gradualmente a un livello di attivazione più normale. Anche quel senso di “vuoto mentale” non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va: soprattutto se riesci a fare le tue attività, hai energia, ti distrai e il fenomeno passa quando smetti di concentrarti su di esso. Più cerchi di controllare se la tua mente sta funzionando “come dovrebbe”, più rischi di accorgerti di ogni piccola variazione. Hai già fatto alcune cose molto utili: attività fisica, meno caffeina e alcol e, soprattutto, stai recuperando il sonno. Continua a osservare l’andamento senza trasformare ogni sensazione in qualcosa da controllare. La ricerca sull’ansia ci mostra proprio quanto attenzione e interpretazione delle sensazioni corporee possano contribuire a mantenere il ciclo dell’allerta. Un riferimento interessante è il lavoro di Clark sul modello cognitivo del panico (Clark, 1986). E forse, dopo un anno passato a chiederti “cosa mi sta succedendo?”, il prossimo passo può essere semplicemente imparare a stare bene senza dover continuamente verificare se stai bene. Se ti va, possiamo parlarne insieme e capire meglio questo passaggio.
Buonasera, quello che descrive può effettivamente risultare paradossale: dopo un periodo lungo in cui la mente è stata molto occupata da ansia, tensione e sensazioni spiacevoli, ritrovarsi improvvisamente più tranquilli può sembrare quasi innaturale. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, una possibile chiave di lettura è che per molto tempo lei sia stato abituato a uno stato di forte attivazione. Quando il cervello passa mesi a controllare sensazioni, pensieri, sonno e livello di ansia, quella condizione può diventare una sorta di normalità. Nel momento in cui l'attivazione diminuisce, il contrasto può essere percepito come "vuoto", anche se in realtà potrebbe semplicemente esserci molto meno rumore mentale rispetto a prima. È significativo che questo senso di vuoto tenda a scomparire quando si distrae. Questo fa pensare che una parte del problema possa essere proprio l'attenzione che dedica al fenomeno. Se si accorge di essere molto tranquillo e comincia a chiedersi "perché non sto pensando a niente?", "dovrei sentire qualcosa?", "questa calma è normale?", rischia di trasformare anche il benessere in qualcosa da monitorare. Può crearsi così un nuovo circolo: nota il silenzio mentale, lo interpreta come strano, inizia a controllare se la mente funziona normalmente e proprio quel controllo rende ancora più evidente la sensazione di vuoto. Probabilmente sarebbe utile non cercare di costringersi a pensare qualcosa quando avverte quella sensazione. La mente non deve essere continuamente impegnata per funzionare bene. Può semplicemente registrare: "in questo momento ho pochi pensieri" e proseguire con ciò che stava facendo. Cercherei anche di non attribuire necessariamente questa esperienza a una sorta di "astinenza dagli ormoni dello stress". Su questo piano non sarebbe corretto formulare spiegazioni senza una valutazione medica. Psicologicamente, però, è plausibile che dopo essere stato a lungo abituato alla tensione il rilassamento possa inizialmente essere percepito come insolito. Anche il sonno può risentire dei cambiamenti nel livello generale di attivazione. Il fatto che stia iniziando a dormire meglio può essere semplicemente osservato senza trasformarlo in un'altra verifica quotidiana del tipo "stanotte dormirò bene oppure tornerà tutto come prima?". Controllare continuamente se il miglioramento sta reggendo può riportare attenzione proprio su ciò che vorrebbe lasciarsi alle spalle. La cosa più utile in questo momento potrebbe essere riprendere gradualmente la vita normale, mantenendo le attività che le fanno bene e cercando di non utilizzare ogni variazione interna come un segnale da interpretare. Se però dovesse accorgersi che continua a controllare costantemente il proprio stato mentale, che la paura di "tornare come prima" occupa molto spazio oppure che questo periodo di ansia ha lasciato una forte sensibilità verso ogni cambiamento interno, potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Un percorso potrebbe aiutarla soprattutto a comprendere quali schemi abbiano mantenuto per tanto tempo l'attenzione su ansia, corpo e pensieri, in modo da evitare che adesso la stessa attenzione venga semplicemente spostata dalla domanda "perché sto male?" alla domanda "perché sto così bene?". In questa fase, forse, la sfida è proprio imparare a lasciare che la calma sia semplicemente calma, senza doverle necessariamente trovare un significato. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera. La situazione che descrive è in realtà molto più frequente di quanto si possa pensare ed è una tappa classica del processo di recupero dopo un lungo periodo di forte attivazione emotiva. Da una prospettiva clinica, PNEI e olistica, il suo organismo ha vissuto per circa un anno in uno stato di allarme costante, caratterizzato da alti livelli di cortisolo e adrenalina. Quando si affronta un periodo prolungato di ansia e stress, il sistema nervoso centrale e periferico si adatta a quel ritmo elevato, abituandosi a funzionare in uno stato di ipervigilanza e di continua ricerca di minacce o tensioni. La sensazione di vuoto e di disorientamento che sta provando in questo momento non è un sintomo negativo, ma rappresenta una sorta di assestamento. Il suo corpo e la sua mente sono stati abituati per mesi a gestire una mole enorme di pensieri, preoccupazioni e segnali fisici. Nel momento in cui questa pressione viene meno grazie ai corretti stili di vita che ha adottato, come la riduzione dei nervini, l'attività fisica e l'integrazione, si crea un improvviso spazio libero. La mente, abituata a iper-funzionare, cerca quasi per riflesso il vecchio rumore di fondo e, non trovandolo, percepisce quel silenzio come una stranezza o una mancanza. Questa sorta di "crisi d'astinenza" dagli ormoni dello stress è un fenomeno reale. Quando l'adrenalina scende e il sistema nervoso autonomo passa da una modalità di attacco-fuga a una di riposo e rigenerazione, il cervello può sperimentare una fase di pigrizia o di sensazione di vuoto mentale, semplicemente perché sta imparando di nuovo a stare nel presente senza dover continuamente difendersi o analizzare qualcosa. Il fatto che il sonno stia gradualmente migliorando è la conferma che l'asse dello stress si sta riequilibrando e che il corpo sta ritrovando i suoi ritmi circadiani fisiologici. Il consiglio principale per questa fase è di accogliere questa sensazione di vuoto senza spaventarsi e senza cercare a tutti i costi di riempirla con nuovi pensieri o preoccupazioni. Si conceda il tempo di riabituarsi alla calma, lasciando che la mente si adatti gradualmente a questo nuovo stato di equilibrio e di rigenerazione. Se dovesse notare che la difficoltà a gestire questa transizione persiste, regalarsi un breve spazio di confronto psicologico potrà aiutarla a consolidare le risorse che ha saputo attivare con successo.
Buonasera. Da quello che descrivi, potrebbe esserci un aspetto molto comune dopo un lungo periodo caratterizzato da ansia e iperattivazione: quando lo stato di allerta si riduce, la calma stessa può inizialmente risultare estranea e persino essere percepita come un “vuoto”. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Potresti semplicemente essere molto abituato a monitorare sensazioni, pensieri e segnali di ansia e, venendo meno questi stimoli, percepire maggiormente uno spazio mentale che prima era occupato dalla preoccupazione. La cosa più utile è probabilmente non cercare continuamente di capire o controllare questa sensazione, ma lasciarla esserci senza attribuirle necessariamente un significato. Continua con le tue normali attività, prenditi cura del sonno e concediti del tempo per ritrovare un nuovo equilibrio. Se questa sensazione dovesse persistere a lungo, aumentare o accompagnarsi ad altri cambiamenti significativi dell'umore, sarebbe comunque utile confrontarti con un professionista, non perché ciò che descrivi sia necessariamente preoccupante, ma per comprenderlo meglio nel tuo caso specifico
Buonasera, quello che descrive può effettivamente accadere dopo un lungo periodo trascorso in uno stato di tensione: quando ansia e stress diminuiscono, la calma può inizialmente essere percepita come insolita, quasi come un “vuoto”, semplicemente perché la mente era abituata a essere continuamente occupata da pensieri, sensazioni e segnali da controllare. Non parlerei però di una vera “astinenza dagli ormoni dello stress”. Proverei piuttosto a non monitorare continuamente la sua mente per verificare se sia tornata normale: anche domandarsi ripetutamente “perché non sto pensando a niente?” rischia di trasformare una sensazione transitoria in una nuova fonte di attenzione e preoccupazione. Continui a curare sonno, attività fisica e ritmi regolari e si conceda un po' di tempo per riabituarsi anche alla tranquillità. Se invece l'aumento di energia diventasse molto marcato, si accompagnasse a una significativa riduzione del bisogno di dormire, forte accelerazione dei pensieri o comportamenti insoliti rispetto al suo modo abituale di essere, sarebbe opportuno parlarne con un medico o uno specialista.
