Dott.ssa Martina Cocchieri

Psicologa clinica · Altro sulle specializzazioni

Città di Castello 2 indirizzi

Esperienze

Dott.ssa Martina Cocchieri,

Psicologa clinica e Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale dell'adulto e dell'età evolutiva, attualmente in formazione.

Ricevo su appuntamento a Città di Castello, Perugia e online. Sono specializzata in Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA) e la mia attività professionale si rivolge al bambino, all'adolescente, all'adulto e alla coppia, attraverso colloqui di consulenza, valutazione e sostegno psicologico.

Nello specifico, mi occupo di sostegno psicologico individuale, che consiste nell'aiutare la persona a recuperare uno stato di equilibrio psicologico rispetto ad eventi di vita, personali e non, che lo hanno alterato (es. malattie, disabilità proprie o di familiari, separazioni, licenziamenti, ecc).

Effettuo valutazioni, sostegno e potenziamento rivolti a bambini/adolescenti con difficoltà scolastiche/ comportamentali/ emotive.

Il sostegno psicologico è, poi, rivolto anche a tutti quei genitori che sentono il bisogno di essere accompagnati in un periodo particolarmente difficile con i propri figli (a partire dalla gravidanza, fino al parto e nelle delicate fasi successive della crescita del bambino).

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Nello specifico mi occupo di:

Disagio adolescenziale;
Supporto e orientamento scolastico;
Sostegno alla genitorialità;
Difficoltà nella gestione della vita quotidiana;
Difficoltà di coppia;
Accompagnamento in fase di separazione/divorzio;
Difficoltà di adattamento;
Disturbi d'ansia, stress ed attacchi di panico;
Difficoltà nella gestione del lutto;
Problematiche relazionali;
Disturbo ossessivo-compulsivo;
Fobie;
Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA);
Supporto psicologico connesso a patologie croniche, quali Diabete mellito di tipo I e II.

"Quello della Psicologia è un lavoro artigianale, di tessitura: i fili sii intrecciano, da sopra a sotto, da dentro a fuori, su un telaio costruito con cura; ad ogni punto una pausa e ad ogni pausa un'azione".
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia dell'età evolutiva

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

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  • Colloquio psicologico clinico

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  • Consulenza online

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  • Psicoterapia


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Indirizzi (2)

Martina Cocchieri
Centro CON.TE - consulenza e terapia

Via Rodolfo Morandi, 3, 2° piano, Città di Castello 06012

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Martina Cocchieri
Flexor Lab

Via Gerardo Dottori, Perugia 06132

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ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, vi scrivo perché vorrei chiedervi un consulto riguardo una situazione che credo che sto

Buongiorno,
vi scrivo perché vorrei chiedervi un consulto riguardo una situazione che credo che sto vivendo.
Sono figlia di genitori divorziati e non sono mai andata d'accordo con mio padre, mentre con mia madre ho sempre avuto un legame più forte.
Da diverso tempo però ho notato che quando le parlo di qualcosa lei dice di avere mal di testa o essere stanca e si nota palesemente che non mi sta ascoltando. Ho una sorella minore che è madre e ho notato che con lei è molto più presente. Giustamente la priorità la deve avere il bambino e ci sta ma ho notato che in generale quando parla lei interagisce molto di più. Non so se magari sono noiosa io, ma spesso mi dice "tua sorella ha fatto quello piuttosto che altro.
In generale poi ho notato che quabdo voglio affrontare discorsi impegnati diciamo tende ad evitare e parlare di cose superficiali. Non so se le sto antipatica o se si possano chiamare preferenze ma fatto sta che sono stanca di fare tentativi di dialogo se poi va a finire così. Quando vorrei incontrarla poi lei deve quasi sempre andare da mia sorella ad aiutarla con il figlio.
Comincio a pensare che posso farcela anche da sola, tutto sommato nela vita ognuno ha le sue "croci", chi più chi meno...

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Martina Cocchieri

Buonasera, da quello che racconta mi sembra che ciò che la stia facendo soffrire non sia semplicemente il fatto che sua madre dedichi molto tempo a sua sorella e al nipote, quanto il cambiamento che lei percepisce nel vostro rapporto e la sensazione di non trovare più da parte sua la stessa disponibilità al confronto e alla condivisione che aveva sperimentato in passato.

È comprensibile che questo possa far nascere domande e vissuti anche dolorosi, soprattutto considerando che descrive il legame con sua madre come un legame particolarmente importante per lei. Il fatto che sua madre sembri essere più disponibile e coinvolta nei confronti di sua sorella non significa necessariamente che ci sia una preferenza o che lei le sia “antipatica”. Potrebbero esserci diversi fattori legati alla fase di vita che sta attraversando sua madre, al nuovo ruolo assunto nei confronti del nipote o anche alle dinamiche specifiche che si sono create nel rapporto con sua sorella.

