Come capire se una relazione è finita o se c’è solo una crisi? Stiamo insieme da 10 anni, abbiamo en
Come capire se una relazione è finita o se c’è solo una crisi? Stiamo insieme da 10 anni, abbiamo entrambi alle spalle un matrimonio naufragato che ci ha lasciato due figli a testa, abbiamo iniziato questa nostra relazione senza grandi pretese e promesse scegliendo ogni giorno di stare insieme, questo modo di vivere la relazione ci ha portato avanti nel tempo senza fare progetti futuri, vivendo insieme quando ognuno di noi non ha i propri figli. Tutto era ok, c’era la voglia di stare insieme, prima tutti insieme poi piano piano solo noi due. Adesso non capisco, lui lo sento distante, siamo insieme ma non si parla, spesso assorbito dalla tv o dal telefono, lo vedo sorridere chattare senza coinvolgermi, a volte neanche mi sente che gli parlo o comunque non mi risponde. Abbiamo lo stesso hobby ma non sento più la sua gioia nel condividerlo, forse è una mia sensazione ma sembra che se ci sono o no non fa differenza. La sera ci troviamo a mangiare insieme ma lui sta sempre dietro ai cellulare, non ha iniziative in nulla, a casa sembra essere sempre un ospite, tra noi non si è mai parlato prima ma neanche ora di futuro. I nostri rapporti intimi sono cambiati e molto ridotti in frequenza. Lo sento tanto tanto distante, a volte passano giornate intere e neanche lo sento con un messaggio. Ho provato a dirgli tutte queste cose ma lui dice che nei suoi sentimenti nulla è cambiato nei miei confronti. Non so più cosa pensare. Grazie per i vostri consigli.
26 risposte
Buongiorno, credo che la sua confusione nasca soprattutto da una contraddizione difficile da sostenere: lui le dice che nei suoi sentimenti non è cambiato nulla, mentre lei percepisce che nella relazione sono cambiate molte cose. E ciò che sentiamo dentro una relazione merita di essere ascoltato, anche quando l'altro ci rassicura a parole. Non esiste un criterio preciso per distinguere una crisi dalla fine di un rapporto. Forse la differenza più importante sta nella disponibilità di entrambi a riconoscere la distanza e a interrogarsi su ciò che sta accadendo. Una crisi può diventare un'occasione di trasformazione se entrambi desiderano comprenderla; diventa molto più difficile quando uno dei due soffre e l'altro sostiene semplicemente che non ci sia alcun problema. Mi colpisce anche che racconti una relazione costruita per dieci anni molto sul presente, sullo “scegliersi ogni giorno”, senza parlare troppo del futuro. Forse proprio adesso potrebbe essere arrivato il momento di chiedervi non soltanto se vi amate ancora, ma che cosa desiderate essere l'uno per l'altra oggi. Più che cercare di capire se lui la ami attraverso il telefono, i messaggi o la frequenza dei rapporti, proverei a porgli una domanda più profonda: “Se i tuoi sentimenti non sono cambiati, come mai è cambiato così tanto il nostro modo di stare insieme?”. Perché talvolta una relazione non finisce quando scompare il sentimento, ma quando smettiamo di essere curiosi dell'altro e di prenderci cura dello spazio che esiste tra noi. Ed è proprio quello spazio che, da ciò che racconta, oggi sembra aver bisogno di essere guardato insieme.
