Salve,ho 22 anni e per problemi di sonno il neurologo mi ha fatto fare una risonanza, è emerso che h

Salve,ho 22 anni e per problemi di sonno il neurologo mi ha fatto fare una risonanza, è emerso che ho una ciste aracnoidea di 2,5 cm che determina rimodellamento e assottigliamento della teca cranica in corrispondenza( assenti rinforzi patologici di segnale) . Normale parenchima cerebrale. Vorrei sapere se questa potesse essere la causa di un mio senso di de realizzazione più o meno continuativo durante la giornata, è come se fossi sempre in pilota automatico... mi mette abbastanza ansia e a volte difficoltà in situazioni in cui devo essere " ReAttivo " O se probabilmente la causa è di tipo psicologico. ( non mi drogo, non fumo, non bevo e faccio sport) Grazie

25 risposte


Salve, Mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico al fine di trovare le risposte che cerca ed indagare le cause, origini ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi onde evitare che la situazione possa irrigidirsi. Sarebbe opportuno Inoltre a prendere strategie utili per fronteggiare le situazioni problematiche. Cordialmente, dott FDL

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Gentile ragazzo, dovrebbe porre questa domanda al neurologo che le ha fatto fare la risonanza. Se, poi, al di là della risposta, avverte la necessità di approfondire delle tematiche personali, allora si rivolga ad uno psicoterapeuta. Mi rendo disponibile , anche online. Buona giornata, Rosella Pettinari


Salve, è sicuramente una situazione che va risolta a più livelli, io le suggerisco di trovare un professionista che lavora in equipe in modo da poter cogliere insieme gli effetti organici e quelli psicologici. Saluti Massimiliano


Salve, rivolga questa domanda al neurologo che le ha fatto la visita. Buona giornata. Dott. Fiori


Sul senso di derealizzazione collegato alla cisti aracnoidea dovrebbe chiedere al neurologo. Inoltre cosa intende per deralizzazione? Cosa avverte o non avverte?. mi sembra sia normalmente preoccupato e in ansia per questo. L'ansia è un 'emozione che ci segnale qualcosa. Tuttavia si potrebbe entrare in un circolo vizioso disfunzionale. Nel suo caso mi sembra una reazione emotiva normale e funzionale che l'ha portata a chiedere chiarimenti. Ascolti la sua ansia e rivolga al neurologo le sue preoccupazioni, descrivendo in maniera dettagliata cosa intende per derealizzazione. Buona serata, Dott.ssa Chiara Pavia


Salve gentile ragazzo per dare una risposta sensata occorrerebbe fare un'anamnesi più accurata. Comunque Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione è caratterizzato da una persistente o ricorrente sensazione di scollegamento dal proprio corpo o dai propri processi mentali, come se si stesse osservando la propria vita dall’esterno (depersonalizzazione), e/o dalla sensazione di essere dissociato dall’ambiente circostante (derealizzazione). La causa è un forte stress psichico. Se nel suo caso ci sia una causa neurologica identificabile potrebbe chiederlo al neurologo che la sta seguento. Dopodichè indirizzeremo l'indagine altrove


Gentile Utente la presenza di un elemento di tipo organico che potrebbe causare una serie di conseguenze deve farle valutare l'opportunità di un ulteriore approfondimento legato all'ambito medico. Sicuramente esistono nella sua zona di residenza dei centri specializzati in ambito neurologico che può consultare o comunque il suo medico di fiducia sarà in grado di fornirle questa indicazione. E molto probabile che questa situazione di tipo organico sta avendo un peso anche sugli aspetti psicologici ma è una buona prassi eseguire prima delle ulteriori valutazioni mediche per stabilire la relazione fra la "ciste aracnoidea" e i suoi sintomi. In ogni caso un consulto psicologico è un possibilità che permette di valutare come la sua condizione psicologica risente di questa situazione. Le ricordo, comunque, la necessità di una ulteriore consulenza medica. Un cordiale saluto


Gentile utente di mio Dottore, sarebbe utile rivolgere la sua domanda al suo neurologo. Piuttosto, come si sente rispetto a quello che le è stato rimandato, a quello che è emerso dagli esami clinici? Potrebbe essere utile un lavoro psicologico come spazio di contenimento e di elaborazione delle proprie angosce e dei propri vissuti. Resto a sua disposizione per qualsiasi chiarimento. Saluti, Dottore Diego Ferrara