Gentile utente, ciò che descrive può essere comprensibile dopo un periodo prolungato di stress e iperattivazione: quando il sistema nervoso rimane a lungo in uno stato di allerta, la calma può inizialmente risultare quasi “estranea” e persino generare una sensazione di vuoto o di stranezza. È un po’ come vivere per mesi con il rumore continuo di un ventilatore e, quando finalmente si spegne, accorgersi che il silenzio sembra quasi assordante. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va o che Lei sia diventato apatico, soprattutto considerando che riferisce energia, capacità di svolgere le attività e miglioramento del sonno. Eviterei però di interpretare questa sensazione come una sorta di “astinenza dagli ormoni dello stress”: è più utile pensare a un periodo di riadattamento, durante il quale il cervello deve abituarsi a non monitorare continuamente sintomi e sensazioni. Anche il sonno può avere un ruolo importante, quindi continui a favorire ritmi regolari, attività fisica e una riduzione degli stimolanti. Soprattutto, cerchi di non controllare continuamente se quella sensazione di vuoto sia ancora presente: più la si osserva, più facilmente diventa il centro dell’attenzione. Se invece dovessero comparire un bisogno di dormire nettamente ridotto senza stanchezza, euforia o irritabilità insolite, pensieri accelerati o comportamenti significativamente diversi dal Suo solito, sarebbe opportuno parlarne con un medico o uno psicologo. Se la sensazione dovesse persistere o preoccuparla, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questo cambiamento e a vivere la ritrovata tranquillità senza percepirla come qualcosa di anomalo.
Salve, in realtà ciò che descrive non è così paradossale. Dopo un periodo molto lungo caratterizzato da ansia, stress e iperattivazione, può succedere che il ritorno a una condizione di maggiore calma venga percepito inizialmente come qualcosa di “strano”. Quando per molto tempo siamo abituati a vivere in allerta, anche la tranquillità può sembrare quasi un'assenza di qualcosa. Il senso di vuoto mentale che descrive, soprattutto se è intermittente, se non le impedisce di svolgere le normali attività e se tende a ridursi quando si distrae, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Potrebbe semplicemente essere una fase di riadattamento dopo un periodo prolungato di tensione. La mente, dopo essere stata per molto tempo impegnata a monitorare sensazioni, pensieri e possibili pericoli, può avere bisogno di tempo per ritrovare un funzionamento più spontaneo. Non parlerei però di una vera e propria “crisi di astinenza dagli ormoni dello stress”. È una spiegazione intuitiva, ma il funzionamento dello stress è più complesso di così. È invece plausibile che il suo sistema psicofisico stia passando da una condizione di continua attivazione a una situazione più equilibrata e che lei debba semplicemente abituarsi a questa nuova condizione. C'è poi un aspetto che trovo particolarmente interessante: lei dice di sentirsi pieno di energie, di non essere apatico e di stare progressivamente dormendo meglio. Sono elementi differenti rispetto a una condizione di apatia o di marcata perdita di interesse. Per questo eviterei di interpretare immediatamente quella sensazione di “vuoto” come qualcosa di patologico. Continui, per quanto possibile, con le abitudini che ha introdotto: attività fisica, una riduzione della caffeina e dell'alcol e soprattutto una regolarizzazione del sonno. Non cerchi però di controllare continuamente se il senso di vuoto è ancora presente. Paradossalmente, più ci si concentra sulla domanda “perché mi sento così?”, più quella sensazione può diventare evidente. Le suggerirei piuttosto di tornare gradualmente alle normali attività, anche quando non sente di avere bisogno di riempire ogni momento. Il cervello non deve necessariamente essere sempre occupato o produrre pensieri interessanti: anche momenti di semplice “vuoto” possono essere normali. Una piccola attenzione, però, la farei proprio perché lei parla di un aumento dell'energia. Se nei prossimi giorni dovesse notare un bisogno di sonno nettamente ridotto senza sentirsi stanco, un'accelerazione marcata dei pensieri o del linguaggio, euforia o irritabilità insolita, impulsività o comportamenti molto diversi dal suo solito, sarebbe opportuno parlarne con il medico o con uno specialista. Non significa che questo stia accadendo nel suo caso, ma è utile non attribuire automaticamente ogni cambiamento dell'energia al semplice superamento dell'ansia. Per il momento, da ciò che racconta, mi concentrerei soprattutto sul fatto che dopo un anno difficile sta finalmente sperimentando una condizione di maggiore benessere. Potrebbe essere semplicemente necessario un po' di tempo per imparare nuovamente a stare bene senza cercare continuamente un sintomo da controllare. A volte, dopo essere stati a lungo in guerra con la propria mente, la pace può sembrare stranamente silenziosa. Un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli. Psicologo Clinico. Perugia.
