Salve mio padre ad ottobre ha avuto all'età di 56 anni un infarto e gli hanno messo 3 bypass coronar
Salve mio padre ad ottobre ha avuto all'età di 56 anni un infarto e gli hanno messo 3 bypass coronarici prendendo la vena safena della gamba e la vena mammaria. È stato il primo problema serio di salute che ha avuto un mio genitori e logicamente ho avuto molta paura. Sono state settimane bruttissime logicamente ed ho avuto paura di perderlo. Da quel momento in poi diciamo si sta lentamente riprendendo ma appena accusa qualche problema che interessi la zona petto/addome (adesso ha una pancreatite) scoppiano in me le paure e i ricordi di quei momenti. Purtroppo da allora mi assale sempre questa paura che possa accadere qualcosa da un momento all'altro e non "vivo" più bene. Di notte vado a dormire dopo di lui per sentire se fa dei lamenti, se riposa, se non ha dolori. Si è recato al PS 4 giorni fa per una pancreatite e in me è scattato subito il panico con mille brutti pensieri. Il.giorno dopo è andato dal cardiochirurgo che l'ha rassicurato facendogli esami al cuore che poi sono risultati nella norma. Io lavoro lontano da casa mia e passo giusto una settimana al mese a casa ma quando sono con i miei sento sempre quella paura addosso e non so più come levarla. Appena lamenta un dolore in me scatta il panico e sto sempre sul.chi va là. Questa cosa logicamente negativizza i miei pensieri e peggiora la qualità della mia vita. Cosa posso fare?
26 risposte
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
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Buongiorno, grazie per aver scritto in questo spazio. Un genitore che ha problemi di salute è spesso un momento traumatizzante, soprattutto se la problematica è improvvisa. E' normale avere uno stato di allerta successiva al fatto. Quando questa però diventa impattante nella vita della persona, suggerisco un percorso psicoterapeutico, magari con terapia EMDR, che vada a lavorare specificamente sull'evento scatenante (in questo caso l'infarto di suo padre) e che possa alleviare la "paura che possa accadere qualcosa da un momento all'altro". Resto a disposizione, Un caro saluto, Dr. Deborah Russo
Ciao, è comprensibile che tu stia affrontando una situazione molto difficile e che le preoccupazioni per la salute di tuo padre stiano influenzando notevolmente la tua vita quotidiana. È importante riconoscere che è normale sentirsi così dopo un evento significativo come un infarto e i successivi problemi di salute di tuo padre. Prima di tutto, è fondamentale prendersi cura di te. Trovare un equilibrio tra il supporto a tuo padre e la gestione delle tue emozioni è cruciale. Cerca di dedicare del tempo a te stesso per praticare attività che ti rilassano e che ti aiutano a mantenere un certo equilibrio emotivo. Inoltre, potrebbe essere utile esplorare la possibilità di parlare con uno psicologo o un terapeuta. Un professionista può aiutarti a esplorare le tue paure, a comprendere meglio le tue reazioni emotive e a sviluppare strategie per affrontarle in modo più efficace. La terapia può offrirti uno spazio sicuro per esprimere le tue preoccupazioni e ricevere supporto pratico e psicologico. Infine, considera anche di coinvolgere tuo padre in queste conversazioni. Aprirsi e condividere le tue preoccupazioni con lui potrebbe rafforzare il vostro legame e aiutare entrambi a gestire meglio la situazione. Ricorda che è importante essere comprensivo con te stesso durante questo periodo e che chiedere aiuto è un ottima strategia di fronteggiamento dell'ansia. Spero che queste informazioni siano utili e ti auguro tutto il meglio nel trovare il supporto di cui hai bisogno.
