Domande del paziente (26)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio. Grazie per aver condiviso la tua preoccupazione e i tuoi sintomi. Posso solo immaginare quanto sia delicato questo momento. Lo stress, o momenti di particolare stress, può essere una risposta... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver esposto questo quesito, così importante e delicato. Chiudere le possibilità di comunicazione ha ristretto le possibilità che la tua ex potesse aggiungere cattiverie e provocazioni,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Grazie per la sua domanda. Propongo un percorso di equipè per poter usufruire di differenti livelli di sostegno: un percorso personale, unito ad un percorso di gruppo presso enti strutturati... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver esposto questa domanda. E' un discorso circolare il suo, che espone malesseri che si autoalimentano e che si placano allo stesso tempo. Potrebbe sembrare una strada senza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Innanzitutto grazie per aver esposto questa domanda.
Ogni esperienza se desiderata può realizzarsi. Esistono tempi e spazi diversi per ciascuno. Questo forte desiderio può essere la scintilla...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, il campo lavorativo è minato da diversitá: si scoprono ancora meglio i propri personali modi e si incontrano i personali modi dell'altro. Poter scegliere con chi rappresentare tutto sé diventa... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui la tua domanda. Si percepisce disagio, tristezza. L'arte della comunicazione ha delle caratteristiche particolari per ciascuno, e in coppia si ha necessità di... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver esposto una domanda così importante e preziosa. Emerge forte il suo desiderio di viverci la bellezza di una relazione stabile rimanendo se stesso. Potrebbe essere importante,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui questa esperienza di vita che ha tante emozioni, tanti compromessi, tante rinunce. Il sociale, a volte, resta uno degli specchi che riflette giudizio, a volte... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Molte esperienze della nostra vita acquisiscono significati diversi, a seconda del tempo che passa e di altre esperienze che nel frattempo facciamo. É possibile accogliere, con consapevolezza,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Evince molto forte il suo desiderio di mantenere un legame, mentre da parte del suo collega no. Dal suo racconto di percepisce il Suo personale... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera, grazie per aver descritto questo vissuto. L'ansia sembra essere una parola troppo piccola per contenere così tanto. Potrebbe essere difficile da legittimare sintomi fisici provenienti da malesseri... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, accolgo il suo vissuto e grazie per averlo condiviso.
Il suo essere ragazza, donna, con dei desideri e delle emozioni, si concretizza ogni volta che cerca di andargli incontro. Immagini...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve. Grazie per aver esposto qui un suo bisogno. Dalle sue parole, colgo insofferenza, disgusto e disapprovazione. Accogliere la differenza dell'altro fa contattare il nostro personale modo di vivere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima Utente, è molto intima la sua domanda. La "strada giusta" esiste se giusta per entrambi. Dalle sue parole leggo un grande affiatamento, ma vedo anche un vuoto: la sua necessità che non incontra... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissimo Piero. Grazie per aver condiviso la sua domanda. I rapporti interpersonali sono unici e personalizzati, sono solita dire "siamo fatti tutti degli stessi elementi, ma cambiano le percentuali".... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, quello che sta accadendo nella sua vita in questo momento può incutere paura, la maggior parte delle cose nuove potrebbe spaventarci perchè ci sentiamo impreparati ad affrontarlo. Conoscere... Altro
Io e il mio ragazzo (entrambi 33anni) abbiamo una relazione a distanza da tre mesi.
Io vivo all’estero e lui viene da un altro paese in Europa.
È venuto a trovarmi e l'altro giorno stavamo camminando mano nella mano. Era un po' alticcio, mentre camminavamo ho visto un tipo che vedo spesso in centro a chiedere insistentemente soldi. Mi sono allontanata con il mio ragazzo, ma lui era incuriosito e continuava a fissarlo. Gli ho chiesto perché lo avesse fatto e ha iniziato a dire un sacco di cose senza senso, tipo "volevo dargli false speranze", "ero curioso di vedere cosa avesse in mano perché le muoveva", "volevo dargli dei soldi ma tu mi hai portato via", "non so se avresti pensato male di me se non gli avessi dato i soldi", per poi cambiare idea e dire "non gli avrei dato i soldi perché sembrava ben curato e aveva dei bei vestiti".
La frase "volevo dargli false speranze" mi ha fatto infuriare più di ogni altra cosa e ne abbiamo parlato a lungo.
Gli ho riparlato di questo episodio quando ci siamo calmati entrambi e mi ha detto che aveva detto tutte quelle cose perché era in preda al panico e non sapeva cosa dire.
