Salve, a fini di ricerca, sono stata sottoposta al test WAIS IV. Sono una donna di 32 anni, con dia

18 risposte
Salve,
a fini di ricerca, sono stata sottoposta al test WAIS IV. Sono una donna di 32 anni, con diagnosi di ansia e depressione. Nella vita mi sono e sono stata considerata intelligente, forse me ne sono convinta troppo, non saprei dire, ma ricevere punteggio di 108 mi ha fatto crollare il mondo addosso! Non riesco più a lavorare bene perché al minimo errore mi ripeto che è perché sono mediocre... o lenta! Perché uno degli indici peggiori è proprio quello della velocità di elaborazione (un po' non mi stupisce, l'ansia mi paralizza da sempre, la combatto preparandomi a tutto 10 volte più del necessario, ma con un test era impossibile farlo).
Questi sono i miei valori:
ICV = 118

IML = 112

IRP = 104

IVE = 89
Ho avuto un momento in cui sono addirittura scoppiata a piangere durante il test.
Io non riesco a pensare di poter fare grandi salti di carriera nela vita in virtù di quel numero e la psicologa mi ha spiegato che è praticamente scritto nella pietra, non può cambiare. Quindi l'ansia non può aver influito? Quindi dovrò accettare di non poter fare grandi cose nella vita, di dover essere mediocre per sempre? Non so se ci riesco.
Buongiorno.
i punteggi al test sono adeguati e indicano un soggetto con normale dotazione cognitiva, quindi non deve temere per le sue prestazioni!
un QI totale di 108 è perfettamente nella norma.
La caduta del punteggio nella velocità di elaborazione è normale nei soggetti con la sua diagnosi.
La invito a considerare che l'indice di comprensione verbale e la memoria di lavoro sono buone spinte per la sua realizzazione professionale.
Le consiglio di parlare con il suo psicologo e lavorare sulle sue risorse (che ci sono!)!
Cordiali saluti

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Dott.ssa Luciana Bastianini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve,

ci sono innumerevoli studi che dimostrano che le capacità di successo nella sfera privata e lavorativa non dipendono da un unico fattore come il QI. In particolare, gli studi di Gardner sulle intelligenze multiple e quelli di Goleman sull’intelligenza emotiva mostrano come, nel raggiungimento dei propri obiettivi, incidano aspetti quali la capacità di autoregolazione emotiva, l’empatia, le abilità sociali, la capacità di mantenere alti livelli di motivazione nonostante gli insuccessi, il saper perseguire i propri obiettivi e l’essere in contatto con le proprie emozioni. Tutti elementi che influiscono molto più dei livelli di QI. Si ricordi inoltre che lei è molto più dei singoli punteggi ottenuti a un test e che non è possibile ridurre le potenzialità di una persona a pochi fattori numerici. Lei è molto più di tutto questo.

Qualora desiderasse approfondire questi temi insieme, resto a disposizione.
Intanto le mando un caloroso saluto.

Cordialmente,
Dott.ssa Luciana Bastianini
Buongiorno, a quanto apre l’aver effettuato questo test ha messo in crisi la sua autostima e la fiducia nelle sue capacità. Dovrebbe approfondire il motivo per cui per lei il punteggio medio equivalga ad una mediocrità. I test valutano alcune caratteristiche dell’intelligenza e, contrariamente a quello che hanno scaturito in lei, non attribuiscono un valore all’intelligenza così come un punteggio alto non favorisce necessariamente la possibilità di fare grandi cose nella vita. Dunque a lei non è assolutamente interdetta questa possibilità.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Lei ha ottenuto un risultato complessivamente nella norma superiore, con punti di forza chiari nelle abilità verbali e di ragionamento. La Sua ansia, evidente anche durante il test, può avere rallentato la velocità di elaborazione e quindi abbassato alcuni indici. Il WAIS è solo una fotografia di un momento di forte pressione emotiva, non un limite permanente né un indicatore del valore della Sua carriera o delle Sue possibilità future.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve — grazie per aver condiviso tutto con tanta sincerità. Capisco quanto quel numero possa farti sentire scossa, vediamo insieme cosa significa davvero e cosa puoi fare.

Che cosa mostrano i punteggi

ICV 118 (Verbal Comprehension): è un punto di forza chiaro — buon vocabolario, ragionamento verbale e conoscenze acquisite.

