Come posso definire la paura patologica di mia figlia di non aver preso la pillola?la prende davanti
Come posso definire la paura patologica di mia figlia di non aver preso la pillola?la prende davanti allo specchio vive nell ansia continua di non averla presa controllando in continuazione il blister più volte al giorno. IL PROBLEMA È CHE spesso ne prende un altra quando la sua convinzione la terrorizza e così va a finire che ne assume più del dovuto.sono preoccupata.le ho detto più volte di rivolgersi per un percorso,ha bisogno di aiuto ma lo ha sempre rifiutato.la cosa comincia veramente a preoccuparmi
25 risposte
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Sarebbe opportuno, a mio avviso, indagare i vissuti emotivi e pensieri di sua figlia in merito alla minaccia temuta di non poter prendere la pillola. Ritengo comunque fondamentale che la ragazza intraprenda un percorso psicologico al fine di indagare le cause, origini ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi onde evitare che la situazione si irrigidisca e possa portare all'instaurarsi di una sintomatologia ossessiva. Cordialmente, dott. FDL
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Salve, l'unica cosa che può fare è quella di consigliare a sua figlia di intraprendere un percorso di psicoterapia. Buona serata. Dott. Fiori
Gentile Signora sulla base delle sue indicazione si può ritenere utile che sua figlia chieda un consulto con uno specialista che in questo caso è uno psicoterapeuta. Ovviamente se sua figlia è maggiorenne lei come madre può solo parlare con sua figlia di questa possibilità. In ogni caso può solo in modo molto gentile e amorevole rappresentare la sua preoccupazione per questo stato di disagio ma le ripeto gli adulti hanno diritto di scegliere anche se sono figli. Un cordiale saluto
Capisco bene la sua preoccupazione. Dalla sua descrizione sembrerebbe essere un comportamento ossessivo. Sarebbe importante che sua figlia potesse avere uno spazio per analizzare meglio la situazione. Può essere utile spiegarle che potrebbe fare anche solo un primo colloquio mirato all'episodio specifico per capire insieme a un esperto se effettivamente è necessario affrontare il tema in un percorso. Spero di esserle stata d'aiuto.
Gentile signora, certamente questo tipo di comportamento da parte di sua figlia la può spaventare e, come le hanno suggerito anche i colleghi, può provare a proporre a sua figlia la possibilità di chiedere anche solo una consulenza con uno specialista. D'altra parte a volte può essere difficile comunicare con i figli soprattutto un messaggio come questo e potrebbe lei stessa prenotare un incontro con uno psicologo prendendosi uno spazio per spiegare meglio la situazione ed eventualmente vedere se c'è la possibilità di intervenire. Saluti
Salve, le sue preoccupazioni sono comprensibili. La questione, però, è che è difficile capire esattamente cosa stia accadendo dai pochi elementi che descrive. Forse bisognerebbe risalire alle motivazioni che rendono sua figlia così preoccupata rispetto all'assunzione o meno della pillola, come dice. Ha provato a chiedere a sua figlia in merito? Dovrebbe forse aggiungere altri elementi, se vuole anche scrivendo privatamente. La saluto cordialmente, Marina Montuori
Gentile Signora, comprendo la sua preoccupazione; tuttavia non può che cercare di guardare sua figlia con fiducia e non solo con apprensione. Può suggerire un percorso di terapia che certamente potrebbe essere di aiuto ma di più non può fare.