Non deve preoccuparsi eccessivamente è del tutto normale avere paura in casi come il suo. Tuttavia se questo stato di cose dovesse perdurare le consiglio qualche colloquio di sostegno a fine di farsi sostenere in questa fase difficile. Vedrà che quando la situazione di suo padre si sarà stabilizzata anche lei ne trarrà beneficio. In bocca al lupo a lei ed al suo papà. Alessandra D'Alessio
Gentile utente, sembra lei abbia sviluppato una un disturbo da stress a seguito dell'esposizione traumatica della condizione di salute di suo padre. Mi sento di consigliarle di richiedere una visita specialistica da un professionista psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi correlati ad eventi traumatici. Un saluto
Buonasera, quello che ha vissuto suo padre le ha fatto toccare con mano il pericolo di poterlo perdere e probabilmente l'impotenza di non poter fare molto per aiutarlo. Quando si vivono situazioni del genere, successivamente si tende ad aumentare il livello di controllo sul familiare che si è ammalato per sedare la paura che possa accadere di nuovo. Inoltre questi eventi spesso diventano dei veri e propri traumi. Le consiglierei di rivolgersi ad un professionista per intraprendere un percorso per elaborare gli eventi connessi alla malattia di suo padre, la terapia EMDR in questo è particolarmente efficace. Resto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti. Cordialmente
Gentile utente, comprendo la paura che prova in questo momento della sua vita e le sono vicina. In particolare immagino che l'episodio accaduto a suo padre l'abbia messa in contatto con una realtà che ha bisogno di consapevolizzare e accettare al fine di poterla vivere senza timori, ansie e comportamenti eccessivamente apprensivi, che indirettamente possono compromettere la sua quotidianità. Ritengo che un percorso psicologico possa aiutarla a metabolizzare quanto accaduto, in modo tale da poter tornare a godersi in serenità sia il suo contesto familiare che la sua vita al di fuori. Dott.ssa Anna Asia Forino
Gentile utente, grazie per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e preoccupazioni, e mi dispiace molto per i vissuti negativi che da queste scaturiscono. Se dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso online, utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori modo ssa trovare una strada percorribile verso la serenità. Qualora dovesse avere altre domande, o desiderasse ricevere ulteriori informazioni, non esiti a contattarmi. Un caro saluto, dott.ssa Anastasia Giangrande.
È comprensibile che l'esperienza dell'infarto di tuo padre abbia generato molta paura e ansia in te. È importante affrontare queste emozioni e trovare modi per gestirle in modo sano. Considera di consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta specializzato in ansia o traumi per lavorare su queste paure. Puoi anche esplorare tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda o la meditazione, che possono aiutarti a calmare la mente. Ricorda di prenderti cura di te stesso e di trovare un equilibrio tra la preoccupazione per tuo padre e la tua vita personale. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Francesca Gottofredi
Buongiorno, mi dispiace per quello che è successo a suo padre, per quel che vale le sono vicina.. La paura di perdere una persona cara è una delle esperienze più profonde e umane che possiamo affrontare ed è comprensibile e legittimo sentirsi spaventati a seguito di eventi del genere. Quando ci troviamo di fronte a situazioni così intense e stressanti nella vita è normale che il nostro corpo e la nostra mente reagiscano in modo protettivo, mettendoci in uno stato di perenne allerta. Capisco che questo stato di ansia costante possa diventare opprimente e interferire con la sua capacità di vivere serenamente la quotidianità. Per questo motivo, in momenti come questo, è importante che lei si prenda cura anche di sé, dedicandosi del tempo per trovare delle attività rilassanti e\o che la aiutino a "staccare" un po' la testa dai pensieri che a volte possono essere intrusivi. Inoltre potrebbe esserle di aiuto trovare uno spazio terapeutico sicuro in cui può esplorare ed elaborare il vissuto traumatico legato a quello che è successo a suo padre. Rimango a sua disposizione, un abbraccio. Dott.ssa Isabella Bertini.
