Immaginate due persone con famiglie (ci conosciamo tutti) che vanno d'accordo al punto che scherzano

24 risposte
Immaginate due persone con famiglie (ci conosciamo tutti) che vanno d'accordo al punto che scherzano dinanzi agli altri conoscenti sulla loro amicizia profonda e intima (accompagnata dai fatti non solo dalle parole). Al punto tale che è la persona in questione a invitare lui per ritagliarsi spazi assieme, gelato, caffè, pausa pranzo, aperitivo, spesa assieme, persino uscita serale. Rapporto totalmente disinibito e naturale da fare invidia a chiunque, difatti tra mille parole e gesti di stima, nessuno è andato oltre il naturale condividere un momento assieme.
A una cena, sempre per sua iniziativa, esce fuori che quel weekend il marito fosse in vacanza coi suoi genitori, e sempre molto liberamente le viene proposto di stare assieme anche l'indomani se aveva voglia, pranzando assieme. Proposta rifiutata in modo sereno e naturale, quindi accettata anche da lui con la stessa naturalezza, "dai magari un'altra volta, continuiamo a costruire".
Da quel giorno ha avuto un tracollo psicologico di una settimana per poi riprendersi lentamente, perde ogni disinibizione in pubblico quando è con lui. Se può gli fa arrivare il suo distacco come per dimostrare agli altri che "non è nessuno per lei" , "non ha occhi per lui in quel senso" , se le viene fatto uno dei tanti pensierini lo rifiuta come le desse fastidio "mi fa sentire in debito",invece accetta in silenzio fiori e cose da mangiare da parte di chi per sua ammissione ha provato a portarsela nonostante ci fosse solo un tappo di circostanza, buche a un appuntamento con una scusa banalissima di cui il giorno prima era entusiasta, se lui la presenta a una nuova componente del gruppo come sua carissima amica si distacca fisicamente, prima invece se lo abbracciava senza problemi. Cosa le frulla nella mente? Finché era lei a ritargliarsi spazi erano lecite e lo accettava senza malizia mentre il contrario l'ha messa sulla difensiva e vuol fare la santarellina? Forse il suo era solo un gioco per testare lui? Si può solo "accettare" una persona che da quella sera è diventata evitante pubblicamente (manco poi si fossero rese pubbliche le uscite) anche se privatamente continua a sostenere che tiene alla amicizia, che sottolinea che proprio con lui avuto il coraggio di aprirsi di cose molto personali e di continuare a cercarla? Cosa si può fare per aiutarla a ritrovare la sua naturalezza e la sua tranquillità emotiva, senza sentirsi in difetto di un invito, e senza doverla allontanare per evitare che mi ferisse chiudendo per sempre il rapporto, cosa che ho già provato una volta ma lei ha dimostrato di non accettare? Quello che vorrei io è ripristinare un rapporto di amicizia libero e frontale come prima. Le ho già parlato mettendo volutamente al centro del discorso l'amicizia, per farla tranquillizzare e ridurre al minimo aspettative che, seppur ammesso e non concesso, non è comunque pronta emotivamente ad affrontare.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato questa situazione complessa e delicata.
Dal suo racconto emerge un legame molto profondo, costruito nel tempo, che ha permesso una grande confidenza e vicinanza reciproca. Tuttavia, il momento in cui l'invito è partito da lei (non più solo da lei verso di lui) sembra aver innescato nella persona un vissuto di confusione, forse di paura o di vergogna.
Può succedere che quando un rapporto molto stretto, seppur "solo" amicale, supera certi confini impliciti (ad esempio diventare più esclusivo o percepito come potenzialmente ambiguo), emergano sensi di colpa o timori rispetto al giudizio degli altri o a ciò che si sente di "stare facendo" nei confronti della propria famiglia o del proprio partner.

Il suo comportamento successivo — il distacco in pubblico, il rifiuto dei gesti affettuosi, la difficoltà ad accettare regali — può essere una modalità difensiva per ridurre la vicinanza e recuperare una sensazione di controllo e "correttezza". Non è raro che una persona viva questi sentimenti in contrasto: da una parte il desiderio di mantenere un rapporto autentico e intimo, dall'altra la paura di oltrepassare confini che si sente di dover rispettare.
Lei ha già fatto un passo importante parlando chiaramente di amicizia e mettendo al centro il rispetto reciproco. Continuare a comunicare in modo trasparente, senza pressioni, e rispettare i suoi tempi potrebbe aiutarla a ritrovare quella naturalezza di cui parlate.
È importante però ricordare che non sempre possiamo "riportare" un rapporto esattamente come era prima: quando un equilibrio viene rotto, spesso si trasforma in qualcosa di nuovo. Potrebbe volerci tempo, e forse anche nuovi modi di stare insieme, più adatti a entrambe le vostre sensibilità attuali.
Resto a disposizione, un saluto
Dott.ssa Elena Dati

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
La situazione descritta è complessa e riguarda dinamiche emotive sottili che possono coinvolgere insicurezze, paure di essere feriti o rifiutati, e la difficoltà di mantenere un equilibrio tra desiderio di vicinanza e bisogno di protezione personale. Quando una persona passa da una condizione di apertura e disinibizione a un atteggiamento evitante e difensivo, spesso può significare che ha vissuto un qualche tipo di turbamento interiore o conflitto emotivo non ancora elaborato.

