Domande del paziente (59)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo quanto possa essere spiacevole sentire che per “stare bene” bisogna diventare qualcun altro — più conforme, più accettabile, più facile da capire. In realtà, il processo terapeutico non dovrebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza la tua esperienza. I sintomi che descrive — fiato corto, voce tesa, tachicardia, tremori e difficoltà a restare presente — sono possibili segnali che... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo — dalle sue parole si percepisce quanto questo periodo sia intenso e quanto stia cercando di capire e gestire ciò che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto possa essere faticoso sentirsi in una fase di stallo e di incertezza, soprattutto quando sembra che ogni direzione possibile porti con sé più paura che sollievo. Dalle sue parole emerge... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco profondamente quanto questa situazione La stia facendo soffrire. Nelle sue parole emerge la voce di una parte di sé che, per anni, ha cercato riconoscimento, tenerezza e complicità da un fratello... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la confusione che sente è comprensibile, soprattutto dopo una rottura recente. È possibile provare un’attrazione più fisica verso una persona e un legame più emotivo verso un’altra: sono dimensioni...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive è molto comprensibile. Quando si é vissuta una relazione segnata da bugie, la fiducia può spezzarsi profondamente e lasciare una traccia che condiziona le esperienze successive....
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i vissuti che descrive — calo di energie, perdita di motivazione, agitazione alternata a chiusura, difficoltà nel sonno e rimuginio — possono essere collegati sia a uno stress protratto nel...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive non è una condizione “sbagliata”, ma una forma di sensibilità emotiva molto intensa. Essere così profondamente in contatto con le proprie emozioni può essere faticoso, soprattutto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto “anormale”. Di fronte a una situazione percepita come ostile o ingiusta, il nostro organismo può attivare una risposta di allarme: paura, tremore, insonnia...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra che si trovi in una fase “di mezzo”, in cui il legame con il suo ex non è del tutto chiuso, e questo genera confusione e senso di colpa.
Dal punto di vista dell’Analisi...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive non definisce il suo orientamento sessuale. Il fatto che lei provi attrazione verso le donne è già un indicatore chiaro in questo senso.
Secondo l’Analisi Transazionale, il...
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Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la sua domanda è molto interessante e, vista attraverso l’Analisi Transazionale, posso darle una chiave di lettura semplice ma profonda.
In questo approccio non si parla tanto di “normalità” in senso rigido, quanto di funzionamento della persona. Una persona è considerata in equilibrio quando riesce a usare in modo flessibile i propri stati dell’Io:
• Genitore (regole, valori),
• Adulto (razionalità, qui e ora),
• Bambino (emozioni, spontaneità).
Nel suo racconto sembrerebbe emergere un buon funzionamento dello stato dell’Io Adulto: affronta le difficoltà con calma, si osserva, riflette. Questo è un indicatore di benessere.
Quando qualcosa diventa “patologico”? Non tanto quando è diverso dalla norma, ma quando:
• crea sofferenza significativa,
• limita la libertà di scelta,
• oppure porta a ripetere schemi che fanno stare male nel tempo.
Ad esempio, dimenticare alcune cose è assolutamente normale; diventerebbe un problema solo se interferisse in modo importante con la vita quotidiana o generasse forte disagio.
Lo psicologo non è necessario “per ogni minimo dubbio”, ma può essere utile quando si desidera:
• approfondire se stessi,
• sciogliere blocchi che da soli non si riescono a superare,
• o migliorare la qualità della propria vita, anche se già buona.
In sintesi, più che chiedersi “sono normale?”, può essere più utile chiedersi: sto vivendo in modo soddisfacente e libero?
In seguito,potrebbe valutare la possibilità di parlare direttamente con un professionista.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Salve sono un ragazzo di 53 anni la mia lei di 56 anni purtroppo lei andata in menopausa ha cambiato vita sessualmente in modo drastico cioè nulla ha deciso di rinunciare il sesso a lei gli ho detto di fare una visita ginecologica lo affrontiamo insieme mi diceva sempre di sì ma niente e così sono passati 8 mesi e per me è stata una tortura ho dovuto prendere una decisione e ho lasciato lei d'altronde io sono un uomo attivo lei è disperata non fa che chiamarmi a volte rispondo a volte mai purtroppo dottore io non torno indietro vado avanti nella vita non sono un egoista nn a realista
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive è delicata e comprensibile nella sua complessità. La menopausa può portare cambiamenti importanti nel desiderio e nella risposta sessuale, ma non significa necessariamente dover rinunciare alla sessualità: spesso ci sono aspetti fisici ed emotivi che possono essere affrontati con il giusto supporto.
