Gentilissimi dottori, sono un ragazzo di 26 anni e da quasi un anno soffro di ansia e depressione co
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Gentilissimi dottori, sono un ragazzo di 26 anni e da quasi un anno soffro di ansia e depressione con pensieri intrusivi con il tema dell'orientamento sessuale. I pensieri intrusivi sono sopraggiunti solo un momento dopo l'inizio dello stare male - già in passato avevo sofferto di tale disturbo ossessivo ma riuscii a superarlo - al momento sono sotto cura da uno psichiatra che mi ha prescritto zoloft 50mg e aripiprazolo 5mg che assumo regolarmente da aprile. Ultimamente, dopo vistosi progressi dal punto di vista depressivo e ansioso, ma non dei pensieri intrusivi, il mio dottore mi ha suggerito di ridurre l'aripiprazolo e di assumerlo a giorni alterni. Io in questi giorni mi sento più ossessionato a cercare di capire quale sia realmente il mio orientamento sessuale; il mio medico dice che è abbastanza difficile che io a 26 anni possa aver cambiato orientamento ed essere diventato omosessuale e che questa è una paura soggettiva che posso superare uscendo e distraendomi con gli amici. Vivo ogni giorno dalla mattina alla sera giocando una partita a scacchi con me stesso, chiedendomi se sono attratto o sconfortato dal corpo maschile e facendo continue ricerche sul web o forum per capire se io sia omosessuale o meno; il tutto mi pesa perché dovrei concentrami sugli studi che sto finendo ma la distrazione mi sembra solo un posticipare le mie paure. Non so se devo accettare di poter essere omosessuale a questo punto per poter vivere in serenità, all'idea però provo ansia e peso e non so più se stia mentendo a me stesso o meno. Che consigli avete dal punto di vista terapeutico, sia farmacologico che psicologico? Potrebbe un aumento dei farmaci aiutarmi a razionalizzare meglio? Perché non riesco a farmi convinto una volta per tutte sul mio orientamento sessuale e andare avanti?
Buongiorno, mi spiace per la situazione di disagio che sta vivendo.
Difficile calmare un mare in tempesta cercando di fermarlo decidendo che si fermi. Le consiglio, qualora non lo avesse ancora fatto, di provare l'approccio della mindfulness perché nel disturbo ossessivo spesso risulta essere molto efficace. Cordialmente
Difficile calmare un mare in tempesta cercando di fermarlo decidendo che si fermi. Le consiglio, qualora non lo avesse ancora fatto, di provare l'approccio della mindfulness perché nel disturbo ossessivo spesso risulta essere molto efficace. Cordialmente
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Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentilissima buongiorno,
comprendo quanto possa essere pesante continuare ad interrogarsi sulla propria identità di genere. Quanto tempo passa a interrogarsi? Quanto tempo, mi dica. E questo continuo riflettere le serve? L'aiuta a trovare una risposta a placare l’incertezza, l’ansia per il proprio futuro o piuttosto li prolunga incoraggiando nuove domande, nuovi dubbi come in un film visto e rivisto di cui non riesce a scorgere il finale? Questo pensiero ripetitivo è difficile da controllare ma è uno degli elementi centrali della sua sofferenza. Continuando a girare intorno ai suoi dubbi, ruminandoci sopra, non farà che prolungare la sofferenza, come un criceto che gira nella ruota senza però arrivare mai da nessuna parte. Solo uscendo da questo “loop” recupererà la lucidità e le risorse per trovare una risposta. Non è semplice uscire da questo tipo di pensiero ripetitivo, l'aiuto di un professionista potrebbe essere importante. Resto a disposizione, anche online, se desidera approfondire e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa
comprendo quanto possa essere pesante continuare ad interrogarsi sulla propria identità di genere. Quanto tempo passa a interrogarsi? Quanto tempo, mi dica. E questo continuo riflettere le serve? L'aiuta a trovare una risposta a placare l’incertezza, l’ansia per il proprio futuro o piuttosto li prolunga incoraggiando nuove domande, nuovi dubbi come in un film visto e rivisto di cui non riesce a scorgere il finale? Questo pensiero ripetitivo è difficile da controllare ma è uno degli elementi centrali della sua sofferenza. Continuando a girare intorno ai suoi dubbi, ruminandoci sopra, non farà che prolungare la sofferenza, come un criceto che gira nella ruota senza però arrivare mai da nessuna parte. Solo uscendo da questo “loop” recupererà la lucidità e le risorse per trovare una risposta. Non è semplice uscire da questo tipo di pensiero ripetitivo, l'aiuto di un professionista potrebbe essere importante. Resto a disposizione, anche online, se desidera approfondire e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa
Gentile Utente, sul piano farmacologico non esiste trattamento che limiti i pensieri intrusivi, il consiglio quindi é di intervenire sul piano terapeutico. Nello specifico sembrerebbe di valore consultarsi con uno psicologo/psicoterapeuta per esplorare questa tendenza ai pensieri intrusivi ma soprattutto in prima battuta sviscerare meglio questa evidente preoccupazione circa il suo orientamento sessuale, preoccupazione che non passa ‘distraendosi” ma che si ripresenta regolarmente e quindi sembra ci sia qualcosa di importante intorno al tema dell’orientamento sessuale, qualcosa che va oltre il semplice accettare di essere o non essere gay.
