Buongiorno , sono in una relazione dove da un anno e più mi sento sempre ripetere ti voglio bene ma
Buongiorno , sono in una relazione dove da un anno e più mi sento sempre ripetere ti voglio bene ma non sono innamorata e il perchè sono io e il mio blocco sostenuto dal tuo passato di ex tossicodipendente. Io sono esausto di questa vecchia etichetta. Lei sta male perchè non si sente completamente trasparente con figlia e famigliari. Cosa posso fare io ?
10 risposte
Caro Anonimo, immagino quanto possa essere difficile e avvilente sentirsi ancora riportato a un'etichetta del passato da "ex tossicodipendente". Questa è la spiegazione che propone la sua compagna ma non è detto che sia questo motivo a porre un freno alla vostra relazione e forse le difficoltà a essere trasparente con la famiglia e la figlia parlano più delle difficoltà di lei che sue. Mi ha colpito però l'affermazione della sua compagna di non essere innamorata: hai mai riflettuto attentamente su quanto possa essere il nucleo centrale intorno al quale aprire un dialogo? Le auguro che quanto prima possa trovare le risposte che sta cercando. Buona vita!
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Caro utente, la parola che mi colpisce maggiormente nel suo racconto è “etichetta”. Essere guardati attraverso qualcosa che appartiene al proprio passato può diventare molto doloroso, soprattutto quando si sente di aver attraversato quella parte della propria storia, di averla affrontata e di non voler più coincidere interamente con essa. È comprensibile, quindi, che dopo più di un anno lei si senta esausto. Allo stesso tempo, proverei a non fermarmi soltanto alla domanda su come convincere la sua compagna a liberarsi di questa immagine. Lei dice: “ti voglio bene ma non sono innamorata” e attribuisce questo blocco al suo passato. Ma siamo certi che quel passato sia davvero l'intero problema? Oppure potrebbe essere diventato, nella relazione, il modo attraverso cui la sua compagna riesce a dare un nome a qualcosa di più complesso che lei stessa fatica a comprendere? C'è poi un elemento che mi sembra particolarmente significativo: la sua compagna dice di stare male perché non riesce a essere completamente trasparente con la figlia e con i familiari. Mi domando allora quanto il conflitto riguardi veramente lei e quanto, invece, appartenga alla sua compagna: al rapporto con il giudizio degli altri, all'immagine che sente di dover mantenere, alle proprie paure e forse anche al desiderio che non riesce pienamente ad assumersi. Lei domanda: “Cosa posso fare io?”. Forse potrebbe essere interessante trasformare leggermente la domanda: perché sente che debba essere ancora lei a fare qualcosa affinché l'altra riesca ad amarla? Dopo un anno trascorso ad ascoltare “ti voglio bene, ma non sono innamorata”, che posto sta occupando lei in questa relazione? Sta aspettando di essere finalmente scelto? Sta cercando di dimostrare di non essere più l'uomo del suo passato? E quanto può diventare faticoso vivere una relazione nella quale ci si sente continuamente chiamati a dimostrare di essere diventati “altro”? Il suo passato certamente esiste e non avrebbe senso cancellarlo. Ma avere avuto una dipendenza non significa essere per sempre soltanto “l'ex tossicodipendente”. È una parte della sua storia, non necessariamente la definizione della sua identità presente. Forse il punto potrebbe essere proprio iniziare a chiedersi quanto anche lei, attraverso il bisogno di essere riconosciuto diversamente dalla sua compagna, sia ancora in qualche modo legato a quell'etichetta. Non le direi quindi né di restare né di andare via. Proverei piuttosto a interrogare ciò che questa relazione le sta facendo vivere: cosa rappresenterebbe per lei essere finalmente scelto e amato da questa donna nonostante il suo passato? E, soprattutto, cosa accadrebbe dentro di lei se smettesse di aspettare che sia lo sguardo della sua compagna a stabilire chi è oggi? Forse è proprio da quest'ultima domanda che può iniziare ad emergere qualcosa di nuovo. Con cura, Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buongiorno, comprendo la sua stanchezza: sentirsi ripetere per oltre un anno “ti voglio bene, ma non sono innamorata” e sentirsi ancora identificato con il proprio passato può essere molto doloroso e frustrante. È importante però distinguere due aspetti. Il suo passato di ex tossicodipendente può aver lasciato nella sua compagna paure, diffidenza o difficoltà a vivere pienamente la relazione, ma non significa che lei