Dall’altra parte, anche il suo bisogno di intimità e di una vita sessuale attiva è legittimo. Quando però in una coppia manca il dialogo o la disponibilità ad affrontare insieme il problema, può crearsi una distanza difficile da colmare.
La decisione che ha preso sembra legata al bisogno di tutelare il suo benessere. Allo stesso tempo, il fatto che la sua ex compagna sia così disperata fa pensare che forse ci fossero emozioni e difficoltà non espresse fino in fondo.
Se dovesse sentire il dubbio o il bisogno di maggiore chiarezza, potrebbe essere utile un confronto (anche con un professionista) per comprendere meglio cosa è successo tra voi e chiudere o ridefinire la relazione in modo più consapevole.
Andare avanti è una scelta legittima, ma farlo con consapevolezza emotiva può aiutarla a stare meglio anche nelle relazioni future.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Buonasera sono un uomo di 37 anni che da 5 mesi soffre di eiaculazione precoce esclusivamente quando ho rapporti con mia moglie, tengo a precisare che sto attraversando un periodo di forte stress sia sentimentale che lavorativo e sono in cura da uno psicologo ma, sinceramente non ho mai parlato con lui di questo argomento perché non so se sia lo specialista adatto. Purtroppo mi sono accorto che più passa il tempo più frequentemente succede… vorrei uscire presto da questa situazione che mi sta creando non pochi problemi. Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive è più comune di quanto si pensi, soprattutto in periodi di forte stress emotivo e relazionale: parlarne apertamente con il suo psicologo rappresenta il primo passo per affrontare il suo specifico vissuto;I temi legati alla sessualità fanno parte del benessere psicologico e uno specialista è formato per accoglierli senza giudizio. Se poi dovesse emergere una maggiore necessità, potrà eventualmente valutare un professionista con competenze specifiche in sessuologia. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione possa farla sentire frustrata e in qualche modo “ferma”, ma quello che sta vivendo è molto più comune di quanto pensi e non dice nulla di sbagliato su di lei.
Si trova in una fase di transizione (senza studio/lavoro e con equilibri sociali cambiati), ed è normale che questo amplifichi il senso di vuoto e la paura di restare indietro. Non è “sfigata” né poco interessante: semplicemente le mancano, in questo momento, occasioni e contesti.
Potrebbe aiutarla, da un lato, provare a creare piccole alternative nel weekend (anche iniziative semplici o nuove attività, senza aspettare sempre la compagnia “perfetta”), e dall’altro lavorare sul pensiero: non è una situazione definitiva, ma temporanea. I periodi più piatti fanno parte della vita e non definiscono il suo valore né il suo futuro.
Può impegnarsi a ricostruire una routine e nuove connessioni iniziando eventualmente a considerare quali attività e piaceri le interessa sperimentare. Nel frattempo, provi a trattarsi con più gentilezza: sta già facendo il possibile in una fase delicata.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive sembra una risposta emotiva significativa legata a un luogo che per Lei ha avuto valore nel passato.
In chiave di Analisi Transazionale, potremmo leggerla come l’attivazione del “Bambino interno”, cioè quella parte di sé che conserva emozioni, vissuti e memorie dell’infanzia. La “stretta” al petto può essere un segnale corporeo che accompagna un’emozione: non necessariamente negativa, ma intensa. Anche il fatto che Lei non senta il bisogno di allontanarsi, anzi di restare, suggerisce che non si tratti di qualcosa di minaccioso, ma piuttosto di un’esperienza che chiede di essere sentita.
Potrebbe quindi non essere tanto una distinzione tra “positivo o negativo”, quanto un’emozione complessa, forse legata a ricordi importanti, affetto, nostalgia o anche a bisogni emotivi di quel tempo.
Se vuole, può provare a chiedersi: “Cosa sento esattamente in quel momento?” e “A cosa mi riporta?” — questo può aiutarLa a dare un significato più personale a ciò che accade.
