Sono un uomo di 21 anni. Fino ad ottobre andavo in palestra e correvo. Da ottobre ho una pubalgia al
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Sono un uomo di 21 anni. Fino ad ottobre andavo in palestra e correvo. Da ottobre ho una pubalgia al lato destro. È stata riconosciuta per esclusione dopo una ecografia inguinale a gennaio per escludere un ernia, e dai test del fisioterapista e del medico di base. Ho iniziato la fisioterapia a inizio marzo, con due sedute di tecar e massaggio profondo delľadduttore e dello psoas e dell'attacco del quadricipite, che erano anche questi infiammati. Il fisioterapista mi ha detto di fare stretching per il primo mese e mezzo, e che poi adesso avremmo iniziato esercizi di rinforzo. Non ho ancora iniziato a fare gli esercizi di rinforzo. Mi sento peggio di prima: in questa ultima settimana/10 giorno poi addirittura lo psoas e ľattacco si sono infiammati molto e per compensare nella camminata quasi zoppico dal fastidio. Non so cosa fare e a chi rivolgermi per risolvere la situazione. Avrò tra qualche giorno una ecografia mouscolotendinea e scheletrica (esame mai fatto) per verificare lo stato della tendinopatia, ma ho paura che a questo punto sia direttamente necessaria una Risonanza Magnetica per avere una immagine completa della situazione. Potrei inoltre soffrire di una collagenopatia, cosa che però è ancora in fase di accertamento a seguito di una visita reumatologica per una possibile problematica immunitaria. A che medico posso rivolgermi? Alľortopedico? A un chinesiologo? A un fisioterapista specializzato? Sono fermo da 8 mesi e non è cambiato niente, e ho paura che possa diventare una patologia che mi porterò avanti a vita, o che crei dei danni permanenti. Grazie per i vostri pareri.
Buon pomeriggio,
Da quello che descrive, in questo momento la figura più utile da contattare è un fisiatra oppure un ortopedico con esperienza in patologie dell’anca/inguine o medicina dello sport, perché nella pubalgia la diagnosi corretta parte da visita clinica e inquadramento specialistico, non solo dal trattamento manuale.
Il fatto che dopo mesi di stop lei riferisca un peggioramento, con dolore più marcato e quasi zoppia, rende sensata una rivalutazione medica prima di proseguire “alla cieca” con il percorso riabilitativo.
L’ecografia muscolo-tendinea che farà è un esame appropriato, perché può valutare adduttori, regione pubica/inguinale e aiutare a escludere o confermare alcune cause locali del dolore. Detto questo, la pubalgia può dipendere da quadri diversi, tra cui tendinopatia inserzionale degli adduttori, coinvolgimento degli addominali, psoas, osteite pubica o problematiche della parete addominale, quindi quando i sintomi persistono la risonanza magnetica può essere utile per avere un quadro più completo di ossa, muscoli e tendini.
In pratica, non direi che la risonanza sia “obbligatoria” in automatico, ma certamente è una possibilità concreta da discutere con lo specialista dopo visita ed ecografia, soprattutto se il dolore continua a limitare il cammino.
Per quanto riguarda i professionisti da coinvolgere, il fisioterapista ha un ruolo importante nella riabilitazione della patologia, mentre il chinesiologo è più indicato nella fase successiva di rieducazione del movimento, recupero della forza e ritorno graduale all’attività, quando però la situazione clinica è stata ben definita e la fase irritativa è più controllata. Quindi, oggi io darei priorità a visita specialistica medica e a un fisioterapista che abbia esperienza specifica nel dolore inguinale dello sportivo; il chinesiologo può diventare molto utile dopo, nella fase di rinforzo progressivo e di ricondizionamento.