debba continuare a essere definito attraverso quella vecchia etichetta. Al tempo stesso, non è possibile “fare” qualcosa per farla innamorare o per superare al posto suo il blocco che riferisce di avere. Quello che può fare è chiederle, con calma e senza metterla sotto pressione, di chiarire cosa significhi concretamente per lei quel “non sono innamorata”: si tratta di paura, di difficoltà legate al passato, di un disagio nei confronti della propria famiglia e della figlia, oppure di una reale mancanza di coinvolgimento sentimentale? Sono situazioni molto diverse e richiedono risposte diverse. Può inoltre comunicarle un confine importante: essere disponibile a comprendere le sue difficoltà, ma non accettare di vivere indefinitamente in una relazione nella quale si sente costantemente giudicato per il proprio passato. Il suo percorso di cambiamento merita di essere riconosciuto nel presente. La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto “cosa posso fare io perché lei si sblocchi?”, ma anche “questa relazione, così com'è oggi, mi permette di sentirmi amato, riconosciuto e rispettato?”. Un rapporto di coppia richiede infatti la partecipazione e la responsabilità emotiva di entrambi. Vista la complessità della situazione e il peso che questa dinamica sembra avere su entrambi, sarebbe consigliabile approfondire con uno specialista, eventualmente anche attraverso un percorso di coppia, per comprendere se si tratta di un blocco superabile oppure di una difficoltà più profonda nella relazione. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che racconti mi fa pensare a una situazione nella quale, da molto tempo, ti trovi quasi nella posizione di dover risolvere qualcosa che, almeno in parte, non dipende da te. Da più di un anno ti senti dire «ti voglio bene, ma non sono innamorata» e, insieme a questo, ti viene restituita l'idea che il problema sia legato a te, al tuo passato e a quel “blocco” che la tua compagna attribuisce alla tua precedente esperienza di tossicodipendenza. Posso comprendere che il tuo passato possa avere avuto un peso nella relazione e che la tua compagna possa avere le proprie difficoltà, le proprie paure e i propri tempi. Rispettare tutto questo è importante, soprattutto quando si ama una persona. Ma rispettare i tempi e le fragilità dell'altro non significa necessariamente dover diventare sacrificabili all'interno della relazione. Anzi, nelle tue parole mi sembra di cogliere una possibile domanda ancora più profonda: quanto tempo puoi continuare a stare in una relazione nella quale senti di dover dimostrare di essere diverso dal tuo passato, nella speranza che prima o poi l'altra persona possa finalmente sentirsi libera di amarti?Il fatto che la tua compagna non si senta completamente trasparente con sua figlia e con la sua famiglia può essere una questione molto importante per lei, e merita rispetto. Ma è una questione che appartiene alla sua storia e al suo percorso. Tu puoi starle accanto, puoi comprenderla e puoi rispettarne i tempi; non puoi però fare al posto suo quel percorso, né puoi essere tu a “guarire” il suo blocco. E forse proprio qui potrebbe essere utile fermarti un momento e spostare lo sguardo: non soltanto chiederti “cosa posso fare io perché lei riesca finalmente ad amarmi?” ma anche “cosa sta succedendo a me dentro questa relazione? Cosa sto accettando? Di cosa ho bisogno per sentirmi scelto, riconosciuto e rispettato?” Il tuo passato non dovrebbe diventare un'etichetta permanente attraverso la quale leggere tutta la tua persona. Sei molto più della tua storia precedente e, soprattutto, non dovresti essere costretto a trascorrere il presente cercando continuamente di dimostrare di non essere più quella persona. Credo che potrebbe essere importante che tu possa avere uno spazio tuo, nel quale non sia necessario convincere nessuno di qualcosa, ma semplicemente comprendere cosa desideri, cosa stai vivendo e quali sono i tuoi confini all'interno di questa relazione. Se senti che può esserti utile, possiamo lavorare insieme proprio su questo. In un percorso terapeutico potremmo provare a fare chiarezza sulla dinamica che si è creata tra voi, distinguendo ciò che appartiene alla storia e alle difficoltà della tua compagna da ciò che invece riguarda te, i tuoi bisogni e la tua possibilità di scegliere come stare in questa relazione. A volte prendersi cura di una relazione significa anche smettere di sacrificare continuamente se stessi per permettere all'altro di trovare la propria strada.