IML 112 (Working Memory): capacità di mantenere e manipolare informazioni nella mente, un altro punto di buon livello.

IRP 104 (Perceptual Reasoning): ragionamento visuo-spaziale nella media/leggermente sopra la media.

IVE 89 (Processing Speed): più basso rispetto agli altri indici, indica che le attività che richiedono rapidità di risposta visiva-motoria risultano più lente rispetto al resto del profilo.

Cosa non dice il test

Il WAIS misura abilità cognitive in un determinato momento e in condizioni di test: non è una sentenza sul tuo valore, sul tuo potenziale di carriera o sul fatto che tu sia “destinata” alla mediocrità.

I numeri non raccontano la storia completa: motivazione, esperienza, competenze sociali, creatività, costanza, capacità relazionali e decisionale non vengono misurate dal solo punteggio.

È impreciso affermare che sia “scritto nella pietra”: i profili cognitivi tendono a essere relativamente stabili, ma possono migliorare sensibilmente con interventi mirati, riduzione dell’ansia, allenamento, strategie compensative e, talvolta, con il tempo.

Quanto l’ansia può aver influito

L’ansia (e la depressione) influiscono molto su attenzione, velocità di risposta, tolleranza all’errore e resistenza allo stress: è plausibile che abbiano rallentato la tua velocità di elaborazione durante il test (specialmente se ti sei trovata molto tesa o hai pianto).

Il pianto e lo stato emotivo nel momento del test sono indicatori che la condizione emotiva ha interferito con la prestazione.

Cosa puoi fare adesso (passi pratici, concreti)

Prenditi cura della reazione emotiva: quello che provi è comprensibile. Un primo lavoro è elaborare l’impatto emotivo per non restare bloccata dai pensieri di svalutazione.

Parlarne con lo psicologo/neuropiscologo che ha somministrato il test: chiedere spiegazioni sul profilo, sui margini d’errore, e se abbia senso una rivalutazione in condizioni diverse (per esempio dopo aver lavorato sull’ansia).

Lavorare sull’ansia da prestazione con terapia (CBT, tecniche di esposizione, mindfulness): ridurre l’ansia spesso migliora attenzione, velocità e fiducia.

Strategie pratiche sul lavoro: chiedere — quando possibile — più tempo per compiti cronometrati, usare checklist, chunking delle attività, strumenti digitali che velocizzino l’esecuzione.

Allenamento mirato: esercizi graduali di rapidità visiva e attenzione, simulazioni a tempo in un contesto di lavoro (non per ossessiva preparazione, ma per desensibilizzare l’ansia da tempo).

Valorizzare i punti di forza (ICV, IML, IRP): molte carriere e ruoli premiano ragionamento verbale, memoria di lavoro e competenze relazionali più della mera velocità di risposta.

Evitare conclusioni globali sul futuro basate su un singolo numero: costruisci obiettivi concreti e misurabili (es. migliorare tolleranza all’errore, esposizione graduata a compiti cronometrati, raggiungere un risultato lavorativo specifico).

