Salve, la domanda che vorrei farle non è per me ,ma per un mio familiare, che da sempre mostra compo

24 risposte
Salve, la domanda che vorrei farle non è per me ,ma per un mio familiare, che da sempre mostra comportamenti che lo accomunano in tutto e per tutto ad una persona che soffre di disturbo narcisistico di personalità. Non sono un medico per cui non so nemmeno se sia questa la vera diagnosi, ma in ogni caso gli abbiamo sempre suggerito di consultare uno psicologo soprattutto nei suoi momenti "no" ingiustificabili, che si presentano all'improvviso quando nel suo delirio passa da un argomento all'altro per poi giungere alla solita tesi : non sentirsi apprezzato, rifiuto di sentirsi inferiore a qualcun (compreso noi familiari), autocommiserazione, e il tutto in uno stato emotivo eccessivo. Noi familiari siamo in difficoltà perché lui rifiuta un aiuto psicologico, per cui non riusciamo a convincerlo. Quindi cosa suggerisce di fare affinché noi familiari possiamo convincerlo a farsi curare? Come si fa a fare curare una persona così? Di suo spontanea volontà non si farebbe mai curare poiché lui nega di essere malato o comunque di pensare che abbia qualcosa che non va. Grazie
Dott.ssa Beatrice Priori
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno e grazie per aver condiviso la delicata situazione. La scena relazionale che descrive non ha facili soluzioni; se esistono nel suo familiare tratti narcisistici è improbabile che accetti il consiglio di andare in terapia e d'altra parte è diritto di ognuno sancito dalla Costituzione il non essere obbligati ad un trattamento. Può essere dunque la vostra una situazione frustrante, in primo luogo come suoi familiari avreste diritto anche voi ad un sostegno psicologico per gestire al meglio la situazione, potreste anche proporre una presa in carico del nucleo familiare in modo da non far passare il messaggio che lui sia "malato". Come consiglio non punterei su questi giudizi dato che probabilmente c'è una grande insicurezza di fondo che non lo fa entrare in contatto con la sua fragilità, piuttosto puntate sul fatto che la terapia migliorerebbe i vostri rapporti familiari o semplicemente potrebbe donargli benessere. Rimango a disposizione per ulteriore orientamento, cordialmente,
Dott.ssa Beatrice Priori