Buongiorno, mi sembra importante distinguere due aspetti: il suo passato e la relazione presente. Aver avuto una storia di tossicodipendenza non significa dover continuare a essere identificato attraverso quella storia. Se lei ha affrontato e superato quella fase, è comprensibile che si senta esausto se viene ricondotto a una vecchia etichetta. Allo stesso tempo, dopo più di un anno in cui la sua compagna le dice "ti voglio bene, ma non sono innamorata", credo sia importante prendere sul serio queste parole senza cercare di dimostrarle di essere diverso dal suo passato. Il suo eventuale blocco, così come la difficoltà a parlare della relazione con la figlia o con i familiari, non sono problemi che lei può risolvere al posto suo. Quello che può fare è chiederle un confronto molto chiaro: "Al di là del mio passato, tu oggi desideri realmente costruire una relazione con me?". La questione non dovrebbe essere soltanto quanto lei riesca a rassicurarla, ma se entrambi state scegliendo questa relazione. Forse il punto più doloroso è proprio che lei ha il diritto di domandarsi quanto ancora può restare in una relazione nella quale si sente amato a metà e costantemente giudicato per ciò che è stato. Se non riuscite a sciogliere questo nodo da soli, alcuni colloqui di coppia potrebbero aiutarvi a capire se esiste uno spazio reale per costruire qualcosa insieme oppure se state entrambi cercando di mantenere una relazione che non riesce più a evolvere.
Buongiorno, lei è portatore di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli con la sua compagna, sarebbe una occasione di crescita per entrambi. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, a leggerla pare che ci sia un problema di accettazione. Se ho capito bene lei fatica ad accettare il passato da tossiodipendente della sua compagna e di conseguenza la sua compagna non si sente accettata e pertanto "bloccata" nel suo sentimento.. Premesso che le informazioni che lei riporta non sono esaurienti (non è una critica), terrei presente alcune considerazioni, per cui una passata tossicodipendenza può aver comportato appunto solo una dipendenza da una sostanza e relative cure, come può aver comportato qualcosa di più, cioè aver corso diversi rischi, aver frequentato ambienti devianti/forse delinquenziali, aver forse commesso reati o aver forse dovuto cedere a ricatti, ecc.. Pertanto la difficoltà consiste solo nel superare un generico pregiudizio nei confronti delle dipendenze (o dei cosiddetti "drogati"visti come "moderni orchi") o nel superare/elaborare alcune azioni, alcune condotte, alcuni eventi che hanno visto in passato coinvolta la sua compagna? Ad ogni modo in entrambi i casi consiglierei un supporto psicologico, sia individuale, sia di coppia. In ogni caso, il terapeuta coinvolto (o coinvolti) dovrà essere sufficientemente competente in materia di dipendenze e libero da pregiudizi, stereotipi e stigmatizzazioni, che possono condizionare i "non addetti ai lavori". A titolo di esempio le dipendenze vanno considerate dal punto di vista scientifico/professionale come delle malattie o sindromi mentali, così come riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (o dal DSM 5) e non possono essere banalizzate come vizi o deprecabili cedimenti alle tentazioni.. Un tanto rappresentato è comprensibile che se non ci sono sufficienti livelli di accettazione, sia difficile che un sentimento evolva, per cui, se lei ci tiene alla sua compagna, farei un tentativo tramite un percorso di supporto e di consultazione psicologici. Per quanto concerne la trasparenza con i familiari, mi verrebbe da dire che non è obbligatorio raccontare tutto ai parenti, a maggior ragione se la dipendenza fa parte del passato e il rischio di ricaduta è minimo. In alcuni casi per quanto concerne la salute e le malattie, esiste appunto un diritto alla pricacy e alla riservatezza, soprattutto se per vari motivi il rischio che emerga il passato di tossicodipendenza non è elevato. Va ricordato che la funzione "sana" dei sensi di colpa è la possibilità di rimediare, ad esempio evitando le ricadute, piuttosto che fare un "coming aut", che forse potrebbe destabilizzare i familiari, cosa pertanto da valutare attentamente. Per quanto riguarda la figlia le cose potrebbero essere diverse, ma bisognerebbe sapere quanti anni ha, poichè se piccola cioè sotto i 9/10 anni, sarebbe probabilmente meglio mantenere la privacy, soprattutto se è difficile che il passato di tossicodipendenza emerga (dai social, dai conoscenti, dalle chiacchere di quartiere/paese..). Nel caso che la figlia sia più grandicella, si può considerare l'idea di affrontare l'argomento, però anche in questo caso suggerirei di consultare un esperto (nell'ambito della psicologia dell'età evolutiva se la figlia è minorenne), "per alcune dritte", prima di inziare a trattare la questione. Riassumendo, mi rendo conto che la sua compagna e lei state attraversando un momento psicologcamente faticoso ed impegnativo, perciò mi permetto di suggerirle di chiedere aiuto a dei professionisti, che possano supportarvi nei vari "step" da affrontare. Cordialmente, M.M.