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Buonasera, da quello che racconta, mi sembra che la sua domanda non riguardi soltanto il fatto che il suo compagno la ami ancora oppure no. Sembra esserci soprattutto una distanza tra ciò che lui le dice e ciò che Lei sta vivendo nella relazione. Lui le dice che i suoi sentimenti non sono cambiati, ma Lei racconta di sentirlo sempre più distante, poco presente, senza iniziativa e poco coinvolto nella vostra quotidianità. È comprensibile che questa situazione la porti a chiedersi: “Se mi ama ancora, perché mi sento così sola accanto a lui?” Una relazione può attraversare una crisi senza essere necessariamente finita. Ma perché una crisi possa essere affrontata, è importante che entrambi riescano a riconoscere che qualcosa non sta funzionando e abbiano la volontà di provare a occuparsene insieme. Per questo, forse, più che chiedersi soltanto “Mi ama ancora?”, potrebbe essere utile chiedersi: “C'è ancora, da parte di entrambi, il desiderio di costruire e vivere questa relazione?” Perché amare una persona e, allo stesso tempo, essere poco presenti nella relazione possono essere due cose che convivono. Credo sia importante anche non minimizzare ciò che Lei sente. Il fatto che il suo compagno dica che i suoi sentimenti non sono cambiati non rende meno reale la sua esperienza di solitudine, distanza e mancanza di condivisione. Potrebbe quindi essere utile spostare il confronto da “Mi ami ancora?” a qualcosa di più concreto: “Io oggi mi sento sola dentro questa relazione. Anche Lei percepisce questa distanza? E soprattutto, sente di avere ancora il desiderio di provare insieme a me a cambiare qualcosa?” La sua risposta, ma soprattutto la disponibilità concreta a mettersi in gioco, potrebbe aiutarla a comprendere molto più di una semplice rassicurazione sui sentimenti. E forse può esserci anche una domanda per Lei: se la relazione rimanesse esattamente così com'è oggi, sarebbe una relazione nella quale desidererebbe continuare a stare? Non è necessario avere subito una risposta né decidere se la relazione sia finita. Può essere, però, un modo per iniziare ad ascoltare non solo ciò che prova il suo compagno, ma anche ciò di cui Lei ha bisogno per sentirsi realmente dentro una relazione. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera, i segnali che lei elenca sicuramente, come lei ha già intuito non depongono afvora della vostra relazione o perlomeno è lei che è a disagio in questo comportamento di lui che sente cambiato. Lui da come lei riferisce non sembra avvertire alcun cambiamento. Lei scrive di aver tentato una comunicazione ma lui le rimanda che è tutto normale. La palla passa a lei, come si sente. Forse le può servire un perio di riflessione tramite una consulenza pscicologica che le può servire a farsi aiutare in questo spazio di riflessione per comprendere la strada migliore per lei. Se ritiene io sono disponibile anche online. Saluti Dario Martelli
Buongiorrno, dalle intenzioni che avete entrambe. La relazione possiamo ritenerla, come dicono alcune posizioni psicologiche, un terzo elemento che è più della somma dei singoli, ma senza il contributo intenzionale e attivo dei singoli nemmeno il tezo si dà. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno signora, capire se una relazione è davvero finita o se sta attraversando una crisi non è sempre possibile guardando soltanto quanto è diminuita la passione o quanto tempo si passa insieme. A volte una coppia entra semplicemente in una fase di distanza, abitudine o disinvestimento, che può essere attraversata e trasformata. Altre volte, però, quella distanza diventa il modo abituale di stare nella relazione. Nel suo racconto, più che chiedersi subito “mi ama ancora?”, mi soffermerei su un'altra domanda: che tipo di relazione stiamo vivendo oggi? Perché può anche essere vero che i suoi sentimenti non siano cambiati, come lui le dice, ma contemporaneamente lei può sentirsi trascurata, poco considerata e sola all'interno della coppia. C'è poi un elemento che mi sembra importante: per dieci anni avete scelto di vivere molto nel presente, senza costruire particolari progetti comuni. Forse oggi questa modalità non le basta più. E non significa necessariamente che la relazione sia finita: potrebbe significare che sono cambiate le sue esigenze e che è arrivato il momento di parlarne davvero. Proverei quindi a spostare la conversazione dal “mi ami ancora?” al “come vogliamo vivere questa relazione da oggi in poi?”. Non soltanto chiedendo cosa prova lui, ma raccontando con chiarezza ciò di cui lei sente la mancanza e chiedendogli se ha voglia di impegnarsi concretamente per ritrovare una dimensione di coppia. Perché una relazione non si valuta soltanto dai sentimenti che proviamo, ma anche da come scegliamo di esserci l'uno per l'altra. E se da soli non riuscite più a parlarne senza finire in un muro contro muro, anche un percorso di terapia di coppia potrebbe aiutarvi a capire se c'è ancora qualcosa da ricostruire oppure se siete semplicemente arrivati, insieme, alla fine di un percorso. In bocca al lupo!
