Come si fa ha non ricadere in comportamenti che so essere negativi? Per un anno mi sono scritta con

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Come si fa ha non ricadere in comportamenti che so essere negativi?
Per un anno mi sono scritta con un ragazzo sposato, era chiara la situazione dall'inizio che tra noi c'era solo attrazione fisica e non c'era la voglia di trasformare questa relazione in altro se non a cercare di mantenere un rapporto di conoscenza/amicizia. Il nostro è stato un flirt platonico perché non è mai successo nulla a livello fisico se non il fatto che ci stuzzicavamo e chiamavamo. Abbiamo chiuso, però mi manca e mi chiedo come mai se vuole mantenere un rapporto amichevole lui sparisce così facilmente? Io ci penso, e quando non mi scrive mi manca un pochino e lo sento distante, ma capisco che questo è forse più un mio "problema", perché lui giustamente ha la sua vita e le sue cose da fare, e si può mantenere un rapporto amichevole pure senza scriversi tutti i giorni... come faccio però ad accettare nell'effettivo questa cosa? So che è giusto, so che questa distanza servirà ad affievolire l'attrazione fisica e cercare di mantenere un buon rapporto, ma non riesco a non pensare che vorrei che mi scrivesse anche solo un "come va tutto bene"...
Quello che sta vivendo è comprensibile, quando si chiude un legame, anche se non era una vera e propria relazione, resta comunque un vuoto emotivo. Razionalmente Lei sa che mantenere la distanza è la scelta giusta, ma a livello emotivo sente la mancanza di quelle attenzioni, di quella presenza che dava un senso di vicinanza e continuità.
Il problema è che, nel momento in cui ci abituiamo a ricevere costantemente stimoli da una persona, il cervello li associa a una sorta di ricompensa emotiva. Quando questa ricompensa viene meno, scatta il bisogno di ricercarla, anche se sappiamo che non è salutare. Non è tanto “lui” in sé, quanto la sensazione che provava quando lui era presente.
Per non ricadere negli stessi comportamenti, può essere utile imparare a riconoscere i momenti in cui questa voglia di scrivergli si fa più forte. Spesso coincide con momenti di noia, solitudine, o quando non si sente appagata da altro. In quei frangenti, invece di agire d’impulso, può provare a riempire quel vuoto con attività o persone che Le diano stimoli diversi, così da non fare di lui l’unica fonte di piacere emotivo.
E poi c’è un altro punto importante, l’amicizia, quella vera, non vive di contatti quotidiani forzati, soprattutto quando c’è stato un passato di attrazione. La distanza non è segno di disinteresse, ma spesso è proprio la condizione necessaria per far sì che il rapporto possa esistere senza tornare alla complicità di prima.
Sentire la sua mancanza è normale. Ma il fatto che la senta non significa che debba agire su questa sensazione.
Forse potrebbe aiutarla darsi delle regole, per esempio, non contattarlo in certi momenti, evitare chat lunghe o in orari “a rischio”, e ricordarsi ogni volta il motivo per cui questa distanza è stata scelta. Un caro saluto

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Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Buongiorno cara, capisco bene la tua situazione e il disagio che stai vivendo, è naturale sentire la mancanza di una persona con cui si è instaurato un legame anche solo di attrazione e scambio emotivo, soprattutto quando questo legame è stato intenso per un periodo prolungato.

La difficoltà a non pensare a lui o a desiderare piccoli segnali di attenzione è espressione di un bisogno umano di connessione e riconoscimento. Non c'è nulla di negativo in questo.

Riconoscerlo senza giudicarsi è il primo passo. In secondo luogo, è utile distinguere tra ciò che puoi controllare e ciò che appartiene all’altro. Non puoi determinare quando o come lui ti scriverà, né il suo livello di disponibilità emotiva. Accettare questo significa anche proteggere te stessa dal continuo altalenare di speranza e delusione.

Alcune strategie pratiche possono aiutarti:
-creare dei limiti chiari nella comunicazione,
-dedicare tempo a te stessa e alle tue attività .
- riconoscere quando i pensieri su di lui diventano insistenti ( annotarli, osservarli senza giudizio e poi riportare la tua attenzione su ciò che puoi gestire concretamente nella tua vita).

Infine, permettiti di dare spazio alla frustrazione e alla tristezza senza reprimerle, perché elaborare queste emozioni è necessario per alleggerire gradualmente il legame emotivo e poter mantenere un rapporto più equilibrato, se questo è il tuo obiettivo.