Nel caso specifico, il fatto che il rapporto sia stato molto intenso e che la persona abbia proposto con entusiasmo incontri e momenti condivisi, per poi ritrarsi quando l’iniziativa è arrivata dall’altro, può indicare una forma di paura di perdere il controllo sulla situazione o di sentirsi “esposta” o vulnerabile. Potrebbe anche trattarsi di un modo inconscio per testare la sincerità e l’interesse dell’altro, oppure di un disagio rispetto al proprio ruolo e ai confini della relazione.

La reazione di distacco in pubblico, il rifiuto di piccoli gesti e l’accettazione silenziosa di altri, così come il disagio mostrato nel contatto fisico, possono essere segnali di un conflitto interno che la persona sta tentando di gestire. Anche il fatto che lei continui a sottolineare il valore dell’amicizia e l’apertura personale dimostra che il legame è importante, ma qualcosa ha cambiato la sua percezione del rapporto.

Per aiutare questa persona a ritrovare la naturalezza e la tranquillità emotiva è importante mantenere un atteggiamento di pazienza, accoglienza e non giudizio, evitando di forzarla o metterla sotto pressione. È utile comunicare chiaramente il valore che si dà all’amicizia e il desiderio di un rapporto autentico, senza aspettative di altro tipo, ma lasciando spazio ai suoi tempi e ai suoi bisogni. Anche la coerenza nel comportamento, la trasparenza e il rispetto dei confini possono favorire il graduale ripristino di fiducia e serenità.