Buongiorno, quello che descrive può sembrare paradossale, ma c’è un aspetto del suo racconto che può aiutarci a comprenderlo: per circa un anno è stato abituato a percepirsi attraverso stress, tensione, stanchezza e ansia. Quando uno stato interno ci accompagna a lungo, anche se spiacevole, finisce per diventare in qualche modo familiare. Per questo, quando quella tensione diminuisce, la tranquillità può inizialmente essere percepita come qualcosa di insolito: “sto bene, ma mi sembra che manchi qualcosa”. Non parlerei però di una sorta di astinenza dagli ormoni dello stress. Piuttosto, potrebbe esserci bisogno di un po’ di tempo per riabituarsi a uno stato interno diverso da quello che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Anche quel “vuoto mentale” che descrive sembra attirare molto la sua attenzione: nota che la mente non produce immediatamente un pensiero e questo diventa qualcosa da osservare e interrogare. È interessante, però, che lei stesso dica che quando si distrae smette di accorgersene. Potrebbe provare quindi a non controllare continuamente se la mente è attiva, se si sente abbastanza energico o se quella sensazione è ancora presente, ma lasciare che questo nuovo equilibrio trovi gradualmente il proprio spazio. Continui con quelle abitudini che sembrano averle fatto bene – attività fisica, moderazione di caffeina e alcol e attenzione al sonno – senza però trasformare anche il “dover stare bene” in una nuova fonte di controllo. Naturalmente, da poche informazioni non possiamo stabilire la natura dei sintomi che ha sperimentato durante quest’anno. Se dovessero ricomparire in maniera importante, oppure se notasse cambiamenti marcati e persistenti nel sonno, nell’umore o nei livelli di energia, sarebbe opportuno parlarne con un professionista per una valutazione più completa. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Sciré
Capisco perché questa sensazione possa sembrarti paradossale: dopo un periodo lungo in cui ansia e iperattivazione erano diventate quasi familiari, ritrovarsi improvvisamente calmi può risultare stranamente “vuoto”. Il fatto che tu stia meglio non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va: la mente può aver bisogno di un po’ di tempo per riabituarsi a uno stato di minore allerta. Non parlerei però di una vera e propria “astinenza dagli ormoni dello stress”: è più plausibile che tu stia notando il contrasto tra il tuo precedente stato di attivazione e quello attuale. Anche il senso di vuoto mentale momentaneo può essere amplificato dal fatto che ora lo osservi e cerchi di capire cosa significhi. Prova a non controllare continuamente se la mente è “attiva” o se stai sentendo qualcosa: lascia che questo periodo di assestamento faccia il suo corso. Continua con sonno regolare, attività fisica e abitudini equilibrate, senza trasformarle in ulteriori controlli. Se invece l'aumento di energia dovesse diventare marcato, accompagnato da pochissimo bisogno di dormire, forte agitazione o comportamenti insoliti, sarebbe opportuno parlarne con il medico. Per il momento, però, sentirti finalmente tranquillo dopo tanto tempo non è qualcosa che devi necessariamente correggere o temere
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Dopo un periodo prolungato di stress e ansia, può essere comprensibile percepire come insolita una condizione di maggiore calma e benessere, soprattutto quando ci si è abituati a prestare molta attenzione alle proprie sensazioni. Non è però possibile stabilire a distanza quale sia la causa del senso di vuoto mentale che descrive. Può essere utile osservare semplicemente come questa sensazione evolve nel tempo, senza cercare necessariamente di darle un significato immediato. Continui, per quanto possibile, a prestare attenzione anche al sonno, all'energia e al benessere generale. Qualora i cambiamenti dovessero persistere, accentuarsi o risultare fonte di preoccupazione, può essere utile confrontarsi con il proprio medico o con un professionista che possa valutare la situazione nel suo complesso.