Posso solo consigliarti un percorso terapeutico individuale per aiutarti a chiarire quello che senti e trovare strategie concrete per non ricadere in comportamenti che vivi come negativi. Sono a disposizione per accompagnarti. Un caro saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Terapeuta Voice Dialogue -Insegnante di Mindfulness -Dreamworker
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, è difficile rinunciare a un legame che, anche se non concreto, ha nutrito bisogni emotivi importanti. Il pensiero ricorrente, il desiderio di un contatto, sono segnali di una parte di sé che sta cercando qualcosa di più profondo di un semplice messaggio.
Accettare che lui si allontani, pur volendo mantenere un rapporto “amichevole”, può generare confusione e riattivare dinamiche di dipendenza affettiva. In questi casi, un percorso di analisi bioenergetica può essere utile per riconnettersi con i propri confini emotivi e rinforzare l’autonomia affettiva, lavorando anche sul corpo e sulle emozioni non espresse.
Non è questione solo di "non ricadere", ma di capire cosa si sta cercando davvero in quel legame e di cosa si ha bisogno per stare bene con sé stessi. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Carla Otilia Sno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sesto Ulteriano
Quando una relazione evolve in un rapporto di amicizia o si riduce a una semplice interazione cordiale, è comune avvertire un senso di perdita. In queste circostanze può sorgere il desiderio di comprendere le ragioni del comportamento dell'altra parte, soprattutto quando la comunicazione diminuisce e la distanza risulta più evidente. Nonostante la complessità iniziale nell'accettare tali cambiamenti, questa transizione può rappresentare un'opportunità significativa per lo sviluppo personale e la valorizzazione delle proprie risorse. Si potrebbe riorientare l'attenzione su se stessa. Riscoprire passioni magari trascurate, coltivare rapporti con amiche, amici e famiglia, oppure semplicemente concedersi il tempo di stare con i propri pensieri. L'assenza dell'altro può diventare uno spazio fertile per la propria crescita personale.
Un cordiale saluto,.
Dott.ssa Carla Otilia Sno
Dott. Luca Fiorona
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buon pomeriggio, mi spiace per la situazione che sta attraversando. Immagino non sia facile chiudere una relazione anche se con il pensiero di mantenere un buon rapporto, soprattutto per lei che si ritrova senza una persona accanto. Comprendo quindi le sue emozioni quando dice che questa persona le manca e lo sente distante se non le scrive. Rispetto alla sua domanda su come non ricadere in comportamenti negativi credo che prendere consapevolezza rispetto a come essi ci fanno sentire, a quali bisogni in questo momento della nostra vita soddisfano e come mai sono per noi così rilevanti, sia il primo passo per comprendere il perché hanno tale influenza su di noi. Vorrei quindi invitarla a riflettere su quale ruolo questa persona ha avuto nella sua vita, come la faceva sentire lo stuzzicarvi e il chiamarvi. Ma ancora, quale potrebbe essere secondo lei il motivo e la sensazione che ricerca per cui aspetta con impazienza un suo messaggio?
Credo che metter chiarezza riguardo questi aspetti sia fondamentale per poter comprendere le motivazioni e i significati dietro il ricadere in alcuni comportamenti. In questo modo si potrebbero quindi aprire nuove traiettorie di vita in grado di perseguire i nostri desideri ma in maniera più positiva e consapevole.
Qualora volesse approfondire queste riflessioni in uno spazio terapeutico riservato e accogliente rimango a disposizione.
Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente, quello che descrivi è un conflitto tra ciò che sai razionalmente essere sano e ciò che il tuo sistema emotivo ancora desidera.
Il legame, anche se platonico, ha attivato in te un circuito di gratificazione (attenzione, curiosità, stimolo emotivo) che il cervello tende a ricercare, soprattutto nei momenti di vuoto o noia. Per non ricadere, servono due passaggi:
Riconoscere il bisogno sottostante (Non è tanto lui in sé a mancarti, ma la sensazione che ti dava: sentirti vista, cercata, interessante. Dare un nome a questo bisogno ti aiuta a distinguerlo dalla persona.)
Spostare la fonte di gratificazione (Riempire lo spazio emotivo che prima occupava lui con relazioni e attività che ti diano stimoli simili ma sani: conversazioni leggere con altre persone, progetti creativi, sport, esperienze nuove.)
L’accettazione passa dal ricordarti che il distacco non è una punizione, ma uno spazio necessario per spegnere l’intensità emotiva e trasformare il rapporto in qualcosa di più equilibrato.Ogni volta che senti il bisogno di scrivergli, chiediti: Sto cercando lui o sto cercando la sensazione che mi dava? e prova a soddisfarla altrove.
