Salve, sono una ragazza di 32 anni, faccio psicoterapia praticamente da quando ero piccola, ho soffe

24 risposte
Salve, sono una ragazza di 32 anni, faccio psicoterapia praticamente da quando ero piccola, ho sofferto di mutismo selettivo da bambina, ora è passato ma sono rimasta molto timida rispetto agli altri della mia età, soffro di molta ansia e da poco mi è stata diagnosticata la sindrome di asperger con difficoltà a socializzare. La cosa che mi fa molto soffrire però è che vorrei una famiglia mia invece non piaccio a nessun uomo, non mi vuole nessuno. Ormai mi sono arresa ma mi farebbe stare meglio almeno sapere il motivo per cui devo privarmi di questa cosa, cosa c'è che non va in me, come mai mi respingono tutti. Mi sento una nullità e che non valgo niente. Grazie.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Psicologo, Psicologo clinico
Guidonia Montecelio
Buonasera,
capisco profondamente il dolore che sta esprimendo. Ha affrontato un percorso complesso fin da piccola, e il fatto che oggi si senta così scoraggiata non significa che ci sia “qualcosa che non va” in lei. La timidezza, l’ansia e le caratteristiche legate alle sindrome di cui ha parlato non tolgono valore alla persona: spesso rendono semplicemente più difficile mostrarsi agli altri ma non impediscono la possibilità di costruire relazioni significative. Quando ci si sente rifiutati, il rischio è iniziare a leggerlo come una conferma di essere “sbagliati”. Un percorso terapeutico mirato può aiutarla a lavorare proprio su questo. Sta esprimendo o ha espresso questi pensieri nel percorso psicoterapeutico che sta facendo? Il professionista che la segue la aiuterà a modificare le valutazioni che sta facendo di se stessa. Il desiderio di una famiglia è legittimo e possibile. Non è condannata a restare sola!
Le auguro di alleviare presto la sua sofferenza, un caro saluto
Dott.ssa Mara Di Clemente