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Dott.ssa Marina Bonadeni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, la motivazione a farsi aiutare dovrebbe arrivare da lui e non da altri. D'altra parte, in alcuni casi di disagio, compresi alcuni disturbi di personalità, tra cui quello narcisistico, chi ne è soggetto, non ammette la necessità di farsi curare, perchè sarebbe come ammettere di avere problemi, e questi ultimi perlopiù vengono proiettati sugli altri, amenochè le cause di disagio siano così gravi da non poterle più nasconderle. Le direi di non puntare il dito sui problemi che lui causa in famiglia, ma porrei l'accento su aspetti quali la ricerca del benessere individuale attraverso le tecniche che si possono apprendere in terapia quali la pratica mindfulness ad esempio, al fine di avvicinarlo alla terapia. Un cordiale saluto
Dott.ssa Marina Bonadeni
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Dott.ssa Denise Bisanti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, grazie per aver condiviso tale problematica ed i vissuti emotivi sottostanti che, sicuramente, questa comporta. Come già sottolineato da altri colleghi, risulta improduttivo lo sforzo di convincere la persona a farsi prendere in carico nè tantomeno ci sono gli estremi, sanitari e legali, per obbligarlo alle cure. Ciò che si può fare come nucleo familiare è accogliere la persona, sostenerla emotivamente (nonostante questo possa essere difficile) ed aiutarla a riflettere sulle dinamiche disfunzionali che mette in atto nel rapporto con voi.
Un caro augurio affinché la situazione possa evolversi positivamente.
Dott. Steven Goinden
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gravina
Buongiorno. Mi rendo perfettamente conto della difficoltà della situazione. Purtroppo, non è possibile intraprendere un percorso di cura/trattamento con un soggetto che non lo desidera spontaneamente. Tuttavia, per farlo entrare in contatto con l'ambiente della psicoterapia potrebbe essere funzionale fare una seduta di gruppo, con tutti i membri della famiglia per discutere delle problematiche che avvengono nelle mura domestiche e che non necessariamente si riferiscono a lui. Questo potrebbe iniziare a smuovere un po' la situazione di impasse e potrebbe far apparire lo studio dello psicoterapeuta un luogo meno ostico, senza contare che tutti ne potrebbero trarre giovamento, dal momento che quando ci sono situazioni così intricate, l'origine è sempre multifattoriale.
Resto a disposizione.
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Dott.ssa Sonia Cannavò
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile utente, grazie per averci contattato. Comprendo la frustrazione che prova lei e i suoi familiari nel non riuscire a convincere la persona in questione a intraprendere un percorso psicoterapeutico. Come anticipato dagli altri colleghi, purtroppo se la persona non ha intenzione di iniziare una psicoterapia non potete fare nulla, in quanto, anche se riusciste a convincerlo, la sua motivazione al cambiamento risulterebbe nulla e porterebbe a scoraggiare la persona nell'intraprendere un futuro nuovo percorso qualora invece ne diventasse motivato, nella possibile errata convinzione che non possa servirgli. L'unica possibilità per gestire almeno tra le mura domestiche la situazione, è comprendere che la persona sta soffrendo, al di là di qualsiasi etichetta diagnostica, e che manifesta il suo disagio nella modalità che lei ci ha descritto. Guardarlo con occhi maggiormente comprensivi potrebbe darvi la possibilità di comunicare con lui e di spiegargli i vissuti che con il suo comportamento scatena in voi, e provare a riprendere così il discorso del percorso terapeutico. Se però il disagio continuasse, potrebbe anche lei parlarne in un percorso suo individuale per comprendere le possibili modalità di gestione della situazione ed elaborare i suoi vissuti. Non possiamo cambiare gli altri, possiamo cambiare come noi stessi ce ne rapportiamo. Resto a disposizione, un caro saluto.
Dott.ssa Alessandra Varaschini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, mi sembra di capire che la situazione che sta vivendo, accanto a questo suo familiare, sia molto disturbante per lei, mi chiedo se lo sia altrettanto per lui.
Un percorso psicologico avrebbe efficacia se il suo familiare volesse intraprenderlo, e ciò significherebbe anche mettersi in discussione ma probabilmente ora non è pronto. Lei ha mai pensato di rivolgersi a qualcuno che possa aiutarla a gestire questo rapporto complicato? E' molto più semplice cambiare la nostra prospettiva piuttosto che aspettare il cambiamento da parte di altri. In questo modo potrebbe riappropriarsi di un ruolo attivo, perché mi sembra stia subendo questa situazione.
Ci pensi. Un caro saluto.
Dott.ssa Nicoletta Pinna
Psicologo, Psicoterapeuta
Cagliari
Buongiorno,
Mi dispiace sentire che tu e la tua famiglia state affrontando questa difficile situazione. Capisco che può essere frustrante e preoccupante vedere un familiare che mostra comportamenti che suggeriscono un disturbo di personalità, e che rifiuta di ricevere aiuto psicologico.

Il fatto che tu stia cercando attivamente di aiutare il tuo familiare è un segno di grande preoccupazione e affetto. Tuttavia, capisco anche che può essere difficile convincere qualcuno ad accettare aiuto quando non riconosce il proprio bisogno.

La prima cosa che suggerisco è di continuare a sostenere il tuo familiare e fargli sapere che lo ami e ti preoccupi per lui. Cerca di essere paziente e comprensivo quando parli con lui, e fagli capire che la tua preoccupazione deriva dalla volontà di aiutarlo, piuttosto che da un giudizio.

È anche importante essere onesti con il tuo familiare sulla tua preoccupazione per il suo benessere mentale e fisico. Fagli sapere che ci sono risorse disponibili per aiutarlo, e che il trattamento può aiutare a migliorare la sua qualità della vita.

