Spesso mi capita di pensare a cosa mangiare durante la giornata cercando di organizzarmi in modo da

24 risposte
Spesso mi capita di pensare a cosa mangiare durante la giornata cercando di organizzarmi in modo da poter provare più cose possibili. Mi piacciono molti alimenti diversi e ho il desiderio di “assaggiare tutto”, come se volessi soddisfare ogni preferenza.
Quando penso alla grande varietà di cibo disponibile, tendo a pianificare in anticipo cosa mangiare, perché ho paura di trascurare qualcosa e di perdere un’esperienza. Tuttavia, la quantità di cibi possibili è talmente ampia che organizzare tutto non è immediato e, a volte, provo ansia al pensiero di non riuscire a provare tutto ciò che desidero entro un certo tempo.
Inoltre, se i miei pasti sono già organizzati e poi capita di dover mangiare fuori o andare a cena da qualcuno, questo mi provoca stress, perché sento che la mia pianificazione viene interrotta e rischio di non riuscire a provare tutto ciò che volevo mangiare. Dall'altra se non pianifico mangio "a caso" perché non so scegliere e mi sento sopraffatta dal non avere un'organizzazione anche per risparmiare tempo.
Questa preoccupazione mi porta a ragionare molto sui pasti e a programmare la mia alimentazione in modo dettagliato, ma la sensazione di dover “assaggiare tutto” e di dover rispettare la mia pianificazione può diventare stressante.
Da cosa potrebbe dipendere questa mia forte necessità di assaggiare tutto e soddisfarmi di tutto? E quali strategie potrei adottare per ridurre questo pensiero?
Grazie mille
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, dal suo racconto emerge come il rapporto con il cibo, più che legato a un bisogno nutrizionale, sia profondamente intrecciato a un bisogno di controllo e alla ricerca di completezza nelle esperienze. L’idea di “assaggiare tutto” può rappresentare, simbolicamente, il desiderio di non perdere nulla, di non trascurare possibilità, come se ogni occasione mancata generasse una sorta di vuoto o frustrazione. Allo stesso tempo, la pianificazione rigorosa sembra darle un senso di ordine e sicurezza, ma quando questa organizzazione viene interrotta o non può essere rispettata, si trasforma in fonte di ansia e stress.

In situazioni come la sua, spesso non è tanto il cibo a essere il fulcro, quanto il significato che gli viene attribuito: la varietà diventa sinonimo di pienezza e soddisfazione, la pianificazione una forma di rassicurazione, e l’imprevisto un elemento destabilizzante. Questo modo di funzionare può ricordare alcuni tratti perfezionistici o di pensiero ossessivo, dove l’attenzione eccessiva alla gestione dei dettagli finisce per ridurre la libertà e la spontaneità.