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Gent.ma utente,
il supporto psicologico non dovrebbe essere per sempre. E' possibile che finora lei si sia occupata esclusivamente di ciò che lei, o gli altri, ritenevano non andasse bene, che fosse problematico, che dovesse essere risolto.
Si può cambiare atteggiamento rispetto a sé stessi e cominciare a lavorare concretamente per conoscere le proprie potenzialità, evidenziare i pregi e non i difetti, cercare di realizzarsi concretamente e coltivare emozioni positive. Tutto ciò è possibile se si riesce a smettere di guardare sempre la parte negativa, di notare le mancanze e di aspettarsi qualcosa dagli altri, per esempio che si accorgano di noi.
La sindrome di asperger non è condizione invalidante, ma un diverso modo di funzionare di alcuni circuiti cerebrali. Non le impedirà di certo di muoversi verso l'esterno e creare le sue connessioni significative. Lo farà a modo suo, con le sue caratteristiche e, pensi un po', dipenderà molto più da lei che dalle altre persone.
Ci sono molti pensieri intrusivi e un bias della negatività nel suo modo di osservare la realtà. Ma la prospettiva si può cambiare e si può fare un percorso di crescita personale per valorizzare se stessi e le proprie qualità.
Creda in sé stessa, lavorando sull'autostima e sulla gratitudine. Muova compassione verso le sue fragilità, ma al contempo reagisca alla volatilità degli eventi con tenacia e determinazione, cominciando a condizionare positivamente il suo futuro.
E' pensabile che possa aver bisogno di un ulteriore supporto per cambiare davvero atteggiamento verso la sua vita, ma non dovrà essere per sempre e dovrà instradarla verso un'autonomia di pensiero, azione e gestione delle avversità.
Restando a sua disposizione, anche online, le auguro il meglio.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso qui la sua esperienza e il suo stato d'animo.
È naturale che, in momenti così, emergano pensieri duri verso sé stessa e la sensazione di “non valere”. Ma questi pensieri, per quanto forti, non definiscono chi lei è. Le sue esperienze – dal mutismo selettivo alla recente diagnosi – possono certo influire sul modo di relazionarsi, ma non significano che ci sia qualcosa di sbagliato in lei o che non meriti una relazione.
Il dolore che sente merita uno spazio protetto in cui poter essere compreso: spesso dietro queste difficoltà ci sono aspetti di autostima, timori e modi di comunicare che possono essere esplorati e trasformati, con gradualità.
Il motivo per cui dovrebbe privarsi di "questa cosa" non c'è, perchè in realtà lei non deve privarsene.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato e personale. Capisco quanto possa essere difficile portare dentro di sé questa sensazione di solitudine e di inadeguatezza, soprattutto dopo un percorso di vita in cui ha già affrontato moltissime battaglie. È comprensibile che, dopo tanti anni di impegno su di sé, lei desideri profondamente costruire una relazione stabile e una famiglia, e che la percezione di non riuscire a farlo la faccia soffrire così intensamente. Vorrei però soffermarmi su un punto importante. Lei parla come se il fatto di avere timidezza, ansia o caratteristiche legate alla sindrome di Asperger cancellasse il suo valore agli occhi degli altri. Come se queste parti di sé definissero interamente chi è. Nella realtà, però, ciò che racconta non parla di un difetto o di qualcosa che non va, ma della fatica di sentirsi vista davvero. Il dolore che prova nasce più dalla convinzione di non essere desiderabile che dalle sue caratteristiche personali. E le convinzioni, quando sono alimentate da tante esperienze difficili, diventano molto più forti della realtà stessa. Chi ha una storia come la sua spesso sviluppa un forte senso di vulnerabilità e tende a interpretare i silenzi o le relazioni che non decollano come conferme del fatto che non va bene così com’è. Ma il significato che dà a questi episodi non è una prova oggettiva. È il frutto di anni in cui forse ha imparato a mettersi in secondo piano, a parlare poco, a trattenersi, a pensare che mostrarsi possa creare problemi o farla sentire esposta. E queste modalità, senza colpa, possono rendere più difficile entrare in contatto con gli altri, non perché lei non sia interessante o capace di amare, ma perché ha avuto meno occasioni sicure per sperimentare un modo diverso di stare nelle relazioni. La sua sofferenza per il desiderio di avere una famiglia dice invece qualcosa di molto bello di lei. Parla della sua capacità di desiderare legami profondi, di voler costruire, di immaginarsi in un futuro condiviso. Spesso chi si sente respinto crede che questo desiderio dimostri fragilità o mancanza, ma in realtà mostra un cuore che vuole appartenere, che vuole dare e ricevere amore. Capisco anche il bisogno di sapere il perché, come se un motivo chiaro potesse alleggerire il peso della delusione. Ma non esiste un difetto nascosto che la condanna ad essere rifiutata. Esiste piuttosto un insieme di esperienze, di timori, di modalità apprese nel tempo che possono essere comprese e trasformate gradualmente, soprattutto quando si inizia a guardarsi con meno durezza. Quello che lei sta vivendo non è una sentenza sul suo valore. È un momento della sua storia che può cambiare, anche se ora sembra impossibile. La timidezza e le caratteristiche che descrive non impediscono l’amore. A volte rendono solo necessario un po’ più di tempo per trovare le persone che sappiano fermarsi, avvicinarsi e conoscerla davvero. Lei non è una nullità. È una persona che ha sofferto molto, che si sta ponendo domande profonde e che sta cercando un modo per sentirsi finalmente accolta. Questo merita rispetto e ascolto, non giudizio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Federica Li Greci
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Capisco quanto possa pesare il desiderio di costruire una famiglia e, allo stesso tempo, la sensazione che questo desiderio rimanga irraggiungibile, ma ciò che stai vivendo non dipende dal fatto che "non vali", o che ci sia qualcosa di sbagliato in te.
La timidezza marcata, l’ansia sociale e le caratteristiche legate alla sindrome di Asperger possono rendere più complessa la parte iniziale delle relazioni: non perché tu non sia desiderabile, ma perché spesso fai più fatica a esprimere interesse, a mostrare apertura o a cogliere i segnali dell’altro.
Di conseguenza, le persone possono non capire come avvicinarsi, o interpretare la tua riservatezza come mancanza di disponibilità.
Questo può creare la falsa impressione che "ti respingano tutti", quando in realtà il problema è nella lettura reciproca dei segnali, non nel tuo valore personale.
Non è un difetto, è una modalità diversa di interagire...
Il punto centrale non è perché non piaci, ma come poter costruire condizioni che rendano per te più accessibile la relazione.
La diagnosi che hai ricevuto non chiude delle porte: ti dà strumenti per comprenderti meglio, per riconoscere le tue difficoltà ma anche le tue risorse.
La sofferenza che provi nasce dal confronto con gli altri e dall’idea che esista una sola strada per essere amati. In realtà il tema non è la tua “attrattività”, ma trovare un modo di incontrare qualcuno che sappia leggere e apprezzare proprio il tuo modo di essere.

