Domande del paziente (17)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi è coerente con un disturbo di panico con forte componente situazionale, dove la paura di sentirsi male e di non poter ricevere aiuto scatena l’attacco, soprattutto quando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La differenza principale tra depressione reattiva e depressione endogena riguarda le cause e la risposta al trattamento. La depressione reattiva è legata a eventi stressanti o difficoltà della vita ed... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
quello che descrive è una situazione molto faticosa e comprensibilmente destabilizzante, soprattutto perché i sintomi fisici sono intensi e continui. Provo a darle un orientamento chiaro.
Da...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
quello che descrive è molto comprensibile, soprattutto alla luce di ciò che dice all’inizio: una storia personale che l’ha resa più vigile, più attenta, forse più esposta al timore di...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione più comune di quanto sembri, soprattutto con figli giovani adulti e con un temperamento introverso. Il fatto che suo figlio riesca a mantenere relazioni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è importante e merita attenzione. Il fatto che tu sia riuscito a fermarti e ora ti senta lucido è un segnale positivo, ma gli episodi di pensieri estremi indicano che ansia e depressione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi è una reazione comprensibile di fronte a una situazione percepita come minacciosa. La sensazione di timore intenso, il desiderio di allontanarsi e i sintomi fisici come...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente molto pesante: convivere da anni con ansia e attacchi di panico, affrontare una malattia renale importante e, nello stesso periodo, vivere una...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
Da ciò che racconta emerge chiaramente la sua attenzione e sensibilità nel rispettare i tempi e i bisogni di suo figlio: questo è un aspetto molto prezioso nella relazione con i bambini.
È importante...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica,
la sua domanda è tutt’altro che insolita, anzi intercetta un fenomeno molto attuale e merita una riflessione approfondita. Il crescente interesse per i programmi di cronaca nera e true...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso questa esperienza. Quello che descrive – i cosiddetti “loop mentali” – è qualcosa che molte persone sperimentano: pensieri che tendono a ripresentarsi in modo...
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Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e complessa. Si percepisce chiaramente quanto lei sia coinvolto e quanto desideri comprendere e fare la cosa giusta, nonostante il momento difficile che state attraversando.
Da ciò che racconta, la sua compagna si trova in una condizione emotiva molto intensa, probabilmente influenzata da diversi fattori: il cambiamento recente di vita (trasferimento in un altro Paese), la responsabilità verso la figlia, la gravidanza e la scelta di interromperla, oltre a una possibile difficoltà di fiducia verso l’ambiente circostante. Tutti questi elementi possono generare forte stress, paura, senso di perdita e reazioni emotive anche molto intense, come rabbia o chiusura.
È importante sottolineare che la rabbia che lei esprime non è necessariamente “contro di lei” come persona, ma può essere una modalità con cui sta cercando di gestire un vissuto interno molto complesso e doloroso.
Per quanto riguarda il suo comportamento, ci sono alcuni aspetti che possono aiutarla:
• Mantenere una presenza calma e non reattiva: nei momenti di rabbia, evitare di rispondere sullo stesso piano emotivo può aiutare a non alimentare il conflitto.
• Non prendere sul personale le parole offensive, per quanto difficili da ascoltare: spesso sono espressione del disagio interno, non un giudizio reale su di lei.
• Offrire disponibilità senza pressione: ad esempio, frasi come “se hai bisogno di parlare io ci sono” possono essere più efficaci rispetto a domande dirette quando l’altra persona è in chiusura.
• Rispettare i silenzi, cercando di non forzarli, ma rimanendo comunque presenti in modo discreto.
Allo stesso tempo, è importante anche che lei si tuteli emotivamente: stare accanto a una persona in difficoltà non significa dover accettare qualsiasi comportamento senza limiti. Se gli episodi di rabbia diventano troppo intensi o frequenti, può essere utile stabilire dei confini chiari ma rispettosi.
