Aiuto non so più cosa pensare. Mio figlio in 3 superiore ha quasi raggiunto il massimo delle assenze

20 risposte
Aiuto non so più cosa pensare. Mio figlio in 3 superiore ha quasi raggiunto il massimo delle assenze per essere bocciato. È un ragazzo uscito dalle medie con l'eccellenza, in primo aveva tutti 8, in secondo ha preso due materie e qst anno ha solo 1 insufficienza ma tante assenze. Non fa i compiti, dice che non gli va. Io nn capisco cosa gli sia successo. Mi dice che li fa, che il gg dopo andrà a scuola e poi mi fa sgolare la mattina e nn si alza quindi mi sento molto presa un giro. Dice che nn vuole essere bocciato, ma si comporta così. Il giorno poi sta sempre con il telefonino in mano, molte volte salta gli allenamenti in palestra, si isola e se provo a parlargli, chiedendogli cosa si sente, e che se si comporta così ce qlc che non va e che nemmeno lui sa, xke nn può abbandonare la scuola così e non affrontare le sue paure e nn basta dire nn mi va xke la vita è fatta di "doveri" da cui nn si può scappare e serve l'istruzione e non può sprecare la sua intelligenza così.
Secondo mio marito è anaffettivo, non gli interessa di nessuno, è un egoista, ci prende in giro e questo xke nn lo abbiamo mai punito, dando la colpa a me che sono troppo permissiva (ma nn posso buttarlo giù dal letto), ho provato anche a togliere PC e telefonino e la reazione è stata che nn andava cmq a scuola. Quindi ora ci parlo e ci ragiono ma mi sembrano parole al vento. Ha fatto 1 seduta con uno psicologo che ha ipotizzato un oppositivo provocatorio, ma nn vuole proseguire xke dice che nn ha nulla e sta bene così. Io vado da uno psicologo anche x aiutarmi ad agire con mio figlio ma ci sono giorni che perdo le staffe e mi arrabbio e sono stanca di dirgli sempre le stesse cose e non ottenere nulla. Con mio marito abbiamo deciso di separarci xke non riusciamo più a comunicare, xke la pensiamo in modo diverso (mio figlio ancora non lo sa). Potrebbe essere che lui vive i silenzi in casa o i litigi e si isola per questo ma la scuola ? Perché non vuole andare a scuola e si vuole rovinare e perdere il suo migliore amico ed i suoi compagni e rimanere indietro. Io gli dico che nn mi interessa se lo bocciano xke mi interessa di più il suo stato mentale, ma non è così xke mi dispiace che butti 1 anno così xke so che ne soffrirebbe anche lui. Non so più come aiutarlo sono disperata. Cosa devo fare ? Grazie
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile mamma,
la situazione che descrive è molto complessa e carica di dolore, frustrazione e senso d’impotenza. Comprendo perfettamente la sua disperazione: vedere un figlio brillante cambiare improvvisamente atteggiamento, isolarsi, perdere motivazione e mettere a rischio il proprio futuro scolastico è una delle esperienze più destabilizzanti per un genitore.

Dalle sue parole emergono diversi segnali importanti:

il forte calo motivazionale,

l’isolamento,

l’uso eccessivo del telefono,

la perdita d’interesse verso attività prima significative,

le difficoltà nel rapporto con voi genitori,

la resistenza ad accettare un aiuto psicologico.

Tutto questo fa pensare che il disagio di suo figlio possa essere profondo, anche se lui non riesce – o non vuole – riconoscerlo. Spesso i ragazzi non hanno ancora gli strumenti emotivi o cognitivi per comprendere o spiegare cosa provano, e possono reagire con chiusura, apatia o oppositività. A volte l’adolescenza esaspera queste dinamiche, ma non vanno mai sottovalutate, soprattutto quando il ritiro scolastico è così marcato.

È fondamentale che lei continui a comunicargli la sua vicinanza affettiva, anche se comprensibilmente si sente esausta. L’insistenza sui “doveri” e sulle “responsabilità” – per quanto razionalmente corretta – potrebbe peggiorare la situazione, se il ragazzo si sente sopraffatto da emozioni che non riesce a decodificare o gestire.