Sul tema della possibile collagenopatia, è giusto non trascurarlo: se c’è un sospetto reumatologico o immunitario, il reumatologo resta centrale e, a seconda del quadro, possono essere coinvolti anche immunologo clinico o genetista medico, perché le collagenopatie possono richiedere un inquadramento multidisciplinare. Questo non significa automaticamente che avrà un problema permanente, ma piuttosto che serve una diagnosi più precisa per costruire la terapia corretta e non continuare con tentativi poco mirati. Il mio consiglio pratico è: esegua l’ecografia già programmata, prenoti quanto prima una visita fisiatrica o ortopedica specialistica, e porti con sé tutti i referti e il sospetto reumatologico, così da impostare un percorso ordinato; una volta chiarita la causa, anche una consulenza chinesiologica e sul recupero funzionale può essere utile per supportare la guarigione e il ritorno graduale all’attività.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
Da quello che descrive, in questo momento la figura più utile da contattare è un fisiatra oppure un ortopedico con esperienza in patologie dell’anca/inguine o medicina dello sport, perché nella pubalgia la diagnosi corretta parte da visita clinica e inquadramento specialistico, non solo dal trattamento manuale.
Il fatto che dopo mesi di stop lei riferisca un peggioramento, con dolore più marcato e quasi zoppia, rende sensata una rivalutazione medica prima di proseguire “alla cieca” con il percorso riabilitativo.
L’ecografia muscolo-tendinea che farà è un esame appropriato, perché può valutare adduttori, regione pubica/inguinale e aiutare a escludere o confermare alcune cause locali del dolore. Detto questo, la pubalgia può dipendere da quadri diversi, tra cui tendinopatia inserzionale degli adduttori, coinvolgimento degli addominali, psoas, osteite pubica o problematiche della parete addominale, quindi quando i sintomi persistono la risonanza magnetica può essere utile per avere un quadro più completo di ossa, muscoli e tendini.
In pratica, non direi che la risonanza sia “obbligatoria” in automatico, ma certamente è una possibilità concreta da discutere con lo specialista dopo visita ed ecografia, soprattutto se il dolore continua a limitare il cammino.
Per quanto riguarda i professionisti da coinvolgere, il fisioterapista ha un ruolo importante nella riabilitazione della patologia, mentre il chinesiologo è più indicato nella fase successiva di rieducazione del movimento, recupero della forza e ritorno graduale all’attività, quando però la situazione clinica è stata ben definita e la fase irritativa è più controllata. Quindi, oggi io darei priorità a visita specialistica medica e a un fisioterapista che abbia esperienza specifica nel dolore inguinale dello sportivo; il chinesiologo può diventare molto utile dopo, nella fase di rinforzo progressivo e di ricondizionamento.
Sul tema della possibile collagenopatia, è giusto non trascurarlo: se c’è un sospetto reumatologico o immunitario, il reumatologo resta centrale e, a seconda del quadro, possono essere coinvolti anche immunologo clinico o genetista medico, perché le collagenopatie possono richiedere un inquadramento multidisciplinare. Questo non significa automaticamente che avrà un problema permanente, ma piuttosto che serve una diagnosi più precisa per costruire la terapia corretta e non continuare con tentativi poco mirati. Il mio consiglio pratico è: esegua l’ecografia già programmata, prenoti quanto prima una visita fisiatrica o ortopedica specialistica, e porti con sé tutti i referti e il sospetto reumatologico, così da impostare un percorso ordinato; una volta chiarita la causa, anche una consulenza chinesiologica e sul recupero funzionale può essere utile per supportare la guarigione e il ritorno graduale all’attività.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
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La pubalgia però è spesso una problematica complessa e multifattoriale, che raramente si risolve solo con terapie passive o con il solo stretching. Anzi, in alcuni casi troppo stretching su strutture già irritate può aumentare la sensibilità e mantenere l’infiammazione, soprattutto a livello di adduttori e psoas. Il fatto che ora zoppichi e senta peggioramento non significa necessariamente un danno grave o irreversibile, ma probabilmente che il tessuto non sta tollerando bene il tipo di stimolo ricevuto. Dopo 8 mesi è corretto approfondire meglio: l’ecografia muscolo-tendinea può essere utile per valutare tendini e inserzioni, ma se il quadro resta poco chiaro o i sintomi persistono, una risonanza magnetica del bacino/pube può sicuramente dare informazioni più complete. Più che continuare a cambiare terapia passiva, sarebbe importante impostare un percorso attivo e molto graduale di ricondizionamento, calibrato sui suoi sintomi e sulla tolleranza ai carichi. In questi casi la figura più utile spesso è un team composto da ortopedico/sportivo per la diagnosi e un professionista del movimento esperto in riabilitazione sportiva (fisioterapista o chinesiologo specializzato), che lavori soprattutto su progressione del carico, forza e controllo motorio. La possibile collagenopatia è un aspetto importante da approfondire perché potrebbe influire sulla risposta dei tessuti e sui tempi di recupero, quindi continuerei anche il percorso reumatologico. La cosa positiva è che, nella maggior parte dei casi, queste problematiche migliorano con una gestione corretta, anche se i tempi possono essere lunghi.