Parola finale breve e onesta
Il punteggio ti dà informazioni utili — soprattutto sui punti su cui lavorare — ma non definisce il tuo valore né condanna la tua ambizione. L’ansia può aver influenzato la prova e ci sono percorsi concreti per migliorare la performance e la qualità della vita lavorativa ed emotiva. Ti consiglio vivamente di approfondire con uno specialista per costruire un piano mirato alle tue difficoltà e ai tuoi obiettivi.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Monica Mugnai
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Montevarchi
Gentile Utente, gli indici del test a cui fa riferimento sono elementi che servono a descrivere come funziona a livello cognitivo.
Inoltre, sono punteggi molto buoni e, soprattutto, l'intelligenza si misura anche con altre caratteristiche. Si ricordi: un punteggio WAIS non è una sentenza né un limite sul futuro.
Le consiglierei un supporto psicologico per aiutarla a gestire questo momento di smarrimento e permetterle di sganciare la valutazione che ha di sé dai risultati ottenuti al test, continuando a coltivare gli obiettivi che si è posta e a perseguirli.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, Dottoressa Monica Mugnai
Dott.ssa Denise Spalice
Psicoterapeuta, Psicologo
Giugliano in Campania
Ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la tua esperienza e le emozioni legate al test. È comprensibile che un risultato numerico possa aver avuto un forte impatto sulla tua autostima, ma vorrei chiarire alcuni aspetti importanti:
Il punteggio non definisce il tuo valore: È una fotografia di alcune abilità cognitive in un preciso momento, influenzata da vari fattori, tra cui lo stato emotivo.
Ansia e depressione influiscono: la velocità di elaborazione (IVE) è spesso sensibile a condizioni come ansia, tensione, stanchezza. Il fatto che tu abbia pianto durante il test è un segnale che l’emotività è stata predominante. Non è corretto dire che “è scritto nella pietra”: le funzioni cognitive possono essere allenate, e soprattutto il modo in cui vengono utilizzate nella vita reale dipende da contesto, motivazione e benessere psicologico.
Intelligenza è multidimensionale: la WAIS misura alcune abilità, ma non cattura creatività, resilienza, capacità relazionali, intuizione, curiosità. Tutti aspetti che contribuiscono al successo personale e professionale.
Il vero ostacolo non è il punteggio, ma il modo in cui lo stai interpretando. Ripeterti di essere “mediocre” alimenta ansia e depressione e rischia di diventare una profezia che si autoavvera. È importante lavorare su questo dialogo interno. Il test non stabilisce cosa puoi o non puoi fare nella vita. La tua intelligenza è già evidente nei punteggi alti in comprensione verbale e memoria di lavoro, e soprattutto nella tua capacità di riflettere criticamente su di te. Il vero lavoro ora è imparare a non ridurre il tuo valore a un numero e a gestire l’ansia che ti porta a svalutarti.
Buongiorno signora, potrebbe prendere in considerazione il rivolgersi ad uno specialista per una lettura più approfondita del suo test. Non sono solo numeri, possono raccontare molto di una persona. Lo stesso risultato può essere raggiunto da persone molto diverse, che funzionano in modo molto diverso. Per esempio, una persona tendente alla riflessione o al perfezionismo potrebbe avere velocità di elaborazione più bassa.
Inoltre, potrebbe considerare la fotografia di questo momento come un punto di partenza, per lavorare sui punti di forza e su quelli che hanno margine di miglioramento. Nulla è immutabile, figuriamoci!
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, come mai questo numero l'ha colpita così tanto da mettere in discussione tutta se stessa? Cosa ha cambiato? Prima di avere un numero che indica un indice d'intelligenza lei pensava di sè di essere una persona intelligente come fa a cambiare tutto ciò? Come può un numero cambiare chi è? L'ansia ha un'impatto nelle nostre performance in generale. Ma credo che il punto qui non sia solo l'ansia ma ciò che lei attribuisci in termini di valore ad un numero. Rimango a sua disposizione Cordialmente dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Laura Bova
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno,
Mi dispiace che il risultato del test l'abbia portata a provare queste emozioni così spiacevoli, anche e sopratutto in considerazione del fatto che non si tratta di un punteggio negativo , anzi.
dovrei visionare il test per intero perchè è molto importante più la differenza e la correlazione fra i vari indici che il risultato sommatorio degli indici stessi.
Da questa poche informazioni sembra chelei abbia avuto difficoltà solo nelle scale verbali , il che può voler dire tutto e niente , ma non dice assolutamente che lei sia lenta nei ragionamenti o poco intelligente.
Le consiglio di farsi leggere il test da un 'esperta ch epossa tenere in considerazione tutte le variabili.
Distinti saluti
Dott.ssa Laura Bova
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Un test dovrebbe fornire una conoscenza utile per la nostra vita; dobbiamo fare in mpdp che non diventi una fonte di influenza negativa. V.Lingiardi, uno dei più importanti psicologi e psicoterpeuti oggi in Italia, si è occupato proprio di questo problema in un suo libro recente, "Test e destino". Alla sua domanda se l'ansia può aver influito sui risultati, risponderei sicuramrnte di si. Lei si conosce bene, e sa di saper svolgere bene il suo lavoro,ma che per farlo ha bisogno ( forse esagera un po'...)di 10 volte più tempo del necessario.E questo nei test non è possibile. Quanto all'affermazione "è praticamente scritto nella pietra2, è fortunatamente falsa,perchè il cervello non è una pietra, ma un organo di un corpo vivo. Le ricerche più recenti ne mettono in luce sempre meglio la plasticità, e quindi la capacità di rendere sempre migliore la propria opera.Sarebbe una cattiva azione verso di lei usare il risultato del tesst per "accettare di non poter fare grandi cose nella vita".Naturalmente avrei biosogno di sapere un po' meglio a quali "grandi cose" lei pensa, ma se si tratta di svolgere bene un lavoro interessante, e avere relazioni con gli altri che rispondano ai nostri bisogni ( e non consiste in questo la felicità? ) perchè dovrebbe pensare di non esserne all'altezza?
Dott.ssa Sabrina Germi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castegnero
Salve,
le rispondo come terapeuta breve strategico, quindi andrò dritta al punto, con rispetto ma senza girarci intorno.