La separazione in corso tra lei e suo marito può essere un fattore importante: i figli percepiscono anche i silenzi e le tensioni non dette, e se non vengono accompagnati in questo cambiamento rischiano di reagire con comportamenti di fuga o blocco.

Nonostante le sue difficoltà a ricevere aiuto, è fondamentale insistere delicatamente ma con fermezza sulla necessità che venga seguito da uno specialista, anche attraverso strumenti indiretti, come gruppi per adolescenti, sportelli d’ascolto scolastici, o attività che possano agganciarlo sul piano emotivo.

Ha fatto molto bene a cercare supporto per sé stessa: anche il suo benessere è prioritario, perché un genitore stanco, arrabbiato o solo non può reggere a lungo. Ma ora più che mai è necessario costruire una rete di sostegno attorno a vostro figlio, con l’aiuto di professionisti preparati che possano valutare approfonditamente il suo stato psicologico.

Sarebbe utile e consigliato, per approfondire la situazione e trovare strategie adeguate, rivolgersi a uno specialista che possa seguire vostro figlio in un percorso più continuativo e mirato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa




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Dott.ssa Giulia Virginia La Monica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trento
Gentile Utente,
sono spiacente della situazione che riporta, immagino lo stato emotivo.
Ci sarebbero delle domande necessarie per indagare ulteriormente, ma dato il contesto Le consiglio di approfondire quanto Le è possibile con il/la collega che conosce meglio la situazione (ad es. rispetto a come porsi in quanto genitore, sulla comunicazione al figlio della separazione e come poterlo meglio coinvolgere in un supporto individuale).
Se il figlio non desidera un supporto si può valutare di optare per una terapia indiretta (ovvero lavorare sul Suo modo di porsi); infatti le relazioni sono circolare, ovvero ci si influenza reciprocamente.
Un saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

lei è portatrice di una istanza familiare, ed è in una psicoterapia familiare che potrebbero esser affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con suo marito e suo figlio, sarebbe una occasione di crescita per tutto il nucleo familiare.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Leonardo Provini
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua esperienza di genitore e le sue preoccupazioni. Da quanto racconta, mi sembra che tutti voi stiate vivendo un momento difficile. È comprensibile che un adolescente, come suo figlio, possa manifestare la propria sofferenza chiudendosi e cercando spazi privi di tensioni e preoccupazioni. Questo, tuttavia, comporta il rischio di un disinvestimento nelle sue attività — ad esempio la scuola, lo sport — e, indirettamente, nel rapporto con gli amici, come giustamente sottolinea nella sua analisi.

Probabilmente, suo figlio potrebbe trarre beneficio da un’eventuale psicoterapia individuale. Tuttavia, non è possibile obbligare un ragazzo a intraprenderla e, anzi, a volte ciò può risultare controproducente. Mi sembra, inoltre, che la sua scelta di iniziare un percorso personale possa rivelarsi, nel lungo periodo, vincente.