Un caro saluto
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Una relazione poco chiara, costituzionalmente ambigua, può creare confusione e dipendenza, come potrebbe essere in questo caso. E questo genere di rapporti reggono finché si mantiene questo labilissimo equilibrio, finché uno dei due non lo rompe.
Detto ciò, la sofferenza che ne deriva sarà altrettanto ambigua, perché si prova dolore, ma allo stesso tempo non ci si sente quasi in diritto di provarlo.
"Mantenere un buon rapporto"...questo potrai valutarlo solo tu strada facendo se sarà possibile. Quel che puoi fare ora è ridimensionare questa relazione, guardarla con gli occhi della realtà, e attribuirgli pian piano il giusto peso.
Ad ogni modo, varrebbe la pena approfondire i tuoi bisogni, magari proprio quelli che ti hanno spinto a entrare in questa relazione, e quello che tu stessa hai messo in questa relazione, e le motivazioni per cui ora hai difficoltà ad accettare che questo rapporto cambi in qualche modo. Guardarsi e conoscersi è un'ottima strategia per imparare a non ricadere in comportamenti che abbiamo già scoperto essere negativi per noi stessi.
Dott.ssa Silvia Ferraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
in situazioni come questa, può essere utile riconoscere che il legame che prova non è solo fisico o platonico, ma anche legato a dei bisogni emotivi: sentirsi pensata, cercata, considerata. In questo momento può esser utile per lei osservare i pensieri senza agire immediatamente su di essi.
Non si tratta di spegnere ciò che sente, ma di non alimentarlo con aspettative o contatti continui.
Se nota che il pensiero diventa molto intrusivo o difficile da gestire, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere più a fondo le ragioni che la portano a sentirsi legata a persone emotivamente non disponibili.
Rimango a disposizione,
un caro saluto
dott.ssa Silvia Ferraro
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Capisco perfettamente la difficoltà e la confusione che sta provando. È un'esperienza molto comune trovarsi in situazioni in cui la mente sa cosa è giusto, ma il cuore e le emozioni spingono in un'altra direzione. Cominci con l'accettare le emozioni.
Dia un nome a ciò che prova: la prima cosa da fare è riconoscere che è del tutto normale sentire la sua mancanza. Non deve giudicarsi per questo. Dia un nome a queste sensazioni: "Mi manca la sua presenza", "mi manca la sensazione di essere stuzzicata". Riconoscere queste emozioni senza giudicarle è il primo passo per gestirle.
Cerchi anche di esplorare il bisogno nascosto dietro il pensiero: "Vorrei che mi scrivesse anche solo un 'come va tutto bene'..." Spesso, dietro a un pensiero come questo, si nasconde un bisogno più profondo: il bisogno di sentirsi desiderata, apprezzata o importante. Ricevere le sue attenzioni la faceva sentire bene. Si chieda: "Come posso soddisfare questo bisogno in altri modi, senza dipendere da lui?" Magari dedicandosi ad una passione che stimoli la sua creatività e il suo interesse (per es. l'arte, lo sport, la cucina, i viaggi), meglio se condiviso con altre persone; può uscire con le amiche, o concentrarsi su un progetto che le sta a cuore.
Inoltre, provi ad analizzare la situazione con lucidità: lei ha descritto la relazione come un "flirt platonico" con una chiara attrazione fisica. L'attrazione, anche se non consumata, crea un legame forte. La distanza che lui sta creando è il modo per gestire questa situazione e per evitare che le cose si complichino. La sua distanza, per quanto dolorosa, potrebbe essere la prova che sta prendendo sul serio la decisione di chiudere, anche per evitare di soffrire voi e far soffrire altri.
A volte, la mancanza di una persona è un segnale che c'è uno spazio vuoto nella nostra vita che quella persona occupava. Che si trattasse di sentirsi desiderata, di avere un momento di leggerezza o semplicemente di avere qualcuno con cui parlare, quella "relazione" riempiva un vuoto, una solitudine. Provi a riempire quello spazio con nuove attività o relazioni che sviluppino al meglio la sua identità, il suo pieno Sé.
La sua intelligenza emotiva si vede nel fatto che ha già compreso la situazione. Il prossimo passo è unire la comprensione razionale all'accettazione emotiva. Non è facile, ma è possibile. Buona fortuna
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, capisco bene quanto possa essere complesso, sul piano emotivo, distaccarsi da un legame che, pur non essendo mai sfociato in una relazione fisica, ha comunque attivato dinamiche di attrazione e connessione emotiva. Anche nei rapporti “platonici”, soprattutto se accompagnati da una componente di intimità e complicità, si possono creare legami che lasciano un senso di vuoto quando vengono meno o cambiano forma.

