Salve, mia madre ha iniziato (già da un po di anni ma a momenti alterni) a manifestare delle paranoi
Salve, mia madre ha iniziato (già da un po di anni ma a momenti alterni) a manifestare delle paranoie nei confronti di altri (prima colleghi adesso chiunque si relazioni con lei) riguardo ciò che questi ultimi pensano di lei, arrivando a pensare che stiano tutti d’accordo per farle pagare chissà cosa. Non crede a noi familiari stretti che cerchiamo di distoglierla da questi pensieri e non accetta l’aiuto di psicologi. Come possiamo aiutarla? Questo problema può avere altra natura di tipo biologico / fisiologico?
10 risposte
Buongiorno. Sì un cambiamento di questo tipo, soprattutto se comparso o peggiorato con l’età, merita una valutazione medica e non va dato per scontato che sia soltanto un problema psicologico. Le convinzioni che descrive ( l'idea che gli altri parlino di lei, siano tutti d'accordo contro di lei o vogliano farle “pagare” qualcosa, accompagnata dalla difficoltà ad accettare rassicurazioni ) possono rientrare in un quadro di ideazione paranoide, ma le cause possibili sono diverse. ll primo passo che suggerirei è il medico di base. Potreste spiegargli privatamente ciò che state osservando, eventualmente anche con una breve cronologia: quando sono comparsi gli episodi, quanto durano, cosa li precede, quanto interferiscono con la vita quotidiana e se nel frattempo sono cambiati memoria, sonno, umore, comportamento o autonomia. Il medico potrà decidere se siano indicati esami ematici, una valutazione cognitiva/neurologica e/o un consulto psichiatrico. Lo psichiatra, in particolare, non serve soltanto per “dare una terapia”: può aiutare a distinguere un disturbo psichiatrico primario da un quadro secondario a una condizione medica o neurologica. Rispetto alle convinzioni di sua madre, dato che non accetta le vostre rassicurazioni, non insistete nel cercare di convincerla che si sbaglia ma cercate di accogliere e riconoscere le sue emozioni sottostanti alla convinzioni che riportava sopra, probabilmente paura, rabbia, tristezza.
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Buongiorno, quello che descrive merita certamente attenzione, soprattutto perché questi pensieri di sospettosità e persecuzione sembrano persistere nel tempo e sua madre appare difficilmente rassicurabile dalle persone che le sono vicine. Eviterei di cercare di convincerla continuamente che ciò che pensa non è vero: quando una convinzione è molto radicata, il confronto diretto può aumentare diffidenza e conflittualità. È generalmente più utile accogliere l’emozione senza confermare la convinzione: ad esempio, riconoscere che per lei quella situazione deve essere molto preoccupante, cercando poi di accompagnarla verso una valutazione professionale. È inoltre importante rispondere alla sua seconda domanda: sì, è opportuno escludere anche possibili cause mediche o neurologiche. Sintomi di questo tipo possono avere diverse origini e non è possibile comprenderle senza una valutazione completa. Le linee guida raccomandano infatti, in presenza di sintomi psicotici o persecutori, una valutazione sia psichiatrica sia medica, considerando anche eventuali patologie organiche, farmaci e uso di sostanze. Se sua madre rifiuta lo psicologo, potreste inizialmente proporle una visita dal medico di base, presentandola come un controllo generale piuttosto che come il tentativo di dimostrarle che “ha un problema psicologico”. Potreste anche voi familiari chiedere una consulenza professionale per imparare come relazionarvi con lei e gestire queste situazioni; gli interventi di supporto alla famiglia possono essere molto utili. Se dovessero comparire forte agitazione, comportamenti pericolosi, minacce verso sé stessa o altre persone, o un evidente peggioramento del contatto con la realtà, sarebbe invece necessaria una valutazione urgente.
