Salve. sono un ragazzo di 27 anni e scrivo per chiedere un parere su una difficoltà affettivo-relazi

Salve. sono un ragazzo di 27 anni e scrivo per chiedere un parere su una difficoltà affettivo-relazionale persistente che porto avanti da diversi anni. Non ho mai avuto una relazione di coppia né un rapporto sessuale. Nel corso del tempo ho avuto alcune esperienze con uscite con ragazze e, in alcune situazioni, baci e momenti di intimità leggera, ma non si è mai sviluppata una continuità relazionale o sessuale. Ho intrapreso diversi percorsi di psicoterapia negli anni, dal 2019 circa (tra cui psicoterapia breve focale integrata, psicodinamica, psicoterapia breve strategica, psicoterapia cognitivo comportamentale), con un lavoro importante su aspetti personali e relazionali. In generale ho osservato lievi miglioramenti nella mia vita sociale e nella mia capacità di interazione, che però erano aspetti già ottimi anche prima della terapia. Tuttavia, l'area affettivo-sessuale non si è ancora sbloccata. In particolare, riscontro difficoltà su più livelli: - nell'approccio iniziale con ragazze sconosciute in contesti sociali (ad esempio discoteca o situazioni simili) - nella continuità delle conoscenze, che spesso si interrompono dopo il primo incontro o dopo brevi interazioni Nonostante una buona funzionalità sociale generale (amicizie, lavoro, varie attività sportive, spettacoli teatrali, ecc.), questo ambito rimane bloccato e non riesco a comprenderne pienamente le cause, soprattutto alla luce del lavoro già svolto in terapia. Questa situazione per me è fonte di frustrazione e senso di stallo. Mi chiedo quindi se questo tipo di difficoltà possa essere ricondotto a fattori psicologici, relazionali o comportamentali specifici, e quale tipo di percorso terapeutico o intervento potrebbe essere più indicato per affrontarlo in modo efficace. Grazie a chi vorrà rispondere

24 risposte


Buongiorno, comprendo la frustrazione, soprattutto dopo diversi percorsi terapeutici. Più che cercare un’ulteriore “tecnica”, potrebbe essere utile comprendere cosa accade concretamente quando una conoscenza potrebbe trasformarsi in maggiore vicinanza emotiva e sessuale: aspettative, timore del rifiuto, modalità di approccio, ansia o eventuali meccanismi di evitamento. Credo possa essere utile un percorso psicoterapeutico centrato specificamente sulle dinamiche affettive e relazionali, partendo anche dall’analisi delle esperienze reali che vive. Il fatto che quest’area sia ancora bloccata a 27 anni non significa affatto che sia destinata a rimanerlo.

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Buongiorno, da ciò che racconta emerge una buona capacità di funzionamento in diversi ambiti della sua vita e, allo stesso tempo, una difficoltà che sembra concentrarsi in modo specifico nell'area affettivo-relazionale e sessuale. È comprensibile che, dopo aver intrapreso diversi percorsi terapeutici e aver comunque lavorato su di sé, questa situazione possa essere vissuta con frustrazione e con la sensazione di trovarsi in una fase di stallo. Credo possa essere importante non cercare necessariamente una singola "causa" della difficoltà, ma provare a comprendere come questa si sia costruita nel tempo e, soprattutto, quali dinamiche possano oggi contribuirne al mantenimento. Anche quando una persona possiede buone competenze sociali, infatti, le relazioni affettive possono attivare aspettative, timori, modalità di porsi verso l'altro o significati personali differenti rispetto agli altri contesti relazionali. Un percorso psicoterapeutico ad orientamento sistemico-relazionale potrebbe essere utile proprio per esplorare la difficoltà all'interno della più ampia storia relazionale della persona: le esperienze significative vissute, il modo in cui si sono costruite nel tempo le aspettative rispetto alla coppia e all'intimità, i modelli relazionali appresi e le dinamiche che possono ripresentarsi oggi nelle nuove conoscenze. Il fatto che la difficoltà riguardi in particolare l'avvio e soprattutto la continuità delle relazioni meriterebbe, a mio avviso, di essere approfondito senza dare per scontato che si tratti semplicemente di una mancanza di capacità sociali o di "tecniche" di approccio. Potrebbe invece essere interessante comprendere cosa accade, a livello relazionale ed emotivo, nei diversi momenti della conoscenza e quale significato assume per lei la possibilità di entrare progressivamente in una relazione più intima. Ritengo quindi che la situazione che descrive possa certamente essere affrontata in un percorso psicoterapeutico, cercando però di partire non solo dal sintomo o dall'obiettivo di "sbloccarsi", ma dalla comprensione più ampia del suo modo di vivere e costruire le relazioni. Un cordiale saluto.


