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Esperienze

Dott.ssa Gloria Giordano Psicologa e Psicoterapeuta sistemica relazionale. L'approccio sistemico relazionale è essenziale per la comprensione e il trattamento dei disturbi individuali e relazionali. E' una pratica che che riconosce l'importanza della complessa interazione tra individuo, famiglia e processi sociali. La mia formazione è cresciuta nel tempo e ha permesso l'integrazione tra diversi modelli e diverse tecniche al fine di utilizzare un'attenzione al carattere, alla personalità del richiedente al fine di ristabilire quella consapevolezza che permetterà di inibire comportamenti inadeguati e favorire una condizione di completezza e di maggiore espressione delle proprie potenzialità.
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia fenomenologico-dinamica
Psicologia delle dipendenze patologiche
Psicoterapia costruttivista
Psicologia clinica-dinamica

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicosomatica
  • Mediatore familiare
  • Psicologia della salute
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia cognitiva
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Gloria Giordano
Studio Privato Dott.ssa Gloria Giordano

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17 recensioni

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  • V

    Vincenzo

    Una persona straordinaria che con due parole e con il trasporto della sua energia ha individuato subito quali erano i miei problemi che non avevo mai messo a fuoco, consigliatissima!!

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  • D

    DA

    Non si smentisce mai è un ottima professionista, la scegliere alte 1000 volte

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    Rossella Barone

    Una donna meravigliosa, empatica, accogliente, bella dentro e bella fuori …..ti senti a casa!

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    Tonino

    La dottoressa Giordano è una grande professionista.

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    Alessandro Limatola

    Attenta al paziente, subito si crea un intesa... Consigliata

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  • S

    Sara

    La dottoressa Giordano e' una professionista attenta e molto preparata. Comprende le dinamiche da trasformare velocemente. Mi sento in ottime mani.

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    C. Di Bonito

    Grazie alla dottoressa Gloria Giordano io ed i miei fratelli abbiamo imparato a comunicare....la mia famiglia stava attraversando un periodo di discordia con tante tensioni . Siamo stati guidati attraverso esercizi pratici e discussioni significative affinché io e i miei fratelli riuscissimo ad affrontare le nostre differenze e trovare un terreno comune su cui lavorare . Infinite grazie. C. Di Bonito

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    A.M.

    Ho conosciuto la Dott.ssa Giordano in alcuni percorsi di crescita personale e formativi e sono subito rimasta positivamente colpita dalla sua capacità di entrare in relazione, ascoltare e farti vedere lati del carattere disfunzionali in maniera amorevole. Ho sempre percepito che cercava di capire il mio sentire, le mie difficoltà e trovare insieme delle possibili strade alternative per una vita maggiormente improntata al benessere. Direi che unisce umanità, calore ad elevata professionalità e competenza.

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    M.C.

    Quando abbiamo iniziato la terapia familiare, la situazione in casa era difficile: mio fratello era chiuso in stanza da mesi, creando tensioni tra noi. Decidere di intraprendere questo percorso è stato difficile, ma necessario. Non ci siamo concentrati solo su di lui, ma anche su come ognuno di noi contribuiva alla situazione. È stato sorprendente capire come le nostre emozioni e interazioni alimentassero un ciclo di incomprensione. Con l’impegno di tutti, i cambiamenti sono arrivati: mio fratello ha iniziato ad aprirsi e noi abbiamo imparato a comunicare meglio. Le tensioni si sono allentate e le nostre relazioni stanno migliorando. Dopo mesi di terapia, il cambiamento è evidente: mio fratello esce dalla sua stanza e noi lo supportiamo in modo più efficace. Sono grata alla Dott.ssa Giordano per il supporto ricevuto. Spero che altre famiglie trovino il coraggio di affrontare questo percorso, perché ne vale davvero la pena.

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  • G

    Giovanni

    La dottoressa Giordano è stata una guida straordinaria nel mio percorso di consapevolezza e risanamento.
    Ciò che rende unica la dottoressa è la sua straordinaria umanità ed empatia. Ogni sessione era un momento di crescita e comprensione, grazie alla sua capacità di ascoltare.
    La sua presenza rassicurante e il suo approccio coinvolgente mi hanno permesso di esplorare e affrontare le mie emozioni in modo sicuro e costruttivo.
    Inoltre, la dottoressa Giordano ha dimostrato una capacità e competenza eccezionali nell'individuare con precisione e professionalità le strategie che fin dall'infanzia avevo organizzato per compensare la mancanza di facile fluidità dell'amore e le insufficienze affettive. Questo ha reso il percorso significativo e trasformativo.
    Raccomando vivamente la dottoressa a chiunque sia alla ricerca di una professionista che combina competenza, potenza e un cuore aperto. Il suo supporto è stato inestimabile per il mio sviluppo personale e affettivo.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 33 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve a tutti buongiorno. Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione n