Buongiorno, da quello che racconta sembra che sua madre stia vivendo da tempo delle convinzioni persecutorie, cioè la sensazione che gli altri ce l’abbiano con lei, la giudichino o siano addirittura d’accordo per danneggiarla. Naturalmente, con così poche informazioni non è possibile capire quale sia l’origine del problema né formulare una diagnosi. È però importante non dare per scontato che si tratti necessariamente di un problema psicologico. Soprattutto quando questi pensieri compaiono o aumentano in età adulta/avanzata, è opportuno escludere anche possibili cause mediche, neurologiche, effetti di farmaci o altre condizioni che possono influenzare il funzionamento cognitivo e la percezione della realtà. Per questo, più che cercare di convincerla che “si sbaglia”, potrebbe essere utile accompagnarla innanzitutto dal medico di base, magari presentando la visita come un controllo generale. Sarebbe importante riferire al medico anche ciò che voi familiari osservate, perché la persona stessa potrebbe non riconoscere il problema o non considerarlo tale. Nel rapporto quotidiano, invece, eviterei sia di confermare le sue convinzioni (“sì, ce l’hanno tutti con te”) sia di contraddirla continuamente cercando di dimostrarle che non è vero. Può essere più utile riconoscere la sua emozione senza avallare l'interpretazione: *“Capisco che questa situazione ti faccia sentire minacciata e preoccupata; io la sto vedendo diversamente, ma possiamo cercare insieme di capire cosa sta succedendo.”* Se questi pensieri diventassero improvvisamente molto più intensi, comparissero forte confusione, allucinazioni, comportamenti aggressivi o il rischio che possa fare del male a sé o ad altri, sarebbe invece necessario chiedere rapidamente una valutazione medica. Il fatto che non accetti l'aiuto psicologico non significa quindi che non possiate fare nulla: il primo passo potrebbe essere proprio una valutazione medica, lasciando eventualmente che sia il professionista a suggerire, se necessario, un approfondimento psicologico o psichiatrico. In bocca al lupo!
Buongiorno, mi pare una problematica da inquadrare in ambito psichiatrico con uno specialista che possa effettuare una valutazione diretta. Se sua madre ha un buon rapporto col medico di famiglia potrebbe essere una buona opzione discutere di questa opzione insieme al MMG e iniziare così ad affrontare l'argomento
Buonasera, il suggerimento è quello di prenotare una visita da uno psichiatra, magari parlandone prima con il suo medico di base che può aiutare nella scelta della via terapeutica da percorrere. Saluti.
Apparentemente da quanto descritto sembra una forma di psicosi con tratto paranoide quindi di competenza psichiatrica in prima istanza, ma esistono forme iniziali di Alzheimer che si manifestano in questo modo per cui può eseguire dei test sul decadimento cognitivo presso una psicologia clinica dell'azienda sanitaria del luogo in cui risiede (meglio impegnativa del curante) ed eventuali indagini TAC cranica per eventuali masse cerebrali che possono talvolta anch'esse modificare il comportamento
Buongiorno, sarebbe importante capire l'età della mamma e la situazione in cui ha iniziato a svilupparsi tale problematica. Potete provare a rivolgervi intanto al medico di base per una prima valutazione. E' chiaro che se la mamma non si fa aiutare, diventa difficile fare qualcosa. Dovete capire chi di voi possa metterla maggiormente alle strette o farla ragionare, come per esempio il marito. La paranoia ha un'origine psicologica, ma è giusto anche capire se ci sono problematiche neurologiche, ma dipende da tanti fattori. Cordiali saluti
Gentile utente, quello che descrive merita di essere preso sul serio, senza però cercare di convincere sua madre che le sue convinzioni siano semplicemente “sbagliate”. Quando una persona vive come reale l'idea che gli altri siano contro di lei, contraddirla ripetutamente può aumentare la diffidenza e rendere più difficile accettare un aiuto. Può essere più utile riconoscere la sua paura senza confermare la sua interpretazione: “Capisco che questa situazione ti faccia sentire minacciata, vediamo insieme come possiamo aiutarti a stare meglio”. Sarebbe comunque importante che sua madre facesse una valutazione medica e, se possibile, psichiatrica. Sintomi di questo tipo possono avere diverse origini: psicologiche o psichiatriche, ma anche mediche, neurologiche, legate a farmaci, sostanze o ad altre condizioni fisiche. Per questo è importante non fermarsi a una spiegazione psicologica senza una valutazione complessiva. Se rifiuta lo psicologo, potreste proporle inizialmente un controllo dal medico di base, presentandolo non come “devi curarti perché hai un problema”, ma come un modo per capire insieme cosa stia contribuendo a questo cambiamento. Può essere utile anche annotare quando compaiono questi episodi, quanto durano, eventuali cambiamenti nel sonno, nella memoria, nell'umore o nei farmaci assunti. Se invece il cambiamento diventasse improvviso o molto rapido, comparissero confusione marcata, allucinazioni, forte agitazione o comportamenti pericolosi per lei o per altri, sarebbe necessario richiedere una valutazione medica urgente. Un caro saluto.