Tuttavia, queste dinamiche possono essere molto delicate e difficili da affrontare da soli. Per questo motivo, sarebbe utile e consigliato per approfondire e trovare strategie personalizzate rivolgersi a uno specialista che possa supportare entrambe le parti nella comprensione e gestione di questi vissuti emotivi.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, ho letto con attenzione la sua descrizione e capisco bene quanta confusione e disorientamento possa provocare un legame di amicizia così intenso, diventato improvvisamente fragile e contraddittorio. La situazione che racconta, per come la descrive, sembra il risultato di una dinamica relazionale in cui, senza forse volerlo davvero, entrambi avete varcato quella sottile linea che separa un’amicizia profonda da qualcosa che può suscitare dubbi, paure, sensi di colpa o domande più intime. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quello che sta accadendo può essere letto come la conseguenza di un conflitto interno che questa persona sta vivendo. Finché era lei a proporre gli spazi di vicinanza, finché era lei a gestire i momenti da condividere, probabilmente sentiva di avere il controllo, di potersi muovere con disinvoltura perché era lei a decidere i limiti e la forma di questa amicizia speciale. Nel momento in cui l’iniziativa si è spostata sull’altro lato, è come se fosse venuta meno quella sensazione di sicurezza: l’invito a trascorrere del tempo insieme, proprio mentre il marito era via, potrebbe avere attivato pensieri automatici legati a come questo comportamento potesse essere interpretato dagli altri o da se stessa, portando forse a una sensazione di colpa, di trasgressione o di rischio. Quando dice di aver avuto un vero e proprio tracollo psicologico, penso che quella giornata abbia fatto emergere un nodo che era rimasto sotto traccia. Può darsi che la persona in questione abbia percepito che quella proposta innocua, fatta in un momento di solitudine familiare, potesse trasformare una amicizia vissuta come leggera e spensierata in qualcosa che agli occhi di altri (o di se stessa) potesse sembrare non del tutto pulito o innocente. Da qui la reazione di chiusura, il bisogno di rimarcare pubblicamente un distacco, come a ribadire a tutti (e forse prima ancora a se stessa) che non c’è nulla di sconveniente, che non ci sono sentimenti o intenzioni ambigue. Allo stesso tempo, però, lei continua a cercare privatamente la sua presenza, a confidarsi, a confermare di tenere a questa amicizia. Questo doppio registro (distacco in pubblico e vicinanza in privato) può essere un tentativo di mantenere la relazione in una forma che non le faccia provare ansia o senso di colpa. Accettare regali da altri che hanno fatto apertamente avances e rifiutare invece un piccolo gesto da parte sua può essere un modo, forse inconscio, per mettere delle barriere dove sente un rischio emotivo più grande. Lei sta vivendo una situazione in cui, senza volerlo, rischia di sprecare molte energie nel cercare di interpretare ogni segnale, ogni comportamento, ogni parola non detta. È chiaro quanto ci tenga a recuperare la naturalezza di prima, ma perché questo accada entrambi devono sentirsi liberi di stare in questa amicizia senza sentirla come qualcosa che può minacciare gli equilibri personali e familiari. Se da parte sua c’è il desiderio di mantenere questo legame, il consiglio che posso darle è di riportare la relazione dentro confini chiari, rassicuranti, trasparenti, in modo da ridurre la confusione. Continui a ribadire, senza insistere troppo, che per lei questa amicizia ha un valore profondo ma che non intende spingersi oltre, che non ci sono aspettative nascoste. Usi parole semplici e coerenti con i gesti. Se lei si allontana in pubblico, non forzi l’avvicinamento: più sentirà che non ci sono pressioni, più potrà ritrovare la libertà di comportarsi come prima. Non tema di lasciare anche qualche piccolo silenzio: a volte un po’ di distanza aiuta a riassestare le emozioni confuse. Dal punto di vista pratico, se lo ritiene utile, continui a proporsi per momenti di incontro che siano semplici, alla luce del sole, e in contesti condivisi. Eviti però inviti o situazioni che potrebbero metterla a disagio o farle temere di essere fraintesa. Se percepisce che c’è ancora tensione, lasci passare un po’ di tempo senza insistere: non è la quantità di messaggi o di gesti a mantenere viva un’amicizia profonda, ma la coerenza e la fiducia. Lei ha già dimostrato di avere a cuore questa persona e di non volerla mettere in difficoltà. Ora può fare un passo indietro, con rispetto, lasciando che sia lei a sentirsi di nuovo libera di essere se stessa senza la paura di dare un’immagine che non la rappresenta. Ci vuole pazienza, ma se la base è solida, l’intesa può tornare più autentica di prima. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Forse la persona in questione ha iniziato a spaventarsi quando la relazione amicale ha iniziato ad asssumere per lei una forma diversa; avendo famiglia è possibile che abbia avuto il timore di ferire i suoi cari oppure fosse preoccupata del giudizio altrui. Possiamo solo fare ipotesi. Posso tuttavia invitarla a riflettere su come lei si sente in questa situazione. Noi incontriamo noi stessi nel rapporto con l'altro. Forse questa persona potrebbe aver aperto vecchie ferite, evitamento, rifiuto, abbandono? Qualora volesse approfondire, resto a disposizione anche per un colloquio on line.
Cari saluti,
dott.essa Sabrina Auteri
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile utente, quella che descrivi sembra una dinamica relazionale dove si è creato un legame emotivo profondo, probabilmente più carico di quanto entrambi avete esplicitamente ammesso. Finché era lei a gestire tempi e modi del rapporto, tutto restava sotto il suo controllo affettivo. Ma quando l’iniziativa è partita da te , soprattutto in un contesto in cui lei era “libera” (senza il marito), qualcosa l’ha messa in crisi.
Il suo successivo distacco pubblico, il rifiuto di gesti affettuosi e i comportamenti ambivalenti possono essere difese: forse sente che quel legame ha superato il confine della “sicura amicizia” e non sa più come gestirlo senza sentirsi esposta o inadeguata.

Hai già fatto bene a chiarire le tue intenzioni e a riportare il focus sull’amicizia. Ora, l’unica cosa davvero utile è rispettare i suoi tempi emotivi, restando disponibile ma non invadente. Se per lei questo legame ha davvero valore, potrà ritrovare quella naturalezza — ma solo se si sentirà libera di farlo, non obbligata a chiarire o giustificarsi.
Un caro saluto.
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la situazione che descrive è sicuramente complessa, delicata e tocca corde molto profonde, non soltanto legate alla relazione tra due persone, ma anche alla gestione di emozioni ambivalenti, limiti personali e dinamiche inconsce che si attivano nel momento in cui un legame diventa più “carico” rispetto a quanto si pensava inizialmente.
Da come ne parla, emerge chiaramente che il rapporto tra voi due è stato (ed è ancora) fortemente significativo. Un’amicizia che, proprio per la sua autenticità, complicità e vicinanza, sembra aver attivato in entrambi qualcosa che va oltre il semplice “stare bene assieme”. Non necessariamente in senso sentimentale o sessuale, ma in termini di apertura, fiducia, stima, e forse anche di bisogni affettivi profondi che trovano, più o meno consapevolmente, nell’altro una forma di risposta.

La sua osservazione è molto fine: finché era lei a cercare e a condurre il gioco relazionale, tutto appariva fluido. Ma nel momento in cui è stato lei a proporre un incontro, seppur in modo spontaneo e amichevole, qualcosa è cambiato. Questo passaggio, probabilmente, ha toccato un punto sensibile. Non tanto perché ci fosse qualcosa di “sconveniente” in sé, ma perché il gesto ha forse reso tangibile un livello più profondo di connessione, rispetto al quale lei ha sentito di dover prendere le distanze, almeno pubblicamente. È il classico caso in cui l’intimità emotiva (pur priva di implicazioni concrete) può far più paura di quella fisica.

