Ho 27 anni e da quando ne ho 20 circa mi ritrovo a mangiarmi i capelli. Ho provato ad informarmi e i

20 risposte
Ho 27 anni e da quando ne ho 20 circa mi ritrovo a mangiarmi i capelli. Ho provato ad informarmi e in giro si legge solo di tricotillomania, ma NON è il mio caso! Io non mi strappo i capelli e poi li mangio, semplicemente prendo delle ciocche che solitamente sono quelle dietro l’orecchio, ci gioco un po‘ fra le dita e poi metto in bocca la ciocca facendo passare sopra i denti a finire sulla punta, dove con gli incisivi comincio a „tagliare“ a poco a poco millimetri di capelli - tant’é che quelle ciocche i capelli sono tutti pari e non ho nemmeno bisogno di andare dal parrucchiere - ma millimetro dopo millimetro oggi mi ritrovo con una parte di capelli più corta dell’altra, perché ho cominciato anche a mangiucchiare dove è più evidente, e ho delle ciocche che sono più corte di 5/6 cm..
Questa cosa comincia a starmi stretta, perché lo faccio senza rendermene conto in qualsiasi luogo e momento, anche il mio compagno prova a fermarmi perché non gli piace vedermi farlo, ma non rieco a smettere. Sento proprio il bisogno irrefrenabile di farlo, di passarmi quella ciocca fra le dita e portarla alla bocca..
Sono due anni che non riesco più a farmi crescere i capelli lunghi come una volta. Non so più che fare..
Dott.ssa Wilma Picarelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Montemerano
Gentile utente, il comportamento che lei riferisce sembra essere fonte di un grande disagio per lei, lo descrive come un impulso che non riesce a trattenere ed un gesto che compie in modo automatico, quasi senza accorgersene. Comportamenti di questo tipo sono difficili da gestire come lei stessa riporta e provarci in solitudine è pressoché fallimentare. L’unico consiglio che mi sento di darle in questa sede virtuale è di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere a cosa risponde questo suo impulso così da poter essere in grado via via di gestirlo. Un caro saluto

