ciao a tutti . vorrei parlarvi della mia situazione attuale e della mia vita in generale. scusatemi
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ciao a tutti . vorrei parlarvi della mia situazione attuale e della mia vita in generale. scusatemi se alcuni punti non saranno chiari , ma scriverò tutto di getto così come mi sento ( tante cose
messe insieme che mi buttano giù ). sono una ragazza di 19 anni e sto vivendo questo periodo con tanta confusione, ma mi sento allo stesso tempo molto bloccata. vabbè parto con il dire che mi sono maturata quest’anno e quindi a settembre non sono ritornata a scuola e non è che l’ho vissuta male , ma non avere più un posto sicuro, stare insieme ai mie compagni e soprattutto una routine mi è pesato molto . anche perché le persone a cui tenevo di più hanno scelto l’università fuori .alla fine a me piaceva andare a scuola. vabbè tuttavia io faccio l’università, anche se per il momento per questioni organizzative vado solo il venerdì ( forse per questo mi pesa il fatto della routine) e adesso arriviamo al dunque:io ho scelto psicologia, non è stata una scelta fatta a caso , ma ci pensavo già dal primo superiore e ho sempre pensato fosse il mio sogno . ad oggi però sono spaventata, ho paura che non sia la strada giusta per me e soprattutto mi sono posta questa domanda “faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno io di uno psicologo?”. questa domanda mi devasta. a parte tutti questi cambiamenti inevitabili della mia vita vorrei parlarvi anche della mia questione amorosa. io sono fidanzata da un anno con questo ragazzo. è nato tutto abbastanza per caso, non mi aspettavo di fidanzarmi proprio in quel momento della mia vita visto che ero uscita da una situazione traballante che mi ha fatto stare male con un altro ragazzo da anni ormai.(specifico che il ragazzo in questione poi non mi è mai piaciuto e non ho fatto chiodo schiaccia chiodo)è come se fosse stato il sole in mezzo alla tempesta. i primi mesi stavo benissimo , mi trattava bene e comunque mi faceva sentire amata anche con le sue particolarità caratteriali. nel mentre però sono successe alcune cose, come l’ex in mezzo , gli auguri che gli ha fatto al compleanno senza dirmelo . non mi ha mai parlato apertamente di questa sua storia e di come si è sentito lui a riguardo , anche perché anche se ci provo , quando stiamo insieme c’è più altro che grandi discorsi.Quando mi sono arrabbiata pe questo motivo se ne è uscito dicendo che lui subiva il mio dolore e se lo portava ma il suo sentirsi in colpa per cose che esplicitamente ha fatto non era un dolore condiviso . non so spiegarvi . nonostante ciò ho provato a mettere da parte l’orgoglio e provarmi a rifidare di lui. ultimamente però è come se lo sentissi più distante. vedo le mie amiche fidanzate che si vedono spesso con i loro ragazzi , noi invece in due settimane 4 volte ci siamo visti attualmente. anche solo 5 minuti non costano a nessuno. un’altra cosa è che mi sento veramente tanto vulnerabile, o perché comunque sono innamorata o non lo so. Grazie per i vostri pareri.