Lei sembra avere già una buona consapevolezza della situazione: riconosce che la distanza è utile per ridurre l’attrazione e dare spazio a un rapporto eventualmente più equilibrato. Tuttavia, sapere razionalmente ciò che è giusto non rende automaticamente facile la gestione delle emozioni. Il desiderio che lui le scriva, anche solo con un messaggio breve, è comprensibile e rientra nel bisogno umano di conferma e vicinanza.

Accettare realmente questa nuova fase significa, in parte, tollerare il disagio dell’assenza senza cercare di colmarlo immediatamente. Può essere utile spostare il focus su di sé, dedicando più energie a relazioni e attività che la nutrono emotivamente in modo sano, così da non far dipendere la sua serenità da un contatto che, per circostanze e natura, non può essere continuativo. Col tempo, il bisogno di ricevere quei messaggi tenderà a ridursi, non tanto perché non avrà più importanza per lei, ma perché sarà meno centrale nella sua vita emotiva.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è una dinamica emotiva molto comune quando si è coinvolti in una relazione, anche solo platonica, che ha però attivato sentimenti, abitudini e aspettative. La mente tende a legarsi non solo alla persona, ma anche alla routine di contatti, ai messaggi, a quelle piccole attenzioni che diventano parte della quotidianità. Quando queste mancano, il cervello percepisce una sorta di “vuoto” e può viverlo quasi come un’astinenza emotiva, portando a pensieri ricorrenti e al desiderio di riprendere quel filo, anche sapendo che non sarebbe costruttivo. È importante riconoscere che non è tanto la persona in sé a mancarle, ma il ruolo che quella persona e quella comunicazione avevano nel darle una sensazione di connessione e gratificazione. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, uno degli aspetti centrali è imparare a tollerare il disagio che deriva dall’assenza di contatto, senza agire immediatamente per colmarlo. Questo significa riconoscere il pensiero “vorrei che mi scrivesse” e osservare le emozioni che si attivano, senza giudicarle e senza necessariamente rispondere al bisogno nell’immediato. Con il tempo, questo processo permette di ridurre la forza dell’associazione tra il pensiero e l’azione, e di far calare l’intensità emotiva legata alla persona. Può essere utile anche lavorare sul concetto di rinforzo: ogni volta che si cede alla tentazione di cercarlo o di sperare in un suo messaggio, si alimenta un meccanismo che prolunga il legame emotivo. Al contrario, investire energie in nuove attività, relazioni e interessi, anche se inizialmente non danno la stessa gratificazione, contribuisce a ristrutturare le abitudini mentali e affettive. Accettare che una parte di lei continuerà per un po’ a sentire quella mancanza, senza viverla come una debolezza ma come un passaggio naturale, è già un passo importante verso il cambiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno gentile utente. Grazie di aver condiviso in questo spazio la sua esperienza. La situazione è molto complicata in quanto probabilmente si è accorta di volere più dell'amicizia da un uomo sposato e la cosa la fa soffrire in quanto il suo amico non può darle le attenzioni che tanto desidera in quanto impegnato. Tra amici ci si sente solo saltuariamente e non si sente il desiderio di un qualcosa di più. Quando lei scrive che vorrebbe che la scrivesse anche solo un "come va, tutto bene?" è sufficiente a comprendere che sta iniziando a sentire qualcosa che vada oltre l'amicizia. La cosa la fa stare sempre peggio. Mi domando quanto lei pensa che ne valga la pena continuare a farsi del male in questo modo? Vale la pena soffrire così tanto? Sarebbe utile approfondire la questione secondo me. Se vuole può scrivermi e approfondiremo insieme l'argomento. Le auguro un buon ferragosto.