Buongiorno, da ciò che racconta non emerge una difficoltà generale nelle relazioni sociali: ha amicizie, lavora, pratica attività sportive e culturali e riferisce una buona capacità di interazione. Il fatto che, nonostante questo, l’area affettiva e sessuale rimanga da anni particolarmente bloccata è quindi un elemento importante da comprendere, più che semplicemente da “sbloccare”. Anche il fatto di aver già intrapreso diversi percorsi psicoterapeutici, con alcuni miglioramenti ma senza un cambiamento significativo in quest’area, merita di essere preso in considerazione. Non significa necessariamente che la terapia non sia servita, ma può indicare che il modo in cui questa difficoltà si mantiene non sia stato ancora pienamente messo a fuoco. Per esempio, sarebbe importante comprendere cosa accade nel momento in cui una conoscenza potrebbe trasformarsi da semplice interazione sociale a possibile relazione affettiva o sessuale: quali aspettative compaiono, cosa sente verso l’altra persona, cosa teme, come interpreta i suoi segnali e cosa accade dopo il primo incontro. Non è detto, quindi, che la difficoltà sia riconducibile semplicemente a una “mancanza di esperienza” o a una scarsa capacità di approccio. Potrebbero esserci aspetti legati alle aspettative, al modo di vivere l’intimità, alla scelta delle persone verso cui si orienta o al significato che ha assunto nel tempo il non aver ancora avuto una relazione. Un percorso psicoterapeutico potrebbe essere utile proprio per approfondire questi aspetti, partendo non tanto dalla domanda “come faccio finalmente ad avere una relazione?”, ma da “che cosa accade dentro di me quando una relazione affettiva diventa realmente possibile?” Questo potrebbe permettere di comprendere meglio il blocco e di individuare, insieme, un lavoro più mirato rispetto a quelli già affrontati. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Salve, La sua richiesta mostra una grande consapevolezza. È del tutto comprensibile provare frustrazione quando, a fronte di un’ottima funzionalità nella vita sociale e lavorativa, la sfera affettivo-sessuale rimane bloccata. Dalla prospettiva relazionale, una difficoltà nella continuità relazionale raramente riguarda una "mancanza di tecniche di approccio". L'intimità profonda richiede la capacità di mostrare il proprio Sé più autentico e vulnerabile, affrontando il rischio del rifiuto senza che questo intacchi la propria sicurezza interna.Le sue difficoltà sono affrontabili: non si tratta di "imparare a fare", ma di darsi il tempo di comprendere cosa significa per lei aprirsi all'altro in profondità.Un caro augurio per il suo percorso.


Salve, da ciò che racconta non sembra esserci una difficoltà relazionale generale, quanto piuttosto un blocco specifico nell'area affettivo-sessuale. Il fatto che lei abbia una buona vita sociale è un elemento molto importante. Sarebbe utile provare ad osservare cosa accade concretamente quando una ragazza le interessa : quanto riesce ad esporsi ?come comunica il suo interesse? cosa succede dopo il primo incontro? in quale momento la conoscenza si interrompe e perchè? Un percorso terapeutico molto concreto, focalizzato sulle situazioni reali e sui comportamenti che mantengono il blocco, potrebbe essere molto utile in questo momento della sua vita. Forse il lavoro più importante non è riuscire finalmente a “sbloccare” qualcosa a tutti i costi, ma imparare a stare nella relazione con l'altro con meno paura e più serenità. Questo obiettivo può essere raggiunto quando imparerà a riconoscere le sue qualità e i suoi tratti distintivi.

Dott.ssa Wanda Simeone

Dott.ssa Wanda Simeone

psicoterapeuta

Telese Terme

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Pensieri, comportamenti, attitudini sono parte dello stesso insieme: emerge qualcosa nel mondo che ha dei significati importanti per te e la tua psicologia reagisce in base a quello che percepisce essere vero, da dei significati a te e al mondo esterno. E questi significati sono influenzati da aspetti biologici, di esperienze, culturali. E diventano percezioni, strategie, movimenti. E' tutto uno. Bisognerebbe capire cosa vede la tua psicologia. E' possibile che una parte di te veda in una potenziale partner qualcosa di profondamente differente rispetto agli altri "agenti" sociali con cui interagisci. Insomma, quello con gli amici e quello con le ragazze, sono due giochi completamente diversi. E c'è qualcosa di nascosto nel secondo cui la tua psicologia sta rispondendo. Bisogna capirlo, e soprattutto, bisogna aiutarlo a cambiare. Perchè spesso la nostra psicologia non capisce la realtà bene come potremmo pensare.