messe insieme che mi buttano giù ). sono una ragazza di 19 anni e sto vivendo questo periodo con tanta confusione, ma mi sento allo stesso tempo molto bloccata. vabbè parto con il dire che mi sono maturata quest’anno e quindi a settembre non sono ritornata a scuola e non è che l’ho vissuta male , ma non avere più un posto sicuro, stare insieme ai mie compagni e soprattutto una routine mi è pesato molto . anche perché le persone a cui tenevo di più hanno scelto l’università fuori .alla fine a me piaceva andare a scuola. vabbè tuttavia io faccio l’università, anche se per il momento per questioni organizzative vado solo il venerdì ( forse per questo mi pesa il fatto della routine) e adesso arriviamo al dunque:io ho scelto psicologia, non è stata una scelta fatta a caso , ma ci pensavo già dal primo superiore e ho sempre pensato fosse il mio sogno . ad oggi però sono spaventata, ho paura che non sia la strada giusta per me e soprattutto mi sono posta questa domanda “faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno io di uno psicologo?”. questa domanda mi devasta. a parte tutti questi cambiamenti inevitabili della mia vita vorrei parlarvi anche della mia questione amorosa. io sono fidanzata da un anno con questo ragazzo. è nato tutto abbastanza per caso, non mi aspettavo di fidanzarmi proprio in quel momento della mia vita visto che ero uscita da una situazione traballante che mi ha fatto stare male con un altro ragazzo da anni ormai.(specifico che il ragazzo in questione poi non mi è mai piaciuto e non ho fatto chiodo schiaccia chiodo)è come se fosse stato il sole in mezzo alla tempesta. i primi mesi stavo benissimo , mi trattava bene e comunque mi faceva sentire amata anche con le sue particolarità caratteriali. nel mentre però sono successe alcune cose, come l’ex in mezzo , gli auguri che gli ha fatto al compleanno senza dirmelo . non mi ha mai parlato apertamente di questa sua storia e di come si è sentito lui a riguardo , anche perché anche se ci provo , quando stiamo insieme c’è più altro che grandi discorsi.Quando mi sono arrabbiata pe questo motivo se ne è uscito dicendo che lui subiva il mio dolore e se lo portava ma il suo sentirsi in colpa per cose che esplicitamente ha fatto non era un dolore condiviso . non so spiegarvi . nonostante ciò ho provato a mettere da parte l’orgoglio e provarmi a rifidare di lui. ultimamente però è come se lo sentissi più distante. vedo le mie amiche fidanzate che si vedono spesso con i loro ragazzi , noi invece in due settimane 4 volte ci siamo visti attualmente. anche solo 5 minuti non costano a nessuno. un’altra cosa è che mi sento veramente tanto vulnerabile, o perché comunque sono innamorata o non lo so. Grazie per i vostri pareri.
Buongiorno.La fase che sta attraversando è indubbiamente densa di cambiamenti (l'università, i nuovi orari, nuove e vecchie relazioni che si trasformano), il che possono portare ad uno stato di generale confusione. Lei, oltre a porsi dei dubbi in merito a ciò che sta vivendo, si pone delle significative domande, il che sono una risorsa per Lei e per eventualmente iniziare un percorso di sostegno psicologico con un*professionist* che possa aiutarla a vedere quali emozioni sta vivendo e che significato più generale hanno nella sua vita. Un caro abbraccio.
Dott.ssa Eleonora Aiazzi
Dott.ssa Eleonora Aiazzi
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Sembra che in questo momento ci sia molto nella tua vita. Di sicuro iniziare un percorso con uno psicologo può essere positivo per molte delle difficoltà che stai affrontando: può farti chiarire il dubbio sulla tua scelta universitaria avendo modo di vedere cosa fa uno psicologo nel pratico, può permetterti di trovare una valvola di sfogo rispetto a questo momento molto impegnativo emotivamente e cognitivamente e può aiutarti a trovare strategie per vivere al meglio la tua vita sentimentale.
Cordialmente
Dottor Marchi FIlippo
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Dottor Marchi FIlippo
Buongiorno, grazie per esserti esposta, non dev'essere stato facile. Il passaggio che stai vivendo è molto importante e, allo stesso tempo, pieno di cambiamenti: lasciare la scuola, costruire una nuova routine, mettere in discussione le proprie scelte e gestire una relazione amorosa sono passaggi che possono facilmente far sentire smarriti. È normale provare confusione, paura o la sensazione di essere “bloccata”, significa semplicemente che stai cercando di capire chi sei e cosa vuoi davvero.
La domanda che ti sei posta (“mi piace psicologia o ho bisogno di uno psicologo?”) è in realtà molto più comune di quanto pensi. Spesso chi sceglie questo percorso lo fa anche per comprendere meglio se stesso, e questo non toglie valore alla scelta, anzi: può diventare una risorsa preziosa.