Salve a tutti buongiorno.
Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione nella parte sinistra della testa. Mi sento come se fossi diviso in 2, ho problemi di concentrazione e di memoria. La caratteristica più importante è che mi sento come se fossi distaccato da me stesso, dalle mie emozioni e dalla realtà. Questo stato è facilmente risolvibile in quanto il mio corpo cerca di autoregolarsi tramite dei mormori vocali. Quando faccio questi mormori sento che la tensione diminuisce, che i pensieri si riorganizzano e soprattutto rientro in contatto con me stesso. Ho fatto varie visite psichiatriche e mi è stato detto che questo corrisponde ad uno stato dissociativo. Il problema principale è che non riesco a lasciarmi andare (cioè a scaricare questa tensione) perché ho paura che mio padre possa aggredirmi durante i momenti di vulnerabilità (cioè quando mi lascio andare). Questo perché sin dall'infanzia mio padre mi ha sempre traumatizzato con le sue urla, quando facevo qualcosa che gli dava fastidio. Di conseguenza sono rimasto bloccato in un loop dove il mio corpo cerca di lasciarsi andare con questi mormorii ma rimane in allerta per la paura che mio padre possa aggredirmi. Io vorrei semplicemente lasciarmi andare e sentirmi protetto. Ho provato anche ad andare via di casa, ma facendolo contro la mia volontà mi dissocio ancora di più. Per lo stesso principio, i miei genitori mi hanno proposto di ricoverarmi in una clinica, ma facendo qualcosa che non sento il sintomo dissociativo aumenta. Questo stato è sopraggiunto dopo un periodo di 3 mesi dove ho represso ciò che sentivo per adattarmi una situazione (nello specifico un corso di studi). Io vorrei solo sentirmi al sicuro da mio padre, ma in famiglia non capiscono che il nucleo del problema è questo. Ho fatto da circa 1 anno psicoterapia e ho assunto vari psicofarmaci, senza alcun risultato concreto. Cio che potrebbe aiutarmi è semplicemente sentirmi al sicuro. Cosa ne pensate?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Gloria Giordano

Buongiorno. Ascoltando la tua descrizione dettagliata, emerge con estrema chiarezza come il tuo corpo e la tua mente stiano mettendo in atto una strategia di sopravvivenza antica e profondamente intelligente, seppur dolorosa. Il sintomo che descrivi – questa forte tensione alla testa, il senso di divisione e il distacco dissociativo – non è una "malattia" che è comparsa dal nulla, ma la risposta protettiva del tuo sistema. Nello specifico, la dissociazione e la tendenza a reprimere ciò che provi per adattarti (come è successo per il corso di studi) sono dinamiche messe in atto al fine di mantenere una parvenza di pace o di sicurezza nel sistema familiare, si anestetizzano le proprie emozioni e il proprio corpo. Il mormorio vocale che utilizzi è un tentativo spontaneo del tuo sistema nervoso di stimolare il nervo vago e attivare l'autoregolazione. Il tuo corpo sa esattamente cosa fare per guarire, ma si trova incastrato in un paradosso biologico: per scaricare la tensione devi rilassarti e "lasciarti andare", ma rilassarsi a casa tua equivale a esporre il fianco al pericolo (le urla e le aggressioni di tuo padre, che il tuo cervello antico registra come minacce mortali fin dall'infanzia). Non puoi guarire dove ti sei ammalato se quell'ambiente è ancora percepito come una minaccia attiva. Hai perfettamente ragione: il farmaco o il ricovero forzato non possono curare una mancanza di sicurezza relazionale e ambientale. Se fai qualcosa contro la tua volontà, il tuo sistema percepisce un'ulteriore violazione dei tuoi confini e aumenta la dissociazione per proteggerti. Il tuo bisogno assoluto e prioritario è trovare un posto al sicuro. Per poterti rispondere in modo più mirato e comprendere come aiutarti a sbloccare questo loop, avrei bisogno di chiederti alcuni dettagli importanti:
Qual è la tua età attuale?
Godi di una qualche forma di autonomia? (Ad esempio, un'autonomia economica, lavorativa o di gestione dei tuoi spazi, che possa darti un margine di movimento indipendente dalla tua famiglia?)
Infine, vorrei farti una domanda fondamentale su cui riflettere: Esiste, o c'è stata in qualche momento della tua vita, una situazione, un luogo fisico (una stanza di un amico, la natura, un ufficio) o una persona specifica con cui hai fatto esperienza di sentirti davvero al sicuro, protetto e libero di essere te stesso? Se ti va, rispondi a queste domande sulla tua età, sulla tua autonomia e sulle tue esperienze passate o presenti di sicurezza.
Grazie per aver condiviso la tua storia.


Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio? A luglio ho studiato molto per un

Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio?

A luglio ho studiato molto per un esame, arrivando anche a diverse ore al giorno, ma dopo essere stato bocciato più volte presentandomi a ogni appello ho avuto una forte reazione di rabbia e saturazione. Da allora faccio molta fatica anche solo a iniziare a studiare: il pensiero dello studio mi provoca subito nervosismo, senso di costrizione e voglia di evitarlo.
Spesso finisco per scrollare, leggere altro o fare qualsiasi cosa pur di non iniziare, anche quando so di avere un esame vicino. Il problema non è solo la concentrazione: è come se associassi lo studio a pressione, fallimento e perdita di libertà.

Vorrei capire come affrontare concretamente questo evitamento e riuscire a riprendere a studiare senza entrare subito in quella reazione di rabbia e rifiuto.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Gloria Giordano

Ti leggo e sento tutta la fatica, la rabbia e quel senso di soffocamento che ti porti dentro da luglio. Voglio dirti subito una cosa fondamentale: ti credo, capisco perfettamente perché ti senti così e non c'è assolutamente nulla di sbagliato in te. La tua rabbia non è un difetto o un segno di debolezza. Al contrario, è il tuo corpo che sta gridando "basta" per proteggere la tua parte più profonda da un dolore che è stato troppo grande. A luglio hai investito tutto te stesso, e quelle bocciature ripetute sono state una ferita profonda. È del tutto naturale che oggi la tua mente veda i libri come un pericolo da cui scappare e che cerchi un po' di aria e di sicurezza nello scrolling. L'evitamento non è pigrizia, è il tuo modo attuale di sopravvivere a quella sofferenza. Per iniziare, qual è il primo ricordo felice o di soddisfazione che hai legato allo studio, prima che succedesse tutto questo a luglio?
Se questa rabbia potesse parlare, quale ingiustizia sente di aver subito dall'università o dal professore?
Ecco un aiuto pratico e immediato basato sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT).
Sono solo 3 strategie, concrete e senza fronzoli, pensate per disinnescare il blocco sul nascere.
1. La Tecnica dei 5 Minuti (Smantella il rifiuto)Il tuo cervello rifiuta lo studio perché anticipa la fatica di ore di costrizione.
Devi cambiare l'accordo iniziale.
Cosa fare: Siediti e punta un timer a 5 minuti. Prometti a te stesso che studierai solo per quel lasso di tempo.
La regola d'oro: Scaduti i 5 minuti, hai il diritto assoluto di fermarti e fare altro senza sentirti in colpa.
Molto spesso, il blocco più duro è l'inizio; una volta superati i primi 5 minuti, l'ansia cala e potresti decidere di continuare. Se non ci riesci, va bene lo stesso: hai comunque vinto l'evitamento.
2. Ristruttura il pensiero: "Tutto o Niente"
La tua mente in questo momento ragiona per estremi: "O studio 8 ore come a luglio o non serve a niente", oppure "Se apro il libro, significa che devo dare l'esame e fallirò di nuovo".
Cosa fare: Sostituisci questi pensieri rigidi con formule intermedie e realistiche.
Ripetiti questa frase: "Oggi non sto studiando per l'esame. Sto solo leggendo 2 pagine per riprendere il controllo della mia giornata. 10 minuti di studio valgono infinitamente più di zero".
3. Programma le distrazioni (Invece di subirle)
Cercare di vietarti lo smartphone o lo scrolling con la pura forza di volontà non funziona, perché aumenta il senso di costrizione e la rabbia.
Cosa fare: Usa la tecnica del rallentamento dello stimolo.
Non dirti "Non devo guardare il telefono", ma di' a te stesso: "Guarderò il telefono tra esattamente 5 minuti, non appena scade il timer".
In questo modo non stai eliminando la ricompensa (lo scrolling), stai solo posticipando il piacere, riprendendo in mano la gestione del tuo tempo.
Quale di questi 3 strumenti ti senti di sperimentare per primo, anche già oggi o domani, per fare un piccolissimo test?
In bocca al lupo


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