Gentile Amica, capisco la sua preoccupazione, la vedo spesso nelle coppie che mi consultano. Spesso uno dei due coniugi sembra "inseguire" l'altro, mentre il secondo si "ritira". Ed è difficile avere fiducia che entrambi stanno proteggendo il loro legame da rischio di una rottura. Queste due posizioni si cristallizzano in un ciclo doloroso, fatto di accuse e difese. Ecco, la prima cosa che mi sento di consigliarle - oltre a verificare se c'è spazio per una consulenza di coppia - è iniziare a parlare a partire da sé. Invece che dire "ti vedo così, sei così, fai sempre così e così", provare a parlare di quello che pensiamo noi in prima persona. In questo modo, ad esempio, potrebbe parlare col suo compagno partendo da quello che lui fa, e chiarendogli come la fa sentire: "Quando ti vedo assorto nel cellulare a cena, ho paura che tu non mi voglia più accanto a te, e questo mi fa molto male". Sono condivisioni difficili, ma possono aprire la strada a una comunicazione più autentica. Per questo poco sopra le suggerivo una consulenza di coppia, perché è tanto importante aprirsi sentendosi al sicuro e protetti, sapendo che quello che ciascuno dice non diventerà un punto debole da colpire. con i migliori auguri, dr. Ventura
La domanda che si pone, crisi o fine?, è una delle più difficili a cui rispondere dall'interno di una relazione, proprio perché chi vive la situazione da dentro ha difficoltà a vederla con chiarezza. Riesco a comprendere come quello di cui parla (la distanza, l'assenza di iniziativa, la comunicazione ridotta, i cambiamenti nell'intimità) possano far nascere in Lei il timore che siano segnali che qualcosa è cambiato... è difficile dire se si tratti di una fase temporanea o di qualcosa di più profondo senza conoscere il quadro completo, ma una cosa che pare emergere dal Suo resoconto è che il tentativo di parlarne c'è stato, e la risposta di lui ("i miei sentimenti non sono cambiati") non sembra aver chiarito molto. A volte le coppie attraversano periodi di grande distanza che si possono attraversare e superare. Altre volte quella stessa distanza segnala qualcosa che si è modificato in modo più profondo. Capire in quale dei due casi ci si trova richiede spesso uno spazio dedicato, in cui entrambi possano esprimersi davvero senza timore del giudizio. Un percorso di supporto, anche individuale in un primo momento, potrebbe aiutarLa a fare chiarezza su cosa vuole Lei, indipendentemente da quello che deciderà lui.
Buongiorno, capire se una relazione sia finita o stia attraversando una crisi raramente dipende dalla presenza o assenza di un singolo segnale. Nel suo racconto, però, emerge chiaramente una cosa: lei si sente sempre più sola all'interno della coppia. Ci sono alcuni aspetti che credo possa essere utile mettere a fuoco. 1. I sentimenti e la relazione non sono esattamente la stessa cosa. Il suo compagno le dice che ciò che prova per lei non è cambiato, e può essere assolutamente sincero. Allo stesso tempo, lei descrive una progressiva riduzione della comunicazione, della condivisione, dell'intimità e dell'interesse reciproco. Si può voler bene a qualcuno e, contemporaneamente, smettere progressivamente di investire nella relazione. 2. Una crisi presuppone che esista ancora uno spazio per affrontarla insieme. Più che chiedersi continuamente “mi ama ancora?”, potrebbe osservare cosa accade quando prova a parlare della vostra distanza. Riesce ad ascoltarla? Riconosce almeno in parte il problema? È interessato a capire come state come coppia? È disponibile a provare concretamente a cambiare qualcosa? Sono soprattutto queste risposte a permettere di capire se esiste ancora uno spazio di lavoro comune. 3. Anche il vostro modo di costruire la relazione merita una riflessione. Per dieci anni avete scelto di stare insieme giorno per giorno, senza grandi progetti sul futuro. Questa modalità sembra aver funzionato a lungo e probabilmente ha avuto un significato importante anche considerando le vostre precedenti esperienze matrimoniali. Forse, però, oggi vale la pena chiedersi se ciò che è stato sufficiente per molti anni lo sia ancora. Le relazioni cambiano e, con loro, possono cambiare anche i bisogni delle persone che le vivono. 4. Proverei a spostare la conversazione dai sentimenti ai comportamenti. Invece di chiedergli soltanto cosa prova, potrebbe provare a raccontargli molto concretamente cosa sta vivendo: “Non sto mettendo in dubbio quello che dici di provare per me, ma io oggi nella nostra relazione mi sento sola e distante da te. Vorrei capire se anche tu vedi questa distanza e se desideri fare qualcosa insieme per ridurla”. La sua risposta, ma soprattutto ciò che accadrà successivamente, potrà darle informazioni importanti. Una relazione in crisi può certamente ritrovare vicinanza, ma difficilmente può farlo attraverso l'impegno di una persona sola. Forse quindi la domanda non è ancora “questa relazione è finita?”, ma “esiste ancora, da entrambe le parti, il desiderio di prendersene cura?”. È da lì che inizierei. Un caro saluto.