Parto da una cosa fondamentale: non è il punteggio WAIS ad averle creato il problema.
Il problema è il significato che lei ha attribuito a quel numero.

E qui entra in gioco l’ansia.

Lei non è “crollata” perché ha un QI di 108 (che, lo dico subito, non è affatto mediocre), ma perché quel numero ha attivato una trappola mentale tipica delle persone intelligenti e ansiose:

“Se non sono eccellente, allora non valgo.”

1. Quello che il test NON dice

La WAIS non misura il suo valore, né il suo potenziale, né la sua capacità di fare “grandi cose”.
Misura come ha funzionato il suo cervello in quelle condizioni, in quel momento, sotto pressione, con l’ansia attiva (tanto da farla piangere durante il test).

E qui rispondo chiaramente alla sua domanda: Sì, l’ansia influisce eccome, soprattutto sulla Velocità di Elaborazione.
È l’indice più sensibile a:
ansia
ipercontrollo
paura di sbagliare
perfezionismo

Esattamente il suo funzionamento.

Lei non è lenta.
Lei si frena per non sbagliare.

2. Lei dice una cosa chiave: “Combatto l’ansia preparandomi 10 volte più del necessario”
Questa strategia funziona nella vita, ma fallisce nei test.
E ora il suo sistema ansioso ha fatto questo ragionamento disfunzionale:
“Se ho fallito lì, allora fallirò sempre.”
Questo è pensiero depressivo, non realtà.

Le persone che fanno carriera, creano, innovano, non sono quelle con il QI più alto, ma quelle che:
reggono l’errore
non si paralizzano davanti al giudizio
non trasformano ogni limite in una condanna definitiva

3. La vera domanda non è “quanto sono intelligente?”

La domanda terapeutica è un’altra: Perché ha bisogno di sentirsi “sopra la media” per sentirsi al sicuro?

Finché lei:
usa l’intelligenza come garanzia contro il fallimento
e il test come tribunale della sua vita

resterà bloccata, indipendentemente dal punteggio.

4. La buona notizia (che l’ansia non vuole farle vedere)

Il QI non è il problema.
Il problema è la relazione che lei ha con il limite, l’errore e la performance.

E questa relazione si cambia.
Non con rassicurazioni, ma con un lavoro terapeutico mirato, breve e strategico.

5. Ora lei ha due possibilità:

Continuare a dimostrare a se stessa di essere “abbastanza”, vivendo ogni errore come una sentenza.

Interrompere questo meccanismo, recuperare fiducia, fluidità mentale e libertà d’azione.

Nel mio studio lavoro proprio con persone come lei:
intelligenti
molto esigenti
bloccate dall’ansia di non essere all’altezza

E le assicuro una cosa:
non si lavora sul QI, si lavora sul sistema che lo sta sabotando.