Buonasera, da quanto descrive, il fatto che dopo un lungo periodo caratterizzato da stress, ansia, stanchezza e sensazioni di derealizzazione lei stia ora sperimentando un significativo miglioramento è certamente un elemento positivo. È però comprensibile che questo cambiamento possa risultarle inizialmente insolito. Quando per molto tempo siamo abituati a vivere in uno stato di allerta, tensione o intensa attivazione, il ritorno a una condizione di maggiore calma può essere percepito paradossalmente come un “vuoto”: non necessariamente perché ci sia qualcosa che non va, ma perché il nostro sistema mente-corpo deve riadattarsi a una modalità di funzionamento diversa da quella a cui si era abituato. Anche la sensazione di avere la mente momentaneamente “pigra” o di non riuscire ad agganciare un pensiero può comparire in fasi di recupero dopo periodi prolungati di stress e insonnia. Il fatto che lei riferisca di avere energia, di non sentirsi apatico e che il disagio tenda a ridursi quando si distrae sono aspetti rassicuranti. Non parlerei, tuttavia, propriamente di una “crisi di astinenza dagli ormoni dello stress”: si tratta di un'interpretazione intuitiva, ma il funzionamento dello stress è più complesso e non è possibile ricondurre queste sensazioni semplicemente a una diminuzione degli ormoni dello stress. È inoltre positivo che abbia ridotto caffeina e alcol, ripreso l'attività fisica e che il sonno stia progressivamente migliorando. In questa fase può essere utile non controllare continuamente se la sensazione di vuoto sia presente o meno, mantenere regolarità nel sonno e nelle attività quotidiane, coltivare interessi e relazioni e concedersi un po' di tempo per ritrovare spontaneamente il proprio equilibrio. Un aspetto che merita invece attenzione è il cambiamento complessivo del funzionamento rispetto al suo abituale: se l'aumento di energia dovesse associarsi a una marcata riduzione del bisogno di dormire, accelerazione del pensiero o del linguaggio, eccessiva euforia o irritabilità, impulsività o comportamenti insoliti, sarebbe opportuno parlarne tempestivamente con un professionista. Questo non significa che ciò stia accadendo nel suo caso, ma sono elementi che è utile monitorare, soprattutto quando si verifica un cambiamento abbastanza netto dopo un periodo prolungato di difficoltà. In assenza di questi segnali, può darsi semplicemente che lei stia attraversando una fase di riassestamento dopo un periodo impegnativo. Poiché, tuttavia, i sintomi che descrive sono durati a lungo e hanno incluso ansia, derealizzazione e alterazioni del sonno, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, così da comprendere meglio l'origine di questi vissuti e accompagnare in modo adeguato il suo recupero. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve. Quello che descrive non è necessariamente un paradosso: dopo un lungo periodo caratterizzato da tensione, ansia e iperattivazione, può accadere che una condizione di maggiore calma venga inizialmente percepita come estranea, fino ad assumere la forma di un senso di vuoto. Più che chiedersi immediatamente «che cosa mi manca?», potrebbe essere utile osservare come sta imparando a percepirsi ora che quelle sensazioni, divenute nel tempo familiari, non sono più presenti. Anche quella sensazione di “mente vuota” potrebbe quindi essere osservata senza forzarla a diventare subito un problema da risolvere. Per il momento potrebbe essere utile concedersi un po’ di tempo, osservando come evolvono queste sensazioni senza cercare necessariamente di attribuire loro un significato immediato. Anche il miglioramento del sonno potrà contribuire a restituire maggiore continuità e familiarità a questo nuovo equilibrio.