Il passo importante, quindi, non è tanto eliminare la pianificazione, quanto riuscire ad allentare la rigidità che la accompagna, imparando a tollerare l’imprevisto e a spostare l’attenzione dal “dover provare tutto” al “concedersi ciò che oggi può dare piacere e benessere”. L’obiettivo non è privarsi della varietà, che può essere una risorsa, ma ridurre l’ansia che deriva dall’idea di doverla esaurire o controllare. In questo senso, percorsi terapeutici basati sulla consapevolezza e sull’accettazione, come la mindfulness, o su un lavoro più ampio di esplorazione delle radici di questo bisogno, possono essere di grande aiuto per ritrovare equilibrio e serenità.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Elena Quattrini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
Grazie per aver condiviso questa riflessione, immagino non sia semplice parlarne. E' importante che lei si sia concesso lo spazio per portare questo tema alla luce. La sua domanda tocca aspetti importanti e merita attenzione: ogni esperienza è unica e andrebbe esplorata con delicatezza. Se desidera possiamo provare ad approfondire insieme quello che sente. Dott.ssa Elena Quattrini
Gent.ma utente,
il suo comportamento denota spiccata curiosità e consapevolezza del piacere che può dare il senso del gusto. Sono potenzialità del suo carattere certamente positive e da continuare a coltivare.
Allo stesso tempo, può lavorare sulla sua flessibilità cognitiva rispetto alla possibilità reale di variare così tanto la sua alimentazione o di poter scegliere in ogni situazione cosa mangiare. La sua voglia di sperimentare e di organizzare nel dettaglio la sua nutrizione non deve scontrarsi con le contingenze ambientali e sociali che devono essere abbracciate con lucidità e realismo.
La frustrazione che avverte, così come lo stress, sono segnali importanti che vanno compresi meglio, anche con l'aiuto di un professionista. La tendenza all'eccessivo controllo o al perfezionismo possono portarla a creare aspettative eccessive rispetto alle sue reali possibilità e a vivere con malessere qualcosa che invece le darebbe grande soddisfazione. Rendere la sua "curiosità alimentare" più equilibrata e flessibile potrebbe essere un obiettivo da raggiungere con il giusto supporto psicologico.
Da notare anche che questa tendenza a sperimentare e ricercare sempre il controllo potrebbero influenzare anche altri aspetti della sua vita, per esempio quello sociale o quello lavorativo. La invito a riflettere su queste dinamiche psicologiche.
Restando a disposizione, le auguro il meglio. Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Cecilia Mancini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara Paziente Anonima, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Da come la descrivi, sembra che questo pensiero intorno al cibo e alla necessità di assaggiare tutto possa diventare fonte di stress. Potrebbe non riguardare solo la scelta dei pasti, ma toccare aspetti più ampi della tua quotidianità. Proprio per questo potrebbe essere utile esplorarlo in un percorso psicologico, in uno spazio sicuro in cui comprendere meglio da dove arriva questo bisogno e come influisce sul tuo benessere. Un passo alla volta, Insieme. Dr.ssa Cecilia Mancini
Dott.ssa Grazia Puglisi
Psicologo, Professional counselor
Acireale
Buongiorno, mi pare che ci siano almeno tre priorità: "assaggiare tutto", "soddisfare ogni preferenza", "pianificare" per evitare possibili momenti di ansia o stress.
Il cibo non è soltanto qualcosa di cui gli esseri umani hanno bisogno per vivere, ma ha anche profondi significati simbolici, veicola emozioni, ha a che fare con le dinamiche relazionali e la propria cultura, influenza gli stati d'animo. Con una metafora si può dire che il cibo è il mondo che mettiamo dentro e che viene poi processato dal metabolismo del nostro corpo. Tra il cibo e il Corpo c'è uno scambio che è anche simbolico.
Credo che sia impossibile rispondere in poche parole alle sue interessanti domande. Sarebbe utile provare a parlarne con un professionista per cercare di trovare il proprio personale senso e le strategie più consone a se stessi.
Dott.ssa Alessandra Arena
Psicologo clinico, Psicologo
Grottaferrata
Buongiorno,
quello che descrive potrebbe essere sintomo di una troppa rigidità e fissità a degli schemi alimentari e a degli obiettivi (assaggiare più cibi possibili). Sarebbe importante comprenderne il motivo, scoprire cosa c'è dietro, specialmente se questo funzionamento le sta provocando disagio e difficoltà nelle relazioni sociali e nella sua vita quotidiana.
Le consiglio di portarlo all'interno di uno spazio di terapia, dove può esplorare questo comportamento senza giudizio e con professionalità.

Un saluto,
Dott.ssa Alessandra Arena
Dott.ssa Simona Torrente
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, grazie per averci scritto. Da quello che ci dice sembra che il pensiero del cibo si configuri come un' ossessione, considerato che occupa molto tempo nella sua giornata. Certamente questo oltre ad essere stressante è anche faticoso.
Per poter darle delle strategie c'è però bisogno di alcuni approfondimenti. Ad esempio lei è una persona che soffre di ansia? E' sempre stato così, o questi pensieri si sono intensificati in un momento specifico? se si, quale? Identificare il momento in cui questi pensieri si sono intensificati è molto molto importante, poiché potrebbero essere in relazione a qualcosa che le è accaduto. Inoltre, mangia da sola?
La psicoterapia ha un effetto estremamente benefico rispetto ai pensieri come il suo e, nello specifico per le ossessioni, gli effetti si vedono anche in tempi brevi. Perciò le posso consigliare di contattare un colleg* vicino a lei. Nel caso sia interessata io sono disponibile anche online.
Le auguro una buona giornata
Simona Torrente
Dott.ssa Valentina Penati
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, in quanto racconta sembra emergere una forte componente di controllo. Pianificare, organizzare, assaggiare tutto, temere che non vi sia tempo per provare tutto fa pensare al timore di perdere l'occasione, che qualcosa possa sfuggirle. Il tema è complesso e andrebbe approfondito esplorando i suoi vissuti, il significato che il cibo ha avuto e ha nella sua vita. Così come le credenze che vi sono alla base, ad esempio l'idea che se non faccio una cosa adesso non ci sarà mia più l'occasione di farla (un po' come quando siamo a dieta e ci priviamo dei biscotti, la prima volta che ci si para davanti un pacco di biscotti lo mangiamo tutto perché in noi c'è l'idea che quella sarà l'ultima possibilità di mangiarli). La psicoterapia cognitivo comportamentale lavora proprio su questi processi e sullo scaricamento di pattern di pensiero e azioni disfunzionali. Resto a disposizione e le auguro buon pomeriggio, Valentina Penati
Buongiorno,