Dott.ssa Angela Atlante
Dott.ssa Eleonora Barucci
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Salve, la ringrazio per aver condiviso con sincerità ciò che sta provando. Quello che sta vivendo è comprensibile. Anche se razionalmente è consapevole che questo tipo di relazione non è funzionale per lei, è normale che a livello emotivo ci sia ancora un forte attaccamento.
Questi segnali possono indicare la presenza di bisogni affettivi e relazionali più profondi, che meritano attenzione. Esplorare i pensieri e le emozioni associati a questo rapporto potrebbe aiutarla a comprendere meglio i propri schemi relazionali.
Il legame che ha descritto ha avuto un significato per lei ed interromperlo o accettare che stia cambiando può generare sentimenti di mancanza o confusione.
Potrebbe essere utile lavorare su strumenti di autoregolazione emotiva per la gestione di momenti difficili e sulla costruzione di risorse interiori per affrontare la distanza e la trasformazione di questo legame. È un percorso che richiede tempo e gentilezza verso se stessi. Lei ha già fatto un passo importante mettendo a fuoco questi vissuti.
Dott.ssa Sara Rocco
Psicologo, Psicologo clinico
Ossi
Buongiorno, non tutte le persone si comportano come noi vorremmo, non possiamo sapere cosa succede o cosa passa nella testa degli altri. Il coinvolgimento sentimentale, alle volte è al di fuori della nostra portata, perciò non si giudichi per provare dei sentimenti.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Sara Rocco
Dott.ssa Tania Zedda
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. È evidente che tu abbia riflettuto molto sulla situazione e che ti renda conto dei meccanismi che ti portano a vivere ancora un legame emotivo con questa persona, anche se razionalmente sai che non è ciò che desideri davvero. Questo è già un passo importante: la consapevolezza.
È naturale sentire la mancanza di qualcuno con cui si è avuto un’intesa, anche solo platonica. Il cervello tende a ricercare ciò che ci ha dato emozioni forti, anche quando sappiamo che non è sano o non ha prospettive. Per questo il distacco non è immediato: serve tempo e serve soprattutto imparare a tollerare quel vuoto senza riempirlo per forza.
Accettare che lui non abbia il tuo stesso bisogno di sentirsi in contatto non significa svalutarti, ma riconoscere che ognuno vive le relazioni in modo diverso. Probabilmente per lui l’amicizia non richiede messaggi costanti, mentre per te la distanza attiva pensieri e paure. Allenarti a spostare il focus su di te, sulle tue giornate, sulle tue relazioni reali, può aiutarti a non restare bloccata nell’attesa di un suo segnale.
Non è semplice, ma puoi provare a lavorare su due livelli:
- Accettare il desiderio: riconoscere che ti piacerebbe ricevere quel “come va?” e che è normale sentirlo. Non c’è nulla di sbagliato in questo.
- Scegliere il comportamento: ricordarti che, anche se ti manca, tornare a cercarlo o ricadere in dinamiche che ti fanno stare male non porterà ciò che desideri davvero.
Con il tempo vedrai che l’intensità di questa mancanza si ridurrà, soprattutto se impari a riempire quello spazio con altro che nutra davvero te stessa.
È normale sentire nostalgia e desiderio di contatto, anche dopo aver chiuso una relazione consapevole. Per non ricadere in comportamenti che sai essere negativi, prova a osservare i tuoi sentimenti senza giudizio e a distinguere tra desiderio momentaneo e bisogno reale. Dedica tempo a te stessa, ai tuoi hobby e alle persone che ti fanno stare bene, e ricorda i motivi per cui avete scelto di chiudere il rapporto. Accettare la distanza significa permettere ai sentimenti e all’attrazione di affievolirsi naturalmente, senza forzare nulla e rispettando i tuoi confini.
Un caro Saluto,
Dott. Silvia Falqui
Grazie per la condivisione! Emozioni importanti sono difficili da lasciar andare e quando vengono a mancare lasciano inevitabilmente un vuoto. Può essere utile chiedersi perché avevamo bisogno proprio di queste emozioni e cosa ci raccontano di noi. Spesso ci ancoriamo a esperienze così intense perché parlano di nostri desideri profondi. Da tutto questo, anche dalle emozioni che abbiamo vissuto, possiamo portarci via la possibilità di conoscerci meglio
Dott.ssa Silvia Stevelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
quando un legame, ci ha dato attenzioni e sensazioni piacevoli, interromperlo o viverlo in una forma diversa può generare vuoto, nostalgia e il desiderio che l’altro continui a esserci, anche solo con un piccolo gesto. La cosa importante è non giudicarsi per questi sentimenti, il fatto che le manchi non significa debolezza, ma che questa relazione ha toccato qualcosa di significativo per lei. Spesso in queste situazioni non è tanto la persona specifica a mancare, ma alcune volte manca il modo in cui ci si sentite dentro quel legame. Accettare davvero la distanza significa riconoscere che quel bisogno di sentirsi confermata e pensata può trovare altri canali, forse più liberi e meno dolorosi. In questo senso, più che sforzarsi di non pensare a lui, può essere utile chiedersi: cosa le manca esattamente? quale parte di lei si sente in attesa di quel messaggio?
Sarebbe importante approfondire questi vissuti in uno spazio di ascolto psicologico che possa aiutarla non solo ad accettare la chiusura, ma anche a comprendere meglio quali bisogni affettivi ha portato in quella relazione e come prendersene cura in modo più sano e appagante.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi è un conflitto molto comune: da una parte sai bene che quella relazione, anche solo platonica, non può portarti dove vorresti e che mantenere le distanze è più sano; dall’altra parte ti manca l’attenzione, il contatto, quella sensazione di sentirti cercata. Non è tanto la persona in sé a mancarti, quanto il bisogno che soddisfaceva: sentirti desiderata, vista, al centro di uno scambio che ti dava emozione.