Per ogni necessità resto a disposizione.
Dott. Marco Bertulli - Chinesiologo AMPA & Wellness Trainer
Per ogni necessità resto a disposizione.
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Da osteopata ti direi: dopo 8 mesi con peggioramento e zoppia compensatoria, non resterei solo su tecar e stretching. Serve una valutazione più completa da un medico fisiatra o da un ortopedico dello sport, meglio se esperto in pubalgia/anca sportiva.
La RMN bacino–anca/pubica può essere molto utile se ecografia e clinica non chiariscono bene il quadro (adduttori, psoas, sinfisi pubica, conflitto femoro-acetabolare, tendini, edema osseo ecc.).
Con sospetta collagenopatia/reumatologica, è importante anche coordinarsi con il reumatologo perché certe fragilità tendinee o infiammazioni persistenti possono rallentare il recupero.
La buona notizia: nella maggior parte dei casi non è “permanente”, ma spesso serve cambiare approccio terapeutico e fare un rinforzo progressivo molto mirato, non solo trattamenti passivi.
La RMN bacino–anca/pubica può essere molto utile se ecografia e clinica non chiariscono bene il quadro (adduttori, psoas, sinfisi pubica, conflitto femoro-acetabolare, tendini, edema osseo ecc.).
Con sospetta collagenopatia/reumatologica, è importante anche coordinarsi con il reumatologo perché certe fragilità tendinee o infiammazioni persistenti possono rallentare il recupero.
La buona notizia: nella maggior parte dei casi non è “permanente”, ma spesso serve cambiare approccio terapeutico e fare un rinforzo progressivo molto mirato, non solo trattamenti passivi.
Buongiorno, innanzi tutto mi spiace per la sua situazione.
La pubalgia è spesso subdola nella sua rappresentazione, come dico spesso, bisogna partire da una corretta diagnosi per poter procedere correttamente verso un iter-terapeutico adeguato.
Trovo corretto, dopo aver escluso un quadro di ernia inguinale, indagare lo stato dell'apparato muscolo scheletrico. A seguito delle indagini strumentali avrà sicuramente più chiaro lo stato delle cose.
Ad esempio, se c'è una forte instabilità della sinfisi pubica o una tendinopatia in fase acuta,lo stretching può addirittura esacerbare i sintomi anziché calmarli.
Quello che mi sento di dirle è di rivolgersi ad un ortopedico/fisiatra che abbia affinità con questi quadri, come ad esempio quelli specialisti che seguono sportivi d'élite. Sarà lui a dettare ritmi e strategie della terapia.
Sei un ragazzo giovane, con pazienza e con i giusti professionisti riuscirai a star meglio.
Te lo auguro.
Resto a disposizione per eventuali,
a presto.
GDL.
La pubalgia è spesso subdola nella sua rappresentazione, come dico spesso, bisogna partire da una corretta diagnosi per poter procedere correttamente verso un iter-terapeutico adeguato.
Trovo corretto, dopo aver escluso un quadro di ernia inguinale, indagare lo stato dell'apparato muscolo scheletrico. A seguito delle indagini strumentali avrà sicuramente più chiaro lo stato delle cose.
Ad esempio, se c'è una forte instabilità della sinfisi pubica o una tendinopatia in fase acuta,lo stretching può addirittura esacerbare i sintomi anziché calmarli.
Quello che mi sento di dirle è di rivolgersi ad un ortopedico/fisiatra che abbia affinità con questi quadri, come ad esempio quelli specialisti che seguono sportivi d'élite. Sarà lui a dettare ritmi e strategie della terapia.