Capire meglio questa preoccupazione e quali siano i pensieri collegati potrebbe aiutarla quindi nell’avere più chiarezza e più serenità, inoltre si potrebbero trovare delle strategie per gestire questi pensieri quando arrivano.
Spero di essere stato utile, se avesse ancora dei dubbi o se volesse approfondire il discorso mi scriva pure in chat.
Dottor Mauro Simonetti
Capire meglio questa preoccupazione e quali siano i pensieri collegati potrebbe aiutarla quindi nell’avere più chiarezza e più serenità, inoltre si potrebbero trovare delle strategie per gestire questi pensieri quando arrivano.
Spero di essere stato utile, se avesse ancora dei dubbi o se volesse approfondire il discorso mi scriva pure in chat.
Dottor Mauro Simonetti
Buonasera, sicuramente non troverà qui indicazioni dal punto di vista farmacologico, visto che quelle spettano solo e soltanto al suo psichiatra di riferimento. Non si può neanche però delegare il tutto al farmaco, ma considerare un approccio clinico multidisciplnare. I dubbi che lei nutre rispetto al suo orientamento sessuale e alle sue preferenze rientrano in un'ossessività che andrebbe affrontata con un buon percorso psicologico, dal vivo oppure online. Resto a disposizione, Mariano Fioretto.
Salve, la situazione di disagio che descrive è comprensibile.
Mi sembra di capire che quello che sta mettendo in atto è un forma di pensiero ripetitivo chiamato rimuginio che non le permette di fare chiarezza ma al contrario di restare ingabbiato dentro queste idee.
L’aiuto di un professionista ad orientamento cognitivo comportamentale le permetterà di lavorare su questi processi mentali e di acquisire una maggiore sicurezza del se’ a prescindere dall’orientamento sessuale.
Resto a disposizione per eventuali dubbi.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Daniela Chieppa
Mi sembra di capire che quello che sta mettendo in atto è un forma di pensiero ripetitivo chiamato rimuginio che non le permette di fare chiarezza ma al contrario di restare ingabbiato dentro queste idee.
L’aiuto di un professionista ad orientamento cognitivo comportamentale le permetterà di lavorare su questi processi mentali e di acquisire una maggiore sicurezza del se’ a prescindere dall’orientamento sessuale.
Resto a disposizione per eventuali dubbi.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Daniela Chieppa
Salve, e grazie per aver condiviso il Suo disagio. Non esiste un farmaco che possa decidere il nostro orientamento sessuale, dobbiamo scoprirlo da soli, e non esiste un limite d'età entro il quale investigare o porsi delle domande. Credo che l'ossessività con la quale, però, si pone queste domande sia il vero problema, ma soprattutto le risposte che teme ne derivino. Le suggerisco, quindi, di indagare più a fondo in questa direzione, nelle Sue paure, nei timori del cambiamento e delle eventuali conseguenze di una scelta definitiva che, forse, non rispecchia la vita che fino ad oggi ha immaginato. La psicanalisi aiuta molto a scavare nel proprio inconscio e portare alla luce anche ipotetici traumi legati a questi timori. Mi riscriva anche in privato, se vuole approfondire. Un caro saluto, MB
Caro ragazzo,
forse è il caso di interrogare questo sintomo chiedendosi il significato delle ossessioni che sta vivendo. I farmaci la potranno sicuramente aiutare a tenere a bada alcuni sintomi, ma non bastano e sicuramente non danno un senso alla sofferenza che sta vivendo. Quello può trovarlo solo lei esplorando i suoi vissuti e imparando a conoscersi meglio. Le consiglio quindi di cominciare un percorso per guardarsi dentro e trovare le risposte che nessun altro potrà mai darle.