Buonasera, questa domanda dovrebbe porla al neurologo o ad uno psichiatra. Inoltre sarebbe importante capire cosa intende lei per derealizzazione, quando questa sintomatologia si verifica e cosa le succede nello specifico. Nel caso gli altri specialisti escludano cause organiche, allora potrà decidere di iniziare un percorso psicologico. Cordialmente, dott. Simeoni


Salve, non deve essere facile vivere con questo senso di costante derealizzazione. Innanzitutto, le suggerisco di consultare il suo neurologo per verificare se questo può essere un sintomo associato alla sua situazione. In ogni caso, un percorso psicologico potrebbe esserle molto utile: se si trattasse di una condizione fisiologica, si potrebbe lavorare su un miglior adattamento e sul trovare strategie per alleviare l'ansia e lo stress che questo le produce. Se invece vi fossero cause psicologiche, potrebbe indagarle e risolverle con i migliori auguri, dr. Ventura


Caro ragazzo, queste domande importanti devono avere una spiegazione precisa e chiara che deve essere cercata nel neurologo. Le auguro il meglio, Dott.ssa Federica Leonardi


Caro utente, mi dispiace per la sua situazione. Ritengo opportuno che rivolga questa domanda al suo neurologo. Tuttavia data la situazione particolare se dovesse sentire la necessità di contattare un* psicoterapeuta per affrontare quanto sta accadendo consideri la possibilità di chiedere una consulenza. Resto a disposizione. Dott.ssa Francesca Tardio


Buonasera, è possibile, in base alla localizzazione della ciste che questa, per effetto di compressione sul parenchima cerebrale, le provochi la sensazione di derealizzazione. La questione andrebbe sicuramente approfondita prima da un punto di vista neurologico/neurochirurgico e da un punto di vista psicologico, soprattutto per l’ansia che questa situazione le provoca. Rimango a disposizione e le mando un caro saluto.


Buongiorno,capisco perfettamente la sua preoccupazione.Certo un parere neurologico è necessario ,ma sarebbe da aiuto un accompagnamento psicologico in questa fase difficile.A volte quando l ansia è elevata può succedere che la difesa psicologica sia proprio quella di provare una depersonalizzazione che ci porta ad una sorta di estraneazione psichica.In queste situazioni psicoterapeuta e neurologo devono lavorare in equipe . Disponibile le faccio molti auguri dottssa Luciana Harari


Buonasera, le consiglio di rivolgere la domanda al neurologo o al suo medico di base. Dott.ssa Giulia Proietti


Salve, si rivolga al neurologo e al suo medico di base. Sarebbe comunque utile consultare anche uno psicologo per intraprendere eventualmente un percorso


Buonasera, mi dispiace per quanto riguarda il suo disturbo fisiologico che per spiegazione più approfondite dovrà rivolgersi al professionista che la sta curando. Inoltre se invece vorrebbe elaborare dei pensieri o dei disturbi psicologici potrebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta che la potrebbe aiutare psicologicamente, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.


Buonasera. Dovrebbe porre questa domanda al neurologo per capire se la viste può esserne la causa. Una volta appuranti questo le suggerisco comunque un percorso psicologico per affrontare queste sensazioni dolorose. Buona serata Chiara Tomassoni


Gentile utente, la domanda che pone è strettamente fisiologica. Il nesso di cui parla è da chiedere al neurologo che l'ha visitata perché di sua competenza. In caso di risposta negativa, la derealizzazione si può trattare in un percorso con uno psicoterapeuta o con uno psichiatra che gli prescriva, eventualmente, dei farmaci da affiancare alla psicoterapia. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

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Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