Gentile utente, da ciò che racconta emerge una distinzione importante: sembra avere una buona competenza sociale generale, mentre la difficoltà compare soprattutto quando la relazione potrebbe assumere un significato affettivo o sessuale. Questo fa pensare che non sia necessariamente una “mancanza di capacità”, ma che in quel particolare ambito possano attivarsi aspettative, timori, modalità di protezione o difficoltà nel sostenere la continuità della relazione. Il fatto di aver intrapreso diversi percorsi psicoterapeutici senza ottenere il cambiamento desiderato non significa che il problema sia irrisolvibile. Potrebbe essere utile, piuttosto che cercare un'altra tecnica in modo indistinto, fermarsi a comprendere più precisamente cosa accade nelle fasi concrete: cosa pensa e prova quando conosce una ragazza, cosa succede dopo un primo incontro, come interpreta i suoi segnali e cosa la porta eventualmente a interrompere o non approfondire il contatto. Un percorso psicologico focalizzato specificamente sull'area affettivo-relazionale e sulla sua storia personale potrebbe essere un'occasione per osservare questi schemi anche all'interno della relazione terapeutica, senza trasformare la ricerca di una partner in una prestazione da raggiungere. A volte, infatti, proprio la pressione del “dover finalmente riuscire” può rendere più difficile lasciarsi coinvolgere spontaneamente. Non c'è nulla di patologico nel non aver ancora avuto una relazione o rapporti sessuali a 27 anni. Il suo percorso non è in ritardo rispetto a una scadenza: può essere utile partire da qui, cercando di capire non soltanto come ottenere una relazione, ma che tipo di relazione desidera e cosa accade quando qualcuno può realmente avvicinarsi a lei. Un caro saluto.


Salve. Vorrei risponderle ma per farlo rischierei di farle più domande io a Lei che darle indicazioni. Spero di essere d'aiuto. Avendo fatto diversi percorsi di psicoterapia e avendo sempre cambiato indirizzo e approccio psicoterapico, si può ipotizzare che siano in atto nella sua mente delle forti resistenze interne (difese psicologiche) che si oppongono all'atto di affidarsi completamente al terapeuta. Io credo che la relazione che si stringe col terapeuta sia più importante dell'indirizzo teorico che lui segue. E dato che una psicoterapia può durare anche molti anni, può darsi che le sue resistenze le impediscano di stabilire un legame forte (forse per paura di soffrire troppo nel distacco?) nella relazione terapeutica e quindi di riflesso nelle relazioni intime. Spero di aver offerto qualche spunto di riflessione. Cordiali saluti

Dr. Lorenzo Vecchi

Dr. Lorenzo Vecchi

psicologo

Castel Gandolfo

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Buongiorno, dal suo racconto emerge un aspetto interessante: lei sembra avere una buona competenza sociale generale. Ha amicizie, lavoro, sport, attività e riesce a interagire con gli altri; inoltre ha avuto appuntamenti, baci e situazioni di intimità. Questo fa pensare che il problema non sia semplicemente una generica incapacità di relazionarsi. Dopo diversi percorsi terapeutici, forse potrebbe essere utile spostare la domanda da “che cosa c’è che non va in me?” a “che cosa accade esattamente quando una conoscenza potrebbe trasformarsi in qualcosa di affettivo o sessuale?”. È proprio quel passaggio che meriterebbe di essere osservato: quali persone sceglie, come si avvicina, cosa prova quando percepisce interesse, cosa teme, cosa si aspetta dall’altra persona e cosa succede quando entra in gioco la possibilità di essere desiderato oppure rifiutato. Non necessariamente, infatti, deve esserci un disturbo psicologico specifico. Possono intervenire aspetti molto diversi: paura del rifiuto, aspettative elevate, difficoltà nell'esporsi affettivamente, bisogno di controllo, timore dell'intimità, modalità inconsapevoli di scegliere persone poco disponibili oppure, più semplicemente, alcuni comportamenti relazionali che rendono difficile trasformare un primo incontro in una conoscenza continuativa. Dal suo messaggio, però, non sarebbe corretto stabilire quale di queste ipotesi la riguardi. Considerando che ha già sperimentato numerosi orientamenti terapeutici, eviterei di cercare semplicemente “un'altra tecnica”. Potrebbe essere più utile un professionista con cui effettuare inizialmente una valutazione molto focalizzata sull'area affettiva, relazionale e sessuale, ricostruendo concretamente alcune delle esperienze che non hanno avuto seguito. Anche un professionista con competenze in sessuologia clinica potrebbe essere indicato, soprattutto per esplorare eventuali ansie, aspettative o blocchi legati alla sessualità e all'intimità. Infine, cercherei di non trasformare il fatto di non avere ancora avuto una relazione o un rapporto sessuale a 27 anni nella prova di un fallimento personale. La sofferenza che questa situazione le provoca merita attenzione, ma non esiste un'età entro la quale una persona debba necessariamente avere raggiunto determinate esperienze. Forse il prossimo percorso potrebbe partire proprio da una domanda molto concreta: “Perché riesco a creare relazioni sociali, ma quando entra in gioco il desiderio e la possibilità di un'intimità qualcosa cambia?”. Mi sembra un punto di partenza più specifico rispetto al ricominciare da capo con un'altra psicoterapia generica.