Per quanto riguarda la relazione, è importante ascoltare come ti senti dentro: la distanza, il bisogno di conferme e il timore di perderlo parlano del tuo bisogno di sicurezza. Prova a chiederti cosa ti fa stare bene nella relazione e cosa, invece, ti pesa. Questo può aiutarti a capire come muoverti, con rispetto verso te stessa e verso l’altro.
Datti tempo. Sei in una fase di costruzione, e la confusione non è un segnale di fallimento, ma di crescita
La domanda che ti sei posta (“mi piace psicologia o ho bisogno di uno psicologo?”) è in realtà molto più comune di quanto pensi. Spesso chi sceglie questo percorso lo fa anche per comprendere meglio se stesso, e questo non toglie valore alla scelta, anzi: può diventare una risorsa preziosa.
Per quanto riguarda la relazione, è importante ascoltare come ti senti dentro: la distanza, il bisogno di conferme e il timore di perderlo parlano del tuo bisogno di sicurezza. Prova a chiederti cosa ti fa stare bene nella relazione e cosa, invece, ti pesa. Questo può aiutarti a capire come muoverti, con rispetto verso te stessa e verso l’altro.
Datti tempo. Sei in una fase di costruzione, e la confusione non è un segnale di fallimento, ma di crescita
Cara ragazza di 19 anni,
chiedere aiuto è una competenza psicologica di base, forse la prima e più importante per la nostra salute. Rispondo volentieri alla tua richiesta, aiutandoti in quello che posso, rispetto a questa modalità di interazione.
Nella mia pratica intendo le emozioni come lo specchio dei bisogni e i pensieri come uno degli strumenti per capire attraverso quali azioni soddisfarli. Quello che mi arriva, leggendoti, è un bisogno di “posto sicuro”, dove “stare insieme” all’interno di una “routine”.
Hai appena iniziato un nuovo ciclo di studi, universitario, psicologia. Il suo significato etimologico è “studio (logos) del respiro (psiche)” (tradotto come anima), quindi per prima cosa ti direi respira. Rassicura un po’ le tue emozioni di ansia e paura e rallenta i tuoi pensieri che sembrano devastarti, partendo dal corpo.
Ora proviamo ad affrontare alcuni punti della tua richiesta di aiuto. Da un lato c’è l’università, con le sue novità e le sue mancanze, poi c’è una relazione sentimentale. In entrambe i casi, sembri porti domande dicotomiche, ossia rigidamente divise in due uniche soluzioni possibili. Una sorta di testa o croce, in cui una parte è quella giusta e l’altra sbagliata. E se non fosse così! La nostra mente, a volte, ci spinge a semplificare, come quando gli antichi si immaginavano la terra piatta al centro dell’universo, perché era troppo complesso pensare alla superficie sferica di un universo orbitale di cui siamo satelliti.
Quindi, continua a respirare e iniziamo a rimettere le parti in gioco, sbloccandole da possibili credenze automatiche limitanti.
La tua prima domanda dicotomica “faccio psicologia perché mi piace O perché ho bisogno io di uno psicologo?”. Ti invito a trasformarla in affermazione, ripetertela ad alta voce e sentire che effetto ti fa: “faccio psicologia perché mi piace E perché ho bisogno io di uno psicologo”.
Come ti suona? Potrebbe essere un’affermazione vera per te? Come ti senti al pronunciarla?
Se risuona con quello che pensi e ti senti bene al pronunciarla, forse potremmo aver trovato il bandolo della matassa. Riconoscere che due parti, apparentemente contrapposte, possono coesistere e non c’è niente di male.