Sei un ragazzo giovane, con pazienza e con i giusti professionisti riuscirai a star meglio.
Te lo auguro.
Resto a disposizione per eventuali,
a presto.
GDL.
Buongiorno io farei un indagine approfondita con un osteopata. Molto probabilmente sta sfuggendo qualcosa a livello di sovraccarichi e compensi che portano la regione inguinale ad infiammarsi. Vedrà che in poco tempo cosi troverete la strada.
Buona giornata
Dott. Andrea Flori
Buona giornata
Dott. Andrea Flori
Buongiorno, secondo il mio parere (chinesiologa) è l'ideale rivolgersi ad un chinesiologo per valutare esercizi di rinforzo, perchè probabilmente, indebolendosi la zona, si è andati a compensare con postura e altri muscoli, peggiorando magari la situazione. E' l'ideale rinforzare anche il core e il corpo in toto, ma non aspetti oltre, anche se ha dolore è bene intervenire con esercizi specifici e non solo allungamento.
Buongiorno, una sintomatologia che persiste da diversi mesi e che sta peggiorando merita sicuramente un approfondimento più completo e mirato. La pubalgia è spesso un quadro multifattoriale e può coinvolgere adduttori, ileopsoas, parete addominale, anca, bacino e compensi posturali, motivo per cui a volte non basta trattare solo la zona dolente.
L’ecografia muscolo-tendinea può essere utile per valutare lo stato di tendini e tessuti molli, mentre la risonanza magnetica in alcuni casi permette di avere un quadro più approfondito, soprattutto se il dolore è persistente, invalidante o se si sospettano problematiche articolari o infiammatorie associate. Sarà comunque lo specialista a valutare l’esame più indicato in base ai sintomi e alla visita clinica.
Considerando anche il sospetto reumatologico/collagenopatico, il consiglio è di affidarsi a un percorso multidisciplinare: un medico dello sport o un ortopedico esperto in patologie dell’anca e del bacino possono aiutarla nell’inquadramento diagnostico, mentre fisioterapista, osteopata e chinesiologo possono collaborare successivamente sul recupero funzionale e sul ritorno graduale all’attività.
In molti casi il solo stretching protratto troppo a lungo, senza una progressiva fase di rinforzo e controllo motorio, non è sufficiente a risolvere il problema. Il recupero della capacità di carico dei tessuti e della stabilità del bacino è spesso una parte fondamentale del percorso.
Comprendo la preoccupazione dopo tanti mesi di stop, ma il fatto che il dolore persista non significa necessariamente che il problema diventerà permanente. Con un corretto inquadramento e un programma riabilitativo adeguato molti pazienti riescono a tornare gradualmente alle proprie attività.
Le auguro una buona ripresa.
L’ecografia muscolo-tendinea può essere utile per valutare lo stato di tendini e tessuti molli, mentre la risonanza magnetica in alcuni casi permette di avere un quadro più approfondito, soprattutto se il dolore è persistente, invalidante o se si sospettano problematiche articolari o infiammatorie associate. Sarà comunque lo specialista a valutare l’esame più indicato in base ai sintomi e alla visita clinica.
Considerando anche il sospetto reumatologico/collagenopatico, il consiglio è di affidarsi a un percorso multidisciplinare: un medico dello sport o un ortopedico esperto in patologie dell’anca e del bacino possono aiutarla nell’inquadramento diagnostico, mentre fisioterapista, osteopata e chinesiologo possono collaborare successivamente sul recupero funzionale e sul ritorno graduale all’attività.
In molti casi il solo stretching protratto troppo a lungo, senza una progressiva fase di rinforzo e controllo motorio, non è sufficiente a risolvere il problema. Il recupero della capacità di carico dei tessuti e della stabilità del bacino è spesso una parte fondamentale del percorso.
Comprendo la preoccupazione dopo tanti mesi di stop, ma il fatto che il dolore persista non significa necessariamente che il problema diventerà permanente. Con un corretto inquadramento e un programma riabilitativo adeguato molti pazienti riescono a tornare gradualmente alle proprie attività.