Se la sensazione dovesse diventare più intensa o confusiva, potrebbe essere utile approfondirla all’interno di uno spazio terapeutico.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Da quello che descrive, sembra che si trovi in una posizione difficile: da una parte riconosce che la terapia le porta beneficio, dall’altra gli effetti di calma e sedazione sono così intensi da farla sentire “diversa” e spingerla a sospendere i farmaci. È una reazione comprensibile, molte persone fanno fatica quando percepiscono un cambiamento troppo marcato nel proprio corpo o nel proprio modo di sentirsi.
Allo stesso tempo, interrompere o modificare la terapia in autonomia può contribuire a rendere più instabile l’umore e, come ha notato, aumentare alcuni impulsi, come quelli legati al gioco.
Potrebbe essere molto utile parlarne apertamente con il suo psichiatra, spiegando esattamente queste sensazioni: la sedazione, il sentirsi “spento/a” e la difficoltà a mantenere la continuità. Spesso è possibile trovare un equilibrio diverso, ad esempio regolando i dosaggi o valutando alternative che risultino più tollerabili per lei.
Accanto alla terapia farmacologica, anche un percorso psicologico può aiutarla a lavorare sugli impulsi e a comprendere meglio cosa accade nei momenti in cui sente il bisogno di sospendere o di agire certi comportamenti.
Non esiste una soluzione “una volta per tutte” immediata, ma un percorso di aggiustamenti e collaborazione con i professionisti che la seguono. Il fatto che lei se ne stia occupando e che chieda aiuto è già un passo importante.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Buonasera, sono una ragazza di 29 anni e da un po' di mesi che provo molto disagio e non riesco a stare bene , quando mi metto a letto la sera, mi eccito e mi muovo in continuazione senza riuscire a tranquillizzarmi.Ho anche una libido molto alta tutto il giorno e ho un'ossessione con gli uomini in divisa, penso tutto il giorno al sesso. Cosa mi consigliate di fare ? Questa condizione mi causa moltissimo disagio, grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. Da ciò che descrive, più che la libido elevata in sé, sembra esserci una difficoltà a regolare l’eccitazione e i pensieri sessuali, che diventano persistenti e le creano disagio.
Quando il corpo e la mente restano in uno stato di attivazione continua, è spesso utile chiedersi se ci siano tensioni emotive o stati interni che cercano una via di espressione.
Può iniziare osservando quando queste sensazioni aumentano e provando a introdurre momenti di rilassamento, soprattutto la sera. Tuttavia, se il disagio è intenso, le consiglierei un confronto con un* professionista, per aiutarla a comprendere e gestire meglio questa attivazione.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è un’esperienza profondamente traumatica, oltre che un lutto improvviso e doloroso. Le reazioni che sta vivendo — lo shock, i flashback, il senso di colpa, il vuoto — sono comprensibili quando si affronta una perdita così rapida e sconvolgente, soprattutto essendo stata presente in quel momento.
Il fatto che la sua mente torni a quelle immagini e a quei suoni non è un segno di debolezza, ma il modo in cui il suo sistema psicologico sta cercando di elaborare un evento troppo intenso per essere assimilato subito. Anche il senso di colpa è molto frequente in queste situazioni, ma è importante dirlo con chiarezza: lei ha fatto tutto ciò che era possibile fare in quel momento, con le risorse che aveva.
Secondo il modello di elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler-Ross, le persone attraversano diverse fasi (come shock/negazione, rabbia, tristezza profonda), ma nel suo caso si aggiunge anche una componente traumatica legata alla modalità improvvisa della perdita, che può rendere il processo più complesso e meno lineare.
Il percorso che ha iniziato con la psicologa è un passo molto importante. Il suggerimento di affiancare uno psichiatra non indica un peggioramento, ma può aiutarla a gestire meglio l’intensità dei sintomi, come i pensieri intrusivi e il dolore costante, rendendo il lavoro terapeutico più sostenibile.
Sta affrontando un dolore molto grande, su più livelli: la perdita di sua madre e il trauma dell’accaduto. È un processo che richiede tempo, cura e uno spazio protetto. Non deve affrontarlo da sola.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
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