Non sei una nullità, e non sei da sola: quello che senti è il risultato di anni di ipersensibilità, fatica relazionale e aspettative sociali molto rigide, non il riflesso del tuo valore.
Rimango a disposizione.
Buonasera, quando una persona vive fin da piccola difficoltà nel parlare, nel socializzare e nel sentirsi “alla pari” degli altri, cresce spesso con l’idea che agli occhi del mondo ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei. Lei mi sta portando proprio questo vissuto: più che chiedersi perché non incontro ancora la persona giusta, sembra chiedersi perché nessuno dovrebbe volermi. È un pensiero molto duro, che nasce non da un difetto reale, ma da anni di esperienze in cui si è sentita diversa, a volte esclusa, altre volte troppo silenziosa o troppo ansiosa per entrare nei ritmi degli altri.

La diagnosi che ha ricevuto non definisce il Suo valore né determina automaticamente la Sua possibilità di avere una relazione. Descrive semplicemente un modo diverso — non inferiore — di percepire il mondo sociale, i segnali, i tempi, la spontaneità con cui gli altri si muovono nelle relazioni. Lei non ha colpe in questo; è un funzionamento neurologico, non un carattere “sbagliato”. Ed è comprensibile che tutto ciò abbia lasciato un segno sulla fiducia in se stessa.

Sull’aspetto delle relazioni affettive, quello che posso dirLe con onestà e neutralità è questo: non è vero che “non La vuole nessuno”, anche se oggi è questa la sensazione. Quello che sembra emergere è che Lei fatichi a trovare contesti, modi e tempi in cui far emergere chi è davvero, perché spesso l’ansia, la timidezza o la difficoltà nel leggere certe dinamiche sociali Le impediscono di mostrarsi nella forma più autentica. E quando una persona non riesce a mostrarsi, gli altri spesso non arrivano nemmeno a conoscerla: si fermano prima. Questo può dare l’impressione di essere respinta, ma è più spesso un problema di canale, non di valore personale.

Lei non si deve “privare” di una famiglia. Non c’è un “motivo” per cui non Le sia concesso. Capisco che dopo tanti tentativi andati male la mente cerchi una spiegazione unica — “non piaccio”, “c’è qualcosa che non va in me” — perché il dolore dell’incertezza può essere più difficile da sopportare di un’etichetta, anche se ingiusta. Ma ciò che vive non è una condanna, è un percorso: più lento, più delicato, più complesso del percorso di altre persone, ma non impossibile.