Buongiorno, capisco che sia preoccupata per sua figlia. Probabilmente sarebbe importante che la ragazza facesse un percorso per riconoscere le motivazioni di questo atteggiamento, ma è solo sua figlia che deve decidere se, come e quando chiedere aiuto. Lei può, se ne sente la necessità, contattare uno psicologo con cui confrontarsi e comprendere in che modo può aiutare la ragazza in questi momenti e nello stesso tempo capire meglio il problema. A disposizione, un caro saluto, dott.ssa Michela solia
Buongiorno, è comprensibile la sua preoccupazione. Potrebbe suggerire a sua figlia un percorso psicologico che l'aiuti a prendere consapevolezza delle motivazioni alla base del suo atteggiamento, soprattutto perché, da quanto lei ha descritto, la mente corre il rischio di costruire una trappola in cui rimane imprigionata (mi riferisco al disturbo ossessivo-compulsivo), dove si possono osservare certe «regolarità» nelle azioni, nel caso di sua figlia il dubbio innesca il bisogno di risposte rassicuranti (ripetitive). A disposizione per eventuali chiarimenti o per una consulenza. dott.ssa Germi Sabrina
Buongiorno gentile signora, in modo semplicemente pratico, inizialmente, si potrebbe pensare di aiutare sua figlia nell'assunzione della pillola con il suo aiuto, segnando insieme quando è stata assunta. E' un' ipotesi di intervento pratico, ma possono essere pensati altri tipi di strategie calibrate alla vostra situazione specifica. Oltre a ciò potrebbe essere molto utile approfondire dal punto di vista psicologico, il vissuto di sua figlia attraverso la psicoterapia. Cordiali Saluti. Dott. Donato Scorza
Salve, non avendo informazioni su sua figlia se non il particolare che lei mette in evidenza non riesco ad esprimermi a riguardo. Invece le suggerisco un consulto per lei per valutare il suo stato d'animo e la possibilità di più opzioni di fronte a questa situazione. Saluti Massimiliano
Buongiorno, certamente potrebbe essere di aiuto per sua figlia poter parlare con un professionista. Al contempo se lo ritiene opportuno può contattare uno psicoterapeuta per comprendere i modi in cui lei stessa può essere di supporto a sua figlia, per elaborare le emozioni che questo le suscita in quanto madre e gestire al meglio la situazione.
Se sua figlia non vuole farsi aiutare da un terapeuta, provi lei a fare da “terapeuta” a sua figlia....ha di certo bisogno di un terreno fertile ed intimo in cui esplorare le sue angosce: lei è di certo una madre presente ed attenta, si faccia aiutare lei al fine di cercare con sua figlia un’apertura autentica....forza! Non si arrenda mai..
Buonasera. Credo sia un messaggio molto particolare, e che sua figlia stia esprimendo un disagio profondo attraverso questa preoccupazione. Per altro, si traduce in un comportamento non sano dal punto di vista medico, quando magari prende una "doppia pillola". Non ha lasciato molti elementi, vi sono molte cose importanti da indagare nel suo vissuto e nella sua storia di vita. Le consiglio vivamente un percorso psicologico. Sono a disposizione per una consulenza. Cordiali Saluti
Salve signora, lavoro soprattutto con adolescenti e posso dirle che se sua figlia non vuole intraprendere un percorso, non può certo costringerla. Quello che invece può fare, è parlare con lei, senza accontentarsi di prime risposte (quelle di fuga, per così dire..) e di provare ad ascoltare quali paure o preoccupazioni si celano dietro a questo comportamento. Mi chiedo se ha mai parlato con sua figlia di educazione sessuale ed in che modo. Spesso mi capita di confrontarmi con genitori che hanno paura ad affrontare certi argomenti con i propri figli. Se vuole può contattarmi. Cordiali saluti, Rosella Pettinari
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Comprendo la preoccupazione di una madre pere un comportamento che potrebbe portare a limitazioni per sua figlia. Le consiglio di tentare di far capire alla ragazza come questo suo atteggiamento la possa danneggiare in diverse situazioni, a fargli percepire di avere un problema perchè fino a che non lo sentirà tale non sentirà di avere bisogno di aiuto. Spero riesca nel suo intento di aiuto
Gentile signora, stando le cose così come le descrive, un campanello di allarme è opportuno che suoni. Mi rendo conto che lei ha la consapevolezza che sua figlia è in difficoltà, pertanto è preoccupata. Sua figlia ha la medesima consapevolezza? Se sua figlia non riconosce di avere una difficoltà, non chiederà aiuto: nessuno può essere aiutato se non lo ritiene necessario. Allora, questo è il mio consiglio per lei: proponga con dolcezza e fermezza a sua figlia un colloquio (basta anche solo uno di consulenza) con uno specialista (ed anche on line!). Sottolinei che solo lo specialista può stabilire se è un problema di cui preoccuparsi oppure no, nessun altro: e per fare questo basta un solo colloquio. Poi, tutto il resto verrà. Ma intanto avrà sentito il parere di un esperto e potrà decidere cosa fare. Si ricordi: se sua figlia è recalcitrante, le sottolinei di fare un solo colloquio di consulenza, uno solo! Tanti auguri! Dottoressa MG Fanciulli