dal suo racconto emerge chiaramente che il desiderio di “assaggiare tutto” e la pianificazione dettagliata dei pasti non riguarda solo il cibo in sé, ma esprime probabilmente bisogni più profondi legati a controllo, completamento e ansia da perdita. Cercare di provare tutto e sentirsi sopraffatta dalle deviazioni può essere un modo per tentare di soddisfare tutte le preferenze e ridurre l’incertezza, oltre che di gestire ansia e paura di non fare “la scelta giusta”. Va inoltre considerato che la relazione con il cibo non è solo nutrimento fisiologico: ogni scelta alimentare porta con sé un mondo emotivo e relazionale, e cibo, pensieri ed emozioni sono strettamente collegati.

Il suo desiderio di varietà e sperimentazione non è negativo, ma quando diventa fonte di stress può essere utile chiedersi: cosa sto cercando di controllare o soddisfare attraverso il cibo?
Gentile Utente, ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza il tuo vissuto. Quello che descrivi non riguarda semplicemente il cibo, ma sembra toccare aspetti più profondi del tuo modo di rapportarti alle scelte, al controllo e al timore di “perdere” delle opportunità.
Potrebbe dipendere dal bisogno di controllo(la pianificazione dettagliata dei pasti ti permette di sentirti organizzata e al riparo dall’imprevisto. Quando questo piano viene interrotto, provi ansia perché sembra di perdere il controllo)
Oppure dalla paura di perdere esperienze(il desiderio di “assaggiare tutto” potrebbe riflettere un timore più ampio di non vivere abbastanza, di tralasciare qualcosa di importante. Il cibo diventa un ambito concreto in cui questo si manifesta)
O anche dalla difficoltà nella scelta: di fronte a molte possibilità, prendere una decisione può risultare faticoso; la pianificazione diventa un modo per evitare il senso di smarrimento che provi quando ti trovi a dover scegliere sul momento.
Strategie utili possono essere allenare gradualmente la flessibilità, imparare ad ascoltare di più i segnali interni di fame e desiderio, e coltivare un approccio più consapevole e meno prestazionale al cibo. Un buon percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti a comprendere più a fondo queste dinamiche e a gestirle con maggiore serenità.
(E' come visitare una città d’arte. Non si può vedere tutto in un solo giorno, ma ciò che scegli di guardare davvero, con attenzione, può lasciarti ricordi più preziosi di una corsa affannata tra mille attrazioni!!!)
Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Falqui
silviafalqui.it
Dott.ssa Anna Asia Forino
Psicologo, Psicologo clinico
Trapani
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso su questa piattaforma le sue difficoltà. Immagino quanto questa modalità possa essere stressante per lei, tuttavia le informazioni fornite sono poche per poterle fornire una spiegazione soddisfacente. La inviterei a rivolgersi ad un professionista, che con delle informazioni più complete, posso aiutarla ad indentificare quale bisogno cerca di soddisfare e dove ha imparato a soddisfarlo in questo modo e solo dopo poter pensare insieme di sperimentare delle strategie nuove e più efficaci per lei.
Dott.ssa Anna Asia Forino
Gentile utente,
il cibo, soprattutto nella nostra società, spesso è il veicolo per manifestazioni che riguardano dell'altro, pertanto sarebbe necessario partire da ciò che intende e significa per lei "assaggiare tutto" e "soddisfarsi" in modo più approfondito.
Il consiglio è dunque di affidarsi ad uno specialista che possa accompagnarla verso una risignificazione della necessità che sente e che al momento condiziona la sua quotidianità, potendo trovare di conseguenza nuove vie e trasformare questo disagio.
Un caro saluto
Buonasera, quello che racconta lascia emergere un vissuto in cui il cibo diventa qualcosa di più complesso rispetto al semplice nutrimento o al piacere del gusto. La sensazione di dover assaggiare tutto e la necessità di pianificare in modo rigido i pasti possono avere a che fare con diversi aspetti psicologici. Da una parte c’è il bisogno di controllo, che spesso si attiva nelle persone ansiose come una modalità per ridurre l’incertezza. Programmare con precisione può far sentire più sicuri, ma allo stesso tempo, quando la pianificazione diventa troppo rigida, rischia di aumentare lo stress anziché ridurlo. Dall’altra parte c’è una sorta di paura di perdere delle occasioni, come se non sperimentare tutto significasse rinunciare a qualcosa di importante. A questo si può aggiungere un tratto perfezionista, che porta a volere un ordine e una completezza anche in un ambito che dovrebbe rimanere più spontaneo.
Per quanto riguarda le possibili strategie, può essere utile allenarsi a considerare la pianificazione come una traccia flessibile e non come una regola assoluta. Lasciarsi degli spazi liberi, senza programmare tutto in anticipo, permette di abituarsi gradualmente all’imprevisto. Può essere d’aiuto anche lavorare sulla consapevolezza, attraverso la pratica del mindful eating, cioè mangiare con calma, prestando attenzione ai segnali di fame e sazietà e al piacere dei sapori, riducendo così la spinta a dover coprire ogni possibilità. Quando si accorge di pensare che se non assaggia tutto rischia di perdere un’occasione, può provare a riformulare quel pensiero ricordandosi che il cibo è sempre disponibile e che rimandare non equivale a perdere.
Se questo schema mentale le genera ansia frequente o le occupa molto spazio nella vita quotidiana, portare questo tema in terapia di sostegno può essere un’occasione preziosa per comprendere meglio il significato che ha per lei e trovare modalità più leggere e funzionali di vivere l’alimentazione. In questo modo, il piacere di scoprire e variare i cibi non andrebbe perso, ma diventerebbe un’esperienza più libera e meno vincolata da regole interne. Resto a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi sembra un modo molto intenso di vivere il rapporto con il cibo, quasi come se fosse una sfida continua tra il desiderio di non perdere nulla e il bisogno di avere un’organizzazione che ti faccia sentire tranquilla. Da un lato c’è il piacere autentico di assaggiare cose diverse e la curiosità verso il cibo, dall’altro emerge una componente ansiosa che ti porta a sentire che, se non riesci a rispettare la tua pianificazione, rischi di perdere qualcosa di importante.

