Soffro di attacchi di ansia. La prima crisi forte è avvenuta 4 anni fa, mi è capitato anche in passa

Soffro di attacchi di ansia. La prima crisi forte è avvenuta 4 anni fa, mi è capitato anche in passato, ma durava il tempo di una notte e la mattina mi svegliavo più tranquillo come se nulla fosse successo. 4 anni fa ho iniziato un percorso psicoterapeutco e farmacologico, dopo diversi mesi per, sentendomi meglio, ho abbandonato la psicoterapia e ho continuato solo con la cura farmacologica per circa 2 anni. Poi a febbraio, a distanza di due anni dalla fine della cura, è tornata di prepotenza l'ansia. ho ricomincuato la psicoterapia e la cura farmacologica ma a distanza di mesi non vedo risultati ed il tutto sta influendo anche sulla vita di coppia. Perchè ogni qual volta mi viene l'ansia il primo istinto è qll di allontanare mia moglie dicendole che nn la voglio più e nn provo più nulla. Questa cosa è il filo conduttore di ogni mia crisi...la prima 13 anni fa, poi 12 anni fa e 6 anni fa (Crisi brevi di un paio di gg che poi passavano da sole) le ultime due invece sono state più forte ed hanno portato scompiglio nel mio io e nella coppia. Come mai questo filo conduttore e prchè qst voglia di allontanarla? PS nella prima crisi di 13 anni fa quando allontanai mia moglie (allora eravamo fidanzati da pochissimi mesi) ebbi una sensazione di sollievo, ma quella fu l'unica volta che mi capitò. Non so se qst ultima informazione può essere utile.

21 risposte


Buonasera, la sua domanda è ben posta e, nel reperire quello che chiama "il filo conduttore" va a delineare i contorni di un sintomo, di qualcosa che parla al posto suo e che si ripete. Più che sull'accesso d'ansia che si ripropone nella sua vita come una vera e propria urgenza di allontanare, sarebbe interessante avere maggiori informazioni sui pensieri che accompagnano e il riavvicinamento a sua moglie e la sua quotidiana vita di coppia. Se non vede risultati, forse si sta ponendo la domanda sbagliata. Il consiglio è di proseguire con la psicoterapia e di continuare a interrogarsi per riuscire a reperire non soltanto il filo conduttore, ma il bandolo della matassa. SM

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Buonasera, cercare di comprendere cosa le stia raccontando l’ansia rispetto al suo mondo interno sembra essere la domanda che può porsi in psicoterapia. Provi a dare del tempo al cambiamento, non è mai uno schiocco di dita. L’altalena della distanza nella sua vita di coppia è un’altra domanda che merita attenzione e rispetto. Provi ad affidarsi al percorso iniziato, provando a mantenere una costanza anche quando sente che le cose “vanno meglio”. Un caro augurio Dottsa Elisa Galantini


Buongiorno, credo che la sua "ultima informazione" rappresenti un nodo importante di questo suo continuo ritorno allo "scompiglio" come a qualcosa da rimettere poi in ordine. La ripetizione nasconde sempre un tentativo di riparazione, purtroppo riproposto all'infinito. Sta facendo un percorso di psicoterapia, dovrebbe riuscire ad orientarsi meglio nel suo sintomo e nella sua funzione all'interno della sua vita. Se sentisse che ciò non sta avvenendo dovrebbe cercare di intervenire, senza creare scompiglio, ma consapevole che si può ricominciare altrove e alle volte ci si può allontanare.


Buongiorno, avendo ripreso un percorso di psicoterapia le suggerisco di confrontarsi con il suo terapeuta. Gli parli apertamente dei suoi dubbi e delle difficoltà che riscontra nel ricostruire il senso delle sue crisi. Questo potrebbe essere un primo passo per aprirsi a riflessioni più autentiche. E per comprendere se il percorso terapeutico intrapreso risponde ai suoi bisogni di ricerca di significato. Cordiali saluti Paola Uriati