Molto spesso, quando una persona vive un conflitto tra il desiderio di vicinanza e il timore di oltrepassare limiti (personali, relazionali, sociali), può reagire in modo evitante, quasi difensivo, come se dovesse “ripulire” l’immagine che gli altri (o persino sé stessa) potrebbero avere del legame. I gesti ambigui, le chiusure apparenti, l’accettazione selettiva dell’affetto altrui, sono segnali di questa ambivalenza.

Lei si trova, in questo momento, in una posizione molto lucida: ha compreso che non è utile alzare le aspettative e che, per tutelare entrambi, è necessario rientrare in una cornice d’amicizia chiara, franca, che permetta di non ferirsi. Ma comprendo anche quanto possa essere frustrante vedere l’altro sfuggire proprio quando si cerca di tutelarlo da una sovraesposizione affettiva.

Se il suo desiderio è quello di ripristinare un’amicizia sincera e stabile, la strada più efficace è quella che già sta percorrendo: comunicare con trasparenza, senza pressioni, ma con fermezza rispetto a ciò che per lei è doloroso o disorientante. L’ambiguità, se protratta, rischia di logorare il legame più della distanza.

Aiutarla a ritrovare la sua naturalezza, purtroppo, non è qualcosa che dipende interamente da lei. Quello che può fare è offrire uno spazio relazionale sicuro, coerente, affettuoso, ma anche con confini sani. Se lei sente che, nonostante gli sforzi, il rapporto le provoca dolore o destabilizzazione, è legittimo interrogarsi su come salvaguardare sé stesso, anche se ciò dovesse significare prendere momentaneamente le distanze. Non per punizione, ma per rispetto reciproco.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,
sembra quasi che, da un certo punto in poi, quella spontaneità tra voi sia diventata troppo "carica" per restare leggera.
Ma mi chiedo: davvero il problema è ciò che è successo… o il significato che, da quel giorno, lei ha iniziato a dare a quel legame?
Chissà cosa potrebbe emergere se provaste, magari insieme, a riscrivere quella storia senza più paura di fraintendervi.

Un caro saluto,

Dr. Giorgio De Giorgi
Dott.ssa Paola Vitale
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un rapporto complesso, denso di affinità e complicità, ma che sembra essersi incrinato nel momento in cui si è affacciata la possibilità – anche solo simbolica – di un passaggio di soglia, ovvero di un cambiamento nel tipo di legame.

Spesso, in relazioni di grande vicinanza emotiva, soprattutto se entrambe le persone sono impegnate in relazioni ufficiali, possono nascere ambiguità inconsce: un "gioco" affettivo che resta sospeso su un equilibrio sottile tra amicizia e qualcosa di più, senza però mai esplicitarsi. In questo caso, può darsi che l'invito, per quanto innocuo, sia stato vissuto da lei come uno "spostamento di cornice", come se improvvisamente si stesse entrando in un territorio che poteva esporla o metterla in discussione (con sé stessa o con gli altri).

La sua reazione — apparentemente fredda, evitante, contraddittoria — può essere un meccanismo difensivo: quando qualcosa ci tocca profondamente, possiamo reagire con un distacco che serve a proteggerci. Il fatto che continui a cercarla, che ribadisca l’importanza dell’amicizia e la stima che ha per lei, fa pensare che il legame sia ancora molto presente per lei, ma probabilmente è entrata in conflitto interno: tra il bisogno di vicinanza e il timore di oltrepassare confini personali, morali o emotivi.

Aiutarla a ritrovare naturalezza significa rispettare i suoi tempi, continuando a offrire uno spazio relazionale chiaro e sicuro. È molto importante, come già ha fatto, comunicare con sincerità, mettendo al centro la qualità dell’amicizia e rassicurandola rispetto a possibili aspettative. Tuttavia, è altrettanto importante riconoscere i propri limiti: se il rapporto, così com'è ora, le genera sofferenza o confusione, ha tutto il diritto di prendere una distanza temporanea per tutelare il suo benessere emotivo.