Considerata la situazione (in particolare l’interruzione di gravidanza appena iniziata), sarebbe molto importante che la sua compagna possa avere un supporto professionale diretto, come un colloquio psicologico o un confronto con i servizi sanitari, anche se al momento mostra diffidenza. A volte, proporre questa possibilità con delicatezza e senza imposizione può aiutare nel tempo.
Se sente il bisogno, anche lei può trarre beneficio da un confronto con un professionista, per avere uno spazio in cui elaborare ciò che sta vivendo e trovare strategie adeguate.
Resto a disposizione, se desidera approfondire ulteriormente.
Un cordiale saluto
Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa situazione la coinvolga ancora a livello emotivo, nonostante il tempo trascorso e la consapevolezza razionale che non ci sia un futuro con questa persona.
Quello che descrive è comprensibile: incontrare un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo dove non è possibile evitare completamente il contatto, può riattivare vissuti profondi, anche dopo molto tempo. Le reazioni che riferisce – agitazione, tremore, bisogno di fermarsi – sono segnali corporei di un’attivazione emotiva intensa, non un segno di “debolezza” o incapacità.
Rispetto al comportamento del suo ex, è possibile che il suo atteggiamento (evitare lo sguardo, non salutare, apparire freddo o distante) sia una modalità personale di gestione del disagio o dell’imbarazzo. Tuttavia, indipendentemente dalle sue motivazioni, ciò che ha maggiore importanza è come questa situazione impatta su di lei.
Mi sembra che lei si trovi in una sorta di doppio movimento interno: da un lato il desiderio di “comportarsi nel modo giusto”, dall’altro il bisogno di proteggersi evitando il contatto. Questo può generare confusione e la sensazione di sbagliare sempre.
In questi casi può essere utile spostare il focus da “come dovrei comportarmi con lui” a “come posso stare meglio io in questa situazione”.
Alcuni spunti che potrebbero aiutarla:
• Darsi il permesso di essere come è: la sua timidezza e sensibilità non sono difetti, ma caratteristiche da rispettare. Non esiste un unico modo “giusto” di reagire.
• Semplificare il comportamento: può scegliere una linea coerente e sostenibile per lei (ad esempio un saluto educato e neutro, oppure un atteggiamento più distaccato), senza sentirsi obbligata a fare di più.
• Non interpretare eccessivamente i suoi comportamenti: il rischio è di attribuire significati (dispetti, intenzioni) che aumentano il suo disagio.
• Ascoltare il corpo: quelle reazioni fisiche sono importanti segnali. Dopo gli incontri, concedersi un momento per calmarsi e ritrovare equilibrio può essere molto utile.
Il fatto che, nonostante la consapevolezza razionale, l’incontro con lui susciti ancora una forte risposta emotiva potrebbe indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste reazioni e a sentirsi più stabile e sicura in queste situazioni.
Non sta sbagliando: sta semplicemente attraversando un’esperienza emotiva complessa che merita ascolto e rispetto.
Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la sua riflessione è molto lucida e, soprattutto, molto autentica. Non è così scontato riuscire a mettere in parole con tanta chiarezza la distanza tra ciò che si sente davvero e ciò che gli altri si aspettano quando parlano di “guarigione”.
Parto da un punto importante: non c’è nulla di “bacato” in ciò che descrive. Il suo modo di pensare – analitico, disincantato, tendenzialmente pessimista – è una modalità di stare al mondo che ha una sua coerenza e che, come dice lei, può anche dare un senso di lucidità e persino di stabilità.
Il nodo, però, non è tanto cambiare per aderire a un modello esterno, quanto chiedersi:
questo modo di essere è davvero in sintonia con ciò che desidera per sé?
Non con le aspettative degli altri, né con un’idea ideale di come “dovrebbe” sentirsi, ma con la sua esperienza più personale.
Lei stessa nota un aspetto molto significativo: la spinta al cambiamento sembra nascere più dal desiderio di non essere giudicata o etichettata che da un bisogno interno. Ed è comprensibile che, in queste condizioni, ogni tentativo di cambiamento risulti forzato o poco convincente.