Buon pomeriggio, l'ansia è un sintomo che cerca di dirle qualcosa di sé stesso...ognuno di noi ha un modalità di funzionamento, e in lei quando subentra un dubbio, una scelta da fare o qualcosa da risolvere di importante si attiva l'ansia. Se ci sono comportamenti che si ripropongono è perché sta cercando una soluzione o una spiegazione al suo sentire. Non so se lo psicoterapeuta è lo stesso di anni fa, ma ne parli con lui e approfondisca questo tema. Resto a disposizione Wanda Donisi


Buonasera, quando uno stato ansioso o un altro sintomo di manifestano, creandoci disagio e sofferenza, nel suo caso anche nella vita relazionale di coppia, se non si procede con il percorso psicoterapeutico in modo continuativo, sino a poter dirne qualcosa, che evidenzi aspetti dalla sua soggettività(inconscia), la sua ansia probabilmente non se ne andrà Altro aspetto che "getto li" avendo pochissimi elementi dati dalla sua storia personale, consiste nell'evidenziare che forse non è tanto la relazione con la sua attuale moglie, ma che il suo stato ansioso riguardi l'aspetto inerente la vita di coppia. Comunque continui la psicoterapia. Un saluto. Dr.ssa Franca Brenna - Bresso (Mi)


Buonasera, il sintomo spesso è la soluzione trovata dal nostro sistema per un problema percepito. Il fatto che si ripeta ciclicamente dunque non deve sorprenderla. Ognuno di noi ha il proprio modo di esprimersi nel malessere. Piuttosto mi chiederei cosa stia accadendo di altro nei suoi vari contesti di vita, magari sul lavoro, nel progetto di coppia, insomma quali cambiamenti sta affrontando o quali aspettative non hanno trovato realizzazione? Nei momenti di crisi alcune persone preferiscono allontanare le persone più intimamente vicine, a volte come una sorta di protezione, altre volte perchè la dinamica relazionale scatenata dal sintomo può essere percepita come faticosa e intollerabile. Queste sono considerazioni generali, ogni situazione è individuale e unica, perciò merita di essere approfondita in uno spazio diverso. Si confronti con il suo terapeuta sui suoi dubbi e con il medico riguardo alla terapia farmacologica. Tenga duro e si prenda cura di sè come già sta facendo, e si ricordi di avere pazienza con se stesso. Cordiali saluti, Dott.ssa Pinna


Caro utente, mi arriva subito il suo bisogno di soluzioni e risposte. Ha ragione, è difficile rimanere "bloccati" in una situazione mentale o affettiva importante. Ha fatto benissimo a ricominciare la psicoterapia la seconda volta, valuti con il suo psicoterapeuta cosa sta accadendo al di là dell'ansia, che è un sintomo di cosa? Perché ha ripercussioni sulla sua vita di coppia? Cosa succede? Come vive la sua relazione? Non ci sono consigli utili veloci da poterle dare soprattutto non conoscendo bene la sua storia. Che tipo di percorso sta facendo? Si trova bene? È quello giusto per lei? Cerchi di fare chiarezza su questi aspetti e poi scelga come proseguire. Non molli ora, è ad un ottimo punto! Dott.ssa Federica Leonardi


Buongiorno, i sintomi di ansia e la modalità sintomatica comportamentale che riporta nel suo racconto, mostrano interesse dal punto di vista della psicologica clinica. Vale la pena a mio avviso continuare ad avere fiducia nella psicoterapia, per indagare le motivazioni inconsce che la spingono ad avere questo atteggiamento di ambivalenza verso la sua partner, che le sta costando stati ansiosi ed alti e bassi di umore. I miei auguri, Dr. Cameriero V

Dr. Vittorio Cameriero

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psicologo

Calderara di Reno

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Gentile utente di mio dottore, Potrebbe esser utile un percorso di coppia mediante il quale poter riflettere e approfondire sul significato e la funzione del suo sintomo all' interno della vostra relazione. La psicoterapia risulta in tal caso esser uno strumento necessario per poter fronteggiare la problematica da lei esposta. Nella speranza con queste poche righe di aver orientato la sua domanda. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Gentile utente, la distanza che chiede a sua moglie in certi momenti e l'ansia che la pervade potrebbero avere delle connessioni. Giusto che lei se lo chieda ma credo sia anche il tema da affrontare in psicoterapia. Ha fatto bene a riprendere e si dia del tempo perché i cambiamenti duraturi necessitano di tempi adeguati per scalfire ciò che li ha generati. Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

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psicologo

Casalecchio di Reno

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Buongiorno, da quanto scrive penso che nella sua situazione continuerei la psicoterapia e non trascurerei di approfondire l'aspetto relazionale con sua moglie.