Un'altra possibile soluzione che mi viene in mente potrebbe essere quella di contattare un terapeuta familiare, che possa aiutarvi anche nella comunicazione della separazione (non è detto, infatti, che suo figlio l’abbia già compresa appieno). In questo modo si potrebbe stabilire un primo contatto utile anche in vista di un’eventuale terapia individuale. Inoltre, si trasmetterebbe il messaggio che tutto il nucleo familiare — mamma e papà compresi — sta soffrendo in questo momento difficile di riorganizzazione e che, insieme, è possibile collaborare per affrontare il presente e costruire nuove prospettive future.
Spero di essere stato di aiuto e resto a disposizione
Dott.ssa Cristina Sinno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cara mamma,
le sue parole trasmettono tutta la preoccupazione, il dolore e anche la fatica, e ha pienamente ragione a sentirsi così. È evidente che ama profondamente suo figlio e che sta cercando in tutti i modi di capirlo e aiutarlo. Quando un ragazzo cambia così tanto, smette di impegnarsi, si isola e sembra chiudere le porte al dialogo, spesso sta vivendo un disagio che nemmeno lui riesce a spiegare. Non si tratta di “non voler fare”, ma di non riuscire più a farlo come prima. In queste situazioni, è importante avere uno spazio di ascolto per Lei, per suo figlio e anche per provare a vedere insieme cosa sta accadendo davvero in questo momento così delicato per tutti. Se le fa piacere, possiamo prenderci un tempo per incontrarci, parlarne con calma e cercare insieme un modo per affrontare tutto questo, passo dopo passo. Se vuole può prenotare un colloquio con me, così da iniziare questo percorso con il rispetto e la cura che meritate. Può contattarmi per qualsiasi informazione, sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Dott.ssa Federica Gigli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
la situazione che descrive è complessa e dolorosa, e traspare tutta la fatica di una madre che cerca di capire e aiutare un figlio che sembra chiudersi sempre di più. Il calo della motivazione, le numerose assenze, il ritiro sociale, la difficoltà a mantenere l’impegno scolastico e sportivo, uniti al rifiuto di proseguire un percorso psicologico, possono essere segnali di una sofferenza emotiva che lui stesso non riesce a nominare. Non è raro che in adolescenza il disagio si manifesti così: dietro l’oppositività o l’apatia può esserci confusione, paura o difficoltà a dare un senso a quello che si prova. Anche i cambiamenti familiari in corso, come la separazione, pur se ancora non comunicata, possono essere vissuti profondamente dal ragazzo, anche se non verbalizzati. È importante che lei continui a mantenere un dialogo aperto, anche se faticoso, cercando un equilibrio tra il contenimento e l’ascolto. Il fatto che lei stia seguendo un percorso di supporto è già una risorsa preziosa. A volte i ragazzi impiegano tempo prima di accettare un aiuto, ma sapere che c’è uno spazio possibile, senza pressioni, può fare la differenza.
Rimango a disposizione per ulteriori confronti o dubbi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Barbara Severi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Pesaro
Intanto comunicargli la decisione che i suoi genitori si separano. Poi prendere posizione nei suoi confronti (la mattina ci si alza e si va a lavorare, il suo lavoro è andare a scuola) e convincerlo ad andare da uno psicologo, magari con la scusa della separazione.
Dott.ssa Ilva Salerno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Gentile mamma, quello che descrive non è solo un insieme di comportamenti scolastici o familiari problematici: è il segnale di un disagio più profondo, che suo figlio, forse, non riesce ancora a nominare. Il suo rifiuto di alzarsi, l’apatia, l’isolamento, la discontinuità con le attività che prima gli piacevano e l’apparente disinteresse per le conseguenze delle sue scelte, potrebbero non essere un “non voler fare”, ma un “non riuscire a fare”. Gli adolescenti, in certi momenti, si trovano in un conflitto interno tra ciò che dicono di volere e ciò che realmente riescono a mettere in atto: può dire di non voler essere bocciato, eppure comportarsi in modo da avvicinarsi a quel rischio, come se qualcosa dentro di lui stesse comunicando in una lingua difficile da tradurre. Il suo comportamento può sembrare provocatorio o egoista, ma può anche essere un modo per difendersi da qualcosa che non riesce a reggere. E non è detto che lui stesso sappia cosa. Lei ha già compiuto passi importanti: ha cercato un supporto per sé, ha provato a mettere dei limiti, ha offerto a suo figlio la possibilità di incontrare uno psicologo. Nonostante il suo rifiuto, continuare a proporre uno spazio di ascolto – magari presentandolo non come “cura” per qualcosa che non va, ma come luogo in cui semplicemente essere ascoltato senza giudizio – può, nel tempo, diventare una porta aperta. Talvolta è più efficace che questa proposta arrivi da qualcuno al di fuori della famiglia, una figura esterna di riferimento, come un insegnante o il medico di base. Anche la scuola può essere una risorsa: se non lo ha già fatto, provi a mettersi in contatto con i docenti o con il coordinatore di classe per condividere le sue preoccupazioni. In molte scuole è presente uno sportello d’ascolto psicologico, che può essere offerto in modo informale, senza pressioni, e che a volte rappresenta un primo aggancio meno “esposto” rispetto alla terapia individuale. Capisco anche quanto la situazione familiare possa pesare. I conflitti con suo marito, la scelta difficile della separazione, anche se non ancora esplicitata a suo figlio, possono comunque essere percepiti e generare tensione emotiva. I ragazzi “sentono” ciò che non viene detto, e talvolta reagiscono chiudendosi, come se non sapessero dove collocare tutto ciò che provano. È importante che continui a prendersi cura anche di sé, come sta facendo. Il fatto che abbia chiesto aiuto per se stessa è un gesto di grande forza e lucidità. In un momento in cui tutto sembra sfuggire, poter contare su uno spazio in cui rielaborare pensieri, emozioni, scelte, è prezioso. Nessuno ha una formula magica per gestire tutto questo, ma lei sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità. Forse, ora, può essere utile anche concedersi il diritto di non trovare subito una soluzione, ma di stare vicino a suo figlio in un altro modo: rimanendo presente, anche nel silenzio, anche nella frustrazione. Mostrandogli che, anche quando sembra respingere tutto, c’è ancora qualcuno disposto ad esserci, senza condizioni. Non è sola. Il fatto che oggi stia chiedendo “Cosa posso fare?” è già una dimostrazione del suo coraggio e del suo impegno. Se vuole, possiamo pensare insieme a un modo per riaprire il dialogo con lui, o a come coinvolgere al meglio la scuola e le risorse del territorio. Resto a disposizione.

Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua difficile condivisione. Io credo che in questo caso potrebbe essere utile una terapia familiare: lei sta vivendo un momento difficile nella coppia, immagino, vista la scelta di separarvi, ed è possibile che la situazione di coppia abbia degli effetti anche sul comportamento di suo figlio, è possibile che utilizzi la scuola come mezzo per esprimere e manifestare il suo malessere e la sua fatica (suo figlio non lo sa, ma c'è la possibilità che il malessere della coppia sia stato percepito e assorbito da lui, anche senza una comunicazione diretta). Per questo io credo che potrebbe essere importante attivare una terapia familiare che permetta a ciascuno di voi di poter essere visto e compreso dagli altri, e di poter sostenere vostro figlio anche nonostante la scelta della separazione. Se avesse altre domande o avesse bisogno di ulteriore supporto mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Gentile "mamma", chiede cosa deve fare.. certo le.ha.provate un po tutte.
Questo periodo per i giovani è terribilmente difficile, sono ormai in balia di mondi paralleli.
Le consiglio di continuare ad interessarsi di lui, anche se comprendo bene la.sua stanchezza e preoccupazione.
Le.auguro di venirne a capo.
Un saluto
Claudia m
Dott.ssa Roberta Ravolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
grazie per aver condiviso con tanta sincerità e dolore quello che state vivendo. Le sue parole raccontano una grande fatica, un senso di impotenza e un amore profondo per suo figlio, che oggi sembra imprigionato in un comportamento che fa male a lui e a chi gli vuole bene.

Quello che descrive è un momento complesso, in cui si intrecciano difficoltà personali, relazionali e familiari. L’isolamento di suo figlio, la sua apparente indifferenza, le assenze scolastiche e la distanza che si è creata tra voi — così come la tensione con suo marito — sono tutti segnali che meritano attenzione e cura, senza colpevoli, ma con uno sguardo condiviso sul “che cosa fare, insieme”.

In questi casi, un percorso di psicoterapia familiare può essere uno spazio prezioso in cui ciascuno possa esprimere ciò che vive e iniziare, con il supporto di un professionista, a comprendere insieme cosa sta accadendo. Non si tratta di “trovare chi ha sbagliato”, ma di costruire nuove modalità di comunicazione e di vicinanza, che possano aiutare suo figlio a ritrovare fiducia e motivazione, e voi genitori a sentirvi meno soli e più efficaci nel sostenerlo.

Per questo la invito a valutare un primo incontro in studio con tutti i membri disponibili del nucleo familiare. Sarà un momento di ascolto e di orientamento, utile anche per capire come rendere l’ambiente di casa più accogliente e funzionale al benessere emotivo di ciascuno, senza aumentare il senso di colpa, ma cercando insieme soluzioni che abbassino i livelli di ansia e frustrazione.