Se c’è un punto su cui posso essere ferma pur restando neutrale è questo: il Suo valore non dipende dalla risposta immediata degli altri, ma dal modo in cui Lei imparerà a costruire relazioni in un modo compatibile con il Suo funzionamento. Non c’è nulla in lei che la renda “non amabile”. C’è, piuttosto, una storia di fatica emotiva che a volte La convince che sia così. Rimango a disposizione, un saluto!
Cara, le consiglio una terapia sistemico familiare, chieda alla sua psicoterapeuta che l'ha seguita, si affidi con fiducia.
Un caro saluto
Dott.ssa Sonia Ballocco
La tua storia non parla di “difetti” ma di sensibilità e di funzionamento che richiede tempi e relazioni più affini. Non c’è nulla che non va in te, sarebbe importante iniziare un percorso verso la consapevolezza e la possibilità che ti concederai, di costruire legami autentici con i tuoi ritmi.
Dott.ssa Lavinia Stefanini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, comprendo la sofferenza che può provare nel sentirsi una nullità e di non valere nulla. Credo però che non debba privarsi a priori della possibilità di conoscere qualcuno e ottenere ciò che desidera. So che ha detto di aver già fatto psicoterapia in passato, ma fare un percorso adesso, con le consapevolezze che ha raggiunto e ad un'età e maturità maggiori, potrebbe aiutarla a superare le difficoltà attuali, modificare l'immagine che ha di sé e ritrovare un po' di speranza.
Resto a disposizione, un cordiale saluto
Cara utente,
il fatto che si possa sentire una nullità o che non valga nulla non vuol dire che ciò sia corrispondente al vero: lei è altro, oltre, i suoi pensieri. Lei vale tanto quanto gli altri e dunque non deve mettere da parte il suo desiderio di creare una famiglia propria. Come ogni persona, bisogna trovare qualcuno con cui si sta bene e che doni tranquillità ed equilibrio: questo non è facile per chiunque e dunque la difficoltà che sta riscontrando non riguarda un solo problema personale legato al fatto che possa non piacere. Faccia ciò che le piace e stia con le persone che la fanno stare bene e circondata da positività ad un certo punto potrà trovare anche ciò che cerca a livello emotivo.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, mi spiace molto per il dolore che sta provando. Ha provato ad affrontare il tema nella sua psicoterapia?
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Ciao, grazie per il tuo messaggio così aperto e sincero. È evidente quanto desideri entrare in relazione con gli altri in modo profondo e autentico, e quanto la mancanza di reciprocità ti faccia soffrire. Personalmente, non guardo mai la persona come "il problema", ma provo a comprendere insieme al paziente quali dinamiche si sono costruite nel tempo, nelle relazioni passate e presenti, e come queste possano influenzare il modo di stare nel mondo nel presente.
La diagnosi di Asperger può aiutare a dare un nome a certe difficoltà, ma non definisce il tuo valore né la possibilità di costruire legami significativi. Spesso, la sofferenza nasce non tanto dalla solitudine in sé, ma dal sentirsi "sbagliati" perché non si rientra nei modi più comuni di relazionarsi. Ma esistono tanti modi per stare in relazione, e anche tante forme di intimità e di amore.
Forse, più che chiedersi “cosa non va in me”, potrebbe essere utile esplorare quali immagini, aspettative o ruoli si sono formati attorno a te (e dentro di te) nel tempo. A volte, è proprio attraverso la relazione terapeutica che si possono riscrivere lentamente queste narrazioni e aprire nuovi spazi, più liberi, più gentili verso sé stessi, in questo un percorso terapeutico può aiutarti.
Non sei sola, e non sei una nullità. Il tuo desiderio di avere una famiglia è legittimo e importante. E può essere accolto, esplorato e tenuto con cura.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, nonostante lo sconforto comprensibile, non c'è nulla di "scritto nella pietra" e di certo, non sappiamo se la vita in futuro ci riserverà anche delle piacevoli sorprese e delle conoscenze in linea con chi siamo e i nostri desideri, pertanto, mi sentirei di suggerirle di lavorare anche su questo "focus" assieme allo psicoterapeuta che la accompagna e sostiene da tempo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Lisa Minafra
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
capisco quanto possa essere doloroso vivere il desiderio di una relazione e sentirsi respinta. La sua storia, segnata dal mutismo selettivo, dall’ansia e dalla recente diagnosi di Asperger, può aver influito sulla percezione di sé e sul modo di entrare in contatto con gli altri, ma nulla di tutto questo significa che “non va bene” o che meriti rifiuto.
Le difficoltà nelle relazioni non definiscono il suo valore. Spesso, nelle persone nello spettro, la timidezza, l’ansia e la fatica nel leggere i segnali sociali possono rendere più complesso iniziare un rapporto, ma sono aspetti su cui è possibile lavorare e che possono cambiare.
Il fatto che desideri una famiglia è una risorsa preziosa: parla della sua capacità di immaginare un futuro e di voler creare legami. La domanda “cosa c’è che non va in me?” nasce dal dolore, non da una verità su di lei.
Con un percorso mirato, orientato alle competenze sociali, alla gestione dell’ansia e all’autostima, può imparare a costruire relazioni che rispettino il suo modo di essere. Non è sola, e non è una nullità.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara,
grazie per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quello che descrivi riguarda temi profondi: la tua lunga esperienza con l’ansia, le difficoltà nella socializzazione legate alla diagnosi di Asperger, il vissuto di timidezza e soprattutto il dolore legato al sentirti rifiutata e non abbastanza.