Gli ho fatto notare che quella frase in particolare era estremamente disgustosa e crudele, non mi sarei mai aspettata che una cosa del genere gli uscisse di bocca (perché, anche se lo conosco da poco tempo, mi ha dato l'impressione di essere una persona gentile, aveva dato il giorno stesso dei soldi ad un ragazzo che aveva chiesto dei soldi per il biglietto del treno e la volta prima che ci siamo incontrati aveva dato dei soldi ad un signore per strada che aveva un cagnolino) e lui se n'è reso conto e ha detto che normalmente non direbbe mai una cosa del genere. Ha detto che stava scherzando, ma che era uno scherzo di pessimo gusto.
Ha inoltre aggiunto che dove vive lui ci sono queste persone che lui ha chiamato “gang”, si dividono le zone della città, che chiedono soldi per strada ma in realtà vivono grazie agli aiuti dello Stato e che lui non vuole dare soldi a questo tipo di persone.
Non so cosa pensare o cosa fare.
Mi tratta benissimo, ma non voglio stare con qualcuno che tratta male gli altri o dice cose così cattive.
È giusto condannarlo per questo episodio o dovrei aspettare e vedere come si comporterà in futuro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, la dinamica che descrive assomiglia molto al comportamento di chi si trova all'improvviso davanti a uno specchio deformante all'interno di un luna park, dove un'immagine inaspettata e grottesca fa sobbalzare e mette in dubbio tutto ciò che si credeva di aver visto fino a quel momento. In una relazione a distanza all'inizio della sua storia ogni parola pesa come un macigno e una frase ambigua può proiettare un'ombra scura sull'intera percezione del partner, creando un cortocircuito tra l'immagine della persona gentile che ha conosciuto e quella cinica emersa in quel frammento di serata.
Se decidessimo di iniziare un percorso di psicoterapia insieme, lavoreremmo fin da subito per fare chiarezza su questo blocco emotivo attraverso passaggi ben precisi. Ecco due azioni fondamentali che potrebbero avvenire all'interno delle nostre sedute:
-Esploreremo insieme la trappola del dubbio, che rischia di trasformare ogni suo futuro momento di vicinanza in un monitoraggio ansioso del comportamento di lui, per capire se questa singola frase sia il sintomo di una crudeltà profonda o piuttosto il risultato maldestro di un momento di alterazione alcolica, unito al panico di sentirsi giudicato da lei
-Analizzeremo il funzionamento dei suoi personali criteri di selezione relazionale per fare in modo che lei possa ritrovare la lucidità necessaria a distinguere un reale segnale d'allarme da un singolo scivolone comunicativo, senza rimanere congelata nell'attesa logorante di un comportamento futuro
La psicoterapia offre proprio questo spazio protetto, un luogo in cui rallentare i pensieri e disinnescare l'ansia della condanna immediata, permettendole di capire se questo episodio sia una crepa irreparabile o solo un elemento confuso da ricalibrare all'interno della vostra conoscenza.
Gentili Dottori,
Da febbraio ho accumulato stress da sovraccarico lavorativo fino a peggiorare nei giorni scorsi e avere sensazione di cervello 'bruciato' e saturo, senza distinguere un pensiero dall'altro, nn sopportavo più neanche i singoli rumori leggeri e irritabilità a mille. Ho avuto dal medico dei giorni di malattia fino a venerdì prossimo, ma il pensiero di questo lavoro mi toglie il respiro e la gioia di vivere, frustrazione e rabbia. Ho il fatidico posto fisso statale ma io mi sto spegnendo gradualmente abdicando a me stessa. Mi sento in prigione, la mia indole è creativa ed empatica, nn rigida e burocratica...sento la mia vita scivolarmi dalle mani e nn appartenenti più. Ne vale davvero la pena? Mi chiedo.
Grazie a chi vorrà rispondere
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
la situazione che descrive fotografa con grande lucidità una condizione di profondo sovraccarico, spesso definita burnout. Quando la discrepanza tra la propria indole (nel suo caso creativa ed empatica) e l'ambiente lavorativo (rigido e burocratico) diventa una gabbia, il corpo e la mente protestano attraverso sintomi acuti: la sensazione di saturazione, l'intolleranza ai minimi stimoli e la reazione di "corto circuito" che ha sperimentato ne sono la prova.
In un'ottica di Psicoterapia Breve Strategica, questa sofferenza non viene letta come una patologia innata, ma come il risultato di una "trappola" in cui si è finiti nel tentativo di adattarsi a un contesto disfunzionale. Di fronte a una situazione simile, l'approccio strategico si distingue per alcune caratteristiche fondamentali che potrebbero esserle di grande aiuto in questo momento:
-Orientamento al presente e alla soluzione: Anziché disperdersi in lunghe indagini sul passato o sulle colpe del sistema burocratico, l'intervento strategico si focalizza sul qui e ora. L'obiettivo è capire come funziona il problema nel presente e come scardinare la sensazione di essere "in prigione".