Salve mi dispiace che tanta sofferenza si stia protraendo così a lungo e immagino che questo stress cronico possa incidere significativamente con l'andamento della terapia. Penso che "l'ansia" abbia senso nel suo processo di allontanamento da sua moglie e penso sia importante , qual'ora non lo avesse già fatto, discuterne con il suo/sua psicoterapeuta. A questo punto credo sia utile darsi il tempo di sostenersi nel percorso individuale e considerare l'ipotesi di un percorso di coppia. Buona Giornata


Buongiorno, un sintomo (attacchi di ansia) è solo la punta di un iceberg: un lavoro di psicoterapia potrebbe darle gli strumenti per vedere cosa c'è al di sotto. Dalla sua narrazione sembra che la questione su cui può interrogarsi in terapia concerna la sua relazione di coppia: perché provò sollievo quando attraverso il sintomo allontanò sua moglie (allora fidanzata)? Un caro saluto, Dott.ssa Margherita Maggioni.


Buonasera, I benefici della psicoterapia non si avvertono spesso in breve tempo perché è un percorso complesso e a volte emotivamente faticoso; è necessario essere costanti e tenaci nel lavoro e concordare insieme allo psicoterapeuta quando ridurre i interrompere le sedute. Auguri


L’ansia è un segnale di pericolo. Il pericolo interno deve essere riconosciuto ed elaborato, altrimenti l’ansia interviene come messaggio cerebrale che rappresenta l’area sana della personalità. Insomma il suo sistema di segnalazione interno funziona e le chiede un lavoro di elaborazione che non andrebbe interrotto al primo segno di miglioramento clinico. Il collegamento che propone con il meccanismo relazionale ad esempio merita debito approfondimento. Avanti con pazienza, dunque, e buon lavoro!


Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online


Sarebbe opportuno che lei attraverso la psicoterapia che sta svolgendo facesse luce sulle criticità del suo rapporto con sua moglie, Salve


Buongiorno, dalla sua descrizione il disagio perdura da tempo e sembra coinvolgere il legame affettivo con la moglie. Considerata la persistenza, è opportuna una valutazione clinica della sua situazione per poter impostare un lavoro psicoterapeutico appropriato. Prenda in considerazione la prospettiva che potrebbe essere un lavoro a lungo termine. SG


Sembra che le crisi di ansia che hai descritto siano legate a un meccanismo psicologico profondo, che si manifesta come il desiderio di allontanare tua moglie durante i momenti di forte ansia. Questi episodi possono derivare da una combinazione di fattori, tra cui paure legate all’intimità, l’incapacità di gestire l’ansia emotiva, e un tentativo inconscio di proteggerti da un’intensificazione di emozioni che ti spaventano. La sensazione di sollievo che hai provato durante la prima crisi potrebbe essere legata alla tentazione di “sfuggire” da una situazione che ti fa sentire sopraffatto. Questo allontanamento temporaneo può aver dato un senso di controllo sulla situazione, ma con il tempo potrebbe essersi radicato come un comportamento che riappare durante i momenti di crisi. Il fatto che tu non voglia effettivamente allontanarti dalla tua partner, ma ti senta spinto a farlo sotto l’effetto dell’ansia, indica che c’è un conflitto tra i tuoi desideri emotivi e la paura che queste emozioni intense possano compromettere la relazione. È anche possibile che il tuo legame con tua moglie abbia evoluto una forma di dipendenza emotiva, che ti fa sentire vulnerabile quando sei troppo vicino a lei o quando senti che la relazione sta diventando troppo impegnativa a livello emotivo. Durante i momenti di ansia, potresti inconsciamente cercare di prendere distanza come una sorta di difesa contro l’angoscia che la vicinanza ti provoca, pur non desiderando davvero quella separazione. In ogni caso, questo ciclo che si ripete potrebbe essere un sintomo di una difficoltà emotiva più profonda, come la paura dell’abbandono, la paura di essere vulnerabile, o la paura che una relazione intima possa “limitarti” o farti sentire in qualche modo “perdente” o meno indipendente. La psicoterapia continua può aiutarti a esplorare queste dinamiche in modo più profondo, specialmente se si utilizza un approccio che si concentra sulla comprensione e sulla risoluzione dei conflitti emotivi che si nascondono dietro questi impulsi. Un terapeuta potrebbe lavorare con te per scoprire le origini di queste crisi e guidarti verso un modo di affrontare l’ansia che non implichi il distacco dalla tua partner, ma che ti permetta di gestire l’ansia senza compromettere la tua relazione. Nel frattempo, potresti voler esplorare tecniche di gestione dell’ansia, come la mindfulness o la respirazione profonda, che potrebbero aiutarti a ridurre la reattività durante i momenti critici.