Accettare questa distanza significa riconoscere due cose. La prima è che lui ha dei limiti inevitabili: essendo sposato, la sua priorità non sarà mai il rapporto con te. Per questo non puoi aspettarti la stessa costanza o presenza che avresti in un legame libero. La seconda è che il bisogno di sentirti cercata e rassicurata è tuo, e non dipende da lui: più lo deleghi a lui, più ti sentirai in balia dei suoi silenzi.

Per non ricadere in comportamenti che sai essere negativi, può aiutarti cambiare prospettiva. Invece di chiederti “perché non mi scrive?” prova a chiederti “che cosa sto cercando da lui che potrei darmi da sola o ricevere in altri modi?”. Può essere l’attenzione, la conferma, il senso di leggerezza. Se trovi altre fonti sane per nutrire quei bisogni (amicizie, attività che ti fanno sentire viva, relazioni più libere), il legame con lui diventerà meno centrale e meno difficile da gestire.

Ti sarà utile anche normalizzare la mancanza: è normale che ci siano momenti in cui ti viene voglia di sentirlo. Ma non significa che tu debba agire ogni volta su quell’impulso. Quando lo riconosci come un bisogno passeggero e non come un’urgenza assoluta, la sua forza si riduce.

In pratica, accettare vuol dire dirti: “Mi manca, ma so che è naturale. So anche che non può darmi quello che cerco davvero, quindi scelgo di non legare la mia serenità a un suo messaggio.” È un lavoro interiore, fatto di piccoli passi, ma ogni volta che resisti all’impulso rafforzi la tua libertà.