Buongiorno! Le sue poche righe trasmettono frustrazione, rabbia, tristezza. Considerati i limiti del contesto, posso provare a fornire un piccolo contributo di pensiero. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, mi chiedo se non si possa lanciare insieme uno sguardo alla Sua adolescenza. Quella fase dello sviluppo in cui affiorano i primi cambiamenti del corpo e la sessualità si ripropone con tutto il suo vigore, impegnando l’adolescente in un difficile lavoro d’integrazione dell’immagine di sé, del nuovo corpo, delle spinte sessuali, ma anche di ristrutturazione delle relazioni con sé stesso e con gli altri. Ci si può sentire confusi e disorientati di fronte a un corpo che cambia, di fronte alle primissime esplorazioni dell’intimità propria e altrui. L’adolescenza è un crocevia fondamentale dell’esperienza umana, che si colloca tra le prime esperienze relazionali (con le figure di attaccamento, che accudiscono, proteggono, curano) e quelle da adulti. Queste ultime – anche nel modo in cui si vive la sessualità – dipendono molto da come le prime sono state elaborate, trasformate, digerite. Mi domando se avvicinarsi all’altro, andare fino in fondo anche fisicamente, coinvolgersi, impegnarsi con un/una potenziale partner possa farla sentire esposto, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferito, rifiutato, abbandonato. Con la stessa cautela, potremmo immaginare che anche le precedenti esperienze terapeutiche, proficue nel migliorare diversi aspetti della Sua vita, siano state relegate ad un livello di “intimità leggera”, “bloccate nella continuità”, “interrotte dopo brevi interazioni”. Una trama che, se questa ipotesi fosse plausibile, si ripeterebbe, sempre pronta ad essere messa in scena nelle relazioni (di ieri, di oggi, di domani). La coppia (anche quella terapeutica), prima di arrivare a condividere gli aspetti più intimi, ha bisogno di tempo, di conoscenza, di fiducia, di reciprocità; come un frutto, che ha un suo tempo di maturazione, ha bisogno di acqua, di sole, di cura. Se in qualche modo questi miei pensieri risuonano nel Suo mondo interno, sarebbe prezioso concedersi l’occasione di una psicoterapia sufficientemente buona, in cui svolgere un lavoro complesso, delicato e preciso come un orologio svizzero. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo da un punto di vista diverso, più intimo. Un caro saluto


Buongiorno. il Blocco nell'area emotivo-affettiva può essere legato a tanti aspetti inerenti la sfera personale e la propria storia familiare ed affettiva. Non necessariamente si lega a ridotte abilità sociali e interpersonali. Per questa ragione una persona può avere relazioni sociali soddisfacenti ma essere bloccato nelle relazioni che implicano intimità emotiva e sessuale. Possono esserci paure legate alle aspettative che si hanno in un rapporto di coppia, o alla scarsa definizione dei propri bisogni e delle richieste da fare all'altro, o paura di non soddisfare le aspettative dell'altro manifestando sentimenti di inadeguatezza. Ci possono essere paure legate al timore di fallire e al timore di essere rifiutato, o paure abbandoniche in senso più ampio. Non avere coinvolgimenti emotivi intensi e continuativi puo' consentire di sentirsi al riparo da conflitti, perdite del legame e rifiuti. Rimanere in superficie può essere una fonte di protezione da tali vissuti. Credo sia importante che possa proseguire il percorso psicoterapico intrapreso con l'obiettivo di lavorare in modo integrato sia su eventuali aspetti traumatici che possono essere alla radice del suo blocco psico-emotivo, sia sull'incremento di abilità di autoefficacia interpersonale. Anche nelle relazione psicoterapica è importante non cambiare troppi terapeuti con il rischio di non completare fino in fondo il percorso terapeutico. Se avverte delle criticità o una fase di stallo nel lavoro terapeutico, è preferibile esprimerle per poterle affrontare e dare una direzione diversa al percorso intrapreso. Cordiali saluti, Dott.ssa Alessandra Marra.