Gentilissima, a quanto racconta, sembra che lei e sua figlia abbiate qualcosa in comune in questo momento: sembrate entrambe molto preoccupate, ma questa emozione può di certo avere sfumature e consapevolezze diverse in ognuna di voi. Mi chiedevo, leggendo la sua domanda, se sua figlia fosse minorenne o maggiorenne. Questo credo cambi molto la sua posizione in merito. Qualsiasi tipo di percorso lei abbia in mente, come le hanno già suggerito i colleghi in precedenza, necessita di una buona motivazione e forse sua figlia non ha ancora trovato la sua. Sua figlia esprime sicuramente un disagio a livello emotivo (mi chiedo tra l'altro se possa essere in qualche modo legato al motivo di questa specifica prescrizione farmacologica), ma anche la poca consapevolezza nei rischi e nei benefici nell'uso di questo farmaco: non terrei a mente solo il contatto con uno psicologo, ma anche un colloquio con il ginecologo che lo ha prescritto. Nel frattempo credo che lei abbia una grossa chance: la possibilità di dialogare con sua figlia accogliendo la sua difficoltà, non giudicando e non invadendo il suo vissuto. Sarebbe bello se attraverso il confronto, sua figlia riuscisse a trovare nuovi punti di vista sul suo agito e se lei riuscisse a comprendere con maggiore chiarezza i vissuti di sua figlia. Penso comunque che se sua figlia continuerà a mostrarsi contraria a questa difficoltà, può lei stessa cercare sostegno da un professionista, anche in merito alla relazione con questa ragazza. Non forzerei la ragazza a fare colloqui, potrebbe essere controproducente e potrebbe perdere di fiducia la vostra relazione, che invece mi sembra le sia utile per continuare a monitorare il suo stato di benessere psico-fisico. Resto a sua disposizione Cordiali Saluti Dott.ssa Di Martino Maira
Buonasera, immagino la preoccupazione che sente per sua figlia. Mi sento di consigliarle di riprovare a parlare con sua figlia per proporle un consulto psicologico per avere uno suo spazio di condivisione non solo del problema che lei riferisce. Inoltre potrebbe essere utile anche per lei rivolgere a uno psicoterapeuta per condividere la situazione in maniera approfondita e valutare assieme a un professionista come starle vicina al meglio. Un caro saluto Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Mariachiara Lombardelli
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Cara mamma, quello che descrivi nel comportamento di tua figlia sembra andare oltre una normale preoccupazione e assume i tratti di un disturbo d’ansia di tipo ossessivo-compulsivo, o comunque di una forma significativa di ansia da controllo. La paura di non aver assunto correttamente la pillola, il bisogno di verificarlo ripetutamente, il fatto che la prenda davanti allo specchio e che in preda al dubbio ne assuma un'altra… sono tutti segnali che ci parlano di un pensiero intrusivo e persistente, che genera comportamenti ripetitivi (come il controllo continuo del blister) nel tentativo di alleviare l’ansia. Il problema è che, come hai ben intuito tu, il meccanismo si autoalimenta: più controlla, più il dubbio si rafforza, e più la sua mente si convince che "non è abbastanza sicura", portandola a ripetere l’azione. Questo può diventare molto invalidante, sia dal punto di vista psicologico che fisico (soprattutto considerando che l’assunzione eccessiva della pillola può avere effetti collaterali). È molto significativo che tu abbia già colto il bisogno di aiuto professionale e che abbia cercato di incoraggiarla ad iniziare un percorso. Spesso, però, chi vive questo tipo di disagio fatica a riconoscerlo come un problema clinico oppure prova vergogna o paura a parlarne con qualcuno. Talvolta il rifiuto non è una vera negazione, ma una forma di difesa da ciò che si teme. Cosa puoi fare, concretamente? Continua a proporre l’aiuto, ma con empatia e senza pressione, offrendo ascolto più che soluzioni: ad esempio, puoi dirle "Ti vedo stanca, mi accorgo che questa cosa ti sta pesando… sai che ci sono professionisti che possono aiutarti davvero, anche solo per parlarne una volta e vedere come ti senti." Proponi un primo passo piccolo, come un colloquio informativo, magari anche online. A volte l’idea di “iniziare una terapia” sembra enorme, mentre una semplice conversazione può essere più accettabile. Se accetta, è importante che si rivolga a uno/a psicoterapeuta con esperienza