Se vuole, possiamo trasformare questo test da trauma a punto di svolta.
Ma serve farlo con metodo, non da sola nella sua testa.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sabrina Germi
Buonasera, mi sento di risponderle su due livelli. Il primo, più concreto, è che il valore da lei riportato a seguito del test, dimostra che lei ha un'intelligenza assolutamente nella norma. Inoltre, l'intelligenza non è un costrutto unidimensionale. Pertanto, una persona può essere più abile in alcuni compiti, e meno in altri. Avere delle competenze molto sviluppate ed altre più assopite. Questo è valido praticamente per OGNI cervello esistente. L'altro livello è quello valoriale, secondo cui lei non è la sua intelligenza (e anche se lo fosse sarebbe, appunto, nella norma), tanto più, il suo valore come persona non può essere racchiuso in un valore numerico che, in quanto tale, è solo indicativo, parziale e riferito ad un preciso costrutto, in un dato momento. Pertanto, così come l'intelligenza non è unidimensionale, allo stesso modo il suo valore non è deducibile solo dalla sua intelligenza e/o velocità. Certamente, poi, la prestazione può essere stata influenzata dall'ansia. Ma altrettanto certamente il suo limite nella vita non sarà quel punteggio che lei definisce "mediocre". Piuttosto, potrebbe metterla in difficoltà la fatica che fa ad accettarsi imperfetta e fallace o limitata su alcuni aspetti, per inciso, come ogni essere umano. Lavorare su questi aspetti con un psicoterapia la aiuterà ad avere la fiducia in sè stessa, necessaria ad affrontare le sfide accogliendo anche i suoi limiti. Direi che questa è una cosa molto grande da realizzare e che le renderà i suoi obbiettivi più raggiungibili.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
lei si è prestata a far da "cavia" diciamo cosi, al mondo della ricerca.
Ma deve sapere che i test sono inventati, colui che inventò il test del QI non aveva l'intenzione e non fu commissionato per fare questo tipo di attività.
Quindi, si sta preoccupando oltremodo, e crede a teorie che nemmeno le sono state spiegate.
Un terapia, onesta intellettualmente le gioverebbe.
Un saluto cordiale
dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile Signora,
capisco molto bene lo sconforto che descrive, ma è importante fermarsi un attimo e rimettere il test WAIS al suo posto corretto, perché in questo momento sta assumendo un significato che va ben oltre ciò che realmente misura.
Un QI totale di 108 rientra pienamente nella fascia medio-alta della popolazione, non indica in alcun modo mediocrità, né tantomeno un limite alla realizzazione personale o professionale. Ancora più importante: nel suo profilo non c’è omogeneità, e questo rende il QI totale un dato poco rappresentativo del suo funzionamento reale.
Lei presenta:
- Comprensione verbale alta (ICV 118)
- Memoria di lavoro buona (IML 112)
- Ragionamento percettivo adeguato (IRP 104)
- Velocità di elaborazione più bassa (IVE 89)
Questo profilo è molto frequente nelle persone con ansia, perfezionismo elevato e forte autocontrollo. L’indice di velocità di elaborazione è quello più sensibile allo stato emotivo, alla tensione, all’ansia da prestazione e al timore di sbagliare. Il fatto che lei sia scoppiata a piangere durante il test è un elemento clinicamente rilevante: quel punteggio non fotografa una “capacità pura”, ma una prestazione sotto stress.
Dire che “l’ansia non influisce” è semplicemente scorretto. L’IVE, in particolare, misura rapidità ed efficienza in compiti semplici sotto pressione, non intelligenza, profondità di pensiero, capacità di analisi o creatività. Molte persone brillanti, riflessive e accurate hanno una velocità di elaborazione più bassa, soprattutto quando l’errore è vissuto come minaccioso.
Un altro punto fondamentale:
la WAIS non predice il successo lavorativo, la carriera, la realizzazione personale, né il valore di una persona. Non misura la capacità di costruire competenze, di apprendere nel tempo, di prendere decisioni complesse, di creare, di guidare, di avere intuizioni, né tantomeno la resilienza.
Il vero nodo che emerge dal suo messaggio non è il QI, ma una identificazione dolorosa tra prestazione, valore personale e diritto a “fare grandi cose”. Questo è un terreno tipico dell’ansia e della depressione, che tendono a trasformare un numero in una sentenza definitiva sull’identità.
Niente di ciò che ha fatto nella sua vita, delle sue capacità reali, delle sue possibilità future viene cancellato da quel punteggio.
Quello che oggi sta soffrendo non è un limite cognitivo, ma un crollo dell’autostima alimentato da un’interpretazione rigida e punitiva del test.
Il lavoro terapeutico, se ben orientato, dovrebbe aiutarla proprio a:
- separare il valore personale dalla prestazione