Capire se si tratta di una crisi o della fine di una relazione non è sempre semplice, soprattutto dopo dieci anni insieme e dopo una storia costruita, come la vostra, senza grandi promesse iniziali ma scegliendo di stare insieme giorno dopo giorno. Quello che descrive non indica necessariamente che i suoi sentimenti siano finiti. Tuttavia, è importante non fermarsi soltanto a ciò che il suo compagno afferma (“i miei sentimenti non sono cambiati”), ma osservare anche come la relazione viene concretamente vissuta. La distanza emotiva, la scarsa comunicazione, l'assenza di iniziativa e di momenti condivisi, il continuo ricorso a telefono e televisione e la significativa riduzione dell'intimità sono segnali che meritano attenzione, indipendentemente dal fatto che ci sia ancora amore. Una crisi, infatti, non significa necessariamente che l'amore sia terminato: può rappresentare un periodo di disconnessione, di abitudine, di difficoltà personali o di bisogni rimasti inespressi. Diventa però più preoccupante quando la distanza si stabilizza nel tempo e soprattutto quando manca la disponibilità di entrambi a riconoscere il problema e a cercare un modo diverso di stare nella relazione. Nel vostro caso emerge anche un aspetto importante: per dieci anni avete trovato un equilibrio evitando, forse, di confrontarvi davvero sul futuro della coppia. Questo assetto può aver funzionato finché entrambi lo avete sentito adeguato; oggi, però, potrebbe non rispondere più ai suoi bisogni. Potrebbe essere utile chiedersi non soltanto “mi ama ancora?”, ma anche: “Questa relazione, così com'è oggi, mi fa stare bene? Mi sento vista, ascoltata, scelta e coinvolta? E lui è disposto insieme a me a costruire un nuovo equilibrio?” Le suggerirei di provare ad affrontare il tema in un momento tranquillo, non durante un litigio, parlando soprattutto di ciò che prova senza accusare: “Mi sento sola e distante da te, e ho bisogno di capire se possiamo ritrovare una vicinanza che oggi non sento più”. L'obiettivo non dovrebbe essere ottenere una rassicurazione, ma aprire un confronto autentico su ciò che entrambi desiderate e siete disposti a fare. Anche il cambiamento della sessualità merita attenzione: non è necessariamente la causa della crisi, ma spesso rappresenta un indicatore della qualità della connessione emotiva e della presenza di eventuali difficoltà nella coppia. Non è quindi possibile stabilire dall'esterno se la vostra relazione sia “finita”. Ciò che sembra evidente, però, è che la relazione sta attraversando una fase di importante distanza e non andrebbe ignorata. Se da soli è difficile comprendere cosa stia accadendo e, soprattutto, cosa desideriate realmente per il futuro, può essere molto utile approfondire la situazione con uno specialista, anche attraverso un percorso di coppia, per fare chiarezza sui bisogni di entrambi e capire se esistono ancora le condizioni per ritrovare una relazione più presente e soddisfacente. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Non è possibile darle consigli ponderati per migliorare la situazione che descrive senza un'analisi più approfondita delle vostre situazioni personali, anche precedenti alla vostra relazione, e dei vostri rapporti attuali. Ritengo perciò che l'unico consiglio appropriato sia quello di recarsi da uno psicoterapeuta in coppia o anche da sola perché anche con un colloquio individuale si possono capire molte cose degli aspetti sopra menzionati. La Terapia Breve integrata strategico-gestaltica è molto indicata per i problemi di relazione. Sul sito a mio nome può trovare maggiori info sulla pagina relativa
Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con il suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buonasera, nel corso del tempo posso dirle che l'idea che ognuno ha della coppia cambia. Forse il suo compagno non la sta allontanando, forse col passar del tempo avete maturato due diverse idee di come si sta insieme ma non ne avete parlato. A volta si rimane agganciati ad un'idea passata della propria coppia e come si sente e vede che l'altro non la rispecchia ci si preoccupa. Provi a parlarne in questi termini, altrimenti alcune sedute di coppia possono sciogliere dubbi che se tenuti lì fanno star male. Le auguro il meglio. Buona giornata.