Resto a disposizione per organizzare un primo colloquio e per rispondere a eventuali domande sul percorso.
Dott.ssa Mafalda Russo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Buongiorno, comprendo la fatica di dover gestire le angosce di suo figlio, il dolore della separazione e le sue sofferenze individuali. Suo figlio sta attraversando un periodo "buio", un malessere emotivo che non riesce a spiegare. In questo momento ha bisogno di sentire che non è solo, di essere ascoltato senza giudizio e non avere, al momento, pressioni per lo studio. Anche per lei sarebbe utile avere un supporto nel gestire tutte le sofferenze che in questo periodo la assalgono. Uno spazio per affrontare il suo senso di colpa, rabbia e frustrazione. Se ha piacere, le offro la mia disponibilità e provare insieme a trovare una direzione.
Dott.ssa Mafalda Russo
Dott.ssa Roberta Cortese
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Reggio Calabria
Salve signora. Mi dispiace, percepisco il suo dolore e la forte frustrazione e sicuramente non ci sono dei consigli o delle risposte che possono modificare una situazione cristallizzata chissà da quanto tempo. La esorto intanto a trovare il suo spazio di parola con il/la sua terapeuta e provare ad offrire a suo figlio ascolto attivo e incondizionato. Ai ragazzi manca principalmente ascolto e si sentono solo giudicati ed etichettati con un voto. Se riuscirà ad aprire un canale di comunicazione con suo figlio (cosa che le auguro) provi a fare solo un patto con lui che vada in terapia per capire il perché del suo blocco. Solo questo, solo una presa d'impegno per iniziare la terapia. Del resto signora alla peggio cosa può succedere? Perdere l'anno... e forse in certi casi può essere anche un momento educativo se a questo ragazzo si dà una cornice di supporto e contenimento. In bocca al lupo!
Dott.ssa Danila Bardi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Gentile Signora,

La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità il momento complesso che sta vivendo all’interno della sua famiglia. Dalle Sue parole emerge chiaramente quanto si stia prendendo cura di Suo figlio con attenzione, preoccupazione e affetto, nonostante il senso di stanchezza e impotenza che può nascere quando, nonostante gli sforzi, non si riesce a creare un dialogo efficace con chi si ama.

Il comportamento di suo figlio – il ritiro scolastico, l’isolamento, la chiusura, la difficoltà ad assumere responsabilità – può essere letto, in una prospettiva sistemico-relazionale, non tanto come una semplice opposizione o svogliatezza, ma come un segnale di disagio che sta cercando di esprimersi attraverso il corpo, le azioni (o le non-azioni), i silenzi.

In adolescenza, capita spesso che i ragazzi non riescano a dare un nome a ciò che provano. A volte non sanno cosa sentono, altre volte non trovano le parole per comunicarlo, oppure non si sentono pronti a farlo. E mentre cercano faticosamente una forma per raccontare la loro sofferenza, sono i genitori – come sta facendo Lei – a portarne il peso più grande, cercando di decifrare quei segnali.

Comprendo quanto possa essere frustrante vedere un figlio brillante, con un buon potenziale, allontanarsi dagli impegni, dagli amici, dalle passioni. In questi casi, più che forzare la ripresa scolastica o “convincerlo” razionalmente, può essere utile provare a restare accanto a lui in modo diverso, mantenendo un canale di vicinanza e fiducia, anche se al momento sembra a senso unico.

Il lavoro che sta già facendo su di Sé, con il sostegno di uno psicologo, rappresenta una risorsa fondamentale. A volte, può essere utile anche coinvolgere figure esterne che non siano percepite come giudicanti o “genitoriali”: un terapeuta per adolescenti, un educatore, un adulto significativo. Non per forzarlo, ma per offrirgli un’altra possibilità di contatto, un altro linguaggio.

Anche se oggi può sembrare che tutto ciò che gli dice non venga ascoltato, Le assicuro che la presenza costante, la coerenza affettiva e la disponibilità all’ascolto sono semi che, nel tempo, possono generare movimento e cambiamento.

Resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi ulteriormente su come accompagnare Suo figlio in questo momento delicato, o semplicemente per sentirsi un po’ meno sola nel portare questo peso.