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, a volte quelli che sembrano rapporti solo di attrazione fisica alla fine diventano anche abitudini quotidiane che se mancano si sentono. Non ci sono risposte giuste ma credo sia importante capire cosa vuoi da questo incontro perchè se è l'amicizia la parte fisica dovrebbe non esserci (anche se è solo attrazione), se invece è il gioco che vi piace è un altro discorso. Per quanto riguarda lui l'ipotesi potrebbe essere che il distacco per lui sia necessario per non cedere e rischiare di rovinare la sua vita ma lo sa solo lui. Il vostro rapporto è sicuramente confusivo e per prima cosa farei chiarezza con me stessa e successivamente puoi provare a parlargliene.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Letizia Turchetto
Psicologo, Psicologo clinico
Ponte di Piave
Gentile Utente, buongiorno. Grazie per aver scelto di aprirsi in questo messaggio. Posso immaginare la difficoltà della dinamica e la fatica di cui parla.
Il fatto che non ci sia stato nulla da una punto di vista fisico, poco impatta sul nostro pensiero che, come vede, prosegue autonomamente nel dimostrarle il bisogno di vicinanza dell'altra persona. Ciò dimostra che, nonostante il vostro legame si sia sviluppato mantenendo alcune dinamiche di distanza, ha comunque gratificato in qualche modo ciò che andava cercando, e soddisfatto alcune sue necessità.
Dal suo messaggio colgo che da un punto di vista razionale ha ben chiaro quale strada seguire, mentre la dimensione emotiva fatica un po' ad integrare quella che è la situazione attuale. Questo è un passaggio importante, ed è grazie a questa sua chiarezza di pensiero che possiamo identificare un percorso possibile, ovvero mantenendo una certa distanza, cosa che la aiuterebbe a gestire l'attrazione, e a recuperare un certo equilibrio nella relazione. A tal fine, accogliere una temporanea fase di disagio, senza tentare di risolverlo immediatamente può sembrare complicato, ma è una strada possibile. In merito a ciò, vi sono alcune strategie che possono tornarle utili per gestire in modo sano tale passaggio, come scegliere delle attività che le piacciono e dedicando del tempo e uno spazio e a sè.
Per quanto delicata sia la dimensione emotiva in questo momento, consideri che il nostro Sè è costituito da molto altro rispetto alla propensione verso questa persona, e coltivare anche altri interessi e affetti le può dare molto in questo momento.
Aggiungiamo anche un altro fattore importante, ovvero l'autocompassione, l'accettare che possiamo dedicarci la stessa pazienza e le stesse opportunità che concederemo al nostro miglior amico.
Sono questi tutti elementi importanti per aiutarla in questa fase di passaggio ad allentare la propensione verso questa persona nel modo più sereno e disteso e meno faticoso nel tempo.
Resto a disposizione qualora volesse approfondire e dedicarsi uno spazio per lasciar decantare cosa porta con sè in questo momento, i suoi bisogni e la sua dimensione emotiva. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Dott.ssa Giulia Raiano
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno
Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Quello che racconti è estremamente umano e comprensibile, e non c'è nulla di "sbagliato" in te per provare nostalgia o attaccamento, anche verso una relazione che sai non essere del tutto sana o realizzabile.

Quando dici "so che è giusto", stai usando la testa, la parte razionale che riconosce i limiti e la realtà della situazione. Ma dentro di te, c'è anche una parte emotiva, più istintiva, che ha sperimentato attenzione, complicità, stimolazione, forse anche un senso di essere vista e desiderata — e questa parte non smette così facilmente.

Ti manca non solo lui, ma ciò che lui rappresentava per te: la connessione, il gioco, la leggerezza, forse anche un senso di sentirti viva o scelta. Quando lui sparisce, si riattiva quel senso di vuoto, e con esso la voglia di colmare quel silenzio.
La domanda che fai — "come faccio però ad accettare nell'effettivo questa cosa?" — è importantissima. La risposta non sta nel forzarti a smettere di sentire, ma nel imparare a tollerare il vuoto senza subito cercare di riempirlo. È un processo.
Il fatto che tu lo pensi o desideri ancora che ti scriva non significa che tu stia ricadendo in un errore. Significa solo che il tuo sistema affettivo si sta ancora regolando. Dare un nome a ciò che senti ("mi sento trascurata", "vorrei essere cercata") può già aiutarti a creare un piccolo spazio tra l’impulso e l’azione.
Accettare non vuol dire dirsi "va tutto bene" quando dentro senti una fitta. Vuol dire lasciare che la fitta esista, senza dover subito agire. È uno stato attivo, non passivo: “Sento che mi manca, ma scelgo di non cercarlo adesso. Posso restare con questa mancanza. So che passerà”.
A volte ci manca una persona, ma più spesso ci manca la sensazione che provavamo con quella persona. Cerca di distinguere: ti manca lui o ti manca sentirti desiderata, leggera, vista? Quella sensazione puoi coltivarla anche altrove, anche dentro di te.
Le ricadute non sono fallimenti

Se ti ritrovi a pensare a lui o a scrivergli, non vuol dire che hai fallito. Significa che sei dentro un processo. La crescita non è lineare. Piuttosto che giudicarti, puoi essere curiosa: “Perché oggi ho sentito più bisogno del solito? Cos’è successo dentro o fuori di me?”
Se vorrai approfondire il discorso resto a disposizione.
Buona giornata
Dott.ssa Giulia Raiano
Dott.ssa Mariachiara Clerici
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
queste dinamiche spesso vanno ad innescare un principio di dipendenza a stampo affettivo. Sarebbe utile lavorare insieme ad una terapeuta su questo aspetto, andando a comprendere il vuoto sottostante. Non si deve spaventare, ma cercare di affrontare la situazione comprendendone i meccanismi di funzionamento!

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