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Dott.ssa Teresa Costabile
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Il comportamento che lei descrive é la tricofagia che può seguire, ma non necessariamente, la tricotillomania.
Se questo comportamento è per lei irrefrenabile potrebbe chiedere ad un terapeuta, magari cognitivo comportamentale, che può aiutarla a smettere. La tricofagia infatti non crea solo disagio psichico o estetico, ma può avere effetti dannosi sul suo organismo, ad esempio la formazione di bezoari.
Spero di esserle stata utile.
Dott.ssa Enza Marangella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trebaseleghe
Buonasera, concordo con lei che questo comportamento incontrollato le crei disturbo e sofferenza.Provi a chiedere un consulto psicologico per esaminare cosa può esserci alla fonte dell'atto irrefrenabile, per comprendere le motivazioni inconsce che la spingono ad agire tale comportamento coatto.
cordiali saluti E. Marangella
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Parma
Cara sig/na,
che si tratti di tricofagia , di tricotillomania , di onicofagia, o di qualunque altra forma di "...fagia", dovrebbe chiedersi come mai lei abbia scelto proprio i capelli per esprimere e scaricare la sua tensione e le sue frustrazioni orali.Piuttosto che sentirsi raccontare quanto sia disfunzionale e inappropriato il suo comportamento- cosa che peraltro lei già sa benissimo- sarebbe forse più appropriato comprendere cosa rappresentino simbolicamente per lei i capelli, e come mai voglia colpire e... "segare", "recidere","falciare","tranciare", "mozzare" almeno un pò, proprio una parte così importante e così rappresentativa della forza e della femminilità che ha avuto in dono da "madre natura". Ci pensi!
Cordialità
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera! Questo gesto cela evidentemente un disagio più profondo, anche perché diventa sempre più incontrollabile. Sarebbe interessante e proficuo per lei, approfondire le radici emotive associate consultando uno psicoterapeuta.
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Daniela Benedetto
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
Al di là’ delle definizioni diagnostiche del dIsturbo , e’ invece centrale che lei lo senta un elemento di disagio. la consapevolezza infatti le permetterà di affrontare il problema.
Sarebbe importante comprendere cosa questo comportamento porta con se’
Es. ansie, paure, vissuti di inadeguatezza ecc.
valuti la possibilità di consultare uno psicologo specializzato in psicoterapia
A sua disposizione
Dott. Simone Tealdi
Psicologo, Nutrizionista, Sessuologo
Torino
Buongiorno, quello che descrive sembra un mancato controllo degli impulsi. Si tratta con psicoterapia, suggerisco la cognitivo - comportamentale.
Mi scriva in privato per dettagli.
dott Tealdi
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, non è importante dare un nome preciso al suo disturbo, ma è utile sapere perchè lei mette in atto un comportamento così distruttivo per la sua persona. I capelli sono una parte molto importante della nostra persona rappresentano la nostra femminilità. Lei non ci racconta nulla di lei, ad esempio che cosa stava succedendo a 20 anni nella sua vita quale trauma l'ha portata a mettere in atto, per 7 anni, un comportamento ossessivo-compulsivo così distruttivo? Sarebbe bene che lei facesse dei colloqui con una psicoterapeuta EMDR, tramite questa terapia potrà analizzare quali traumi sono avvenuti intorno agli anni 20, da quando è iniziato il suo disturbo, bisogna sempre iniziare dalle radici, per avere una risoluzione definitiva del disturbo, spero di esserle stata di aiuto, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
Dott. Enrico Piccinini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Carpi
Buongiorno. al di là dei suoi sintomi, c'è da capire che il leggere qualcosa a proposito dei propri presunti disturbi (presunti perché spesso ne celano altri ben più gravi) spesso non è sufficiente per risolvere il problema. E' necessario affidarsi ad uno psicoterapeuta del profondo, come me, uno psicodinamico. Perché le altre tecniche, sicuramente più veloci ed apparentemente più efficaci, tolgono questo comportamento di tricofagia, per esempio, ma non il problema profondo, che si può ripresentare con altri sintomi, spesso più gravi. Scelga, dunque, un terapeuta capace, senza fretta, perché un piccolo fastidio può peggiorare e, mi creda, le tecniche terapeutiche non sono assolutamente uguali. Cordialità. Enrico Piccinini
Dott.ssa Maria Teresa Belgiovine
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Gentile Utente, dalla condivisione ho capito che inizialmente questo per lei non era un problema che la infastidiva invece oggi le sta stretto, quindi è giusto che se ne prenda cura intraprendendo una psicoterapia. Può trovare giovamento con qualsiasi approccio, io la farei identificare con il comportamento ossessivo per vedere "cosa ci dice". Cordialità dott.ssa Maria Teresa Belgiovine
Dott.ssa Barbara Zanettini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, comprendo il disagio di tale comportamento, ma, nello stesso tempo, sembra proprio essere un gesto liberatorio. Pertanto credo che sia importante e necessario fare un passo indietro e cercare di dare giusto significato al suo gesto, che pare essere compulsivo e irrefrenabile. Soltanto in tal modo sarà possibile ricostruire gli eventi che l'hanno condotta oggi a tale comportamento.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla in tal senso.
Le faccio i miei migliori auguri.
Barbara da Torino e Legnano (Mi)
Prof. Roberto Pasanisi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Terapeuta
Napoli
Gentile Signorina, sarebbe un grave errore focalizzarsi sul disturbo di cui ci parla, perché ciò sarebbe fuorviante e peggiorerebbe, piuttosto che migliorare, il problema: la tricofagia di cui racconta con così sofferta partecipazione è solo un sintomo, che riguarda tutta la Sua personalità, nel presente come nella Sua storia personale. Solo affrontare una psicoterapia del ‘profondo’, che risolva le radici del sintomo, può essere efficace, ristrutturando le parti immature e ancora infantili della Sua personalità ed eliminando dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza e disistima. Le invio cordiali saluti. prof. Roberto Pasanisi psicologo clinico e psicoterapeuta
Cara utente,

avvertire questa condizione come problematica, è il primo passo per valutare un percorso psicologico/psicoterapeutico.