forse è il caso di interrogare questo sintomo chiedendosi il significato delle ossessioni che sta vivendo. I farmaci la potranno sicuramente aiutare a tenere a bada alcuni sintomi, ma non bastano e sicuramente non danno un senso alla sofferenza che sta vivendo. Quello può trovarlo solo lei esplorando i suoi vissuti e imparando a conoscersi meglio. Le consiglio quindi di cominciare un percorso per guardarsi dentro e trovare le risposte che nessun altro potrà mai darle.
Gentile utente, comprendo che la situazione da lei descritta sia molto invalidante e faticosa. Le domande che lei pone sembrano essere strettamente legate alla sintomatologia ossessiva che sta manifestando pertanto ritengo utile per lei iniziare un percorso di psicoterapia in parallelo al lavoro che sta facendo con lo psichiatra. Un caro saluto, dott.ssa Andreoli
Buongiorno, ha fatto bene ad iniziare una cura farmacologica perchè ciò la aiuta dal punto di vista dell'intensità dei sintomi. Ciò che dovrebbe fare è aggiungere una psicoterapia che la aiuti nel fare chiarezza sui suoi pensieri. I farmaci non modificato il modo di affrontare la vita e la tipologia di processi di pensiero, per questo è necessario rivolgersi ad uno psicoterapeuta.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno, mi dispiace per la situazione di disagio che esprime, posso capire quanto sia pesante da gestire e affrontare giorno per giorno.
Ha certamente fatto molto bene ad affidarsi ad uno psichiatra per la terapia farmacologica, tuttavia sarebbe importante integrare con un percorso di psicoterapia nel quale dare spazio e senso a tutti suoi pensieri. Attraverso il lavoro terapeutico potra´ darsi risposte e capire i suoi bisogni.
un caro saluto
Dr.ssa Elisa Del Greco
Ha certamente fatto molto bene ad affidarsi ad uno psichiatra per la terapia farmacologica, tuttavia sarebbe importante integrare con un percorso di psicoterapia nel quale dare spazio e senso a tutti suoi pensieri. Attraverso il lavoro terapeutico potra´ darsi risposte e capire i suoi bisogni.
un caro saluto
Dr.ssa Elisa Del Greco
Gentile Amico,
il DOC sul proprio orientamento sessuale è molto comune. I farmaci possono alleviare il sintomo ma non lo curano. Occorre una terapia cognitivo comportamentale, che possa aiutarla a risolvere il problema.
Ci chiede un consiglio, provo a dargliene uno: c'è differenza tra pensiero e desiderio. Posso pensare di essere gay e non desiderare un corpo maschile... Lei riesce a cogliere la differenza tra questi due aspetti della sua mente?
con i migliori auguri,
dr. Ventura
il DOC sul proprio orientamento sessuale è molto comune. I farmaci possono alleviare il sintomo ma non lo curano. Occorre una terapia cognitivo comportamentale, che possa aiutarla a risolvere il problema.
Ci chiede un consiglio, provo a dargliene uno: c'è differenza tra pensiero e desiderio. Posso pensare di essere gay e non desiderare un corpo maschile... Lei riesce a cogliere la differenza tra questi due aspetti della sua mente?
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buongiorno gentile utente. La sessualità emergente può causare un senso di confusione, i giovani devono affrontare situazioni complesse e pressioni difficili da gestire. Sulla terapia farmacologica continui a parlare con il suo psichiatra; sul trattamento terapeutico (non ho chiaro se segue un sostegno psicologico, una psicoterapia ecc), se ha dei dubbi parli con il suo terapeuta su cosa significa per lei definirsi omosessuale e allo stesso tempo che cosa le impedisce di trovare la sua dimensione. Con il/la professionista giust*, pian piano riuscirà a capire se il tutto rientra nel suo disturbo, oppure no. Il timore ossessivo di omosessualità è uno specifico sottotipo del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC omosessuale): ricorrenti ossessioni sessuali e dubbi intrusivi sul proprio orientamento.