gentilissimo, grazie per la condivisione. Comprendo quanto ci riporta, e il bisogno soprattutto di comprendere cosa poter fare in questa situazione. Credo che quello che lei può fare è lavorare su sè stesso, intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla a gestire in maniera funzionale quanto accade. Rimango a disposizione! saluti AV
Buongiorno, capisco quanto possa essere logorante sentirsi dire per più di un anno “ti voglio bene, ma non sono innamorata” e, allo stesso tempo, sentirsi attribuire la responsabilità di questo blocco al proprio passato. È comprensibile che sia esausto di essere definito attraverso un'esperienza che appartiene alla sua storia, ma che non necessariamente rappresenta la persona che è oggi. Il suo passato di ex tossicodipendente può certamente avere avuto un peso nella costruzione della vostra relazione e nella fiducia reciproca, ma non può diventare l'unica spiegazione attraverso cui leggere ciò che sta accadendo oggi. È importante distinguere tra ciò che lei ha vissuto in passato e il modo in cui voi due state funzionando nel presente. Mi sembra inoltre significativo che la sua compagna riferisca di non sentirsi completamente trasparente con la figlia e con la famiglia. Questo potrebbe indicare che la difficoltà non riguarda soltanto il sentimento tra voi, ma anche il posto che la vostra relazione occupa nel sistema familiare e il significato che lei attribuisce a questa scelta. Lei, però, non può risolvere da solo il suo “blocco” né convincerla ad innamorarsi. Può assumersi la responsabilità della propria parte della relazione, ma il cambiamento richiede che entrambi siano disponibili a interrogarsi su ciò che sta accadendo. Forse, quindi, la domanda da porsi non è più “come posso dimostrarle che sono cambiato?”, ma “che cosa sta accadendo realmente tra noi e siamo entrambi disposti a lavorarci?”. Continuare a cercare di cancellare quella vecchia etichetta potrebbe infatti mantenerla al centro della relazione.
Gentile utente, se da oltre un anno nella relazione viene ripetuto che il problema è il suo passato, è comprensibile che lei si senta esausto e intrappolato in un'etichetta che non sente più rappresentativa di sé. Il passato può avere avuto un peso, ma non dovrebbe diventare l'unica chiave attraverso cui leggere la persona che è oggi. Lei può certamente chiedersi cosa può fare per costruire fiducia e sicurezza nella relazione, ma non può da solo risolvere il blocco o il disagio della sua compagna, né convincerla a sentirsi innamorata. Potrebbe essere utile affrontare insieme, con molta chiarezza, cosa significhi concretamente per lei quel "blocco", cosa le servirebbe per superarlo e, soprattutto, se entrambi desiderate ancora lavorare alla relazione. Anche il tema della figlia e della famiglia merita di essere distinto dal vostro rapporto di coppia: la difficoltà della sua compagna nel sentirsi trasparente con loro appartiene anche al suo percorso personale. Lei può ascoltarla e sostenerla, ma senza assumersi una responsabilità che non le appartiene interamente. Un caro saluto.
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