Le auguro una buona ripresa.
Buongiorno,
da quello che descrivi sembra una situazione che merita una rivalutazione più completa, soprattutto considerando la durata dei sintomi (circa 8 mesi) e il fatto che il percorso fatto finora non abbia portato miglioramenti.
Nella pubalgia è importante prima di tutto individuare la struttura realmente coinvolta: spesso non si tratta solo di “infiammazione”, ma di un problema di gestione dei carichi, tendinopatia degli adduttori, coinvolgimento dello psoas, della parete addominale, dell’anca o di altre strutture correlate. Per questo motivo un percorso basato solo su stretching, tecar e massaggi può non essere sufficiente e, in alcuni casi, può anche non essere la strategia più indicata.
L’ecografia muscolo-tendinea può essere utile per valutare tendini e tessuti superficiali, ma sarà il medico che la prescrive/valuta a stabilire se sia necessaria una risonanza magnetica, che può dare informazioni più complete (ad esempio su tendini, sinfisi pubica, osso, articolazione dell’anca e strutture profonde).
Per quanto riguarda le figure a cui rivolgerti, idealmente valuterei un percorso integrato:
* medico specialista in ortopedia/sportiva o fisiatria, per una diagnosi funzionale completa e per decidere gli esami più indicati;
* fisioterapista esperto in problematiche dell’anca, bacino e pubalgia, che imposti un percorso attivo;
* chinesiologo, soprattutto nella fase di recupero e progressione dell’esercizio, quando la diagnosi è chiara.
Il rinforzo progressivo è spesso una parte fondamentale della gestione delle pubalgie, ma deve essere dosato in base alla risposta dei tessuti: non basta “fare esercizi”, serve una progressione precisa di carico.
Visto il peggioramento recente con zoppia e dolore aumentato, eviterei di forzare gli allenamenti e farei una nuova valutazione specialistica prima di aumentare i carichi.
Il fatto che duri da mesi non significa automaticamente che diventerà un problema permanente: molte pubalgie croniche migliorano quando viene individuato il meccanismo corretto e viene impostato il giusto percorso.
Un’ultima cosa: se è in corso un accertamento per possibile collagenopatia o patologia sistemica, è importante comunicarlo allo specialista perché può influire sulla gestione dei carichi e dei tempi di recupero.
da quello che descrivi sembra una situazione che merita una rivalutazione più completa, soprattutto considerando la durata dei sintomi (circa 8 mesi) e il fatto che il percorso fatto finora non abbia portato miglioramenti.
Nella pubalgia è importante prima di tutto individuare la struttura realmente coinvolta: spesso non si tratta solo di “infiammazione”, ma di un problema di gestione dei carichi, tendinopatia degli adduttori, coinvolgimento dello psoas, della parete addominale, dell’anca o di altre strutture correlate. Per questo motivo un percorso basato solo su stretching, tecar e massaggi può non essere sufficiente e, in alcuni casi, può anche non essere la strategia più indicata.
L’ecografia muscolo-tendinea può essere utile per valutare tendini e tessuti superficiali, ma sarà il medico che la prescrive/valuta a stabilire se sia necessaria una risonanza magnetica, che può dare informazioni più complete (ad esempio su tendini, sinfisi pubica, osso, articolazione dell’anca e strutture profonde).
Per quanto riguarda le figure a cui rivolgerti, idealmente valuterei un percorso integrato:
* medico specialista in ortopedia/sportiva o fisiatria, per una diagnosi funzionale completa e per decidere gli esami più indicati;
* fisioterapista esperto in problematiche dell’anca, bacino e pubalgia, che imposti un percorso attivo;
* chinesiologo, soprattutto nella fase di recupero e progressione dell’esercizio, quando la diagnosi è chiara.
Il rinforzo progressivo è spesso una parte fondamentale della gestione delle pubalgie, ma deve essere dosato in base alla risposta dei tessuti: non basta “fare esercizi”, serve una progressione precisa di carico.
Visto il peggioramento recente con zoppia e dolore aumentato, eviterei di forzare gli allenamenti e farei una nuova valutazione specialistica prima di aumentare i carichi.