Prima di tutto, è importante riconoscere che nulla, in ciò che racconti, indica che “non vai bene” o che “non meriti” una relazione. La sofferenza che provi nasce più dal significato che attribuisci alle esperienze relazionali che dalla tua persona. Quando per molti anni ci si sente in difficoltà nel contatto con gli altri, è facile convincersi che il problema siamo “noi”, mentre spesso si tratta di schemi appresi nel tempo, di paura del giudizio, di difficoltà comunicative che si possono comprendere, mettere a fuoco e modificare gradualmente.

Le persone nello spettro autistico – così come chi ha vissuto un forte mutismo o timidezza – non sono affatto “non desiderabili”: spesso, semplicemente, hanno modi diversi di esprimere interesse, di leggere i segnali sociali o di avvicinarsi all’altro. Questo può creare fraintendimenti, ma non definisce il tuo valore né ciò che puoi costruire.

Il desiderio di una relazione e di una famiglia è legittimo e possibile. Quello che oggi senti come un “rifiuto generale” può dipendere da vari fattori: la tua storia di ansia, aspettative molto rigide su come “dovrebbe” essere una relazione, esperienze negative passate, oppure la tendenza – comprensibile – a chiuderti per proteggerti. Tutti elementi che si possono esplorare e, col tempo, trasformare.

La parte più dolorosa del tuo messaggio è la sensazione di “nullità”. Questa è una ferita, non una verità su di te. E merita attenzione, cura, e uno spazio sicuro dove essere accolta e rielaborata. Non sei definita dalle difficoltà che hai attraversato: sei molto di più della tua timidezza, dell’ansia o della diagnosi.