Buonasera, la sua domanda mi colpisce, non perchè sia una situazione rara, al contrario... Spesso ci si preoccupa dell'altro cercando a tutti i costi di capirlo in determinati momenti e situazioni e poco ci si concentra su noi stessi, per capire innanzitutto cosa stiamo vivendo noi in prima persona. E' un meccanismo automatico, ma se non ci facciamo caso rischiamo di orientarci con strumenti sbagliati che ci confondono ancora di più. Il mio consiglio è soffermarsi su di lei prima di tutto, sui suoi bisogni e desideri, capire se è un momento/crisi di passaggio della coppia o se i vostri obiettivi come persone individuali stanno cambiando e vi stanno spingendo nel prendere strade diverse. Spero di averle dato almeno qualche spunto di riflessione.
Buongiorno, penso che sia importante che lei dica al suo compagno che il suo comportamento non la fa stare bene. Prima di decidere se la storia è finita, dovrebbe fargli presente il suo disagio, quello che le manca. Se nei suoi sentimenti non è cambiato nulla, comunque il suo comportamento è cambiato e questo non rende la relazione come lei la vorrebbe. Dovete confrontarvi su questo e capire se lui è disposto a ritornare a mostrare interesse e vivacità nella storia. Se ha bisogno di un confronto, mi contatti anche online. Cordiali saluti
Buongiorno. Benché descriva un'esperienza affettiva attualmente insoddisfacente, purtroppo non è realisticamente possibile offrirle una risposta. Qualora questo stato di disorientamento e insoddisfazione persistesse, l'unico suggerimento che le si può dare è quello di rivolgersi ad uno specialista: attraverso un lavoro terapeutico potrebbe trovare le risposte per sé e che sta ora cercando di trovare chiedendo consigli qui. SG
Il quadro che illustra è sicuramente segno di una stanchezza relazionale magari dovuta a fattori contingenti, però non può attribuire il suo vissuto a entrambi. Le consiglio un percorso personale per capire come lei viva attualmente la sua relazione in modo da prendere le decisioni con consapevolezza di se stessi.
Buonasera, non mi sembra possibile concludere che la vostra relazione sia finita, ma certamente emerge una distanza che merita di essere presa sul serio. Dopo dieci anni è normale che una relazione possa perdere parte della spontaneità iniziale; diverso è quando viene meno progressivamente il sentirsi cercati, ascoltati, coinvolti nella vita dell’altro. Lei sembra soffrire non tanto della mancanza di grandi progetti, quanto della sensazione che la sua presenza o assenza faccia ormai poca differenza. Il fatto che il suo compagno dica che i sentimenti non sono cambiati è importante, ma in una relazione conta anche ciò che concretamente si riesce ancora a condividere e a costruire insieme. Proverei quindi a spostare il confronto su domande come “Ti accorgi della distanza che si è creata tra noi? Come stai dentro questa relazione? Ti manca qualcosa di come eravamo? Hai ancora desiderio di ritrovarci e sei disposto a fare qualcosa perché questo accada?”. Una crisi può diventare anche un'occasione di trasformazione se entrambi la riconoscono e desiderano affrontarla. Più preoccupante è trovarsi davanti a un'indifferenza stabile, nella quale uno dei due soffre e cerca un confronto mentre l'altro nega il problema e non mostra interesse a modificare la situazione.