Cara persona premurosa, Capisco quanto sia difficile affrontare la paura e l'ansia legate alla salute di un genitore, specialmente dopo un evento così spaventoso come un infarto. È normale che tu provi preoccupazione e ansia per la salute di tuo padre, ma è importante anche prendersi cura di te stesso e gestire queste emozioni in modo sano. Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarti a gestire la tua ansia e a migliorare la tua qualità di vita: 1. Parla con qualcuno: Trova qualcuno con cui puoi condividere le tue preoccupazioni e le tue emozioni, come un amico di fiducia, un familiare o uno psicoterapeuta. Parlare delle tue ansie può aiutarti a scaricare il peso emotivo e a trovare modi per affrontarle in modo più costruttivo. 2. Pratica la consapevolezza: La mindfulness e la meditazione possono aiutarti a vivere nel momento presente e a ridurre l'ansia legata ai pensieri catastrofici sul futuro. Dedica del tempo ogni giorno per praticare la consapevolezza e concentrati sulle sensazioni del tuo corpo, sul respiro e sulle esperienze presenti. 3. Impara a riconoscere i tuoi pensieri distorti: Spesso l'ansia è alimentata da pensieri catastrofici o distorti sulla salute di un genitore. Impara a riconoscere questi pensieri e a sfidarli in modo razionale. Chiediti se ci sono prove concrete che supportino i tuoi timori, e se ci sono alternative più realistiche e meno catastrofiche. 4. Prenditi cura di te stesso: Assicurati di dedicare del tempo ogni giorno per prenderti cura di te stesso e delle tue esigenze fisiche e emotive. Fai attività che ti piacciono, come fare una passeggiata, leggere un libro o praticare un hobby, e cerca di mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato. 5. Cerca supporto professionale: Se l'ansia continua a influenzare negativamente la tua vita quotidiana, potresti considerare di cercare il supporto di uno psicoterapeuta o di uno specialista della salute mentale. Un professionista può aiutarti a sviluppare strategie di coping efficaci e a gestire meglio le tue emozioni. Ricorda che è normale preoccuparsi per la salute dei propri genitori, ma è anche importante prendersi cura di se stessi e trovare modi per gestire l'ansia in modo sano. Spero che questi suggerimenti possano esserti utili. Se hai bisogno di ulteriore supporto, non esitare a cercare aiuto da parte di professionisti qualificati. Con affetto, Dott.ssa De Pretto
Buongiorno, mi dispiace per quanto successo a suo papà. Dalla descrizione fatta emerge la premura attraverso cui sta cercando di prendersi cura di lui e l'impatto che questo evento ha causato non sono in suo papà ma anche in lei, tanto che riconosce questa connessione in termine di impatto sulla qualità della vita. Per poter meglio essere di supporto al papà, penso sia utile per lei prendersi cura di sè iniziando un percorso psicologico dove poter dar voce alle sue paure e alle sue preoccupazioni, così che possano essere analizzate, comprese e risignificate alla luce della sua storia di vita personale. Resto a disposizione, cordialmente Dott.ssa Elisa Rocco
Buon pomeriggio e grazie per aver condiviso la sua storia con noi. Certamente un problema di salute improvviso può essere traumatico e può capitare di avere come conseguenze tali stati emotivi di preoccupazione. Il mio consiglio è di approfondire con un percorso di terapia e vivere il momento presente. Per qualsiasi informazione, resto a disposizione.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua le sue fatiche e le sue preoccupazioni. Posso solo immaginare le sue difficoltà in questo momento così complicato. L'ansia e la preoccupazione e la paura di perdere una persona cara sono delle emozioni tipiche di situazioni simili a quelle che lei sta vivendo. Quando però l'intensità con cui vengono provate ha degli effetti significativi sulla qualità della vita allora è indispensabile richiedere un aiuto per imparare a gestirle. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico in modo da provare a comprendere e accettare queste emozioni. Cordialmente. Dott. Gianluca Pilotti
Buongiorno, mi dispiace molto per i problemi di salute di suo padre e capisco la sua preoccupazione. E' normale provare le sue stesse emozioni in situazioni come questa. Le consiglio anche di intraprendere un percorso psicologico di supporto che la aiuti a gestire queste emozioni. A disposizione Dott.ssa Francesca Ghislanzoni.