Forse, più che cercare di "farla tornare com’era", può essere utile accettare che qualcosa nel rapporto è cambiato, e vedere se è possibile ricostruire una forma nuova di vicinanza, più consapevole e meno ambigua.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Gentile Signore,
le relazioni umane, soprattutto quelle dense di condivisione emotiva e quotidiana, possono attivare dinamiche inconsce di attaccamento, difesa e ambiguità che sfuggono al controllo razionale anche della persona più consapevole. Ciò che lei descrive sembra toccare corde profonde per entrambi, ma con una diversa consapevolezza e gestione emotiva da parte della persona in questione.
È interessante osservare come il passaggio da una dinamica "guidata" da lei a una proposta di intimità temporale da parte sua – anche se in un contesto apparentemente innocuo – abbia generato un’immediata risposta difensiva. Talvolta, quando si è emotivamente coinvolti ma non pienamente pronti a riconoscere o accettare questo coinvolgimento, il nostro inconscio può attivare comportamenti evitanti per ripristinare un senso di controllo e sicurezza interiore. Il rifiuto, il distacco pubblico, il “mettere distanza” possono essere modi non sempre consapevoli per dire “ho bisogno di proteggermi da qualcosa che sento ma che non so o non voglio ancora affrontare”.
Lei ha già fatto un passo importante: parlare apertamente, centrando il discorso sull’amicizia. Ma non sempre ciò che razionalmente rassicura, riesce a contenere ciò che emotivamente turba. Forse, più che “ripristinare” qualcosa, la chiave sta nell’accogliere ciò che questa nuova fase della relazione vuole comunicare. Il tentativo di conservare tutto com’era potrebbe essere una forma gentile di negazione del cambiamento che, in fondo, è già avvenuto.
Una riflessione utile potrebbe essere: che ruolo ha per lei questa relazione? Sta cercando di proteggerla da qualcosa che teme possa accadere, o sta evitando di riconoscere che già qualcosa è cambiato? Cordialmente,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
è molto difficile individuare le ragioni del cambiamento di questa persona non avendo una conoscenza vera e propria. Ad ogni modo, la inviterei a non perseverare nel cercare qualcosa che non c'è, alla lunga questo potrebbe divenire fonte di malessere.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Paola Schizzarotto
Psicologo, Psicologo clinico
Limena
Nulla, caro utente. Non si può fare nulla perchè non possiamo lavorare sugli altri. Non li possiamo cambiare. Ma possiamo lavorare su noi stessi, comprendere come mai questa amicizia ci interessi così tanto e ci coinvolga in modo profondo. Cosa realmente cerchiamo in questa persona. Come mai questa persona ci destabilizza e ci "ruba" i pensieri. Forse questo potrebbe essere davvero un buon punto di partenza
Dott.ssa Noemi Forte
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Grazie per la tua condivisione. Da ciò che descrivi, sembra che questo legame abbia avuto un significato importante per te, costruito su spontaneità, stima e fiducia reciproca. In situazioni così complesse, è naturale sentire il bisogno di comprendere, di trovare un punto fermo o di ritrovare la serenità iniziale. A volte, ciò che turba non è solo il comportamento dell’altro, ma anche ciò che quel comportamento attiva dentro di noi: insicurezze, aspettative, desideri che magari non erano del tutto chiari nemmeno a noi stessi. Potrebbe essere utile fermarsi un momento a osservare come ti sei sentito, cosa ti manca realmente, e che tipo di rapporto vorresti oggi, alla luce di quello che è cambiato.
Dott.ssa Simona Ilardo
Psicologo, Psicologo clinico
Bagnoli
Gentilissimo/a
mi spiace per ciò che sta passando .
In questi casi la cosa migliore è il dialogo . La comunicazione assertiva ,partendo dal proprio vissuto .
Frasi del tipo "Io mi sento ......."
Sottolineando la propria posizione e non cosa l'altro dovrebbe o potrebbe fare
Accogliendo l'altro ,parlando apertamente dei propri sentimenti si crea un clima sereno per aprirsi .
Provi a parlare col cuore del suo disagio ,così come ne ha parlato qui .
Ovviamente mi rendo conto non sarà facile . Però cominci col dire che le dispiace aver perso quel bel rapporto. Che non si spiega cosa sia accaduto .
Buona fortuna
Resto a disposizione anche online
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, la ringrazio per aver esposto la sua storia. A volte i rapporti cambiano a causa di pensieri, preoccupazioni, eventi etc. Può darsi che la persona in questione abbia fatto dei ragionamenti e abbia avuto delle paure che l hanno portata ad allontanarsi o semplicemente a comportarsi diversamente.
Se avrà voglia di parlarne potrebbe darle una spiegazione per capire meglio la situazione, d'altra parte penso sempre che aprirsi ed esprimere quello che si prova (dispiace per l'allontanamento, il tenerci alla relazione, essere triste per questo cambiamento veloce senza sapere cosa sia successo ecc) possa essere una buona porta per il dialogo e la comprensione.
Ho letto che avete già avuto un confronto ma se entrambi siete disposti potreste ritentare premettendo di essere il più sinceri possibili.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Stefania Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno, capisco quanto questo legame per lei sia stato speciale: un’amicizia profonda, naturale, fatta di condivisione sincera e presenza reciproca. È normale che, dopo quel cambiamento improvviso, si sia sentito confuso, forse anche ferito. Quando si dà tanto in modo autentico, e si riceve distanza in cambio, fa male.

È possibile che qualcosa, in lei, si sia smosso emotivamente e l’abbia spaventata. Forse non se l’aspettava nemmeno lei, e ora cerca di proteggersi. Lo fa come può: prendendo distanza, facendo passi indietro, forse per non sentirsi esposta o fraintesa.

