Salve, sono una ragazza di 25 anni e ho una domanda un po' imbarazzante da porre. Inizio dicendo c

5 risposte
Salve, sono una ragazza di 25 anni e ho una domanda un po' imbarazzante da porre.
Inizio dicendo che non ho, né ho mai avuto problemi nella sfera sessuale o psicologica e quello che sto per raccontare è stato un episodio singolo.

Ho iniziato a masturbarmi attorno ai 7-8 anni. Una sera sentii per la prima volta i miei genitori fare sesso nella stanza accanto, inizialmente non capii, ma poi mi ricordai di alcune scene dei film e compresi cosa stesse accadendo. Bene. Lo presi come un film ma reale, e iniziai a masturbarmi. Mi sentii a disagio e sporca una volta finito. Sapevo che i suoni provenivano da mia madre e questo mi metteva a disagio, ma i suoni in quanto tali mi portarono a reagire toccandomi.
Dopo questo episodio, capii completamente cosa fosse successo e non provai più eccitazione ma semmai un certo imbarazzo a sentirli, anche se capitò pochissime volte poi.

Ora vi chiedo: è normale ciò che è successo? Quando mi torna in mente (occasionalmente, non in modo intrusivo) mi sento depravata... Anche se ero solo una bambina.

Grazie a chi risponderà.
Dott.ssa Valentina De Paola
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Roma
Gentile Utente,
il vissuto da lei riportato ha una valenza e un peso grandi poiché coinvolgono due mondi per un adolescente molto importanti: le prime esperienze sessuali e la realtà genitoriale.
Le posso suggerire una riflessione: il suo corpo ha reagito a degli stimoli eccitanti seguendo le pulsioni da poco sviluppate in maniera fisiologica. Il senso di colpa da lei successivamente provato, dal quale ne consegue quella sensazione di sentirsi "depravata", è nato successivamente ed è nato da una mente più matura, più adulta. Da piccola lei non poteva capire appieno cosa stesse facendo, ha seguito il suo corpo e basta. Ora da adulta mettendo insieme il vissuto e le sensazioni provate, si trova in un "Tilt valutativo" e ne potrebbe conseguire un peggioramento nel desiderio e nell'eccitazione sessuale, come se questa sensazione di essere sbagliata o sporca non la abbandonasse mai.
La letteratura ci suggerisce altri casi come il suo.
La invito per poter esplorare meglio questo vissuto significativo un percorso di psicoterapia.

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Dott.ssa Clarissa Chiti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Prato
Buonasera. Concordo con la dottoressa Valentina De Paola. Eventualmente, se preferisce indagare specificamente quel ricordo, si rivolga ad un terapeuta EMDR. Buona serata.
Dott.ssa Minerva Medina-Diaz
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Cara ragazza, mi sembra che lei continui a pensare a questo ricordo come se no fosse passato del tempo, come se fose accaduto poco tempo fa, come se fosse attuale e non parte del suo passato,, e questo è quello che succede quando non abbiamo avuto la possibilitá di ellaborare certe esperienze.
Lei, ormai `adulta, sicuramente ha la capacitá di guardare in dietro questo episodio con altri occhi, ma per questo un contributo importante lo offre la psicoterapia con EMDR, ci da la possibilitá di guardare queste esperienze lontane con gli occhi del presente, e lasciare il passato nel pasato.
Le consiglio caldamente questo tipo di percorso, che nel suo caso potrebbe essere molto breve.
Dott.ssa Ilaria Grasso
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sa che può essere fisiologico eccitarsi fisicamente (a volte anche fino all'orgasmo) durante uno stupro? O che assistere a scene di coito anche tra animali può portare a una modificazione degli organi genitali? Questo per dirle che alcune reazioni non sono solo fisiologiche ma potrebbero essere anche comuni. L'esperienza di cui parla è avvenuta in un'età in cui la capacità di simbolizzare e interpretare gli eventi non è sviluppata come da adulti, assolutamente lei non è depravata, inoltre era una bambina. Da bambini le stimolazioni sessuali (fisiche, uditive, immaginative) ci attivano, anche se il piacere provato non è "letto" allo stesso modo come da adulti.
Dr. Matteo Lupi
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Prato
Ti rispondo in modo chiaro e professionale, perché ciò che descrivi è molto meno “strano” o “depravato” di quanto una certa impostazione culturale possa far credere. Dal punto di vista scientifico e psicologico, la sessualità non nasce con l’adolescenza: lo sviluppo psicosessuale accompagna l’individuo fin dall’infanzia, anche se assume forme e significati profondamente diversi rispetto alla sessualità adulta. Numerosi studi in ambito evolutivo mostrano che tra i cinque e gli otto anni molti bambini scoprono casualmente che il contatto con i genitali produce sensazioni piacevoli, possono manifestare eccitazione fisiologica e, in alcuni casi, sperimentare risposte orgasmiche, pur senza attribuirvi alcun significato erotico adulto. Questo non ha nulla a che vedere con fantasie mature, intenzionalità sessuale o dinamiche relazionali complesse: si tratta di una risposta neurofisiologica del corpo che precede la piena strutturazione psicologica della sessualità. Culturalmente siamo ancora molto portati a desessualizzare l’infanzia, come se piacere corporeo ed eccitazione non potessero esistere prima della pubertà; in realtà ciò che manca al bambino non è la capacità di provare sensazioni, ma la cornice simbolica per interpretarle.