Buongiorno, purtroppo i problemi di salute sconvolgono la nostra quotidianità e accendono le insicurezze sul futuro. Quando riguardano i genitori ci mettono davanti alla fragilità di figure che sono sempre state un riferimento. Non stupiscono quindi le paure e i pensieri che "vanno digeriti" e gestiti. Forse la lontananza le permette di allontanare le paure che poi si ripropongono ad intervalli quando rientra a casa dilungando i tempi, oppure la relazione è tanto profonda da scatenare un'ansia difficile da gestire. Potrebbe iniziare a provare con degli esercizi di mindfulness che la aiutino a concentrarsi sul presente e non su un possibile futuro negativo, ma se non dovesse passare potrebbe pensare a rivolgersi a uno specialista per "maneggiare" questi pensieri negativi e riacquistare maggiore serenità. Resto a disposizione, un saluto Francesca Cilento
Buongiorno, mi dispiace per ciò che è successo a suo padre, ma soprattutto per ciò che ha suscitato in lei. Vivere queste spiacevoli situazioni fa emergere in noi tanta paura, ed anche un forte senso di impotenza. Al fine di gestire in maniera più funzionale le sue ansie, le consiglio di intraprendere un percorso psicologico. Rimango a disposizione per qualunque chiarimento. Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, la ringrazio moltissimo per aver condiviso la sua esperienza. Un genitore che riporta problemi di salute, come è successo nel caso di suo padre è spesso un momento traumatizzante, soprattutto se la problematica è improvvisa. Risulta quindi normale rimanere e "vivere" in un perenne stato di allerta dopo l'evento traumatico. Quando questa condizione diventa però diventa impattante nella vita quotidiana della persona, suggerirei un supporto psicologico, che vada a lavorare specificamente sull'evento scatenante (in questo caso l'infarto di suo padre) e sulle emozioni che ne scaturiscono che possa quindi alleviare la "paura che possa accadere qualcosa da un momento all'altro". Rimango a sua disposizione per qualsiasi cosa, Cordialmente, Dott.ssa Claudia Valeria Ninci
Buonasera, mi spiace molto per ciò che è successo e per le ripercussioni che questo evento ha avuto. Tuttavia, è normale dopo un evento traumatico stare sempre in allerta e avere paura che ciò possa riaccadere. E' fondamentale però che questi pensieri e queste emozioni non diventino disfunzionali per lei. Per questo le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio i pensieri che nascono in lei e come questi abbiano un impatto sulle sue emozioni e sul suo comportamento/credenze. Resto a disposizione per chiarimenti, anche online. Un caro saluto, Dott.ssa Genoni
Caro/a utente, quando questi eventi toccano le persone a noi più care ci spaventano, quindi capisco la sua paura e questa sensazione che "possa succedere qualcosa". Capisco anche che vivere in uno stato d'allarme le/gli faccia consumare tantissime energie, peggiorando la sua quotidianità. Le suggerisco di richiedere un aiuto professionale, dove abbia un proprio spazio per dar voce a queste esperienze fortemente stressanti che ha vissuto ed individuando strategie di gestione. Un caro saluto, dott.ssa Giorgia Signorini
La situazione che descrivi è carica di ansia e comprensibile preoccupazione, soprattutto dopo un evento significativo come un infarto e un intervento delicato. È normale che questi eventi abbiano un forte impatto emotivo, ma quando l'ansia inizia a influenzare la qualità della vita, può essere utile adottare alcune strategie per gestirla. Può aiutare concentrarsi sui dati concreti: il recupero è in corso, e gli esami recenti hanno dato esiti rassicuranti. Quando emergono pensieri ansiogeni, tecniche come la respirazione profonda o la mindfulness possono essere strumenti efficaci per ridurre lo stress e riportare l’attenzione al momento presente. Se le preoccupazioni persistono o diventano difficili da gestire, considerare un percorso di supporto psicologico potrebbe offrire un aiuto prezioso, permettendo di elaborare le emozioni e trovare un equilibrio maggiore nella vita quotidiana. È importante, inoltre, dedicarsi a momenti di cura personale per mantenere la propria forza emotiva e affrontare queste sfide con maggiore serenità.
Quello che descrivi è una reazione comprensibile e naturale di fronte a un evento così traumatico. Hai vissuto un’esperienza che ha scosso profondamente la tua sicurezza e il senso di stabilità rispetto alla sua salute, e ora il tuo sistema di allerta sembra essere sempre attivo, pronto a captare ogni possibile segnale di pericolo. Se senti che questa ansia sta diventando troppo opprimente, può essere utile anche un supporto psicologico mirato, magari con un percorso di terapia focalizzata sulla gestione dell’ansia e sull’elaborazione dell’evento traumatico che hai vissuto. La tua reazione è umana e comprensibile, ma lavorarci su può permetterti di recuperare una maggiore serenità senza perdere l’attenzione e la cura per tuo padre.