Allo stesso tempo, però, questo non rende meno significativo ciò che lei sta vivendo. Se ogni tentativo di condividere aspetti della sua vita o di affrontare discorsi più profondi si conclude con la sensazione di essere evitata o rimandata, è comprensibile che possa sentirsi messa in secondo piano, arrivando a chiedersi se valga ancora la pena cercare quel confronto.

Forse potrebbe essere utile, prima di arrivare alla conclusione di dover necessariamente “farcela da sola”, provare a dare un nome a ciò che sta provando e, se possibile, comunicarlo a sua madre in modo diretto ma non accusatorio: non tanto concentrandosi sul confronto con sua sorella, quanto spiegandole che sente una distanza nel vostro rapporto e che le manca quello spazio di condivisione che in passato sentiva di avere con lei. A volte riuscire a parlare del proprio vissuto, senza trasformarlo in un confronto su chi riceva più attenzioni, può permettere di comprendere meglio anche ciò che sta accadendo dall’altra parte.

Credo inoltre che potrebbe essere importante per lei avere uno spazio personale in cui poter elaborare ciò che questa situazione sta suscitando, anche al di là del rapporto con sua madre, e comprendere meglio quali siano i suoi bisogni e come desideri vivere questa relazione. Qualora sentisse il desiderio o la necessità di approfondire quanto ha condiviso, resto volentieri disponibile a farlo insieme all’interno di uno spazio di terapia, dedicato a lei e a ciò che sta attraversando.


Dopo 5 mesi di una frequentazione in cui ho investito sincerità e coraggio, lui mi ha tradita e ment

Dopo 5 mesi di una frequentazione in cui ho investito sincerità e coraggio, lui mi ha tradita e mentito ripetutamente. Ho provato a perdonarlo, ma ha continuato a frequentare altre alle mie spalle. Non ha mai avuto il coraggio di chiudere definitivamente, nascondendosi dietro la scusa dell'essere 'confuso' e lasciandomi in sospeso. Ora cerco di non autodistruggermi e mi chiedo:
Il problema ero io? Valevo così poco da essere rimpiazzata in due settimane?
Come faccio a non sentirmi sbagliata, stupida e inferiore alle altre, sapendo che per loro il tempo lo trovava?
Come si smette di voler dare altre possibilità a chi ha risposto alla mia totale sincerità solo con bugie e mancanze di rispetto?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Martina Cocchieri

Quello che racconta sembra essere stato particolarmente doloroso, non solo per il tradimento e le bugie, ma anche per il fatto di essere rimasta a lungo in una situazione di incertezza, senza ricevere dall’altra persona una scelta chiara. Quando si investe in una relazione con sincerità e coinvolgimento e dall’altra parte si sperimentano ripetutamente mancanza di rispetto e ambivalenza, è comprensibile arrivare a mettere in discussione anche se stessi e il proprio valore.

Vorrei però sottolineare un aspetto importante: il fatto che questa persona abbia scelto di frequentare altre persone o che apparentemente sia riuscita a proseguire rapidamente non è una misura del suo valore, della sua desiderabilità o di quanto lei abbia dato nella relazione. Il modo in cui l’altra persona ha gestito la situazione parla innanzitutto delle sue scelte e delle sue modalità relazionali, non di una sua presunta inferiorità rispetto alle altre.

Anche il chiedersi continuamente “perché loro e non io?” rischia di mantenere il confronto su un terreno in cui lei finisce inevitabilmente per giudicare se stessa. Forse, più che cercare di capire cosa avessero le altre che lei non aveva, potrebbe essere utile chiedersi che cosa questa esperienza le ha fatto tollerare, di cosa aveva bisogno e quali segnali vorrebbe imparare a riconoscere e ascoltare in futuro.

Per smettere di dare altre possibilità a chi ci ha ferito, inoltre, non è necessariamente sufficiente decidere razionalmente di chiudere: a volte è necessario attraversare il dolore, elaborare la delusione e ricostruire gradualmente la fiducia nel proprio giudizio e nei propri confini. Il fatto che lei abbia continuato a dare possibilità a questa persona non significa essere stata “stupida”: può significare che era coinvolta, che sperava in un cambiamento e che aveva attribuito valore a quella relazione.

Se sente che questa esperienza continua a influenzare il modo in cui guarda a se stessa e alle relazioni, potrebbe essere importante concedersi uno spazio personale in cui poterla elaborare con maggiore profondità. Qualora sentisse il desiderio di approfondire quanto ha condiviso, resto volentieri disponibile ad accompagnarla all’interno di uno spazio di terapia, dedicato a comprendere ciò che è accaduto e soprattutto a ritrovare un rapporto più solido e fiducioso con se stessa.


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