Sono a disposizione, anche online, Dott.ssa M. Costantini.
Sono a disposizione, anche online, Dott.ssa M. Costantini.
Buongiorno, le ho risposto facendole un video che troverà nel mio canale youtube dal titolo "il disturbo ossessivo e il futuro".
Cordialmente, Amico Colaianni
Cordialmente, Amico Colaianni
Gentile utente di mio dottore,
sarebbe opportuno affiancasse alla terapia farmacologica un percorso psicoterapico al fine di approfondire meglio il significato del suo disagio psichico. La farmacoterapia può alleviare il sintomo, ma al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine è necessario intraprendere un percorso di psicoterapia. Contatti quanto prima uno specialista della sua zona, potrà aiutarla a star meglio.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
sarebbe opportuno affiancasse alla terapia farmacologica un percorso psicoterapico al fine di approfondire meglio il significato del suo disagio psichico. La farmacoterapia può alleviare il sintomo, ma al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine è necessario intraprendere un percorso di psicoterapia. Contatti quanto prima uno specialista della sua zona, potrà aiutarla a star meglio.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, grazie per la sua condivisione e mi spiace per la situazione che sta vivendo. La terapia farmacologica é una valida alleata nella cura di ansia e depressione ma purtroppo non basta per fare chiarezza sulla sua situazione personale e nel raggiungimento di una serenità interiore. Le suggerisco quindi di intraprendere in parallelo un percorso psicologico per riflettere ed approfondire la situazione descritta, in modo da investire sul suo benessere psicofisico. Rimango a disposizione, cari saluti, dott.ssa Silvia Spelta.
Comprendo che stai affrontando una situazione difficile. È importante sottolineare che la tua sessualità è una parte di te che può evolvere e che non dovresti sentire la pressione di dover categorizzare rigidamente. Il tuo psichiatra è un professionista qualificato, e sebbene sia normale cercare risposte, è fondamentale che tu continui a discutere dei tuoi pensieri e preoccupazioni con lui.
L'ansia e la depressione possono influire significativamente sulle dinamiche del pensiero, e i farmaci e la terapia psicologica possono essere efficaci per affrontare queste sfide. Se hai difficoltà a razionalizzare i tuoi pensieri riguardo all'orientamento sessuale, potrebbe essere utile parlare di questi specifici pensieri con il tuo psicologo o terapeuta. Lavorare su strategie per affrontare i pensieri ossessivi e focalizzarti su attività che ti interessano può essere parte integrante del percorso terapeutico.
Ricorda che l'accettazione di sé è un processo che richiede tempo e riflessione. Se ritieni che gli attuali farmaci non siano sufficientemente efficaci, puoi discuterne con il tuo psichiatra per esplorare opzioni come aggiustare il dosaggio o considerare altri farmaci.
Continua ad essere aperto con il tuo team di cura e cerca di coinvolgere un professionista della salute mentale per affrontare specificamente questi pensieri intrusivi legati all'orientamento sessuale. La terapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere particolarmente utile in questo contesto.
L'ansia e la depressione possono influire significativamente sulle dinamiche del pensiero, e i farmaci e la terapia psicologica possono essere efficaci per affrontare queste sfide. Se hai difficoltà a razionalizzare i tuoi pensieri riguardo all'orientamento sessuale, potrebbe essere utile parlare di questi specifici pensieri con il tuo psicologo o terapeuta. Lavorare su strategie per affrontare i pensieri ossessivi e focalizzarti su attività che ti interessano può essere parte integrante del percorso terapeutico.
Ricorda che l'accettazione di sé è un processo che richiede tempo e riflessione. Se ritieni che gli attuali farmaci non siano sufficientemente efficaci, puoi discuterne con il tuo psichiatra per esplorare opzioni come aggiustare il dosaggio o considerare altri farmaci.
Continua ad essere aperto con il tuo team di cura e cerca di coinvolgere un professionista della salute mentale per affrontare specificamente questi pensieri intrusivi legati all'orientamento sessuale. La terapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere particolarmente utile in questo contesto.
Buongiorno caro,
Mi spiace sinceramente per la situazione difficile che sta affrontando.
Il problema attuale, se ho compreso bene, sarebbe la presenza di questi dubbi ossessivi circa l'orientamento sessuale, che Lei non riesce in qualche misura a controllare.