Buonasera, ciò che descrive può effettivamente accadere dopo un lungo periodo caratterizzato da stress e ansia: quando il livello di attivazione si riduce, la nuova condizione di calma può inizialmente risultare insolita e persino generare una sensazione di “vuoto”. Non è necessariamente un segnale di qualcosa che non va, soprattutto considerando che riferisce energia, interessi e una progressiva ripresa del sonno. Più che cercare una spiegazione negli “ormoni dello stress”, proverei a dare tempo al suo organismo e alla sua mente di riabituarsi a questo nuovo equilibrio, senza controllare continuamente le sensazioni. Se però il senso di vuoto o le difficoltà cognitive dovessero persistere o aumentare, sarebbe opportuno parlarne con un professionista. Dott.ssa Janett Aruta. Ricevo online e in studio a Palermo
Buonasera, quello che descrivi può effettivamente risultare strano. Dopo un lungo periodo in cui ansia e stress hanno occupato molto spazio, ritrovarsi improvvisamente più tranquilli può lasciare una sensazione di “vuoto”. A volte ci abituiamo così tanto a uno stato di allerta che la calma, inizialmente, può sembrare quasi insolita. Non è detto quindi che quel senso di vuoto significhi che ci sia qualcosa che non va. Puoi provare a dare al tuo corpo e alla tua mente un po’ di tempo per riabituarsi a questo nuovo equilibrio, senza controllare continuamente le sensazioni che compaiono. Continua a prenderti cura del sonno, dell'attività fisica e delle tue abitudini. Se invece l’aumento di energia dovesse diventare molto marcato, associato a pochissimo bisogno di dormire, forte agitazione o comportamenti insoliti, sarebbe importante parlarne con un professionista. Mi auguro che la tranquillità diventi piano piano qualcosa di familiare
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso questa situazione che, sebbene le sembri paradossale, è in realtà un meccanismo clinico molto noto e frequente al termine di lunghi periodi di stress. Quello che sta sperimentando è una fisiologica fase di riassestamento neuro-cognitivo. Per un anno intero, il suo sistema nervoso ha operato in uno stato di iperattivazione, mantenendo alti i livelli di vigilanza per far fronte alle ondate di ansia. Ora che la sintomatologia sta regredendo, il suo cervello si trova ad affrontare una transizione importante. La sua mente si era abituata a funzionare in costante "modalità emergenza". In assenza di quella stimolazione continua, il cervello percepisce l'attuale calma omeostatica come un'anomalia o un "vuoto", semplicemente perché manca il consueto rumore di fondo dell'ansia a cui si era adattato. Il senso di "mente pigra" e il tentativo del cervello di attivarsi senza successo rappresentano l'inerzia del rimuginio. La mente cerca automaticamente problemi da risolvere o minacce da monitorare (come faceva nei mesi scorsi) ma, non trovandone, genera una transitoria sensazione di spaesamento. Le modifiche allo stile di vita che ha introdotto in autonomia (attività fisica, riduzione di alcol e caffeina) hanno agito come eccellenti stabilizzatori fisiologici, favorendo lo smaltimento dello stress accumulato e il progressivo miglioramento dell'architettura del sonno. L'obiettivo ora è normalizzare questa percezione. È fondamentale accogliere questa sensazione di "vuoto" senza giudicarla e senza tentare di riempirla forzatamente. Continui a mantenere le strategie funzionali che ha già messo in atto, concedendo al suo sistema nervoso il tempo tecnico per ritarare la propria linea di base e imparare nuovamente che l'assenza di allarme è la naturale condizione di benessere. Spero che la sua vita proceda nel modo migliore possibile, un cordiale saluto, Silvio.