quello che sta vivendo è una reazione del tutto comprensibile e naturale dopo un evento così traumatico. L'infarto di suo padre ha rappresentato una frattura improvvisa nella sua percezione di sicurezza familiare, e ora il suo sistema di allerta è diventato iperattivo per proteggerla da future minacce. Quello che descrive ha un nome preciso: ansia anticipatoria post-trauma. Il suo cervello, dopo aver vissuto la paura concreta di perdere suo padre, ora interpreta ogni segnale fisico come un potenziale pericolo. È come se il suo sistema nervoso rimanesse in costante stato di allerta, pronto a scattare al minimo campanello d'allarme. Perché accade questo? Quando viviamo un evento che minaccia la vita di una persona cara, il nostro cervello registra quella esperienza come "pericolo estremo" e inizia a monitorare costantemente segnali simili. È un meccanismo di sopravvivenza che diventa però disfunzionale quando si mantiene attivo troppo a lungo. Il fatto che lei controlli se suo padre respira di notte, che entri in panico per ogni dolore al petto, che viva in costante apprensione quando è a casa, sono tutti comportamenti di evitamento e controllo che, paradossalmente, mantengono viva l'ansia invece di ridurla. Cosa può fare concretamente: 1. Riconoscere i pensieri catastrofici Quando scatta il panico, il suo cervello probabilmente genera pensieri del tipo "Sta succedendo di nuovo", "Questa volta potrebbe essere peggio". Impari a riconoscere questi pensieri come prodotti dell'ansia, non come verità assolute. Si chieda: "Questo pensiero mi sta aiutando o mi sta spaventando inutilmente?" 2. Differenziare presente e passato Quando sente suo padre lamentarsi, si ricordi che oggi non è ottobre. Suo padre ha fatto gli esami cardiologici ed è risultato tutto nella norma. La pancreatite, seppur fastidiosa, non è l'infarto. Provi a dire a sé stessa: "Questo è un problema diverso, in un momento diverso, con un corpo che ora ha maggiori protezioni grazie ai bypass." 3. Limitare i comportamenti di controllo Controllare continuamente se respira, monitorare ogni suo movimento, andare a dormire dopo di lui sono comportamenti che alimentano l'ansia invece di ridurla. Provi gradualmente a ridurre questi controlli. Inizi con piccoli passi: una notte vada a dormire alla sua ora normale, fidandosi che suo padre la chiamerebbe se avesse bisogno. 4. Creare uno spazio per le emozioni La paura di perdere un genitore è una delle angosce più profonde che esistano. È normale e umano avere questa paura. Invece di combatterla, provi ad accoglierla: "Sì, ho paura perché amo mio padre e l'idea di perderlo mi terrorizza. È normale sentire così." 5. Focalizzarsi sul presente Quando l'ansia prende il sopravvento, riporti l'attenzione sul qui e ora. Faccia caso ai suoi cinque sensi: cosa vede, sente, tocca in questo momento? Questo aiuta a interrompere il ciclo dei pensieri catastrofici. 6. Parlare con suo padre Consideri di condividere con lui le sue paure. Spesso i genitori sottovalutano l'impatto emotivo delle loro malattie sui figli. Lui potrebbe aiutarla rassicurandola quando sta bene, concordando con lei dei "segnali di tranquillità" da inviare quando lei è lontana. Sul lungo termine: La sua reazione indica quanto sia stato traumatico quell'evento. Se queste strategie non dovessero essere sufficienti, consideri seriamente un percorso di supporto psicologico. Un professionista può aiutarla a elaborare il trauma dell'infarto e a sviluppare strumenti specifici per gestire l'ansia anticipatoria. Una riflessione importante: Vivere nella paura costante di perdere chi amiamo ci fa perdere la bellezza del tempo presente con loro. Suo padre si sta riprendendo, ha fatto controlli che sono risultati positivi. Cerchi di non lasciare che l'ansia le rubi i momenti preziosi che può trascorrere con lui. La sua paura nasce dall'amore, ma merita di vivere questo amore con serenità, non con terrore. Il cammino verso la tranquillità esiste ed è possibile percorrerlo, un passo alla volta.
Salve, mi dispiace per i problemi di salute di suo padre e spero vivamente che col tempo possano migliorare. Ciò che è successo a suo padre è un evento che ha avuto un forte impatto, non solo in lui, ma anche, probabilmente, nelle persone che lo circondano tra cui lei. La sua preoccupazione per le sue condizioni di salute è comprensibile, d'altra parte se sente che questa preoccupazione influenza in maniera notevole la sua qualità della vita, forse potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo in modo tale di dar voce a tutte quelle emozioni che muovono questi pensieri.
Salve. Quello che sta vivendo è molto comprensibile. Dopo aver attraversato un forte momento di stress è possibile che il nostro cervello colleghi ogni sintomo fisico ad un possibile pericolo. Quello che può fare è comprendere ciò che è successo, cercando di dare un senso alle emozioni di ansia e panico che prova.