Questa dinamica può dipendere dal bisogno di controllo e dalla paura di “perdere opportunità”. Il cibo diventa il campo in cui questo si manifesta in modo concreto, ma il meccanismo di fondo assomiglia a quello che in psicologia viene chiamato intolleranza all’incertezza: la sensazione di dover ridurre ogni variabile imprevista per sentirsi a posto. È come se la varietà di possibilità fosse vissuta non solo come ricchezza, ma anche come fonte di stress, perché apre alla paura di sbagliare scelta o di non riuscire a includere tutto.

Per ridurre questo peso, può aiutare spostare l’attenzione da “devo provare tutto” a “posso scegliere cosa mi va di più adesso”. In altre parole, imparare a dare valore al momento presente, all’ascolto della fame e del desiderio reale, piuttosto che alla lista ideale da soddisfare. Può essere utile anche darsi il permesso di considerare il cibo come un percorso continuo: non serve condensare tutto in poco tempo, gli alimenti resteranno sempre disponibili e non è necessario provarli tutti subito.

Un’altra strategia è allenarsi a tollerare l’imprevisto. Se capita di cenare fuori e questo scombina i tuoi piani, provare a viverlo come un’occasione per allenarti alla flessibilità, ricordandoti che la pianificazione non è una regola assoluta ma uno strumento che puoi adattare. A volte può aiutare scrivere una lista più larga e trattarla come una “scatola delle opzioni”, da cui attingere liberamente, invece di trasformarla in una sequenza rigida.