- ridimensionare il bisogno di eccellere per sentirsi “abbastanza”
- lavorare sull’ansia da errore e sul perfezionismo
- restituire ai test il loro ruolo di strumenti, non di giudici
Lei non deve “accettare di essere mediocre”.
Deve piuttosto imparare a non ridursi a un numero, soprattutto quando quel numero è stato ottenuto in uno stato di forte sofferenza emotiva.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buongiorno,
leggo il suo messaggio e comprendo quanto dolore e smarrimento stia provando in questo momento. Vorrei risponderle con rispetto sia per lei che per la valutazione che ha ricevuto, ma anche con franchezza.
Un QI di 108 è un punteggio assolutamente nella norma. Ma soprattutto, vorrei dirle che il suo valore come persona, come professionista, la sua capacità di realizzarsi nella vita non sono racchiusi in quel numero. I test misurano alcune funzioni cognitive in un momento specifico, non definiscono chi siamo o cosa possiamo diventare.
Quello che emerge dal suo profilo è una discrepanza significativa tra gli indici: il suo ICV (Comprensione Verbale) a 118 è decisamente sopra la media, così come l'IML (Memoria di Lavoro) a 112. L'IVE (Velocità di Elaborazione) a 89 è più basso, ed è comprensibile che questo contrasto l'abbia colpita. Questa variabilità può avere diverse spiegazioni: l'ansia che descrive, e che l'ha portata persino a piangere durante il test, può certamente influire sulla velocità di processamento. Ma anche senza ansia, esistono profili cognitivi individuali diversi, e velocità non significa intelligenza.
Sulla questione del QI "scritto nella pietra": l'intelligenza ha una componente di stabilità, questo è vero, ma è anche influenzata dallo stato emotivo, dal contesto, dal benessere psicologico. Il QI non è il destino. E soprattutto, non è l'unica misura di ciò che possiamo realizzare nella vita.
Quello che mi preoccupa di più, leggendo il suo messaggio, non è il punteggio del test, ma il fatto che ora al minimo errore si ripeta di essere "mediocre" o "lenta". Questo pensiero è il vero ostacolo, non il numero. L'ansia e la depressione che ha menzionato stanno creando una narrazione su di sé che non corrisponde alla realtà: una persona con ICV 118 che si prepara "10 volte più del necessario" non è mediocre, è una persona competente che sta combattendo con sintomi ansiosi invalidanti.
Le suggerisco di prendersi cura di quella sofferenza emotiva. Un percorso terapeutico mirato può aiutarla a liberare le risorse che l'ansia sta bloccando e, soprattutto, a ricostruire una visione di sé più aderente alla realtà e meno punitiva.
Lei non è condannata alla mediocrità. Lei sta soffrendo, e questo merita attenzione e cura.
Se desidera approfondire o ha bisogno di altro, mi scriva pure.
Con rispetto, dott.ssa Elin Miroddi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
non so come mai si sia dovuta sottoporre a questo genere di ricerca, credo però che il tema qui riportato sia abbastanza importante da richiedere uno spazio di riflessione più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico, la aiuterà a comprendere le ragioni profonde delle preoccupazioni qui citate.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentilissima,
innanzitutto è importante chiarire alcuni punti chiave. Il punteggio WAIS non definisce il suo valore, né il suo potenziale di realizzazione personale o professionale. Un QI totale di 108 rientra nella media-alta, e il suo profilo mostra punti di forza evidenti (comprensione verbale e memoria di lavoro).
L’indice di velocità di elaborazione più basso non misura l’intelligenza in senso globale, ma il modo in cui si lavora sotto pressione, con tempi rapidi e compiti ripetitivi. Ansia, autocontrollo elevato, perfezionismo e attivazione emotiva – che lei stessa descrive – possono influenzare significativamente questa prestazione, soprattutto in un contesto valutativo.
La sofferenza che sta vivendo oggi non nasce dal numero, ma dal significato rigido e catastrofico che gli sta attribuendo (“sono mediocre”, “non potrò fare grandi cose”). Tale schema potrebbe essere ricondotto a dei pensieri legati ansia e al calo dell’umore e non una conclusione oggettiva.
Le capacità cognitive non sono “scritte nella pietra” nel modo in cui le sta vivendo ora: quello che è importante è come una persona utilizza le proprie risorse sviluppando il suo potenziale che ora non riesce più ad osservare.
Il lavoro terapeutico, più che sul punteggio, può aiutarla a sganciarsi dall’idea che il valore personale coincida con una prestazione. In questo modo, potrà conoscersi meglio e osservare, sotto una nuova luce, quanto è accaduto e il significato assegnato. A presto!

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