Buongiorno, quello che descrive è comprensibile dopo aver vissuto un evento così improvviso e spaventoso come l’infarto di suo padre. Quando una persona cara attraversa un problema serio di salute, può accadere che la paura non si esaurisca nel momento dell’emergenza, ma continui anche dopo, trasformandosi in uno stato di allerta costante. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, sembra essersi creato un meccanismo abbastanza chiaro. Suo padre avverte un dolore o un disturbo, nella sua mente compare rapidamente il pensiero che possa stare accadendo qualcosa di grave, aumenta l’ansia e nasce il bisogno di controllare, ascoltare, verificare o ricevere rassicurazioni. Il fatto che la sera aspetti che suo padre si addormenti per controllare se respira bene, se si lamenta o se ha dolore probabilmente le dà, sul momento, una sensazione di maggiore sicurezza. Il problema è che questo comportamento può insegnare alla mente qualcosa di diverso da ciò che vorrebbe: “se non controllo, potrei non accorgermi di qualcosa di pericoloso”. In questo modo l’attenzione verso ogni segnale aumenta ancora di più. È importante distinguere tra una preoccupazione proporzionata e il tentativo di ottenere una sicurezza assoluta. È normale prestare attenzione alla salute di una persona che ha avuto un problema importante. Non è però possibile controllare continuamente il suo corpo o prevenire ogni eventualità attraverso la vigilanza. Anche ciò che è successo recentemente sembra mostrare questo funzionamento. Suo padre ha avuto un nuovo problema di salute, la sua mente ha immediatamente collegato la situazione all’esperienza dell’infarto e sono comparsi scenari molto negativi. Poi gli accertamenti cardiologici sono risultati rassicuranti, ma probabilmente il sollievo non ha eliminato del tutto il bisogno di restare in guardia. Questo accade perché il problema, a un certo punto, non riguarda più soltanto ciò che sta succedendo realmente a suo padre, ma anche la paura che possa succedere qualcosa in qualsiasi momento. Potrebbe esserle utile iniziare a separare i fatti dalle previsioni. “Papà ha un dolore ed è seguito dai medici” è un fatto. “Potrebbe morire improvvisamente e devo accorgermene in tempo” è invece uno scenario che la mente produce perché vuole proteggerla da un’altra esperienza traumatica. Il fatto che un pensiero sia molto spaventoso non significa che sia una previsione affidabile. Un altro passaggio importante potrebbe essere ridurre gradualmente alcuni controlli che non hanno una reale utilità medica ma servono soprattutto a calmare la sua ansia. Per esempio, andare a letto soltanto dopo aver verificato che suo padre stia dormendo potrebbe essere uno di questi. Non significa diventare indifferente o ignorare eventuali problemi reali. Significa lasciare agli accertamenti e ai professionisti il compito di occuparsi della salute di suo padre, senza trasformarsi lei stesso in un sistema di sorveglianza continua. Naturalmente, quando suo padre presenta sintomi nuovi o importanti, la valutazione su ciò che debba essere fatto spetta ai medici che lo seguono. Il lavoro psicologico riguarda invece ciò che accade dentro di lei quando non esiste un’emergenza ma la sua mente continua a comportarsi come se potesse presentarsi da un momento all’altro. Potrebbe anche osservare quanto la paura stia influenzando il tempo che trascorre con i suoi genitori. Se ogni visita diventa soprattutto un’occasione per controllare come sta suo padre, rischia di perdere proprio quella relazione che sta cercando di proteggere. Provare a tornare gradualmente a stare con lui anche come figlio, e non soltanto come persona che verifica se compaiono segnali di pericolo, potrebbe essere un passaggio importante. Mi sembra significativo anche il fatto che lei dica di non “vivere più bene”. Quando la preoccupazione per la salute di una persona cara inizia a modificare il sonno, i pensieri, il modo di stare in famiglia e la capacità di godersi il presente, vale la pena dedicarle uno spazio specifico. Un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe aiutarla a comprendere perché l’esperienza dell’infarto abbia lasciato questo stato di allerta, quali pensieri si attivino davanti ai sintomi di suo padre e quali comportamenti mantengano involontariamente la paura. L’obiettivo non sarebbe convincerla che “non succederà più nulla”, perché nessuno può darle una garanzia del genere. Sarebbe piuttosto aiutarla a recuperare una maggiore capacità di convivere con una quota inevitabile di incertezza senza doverla controllare continuamente. Può continuare a voler bene a suo padre, preoccuparsi quando necessario e stargli vicino senza vivere ogni suo dolore come l’inizio di una nuova emergenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
