Infine, è importante ricordare che l'assunzione di cure psicologiche o psichiatriche deve essere una scelta personale. Non è possibile costringere qualcuno a ricevere un trattamento che non desidera. Potresti suggerire al tuo familiare di parlare con un professionista della salute mentale per valutare il suo stato di salute mentale, ma alla fine la scelta di accettare il trattamento spetta a lui.

Spero che queste informazioni ti siano state utili e che tu possa trovare un modo per aiutare il tuo familiare nel modo migliore possibile. Cordiali Saluti Dott.ssa Nicoletta Pinna
Dott.ssa Alessandra Scidone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, grazie per la condivisione. Comprendo la sua preoccupazione e la sua sofferenza rispetto alla relazione con questo suo familiare, tuttavia non abbiamo potere di cambiare l'altro né di aiutarlo se non vuole essere aiutato. Mi sento di consigliare di rivolgersi lei stessa ad un professionista per poter esporre la situazione problematica più nel dettaglio ed esplorare i suoi vissuti, in questo modo può eventualmente lavorare sulla relazione con il suo familiare e fungere anche da "esempio" nella richiesta d'aiuto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Scidone
Dott.ssa Michela Baldi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, è molto coraggiosa/o a condividere questa situazione; quando le cose riguardano familiari stretti è più difficile parlarne. Prenda lo stesso coraggio e chieda aiuto insieme a qualche suo familiare, anche senza la persona che sta male se lui non se la sente. In questi casi intraprendere un percorso familiare può essere un'ottima strada. Mi occupo di questo e so che le famiglie inizialmente si spaventano o pensano di non avere tempo o di non riuscire ad accordarsi ma le assicuro che poi tutti ci riescono. Bisognerebbe sapere di più sull'età della persona che sta male, sui familiari che ha vicino etc..., in ogni caso anche i parenti potrebbero chiedere un supporto per gestire la situazione. Se ha bisogno di qualche informazione al riguardo non esiti a contattare me o un'altro specialista che si occupi di famiglie.
Un saluto affettuoso
Salve,
La condizione fondamentale per iniziare un percorso psicologico è che ci sia una “domanda” ossia qualcosa che spinga la persona verso un “soggetto supposto sapere”, vale a dire che la domanda sia rivolta a qualcuno nella posizione di chi ne sa di più. Credo che la cosa che possiate effettivamente fare è di smettere di porsi in modo diretto, perché tanto la risposta sarà sempre no. C’è qualcosa che crea un blocco, magari un timore, forse è più utile mettersi “di lato” chiedere e ascoltare, ponendosi accanto a lei, cosa lo fermi a tal punto. Spero di esserle stato utile.
Cordiali Saluti
Dott. Andrea Brumana
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno e grazie per averci parlato della vostra situazione. Purtroppo convincere una persona ad iniziare un percorso è cosa non semplice, soprattutto quando questa volontà manca. Vi consiglio, con delicatezza, di continuare a proporlo alla persona in quetione, senza che per questo lui debba sentirsi attaccato. Cordialmente, dott. Andrea Brumana
Dott.ssa Angela Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno utente, mi dispiace per la situazione che descrive e la ringrazio per averla condivisa su questo portale. La persona di cui parla sta molto male e questa cosa si riflette inevitabilmente sulle persone che le stanno attorno e che le vogliono bene, pertanto penso che in questo momento non abbia importanza etichettare. Non conosco il grado di parentela che ha con la persona cui si riferisce, ma a seguito della sua condivisione suggerirei a voi famigliari di farvi accompagnare da un professionista in questa fase per approfondire la situazione e, soprattutto, la relazione che avete con questa persona, oltre che i vostri vissuti e timori. Di solito la tendenza è quella di considerare inutile il coinvolgimento di famigliari perché il problema è spostato da una sola parte, ma questo potrebbe rappresentare sicuramente un aiuto per lei/voi, e indirettamente anche per la persona che volete aiutare, che potrebbe leggere nel vostro gesto quantomeno un tentativo di comprenderlo ulteriormente, con la speranza che si lasci guidare seguendo il vostro modello. Cordialmente, Dott.ssa Angela Ricucci
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco la situazione delicata che stai affrontando con il tuo familiare. È importante sottolineare che la decisione di cercare aiuto psicologico spetta esclusivamente al tuo familiare, in quanto un trattamento terapeutico efficace richiede la sua volontà e collaborazione attiva. Tuttavia, ci sono alcune cose che puoi fare per incoraggiare il tuo familiare a cercare aiuto.