Voglio partire da alcuni presupposti: i nostri pensieri non ci definiscono. Pensare qualcosa NON equivale a volerla agire. Non c'è una risposta definitiva al Suo dubbio, bisogna imparare a tollerarlo (non credo che se un dottore o una dottoressa Le dicesse che non è omosessuale, ne avrebbe un grosso beneficio). Più non vogliamo pensare a qualcosa, più questa cosa si ripresenterà nella nostra mente, con ancor più frequenza.
Si conceda un tempo e uno spazio all'interno delle giornate per pensare VOLONTARIAMENTE a tali tematiche, per quanto dolorose siano.
Capisco la Sua richiesta d'aiuto e Le consiglio eventualmente di intraprendere un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico.
Tanti cari saluti.
Dott. Daniele Morandin
Mi spiace sinceramente per la situazione difficile che sta affrontando.
Il problema attuale, se ho compreso bene, sarebbe la presenza di questi dubbi ossessivi circa l'orientamento sessuale, che Lei non riesce in qualche misura a controllare.
Voglio partire da alcuni presupposti: i nostri pensieri non ci definiscono. Pensare qualcosa NON equivale a volerla agire. Non c'è una risposta definitiva al Suo dubbio, bisogna imparare a tollerarlo (non credo che se un dottore o una dottoressa Le dicesse che non è omosessuale, ne avrebbe un grosso beneficio). Più non vogliamo pensare a qualcosa, più questa cosa si ripresenterà nella nostra mente, con ancor più frequenza.
Si conceda un tempo e uno spazio all'interno delle giornate per pensare VOLONTARIAMENTE a tali tematiche, per quanto dolorose siano.
Capisco la Sua richiesta d'aiuto e Le consiglio eventualmente di intraprendere un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico.
Tanti cari saluti.
Dott. Daniele Morandin
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Gentile utente, grazie per aver condiviso le sue preoccupazioni. Comprendo e percepisco il suo disagio e la sua fatica. Mi chiedo: in che modo il suo orientamento sessuale impatta sulla sua vita e sulla sua identità? cosa cambierebbe, per lei, essere omosessuale piuttosto che eterosessuale? Rispetto all'ansia e la depressione, quando sono iniziate? sono legate a qualche pensiero o situazione particolare? Che effetto hanno queste all'interno della sua quotidianità? Credo che potrebbe essere utile, oltre che continuare con la terapia farmacologica come prescritto dal suo psichiatra di riferimento, di incominciare un percorso terapeutico che la porti ad approfondire tutte queste tematiche che così tanto impattano sulla qualità della sua vita. Cordiali saluti. Gianluca Pilotti
Capisco che la situazione che stai vivendo ti stia creando molta sofferenza, ed è importante che tu sappia che quello che descrivi è una reazione comune nei disturbi ossessivo-compulsivi, dove i pensieri intrusivi possono concentrarsi su aspetti dell’identità, come l’orientamento sessuale, senza che ciò rifletta davvero la realtà o i tuoi veri desideri. Questi pensieri non sono indicativi di chi sei, ma sono manifestazioni del disturbo che ti sta creando ansia e confusione.
La tua continua ricerca di una risposta definitiva sulla tua sessualità non è altro che una reazione al bisogno di controllo che i pensieri ossessivi alimentano. Il tentativo di "cancellare" l'incertezza con la ricerca compulsiva non farà altro che alimentare il circolo vizioso dell’ansia. In questi casi, ciò che può aiutarti è imparare a tollerare l'incertezza, senza la necessità di trovare risposte definitive. In terapia cognitivo-comportamentale, per esempio, si lavora proprio su come accettare che non possiamo avere il controllo assoluto sui pensieri e sulle sensazioni, senza che questi determinino il nostro comportamento. L’approccio che ti propongo sarebbe quello di evitare di reagire ai pensieri intrusivi, permettendoti di vivere senza cercare costantemente di risolverli.
Per quanto riguarda la parte farmacologica, i farmaci che stai assumendo possono essere utili, ma il percorso migliore è quello di combinarli con una psicoterapia mirata a ridurre l'impatto di questi pensieri. L'idea di ridurre l'Aripiprazolo potrebbe essere legata ai miglioramenti che il tuo medico ha osservato, ma se i pensieri intrusivi persistono, è importante discutere con il tuo medico circa la possibilità di adeguare il trattamento o approfondire l’aspetto psicoterapeutico. Spesso l'uso dei farmaci aiuta a gestire i sintomi ansiosi e depressivi, ma la vera sfida resta nel gestire l'ossessione dei pensieri attraverso l'accettazione e la strategia di non "agire" su di essi, evitando la ricerca compulsiva di risposte.