Buongiorno, la sua domanda è importante, perché una relazione non finisce solo quando qualcuno dice apertamente: “non ti amo più”. A volte una relazione entra in crisi quando si sta insieme, ma non ci si incontra più davvero. Da quello che racconta, il problema non è un singolo episodio. È un insieme di segnali: lui distante, spesso assorbito dal telefono o dalla televisione, poco presente quando lei parla, poco coinvolto nelle attività condivise, senza iniziativa, meno partecipe anche sul piano dell’intimità. Lei dice una cosa molto significativa: “se ci sono o no non fa differenza”. Questa frase va ascoltata con attenzione, perché tocca il cuore del problema. In una relazione non basta esserci fisicamente. Bisogna anche sentirsi visti, scelti, cercati, riconosciuti. Lui le dice che nei sentimenti non è cambiato nulla. Può anche essere vero, ma una relazione non vive solo di ciò che viene dichiarato. Vive di presenza, parola, attenzione, desiderio, gesti quotidiani. Non possiamo vivere dentro una fotografia di dieci anni fa. Tutto si trasforma. Anche una relazione lunga va guardata nel presente: non per quello che è stata, ma per quello che oggi riesce ancora a far vivere. Forse una relazione resta più forte quando sappiamo che niente è scontato. La vita è presenza, non ricordo. Non basta dire “siamo stati bene”: bisogna vedere se oggi ci siamo ancora. Il cuore, spesso, manda segnali più forti della mente. La mente cerca spiegazioni, giustificazioni, speranze; il cuore invece sente se l’altro c’è o non c’è, se la presenza è viva o se è diventata abitudine. Nella tradizione buddhista si ricorda che tutto ciò che nasce cambia e tutto ciò che si unisce può separarsi. Questo non significa vivere senza amore o senza legami. Significa però ricordare che nessuna relazione resta viva solo perché è durata dieci anni. Resta viva se continua a essere abitata: con presenza, parola, desiderio, cura e attenzione. La domanda allora non è soltanto: “la relazione è finita?”. La domanda è: “questa relazione è ancora viva nel presente, oppure stiamo restando attaccati alla sua forma passata?”. Per capire se è una crisi o una fine, non basta chiedergli: “mi ami ancora?”. Serve osservare se c’è disponibilità reale a riaprire un dialogo, a modificare abitudini, a recuperare presenza, a proteggere uno spazio di coppia. La crisi si può attraversare quando entrambi la riconoscono. Diventa fine, spesso, quando uno soffre e l’altro minimizza. Provi a parlargli non accusandolo, ma dicendo chiaramente: “io così non mi sento più in relazione con te”. Da lì potrà capire se davanti ha una persona disposta a ritrovarla, oppure una persona che resta fisicamente presente ma emotivamente altrove. Dott. Francesco Paolo Coppola Psicologo e Psicoterapeuta
Gentile utente, è comprensibile che la distanza che percepisce nel suo compagno la porti a chiedersi se il vostro rapporto sia in crisi o se qualcosa sia cambiato più profondamente. Non è però possibile stabilirlo osservando soltanto alcuni comportamenti, soprattutto considerando che lui le riferisce di non percepire un cambiamento nei propri sentimenti. Più che cercare di capire se “la relazione è finita”, potrebbe essere utile provare a comprendere come state oggi nella relazione e se entrambi avete ancora il desiderio di incontrarvi e costruire una modalità di stare insieme che vi faccia sentire coinvolti. Anche il fatto che per dieci anni abbiate vissuto la coppia senza grandi progetti potrebbe essere qualcosa da interrogare alla luce dei vostri bisogni attuali. Cordiali saluti
Buongiorno. Da ciò che racconta non è possibile stabilire dall'esterno se la relazione sia finita o stia attraversando una crisi. Forse, però, la domanda più utile non è soltanto cosa provi lui, ma che cosa sta accadendo oggi nella relazione e come lei si sente al suo interno. Dieci anni sono una storia importante e, proprio perché avete costruito il vostro legame senza grandi progetti o promesse, potrebbe essere interessante interrogarsi su ciò che oggi è cambiato e su ciò che, invece, non è mai stato veramente affrontato tra voi. Un percorso di psicoanalisi potrebbe aiutarla a comprendere meglio il proprio vissuto, i bisogni che sente oggi e il significato che questa distanza ha assunto per lei, senza partire necessariamente dall'idea che la relazione debba finire. A volte, prima di decidere se restare o andare via, è importante riuscire a capire che cosa si desidera davvero e perché. Un saluto
Gentile utente, da quel che scrive penso sarebbe utile fare un percorso di coppia, che vi aiuti a capire dove siete e darvi una direzione futura. Buona scelta!