Se ti risuona e non ti senti bene nel pronunciarla, forse potresti cercare di comprendere meglio cosa c’è che non va in questa affermazione. Questa possibilità mi fa venire in mente una mia esperienza personale: in uno dei primi corsi, del primo anno accademico, una docente ci ammoniva in questo modo: “tutti quelli che si sono iscritti a questa facoltà per risolvere i loro problemi personali hanno fatto una pessima scelta”. Ho ripensato spesso a questa affermazione e non la condivido ha fatto, pur comprendendo le preoccupazioni della docente. Secondo me a essere così categorici si rischia di buttare via l’acqua sporca con tutto il bambino, per dirla semplicemente. Anche l’opinione contraria potrebbe essere vera: “tutti quelli che si sono iscritti a questa facoltà perché pensano di non avere problemi personali da risolvere e che i problematici siano solo gli altri, hanno fatto una pessima scelta”.
Tornando alla tua prima domanda dicotomica. Se l’affermazione “faccio psicologia perché mi piace E perché ho bisogno io di uno psicologo” non ti suona, non pensi che possa essere un pensiero tuo, allora puoi modificarla e renderla più tua, togliendo un elemento, ad esempio. Se resta “faccio perché ho bisogno io di uno psicologo” allora ti consiglierei, effettivamente, di soddisfare il tuo bisogno e andare da uno psicologo, per trovarti un percorso di studi o lavorativo che ti piace. Se resta “faccio psicologia perché mi piace”, considererei la risposta soddisfacente.
Questo rapido tentativo di riconfigurazione esistenziale è quello che mi sento di poter fare con te in questo spazio, se vuoi approfondire, prenota pure un incontro con me.
Rispetto ai bisogni di “posto sicuro”, dove “stare insieme” all’interno di una “routine”, magari puoi trasformare i tuoi venerdì di lezione in dei momenti in cui prendere confidenza con il posto, fare un giro negli spazi universitari e nei suoi dintorni, vedere come i tuoi colleghi studenti li utilizzano e inserirti all’interno delle routine presenti in ateneo. Gli spazi frequentati offrono tante occasioni per fare nuove amicizie, lanciarsi in nuove conversazioni e iniziare frequentazioni. Lo stesso puoi fare con le tue “vecchie” amicizie, rinnovare i vostri luoghi di incontro, modi di stare insieme e routine. Ora siete tutte e tutti universitari, cosa fanno i neo-universitari per stare insieme, sentirsi al sicuro in maniera continuativa?
Poi c’è la tua richiesta di aiuto sulla tua relazione affettiva. Anche qui puoi fare lo stesso, trasformano la domanda in affermazione: “sono innamorata E non lo so”.
Come ti suona? Potrebbe essere un’affermazione vera per te? Come ti senti al pronunciarla?
Respira e senti cosa c’è. Qualsiasi cosa senti va bene. Se risuona con quello che pensi e ti senti bene al pronunciarla, anche in questo caso potremmo aver trovato il bandolo della matassa. Riconoscere che due parti, apparentemente contrapposte, possono coesistere e non c’è niente di male. Non devi per forza essere una sola cosa, puoi anche sentire di amarlo per alcune cose e per altre no, o non saperlo ancora. Va bene. In ogni momento sei libera di adattarti a ciò che senti. Se poi aumenterà l’amore, aumenterà la vicinanza, se invece ti sentirai sempre meno sicura, potrai allontanarti.
Per ora mi fermo qui, anche perché accenni ad una parte in cui lui afferma di subire il tuo dolore e tu che subisci il vederlo poco mentre vorresti vederlo di più, che meriterebbe approfondimenti ulteriori.
Anche in questo caso ti invito a farlo prenotando un incontro con me, se senti una sintonia con il lavoro fatto fin qui, seppur parziale e unidirezionale.
chiedere aiuto è una competenza psicologica di base, forse la prima e più importante per la nostra salute. Rispondo volentieri alla tua richiesta, aiutandoti in quello che posso, rispetto a questa modalità di interazione.
Nella mia pratica intendo le emozioni come lo specchio dei bisogni e i pensieri come uno degli strumenti per capire attraverso quali azioni soddisfarli. Quello che mi arriva, leggendoti, è un bisogno di “posto sicuro”, dove “stare insieme” all’interno di una “routine”.