Il fatto che duri da mesi non significa automaticamente che diventerà un problema permanente: molte pubalgie croniche migliorano quando viene individuato il meccanismo corretto e viene impostato il giusto percorso.
Un’ultima cosa: se è in corso un accertamento per possibile collagenopatia o patologia sistemica, è importante comunicarlo allo specialista perché può influire sulla gestione dei carichi e dei tempi di recupero.
Buongiorno! Fatte tutte le visite del caso la mia indicazione sarebbe andare da un fisioterapista portandogli tutti gli esami, cominciare un percorso con lui e una volta sistemato o cronicizzato il problema passare ad un chinesiologo per tutta la parte di riatletizzazione
Ciao, da quel che descrivi, probabilmente la muscolatura si è molto indebolita in questi mesi, e fare solo ed esclusivamente stretching e lavoro passivo non ha aiutato (anzi) in questi casi. Un programma di rinforzo graduale in palestra è quello che serve per ripristinare la normale funzionalità di questi muscoli e dolore annesso. Contattami per capire meglio
Buongiorno! L'ecografia muscolotendinea che farai tra pochi giorni è un ottimo punto di partenza per valutare lo stato dei tendini adduttori, del retto addominale e dell'ileopsoas. Tuttavia, hai perfettamente ragione: l'RMn del bacino e della sinfisi pubica è il gold standard.
L'ecografia non vede l'edema osseo della sinfisi pubica (osteite del pube), che è spessissimo la vera causa delle pubalgie resistenti nei giovani atleti.
Ti serve un ortopedico o un fisiatra che lavori quotidianamente con calciatori, runner o rugbisti. Deve essere un medico abituato a trattare la pubalgia dell'atleta. Sarà lui a:
- valutare l'ecografia e prescriverti la RMn
- escludere una "sports hernia" (ernia dello sportivo, diversa dall'ernia inguinale classica)
- inquadrare la situazione alla luce del tuo sospetto di collagenopatia (se i tuoi tessuti connettivi sono biologicamente più lassi o fragili per una questione reumatologica, il protocollo di carico va calibrato al millimetro, senza stressare inutilmente le strutture)
Per cambiare marcia, in seguito, ti consiglio un fisioterapista o un massoterapista per la parte di terapia manuale ed infine un chinesiologo che ricostruirà la tua forza in palestra.
Comunque hai 21 anni, il tuo corpo ha una capacità di recupero enorme. La pubalgia è una patologia ostica, ma non è irreversibile. È diventata cronica solo perché finora è stata trattata nel modo sbagliato. Modificando l'approccio e personalizzandolo (anche in base a ciò che dirà il reumatologo sulla collagenopatia), ne uscirai. Ma devi muoverti con specialisti dello sport.
L'ecografia non vede l'edema osseo della sinfisi pubica (osteite del pube), che è spessissimo la vera causa delle pubalgie resistenti nei giovani atleti.
Ti serve un ortopedico o un fisiatra che lavori quotidianamente con calciatori, runner o rugbisti. Deve essere un medico abituato a trattare la pubalgia dell'atleta. Sarà lui a:
- valutare l'ecografia e prescriverti la RMn
- escludere una "sports hernia" (ernia dello sportivo, diversa dall'ernia inguinale classica)
- inquadrare la situazione alla luce del tuo sospetto di collagenopatia (se i tuoi tessuti connettivi sono biologicamente più lassi o fragili per una questione reumatologica, il protocollo di carico va calibrato al millimetro, senza stressare inutilmente le strutture)
Per cambiare marcia, in seguito, ti consiglio un fisioterapista o un massoterapista per la parte di terapia manuale ed infine un chinesiologo che ricostruirà la tua forza in palestra.
Comunque hai 21 anni, il tuo corpo ha una capacità di recupero enorme. La pubalgia è una patologia ostica, ma non è irreversibile. È diventata cronica solo perché finora è stata trattata nel modo sbagliato. Modificando l'approccio e personalizzandolo (anche in base a ciò che dirà il reumatologo sulla collagenopatia), ne uscirai. Ma devi muoverti con specialisti dello sport.
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