Buongiorno, sarebbe opportuno che sua madre si sottoponesse ad un consulto psichiatrico. La problematica di cui parla potrebbe esser molto seria e richiedere anche un sostegno farmacologico. Cordialmente Dott. Diego Ferrara
Gentile La ringrazio per la fiducia e per la grande sensibilità con cui condivide una situazione così complessa, logorante e dolorosa per l'intero nucleo familiare. Vivere accanto a una persona cara che sviluppa un sistema di convinzioni persecutorie o paranoidee — sentendosi al centro di trame o complotti orditi da colleghi e conoscenti — genera un profondo senso di impotenza, frustrazione e preoccupazione in chi le sta accanto. Rispondo subito alla sua seconda domanda, di natura clinica e fondamentale per orientarsi: sì, quadri di questo tipo possono assolutamente avere anche una natura biologica, fisiologica o neurobiologica, oltre che psicologica. Analizziamo con precisione clinica i due interrogativi che ha posto: La natura biologica, fisiologica o medica del problema Quando un quadro di sospettosità persecutoria (paranoia) insorge o si accentua in età adulta o avanzata (ma non esclusivamente), è di vitale importanza escludere cause di natura organica prima di attribuirlo unicamente a dinamiche psicologiche. Tra le possibili cause di origine biologica o fisiologica figurano: Fattori Endocrini e Metabolici: Alterazioni della tiroide (come ipotiroidismo o ipertiroidismo), squilibri elettrolitici o carenze vitaminiche (es. vitamina B12) possono incidere significativamente sul tono dell'umore e sulla stabilità del pensiero. Problematiche Neurologiche o Vascolari: Iniziali alterazioni della microcircolazione cerebrale o processi neurodegenerativi possono manifestarsi inizialmente con un aumento della rigidità di pensiero e della diffidenza verso l'esterno. Effetti collaterali di farmaci o sostanze: L'assunzione o l'interazione di determinati farmaci prescritti per altre patologie può indurre stati di forte allarme o idee persecutorie. Variazioni ormonali legate all'età: Anche fasi di transizione biologica (come la menopausa o l'invecchiamento) possono amplificare la vulnerabilità allo stress e all'ansia persecutoria. Per questo motivo, il primo passo concreto consiste nel valutare una visita medica generale o geriatrica/neurologica, magari sfruttando un pretesto legato a controlli di routine ("mamma, facciamo gli esami del sangue generali per la pressione e la stanchezza"), così da escludere cause organiche. Perché i familiari non riescono a convincerla e lei rifiuta lo psicologo? Il motivo per cui i tentativi dei familiari di "distoglierla" con la logica non funzionano risiede nel funzionamento stesso di queste convinzioni: La non-criticabilità del pensiero: Per sua madre quelle sensazioni non sono "dubbi", ma realtà assolute. Cercare di dimostrarle che si sbaglia la porta solitamente a sentirsi incompresa, giudicata o addirittura a includere anche voi familiari nel "complotto" (sentendosi dire "Non credete a quello che passo"). Il rifiuto dello psicologo: È estremamente comune che persone con tratti paranoidei rifiutino l'aiuto specialistico, poiché vivono la proposta come la conferma che "qualcosa non va in loro" o che gli altri la considerano "pazza". Come potete aiutarla concretamente? (Linee guida per i familiari) Poiché non è possibile forzarla a un trattamento psicologico diretto e poiché le discussioni logiche logorano le vostre energie senza produrre effetti, è necessario cambiare strategia relazionale: Spostare il focus dal "contenuto" al "vissuto emotivo" Evitate di discutere sui fatti (es. "Ma no, i colleghi non ce l'hanno con te"). Annullate il dibattito sulla realtà del complotto e concentratevi sulla sofferenza che sta provando: "Vedo quanto questa situazione ti stia facendo stare male e quanto tu ti senta sotto pressione e stanca. Mi dispiace molto vederti così in ansia." Validare la sofferenza (senza confermare la realtà oggettiva del complotto) aiuta a farla sentire meno sola e meno sulla difensiva. Coinvolgere il Medico di Medicina Generale (MMG) Spesso la figura del medico di base è quella che gode di maggiore autorevolezza e fiducia. Potete anticipare la situazione al medico di famiglia (magari andando voi a parlargli prima da soli), chiedendogli di convocarla per un controllo generale e di verificare con tatto il suo stato di stress e di salute generale. Proteggere il benessere della famiglia Vivere accanto a una persona con paranoie continue è estenuante. Voi familiari avete il diritto e il dovere di proteggere le vostre energie. Se sentite che il carico emotivo sta diventando insostenibile, valutate voi stessi un colloquio di consulenza psicologica: vi servirà per apprendere strategie comunicative efficaci, ridurre il senso di colpa e gestire lo stress di questa complessa dinamica di cura. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci
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