Il punto è che non può controllare tutto, e nemmeno lei ha tutte le risposte. Ma lei, da parte sua, ha fatto bene a restare vero, rispettoso, presente. Non ha sbagliato a proporre vicinanza, anzi: è stato generoso.

Ora può fare poco, se non continuare a esserci con discrezione, lasciandole lo spazio di cui sembra aver bisogno, ma senza rinnegare il valore di quel rapporto. Se è autentico, prima o poi ritroverà la sua strada.

E se dovesse vacillare ancora, lei saprà di aver fatto tutto con cura e dignità. Questo conta.

Se desidera, possiamo approfondire, mi può contattare per un colloquio conoscitivo
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Dott.ssa Chiara Biasi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, comprendo profondamente il bisogno di avere una spiegazione rispetto al cambio repentino di atteggiamento da parte della sua amica. Sicuramente qualcosa è successo internamente a lei per giustificare questo cambiamento. Lei ha provato a rassicurarla e ha confermare la vostra amicizia ma non è pronta emotivamente purtroppo non ci può fare nulla. Purtroppo la naturalezza e la tranquillità che lei cerca non è una cosa che può ottenere modificando il suo comportamento, ma la deve ritrovare la sua amica. Capisco che questo cambiamento possa in qualche modo renderla triste e voler trovare qualche soluzione per riportare la vostra amicizia al livello precedente. Se la situazione dura ancora molto e le fa male le consiglierei di rivolgersi a un professionista.
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Il tipo di legame che descrive è qualcosa di raro, e per questo anche molto delicato: un’amicizia profonda, autentica, in cui due persone si riconoscono e si cercano, ma che forse, a un certo punto, ha cominciato a muoversi su un confine più sottile.

Spesso, quando c’è una sintonia così intensa e naturale, l’energia che si crea va oltre le etichette. Si ride, ci si racconta, ci si cerca con entusiasmo... e poi, basta un gesto fuori copione – anche fatto con naturalezza – perché tutto si incrini.
Non perché ci sia stato qualcosa di sbagliato, ma perché quella proposta ha toccato un punto fragile, forse in lei, forse nel sistema relazionale a cui entrambi appartenete.

Il suo cambiamento potrebbe essere una forma di difesa, non contro di lei, ma contro quello che quel momento ha risvegliato.
Non è raro che, di fronte a un invito sentito come “troppo vicino”, si reagisca con distacco, con un apparente fastidio, con un improvviso bisogno di dimostrare agli altri (e a sé stessi) che “non è niente”. È un modo per riprendersi il controllo di qualcosa che improvvisamente ha fatto paura.

Tuttavia, se in privato continua a cercarla, a dirle che tiene al legame, e a non accettare l’idea di perderlo… allora qualcosa c’è, e forse va custodito.

Cosa può fare lei?
Forse la cosa più saggia e difficile insieme: mantenere la verità del legame, senza chiederle né di negarlo, né di definirlo.
Parlarle ancora, magari, ma non per ottenere chiarezza, bensì per offrirle uno spazio sicuro dove tornare, se e quando sarà pronta a farlo senza difese.

A volte l’amicizia – quella vera – non è fatta solo di gesti liberi, ma anche della capacità di aspettare l’altro, senza cancellarsi.
Dott. Francesco Giampaolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,

vedo quanto ti destabilizzi il cambiamento improvviso di un rapporto che, fino a poco fa, sembrava limpido e spontaneo. Provo a offrirti una lettura più organica della situazione e qualche passo pratico per recuperare la serenità — tua e sua — senza forzature.

Riconosci il segnale prima di interpretarlo:
Dopo quel pranzo mancato lei ha iniziato a distaccarsi in pubblico, a rifiutare piccoli gesti di cura e a rimarcare che «non siete niente di speciale». È probabile che l’idea di trascorrere insieme un’intera giornata, sapendo che il marito era fuori, abbia spostato la relazione dalla comfort-zone «amici disinibiti» a un’area più ambigua. Non serve attribuirle doppi fini: di fronte a un conflitto interno (desiderio di vicinanza vs. timore di oltrepassare un limite coniugale) sta cercando di proteggersi raffreddando la situazione di fronte agli altri.

Evita di decidere tu che cosa “le frulla” nella testa:
Ipotesi come «vuol fare la santarellina» o «mi stava solo testando» riempiono i vuoti ma generano rancore. Restare sui fatti — l’imbarazzo improvviso, il rifiuto dei pensierini, l’assicurazione che tiene all’amicizia — ti aiuta a gestire la realtà, non la fantasia.

Offrile un porto sicuro con confini chiari:
Se desideri recuperare la naturalezza, il messaggio implicito deve essere: «il nostro rapporto per me è prezioso, ma non ti forzerò mai oltre ciò che ti fa stare serena». Quando proponi qualcosa, contextualizza: «domani alle 15 faccio un caffè veloce in centro; vieni se ti va». Le azioni quotidiane rassicurano più dei grandi chiarimenti.