nei disturbi d’ansia o ossessivo-compulsivi. In certi casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica, per considerare un eventuale supporto farmacologico, ma solo se indicato. Evita di rassicurarla continuamente o controllare con lei il blister, anche se la tua intenzione è quella di aiutarla: queste azioni, purtroppo, rinforzano il suo bisogno di controllo e mantengono attivo il meccanismo ossessivo. Cara mamma, fai benissimo a preoccuparti: il disagio di tua figlia è reale, e non è una questione di “debolezza” o “esagerazione”. Ma sappi anche che con il giusto aiuto, questo tipo di problema si può affrontare e migliorare sensibilmente. Resto a disposizione per supportarti se vuoi capire meglio come affrontare la comunicazione con lei, oppure per fornirti indicazioni su come cercare un professionista adatto. Un grande abbraccio di solidarietà, (La tua psicologa di riferimento)
Buongiorno, da ciò che descrive, sembra che sua figlia viva una forma di ansia ossessiva centrata sul controllo e sulla paura di commettere un errore con conseguenze gravi. Il rituale del verificare più volte il blister e il bisogno di assumere nuovamente la pillola appaiono come tentativi di ridurre un’angoscia che però, nel tempo, si alimenta proprio attraverso questi comportamenti di controllo. In questi casi un percorso psicologico è molto importante, perché permette di avvicinarsi gradualmente all’angoscia che sta dietro questi rituali, comprendendone il senso profondo e imparando a tollerarla senza doverla placare con nuovi controlli. È proprio in questo passaggio — dal tentativo di evitare l’ansia alla possibilità di sostenerla — che può iniziare un cambiamento reale.
Gentile Signora, capisco la sua preoccupazione. Quando si vede la propria figlia vivere in uno stato di ansia così intenso e ripetitivo, e soprattutto mettere in atto comportamenti che possono avere conseguenze concrete sulla salute, è naturale sentirsi allarmati e impotenti. Da come descrive la situazione, non sembra una semplice “distrazione” o una normale paura di aver dimenticato la pillola. Il bisogno di prenderla davanti allo specchio, controllare ripetutamente il blister durante la giornata e, soprattutto, arrivare ad assumerne un’altra per placare l’angoscia, fa pensare a un meccanismo ossessivo: un dubbio persistente che genera ansia e un comportamento ripetitivo messo in atto per ridurla. Il problema è che il sollievo è solo momentaneo, e il ciclo ricomincia, spesso ancora più forte. Non è una questione di volontà o di capriccio. Quando l’ansia arriva a questo livello, la persona non riesce semplicemente a “convincersi” che ha già preso la pillola: il dubbio diventa più potente della memoria. E più si cerca di rassicurarsi, più il dubbio si rafforza. La cosa importante è non trasformare questa dinamica in uno scontro. Se lei insiste e sua figlia si sente giudicata o forzata, potrebbe chiudersi ancora di più. Può invece provare a spostare il focus dalla pillola al suo stato emotivo: non tanto “devi farti curare perché prendi troppe pillole”, ma “vedo quanta ansia ti sta facendo vivere questa situazione, mi dispiace vederti così in tensione”. A volte accettare un aiuto diventa più possibile quando la persona si sente compresa, non corretta. Detto questo, la situazione merita attenzione anche dal punto di vista medico, perché l’assunzione ripetuta della pillola anticoncezionale oltre il dosaggio previsto può avere effetti collaterali. Potrebbe essere utile coinvolgere il medico curante o il ginecologo, non in modo allarmistico, ma come ulteriore tutela. Se sua figlia continua a rifiutare un percorso psicologico, può essere utile che intanto si confronti lei con un professionista. Questo non significa “aggirarla”, ma trovare strategie comunicative e comprendere meglio come muoversi senza alimentare il circolo dell’ansia. A volte è il cambiamento dell’ambiente relazionale a facilitare, nel tempo, l’apertura dell’altro. Il fatto che lei stia cercando di capire e non stia minimizzando è molto importante. L’ansia, anche quando assume forme rigide e ripetitive, è trattabile. Prima si interviene, più è facile interrompere il meccanismo. Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Susanna Brandolini