L’approccio che ti propongo è quello di lavorare sulla tua relazione con i pensieri, invece di cercare di eliminarli o di giustificarli. Può sembrare controintuitivo, ma accettare la presenza di questi pensieri senza rispondere ad essi ti permetterà gradualmente di ridurre il loro impatto sulla tua vita. Con il tempo, attraverso il supporto psicoterapeutico, imparerai a tollerare questa incertezza e ad andare avanti con maggiore serenità.
Se hai la sensazione che i progressi siano più difficili in quest'area, potrebbe essere utile parlare con il tuo medico di un possibile aggiustamento terapeutico, sia in termini di farmaci che di approccio psicoterapeutico, per affrontare meglio questi pensieri intrusivi e sentirti più in pace con te stesso.
La tua continua ricerca di una risposta definitiva sulla tua sessualità non è altro che una reazione al bisogno di controllo che i pensieri ossessivi alimentano. Il tentativo di "cancellare" l'incertezza con la ricerca compulsiva non farà altro che alimentare il circolo vizioso dell’ansia. In questi casi, ciò che può aiutarti è imparare a tollerare l'incertezza, senza la necessità di trovare risposte definitive. In terapia cognitivo-comportamentale, per esempio, si lavora proprio su come accettare che non possiamo avere il controllo assoluto sui pensieri e sulle sensazioni, senza che questi determinino il nostro comportamento. L’approccio che ti propongo sarebbe quello di evitare di reagire ai pensieri intrusivi, permettendoti di vivere senza cercare costantemente di risolverli.
Per quanto riguarda la parte farmacologica, i farmaci che stai assumendo possono essere utili, ma il percorso migliore è quello di combinarli con una psicoterapia mirata a ridurre l'impatto di questi pensieri. L'idea di ridurre l'Aripiprazolo potrebbe essere legata ai miglioramenti che il tuo medico ha osservato, ma se i pensieri intrusivi persistono, è importante discutere con il tuo medico circa la possibilità di adeguare il trattamento o approfondire l’aspetto psicoterapeutico. Spesso l'uso dei farmaci aiuta a gestire i sintomi ansiosi e depressivi, ma la vera sfida resta nel gestire l'ossessione dei pensieri attraverso l'accettazione e la strategia di non "agire" su di essi, evitando la ricerca compulsiva di risposte.
L’approccio che ti propongo è quello di lavorare sulla tua relazione con i pensieri, invece di cercare di eliminarli o di giustificarli. Può sembrare controintuitivo, ma accettare la presenza di questi pensieri senza rispondere ad essi ti permetterà gradualmente di ridurre il loro impatto sulla tua vita. Con il tempo, attraverso il supporto psicoterapeutico, imparerai a tollerare questa incertezza e ad andare avanti con maggiore serenità.
Se hai la sensazione che i progressi siano più difficili in quest'area, potrebbe essere utile parlare con il tuo medico di un possibile aggiustamento terapeutico, sia in termini di farmaci che di approccio psicoterapeutico, per affrontare meglio questi pensieri intrusivi e sentirti più in pace con te stesso.
Buonasera, le consiglio di affiancare alla terapia farmacologica, anche un percorso di psicoterapia. Cordiali saluti.
Salve,
grazie per aver condiviso questo aspetto della sua vita.
L'orientamento sessuale è un elemento fondamentale dell'identità e posso comprendere come il non averlo chiaro possa generare in lei questa preoccupazione.
Dato l'importanza del tema, le consiglio di contattare un professionista in modo che possa aiutarla a sciogliere il significato di queste intrusioni di pensiero.
La saluto
grazie per aver condiviso questo aspetto della sua vita.
L'orientamento sessuale è un elemento fondamentale dell'identità e posso comprendere come il non averlo chiaro possa generare in lei questa preoccupazione.
Dato l'importanza del tema, le consiglio di contattare un professionista in modo che possa aiutarla a sciogliere il significato di queste intrusioni di pensiero.