Buongiorno, la difficoltà che descrive è proprio quella di distinguere tra la fine di un sentimento e una fase di distanza che può attraversare una relazione nel tempo. Dopo dieci anni, soprattutto considerando la storia che avete costruito e il fatto che la vostra coppia sia nata senza grandi progetti prestabiliti, è possibile che qualcosa sia cambiato non necessariamente nei sentimenti, ma nel modo in cui oggi state vivendo la relazione. La presenza dei figli, le diverse fasi della vita e il passare degli anni possono modificare gli equilibri di una coppia. Quello che mi sembra importante, però, non è soltanto chiedersi “mi ama ancora?”, ma osservare come state insieme oggi. La distanza che descrive — il poco dialogo, la riduzione della condivisione, il telefono che sembra occupare lo spazio della relazione, la diminuzione dell'intimità e la mancanza di iniziativa — sembra aver creato una solitudine all'interno della coppia, indipendentemente da ciò che lui dice di provare. Il fatto che lui le dica che i suoi sentimenti non sono cambiati è certamente importante, ma non necessariamente risolve il problema: una relazione non è fatta soltanto di ciò che proviamo, ma anche di come riusciamo a esserci l'uno per l'altra. In un'ottica sistemico-relazionale, cercherei di comprendere che cosa è successo tra voi nel tempo: quando è iniziata questa distanza, come avete reagito entrambi, quali bisogni sono rimasti inespressi e quale significato ha per ciascuno di voi il vostro modo di stare insieme. Anche il fatto che per dieci anni abbiate scelto di non parlare del futuro potrebbe meritare una riflessione, perché forse racconta qualcosa del vostro modo di costruire e mantenere la coppia. Non è quindi detto che la relazione sia finita. Ma la sua sofferenza è un segnale da prendere sul serio. Più che cercare una risposta definitiva osservando i comportamenti di lui, potrebbe essere utile provare ad aprire con lui una conversazione diversa, non centrata sulla domanda “mi ami ancora?”, ma su “come stiamo nella nostra relazione e che cosa desideriamo farne?”. Un percorso di coppia potrebbe essere uno spazio prezioso proprio per questo: non necessariamente per salvare la relazione a tutti i costi, ma per comprendere insieme se esiste ancora uno spazio condiviso da cui ripartire e, eventualmente, come poterlo costruire.
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Gentile utente, capisco il suo dubbio: quando l’altro appare così distante è naturale chiedersi se siano cambiati i sentimenti. Però, da quello che racconta, non credo sia possibile stabilire semplicemente se la relazione sia “finita” o se si tratti di una crisi. C’è però un elemento importante: il suo partner le dice che i suoi sentimenti non sono cambiati, mentre lei sperimenta sempre meno presenza, condivisione e vicinanza. Questa discrepanza merita di essere ascoltata, senza dare per scontato che uno dei due abbia necessariamente ragione o torto. Forse più che chiedersi adesso “mi ama ancora?”, potrebbe essere utile provare a parlare di ciò che concretamente sta accadendo tra voi: quanto tempo condividete realmente, quanto vi cercate, quanto siete presenti l’uno per l’altra e che posto ha ancora la vostra relazione nella vita di entrambi. Anche il fatto che in dieci anni non abbiate mai parlato davvero del futuro può essere un aspetto da esplorare. Una crisi non si riconosce soltanto dalla presenza dei conflitti: anche la distanza e il progressivo disinvestimento dalla relazione possono essere segnali da non trascurare. Ma sono segnali su cui si può ancora lavorare, se entrambi riconoscono che qualcosa nella relazione non sta funzionando e sono disponibili a occuparsene.
