Dott.ssa
Selena Antonello
Psicoterapeuta
·
Psicologa clinica
Psicologa
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sulle specializzazioni
San Martino di Lupari 1 indirizzo
Esperienze
Sono Selena Antonello sono una Psicologa dello Sviluppo e dell'Educazione e una Psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico, specializzata in Psicoterapia Dinamica Breve.
Ho lavorato in contesti ospedalieri come il Consultorio Familiare e il Centro di Salute Mentale, oltre che in Comunità Residenziale Terapeutica.
Ho collaborato a progetti nelle scuole e nei percorsi di accompagnamento alla nascita e nel post partum.
Seguo bambini e ragazzi nel potenziamento cognitivo e nel trattamento dei disturbi specifici dell'apprendimento.
Seguo percorsi di sostegno alla genitorialità e faccio formazione a genitori ed educatori/educatrici.
Incontro chiunque desideri intraprendere un percorso di supporto psicologico o di psicoterapia.
Sono specializzata in psicoterapia dinamica. Nella fisica la dinamica studia "le cause del moto dei corpi in relazione alle forze esercitate tra di essi", e il termine dinamica significa proprio "forza". Credo che la psicoterapia sia un luogo dove poter insieme scoprire le cause dei moti interiori che ci muovono e dove poter scoprire o riscoprire la nostra forza e le nostre potenzialità.
Una frase che ho sempre amato e che è incisa nel mio biglietto da visita dice “Siamo tutti fatti di-versi, perché siamo poesia”.
Il terapeuta può proporre dei mezzi affinché chi arriva possa scoprire la bellezza che c’è dentro ognuno di noi: la parola, l’ascolto, l’empatia, l’immaginazione, il rilassamento, la mindfulness, le tecniche ludiche, l’ipnosi, l’arte-terapia, la libroterapia, la compassione e l’accettazione, sono gli strumenti che posso proporre per trovare ciò che ci rende unici irripetibili e infiniti.
Come libroterapeuta e appassionata di libri e di albi illustrati, che nel tempo sono diventati uno strumento cardine nelle mie sedute individuali e di gruppo, non posso non farvi conoscere l'albo "Ascolta" di Cori Doerrfeld.
Timmy sta costruendo qualcosa di stupefacente ma all’improvviso tutto crolla (come crollano i nostri progetti, come possiamo sentirci quando qualcosa nella vita ci accade).Timmy si rannicchia sul bordo della pagina, triste e inconsolabile. Arrivano vari personaggi, ognuno dei quali gli propone la sua personale soluzione, una formula per disperdere il dolore e la frustrazione, la ricetta giusta per risollevare Timmy. Ma nessuna di queste riesce davvero ad aiutare Timmy. Finché arriva un coniglio che gli si pone accanto e semplicemente ascolta. Il coniglio sa SO-stare (nel senso che sa fermarsi e sa stare accanto), ascoltando o semplicemente rimanendo presente mentre Timmy attraversa il tunnel delle emozioni che sta provando, finché è proprio lui a trovare la SUA soluzione.
Come terapeuta il mio compito è poter fare come il coniglio, aiutando ciascuno a "s-guardare" dentro di sé. S-guardare nel senso di guardare oltre, guardare dentro, per leggere ciò che è ancora nascosto o in divenire. La terapia è un tempo e un luogo di cura, dove cura è esserci, essere presente con testa cuore e pancia, con gentilezza, empatia, calore, delicatezza.
Aree di competenza principali:
- Ipnoterapia
- Psiconcologia
- Psicosomatica
- Psicoterapia sensomotoria
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicoterapia
Principali patologie trattate
- Depressione
- Insonnia
- Stress
- Bassa autostima
- Paure
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Tecniche di rilassamento
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Via San Biagio, 11, San Martino di Lupari 35018
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Recensioni
1 recensione
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La dottoressa è stata molto gentile e preparata. Ho apprezzato la delicatezza con cui ha affrontato il mio problema.
• Studio di Psicoterapia • psicoterapia individuale •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera a tutti... avrei proprio bisogno di un parere. Io e il mio compagno abbiamo avuto un figl
Buonasera a tutti... avrei proprio bisogno di un parere.