Educarsi sulla condizione: Cerca di apprendere il più possibile sulla condizione del tuo familiare, come il disturbo narcisistico di personalità, e su come la terapia può aiutare a gestire i sintomi. Puoi consultare libri o risorse online affidabili per acquisire una comprensione più approfondita del disturbo.

Condividere le tue preoccupazioni: Fai capire al tuo familiare che ti preoccupi per la sua salute mentale e che noti dei comportamenti che sembrano correlati alla condizione di cui si sospetta. Cerca di comunicare le tue preoccupazioni in modo non giudicante o accusatorio, ma in un tono amichevole e compassionevole.

Sottolineare gli effetti sui rapporti interpersonali: Spiega a tuo familiare come i suoi comportamenti stanno influenzando la relazione con te e con gli altri membri della famiglia. Sottolinea l'importanza del rapporto e della necessità di lavorare insieme per risolvere eventuali conflitti.

Offrire supporto: Fai capire al tuo familiare che non è solo e che hai intenzione di supportarlo nella ricerca di aiuto professionale. Offri il tuo supporto nella ricerca di uno psicologo e nell'accompagnarlo nelle visite se necessario.

Promuovere un cambiamento graduale: Sottolinea che il cambiamento richiede tempo e sforzo. Invita tuo familiare a fare piccoli passi per cercare aiuto, come cercare informazioni online o parlare con un amico di fiducia.

In sintesi, cerca di essere comprensivo e rispettoso delle scelte del tuo familiare, ma non smettere di incoraggiare la sua ricerca di aiuto. Puoi offrire il tuo supporto e condivisione di risorse, oltre a sottolineare l'importanza della salute mentale per il benessere individuale e delle relazioni familiari.
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Dott.ssa Maria Giovanna Melella
Psicologo, Psicologo clinico
Bellizzi
Caro utente, la ringrazio per la condivisione della delicata situazione. Le ricordo che la motivazione ad intraprendere un percorso psicologico dovrebbe arrivare dalla persona che lo intraprende. Le consiglierei di non "convincere" la persona interessata in quei momenti che lei stesso definisce "no". Potrebbe essere utile avvicinarlo alla terapia sottolineando ciò che di positivo può dare un percorso del genere. Un caro saluto!
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, purtroppo dipende tutto dalla persona stessa e la motivazione che ne ha, non si può convincere una peesona contro la sua volontà. Quello che puo fare è essere di supporto e chiedere aiuto su come poterlo gestire in un suo percorso individuale.
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Dott.ssa Beatrice Taveggia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arese
Buongiorno gentile utente,
La ringrazio per la sua condivisione e mi dispiace per quello che state passando.
Molto spesso chi soffre di un disturbo di personalità non riconosce di avere delle difficoltà. In ogni caso la psicoterapia senza la motivazione del paziente non è praticabile. Capisco quanto possa essere frustrante per voi, in ogni caso per darvi un aiuto avrei bisogno di contestualizzare la situazione, comprendendo anche quale grado di parentela vi lega.
Rimango a disposizione e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve gentile utente, la ringrazio per la condivisione. In linea generale mi sento di dirle che non è possibile iniziare un percorso valido di psicoterapia se la persona in questione non sia mossa da una profonda ed autentica motivazione personale. Al di là se ci si trovi di fronte ad un disturbo narcisistico di personalità o qualsiasi altra situazione di malessere psicologico e relazionale, è indispensabile mettersi in gioco in prima persona. Non conosco il grado di parentela né l'età della persona in questione, ma una via traversa potrebbe essere iniziare un percorso familiare, sia perché potrebbe essere più accettabile, ma soprattutto perché è probabile che parte delle cause della sua sintomatologia siano da ricercare all'interno di dinamiche potenzialmente disfunzionali
del nucleo familiare. In ultima istanza potrebbe essere utile per lei un percorso di sostegno psicologico per riflettere su nuove prospettive per rimanere in relazione con questo suo parente. Sono a sua disposizione per ogni eventuale approfondimento, ricevo anche online, il primo colloquio è gratuito. Un caro saluto. Dott Mauro Terracciano
Dott.ssa Giulia Faccioli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno e grazie per il suo quesito. Non possiamo sapere se davvero il suo familiare possa soffrire di un disturbo narcisistico di personalità. Ciò non toglie che pare esserci un disagio in famiglia che sembra incidere su più membri del vostro gruppo familiare. Per questo suggerirei di usare proprio il contesto familiare come contesto di cura, magari richiedendo un consulto di terapia familiare che può essere molto utile per riequilibrare il vostro sistema famiglia e trovare, qualora fossero necessari, nuovi modi per stare bene insieme. In bocca al lupo. Cordiali saluti,
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicologo clinico
Vimodrone
È comprensibile che la situazione con il tuo familiare sia difficile, soprattutto quando c’è una resistenza così forte nel riconoscere la necessità di un aiuto psicologico. I comportamenti che descrivi — l'autocommiserazione, il rifiuto di sentirsi inferiore, e i forti stati emotivi — possono essere associati al disturbo narcisistico di personalità (DNP), ma ovviamente una diagnosi precisa deve essere fatta da uno specialista. Spesso, chi soffre di questo tipo di disturbo ha una forte difesa del proprio ego, il che rende particolarmente difficile accettare che possa esserci qualcosa di sbagliato nel loro modo di agire o di pensare.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire la situazione:
Evitare il confronto diretto:

Le persone che potrebbero avere un disturbo narcisistico spesso rifiutano apertamente qualsiasi suggerimento che implichi debolezza o difetti personali. Perciò, un approccio diretto che li spinga a "farsi curare" potrebbe risultare inefficace o addirittura provocare una reazione difensiva e aggressiva.
Invece di dire esplicitamente "hai un problema" o "dovresti andare da uno psicologo", prova a spiegare come certi comportamenti hanno un impatto su di te o sulla famiglia in modo empatico. Usa frasi come "mi preoccupo per te" o "mi sembra che tu stia soffrendo e vorrei che potessimo trovare un modo per stare tutti meglio".
Creare consapevolezza delle conseguenze:

Una strategia che può funzionare è quella di far notare, senza accusare, le conseguenze dei suoi comportamenti sulle relazioni familiari o lavorative. Ad esempio, potresti sottolineare come alcune sue reazioni stanno mettendo a rischio il rapporto con gli altri, o come certe emozioni stanno rendendo difficile la vita quotidiana per lui e per gli altri.
Offrire aiuto senza colpevolizzare:

Invece di dire "tu hai bisogno di aiuto", potresti proporre un approccio di tipo collaborativo, come "potremmo parlare con qualcuno che possa aiutarci a gestire meglio le situazioni stressanti?". Questo tipo di proposta riduce la sensazione di attacco personale e potrebbe abbassare le sue difese.
Proporre un tipo di aiuto diverso:

A volte chi rifiuta la psicoterapia classica potrebbe accettare di considerare altre forme di supporto, come il coaching o la consulenza per la gestione dello stress, che sembrano meno legate all’idea di "cura" o "malattia". Successivamente, attraverso queste esperienze, potrebbe aprirsi di più all’idea di un supporto psicologico formale.
Coinvolgere una figura influente o rispettata:

Spesso, le persone con tendenze narcisistiche rispondono meglio a persone che considerano autoritarie o rispettabili. Se c'è qualcuno nella sua vita che ammira o rispetta (un amico, un collega, o persino un medico di famiglia), quella persona potrebbe essere coinvolta per suggerire delicatamente la necessità di un supporto esterno.
Mantenere i tuoi limiti:

È importante che voi familiari proteggiate il vostro benessere e tracciate dei confini chiari. Se il suo comportamento diventa tossico o dannoso per la dinamica familiare, dovete poter dire di no a certe dinamiche o situazioni. Potete anche considerare di partecipare voi stessi a una consulenza psicologica, che potrebbe aiutarvi a gestire meglio la relazione con lui e a capire come rispondere in modo efficace.
Essere pazienti e costanti:

Cambiare la percezione che qualcuno ha di se stesso e delle proprie difficoltà richiede tempo, specialmente con disturbi della personalità come il DNP, dove la negazione è forte. Continuate a esprimere preoccupazione in modo rispettoso e senza accusarlo direttamente. Mostratevi aperti e disposti ad ascoltare senza giudicare.
Cosa evitare:
Non forzarlo: Tentare di costringerlo o manipolarlo per farlo andare in terapia probabilmente peggiorerà la situazione.
Non giudicarlo apertamente: Frasi come "hai qualcosa che non va" possono rinforzare la sua resistenza. Concentrati invece sui comportamenti e sulle emozioni che osserate.
Non sminuire il suo dolore: Anche se sembra essere ingiustificato o eccessivo, il suo senso di frustrazione e insoddisfazione è reale per lui, e sminuire i suoi sentimenti potrebbe aumentare il conflitto.