Se analizziamo in modo neutro l’episodio che racconti, emerge una sequenza semplice: hai percepito dei suoni, il tuo cervello li ha collegati a qualcosa che avevi visto nei film, il tuo corpo ha reagito con eccitazione, hai messo in atto un comportamento autoerotico e, successivamente, hai provato disagio. Questa dinamica rientra perfettamente in un meccanismo di associazione tra stimolo ed eccitazione. A sette o otto anni il sistema nervoso è già in grado di rispondere a stimoli percepiti come sessuali, ma la mente non possiede ancora strumenti maturi per integrare sessualità, relazione genitoriale e confini simbolici. Il fatto che i suoni provenissero da tua madre può aver generato una successiva confusione emotiva, ma questo non implica in alcun modo un’attrazione verso il genitore: la risposta è stata corporea, non relazionale. Il corpo ha reagito a uno stimolo acustico percepito come sessuale. Il senso di “sporco” provato dopo è verosimilmente legato alla percezione di trasgressione, ai tabù interiorizzati e alla mancanza di strumenti cognitivi per comprendere l’esperienza; non è indice di perversione, ma dell’incontro tra un’eccitazione fisiologica e l’assenza di una cornice interpretativa adeguata.

Un elemento clinicamente rilevante è che si è trattato di un episodio isolato. Non è diventato una fantasia ricorrente, uno schema eccitatorio stabile o una modalità preferenziale di stimolazione. Dopo aver compreso meglio la natura dell’evento, l’emozione predominante è stata l’imbarazzo, non il desiderio di ripetere l’esperienza. Questo suggerisce che lo sviluppo psicosessuale ha seguito un decorso fisiologico e non si è strutturato attorno a quell’episodio. In ambito clinico, ciò che segnala una possibile difficoltà non è l’evento in sé, ma la sua fissazione nel tempo o la sua centralità nella vita erotica adulta; nel tuo caso questo non emerge. La domanda realmente rilevante non riguarda ciò che è accaduto a sette anni, ma come vivi oggi la tua sessualità: se ti senti libera nell’intimità, se provi senso di colpa durante i rapporti, se hai blocchi nel desiderio o se quel ricordo riemerge in modo intrusivo e disturbante. Da quanto descrivi, sembra che riaffiori occasionalmente, senza carattere ossessivo o traumatico, il che orienta verso un normale processo di rielaborazione più che verso una ferita psichica.

Spesso il disagio non nasce dall’esperienza infantile in sé, ma dal giudizio retrospettivo che l’adulto applica a quella esperienza. Molti adulti, ripensando a episodi di autoerotismo infantile, li reinterpretano con categorie morali adulte, sovrapponendo significati che all’epoca non esistevano. A sette o otto anni non c’è intenzionalità erotica adulta, non c’è costruzione fantasmatica incestuosa, non c’è volontà trasgressiva: c’è un corpo che scopre una risposta di piacere. Attribuire oggi a quella bambina un’etichetta come “depravata” significa applicare una lente morale adulta a un’esperienza evolutiva normale. Non è un segno di perversione, non è indice di devianza e non è un indicatore di patologia: è un episodio che rientra nelle possibilità fisiologiche dello sviluppo. L’unico aspetto che merita attenzione è l’eventuale impatto attuale sulla tua vita affettiva e sessuale; se la tua sessualità oggi è libera, soddisfacente e non condizionata da quel ricordo, allora stiamo parlando di un evento del passato che può essere ricollocato con una lettura più consapevole e meno giudicante. Una bambina che reagisce con il proprio corpo a uno stimolo non è depravata: è un essere umano in fase di sviluppo.
Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
Psicologo e Sessuologo

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