Comprendo profondamente il senso di smarrimento che prova di fronte a questo "ritorno di prepotenza" dell'ansia e, soprattutto, quanto possa essere doloroso e destabilizzante vederne gli effetti sul Suo rapporto di coppia. Il fatto che Lei abbia individuato un filo conduttore così preciso — l'istinto di allontanare Sua moglie durante ogni crisi — è un elemento di grandissima rilevanza clinica, che ci parla di come la Sua mente tenti di gestire un sovraccarico emotivo che sente come insopportabile. Il meccanismo che descrive, in cui l'ansia si traduce immediatamente nel pensiero "non la amo più" o nella voglia di allontanarla, è spesso legato a una dinamica difensiva profonda. Nelle situazioni di forte sofferenza psichica, la vicinanza dell'altro, anche se amorevole, può essere percepita inconsciamente come una minaccia o come un peso aggiuntivo. Allontanare Sua moglie potrebbe essere il tentativo della Sua mente di "semplificare" il campo di battaglia: se elimino la relazione, elimino la responsabilità di dover stare bene per l'altro, il senso di colpa per la propria sofferenza e il timore di essere giudicati o di deludere le aspettative. Quella sensazione di sollievo che provò 13 anni fa è una chiave di lettura fondamentale: in quel momento, l'allontanamento ha agito come una "valvola di sfogo" istantanea. La mente ha imparato che rompere il legame interrompeva il dolore, creando un’associazione tra "allontanamento" e "sicurezza". Oggi, però, quella stessa difesa è diventata la Sua prigione, poiché si attiva automaticamente ogni volta che l'ansia sale, indipendentemente dal reale sentimento che prova per Sua moglie. In un'ottica che vede l'identità come un processo relazionale, questo comportamento suggerisce che l'ansia metta in crisi la Sua capacità di sentirsi "al sicuro" all'interno di un legame intimo. È come se, nel momento del panico, il legame diventasse il luogo del pericolo da cui fuggire per ritrovare se stessi. La psicoterapia ad orientamento psicodinamico e gruppoanalitico può aiutarLa a esplorare queste "matrici" relazionali: non si tratta solo di gestire il sintomo ansioso con i farmaci — che offrono un supporto biochimico prezioso ma non risolvono il significato simbolico del malessere — ma di comprendere cosa accade nel Suo mondo interno quando l'intimità diventa spaventosa. Il fatto che i risultati tardino ad arrivare potrebbe indicare che c'è bisogno di lavorare proprio su questo timore della dipendenza affettiva e su come il Suo corpo utilizzi l'ansia per gridare un bisogno di autonomia o di protezione che non trova altre vie di espressione. Non consideri questo istinto come una verità sul Suo amore, ma come un sintomo della Sua sofferenza. Parlare apertamente con Sua moglie di questo meccanismo, magari coinvolgendola in alcuni momenti del percorso, potrebbe aiutare entrambi a non vivere queste crisi come una fine, ma come un momento di grande fragilità che chiede di essere accolto insieme. Cosa prova nel pensare che questo Suo desiderio di allontanarla possa essere, in realtà, un grido di aiuto della Sua parte più spaventata che cerca solo di proteggersi da un dolore troppo grande? Dottssa Giovanna Costanzo

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