Convincere una persona con tendenze narcisistiche a farsi curare è molto difficile, ma non impossibile. Con pazienza, un approccio empatico, e magari il coinvolgimento di figure di fiducia, potreste avere più probabilità di successo. Allo stesso tempo, non sottovalutate l'importanza di preservare il vostro benessere e cercare un aiuto per voi stessi, se necessario.
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Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. Certamente l'argomento da lei portato è scottante, perché da quello che lei dice emerge che tutta la famiglia ne risente in modo pesante.
Se avete già provato a portare il vostro familiare a vedere che può essere utile curarsi, ma non avete raggiunto l'obiettivo, non è possibile costringerlo a fare qualcosa che non vede utile per se stesso. Un tempo anche in Italia queste persone venivano direttamente portate in manicomio, poi la Legge Basaglia (180/1978) ha dato una svolta culturale a questa visione sociale e ha creato un sistema diverso, che purtroppo ancora oggi non funziona fino in fondo.
Ci sono aspetti però nella sua descrizione della situazione familiare che non sono per me chiari. Perciò la invito ad un colloquio online per approfondire.
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve,
una "persona così" non si farà mai curare di sua sponte, il suo egocentrismo è la sua fonte di vita...
Le consiglio di iniziare da se un valido percorso di terapia, per capire come stare meglio e risolvere questa situazione così conflittuale.
Un caro saluto
Lavinia
Buongiorno,
Lasciamo da parte eventuali “diagnosi”, soprattutto se non avanzate da un professionista (psicologo o psicoterapeuta in ogni caso, non medico).
Potrebbe essere difficile da accettare per le persone che gli sono accanto, ma soltanto lui puó decidere se farsi aiutare o meno. Non sarebbe costruttivo convincere qualcuno, semplicemente perchè la terapia da frutti e risultati se la si sceglie consapevolmente e volontariamente. Non è semplice come sembra questo passaggio, consiste in una presa di decisione che porta con sè l’accettazione di una sofferenza, perchè decidere di guardarsi dentro puó essere molto doloroso alle volte. Non è possibile convincerlo, deve essere pronto lui!
Rifletterei invece sulla sua gestione di questa situazione. Per lei è molto difficile accettare che questa persona non voglia un aiuto in questo momento? Questo che cosa significa per lei?
Spero di esserle stata d’aiuto :)
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
​Comprendo perfettamente la sua preoccupazione e la frustrazione che lei e i suoi familiari state provando. Trovarsi di fronte a un caro che soffre, ma che rifiuta categoricamente l'aiuto, è una situazione di grande impotenza emotiva e di notevole stress per tutto il nucleo familiare.
​È importante, come lei stessa ha notato, evitare di attribuire una diagnosi specifica (come il Disturbo Narcisistico di Personalità), poiché solo un professionista può farlo. Tuttavia, i comportamenti che lei descrive – l'eccessiva emotività, il senso di non apprezzamento, la difficoltà a tollerare qualsiasi forma di inferiorità e la resistenza a riconoscere i propri problemi – rientrano in un quadro di profonda sofferenza che sta influenzando negativamente le relazioni e la vita della persona.
​La sua domanda è cruciale: "Come possiamo convincerlo a farsi curare?"
​La difficoltà, in questi casi, risiede nel fatto che nessuno può "convincere" o costringere un adulto a intraprendere un percorso terapeutico se non è lui stesso a sentirne la necessità. L'unica eccezione a questa regola è la Terapia Obbligatoria (TSO), applicabile solo in rarissimi casi di estremo pericolo per sé o per gli altri, non pertinenti al quadro che lei descrive.
La persona che descrive vive in una realtà emotiva in cui il centro di ogni problema è l'esterno – il fatto di non essere apprezzata, il rischio di sentirsi inferiore – e non un disordine interno.
Quando una persona si rifiuta di essere "malata," si rifiuta di accettare che il problema sia in sé stessa. Per lei, accettare l'aiuto di uno psicologo equivarrebbe a crollare dal piedistallo, a dare ragione alle "critiche" (anche se sono solo suggerimenti affettuosi) e a convalidare il giudizio di inferiorità che teme tanto.Il punto cruciale è riconoscere che non è possibile "costringere" qualcuno a intraprendere un percorso interiore. L'aiuto psicologico funziona solo se c'è una porta aperta, anche piccola, da parte della persona interessata. Senza questa apertura, ogni tentativo di convincimento, ogni "suggerimento" benintenzionato, viene percepito come un attacco o un'ulteriore conferma del fatto che la famiglia non lo apprezza o lo giudica sbagliato.
I vostri sforzi per convincerlo, per quanto amorevoli, finiscono involontariamente per alimentare il suo ciclo emotivo di vittimismo e negazione.
Poiché non potete entrare nella sua mente e cambiare la sua convinzione di essere perfetto e non bisognoso di aiuto, l'unica strada percorribile per la famiglia è cambiare il modo in cui gestisce la relazione e la propria serenità.
Questo non significa abbandonarlo, ma proteggere voi stessi dalla sua spirale emotiva. Finché lui trova nella famiglia un pubblico, anche sofferente e in difficoltà, il suo comportamento ha una funzione e una ragione d'essere (anche se distruttiva).
Concentratevi sulla vostra sopravvivenza emotiva: La domanda non è più "Come curarlo?", ma "Come possiamo noi smettere di farci travolgere e logorare da questa situazione?". Se voi modificate il modo in cui interagite con lui – ad esempio, smettendo di discutere quando inizia il "delirio" o di tentare di convincerlo di cose che lui non può accettare – la dinamica della relazione cambierà. Non gli state dicendo "Hai un problema," ma state implicitamente dicendo: "Non parteciperemo più al tuo dolore in questo modo distruttivo."
Solo quando il suo schema emotivo non troverà più la sua solita risonanza nell'ambiente familiare, forse – e solo forse – avvertirà in sé il vuoto o la frustrazione sufficienti per pensare che forse ha bisogno di un aiuto per ritrovare l'equilibrio e la felicità che, nel profondo, cerca.
Per il momento, la cosa più sana che potete fare come famiglia è concentrarvi su come sostenervi a vicenda e su come gestire i vostri confini, per non lasciarvi annientare emotivamente dalla sua resistenza all'aiuto. Questo è l'atto di amore e di protezione più importante che potete compiere ora.
Resto a disposizione
Cordialmente
Dort. ssa Varone
Gentile utente,
comprendo la frustrazione che si prova a non essere di aiuto alle persone vicine. Al di là della questione diagnostica, credo che la psicoterapia sia una scelta di libertà e non sarebbe auspicabile forzare l’altro ad intraprendere un percorso personale perché il rischio è che non si ottengano risultati e si sprechino risorse. Credo, invece, che sia possibile e utile per lei e per coloro che vivono accanto a questo familiare poter chiedere una consultazione psicologica in presenza.

Cordialità.

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