Allo stesso tempo, quello che racconta apre uno spazio interessante: parla di riuscire a essere funzionale e produttiva, ma di sentire una distanza rispetto a ciò che prova dentro. Questo non indica necessariamente qualcosa da “correggere”, ma qualcosa da comprendere meglio.
Ad esempio, il suo pessimismo potrebbe avere anche una funzione: proteggere dalle delusioni, mantenere una forma di controllo, evitare aspettative che poi potrebbero ferire. In questo senso non è un difetto da eliminare, ma una modalità che ha avuto (e forse ha ancora) un senso.
Il punto non è quindi sostituire il pessimismo con una positività forzata o “sentimentale”, ma capire se questa posizione è diventata rigida, se lascia spazio ad altre possibilità oppure no.
Un buon percorso terapeutico, infatti, non dovrebbe chiederle di diventare diversa da sé, ma di diventare più libera rispetto a ciò che è, anche nel scegliere di restare in parte così com’è.
Forse la domanda più utile, senza fretta, è questa:
questo modo di stare al mondo la rappresenta davvero fino in fondo, oppure la protegge da qualcosa al costo di rinunciare anche a qualcos’altro?
Resto a disposizione, se desidera approfondire.
Un cordiale saluto
Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.
Grazie anticipatamente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
Parto da un punto fondamentale: ciò che descrive non è qualcosa di “sbagliato” o patologico in sé. Il desiderio di esprimersi attraverso abiti, trucco o un’identità più femminile può rientrare in un’area molto ampia che riguarda l’identità di genere, l’espressione di sé e la costruzione della propria immagine interna. Non è raro che questi vissuti emergano già in età precoce e rimangano stabili nel tempo, come nel suo caso.
Quello che invece appare particolarmente faticoso è il conflitto interno che sta vivendo: da una parte la sua vita attuale (la relazione, la famiglia, il ruolo costruito), dall’altra una parte di sé molto forte, che chiede spazio e che fino ad ora è stata vissuta principalmente in segreto.
Il fatto che lei dica “non riesco a farne a meno” e che negli ultimi tempi si percepisca “proprio donna” indica che questa dimensione non è solo un comportamento, ma qualcosa di più profondo, legato alla sua identità o al modo in cui sente se stesso.
Inoltre, i cambiamenti che descrive (il modo di guardare le donne, l’identificazione, il desiderio di sperimentare anche con uomini) suggeriscono che il suo vissuto è in evoluzione e merita uno spazio di esplorazione più mirato.
Un punto importante: i percorsi di psicoanalisi che ha intrapreso potrebbero non averle dato ciò di cui aveva bisogno non perché “non funziona”, ma perché non sempre tutti gli approcci sono adatti a tutte le fasi o a tutti i bisogni. In questo momento, potrebbe esserle più utile un percorso centrato sull’identità di genere, con un professionista che abbia esperienza specifica in questo ambito.
L’obiettivo non dovrebbe essere “eliminare” questa parte di sé, ma comprenderla, integrarla e trovare un modo sostenibile per viverla, riducendo il conflitto e la sofferenza.
Alcuni spunti che potrebbero aiutarla:
• Spostare la domanda da “come smettere” a “come capire cosa rappresenta per me questa parte”
• Darsi uno spazio di esplorazione non giudicante, almeno a livello personale o terapeutico
• Valutare un supporto specialistico (psicologi/psicoterapeuti con esperienza in identità di genere)
• Non prendere decisioni drastiche sotto pressione, ma concedersi tempo per capire cosa sente davvero
Rispetto alla sua famiglia, è comprensibile che il timore di perdere ciò che ha costruito renda tutto ancora più difficile. Proprio per questo, affrontare questo tema da solo, nel segreto, rischia di aumentare il peso emotivo.