-Rottura dei tentativi di soluzione disfunzionali: Spesso, per sopravvivere a un lavoro frustrante, si mettono in atto strategie come la sopportazione passiva, il continuo rimuginio o il tentativo di bloccare la rabbia. Paradossalmente, questi sforzi finiscono per alimentare lo stress, "bruciando" le ultime energie. Il terapeuta strategico interviene per interrompere questi circoli viziosi.
-Sblocco emotivo rapido: Attraverso l'uso di strategie specifiche e prescrizioni comportamentali calzate su misura per il paziente, si lavora per abbassare immediatamente il livello di ansia e saturazione, restituendo alla persona una sensazione di controllo sulla propria vita prima ancora di prendere decisioni definitive sul lavoro.
-Ristrutturazione della percezione: Il focus non è tollerare l'intollerabile, ma aiutare la persona a ritrovare le proprie risorse (la sua empatia e creatività) per riposizionarsi rispetto al problema. Questo le permetterà di valutare le sue opzioni (restare cambiando il modo di stare lì, o muoversi verso altro) non da una posizione di panico e soffocamento, ma da una posizione di lucidità e forza.
I giorni di malattia concessi dal medico sono un primo, necessario spazio di "decompressione", ma da soli non bastano a cambiare la percezione di prigionia. Il mio consiglio è di sfruttare questo momento di stop per affidarsi a un professionista ad orientamento strategico.
La risposta alla sua domanda "Ne vale davvero la pena?" risiede proprio nel riprendere in mano le redini della sua vita: non è lei a doversi spegnere per far spazio alla burocrazia, ma è il suo benessere a dover tornare al centro delle sue scelte.
Le auguro di ritrovare presto il suo spazio e il suo respiro. resto a disposizione per altri chiarimenti.
Dott.ssa Grazia Paradiso
Buongiorno a tutti, ringrazio anticipatamente chi vorrà aiutarmi sto letteralmente impazzendo,mi presento mi chiamo Alessandro e ho 49 anni,ho 3 figli una bella famiglia ma purtroppo da quando è nata la mia seconda figlia io non dormo più xchè da piccolissima stava per morire ed è rimasta in ospedale tanto tempo,da quel giorno riuscivo a dormire ma come sentivo un piccolo rumore,rantolo o qualcosa mi svegliavo subito per paura che succedesse qualcosa alla piccolina, in quel periodo ho conosciuto l' ansia e il batticuore, dopo aver fatto circa 10 sedute dallo psicologo andava un pochino meglio poi sono passato dallo psichiatra e mi ha prescritto il Tavor al momento e l' efexor una pastiglia al giorno,c'è.voluta qualche settimana però mi sentivo meglio,ora il problema è che da una pastiglia al bisogno ora ne prendo di più di Tavor e un efexor però son 24 anni che va avanti questa storia e non mi fa più effetto nulla,ho provato anche a mischiare nell' alcol delle gocce che prendeva mia moglie molto raramente a lei bastavano poche e dopo 10 minuti stava bene,a me nonostante tutte ste pastiglie non riesco a dormire e in più ho sempre ansia e battiti accelerati anche se a volte sono effettivamente un po' altini altre volte invece pressione e battiti sono perfetti ma cmq sento come se qualcuno mi stringesse leggermente il cuore con una mano e li l' ansia aumenta poi quando mangio anche pochissimo tutti i sintomi che ho aumentano,anche se mangio una caramella e x questo sto mangiando sempre meno, nonostante abbia fatto le analisi del sangue anche specifiche per vedere se avevo un micro infarto in corso e niente,tutto nella norma,visita cardiologica tutto ok, l' ECG è risultato tutto bene,ho fatto anche la visita cardiologica sotto sforzo e li non sono riuscito ad arrivare fino alla fine,non ce la facevo proprio con le gambe e il cuore mi stava uscendo dal petto,non faccio sport da una vita,fra lavoro figli è sempre un. corri corri,ma io mi domando come faccio a rimanere sveglio da una vita ormai e il corpo ancora non mi cede ? ( Fortunatamente) Mia moglie se fa una notte sveglia sta esaurita e si addormenta ovunque,anche alle 6 di sera,quelle poche volte che non ha dormito xchè è stata con me o con la figlia in ospedale tutta la notte il giorno dopo ha dormito tutto il giorno s'è alzata ha mangiato e s'è rimessa a dormire, cioè una cosa incredibile,non so quanto pagherei x dormire come una volta non dico le 8 /10 ore come quando ero giovane ma almeno 6,sto arrivando a un punto di non ritorno, l' anno scorso in ospedale non ho chiuso proprio occhio per 3 giorni e avevo allucinazioni uditive e visive,stavo uscendo pazzo,xchè abituato la notte a non dormire,o meglio solo due ore di solito dalle undici all'una o dall' una alle 3 circa è possibile che il mio corpo si sia abituato a dormire così poco ? Quando mi sveglio mi sento carico xò è notte e passando la notte sveglio sto tutto confuso la Mattina,io non so più che fare, dallo psichiatra non ci posso andare xchè viviamo con 1400 € al mese e darne 160 a un dottore che mi parla per dieci minuti xchè sa la mia storia e dirmi cambia farmaco xchè ormai al mio corpo questi qui non vanno più bene, aiutatemi voi vi prego sto impazzendo. Grazie e scusatemi se ho fatto un papiro. Un in bocca al lupo a chi sta passando un periodaccio come me,ce la faremo,ce la dobbiamo fare per i nostri figli mogli mariti,insomma tutti i nostri cari.