La ringrazio per aver condiviso con attenzione e lucidità la sua esperienza. Le sensazioni che descrive, come il senso di derealizzazione e quella percezione di vivere in una sorta di “pilota automatico”, sono vissuti molto comuni nei quadri legati all’ansia e, in alcuni casi, anche a una forma di difesa psicologica di fronte a situazioni vissute come stressanti o soverchianti. Comprendo bene quanto questo stato possa risultare destabilizzante, specialmente quando si presenta con una certa continuità durante la giornata e quando le viene richiesto di essere lucido e pronto nelle risposte. Rispetto alla ciste aracnoidea, è importante sottolineare che, nella stragrande maggioranza dei casi, questo tipo di formazioni è benigno, congenito e asintomatico. La descrizione del referto che ha riportato (in particolare l’assenza di rinforzi patologici e la normale struttura del parenchima cerebrale) suggerisce che non vi siano segni di compressione cerebrale o di alterazioni neurologiche rilevanti. In altre parole, dal punto di vista strettamente medico, questa ciste molto probabilmente non ha un impatto diretto sulle sue funzioni cognitive o sulla percezione della realtà, ma naturalmente sarà il neurologo che la segue a fare le valutazioni più appropriate. Dal punto di vista psicologico, invece, i sintomi che lei descrive sono spesso associati a stati d’ansia generalizzata o, più nello specifico, a fenomeni dissociativi secondari all’ansia. La derealizzazione può infatti essere una risposta del nostro sistema nervoso a uno stress persistente: è come se, non potendo "fuggire" realmente da una situazione percepita come minacciosa o difficile da gestire, la mente provasse a disconnettersi in parte dalla realtà per proteggersi. Questo può diventare un circolo vizioso: più si presta attenzione a questa sensazione, più aumenta l’ansia, e più si ha la percezione di “non essere presenti”. In ottica cognitivo-comportamentale, lavorare su questi sintomi significa comprendere che la derealizzazione non è pericolosa né sintomo di “impazzimento”, ma una reazione dell’organismo che, paradossalmente, cerca di aiutarci. L’intervento si concentra spesso su due fronti: da una parte la gestione dell’ansia attraverso tecniche di rilassamento, mindfulness, esposizione graduale a situazioni ansiogene; dall’altra parte l’identificazione e la ristrutturazione di quei pensieri catastrofici o disfunzionali che possono alimentare lo stato di allerta. Lei mostra già segnali molto positivi: ha uno stile di vita sano, pratica sport, ha preso in carico il suo problema rivolgendosi a uno specialista. Questi sono aspetti fondamentali su cui costruire un percorso di consapevolezza e miglioramento. Se non lo ha già fatto, potrebbe essere utile affiancare alla valutazione neurologica un percorso psicoterapico con un professionista che abbia esperienza nell’area dell’ansia e dei disturbi dissociativi. In molti casi, la riduzione dei sintomi passa attraverso la normalizzazione dell’esperienza, la riduzione della paura ad essa associata, e l’apprendimento di nuove strategie di regolazione emotiva. La invito quindi a considerare la possibilità che il sintomo che sta vivendo, per quanto spiacevole, non sia il segno di qualcosa di grave o irreversibile, ma piuttosto un segnale del suo sistema mente-corpo che le sta chiedendo attenzione, ascolto e cura. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentile utente, la cisti aracnoidea è una formazione benigna e spesso congenita, che in molti casi viene scoperta casualmente durante esami effettuati per altri motivi. Nella grande maggioranza dei casi, soprattutto quando — come nel suo referto — non determina compressioni significative né alterazioni del parenchima cerebrale, non provoca sintomi neurologici rilevanti. Il senso di derealizzazione che descrive (la sensazione di essere “distaccato” o di vivere in automatico) tende invece ad avere una base psicologica o funzionale, più che organica. Può comparire in periodi di forte stress, ansia, stanchezza o insonnia, come una sorta di meccanismo di difesa del cervello per ridurre il sovraccarico emotivo. Nel suo caso, visto che il neurologo ha escluso complicanze strutturali, è probabile che questo sintomo sia legato alla componente ansiosa e alla mancanza di riposo. Lavorare sul sonno e sull’ansia, anche con l’aiuto di uno psicologo, può aiutare a ridurre notevolmente la sensazione di irrealtà. Può comunque confrontarsi nuovamente con il neurologo per avere conferma che non siano necessari ulteriori controlli, ma da quanto riporta il referto non emergono elementi preoccupanti. Dott.ssa Sara Petroni