Per comprendere davvero cosa accade nelle tue relazioni e aiutarti a costruire legami più sereni e soddisfacenti, è consigliabile approfondire questi vissuti insieme a uno specialista che possa offrirti strumenti concreti, sostegno ed un percorso costruito su misura per te.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Lucia Mattia
Psicologo, Psicologo clinico
Potenza
Salve, lei non deve privarsi di nulla ed ha il diritto di stare meglio ed inseguire i suoi desideri. Le consiglio vivamente un percorso di sostegno psicologico.
Saluti
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
quello che scrive è molto doloroso e merita rispetto.
Non c’è “qualcosa che non va” in lei come persona. La diagnosi di Asperger, la timidezza e l’ansia possono rendere più difficile incontrare e farsi incontrare, ma non rendono meno degni di amore. Spesso il problema non è il valore, ma la difficoltà a mostrarsi, a leggere i segnali, a stare nei tempi e nei codici relazionali che molte persone danno per scontati.
Il pensiero “non mi vuole nessuno” nasce facilmente quando il desiderio di famiglia è forte e le esperienze affettive mancano, ma non è una verità su di lei: è il dolore che parla. Il rifiuto ripetuto, o l’assenza di incontri significativi, porta a interiorizzare l’idea di essere una nullità, anche quando non lo si è.
È comprensibile sentirsi stanchi e rassegnati dopo anni di fatica, ma il desiderio che sente è legittimo e umano. Non è una pretesa sbagliata, né una colpa. Il lavoro terapeutico, oggi, forse può aiutarla meno a “capire cosa c’è che non va” e più a proteggere l’autostima, a distinguere chi è lei da ciò che finora non è accaduto.
Lei non vale meno perché non è stata scelta. Merita una relazione non come premio, ma perché è una persona. Se possibile, continui a portare in terapia non solo l’ansia, ma anche questo dolore profondo di sentirsi non vista: è lì che c’è più bisogno di cura.
Dott.ssa Claudia Sciorio
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cara, sento molto il suo dolore e capisco che non può essere facile vivere con questo bagaglio sulle spalle. Consigliarle una terapia sarebbe banale visto che l'ha già fatta, mi sento però di consigliarle qualche terapia di gruppo. Il gruppo attiva cose che il Setting individuale non può fare. Capisco che i bisogni di una relazione intima sono diversi, ma anche la rete sociale può essere una base per aumentare l'autostima. Il teatro, laboratori di arte, incontri di gruppo, potrebbero aiutare. Purtroppo è nel rispecchiamento con l'altro che spesso ci ritroviamo, ovviamente nei luoghi giusti.
Gentile utente, mi dispiace molto per le forti emozioni che prova. Porti in terapia questo suo disagio per trovare degli strumenti psicologici più adatti a lei e superare insieme le sue difficoltà che a lungo andare potrà percepire come risorse.
Ciao, ti consiglio di approfondire questo senso di nullità in terapia, se non lo stai già facendo, e fare un lavoro di consapevolezza sui tuoi punti di forza, le tue risorse: scrivile su un foglio e se sono poche pensa alla persona che vorresti essere, descrivi il tutto su un altro foglio, e studia come realizzarlo. Se sei insoddisfatta di te, se non ti senti "abbastanza", hai il potere di migliorare ciò che non ti piace di te stessa. Tuttavia devi stare attenta a migliorare ciò che non piace a te, non ciò che non piace agli altri. Una volta che piacerai a te stessa, saprai approcciarti meglio anche ad un interesse sentimentale. Ti dico anche che tantissime persone fanno fatica a trovare la persona giusta, ed è un bene: non ti accontenti, vuoi che sia la persona che ti faccia stare davvero bene e così dovrà essere, però questo comporta una lunga ricerca. E, sì, quando dico "ricerca" è proprio una ricerca! Oggi è un po' difficile conoscere persone dal vivo, ma ci sono molte app di incontri, social media, gruppi su fb - potresti scrivere un annuncio su fb per creare un gruppo di amici con cui uscire, ne ho visti diversi e funzionano. I dispositivi possono aiutarti a mediare l'ansia di interazione attraverso lo schermo, permetterti di conoscere prima una persona e solo dopo, quando senti che ti piace, di uscirci. Lo so che è scoraggiante, specie quando si sogna una famiglia, ma hai ancora delle carte da giocare. Spero di esserti stata d'aiuto, un saluto
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
Grazie per la sua domanda.
Traspare molta sofferenza e delusione dalle sue parole. Ritengo molto importante che lei sia in terapia e abbia lavorato sulle sue difficoltà, in special modo sul mutismo selettivo; ciò significa motivazione a voler stare meglio e non è un elemento scontato.