Non esiste una risposta semplice o immediata, ma esiste la possibilità di costruire nel tempo una maggiore chiarezza interna, senza doversi forzare in una direzione che non sente sua.
Non è solo in questo tipo di esperienza, anche se può sembrare così.
Resto a disposizione, se desidera approfondire.
Buongiorno,
vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per la fiducia con cui ha condiviso la sua esperienza. Si sente la fatica di questi anni, ma anche il fatto che non si sia mai davvero fermata nel provare a rimettersi in gioco, e questo è un aspetto importante.
Da quello che racconta, non emergono elementi che facciano pensare che lei sia una persona banale o poco interessante. Piuttosto sembra che si sia trovata più volte in contesti o con persone poco disponibili a una conoscenza autentica, dove anche lei ha percepito superficialità e scarso interesse.
È comprensibile che, dopo diverse esperienze simili, venga spontaneo chiedersi se ci sia qualcosa che non va in sé. È una domanda molto comune, soprattutto quando il desiderio di relazione è presente ma non trova riscontro. Allo stesso tempo è importante non ridurre tutto a una spiegazione personale, perché le dinamiche relazionali dipendono sempre anche dall’altro e dal contesto in cui avvengono gli incontri.
Le app di dating, come ha già intuito, spesso favoriscono modalità rapide e poco profonde, in cui è difficile che si crei uno spazio reale di conoscenza. Il fatto che le sia stato detto che “non scatta la scintilla” dopo uno o due incontri non è necessariamente un giudizio su di lei, ma riflette spesso aspettative molto immediate e poco realistiche.
Un aspetto che potrebbe essere utile esplorare, all’interno di un percorso psicologico, riguarda il tema dell’attrazione e dei pattern relazionali. A volte ci si trova, anche senza accorgersene, ad essere attratti da persone poco disponibili o poco coinvolte, oppure a muoversi in dinamiche che si ripetono nel tempo. In questo senso può essere interessante approfondire anche gli stili di attaccamento e il modo in cui influenzano le scelte affettive e il modo di stare nella relazione.
Rispetto al timore di dover rimanere sola, è comprensibile che nasca dalla ripetizione di esperienze deludenti e dal confronto con gli altri. Tuttavia non è una previsione, ma una sensazione legata al momento che sta vivendo. Le relazioni non seguono tempi uguali per tutti e spesso non sono lineari.
Anche il tema della maternità è molto delicato e comprensibilmente carico di pensieri. Proprio per questo meriterebbe uno spazio di riflessione dedicato, per poter distinguere tra desiderio, possibilità e pressione del tempo, senza arrivare a conclusioni troppo rigide o definitive.
Forse più che chiedersi cosa le manca rispetto alle altre, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su come stanno andando gli incontri, su cosa cerca davvero in una relazione e su quali contesti possano favorire conoscenze più in linea con il suo modo di essere.
Il fatto che continui a uscire, anche da sola, nonostante tutto, dice molto della sua capacità di non chiudersi. Non è poco.
Non ci sono elementi che facciano pensare che lei sia destinata a rimanere sola. C’è piuttosto una fase complessa, che può essere compresa meglio e attraversata con maggiore consapevolezza.
Resto a disposizione, se desidera approfondire.
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
sì, ciò che descrive è assolutamente normale. Nei percorsi con esposizione è frequente che il miglioramento cognitivo ed emotivo preceda quello corporeo.
Il fatto che riesca a gestire meglio il panico indica che il lavoro sta funzionando. Le risposte fisiche, invece, tendono a persistere più a lungo perché sono automatiche e apprese nel tempo, e hanno bisogno di ripetute esperienze correttive per ridursi.
L’ansia al mattino è molto comune, anche per una maggiore attivazione fisiologica al risveglio. Il fatto che diminuisca durante la giornata è un segnale positivo di regolazione.
In sintesi, il suo andamento è coerente con il percorso. Serve ancora un po’ di tempo perché anche il corpo si riallinei.
Un cordiale saluto
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