Se senti che questi pensieri occupano troppo spazio o ti fanno provare ansia frequente, potrebbe essere utile lavorarci in un percorso psicologico, così da comprendere meglio da dove nasce questo bisogno di controllo e come trasformarlo in una modalità più serena e libera di vivere il cibo e le scelte quotidiane.

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
da questa sua descrizione della pianificazione minuziosa dei pasti mi sembra di leggere una forte esigenza di controllo. Dietro questo comportamento evidentemente ci sono dei bisogni che varrebbe la pena esplorare. La preoccupazione che riferisce sembra essere estremamente presente nelle sue giornate.
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Dalle sue parole emerge un forte bisogno di controllo e di completezza che, applicato all’alimentazione, sembra generare più tensione che piacere. Il desiderio di “assaggiare tutto” può essere letto come un modo per non perdere occasioni, ma allo stesso tempo rischia di trasformarsi in una pressione costante, con ansia e difficoltà a vivere i pasti in maniera spontanea. Quando la pianificazione diventa rigida, infatti, ogni imprevisto può apparire come una minaccia, e questo finisce per alimentare ulteriormente il senso di frustrazione.
In un percorso psicologico si può lavorare proprio su questi meccanismi, per riconoscere i bisogni sottostanti, ridurre il peso dei pensieri intrusivi e recuperare un rapporto più flessibile e sereno con il cibo e con le scelte quotidiane.

Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito. Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da ciò che racconta emerge una grande attenzione e sensibilità verso il cibo e le esperienze legate ad esso, che per lei rappresentano non solo un bisogno fisiologico ma anche un ambito di piacere e curiosità. Questo desiderio di “assaggiare tutto” sembra però trasformarsi, in alcuni momenti, in una fonte di ansia e rigidità. Il fatto di sentire la necessità di pianificare i pasti con cura, e allo stesso tempo la difficoltà a tollerare imprevisti o cambiamenti, suggerisce che per lei l’organizzazione abbia la funzione di ridurre l’incertezza e di mantenere un senso di controllo. Quando questo controllo viene messo in discussione, la sensazione di perdita di equilibrio può emergere con forza e portare a stress e preoccupazione. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, possiamo osservare che ciò che la guida non è soltanto il piacere del cibo in sé, ma anche alcuni pensieri sottostanti, come la paura di “perdere un’occasione”, di non riuscire a soddisfare pienamente tutte le possibilità o di non avere il tempo sufficiente per provare ciò che desidera. Questi pensieri, pur partendo da un aspetto positivo come la curiosità, possono trasformarsi in schemi rigidi che la portano a investire molta energia mentale, riducendo la spontaneità e aumentando l’ansia quando la realtà non corrisponde al piano prestabilito. Una possibile strada di lavoro può essere quella di provare ad allenarsi gradualmente alla flessibilità. Questo non significa rinunciare al piacere di organizzarsi o al desiderio di esplorare gusti e varietà, ma trovare un equilibrio che le permetta di vivere i pasti come un’esperienza di benessere e non come una prestazione. Per esempio, può essere utile cominciare con piccoli passi, come concedersi di non pianificare completamente una giornata, accogliendo l’idea che non sia possibile provare tutto subito e che il piacere possa essere distribuito nel tempo. Lavorare sull’accettazione del fatto che alcune esperienze rimarranno in sospeso, senza che ciò significhi una perdita, può aiutarla a ridurre l’ansia legata al dover “fare tutto e subito”. Un altro elemento su cui riflettere è il significato che attribuisce al cibo nella sua vita: spesso il bisogno di completezza in un ambito può riflettere un bisogno più generale di sentirsi in controllo o di non trascurare nulla di importante. Riconoscere questo legame può renderla più consapevole e aiutarla a costruire strategie che non passino soltanto dall’organizzazione, ma anche dall’imparare a tollerare l’incertezza, affidandosi di più alla sua capacità di scegliere nel momento. Il fatto che lei sia consapevole del disagio e riesca a descriverlo con tanta chiarezza è già un punto di forza, perché le permette di non subirlo passivamente ma di osservare i meccanismi che si attivano. Con il giusto lavoro, è possibile trovare un equilibrio tra il piacere di programmare e la libertà di vivere il presente senza sentirsi schiacciata dal bisogno di non perdere nulla. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Letizia Turchetto
Psicologo, Psicologo clinico
Ponte di Piave
Gentile Utente, buongiorno.
Posso immaginare che la dinamica che porta qui possa arrecarle fatica, ed è comprensibile la sua richiesta di supporto.
Da quanto narra nel suo messaggio, il suo pensiero di voler assaggiare tutto si accompagna alla necessità di soddisfazione per timore di perdere qualcosa. Questa necessità fa trasparire un bisogno di controllo e di gestione che lei reputa importante e che può comportare un certo livello di stress. A tal riguardo, per iniziare ad approfondire queste sue necessità, sarebbe utile cercare di capire il motivo per cui avverte il bisogno di adottare un tale livello di controllo sul cibo e quali necessità e vissuti emotivi soddisfa con le operazioni che esegue.
Trovo molto interessante il passo che ha esplicitato in seguito, ovvero la percezione di perdere qualcosa se non controlla adeguatamente. Relativamente a questo punto, e a quanto anticipato all'inizio della risposta, potrebbe tornare utile dedicarsi dello spazio e del tempo per cercare di approfondire il suo rapporto con il cibo nel tempo, cercando di cogliere se vi sono stati episodi importanti in questa dimensione della sua vita che l'hanno toccata particolarmente, e che potrebbero essere in qualche modo connessi con questi suoi pensieri. Con questo, rispondo alla sua domanda relativa alla causa di queste sue necessità proponendole di dedicarsi la possibilità di essere ascoltata e accolta da parte di un professionista con cui poter ripercorrere i suoi vissuti e le sue emozioni per poter comprendere adeguatamente queste dinamiche.
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Buongiorno, la descrizione della tua situazione tocca dinamiche psicologiche che risuonano con diversi aspetti del funzionamento mentale umano. Quello che descrivi sembra collegato a una forma di "ansia da perdita di opportunità" (FOMO - Fear of Missing Out) applicata al cibo, che può radicarsi in meccanismi più profondi.