Salve, ciò che descrive non è così raro come può sembrare e, soprattutto, non significa che in lei ci sia qualcosa di “sbagliato”. A 27 anni non avere ancora avuto una relazione o un rapporto sessuale può certamente essere fonte di frustrazione, ma non costituisce di per sé una diagnosi o un segno di incapacità affettiva. Dal suo racconto emerge, anzi, una buona capacità di stare con gli altri: ha amicizie, lavora, pratica sport, frequenta ambienti sociali e teatrali ed è riuscito ad avere alcune esperienze di vicinanza e intimità. La difficoltà sembra comparire soprattutto quando l’incontro potrebbe assumere un significato sentimentale o sessuale. È quindi possibile che il problema non riguardi la socialità in generale, ma ciò che accade dentro di lei quando entra in gioco il desiderio: il timore del rifiuto, la paura di esporsi, il bisogno di essere certo di piacere, l’ansia da prestazione o aspettative molto elevate su come dovrebbe svolgersi l’incontro. Bisognerebbe comprendere meglio anche cosa accade dopo il primo contatto. Le conoscenze si interrompono perché le ragazze non sono interessate, perché lei tende a ritirarsi, perché aspetta segnali molto chiari oppure perché, quando una persona diventa realmente disponibile, il suo interesse cambia? Sono situazioni apparentemente simili, ma possono avere significati molto diversi. Il fatto di aver seguito numerosi orientamenti terapeutici senza ottenere lo “sblocco” desiderato non significa necessariamente che la terapia non possa aiutarla. Forse, però, il punto non è trovare ancora una nuova tecnica. Passare da un approccio all’altro può talvolta alimentare l’idea che esista un blocco da eliminare rapidamente, mentre potrebbe essere più utile fermarsi abbastanza a lungo con un professionista per osservare, anche nella relazione terapeutica, il suo modo di avvicinarsi, aspettare, esporsi, sentirsi giudicato o proteggersi da una possibile delusione. Non considererei inoltre la discoteca come una prova delle sue capacità relazionali. È un ambiente nel quale l’approccio è rapido, molto esposto e basato su segnali immediati; non è necessariamente il contesto più adatto a tutte le persone. Potrebbe essere più naturale conoscere qualcuno attraverso attività condivise, amicizie, sport, teatro o applicazioni d’incontro utilizzate senza trasformare ogni uscita in un esame da superare. Le consiglierei un percorso psicoterapeutico continuativo, con un professionista con esperienza nelle difficoltà affettive e sessuali, eventualmente anche in sessuologia clinica. Prima ancora di scegliere l’orientamento, sarebbe importante definire insieme una domanda concreta: non soltanto “perché non ho ancora avuto una relazione?”, ma “che cosa provo e che cosa faccio quando una relazione potrebbe realmente iniziare?”. L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente arrivare al rapporto sessuale, come se fosse una prestazione mancante, ma comprendere che cosa rende difficile tollerare l’incertezza, il desiderio e la vulnerabilità che ogni incontro comporta. È spesso proprio a partire da questa comprensione che qualcosa può cominciare realmente a muoversi. Saluti, Dott. Giorgio Fanelli


Buongiorno, quello che mi fa venire in mente il suo racconto è che lei ha cambiato più volte psicoterapeuta senza forse mai addentrarsi fino in fondo nella terapia, come del resto ha problematiche relazionali che la portano a nona ver ancora costruito una relazione sentimentale e sessuale duratura. Quello che le consiglio prima di tutto è di intraprendere un percorso e andare avanti per un tempo sufficiente in cui ci sia la possibilità di affrontare momenti di impasse e creare una relazione profonda di fiducia con la terapeuta. Le consiglierei una terapia che vada in profondo, come la psicodinamica, che già conosce, o la sistemica. Gli aspetti sessuali possono essere legati a tante problematiche, alla paura di coinvolgersi o aspetti più profondi di conflittualità relazionale, edipica. Solo un lungo percorso di confronto e fiducia la può aiutare. Smetta di cambiare terapeuta e inizi ad affidarsi. Il problema è in profondità, non in tutte le belle capacità che già sa di avere. Se ha bisogno di un confronto, mi contatti pure. Cordiali saluti

Dott.ssa Elena Agio

Dott.ssa Elena Agio

psicoterapeuta

Noventa Padovana

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Buonasera, cosa ha affrontato in terapia?dice di avel lavorato su aspetti personali e relazionali e dice di aver svolto un lavoro importante riparta da li, certo che la nostra infanzia, famiglia condiziona le nostre relazione, lascia delle tracce che spesso finiamo per rimanerne intrappolati,che cosa le impedisce di non approfondire le relazioni che ha approcciato? Come si percepisce? Cosa la spaventa? Come era il rapporto tra i suoi genitori? Come è stato il suo primo approccio?Se vorrà sarò lieta di cercare delle risposte a queste e a molte altre domande per uscire da questo stallo e frustrazione.