Chiarisci prima di tutto le tue aspettative:
Chiediti con onestà se aspiri davvero a “solo amicizia” o se, sotto traccia, speri in altro. Se dentro di te l’ambiguità persiste, lei la percepirà comunque. Essere limpido con te stesso riduce tensioni che lei intercetta a livello non verbale.

Rispetta i suoi segnali di chiusura, offrendo micro-aperture:
Se annulla un invito all’ultimo momento, ringraziala per l’onestà e fai passare qualche giorno prima di proporne un altro, magari in un contesto di gruppo. Mostrare che non “crolli” se lei prende le distanze la aiuta a riavvicinarsi senza sentirsi braccata.

Proteggi la tua autostima:
Non diventare il «tecnico del suo disagio». Se l’altalena vicinanza-lontananza ti sfianca, ritagliati spazi di decompressione: altre amicizie, sport, hobby, momenti di riflessione. Un’amicizia funziona quando entrambi ne ricavate energia, non quando uno vive costantemente in allerta.

Valuta i fatti dopo qualche settimana:
Se, nonostante i tuoi tentativi pacati, lei resta fredda in pubblico e intermittente in privato, chiediti se l’amicizia che vuoi “ripristinare” esiste ancora o appartiene a un periodo concluso. A volte conservare un ricordo positivo è più sano che spingersi a tutti i costi perché tutto torni identico a prima.

In sintesi: offri contesti semplici, definisci confini limpidi, rispetta le sue protezioni e osserva se la spontaneità riaffiora. Amicizia e naturalezza non si impongono; ritornano quando entrambi potete muovervi senza ambiguità né timori.

Resto a disposizione se vorrai approfondire altri aspetti.
Un caro saluto e buona continuazione.
Salve, un consiglio che posso darle è parlare direttamente con la signora tentando di far emergere cosa pensa lei: senza giudizio ne interpretazione.
Iniziare la conversazione con un qualcosa del tipo "sai, ho notato questa cosa, è vera? Cosa ne pensi?" ma non in maiera colpevolizzante o aggressiva, riportare ciò che si è notato e richiedere dei feedback da parte dell'altro.

Buona serata
Dott. BG
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, il suo racconto mette in luce un intricarsi di emozioni, dinamiche relazionali e aspettative che sembrano aver raggiunto un punto critico. Quello che inizialmente appariva come un rapporto naturale e disinibito ha subito una trasformazione, che ha portato a un improvviso stato di tensione e confusione. Questo cambiamento di comportamento, dal sentirsi a proprio agio al diventare evitante, indica che potrebbero essere emersi sentimenti o significati che non sono facilmente riconoscibili o accettabili per lei. Il modo in cui si è ritratta potrebbe suggerire una reazione a sentimenti di vulnerabilità, paura di un eventuale superamento dei confini dell'amicizia, o una consapevolezza interna del giudizio esterno. Nell'orientamento psicoanalitico, esploriamo come i desideri inconsci e le aspettative non dette influenzano le dinamiche relazionali. Il desiderio di ricostruire un rapporto senza tensioni potrebbe essere radicato nella ricerca di una connessione autentica e nel timore di perdere un legame significativo. L'ansia, che sembra essersi inserita nel legame, può servire da guida per riconoscere aspetti dell'interazione che necessitano attenzione e cura. Parlare, ascoltando anche i non detti, resta un canale fondamentale per comprendere se stessa e l'altro, e per far emergere verità relazionali che stanno al fondo di questi comportamenti.
Se desidera esplorare ulteriormente queste dinamiche e trovare strumenti per negoziare questo rapporto con più chiarezza e serenità, sono qui per offrirle supporto in un contesto privo di giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Gentile utente,
quello che descrive è un legame affettivo complesso, che ha probabilmente attraversato un confine sottile tra un’amicizia molto profonda e un’attrazione non dichiarata (o non consapevole). È chiaro che lei tiene a questa relazione in modo sincero, e il suo desiderio di ripristinare un rapporto “naturale e frontale” parla di una volontà autentica di connessione.

Quando due persone costruiscono un rapporto intenso e disinibito, capita che, anche senza “andare oltre”, nascano vissuti ambigui: paure, aspettative, gelosie, senso di colpa o di confusione. A volte basta un piccolo gesto o un invito percepito come “troppo” per attivare un sistema di difesa: può succedere anche in chi prima sembrava completamente a suo agio.

È possibile che, per la persona in questione, l’idea che sia stato lei a proporre un momento di condivisione personale e non il contrario abbia smosso emozioni profonde: senso di dover dare una risposta, paura di “apparire diversa”, oppure timore di ammettere che c’era qualcosa in più, anche solo sul piano affettivo. In questi casi si innesca una strategia di distanziamento, spesso inconsapevole, come forma di autoprotezione emotiva.