Con stima e partecipazione,
Dott.ssa Danila Bardi
Dott.ssa Federica Bellò
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Grazie per aver scritto queste parole così dense di dolore, frustrazione e amore. Se fossi al tuo fianco come psicologo, ti direi prima di tutto: non sei sola, non sei una madre inadeguata, e stai già facendo molto più di quanto credi. La tua fatica è reale e comprensibile.
Tuo figlio non è “pigro” o semplicemente disinteressato. Qualcosa dentro di lui sta lottando, anche se lui non sa ancora dirti cosa. Il ritiro dalla scuola, l’apatia, la rabbia, le bugie, il rifiuto dell’aiuto… sono tutti segnali di un disagio profondo, forse legato alla sua crescita, alla separazione imminente, o ad altre fragilità che non riesce a esprimere.
Il fatto che dica "sto bene così" non significa che stia bene. È un meccanismo di difesa. Rifiutare lo psicologo è spesso parte della stessa difficoltà: non voler affrontare un dolore che si teme troppo grande o troppo confuso da nominare.
Ti dico con forza: non è troppo tardi. E non tutto è perduto.
Ecco alcuni spunti:
1.⁠ ⁠Rinforza la relazione, non la prestazione. Anche se è dura, prova a metterti accanto a lui con meno giudizio e più ascolto. Parla meno di scuola, più di lui: "Mi sembri stanco. Ti va di dirmi cosa senti davvero, anche se non riesci a spiegarlo bene?"
2.⁠ ⁠Resta ferma nei limiti, ma senza punizioni vuote. Se togli il telefono, spiegagli perché: non per vendetta, ma per proteggerlo dal chiudersi ancora di più.
3.⁠ ⁠Coinvolgi adulti significativi, se ce ne sono: un insegnante di fiducia, uno zio, un educatore… A volte un ragazzo si apre fuori dalla famiglia.
4.⁠ ⁠Continua il tuo percorso psicologico: è una delle cose migliori che puoi fare per lui. Quando un genitore cambia sguardo, anche il figlio lentamente si muove.
5.⁠ ⁠La separazione dei genitori è un tema forte: anche se non lo sa ufficialmente, lo sente. Sarà fondamentale trovare un modo per parlargliene con calma, insieme, senza accusarvi.
In certi casi può essere utile affronatre un percorso di sostegno psicologico alla genitorialità.
Tu stai già cercando aiuto, e questo è il passo più importante. Non mollare. Tuo figlio ha ancora bisogno di te, anche se oggi lo mostra nel modo più difficile.

Dott. Giovanni Mingoia
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Salve, sicuramente il clima teso all'interno del nucleo familiare non aiuta nessuno in modo particolare suo figlio. Se quest'ultimo rifiuta un aiuto da parte di un esperto consiglio a lei di continuare a lavorare su se stessa. Consiglio che mi sento di estendere pure a suo marito in modo da aiutare indirettamente anche vostro figlio.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno signora. Sembra una situazione abbastanza grave poiché sembra che suo figlio possa aver sviluppato dei sintomi depressivi al quale reagisce tramite l'opposizione in alcuni casi. Reputo importante il fatto che suo figlio possa essere seguito, nel caso valuti anche nel pubblico se la situazione peggiora, perché sembra in un momento molto difficile dove voi familiari probabilmente in questo momento rappresentate più una fonte di stress che di supporto dato il suo malessere e il clima in casa che ha descritto.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Anna Maria Chiaia
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Reggio Calabria
Buongiorno, provi a proporre a suo figlio un percorso con uno psicologo, potrebbe aiutarlo a capire meglio il perché della sua scelta di non andare a scuola e potrebbe anche essere utile per affrontare in modo più sereno il periodo adolescenziale periodo di notevoli cambiamenti.
cordialmente
Dott.ssa Chiara Rogora
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Varese
buongiorno,
per rispetto della complessità della situazione da lei descritta, La invito a contattarmi in modo da parlarne direttamente.

cordialmente, Chiara Dottoressa Rogora
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
La situazione che vivi è davvero complessa e carica di tensione, ma non sei sola. Il comportamento di tuo figlio può essere il segnale di un disagio interiore più profondo, anche se lui nega. Continuare il tuo percorso di supporto psicologico è fondamentale, sia per te che per sostenere tuo figlio con maggiore lucidità. Potrebbe essere utile coinvolgere anche uno psicologo scolastico. Tuo figlio ha bisogno di essere ascoltato, contenuto e aiutato, ma con tempi suoi. Tu stai facendo già moltissimo

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