Buonasera, in realtà ciò che descrive può essere interessante proprio perché arriva dopo un periodo piuttosto lungo caratterizzato da stress, ansia e derealizzazione. È possibile che, essendosi abituato per molto tempo a uno stato di allerta e di attivazione, il ritrovarsi improvvisamente più tranquillo possa sembrarle quasi “strano”, tanto da interpretare la calma come un senso di vuoto o come se mancasse qualcosa. Cercherei però di non concentrarsi troppo sul tentativo di capire immediatamente che cosa significhi questa sensazione o sul cercare di riempire ogni momento in cui avverte il “vuoto mentale”. Il fatto che, quando si distrae, questa sensazione passi e che lei continui a sentirsi energico e interessato alle attività è un elemento da osservare, senza trasformarlo necessariamente in un nuovo motivo di preoccupazione. Considerando però che ha attraversato un periodo prolungato di ansia, derealizzazione e difficoltà del sonno, le consiglierei di affrontare questi aspetti con uno psicologo. Un percorso potrebbe aiutarla non solo a comprendere meglio ciò che è accaduto, ma anche a riconoscere eventuali meccanismi di monitoraggio e controllo delle proprie sensazioni che possono mantenere l'attenzione costantemente rivolta a ciò che sente. Più che cercare una spiegazione come una sorta di “astinenza dagli ormoni dello stress”, quindi, proverei a concedersi un po' di tempo per abituarsi a questo nuovo stato di maggiore tranquillità, continuando le abitudini che le stanno facendo bene e senza controllare continuamente se il vuoto è ancora presente. Se invece dovesse notare un cambiamento marcato e persistente dell'umore, del sonno o del livello di energia, sarebbe opportuno parlarne anche con il medico. Resto a disposizione.
Gentile utente, la situazione che descrive non è affatto paradossale, anzi, è un fenomeno noto in psicologia e neurobiologia. Dopo un anno di ansia e derealizzazione, il suo sistema nervoso si è "abituato" a uno stato di allerta costante in cui ha attivato la modalità "sopravvivenza". Ora che lo stress è svanito, è probabile che il cervello percepisca la calma come una mancanza, un senso di vuoto. In questa fase, è molto comune associare inconsciamente la calma alla noia, all'apatia o all'insoddisfazione. Quella che lei definisce "mente pigra" è in realtà una mente che sta finalmente riposando e che abbassa i livelli di monitoraggio. Per superare questo disorientamento e riempire questo vuoto in modo sano, potrebbe esserle utile coltivare nuovi hobby, riprenderne di vecchi oppure porsi un piccolo obiettivo nuovo al giorno, canalizzando le energie in attività concrete, anche creative o sportive. Dia tempo al suo corpo e alla sua mente di stabilire un loro equilibrio. Un caro saluto.
Dopo un periodo prolungato di stress e ansia, può accadere che una condizione di maggiore calma venga inizialmente percepita come insolita o persino come una sorta di “vuoto”. Quando per molto tempo siamo abituati a vivere in uno stato di tensione, preoccupazione e allerta, il sistema psicofisico può avere bisogno di tempo per riadattarsi a una condizione di maggiore tranquillità. Anche la sensazione di “vuoto mentale” che descrive potrebbe essere compresa in questo contesto. Il fatto che riferisca di avere energia, di non sentirsi apatico e che questa sensazione tenda a ridursi quando si distrae sono elementi che meritano di essere considerati nel loro insieme. Se sente il bisogno di comprendere meglio ciò che sta vivendo e di dare un senso a queste sensazioni, sarò lieta di ascoltarla e di accompagnarla in questo percorso. Possiamo iniziare da un primo colloquio, uno spazio dedicato a lei, in cui poter raccontare ciò che sta attraversando e approfondirlo insieme. Cordialmente Dott.ssa Elena Sofia Papanikolaou
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