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Alessandro, la sua lettera tocca corde profondamente umane e mostra tutta la fatica, ma anche la straordinaria forza, di un padre che per ventiquattro lunghi anni ha vissuto in uno stato di perenne trincea emotiva, motivo per cui non deve assolutamente scusarsi per la lunghezza del suo sfogo, poiché descrive con estrema lucidità il calvario di chi si sente prigioniero di un corpo che non riesce più a trovare il tasto di spegnimento e di una mente che viaggia a ritmi altissimi, logorata da un'insonnia cronica e da sintomi d'ansia che ormai condizionano persino il momento del pasto. Il trauma vissuto con la sua seconda figlia ha letteralmente tarato il suo sistema di allarme biologico su una frequenza di pericolo costante che all'epoca rappresentava un atto d'amore e di protezione necessario, ma che oggi è rimasto incastrato continuando a suonare anche se la tempesta è passata da anni, traducendosi in quel risveglio notturno in cui si sente carico ma che in realtà è il segnale di un sistema nervoso sovraccarico di adrenalina, talmente reattivo da percepire come minaccia persino i segnali interni del cuore o l'atto di deglutire una caramella, spingendola a tentare soluzioni disperate e rischiose come mescolare farmaci e alcol che purtroppo destabilizzano ancora di più i recettori cerebrali. Di fronte a una sofferenza così strutturata nel tempo, l'approccio strategico offre una prospettiva capovolta rispetto a molti interventi tradizionali perché non si concentra sulla ricerca delle cause passate, che nel suo caso sono già chiarissime, ma studia il funzionamento del problema nel qui e ora focalizzandosi su come scardinare l'allarme che la sta logorando attraverso una precisa analisi delle tentate soluzioni, ovvero di tutto ciò che lei mette in atto quotidianamente nel tentativo di risolvere il problema, come lo sforzo volontario di prendere sonno, il monitoraggio continuo del battito o la riduzione del cibo, comportamenti che paradossalmente alimentano il disturbo confermando alla mente la presenza di un pericolo. Per interrompere questi circoli viziosi la terapia strategica non le chiederà di rilassarsi usando la razionalità, cosa impossibile quando l'ansia è così alta, ma utilizzerà stratagemmi e prescrizioni concrete, ossia compiti pratici e apparentemente paradossali da eseguire tra una seduta e l'altra che servono a distrarre e ingannare la mente ansiosa, permettendo al corpo di sperimentare di nuovo in modo spontaneo la sensazione di abbandono necessaria per addormentarsi e la naturalezza nel mangiare. Questo lavoro permette una ristrutturazione profonda della percezione fisica, guidandola a sperimentare concretamente che può ridurre il controllo sui sintomi senza che accada nulla di catastrofico, in modo che il sistema nervoso passi da uno stato di allarme perenne a uno di sicurezza, portando il cuore a rallentare e la gola a rilassarsi. Questa natura fortemente focalizzata sul presente rende l'approccio strategico una terapia breve che non necessita di anni di colloqui interminabili per vedere i primi sblocchi, configurandosi come un percorso sostenibile anche di fronte alle pesanti difficoltà economiche che descrive, per le quali esistono comunque sul territorio alternative valide come i consultori familiari dell'ASL, i centri universitari di supporto o i professionisti che applicano tariffe sociali calibrate sulle reali possibilità delle famiglie. Alessandro, lei non sta impazzendo ma è un uomo profondamente esausto che ha protetto tutti tranne se stesso, e proprio la determinazione finale che dimostra unita all'amore per la sua famiglia sono le risorse più grandi da cui ripartire per concedersi finalmente la possibilità di spegnere quell'allarme vecchio di ventiquattro anni e tornare a riposare e respirare.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…