Personalmente agirei in questo modo:
1) capire da quanto tempo ha sviluppato il sintomo
2) ricostruire il periodo immediatamente precedente l'insorgenza del sintomo
3) capire se avesse un particolare sistema di riferimento (norma, relazione, senso di sé) eventualmente compromesso da un evento di vita stressante o traumatizzante
4) ricostruire i contesti attraverso i quali si verifica lo stato compulsivo.

Tutto questo, ovviamente, non ha senso se non riportato alla sua storia individuale.

Un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Findanno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Perugia
Buona sera, posso solo immaginare il disagio e la sofferenza che questi impulsi irrefrenabili le stanno provocando. Evitando di suggerire un orientamento piuttosto che un altro, poiché ognuno ha una sua valenza ed efficacia, sicuramente si rende necessario il sostegno di un professionista (psicoterapeuta). Soltanto comprendendo le forze interne e profonde che la spingono a fare questo potrà finalmente interrompere, ovvero uscire dallo spiacevole vortice dal quale immagino si senta risucchiata.
A disposizione per ulteriori chiarimenti, le auguro il meglio.
Ci faccia sapere se le va.
Dr. Ssa Silvia Findanno
Dott. Alessio Vellucci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
Sembra protagonista di un comportamento automatico e privo di consapevolezza, se non nelle sue battute finali e conseguenze a lungo termine sulla crescita dei capelli. Non abbiamo molti elementi al riguardo, ma sarebbe molto importante che riuscisse a spezzare questo automatismo, per ora non a scopo di guarigione, ma di comprensione dei suoi stati interni. E' ipotizzabile che qualcosa accada dentro di lei, del quale il mangiare i capelli rappresenta conseguenza e gestione. Se, come sembra comunicare, si sente invalidata da questo comportamento, provi a chiedere l'aiuto di uno psicologo, che la aiuterà a scoprire cosa accade nella sua mente quando prova a resistere, anche solo per un secondo, alla tendenza a portare i capelli alla bocca, arrivando quindi a guardare meglio dentro a quello che chiama semplicemente un bisogno irrefrenabile. Un caro saluto
Dr. Adriano Purgato
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile Utente, la sua giovane età ed il fatto che questo tipo di compulsione abbia iniziato a "starle stretta", mi fa pensare che sia arrivato il momento di prendersi cura di sé. I colleghi le hanno già suggerito che autodiagnosi ed etichette diagnostiche servono a poco, io aggiungo che il disagio che prova ora è prezioso, ed indica la necessità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta il più presto possibile. Una remissione sintomatica spontanea potrebbe farle perdere questa finestra temporale importante che si è aperta. Ci faccia sapere, ed auguri per il suo percorso. Adriano Purgato
Dott. Alessandro D'Orlando
Psicoterapeuta, Terapeuta, Psicologo clinico
Campoformido
Gentilissima, oltre ai suggerimenti aggiungo che emozioni represse di rabbia, paura, ansia possono generare tenenze ossessive come quella che descrive nella sua email. La liberazione di queste emozioni andando all'origine del episodi che l'hanno generata, porta verso la liberazione dai sintomi. Anche i lavori con la respirazione/meditazione sono efficaci. Cordiali saluti.
Dott.ssa Simona de Santis
Psicologo, Psicoterapeuta
Silvi
Salve,
sembra che questo suo "vizio" sia diventato invalidante e limitante, tant'è che non riesce più a portare i capelli lunghi come prima.
Sicuramente dietro questo suo bisogno di mangiarsi i capelli si celano emozioni e vissuti che è il caso di tirare fuori con un aiuto psicologico.
Saluti.
Dott.ssa Denise Raccis
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
In natura, ogni comportamento ripetuto per un periodo di tempo che va più o meno dai tre ai sei mesi diviene un sottile piacere che, assecondato, si trasforma in necessità, quindi in una compulsione basata sul piacere. E da quanto lei descrive sembra proprio essere il suo caso! La terapia breve strategica si è mostrata particolarmente efficace nel trattamento dei disturbi ossessivi compulsivi mettendo appunto dei specifici protocolli capaci non solo di dimostrare che è possibile risolvere questo tipo di problemi (da sempre considerati la bestia nera della psicoterapia e della psichiatria), ma è possibile farlo in tempi brevi.
Nel caso in cui desiderasse approfondire il tema, le consiglio il testo “Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle per sconfiggerle in tempi brevi”, Nardone, Portelli, 2013, Ponte alle Grazie.
Se dovesse riconoscersi e dovesse individuare questo approccio come quello più adatto al suo caso, mi contatti, sarei felice di aiutarla ad uscire dalla gabbia in cui è rimasta intrappolata.
Un caro saluto.
Dott.ssa Denise Raccis
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. La ringrazio per la precisione con cui ha descritto questo Suo comportamento; la Sua puntualizzazione è molto preziosa perché ci permette di spostare lo sguardo dall'atto dello "strappare" (tipico della tricotillomania) a quello del "tagliare" e "assaggiare", un gesto che sembra avere una valenza sensoriale e consolatoria molto specifica per Lei.