Io e il mio compagno abbiamo avuto un figlio che ora ha 19 mesi, ma ho notato che io e mio figlio quando siamo lontani dal padre siamo felici, mentre quando siamo tutti insieme mio figlio urla e piange quasi sempre. Ce da dire che ultimamente litighiamo per tutto, e lui è arrivato anche al punto di dirmi di trovarmi un lavoro perché a forza di stare a casa sto diventando esaurita. Da premettere che avessi avuto qualche aiuto sarei tornata subito a lavorare ma purtroppo non ho l'aiuto di nessuno perché gli unici a cui potevo chiedere sono i miei genitori ma sono lontani. E ce anche da dire che un lavoro c'è l'ho, faccio la babysitter ad una bimba. Ora sono in bilico... lo so è una mia scelta ma non so cosa fare...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco perfettamente la tua situazione e sento tutta la fatica e la confusione che stai vivendo. Vorrei provare a risponderti con delicatezza e concretezza.
Quello che descrivi – tuo figlio che è felice con te da solo, ma molto turbato quando siete tutti insieme puó essere un segnale di come i bambini piccoli percepiscano profondamente l'atmosfera del luogo in cui vivono. Anche se i litigi non sono “davanti a lui”, i bambini sentono le emozioni, i toni, lo stress, i segnali non verbali del corpo e reagiscono spesso con urla, pianti o comportamenti di agitazione. Questo non significa che tuo figlio preferisca l’uno o l’altro genitore, ma che il contesto emotivo gli risulta difficile da gestire.
Per quanto riguarda te, il tuo stato di stress è comprensibilissimo. Potresti sentirti stanca perché il carico emotivo e pratico è enorme.
Alcune riflessioni pratiche che possono aiutare:
piccoli spazi di respiro: anche brevi momenti in cui puoi trovare un momento di centratura possono fare una grande differenza per la tua energia
Supporto esterno: anche se i tuoi genitori sono lontani, cercare altre forme di supporto può alleggerire il carico. Gruppi di genitori, babysitter occasionali, o anche amici fidati possono fare la differenza
Riconoscere i tuoi bisogni: Il lavoro può essere un modo per avere autonomia, ma anche per incontrare altre persone e sentirsi realizzata. Però deve essere una scelta ponderata, non una pressione. Sei tu a decidere il momento giusto per te e tuo figlio.
Prendersi cura di se stessi non è un lusso: è il modo migliore per poter prenderti cura anche del tuo bambino
Thomas Harms diceva il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli è prenderci cura di noi stessi. Senza giudicarci. Ogni piccolo gesto che fai per te, per prenderti cura di te stessa non è egoismo ma un passo per stare meglio e per essere presente e serena con tuo figlio.
Ti mando un sincero saluto
Dott.ssa Selena Antonello
Gentili dottori, dopo una amicizia tossica e di dipendenza affettiva con una mia amica e collega del
Gentili dottori, dopo una amicizia tossica e di dipendenza affettiva con una mia amica e collega dell'università, ci siamo allontanati. Adesso sono due anni che non abbiamo più nessun tipo di contatto. Non ci parliamo, non ci salutiamo, non l'ho più contattata.
Adesso la situazione è ben diversa Ho una mia stabilità, sto cercando di socializzare con nuove persone, e in generale sto portando avanti il mio percorso.
Sono mesi ormai che vedo costantemente questa ragazza all'università, poiché siamo colleghi, lavoriamo con la stessa professoressa quindi di conseguenza frequentiamo lo stesso laboratorio e gli stessi ambienti.
La situazione però è sempre molto tesa, pesante, almeno per me punto entrambi ci evitiamo. Per quanto mi riguarda ho paura, disagio, vergogna, imbarazzo.
Sono tante le domande che mi passano per la mente, è arrabbiata con me, mi odia, la mia presenza le dà fastidio, non mi ha perdonato.
Il suo comportamento parla chiaro, mi sta dicendo che non vuole avere niente a che fare con me.
Lei abbassa lo sguardo mi evita non mi saluta, addirittura cambia strada pur di non passare di fronte a me.
Il punto è che noi siamo colleghi, abbiamo nei mesi passati frequentato delle situazioni comuni, abbiamo fatto una visita guidata a Roma, abbiamo seguito due seminari insieme, adesso ho mandato un messaggio alla professoressa per chiedere un aiuto e lei mi ha detto di passare nel laboratorio dove c'è proprio questa ragazza che mi poteva aiutare, ma io ho detto di non poter entrare nel laboratorio che magari risolvevo io da solo.
Il fatto che questa ragazza non mi saluta non mi guarda e addirittura mi evita ovviamente mi fa male, perché mi ferisce punto è come se annullasse tutto il percorso che io abbia fatto, certo tutto questo l'ho fatto per me ovviamente, ma fa anche piacere se una persona a cui io voglio bene e che comunque ci tengo, dimostrasse piacere o comunque dimostrasse una certa apertura nei confronti di una stabilità attuale.