La saluto
Buonasera, da ciò che racconta emerge quanto questo periodo stia risultando faticoso per lei, non solo per la presenza dei pensieri intrusivi, ma anche per il senso di confusione e di impotenza che ne deriva. Si percepisce un forte desiderio di chiarezza, di “mettere ordine” dentro di sé, ma al tempo stesso la paura che questa ricerca porti a scoprire qualcosa che la spaventa. È un conflitto interiore che tende a diventare sempre più intenso quanto più si cerca di risolverlo con la razionalità o con continue verifiche. Quando la mente è dominata da pensieri ricorrenti e da dubbi di questo tipo, spesso la persona si ritrova a interrogarsi continuamente su ciò che prova, come se dovesse passare ogni emozione o sensazione al setaccio per capire se ha un significato nascosto. È una forma di controllo che, pur nascendo dal bisogno di rassicurazione, finisce col rinforzare la paura e alimentare il dubbio stesso. Non c’è una colpa in questo, è semplicemente il modo in cui la mente cerca di difendersi da qualcosa che percepisce come minaccioso. Il suo percorso di cura con lo psichiatra è un passaggio importante, e il fatto che abbia già ottenuto un miglioramento sul piano dell’ansia e dell’umore indica che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta. La sensazione di regressione o di maggiore difficoltà dopo la riduzione del farmaco può spaventarla, ma non significa necessariamente che stia tornando indietro. A volte, quando i sintomi più intensi si attenuano, la mente torna a focalizzarsi su pensieri specifici che prima erano “coperti” dall’ansia generale, e questo può dare l’impressione che il problema si stia aggravando. Più che aumentare il farmaco o cercare di “razionalizzare meglio”, ciò che spesso aiuta in questi casi è imparare a cambiare il modo in cui si reagisce ai pensieri intrusivi. Invece di lottare per eliminarli o per dare loro una risposta definitiva, può essere più utile riconoscerli come pensieri automatici, non come verità o rivelazioni su di sé. È un processo che richiede tempo e, con l’aiuto di un percorso psicologico mirato, può imparare gradualmente a distanziarsi da questi contenuti senza sentirsi sopraffatto dal bisogno di capirli o confutarli. È importante che non interpreti la difficoltà nel “convincersi una volta per tutte” come un segno di inautenticità o di debolezza. La mente non è una macchina logica che si convince e smette di avere dubbi: è uno spazio complesso, dove emozioni, paure e pensieri possono convivere anche in apparente contraddizione. Il suo obiettivo non deve essere arrivare a una risposta assoluta, ma recuperare la possibilità di vivere senza che questi dubbi prendano tutto lo spazio. Infine, si dia il tempo di respirare, di non affrontare da solo questa fatica e di mantenere il contatto con le attività e le persone che le fanno stare bene, anche se al momento non le sembrano di grande aiuto. Il recupero passa spesso attraverso piccoli passi di normalità che aiutano la mente a ricordare che la vita è più ampia del pensiero che la preoccupa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve! Capisco quanto questa situazione possa essere faticosa e confondente. La sofferenza che descrivi sembra legata più al dubbio continuo, al bisogno di capire e avere certezze, che all’orientamento sessuale in sé.
Dal punto di vista psicologico, un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a lavorare proprio su questo meccanismo: ridurre le ruminazioni, i controlli e le ricerche continue, e imparare a rapportarti ai pensieri intrusivi senza doverli risolvere o chiarire definitivamente.
Per quanto riguarda invece la terapia farmacologica, comprese le domande sulla posologia o su eventuali modifiche, è importante continuare a confrontarti direttamente con il tuo psichiatra, che conosce la tua storia clinica e può valutare al meglio benefici ed effetti dei farmaci nel tempo.
Un caro saluto, Dott.ssa Valentina Asso
Dal punto di vista psicologico, un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a lavorare proprio su questo meccanismo: ridurre le ruminazioni, i controlli e le ricerche continue, e imparare a rapportarti ai pensieri intrusivi senza doverli risolvere o chiarire definitivamente.
Per quanto riguarda invece la terapia farmacologica, comprese le domande sulla posologia o su eventuali modifiche, è importante continuare a confrontarti direttamente con il tuo psichiatra, che conosce la tua storia clinica e può valutare al meglio benefici ed effetti dei farmaci nel tempo.
Un caro saluto, Dott.ssa Valentina Asso
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