Infatti il bisogno di "assaggiare tutto" potrebbe nascere da diverse radici psicologiche. Spesso riflette un desiderio di completezza e controllo, come se attraverso l'esperienza culinaria totale si potesse raggiungere una forma di soddisfazione definitiva. Questo pattern può anche collegarsi a una difficoltà nel tollerare l'incompletezza, quella sensazione naturale ma talvolta angosciante che non potremo mai sperimentare tutto ciò che esiste.

A volte questa dinamica emerge quando usiamo il cibo come metafora inconscia di altre aree della vita, il nutrimento emotivo, le opportunità, le esperienze in generale. La paura di "perdere" un'esperienza culinaria può mascherare timori più ampi legati al tempo che passa e alle scelte che facciamo..

Alcune strategie che potrebbero aiutarti:

**Mindfulness alimentare : Prima di mangiare, prova a connetterti con la fame reale del corpo e chiederti cosa ti attrae davvero in quel momento. Questo può aiutare a distinguere tra desiderio autentico e compulsione mentale.

**Pratica della "scelta consapevole" : Invece di cercare di provare tutto, sperimenta il scegliere deliberatamente di rinunciare a qualcosa, osservando le sensazioni che emergono. Questa pratica può rafforzare la tolleranza all'incompletezza.

**Flessibilità pianificata : Mantieni una struttura, ma lascia spazi vuoti intenzionali per l'improvvisazione e per accogliere inviti spontanei.

io ti invito anche a riflettere e cercare di riconoscere in questa dinamica alcuni pattern che potrebbero manifestarsi anche in altre aree.
Potrebbe essere utile esplorare se questo bisogno di completezza si presenta altrove nella tua vita e quale messaggio profondo porta con sé.

Se queste dinamiche dovessero continuare a creare disagio significativo o interferire con il tuo benessere quotidiano, potrebbe essere prezioso considerare un percorso psicologico di approfondimento. Un lavoro terapeutico potrebbe permetterti di esplorare le radici più profonde di questo bisogno di completezza e sviluppare strategie personalizzate per gestire l'ansia che ne deriva. La tua sensibilità nell'aver colto questi pattern è già un passo importante verso una maggiore consapevolezza.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa Clinica, Terapeuta Voice Dialogue, Insegnante di Mindfulness e Dreamworker
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi sembra collegarsi a una combinazione di fattori psicologici. Da un lato c’è una curiosità e un piacere genuino verso il cibo, dall’altro emerge un bisogno di controllo e organizzazione che, se da una parte rassicura, dall’altra può generare ansia quando viene meno o viene interrotto.