Il suo desiderio di comprensione è più che legittimo, così come lo è il bisogno di non essere ferito da comportamenti incoerenti o ambigui. Ma purtroppo, quando l’altro non è pronto a riconoscere (o a gestire) certi vissuti, cercare di “riportare le cose com’erano prima” può diventare frustrante per entrambi.

Cosa può fare?
- Accettare che qualcosa nel legame è cambiato, e non necessariamente per colpa di qualcuno
- Chiarire con gentilezza ma fermezza cosa desidera e cosa non può più tollerare
- Dare spazio e tempo, senza rinnegare i bei momenti condivisi ma senza sacrificare il proprio equilibrio
- Riconoscere il proprio bisogno emotivo (di chiarezza, di reciprocità, di coerenza) e decidere quanto spazio dare a questo rapporto nella propria vita, oggi.

Le relazioni – anche le più belle – cambiano. A volte evolvono, altre volte chiedono una trasformazione. Non è detto che si debba chiudere, ma forse può provare a ripartire da sé, dai propri confini e bisogni, per capire quale forma può assumere oggi questa amicizia senza farle più male.

Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Frosini.

Salve , si evince un fastidio profondo ed un desiderio di poter intervenire per “far capire” a questa persona lei come si sente e come la fa sentire la situazione.
Credo che se ha già provato a parlarle e lei non sia propensa ad ascoltarla/seguirla almeno in questa fase la cosa migliore sia accettare la sua scelta e non “forzare”.
A prescindere da tutto magari può considerare di approfondire il discorso con un professionista psicologo per valutare le dinamiche sue personali e della vostra amicizia liberandola da questo irrisolto-
Buone cose, dott.Marziani
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi mostra una dinamica complessa e delicata. Da un lato c’è stata una grande spontaneità tra voi, con momenti condivisi vissuti in leggerezza e naturalezza, dall’altro, dopo quell’invito a pranzo, lei sembra aver sentito qualcosa che l’ha messa in allarme. È come se quell’invito, innocente nelle tue intenzioni, avesse segnato per lei un confine che non si aspettava di dover gestire.

Il suo cambiamento di atteggiamento non è tanto la prova che “giocasse” o che volesse testarti, ma più probabilmente un segnale di conflitto interno. Da un lato c’è la stima e la fiducia che dice di avere nei tuoi confronti, dall’altro la paura di come quel legame possa essere percepito all’esterno o da sé stessa. L’essere diventata improvvisamente più rigida in pubblico, i rifiuti di gesti di cura che prima accettava, il sottolineare di “non essere nessuno per lei”, sembrano modi per difendersi da un’ansia: quella di sentirsi giudicata, fraintesa, o di perdere il controllo su un rapporto che fino a quel momento viveva come “sicuro”.

Non credo che la tua amicizia non conti per lei, anzi. Il fatto che continui a confidarsi, a dirti che tiene a te, e che non abbia accettato il tuo allontanamento, mostra quanto per lei tu sia importante. Ma questo non toglie che, dentro di lei, ci sia il bisogno di ridurre il livello di esposizione, quasi a ristabilire una distanza protettiva.

Tu puoi fare poco per “restituirle la naturalezza” che aveva, perché quella nasce da come lei vive interiormente questo rapporto. Quello che puoi fare è confermare con coerenza che per te si tratta di un’amicizia, che non pretendi nulla di più, e che la tua vicinanza non vuole metterla in difficoltà. Più sentirà che da parte tua non c’è pressione né aspettativa, più avrà spazio per rilassarsi e ritrovare un equilibrio.

In fondo, quello che desideri tu – un’amicizia libera e frontale – si può costruire solo se entrambi vi sentite al sicuro. Non serve insistere o spingerla, ma restare una presenza chiara, affidabile e rispettosa, senza nascondere il tuo dispiacere ma senza farne una lotta. Con il tempo, se percepirà che la tua intenzione è davvero quella, potrà riavvicinarsi con maggiore serenità.

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Jane Bonanni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno Paziente Anonimo,
da quanto scrive una cosa mi salta subito agli occhi: lei scrive come se fosse un osservatore esterno, in terza persona, come se la cosa non la riguardasse. Ora, forse è proprio da qui che dovrebbe partire, cercando di comprendere cosa c'è in questa storia che la coinvolge al punto di doversene distaccare per raccontarla. Potrebbe essere questo ad aver spaventato la sua amica o, più banalmente, un semplice malinteso che ha bisogno di tempo per risolversi. Sono due ipotesi molto lontane tra loro ma tenute insieme da un filo conduttore: la forte risonanza che questo sta provocando dentro di lei. Provi a fermarsi un attimo e a riflettere su questo. Molto spesso le risposte alle nostre domande vanno cercate prima di tutto dentro di noi, magari, perché no, anche con un aiuto professionale

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