Di conseguenza questa persona diventa un po' uno specchio, È come se quello che è successo in passato sia sempre una coppa, è come se io ogni volta che la vedo e vedo i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti nei miei confronti, ricevo una condanna per quello che ho fatto.
Testo A me dispiace perché sono successe tante cose ma non stavo affatto bene punto sono passati due anni e io comunque mi sto comportando benissimo, mi sono laureato sto facendo una magistrale faccio gli esami lavoro con la professoressa la tesi, ho iniziato un corso di teatro, sto cercando di socializzare. Ma più di questo che altro devo fare?
Questa situazione diventa un pochino pesante almeno per me punto perché avverto tensione avverto disagio punto Con che coraggio entro nel laboratorio dopo che noi non ci salutiamo nemmeno?
Allora la mia domanda è ma come faccio a gestire questa situazione?
Certamente non posso cambiare né percorso e né università, perché questo è il percorso che ho iniziato dal triennio, e lei che poi ha iniziato a lavorare con questa professoressa e quindi adesso ci siamo incrociati ma io sto semplicemente continuando un percorso iniziato anni fa punto e se lei invece pensa che io vado lì apposta per vederla per incontrarla?
E se lei non si fida di me ha paura?
Dato tutte le situazioni che si sentono di cronaca da parte dei ragazzi forse mi vuole allontanare per questo?
E allora mi chiedo è giusto che io parli con la mia professoressa e le dico che preferisco non avere interazione con alcune persone per motivi personali?
Così da evitare in futuro magari altri incontri e altri contatti.
Perché per esempio l'anno scorso poco prima della mia laurea La professoressa mi ha invitato a seguire un evento a Paestum e c'era anche questa ragazza.
Poi al termine mi ha invitato a mangiare una pizza insieme ma io ho rifiutato perché certamente non potevo stare insieme a questa ragazza.
Quindi si creano delle dinamiche di imbarazzo di ansia di disagio.
Come faccio?
È ovvio che oggi il mio unico intento era salutarci in maniera educata e magari se c'era l'occasione scambiare due parole punto non è che voglio tornare indietro e riavere un'amicizia.
Ma sono consapevole che anche questo non si possa fare, allora mi chiedo come gestisco questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità ciò che stai vivendo. Si percepisce chiaramente quanta fatica e quanta sensibilità ci siano dietro le tue parole. Affrontare quotidianamente una situazione che riattiva emozioni del passato non è semplice, soprattutto quando si intrecciano sentimenti di vergogna, paura, imbarazzo e il desiderio di essere visti per ciò che si è oggi, non per ciò che si è stati.
È comprensibile che la presenza di questa persona riaccenda dentro di te vecchie ferite e sensazioni di rifiuto, anche se sei consapevole dei progressi importanti che hai fatto e del cammino che stai portando avanti. A volte, anche dopo un percorso di crescita, il contatto (anche solo visivo) con chi ha avuto un ruolo significativo nel nostro passato può diventare uno specchio che ci rimanda parti di noi che ancora fanno male — non perché non siamo cambiati, ma perché quella storia ha lasciato un segno profondo.
Ti sei già dato molte risposte sagge: non vuoi riaprire il passato, ma solo mantenere una relazione civile, nel rispetto reciproco. È una posizione matura. Tuttavia, come giustamente intuisci, non possiamo controllare le reazioni dell’altra persona, né pretendere che elabori i vissuti allo stesso ritmo o nello stesso modo in cui lo hai fatto tu.
Forse, in questo momento, il passo più gentile che puoi fare verso te stesso è accettare che il disagio possa esserci — e che non è la prova di un tuo fallimento, ma la naturale conseguenza di una ferita che si riattiva in un contesto particolare. Cercare di proteggerti scegliendo di limitare i contatti o chiedendo alla professoressa di evitare interazioni dirette non è segno di debolezza, ma di cura verso di te, in questo particolare momento della tua crescita. L’importante è che questa scelta non nasca da paura o fuga, ma dal desiderio di mantenere un equilibrio emotivo che ti permetta di continuare il tuo percorso con serenità.
Ti invito a riconoscere quanto stai già facendo per prenderti cura di te: stai studiando, lavorando, coltivando interessi, socializzando. Questo mostra che stai investendo nel tuo presente, e non nel passato.
Forse, con il tempo, potrai arrivare a uno sguardo più neutro verso questa persona, e verso di te, non per cancellare ciò che è stato, ma per liberarti dal peso che ancora ti suscita
Dott.ssa Selena Antonello
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