Il fatto che lo faccia senza rendersene conto, in qualsiasi luogo, e che avverta un bisogno irrefrenabile, suggerisce che questo gesto sia diventato un automatismo di regolazione emotiva. Nella prospettiva della psicologia del profondo, quando la mente non riesce a elaborare una tensione o un'incertezza, il corpo "prende la parola" attraverso rituali che offrono un sollievo immediato, seppur temporaneo.

La bocca come luogo di conoscenza e scarico
Il gesto di passare i capelli tra le dita e poi portarli agli incisivi per "tagliarli" millimetro dopo millimetro richiama una modalità molto arcaica di gestione dello stress.

La sensorialità: La punta dei capelli, il contatto con i denti e il gioco tra le dita creano un circuito di sensazioni che probabilmente calmano il Suo sistema nervoso quando si sente annoiato, ansioso o semplicemente "troppo pieno" di pensieri. È una ricerca di confine: attraverso il taglio, Lei definisce un limite fisico.

L'autonomia del gesto: Lei dice che le ciocche sono "tutte pari". C'è una precisione quasi chirurgica in questo comportamento, come se attraverso il controllo millimetrico dei capelli Lei cercasse di mettere ordine in un'area della Sua vita dove forse sente di non avere lo stesso potere.

La perdita della chioma: Il fatto di non riuscire più a far crescere i capelli come una volta e il vedersi con ciocche asimmetriche Le causano sofferenza perché colpiscono la Sua immagine di donna. Questo "mangiucchiare" agisce come un sabotatore invisibile della Sua femminilità e del Suo desiderio di vedersi in un certo modo.

Uscire dal circolo vizioso
Il fatto che il Suo compagno provi a fermarLa spesso non aiuta, perché può generare in Lei un senso di colpa che aumenta la tensione, portandola paradossalmente a desiderare ancora di più quel gesto per calmarsi.

Validazione del bisogno: Invece di dirsi "devo smettere", provi a chiedersi: "Cosa sto sentendo in questo preciso istante?". Spesso questi gesti compaiono quando siamo in un "vuoto" (noia) o in un "pieno" (ansia). Riconoscere l'emozione sottostante è il primo passo per togliere potere all'automatismo.

Spostamento sensoriale: Potrebbe essere utile trovare un sostituto che offra una sensazione simile alle dita e alla bocca (esistono ad esempio dei "chewelry", gioielli gommosi sicuri da masticare, o tessuti con texture particolari) per dare al Suo corpo lo scarico di cui ha bisogno senza danneggiare i capelli.

La necessità di un ascolto profondo: Una psicoterapia ad orientamento psicodinamico potrebbe aiutarLa a capire cosa è successo a 20 anni, quando questo comportamento è iniziato. Quale cambiamento o quale "taglio" stava vivendo nella Sua vita relazionale o familiare? Integrare questo gesto nella Sua storia Le permetterebbe di non averne più bisogno per sentirsi "al sicuro".

Lei è una giovane donna con un desiderio legittimo di bellezza e libertà. Questo comportamento è solo un segnale stradale che indica una fatica interna che merita di essere ascoltata con tenerezza, non con rimprovero.

Ha notato se questa spinta a "pareggiare" i capelli aumenta quando si trova in situazioni in cui si sente giudicata o quando deve affrontare compiti che percepisce come superiori alle Sue forze?
Dottssa Giovanna Costanzo

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