Buongiorno, grazie per la sua condivisione, che ha scritto in modo molto chiaro. Credo che la terapia più adatta per comprendere meglio, conoscere e sbloccare questo aspetto sia quella sistemico-relazionale, centrata proprio sulle relazioni. è difficile solo da una condivisione scritta poter ricondurre questo problema a delle cause (come i fattori psicologici, relazionali o comportamentali a cui si riferiva), ma credo che un percorso di terapia di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere in profondità i motivi che bloccano quest'area e a lavorarli, in modo da poterli sciogliere. la terapia sistemico-relazionale legge i sintomi e le problematiche proprio in chiave relazionale, con una lente che ci permette di leggere il problema legandolo alla sua storia, alla natura delle sue relazioni, e ai suoi contesti di vita. Se volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Buongiorno, nel Suo racconto mi sembra significativo che la difficoltà non riguardi in generale il rapporto con gli altri: ha amicizie, lavora, pratica sport, frequenta attività e riferisce anche una buona capacità di interazione sociale. L’impasse sembra invece presentarsi in modo particolarmente specifico quando una relazione potrebbe assumere una dimensione affettiva e sessuale. Forse, quindi, più che chiedersi soltanto quale sia la “causa” di questa difficoltà o quale tecnica potrebbe finalmente sbloccarla, potrebbe essere interessante interrogarsi su che cosa accade proprio in quel passaggio: cosa cambia quando una conoscenza potrebbe diventare qualcosa di più? Che cosa si aspetta da sé e dall’altra persona? E che cosa succede quando arriva il momento di dare continuità a un incontro? Il fatto che abbia già intrapreso diversi percorsi terapeutici e che, nonostante alcuni cambiamenti, questa questione continui a ripresentarsi potrebbe essere un elemento da prendere in considerazione, non necessariamente come segno che “qualcosa non ha funzionato”, ma come indicazione del fatto che forse c’è una domanda che non è ancora riuscita a trovare pienamente il proprio spazio. Più che partire dall’obiettivo di “sbloccare” la Sua vita affettiva, potrebbe essere utile comprendere che cosa rende così difficile, per Lei, proprio quel passaggio dall’incontro alla possibilità di una relazione. Se sente che questa domanda continua a riguardarLa nonostante il lavoro già svolto, un colloquio potrebbe essere uno spazio per esplorarla in modo più approfondito, senza partire da una soluzione già definita.


Da quello che racconti, mi sembra interessante proprio la differenza tra il tuo buon funzionamento sociale generale e la difficoltà che invece compare nell'ambito affettivo-sessuale. Questo potrebbe suggerire che non si tratti semplicemente di una difficoltà nelle relazioni sociali o di una generica incapacità di rapportarti alle ragazze. Prima ancora di cercare una spiegazione psicologica, potrebbe però essere utile comprendere come vivi realmente l'attrazione, il desiderio e l'intimità. Ad esempio, ti capita di provare attrazione sessuale verso le ragazze? Desideri una relazione sentimentale oppure senti soprattutto di vivere come un problema il fatto di non averla mai avuta? Sono aspetti diversi e non necessariamente riconducibili a una difficoltà psicologica. Potrebbe anche essere utile considerare la possibilità che il tuo modo di vivere la sessualità e l'attrazione sia semplicemente diverso da quello che ti aspetti o che immagini di dover avere. Per alcune persone, ad esempio, l'attrazione sessuale può essere molto rara o assente, come nel caso dell'asessualità; altre possono sperimentare l'attrazione in relazione a caratteristiche molto specifiche dell'altra persona. Non sarebbe quindi necessariamente corretto partire dal presupposto che ci sia qualcosa da “sbloccare”. Se invece riconosci un desiderio affettivo e sessuale che senti di voler vivere, ma ti accorgi che sistematicamente qualcosa ti impedisce di avvicinarti alle persone o di dare continuità alle conoscenze, allora potrebbe essere interessante esplorare cosa accade proprio in quei momenti. Cosa cambia nel tuo modo di fare esperienza quando una conoscenza potrebbe diventare più intima? Che cosa ti aspetti da te stesso, dall'altra persona e dalla relazione? Anche il percorso che hai fatto negli anni merita attenzione. Hai provato approcci terapeutici differenti e riferisci alcuni miglioramenti, ma proprio l'area che per te oggi sembra più significativa è rimasta sostanzialmente invariata. Forse potrebbe essere utile non partire dalla ricerca di una nuova tecnica per “sbloccarti”, ma cercare di comprendere più precisamente come vivi l'attrazione e l'intimità e quale significato ha per te il fatto di non aver ancora avuto una relazione o un'esperienza sessuale. Ciao!


