Salve, sono un ragazzo di 30 anni e ho un problema col cibo. Mangio pochissime cose e non in grande
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Salve, sono un ragazzo di 30 anni e ho un problema col cibo. Mangio pochissime cose e non in grande quantità perché non riesco ad assaggiare cose nuove, mi blocco e perché non ho mai tanta fame, infatti dopo un po'mi stanco pure a mangiare. Come potrei risolvere?
Gentilissimo paziente,
A mio avviso lei dovrebbe seguire un percorso di educazione alimentare focalizzando la sua attenzione sulla qualità e non sulla quantità, é un percorso di educazione alimentare che si basa anche sulla volontà di scoprire sapori nuovi attraverso la sperimentazione.
Il mio consiglio è di provare a seguire un percorso specifico con un valido supporto e non con il fai da te.
Rimango a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Fabiana Avallone
A mio avviso lei dovrebbe seguire un percorso di educazione alimentare focalizzando la sua attenzione sulla qualità e non sulla quantità, é un percorso di educazione alimentare che si basa anche sulla volontà di scoprire sapori nuovi attraverso la sperimentazione.
Il mio consiglio è di provare a seguire un percorso specifico con un valido supporto e non con il fai da te.
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Buongiorno
Le consiglio di rivolgersi ad un professionista della nutrizione per un percorso di educazione alimentare
Cordiali saluti
Paola Resasco
Le consiglio di rivolgersi ad un professionista della nutrizione per un percorso di educazione alimentare
Cordiali saluti
Paola Resasco
Gentilissimo, si tratta di capire se questo atteggiamento nei confronti del cibo è presente fin dall'infanzia o è subentrato di recente o dopo qualche evento particolare. Nel suo caso è senz'altro adatto un percorso di educazione alimentare associato a tecniche di mindful eating. Nel caso volesse saperne di più puo' contattarmi.
Saluti, Dott.ssa Alessandra Oca
Saluti, Dott.ssa Alessandra Oca
Buonasera caro, il mio consiglio è quello di affidarsi ad un professionista della nutrizione per valutare lo stato metabolico e la composizione corporea, vedere se c'è qualcosa da modificare (magari rientrare in un normopeso, valutare gli esami ematochimici), e successivamente affrontare un piano di educazione alimentare che la porti a sostenere nel medio lungo termine una alimentazione sana, equilibrata e più varia possibile. Insieme al suo professionista della nutrizione potrete valutare l'opzione di aggiungere aggiungere all'equipe un professionista della salute psicologica così da affrontare questa difficoltà sotto più "angoli di lavoro".
Spero di essere stato di aiuto, rimango a disposizione per eventuali dubbi o chiarimenti. A presto!
Dott. Giuseppe Pullia
Spero di essere stato di aiuto, rimango a disposizione per eventuali dubbi o chiarimenti. A presto!
Dott. Giuseppe Pullia
Salve, essere seguiti da un professionista della nutrizione sicuramente le sarà di aiuto, ma le consiglio per prima cosa un percorso psicologico che le aiuti a capire come mai prova queste sensazioni.
Il lavoro di equipe in questi casi (anzi nella maggior parte dei casi) è sempre la strategia migliore.
Resto a disposizione per qualsiasi cosa, Dott.ssa Ilenia Russo
Il lavoro di equipe in questi casi (anzi nella maggior parte dei casi) è sempre la strategia migliore.
Resto a disposizione per qualsiasi cosa, Dott.ssa Ilenia Russo
Buongiorno, intraprendere un percorso affiancato sia da un professionista della nutrizione che da una figura in grado di saper lavorare sull'aspetto psicologico legato alla relazione con il cibo può permettere di ottenere ottimi risultati.
Il suo caso potrebbe essere correlato ad un trascinamento sin dall'infanzia di nefobia alimentare che si evolve poi il selettività alimentare se non viene appropriatamente trattata. L'inappetenza gioca da antagonista in una situazione del genere, ma trovare uno stimolo che la spinga a mangiare con piacere le consentirà di avere un approccio con il cibo migliore, incidendo positivamente su stile di vita e benessere psico fisico. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti, buona giornata, Dott.ssa Elena Bernardini
Il suo caso potrebbe essere correlato ad un trascinamento sin dall'infanzia di nefobia alimentare che si evolve poi il selettività alimentare se non viene appropriatamente trattata. L'inappetenza gioca da antagonista in una situazione del genere, ma trovare uno stimolo che la spinga a mangiare con piacere le consentirà di avere un approccio con il cibo migliore, incidendo positivamente su stile di vita e benessere psico fisico. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti, buona giornata, Dott.ssa Elena Bernardini
Buongiorno. Mi sento di suggerirle un percorso di equipe con nutrizionista, per mettere le basi di una corretta alimentazione, con annessa sperimentazione di nuovi cibi, che con terapista, per valutare come mai percepisce questi sentimenti nei confronti del cibo.
Per qualsiasi info resto a disposizione. Saluti, dott.ssa Marras
Per qualsiasi info resto a disposizione. Saluti, dott.ssa Marras
Gentile paziente, il lavoro in equipe in queste situazioni risulta essere, almeno nella maggior parte dei casi, necessario ma soprattutto vincente. Le consiglio quindi di valutare da un lato un supporto psicologico, per capire da dove derivano queste difficoltà e dall'altro contattare un nutrizionista, per avere in primis un quadro chiaro e completo del suo attuale stato metabolico e nutrizionale e per intraprendere poi un percorso di educazione alimentare, che associato a tecniche di mindful eating, le faranno acquisire per esempio consapevolezza e conoscenza dei propri stimoli di fame e sazietà. Rimango a disposizione per ulteriori informazioni. Saluti. Dott.ssa Elisa Macedi
Buongiorno, concordo con i colleghi. Nel suo caso il percorso di educazione alimentare, affiancato da vari professionisti della salute tra cui il nutrizionista, l’aiuterà a riscoprire il cibo sotto una chiave di lettura nuova e diversa, con lo scopo di puntare ad una sana alimentazione e il più equilibrata possibile.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Buongiorno, sicuramente un po' di attività fisica regolare (ogni settimana) la potrebbe aiutare. Per avere consigli specifici sul piano alimentare deve rivolgersi ad un professionista.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Buongiorno, può agire su una compagine di aspetti, quello psicologico, quello dell'esercizio fisico e quello della determinazione della dieta ottimale da un nutrizionista.