Dott.ssa Sara Petroni

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Dal punto di vista psicologico: La derealizzazione è uno dei sintomi cardine dell'ansia intensa o di un periodo di forte stress. È un meccanismo di difesa: quando il cervello percepisce un carico emotivo troppo elevato, "stacca la spina" per proteggersi, facendoti sentire come se fossi in un film o, appunto, in pilota automatico.C'è un paradosso comune: ti è stata prescritta la risonanza per problemi di sonno (che spesso sono legati all'ansia), la risonanza ha trovato un reperto "casuale" (incidentaloma) e ora la preoccupazione per questo reperto sta aumentando la tua ansia, che a sua volta alimenta la derealizzazione. Il fatto che tu ti senta poco "reattivo" è tipico di chi è costantemente focalizzato sui propri processi interni e sulla paura di stare male: la tua energia mentale è tutta assorbita dal monitoraggio dei sintomi.Porta il referto al neurologo che ha prescritto l'esame. Probabilmente ti dirà che è un reperto occasionale da monitorare nel tempo (magari con una risonanza tra un anno), ma averne conferma da lui spazzerà via molti dubbi.Esplora il versante ansioso: Poiché sei un ragazzo sano, sportivo e con uno stile di vita impeccabile, è molto probabile che la derealizzazione e i problemi di sonno siano figli di una tensione interna che non ha ancora trovato una via di espressione.Ti andrebbe di dirmi se questa sensazione di "pilota automatico" era presente anche prima di scoprire la ciste o se è peggiorata drasticamente dopo aver letto il referto? Capire questo passaggio può aiutarci a distinguere quanto peso abbia la preoccupazione per la salute nel tuo disagio attuale.


Salve,Capisco la tua preoccupazione. Leggere in un referto la presenza di una cisti cerebrale può facilmente portare a collegare a essa qualsiasi sintomo che si sta vivendo, soprattutto quando il sintomo è difficile da descrivere e genera ansia. Parlandoti da psicologa, farei però una distinzione importante. La sensazione che descrivi — "essere in pilota automatico", sentirti distaccato da ciò che accade, come se fossi meno presente o meno reattivo — assomiglia molto a ciò che in psicologia viene definito derealizzazione (quando l'ambiente sembra strano, distante, irreale) o talvolta a fenomeni di depersonalizzazione (quando si percepisce una distanza da sé stessi). Questi stati sono relativamente frequenti e possono comparire in associazione a: ansia persistente; periodi di stress anche non sempre riconosciuti come tali; problemi di sonno o sonno non ristoratore; stati di iperattivazione del sistema nervoso; periodi di particolare affaticamento mentale. Da quello che riporti, il fatto che tu sia arrivato alla risonanza per problemi di sonno è un elemento che prenderei molto in considerazione: la privazione di sonno o una qualità del sonno alterata possono influenzare notevolmente la percezione di sé e dell'ambiente.Dal punto di vista psicologico, mi colpisce un aspetto: spesso la derealizzazione non viene vissuta tanto come un sintomo isolato, ma come qualcosa che genera un circolo vizioso. La persona nota la sensazione di "non essere presente", si spaventa, inizia a monitorarsi continuamente ("Sto bene? Sono lucido?"), e questo controllo costante aumenta ulteriormente il senso di estraneità. Ti farei alcune domande che aiuterebbero a orientarsi meglio: Da quanto tempo provi questa sensazione? È comparsa prima o dopo che hai iniziato ad avere problemi di sonno? Ci sono momenti della giornata in cui è più intensa? Quando sei impegnato in attività che ti assorbono molto (sport, conversazioni coinvolgenti, hobby), la percepisci ugualmente? Hai attraversato periodi di particolare stress, preoccupazione o cambiamenti negli ultimi anni? In sintesi, sulla base di ciò che scrivi, la descrizione del sintomo è compatibile con fenomeni di derealizzazione che molto spesso hanno una componente legata ad ansia, stress e qualità del sonno. Questo non significa automaticamente che la causa sia "solo psicologica", né che si possa escludere a distanza qualsiasi contributo neurologico della cisti. Per questo motivo è importante discutere il referto direttamente con il neurologo che lo ha richiesto. Resto a disposizione Cordiali saluti

Dott.ssa Oxana Panetta

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