Buongiorno, ciò che racconta merita innanzitutto di essere sottratto all’idea di un “ritardo” o di un fallimento personale. A 27 anni non esiste un’età entro la quale sia necessario aver avuto una relazione o un’esperienza sessuale, e il fatto che questa area della sua vita non si sia ancora sviluppata non dice nulla sul suo valore o sulla sua capacità di costruire relazioni. Trovo interessante, inoltre, la distinzione che fa tra una buona competenza sociale generale e la difficoltà specifica nell’area affettivo-sessuale. Il fatto che lei abbia amicizie, lavori, pratichi attività sportive e sociali e riesca a interagire con le persone suggerisce che non si tratti semplicemente di una generica incapacità relazionale. Potrebbe essere utile allora osservare con maggiore precisione che cosa accade nel momento in cui una conoscenza potrebbe trasformarsi in qualcosa di più. Per esempio: cosa pensa quando vorrebbe avvicinare una ragazza? Che cosa teme possa accadere? Cosa prova durante il primo appuntamento? È difficile mostrarsi interessato? Dopo un incontro tende ad aspettare che sia l’altra persona a farsi avanti? Ha difficoltà a cogliere i segnali di interesse oppure, al contrario, tende ad analizzarli molto? E cosa succede dentro di lei quando percepisce la possibilità di un rifiuto? Questi aspetti possono essere molto più informativi della semplice constatazione di non aver ancora avuto una relazione. Il fatto di aver svolto diversi percorsi psicoterapeutici non significa inoltre che “la terapia non abbia funzionato”. Ogni percorso può aver prodotto cambiamenti importanti, pur non avendo necessariamente affrontato in modo specifico il meccanismo che mantiene oggi questa difficoltà. In alcuni casi, infatti, può essere utile passare da un lavoro prevalentemente orientato alla comprensione generale di sé a un intervento maggiormente focalizzato sulle situazioni concrete nelle quali il blocco si manifesta. Potrebbe quindi essere interessante lavorare, con un professionista, su aspetti come ansia sociale specifica nelle situazioni affettive, paura del rifiuto, aspettative sulla sessualità e sulla relazione, autostima e modalità di approccio e di mantenimento delle conoscenze. Anche l’eventuale tendenza a trasformare ogni incontro in una sorta di “prova” del proprio valore può involontariamente aumentare la pressione e rendere meno spontanea l’interazione. Un’altra questione importante riguarda l’obiettivo. Se l’esperienza di non avere ancora avuto una relazione viene vissuta come una mancanza da colmare il prima possibile, ogni incontro rischia di caricarsi di un significato enorme: “Questa volta deve funzionare”. Paradossalmente, proprio questa pressione può rendere più difficile costruire una conoscenza naturale. Potrebbe essere più utile porsi obiettivi progressivi e concreti: conoscere persone nuove, tollerare un eventuale rifiuto senza viverlo come una valutazione del proprio valore, imparare a manifestare interesse in modo più diretto, mantenere una conoscenza anche quando non si ha la certezza che possa trasformarsi in una relazione. Non cercherei quindi necessariamente una spiegazione unica del tipo “qual è il problema che mi blocca?”. Dopo diversi anni di lavoro personale, potrebbe essere più produttivo osservare insieme a un terapeuta il momento preciso in cui il rapporto con una persona passa dalla dimensione sociale a quella affettiva, perché è probabilmente lì che si trova il nodo da comprendere e modificare. E soprattutto, cercherei di non trasformare l’assenza di esperienze passate in una previsione sul futuro. Il fatto che finora non sia accaduto non significa che non possa accadere. Significa semplicemente che, in quest’area, il suo percorso sta procedendo con tempi diversi da quelli che immaginava.


E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo


Gentile utente di mio dottore, provi ad affidarsi ad uno psicoterapeuta che sia anche sessuologo; vedrà che con il tempo potrà trovare maggiori risposte alle sue domande e acquisire maggiori consapevolezze. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Mi chiedo se la difficoltà sia tanto capire quale sia la causa del blocco quanto osservare cosa accade concretamente nei momenti in cui una conoscenza potrebbe proseguire. Quando una ragazza mostra interesse, tende più a lasciarsi coinvolgere dalla conoscenza oppure a osservare se sta andando bene, valutando cosa dire o fare per evitare che si interrompa? E se proprio il tentativo di sbloccare l’area affettivo-sessuale mantenesse un livello di controllo che rende più difficile vivere spontaneamente queste situazioni? Potrebbe essere utile esplorare non soltanto ciò che manca, ma anche cosa fa quando teme che una relazione possa non svilupparsi come desidera. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o approfondimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi


Gentile, La ringrazio per la grande chiarezza, la precisione e l'onestà con cui sintetizza la sua situazione. Ciò che lei descrive un alto funzionamento in ambito lavorativo, sociale, sportivo e culturale unito a uno stallo persistente nell'area affettivo-sessuale a 27 anni è una condizione clinica molto ben conosciuta e tutt'altro che rara. È del tutto comprensibile la sua frustrazione nel constatare che, nonostante l'impegno profuso dal 2019 in diversi percorsi psicoterapeutici di valore, questa specifica area non si sia ancora sbloccata. Proviamo ad analizzare insieme i nodi principali di questo blocco per capire da dove ripartire con rinnovata efficacia: 1. Il paradosso dell'Alto Funzionamento: Protezione vs. Vulnerabilità Spesso si pensa che la difficoltà affettivo-sessuale sia legata a timidezza o isolamento sociale. Nel suo caso accade il contrario: lei è una persona socialmente inserita, brillante e con buone risorse personali. Tuttavia, proprio il suo alto livello di razionalità, controllo ed efficienza sociale può diventare involontariamente una corazza difensiva: L'Amicizia è "sicura", l'Erotismo è "rischioso": Nel contesto sociale, teatrale o di amicizia, le regole sono chiare e prevedibili. L'area affettivo-sessuale, invece, richiede di esporsi al rischio del rifiuto, di mostrare la propria vulnerabilità e di perdere il controllo. L'inibizione del desiderio: Molti giovani uomini molto educati e rispettosi sviluppano la paura inconscia che mostrare un interesse esplicitamente sessuale o seduttivo verso una donna possa risultare invadente o inappropriato. Questo porta a rimanere confinati nel ruolo dell' "amico piacevole", bloccando sul nascere la tensione erotica. 2. I contesti e la trappola dell'approccio "in discoteca" Lei cita la difficoltà nell'approccio iniziale in contesti come le discoteche. È fondamentale chiarire che l'approccio "a freddo" in ambienti ad alta stimolazione sensoriale e superficialità relazionale richiede una specifica disinvoltura estroversa che spesso non si addice a personalità analitiche, sensibili o profonde. Concentrarsi sull'approccio in discoteca come test della propria efficacia rischia solo di alimentare la frustrazione e rafforzare il senso di inadeguatezza. 3. Perché le terapie precedenti potrebbero non aver toccato il "nucleo"? L'aver intrapreso percorsi dinamici, cognitivi e strategici le ha permesso di consolidare ottime competenze relazionali generali. Se l'area affettivo-sessuale è rimasta bloccata, è probabile che il lavoro si sia svolto prevalentemente sul piano razionale, cognitivo o comportamentale, senza ingaggiare direttamente il livello corporeo, somatico e l'ansia da prestazione emotivo-sessuale. Quale approccio o intervento può essere più efficace oggi? Per superare questo stallo non serve "un'altra terapia verbale generale", ma un intervento mirato su corpo, intimità e desensibilizzazione dell'ansia da prestazione: 1. Consultazione Psico-Sessuologica (Sessuologia Clinica): Un percorso condotto da uno psicoterapeuta specializzato in Sessuologia Clinica permette di lavorare in modo specifico sulla Mappa dell'Eccitazione, sulla de-costruzione dei blocchi sulle fantasie erotiche e sulla gestione della tensione corporea nei momenti di vicinanza intima. 2. Terapia Mansionale Integrata / Protocolli focalizzati sulla Corporeità: Lavorare con prescrizioni comportamentali ed esperienziali graduate da svolgere nella quotidianità per favorire il passaggio dalla "cognizione" alla "sensazione somatica", riducendo il monitoraggio continuo di se stesso (spectatoring). 3. Approcci Focalizzati sul Corpo e sul Trauma/Attaccamento (Sensoriomotoria, EMDR, Experiential Therapy): Se dietro il blocco risiede una memoria corporea di congelamento (freezing) o un'ansia da prestazione radicata nell'infanzia/adolescenza, lavorare direttamente con le sensazioni fisiche e con la tolleranza dell'attivazione emotiva permette di sbloccare ciò che la mente razionale ha mantenuto protetto. Un messaggio di fiducia Il fatto che lei abbia già vissuto baci e momenti di intimità leggera dimostra che le sue basi affettive sono intatte. Non si tratta di imparare da zero a stare con gli altri, ma semplicemente di concedere al suo corpo il permesso di desiderare ed essere desiderato senza il peso del giudizio o della prestazione. Con un focus mirato e specialistico, questo tassello della sua vita potrà trovare la naturale e soddisfacente continuità che merita. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

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Il fatto che l'area affettivo-sessuale rimanga fonte di difficoltà nonostante il lavoro terapeutico fatto non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va in lei o che i percorsi precedenti siano stati inutili. Potrebbe essere utile approfondire in modo mirato ciò che accade nelle diverse fasi della conoscenza, dall'approccio iniziale alla costruzione di una continuità, esplorando aspettative, vissuti emotivi e modalità relazionali. Le suggerirei un percorso con obiettivi condivisi e concreti, eventualmente con un professionista esperto di difficoltà affettivo-relazionali e sessualità, così da individuare insieme gli aspetti su cui lavorare. Un cordiale saluto.

Dott.ssa Mariarita Nocella

Dott.ssa Mariarita Nocella

psicologo clinico

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.