Le consiglio di agire in tal senso poichè le scelte alimentari che compiamo hanno un impatto significativo sulla nostra salute.
Cordialità
Le consiglio di agire in tal senso poichè le scelte alimentari che compiamo hanno un impatto significativo sulla nostra salute.
Cordialità
Salve, il mio consiglio è quello di affidarsi a dei professionisti (nutrizionista-psicologo) che l'aiutino a seguire un percorso di educazione alimentare, portandola a comprendere quali sono i problemi che l'hanno portata a questa situazione. Spesso, per risolvere queste problematiche, c'è solo bisogno di capire cosa le ha scatenate. Resto a sua disposizione, cordiali saluti Dott.ssa Sara Falcone.
Gentile paziente,
la sua situazione andrebbe analizzata a fondo mediante una visita con un Professionista. Sarebbe troppo limitativo poterle darle una risposta significativa con i dati da lei forniti.
Si rivolga a un Professionista che sicuramente potrà aiutarla, le auguro una buona giornata.
Saluti
Dott.ssa Domiziana
la sua situazione andrebbe analizzata a fondo mediante una visita con un Professionista. Sarebbe troppo limitativo poterle darle una risposta significativa con i dati da lei forniti.
Si rivolga a un Professionista che sicuramente potrà aiutarla, le auguro una buona giornata.
Saluti
Dott.ssa Domiziana
Difficoltà come la sua possono essere legate a una selettività alimentare che talvolta trova origine in fattori emotivi o sensoriali. Gradualmente introdurre nuovi alimenti e abituarsi a sapori diversi può aiutare ad ampliare la varietà della dieta. Un nutrizionista e, se necessario, uno psicologo alimentare possono guidarla in un percorso per migliorare il rapporto con il cibo.
Distinti saluti,
Dr. Luca Agostini
Distinti saluti,
Dr. Luca Agostini
Buongiorno, così facendo non avrai di certo problemi di sovrappeso. sei fortunato. fai le analisi, se sono nella norma e non hai carenza, meglio così che in sovrappeso. cordiali saluti Dott. Rosario Cuscona
Ciao! Grazie per aver condiviso questa cosa, perché non è affatto scontata. Quello che descrivi è un comportamento che capita più spesso di quanto si pensi e può avere diverse cause, sia fisiche che emotive.
Il fatto che tu mangi poche cose, in quantità limitate e faccia fatica ad assaggiare alimenti nuovi, potrebbe essere legato a una combinazione di fattori: ad esempio, una sensibilità al gusto o alla consistenza dei cibi, una bassa percezione della fame, oppure anche un blocco psicologico o emotivo che si è rinforzato nel tempo. Anche il fatto che ti stanchi mentre mangi potrebbe indicare che il momento del pasto ti pesa, più che rappresentare un piacere o un bisogno naturale.
Il primo passo importante è riconoscere il problema, e tu lo hai già fatto. Il secondo è affrontarlo gradualmente, con pazienza e senza forzature. Ti consiglierei di iniziare con:
Piccoli cambiamenti, provando a introdurre alimenti nuovi in porzioni minime e in contesti familiari.
Cercare di capire se ci sono consistenze, odori o sapori che ti danno più fastidio e quali invece tolleri meglio.
Valutare, insieme a uno specialista (nutrizionista e, se serve, anche psicologo), se si tratta di una restrizione alimentare selettiva, che può essere affrontata in modo mirato e personalizzato.
Non si tratta solo di "provare più cibi", ma di ricostruire un rapporto più sereno col momento del pasto, che sia sostenibile e non vissuto come uno sforzo. Con il giusto supporto, si può lavorare bene su questi aspetti e migliorare sia l'alimentazione che la qualità della vita.
Il fatto che tu mangi poche cose, in quantità limitate e faccia fatica ad assaggiare alimenti nuovi, potrebbe essere legato a una combinazione di fattori: ad esempio, una sensibilità al gusto o alla consistenza dei cibi, una bassa percezione della fame, oppure anche un blocco psicologico o emotivo che si è rinforzato nel tempo. Anche il fatto che ti stanchi mentre mangi potrebbe indicare che il momento del pasto ti pesa, più che rappresentare un piacere o un bisogno naturale.
Il primo passo importante è riconoscere il problema, e tu lo hai già fatto. Il secondo è affrontarlo gradualmente, con pazienza e senza forzature. Ti consiglierei di iniziare con:
Piccoli cambiamenti, provando a introdurre alimenti nuovi in porzioni minime e in contesti familiari.
Cercare di capire se ci sono consistenze, odori o sapori che ti danno più fastidio e quali invece tolleri meglio.
Valutare, insieme a uno specialista (nutrizionista e, se serve, anche psicologo), se si tratta di una restrizione alimentare selettiva, che può essere affrontata in modo mirato e personalizzato.
Non si tratta solo di "provare più cibi", ma di ricostruire un rapporto più sereno col momento del pasto, che sia sostenibile e non vissuto come uno sforzo. Con il giusto supporto, si può lavorare bene su questi aspetti e migliorare sia l'alimentazione che la qualità della vita.
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