Gentile, La ringrazio per la fiducia, la delicatezza e l'incredibile chiarezza con cui descrive una situazione che porta con sé un senso di solitudine e smarrimento davvero molto pesante. Sentirsi "trasparente" accanto alla persona con cui si condivide la vita da 10 anni avvertire che la sua presenza o la sua assenza non facciano differenza è una delle esperienze più dolorose che si possano provare all'interno di una coppia. La sua domanda "Come capire se una relazione è finita o se c'è solo una crisi?" merita una risposta strutturata e profonda: 1. Qual è la differenza clinica tra una "Crisi" e la "Fine"? Per capire a che punto vi trovate, occorre guardare non solo ai comportamenti di suo marito/partner, ma alla disponibilità della coppia al cambiamento: In una CRISI: Entrambi i partner avvertono che qualcosa non va, oppure uno dei due esprime sofferenza e l'altro accoglie il problema, mostrandosi preoccupato, ferito o disposto a mettersi in discussione per ritrovare l'intesa. In una crisi c'è ancora "energia", anche se conflittuale. Nel DISIMPEGNO EMOTIVO (Rischio di Fine): Uno dei due partner esprime sofferenza, mentre l'altro nega il problema, si chiude o minimizza ("Per me va tutto bene, nei miei sentimenti non è cambiato nulla"). Questo atteggiamento — in psicologia chiamato Stonewalling o disimpegno — crea un muro: chi sta male si sente non vista e l'altro continua a vivere la relazione come se fosse un "ospite" in un albergo, senza fare alcuno sforzo di riavvicinamento. 2. Il patto iniziale: la trappola del "Senza Progetti" Voi avete iniziato questa storia 10 anni fa con un patto molto preciso: uscivate entrambi dalle ferite di un matrimonio fallito ed avete scelto di stare insieme "giorno per giorno", senza fare progetti futuri. All'inizio questo patto vi ha protetto e vi ha regalato leggerezza. Tuttavia, con il passare degli anni, le relazioni hanno bisogno di evolvere ed approfondirsi. Mantenere per 10 anni la regola del "nessun progetto futuro" rischia involontariamente di trasformare la coppia in una convivenza parallela, in cui ci si adagia nella comoda routine senza curare più il desiderio, la complicità ed il progetto comune. 3. Lo Smartphone come "Silenziatore" dell'Intimità (Phubbing) Il fatto che lui stia continuamente al telefono, sorrida alle chat senza coinvolgerla e non la senta neppure quando gli parla non è una semplice distrazione: è un meccanismo di fuga dall'intimità. Rifugiarsi nello schermo permette di non affrontare il vuoto della conversazione e di non entrare in contatto con i problemi della coppia. Come uscire da questo stallo da oggi? Per capire se questa storia può essere salvata o se è giunta al termine, è necessario passare dalle "lamentele generali" ad un confronto di verità: 1. Cambiare la modalità del dialogo: Smetta di dirgli "Ti vedo distante" (risposta facile di lui: "Non è vero, per me è tutto uguale"). Provi a portargli il SUO bisogno ed i SUOI confini: "Rispettare i tuoi sentimenti è importante, ma io in questa relazione oggi non sono felice. Mi sento sola, avverto la mancanza di intimità e di dialogo e così non riesco più a stare. Ho bisogno di capire se tu hai voglia di lavorare insieme a me per ritrovare la nostra complicità o se dobbiamo prendere atto che la nostra storia si è trasformata." 2. Inserire regole di "Igiene Relazionale": Proponete momenti a "schermo spento" (es. la cena senza cellulari a tavola) per verificare se esiste ancora la capacità e la gioia di guardarsi negli occhi e parlarsi. 3. Osservare i Fatti, non le Parole: Non si accontenti delle rassicurazioni verbali ("Ti amo come prima"). Guardi le azioni: se dopo un discorso serio lui continua ad isolarsi sul telefono ed a non avere alcuna iniziativa, le sta dimostrando nei fatti che non è disposto a spendere energie per la coppia. L'opportunità di un percorso psicologico Comprendere se valga la pena lottare per una storia decennale o se sia il momento di lasciarla andare richiede una grande chiarezza interna. Un percorso di consultazione psicologica individuale (o una valutazione di coppia, se lui fosse disponibile) le permetterebbe di: Decodificare i reali bisogni della sua vita affettiva attuale; Liberarsi dalla sensazione d'impotenza e recuperare la sua centralità ed il suo valore; Prendere una decisione serena, consapevole e rispettosa della sua dignità di donna. Lei merita una relazione in cui non debba mendicare l'attenzione dell'altro per sentirsi viva e desiderata. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci
Forse la domanda non è soltanto se lui ti ami ancora, ma se il modo in cui vivete oggi questa relazione ti fa ancora sentire amata. Se i suoi sentimenti sono davvero immutati, cosa pensi gli impedisca di tradurli in presenza e condivisione? Potresti chiedergli se desidera ricostruire insieme la complicità di un tempo oppure se per lui questa distanza è diventata la nuova normalità. Non fermarti alle rassicurazioni: osserva se alle parole seguono piccoli cambiamenti concreti. A volte una relazione non finisce quando scompare l'amore, ma quando smettiamo di sentirci parte della vita dell'altro.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.