Salve, comprendo bene la sua preoccupazione. Da ciò che descrive, non sembra che sua figlia stia vivendo una semplice dimenticanza o una normale attenzione nei confronti dell'assunzione della pillola. Quello che colpisce è soprattutto il livello di ansia che accompagna questo pensiero, la necessità di controllare ripetutamente il blister, il bisogno di rassicurarsi più volte al giorno e il fatto che, nonostante le verifiche effettuate, il dubbio continui a ripresentarsi fino a spingerla talvolta ad assumere una seconda compressa. Quando una persona sente il bisogno di controllare ripetutamente qualcosa che ha già verificato e continua a non sentirsi tranquilla, spesso il problema non è più l'evento in sé, ma il rapporto che si crea con il dubbio. In altre parole, il disagio non nasce necessariamente dal fatto di aver dimenticato davvero la pillola, ma dall'incapacità di tollerare anche una minima possibilità di incertezza. La mente inizia allora a cercare continuamente conferme e rassicurazioni, ma queste ultime producono un sollievo solo temporaneo. Dopo poco il dubbio ritorna e il ciclo ricomincia. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, questo è un meccanismo che merita attenzione perché tende ad autoalimentarsi nel tempo. Più si controlla, più il cervello impara che quel controllo è necessario per sentirsi al sicuro. Di conseguenza, invece di ridursi, l'ansia può diventare sempre più presente e invasiva. Naturalmente non è possibile definire o etichettare una situazione attraverso un messaggio online, né sarebbe corretto attribuire significati diagnostici. Tuttavia, il comportamento che descrive suggerisce che sua figlia stia vivendo una sofferenza significativa, caratterizzata da pensieri persistenti, timori difficili da gestire e comportamenti ripetitivi messi in atto nel tentativo di ridurre l'ansia. Un aspetto importante è che, molto probabilmente, sua figlia non sceglie volontariamente di comportarsi in questo modo. Spesso chi vive queste situazioni si rende conto che le proprie paure possono apparire eccessive agli occhi degli altri, ma allo stesso tempo le percepisce come estremamente reali e minacciose. Questo può portare a sentirsi incompresi, giudicati o persino in colpa, rendendo ancora più difficile accettare l'idea di chiedere aiuto. Per questo motivo potrebbe essere utile continuare a parlarle con comprensione e senza minimizzare il suo disagio. Frasi come "non pensarci" oppure "hai già controllato" spesso nascono dalle migliori intenzioni, ma raramente riescono a ridurre il problema. Generalmente è più efficace riconoscere che la sua sofferenza è reale, pur aiutandola gradualmente a considerare la possibilità che il problema non sia la pillola in sé, ma il modo in cui il dubbio e l'ansia stanno prendendo sempre più spazio nella sua vita. Dal suo racconto emerge un elemento che merita particolare attenzione: il fatto che talvolta assuma una seconda pillola per calmare la paura. Questo suggerisce che l'ansia non si limita a essere un pensiero fastidioso, ma sta iniziando a influenzare concretamente i suoi comportamenti quotidiani. Quando accade questo, diventa ancora più importante cercare di comprendere cosa stia alimentando tale meccanismo. Mi sembra quindi ragionevole pensare che un percorso psicologico potrebbe rappresentare una risorsa preziosa. Non tanto perché esista una soluzione immediata, ma perché potrebbe aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di queste paure, il motivo per cui il dubbio diventa così potente e il modo in cui interrompere gradualmente il circolo tra ansia, controllo e rassicurazione. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, si occupa spesso proprio di queste dinamiche e può aiutare la persona a recuperare progressivamente un rapporto più sereno con l'incertezza. Capisco che sua figlia abbia finora rifiutato questa possibilità. Non è raro che accada. A volte il cambiamento inizia non quando qualcuno si convince immediatamente a chiedere aiuto, ma quando si sente accolto e compreso abbastanza da iniziare a interrogarsi sul proprio malessere. Continuare a mantenere un dialogo aperto, rispettoso e non giudicante può essere un passo importante. La sua preoccupazione appare comprensibile e nasce evidentemente dall'affetto e dall'attenzione che ha nei confronti di sua figlia. Il fatto che abbia deciso di chiedere un parere dimostra quanto tenga al suo benessere e quanto stia cercando di comprendere ciò che le sta accadendo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Domande simili
- ciao dottore, sono una studentessa fuori sede e nella mia casa ho una ragazza che soffre di disturbo
Salve dottori vi volevo chiedere come faccio a sapere se la mia serenità è autentica? Come faccio a
Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni , ma già da molto tempo ormai prendo farmaci e ho fatto terap
Salve dottori qualche due anni fa ho perso i miei genitori , sono riuscito quasi subito a tornare di
Salve dottori, vorrei esporvi un pensiero e chiedervi un consiglio/parere, sono una ragazza di 25 an
Cerchi ancora risposte? Fai una nuova domanda
Il tuo caso è simile? Questi professionisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.




