Il desiderio di “assaggiare tutto” può essere legato a diversi aspetti:

Timore di perdere delle esperienze (la cosiddetta fear of missing out applicata al cibo), che può portare a voler massimizzare ogni occasione.

Bisogno di controllo: pianificare con precisione i pasti riduce l’incertezza, ma allo stesso tempo aumenta il rischio di sentirsi in difficoltà quando la realtà non corrisponde alla pianificazione.

Difficoltà nella gestione della scelta: quando le possibilità sono molte, l’idea di dover decidere può generare sopraffazione e stress.

Alcune strategie che possono aiutare:

Spostare il focus dal “provare tutto” al “gustare bene”: scegliere meno cose, ma concedersi di assaporarle davvero, senza l’ansia di dover recuperare ciò che manca.

Allenare la flessibilità: considerare la pianificazione come una guida, non come una regola rigida, accogliendo gli imprevisti come parte dell’esperienza.

Mindful eating: praticare la consapevolezza durante i pasti, prestando attenzione a sapori, sensazioni e segnali di sazietà, in modo da ridurre il pensiero ossessivo sul “cosa devo mangiare dopo”.

Accettare il limite: riconoscere che non è possibile assaggiare tutto, ma che si può comunque costruire un rapporto gratificante con il cibo anche facendo delle scelte.

Se però questo modo di vivere il cibo diventa fonte costante di stress, ansia e rigidità, sarebbe utile e consigliato approfondire questi vissuti rivolgendosi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Cara utente, grazie della tua condivisione e della fiducia riposta nel provare a chiedere aiuto. Anzitutto più che soffermarmi sulla tipologia di pensieri che generano questo senso di sopraffazione e stress mi chiederei il perchè questi si manifestano partendo da due domande: da quanto avviene? In che momenti della giornata? Piuttosto che apprendere strategie correttive io mi soffermerei sull'origine di questo sintomo e del significato che questo assume nella tua vita e nella tua quotidianità. Se fossi interessata ad intraprendere un percorso, anche online, potremmo insieme partire da queste domande per cercare di comprendere meglio che ruolo assume questo bisogno di pianificazione alimentare e come poterlo gestire. Resto a disposizione e qualora lo desiderassi puoi prenotare direttamente qua un primo colloquio online. Cordialmente, Dott.ssa Sara Torregrossa
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Ciao, grazie per aver condiviso in modo così chiaro la tua esperienza.

Da ciò che descrivi, sembra che il rapporto con il cibo non sia legato solo al bisogno di nutrirsi, ma anche al desiderio di non “perdere” nessuna possibilità e di avere tutto sotto controllo. Questo può generare ansia e stress, perché la varietà è infinita e l’idea di dover assaggiare tutto rischia di diventare una pressione invece che un piacere.

Spesso, dietro a questo bisogno di programmare e non tralasciare nulla, possono esserci aspetti più profondi: ad esempio la paura di rinunciare, di sbagliare scelta o di non avere abbastanza tempo/opportunità. Il cibo in questo senso diventa il modo in cui si manifesta un bisogno più ampio di sicurezza, di controllo o di completezza.

Alcuni piccoli passi che potresti sperimentare sono:

concederti di scegliere senza dover per forza “ottimizzare” ogni pasto, ricordando che non è necessario provare tutto subito;

portare attenzione al piacere del momento presente, piuttosto che alla pianificazione futura;

osservare con gentilezza i pensieri che arrivano senza giudicarti, provando a lasciarli andare quando diventano troppo pressanti.

Se senti che questa preoccupazione occupa molto spazio nella tua quotidianità, un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio l’origine di questi pensieri e a trovare un equilibrio più sereno tra desiderio, piacere e libertà di scelta.
Ciao, grazie per la tua condivisione. Trovare una causa diretta a un fenomeno del genere non è così immediato, ma un punto di partenza per iniziare a comprendere meglio cosa succede potrebbe essere chiedersi: cosa potrebbe accadere se non riuscissi a soddisfare questo desiderio, sia sul momento che nel lungo periodo? Che significato avrebbe rendersi conto di non potere, in assoluto, "assaggiare tutto"? La frequenza di questo pensiero potrebbe essere proporzionale al significato che puoi trovare in queste risposte.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.