Sicuramente è complesso fare amicizia e trovare delle persone con cui condividere degli interessi nella situazione da lei descritta. Tuttavia, può provare a cercare persone simili a lei, o cercare dei gruppi con interessi in comune per conoscere altri individui.
Sarebbe interessante capire in terapia da dove viene la sua ansia. È legata al socializzare? Ha delle cause più ampie?
Per quanto riguarda il lato sentimentale sarebbe utile approfondire alcuni aspetti.
Che idea ha del maschile? L'uomo per lei cosa dovrebbe incarnare?
Ciò potrebbe aiutarla a capire cosa cerca in un uomo e come lei può muoversi per andare verso quel determinato profilo.
Inoltre, sarebbe utile comprendere a fondo l'idea per cui lei non piace a nessun uomo. Glielo hanno detto? Perché pensa che gli altri la respingano?
Ricordi che lei vale e deve provare a cercare dentro di sé gli aspetti positivi e che le piacciono. Aver superato il mutismo selettivo non è banale ed è segno di grande forza.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande.
Cordiali saluti
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
leggendo le sue parole si sente una sofferenza profonda, ma anche una grande lucidità. Lei non è “sbagliata”: è una persona che ha attraversato molto presto il silenzio, l’ansia, il sentirsi fuori ritmo rispetto agli altri, e ha imparato a stare nel mondo con strumenti diversi. Questo non la rende una nullità, la rende una donna con una storia complessa.
Il desiderio di una famiglia non è una pretesa né una debolezza, è un bisogno umano. Quando non trova risposta, il dolore spesso si trasforma in una domanda crudele rivolta a sé stessi: “cosa c’è che non va in me?”. In realtà, più che qualcosa che manca, spesso c’è qualcosa che è rimasto troppo a lungo non visto, non incontrato nel modo giusto. Le difficoltà relazionali, la timidezza, il funzionamento asperger non spiegano un rifiuto totale: spiegano semmai incontri che non hanno trovato il linguaggio comune per avvicinarsi.
Il punto non è perché “la respingono tutti”, ma perché finora non ha incontrato qualcuno capace di riconoscere e abitare la sua sensibilità. Questo non è un verdetto sul suo valore. È una storia ancora aperta, anche se oggi è stanca e scoraggiata.
Nel suo percorso terapeutico può essere importante dare spazio non solo all’ansia o alle diagnosi, ma a questo lutto silenzioso: il dolore per ciò che desidera e che ancora non c’è. Non per rassegnarsi, ma per smettere di trasformarlo in colpa. Lei non deve privarsi di nulla per punizione: semmai ha diritto a essere accompagnata nel costruire legami possibili, rispettosi dei suoi tempi e del suo modo di stare in relazione.
Lei vale, anche quando non si sente scelta. E il suo valore non si misura dal fatto di piacere a qualcuno, ma dal fatto che esiste, desidera, soffre e continua a cercare senso.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico
Figline Valdarno
Gentilissima,
ha descritto la sua situazione in modo appropriato e lucido. Se la diagnosi è confermata, non deve tormentarsi, ma piuttosto accettare che, come ognuno di noi, ha un punto di fragilità sul quale deve lavorare con la guida di un/a terapista con esperienza. In parole semplici, se vuole uscire dalla sua situazione, dovrà mettere in atto degli esercizi pratici e concreti da svolgere tra una seduta e l'altra per ridurre la sua ansia sociale ed il comportamento evitante. Auguri sinceri!
Buongiorno, credo che il punto stia proprio nel fatto che ha scoperto il suo vero funzionamento da poco. Non c'è nulla di sbagliato nella neurodiversità certo è che essendo un mondo tarato per i neurotipici a volte si riscontrano delle difficoltà e c'è il rischio di sentirsi sbagliati o fuori posto, sono sicura che avendo raccolto questo nuovo tassello del suo funzionamento e lavorando su strategie sociali senza snaturarsi riuscirà a trovare il benessere che cerca. Non smetta di fare terapia è importante che rilegga le esperienze passate che la portano a dire che non vale niente in chiave diversa. Sono sicura che riuscirà a trovare le sue strategie per integrarsi nel mondo neurotipico che a volte sembra così incomprensibile e bizzarro per tutte le regole non scritte e non dette della socialità e delle relazioni. Aspetti che solitamente le persone con neurodivergenza fanno fatica a cogliere ma che con una buona psicoeducazione si possono imparare a leggere.

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