Hai appena iniziato un nuovo ciclo di studi, universitario, psicologia. Il suo significato etimologico è “studio (logos) del respiro (psiche)” (tradotto come anima), quindi per prima cosa ti direi respira. Rassicura un po’ le tue emozioni di ansia e paura e rallenta i tuoi pensieri che sembrano devastarti, partendo dal corpo.
Ora proviamo ad affrontare alcuni punti della tua richiesta di aiuto. Da un lato c’è l’università, con le sue novità e le sue mancanze, poi c’è una relazione sentimentale. In entrambe i casi, sembri porti domande dicotomiche, ossia rigidamente divise in due uniche soluzioni possibili. Una sorta di testa o croce, in cui una parte è quella giusta e l’altra sbagliata. E se non fosse così! La nostra mente, a volte, ci spinge a semplificare, come quando gli antichi si immaginavano la terra piatta al centro dell’universo, perché era troppo complesso pensare alla superficie sferica di un universo orbitale di cui siamo satelliti.
Quindi, continua a respirare e iniziamo a rimettere le parti in gioco, sbloccandole da possibili credenze automatiche limitanti.
La tua prima domanda dicotomica “faccio psicologia perché mi piace O perché ho bisogno io di uno psicologo?”. Ti invito a trasformarla in affermazione, ripetertela ad alta voce e sentire che effetto ti fa: “faccio psicologia perché mi piace E perché ho bisogno io di uno psicologo”.
Come ti suona? Potrebbe essere un’affermazione vera per te? Come ti senti al pronunciarla?
Se risuona con quello che pensi e ti senti bene al pronunciarla, forse potremmo aver trovato il bandolo della matassa. Riconoscere che due parti, apparentemente contrapposte, possono coesistere e non c’è niente di male.
Se ti risuona e non ti senti bene nel pronunciarla, forse potresti cercare di comprendere meglio cosa c’è che non va in questa affermazione. Questa possibilità mi fa venire in mente una mia esperienza personale: in uno dei primi corsi, del primo anno accademico, una docente ci ammoniva in questo modo: “tutti quelli che si sono iscritti a questa facoltà per risolvere i loro problemi personali hanno fatto una pessima scelta”. Ho ripensato spesso a questa affermazione e non la condivido ha fatto, pur comprendendo le preoccupazioni della docente. Secondo me a essere così categorici si rischia di buttare via l’acqua sporca con tutto il bambino, per dirla semplicemente. Anche l’opinione contraria potrebbe essere vera: “tutti quelli che si sono iscritti a questa facoltà perché pensano di non avere problemi personali da risolvere e che i problematici siano solo gli altri, hanno fatto una pessima scelta”.
Tornando alla tua prima domanda dicotomica. Se l’affermazione “faccio psicologia perché mi piace E perché ho bisogno io di uno psicologo” non ti suona, non pensi che possa essere un pensiero tuo, allora puoi modificarla e renderla più tua, togliendo un elemento, ad esempio. Se resta “faccio perché ho bisogno io di uno psicologo” allora ti consiglierei, effettivamente, di soddisfare il tuo bisogno e andare da uno psicologo, per trovarti un percorso di studi o lavorativo che ti piace. Se resta “faccio psicologia perché mi piace”, considererei la risposta soddisfacente.
Questo rapido tentativo di riconfigurazione esistenziale è quello che mi sento di poter fare con te in questo spazio, se vuoi approfondire, prenota pure un incontro con me.
Rispetto ai bisogni di “posto sicuro”, dove “stare insieme” all’interno di una “routine”, magari puoi trasformare i tuoi venerdì di lezione in dei momenti in cui prendere confidenza con il posto, fare un giro negli spazi universitari e nei suoi dintorni, vedere come i tuoi colleghi studenti li utilizzano e inserirti all’interno delle routine presenti in ateneo. Gli spazi frequentati offrono tante occasioni per fare nuove amicizie, lanciarsi in nuove conversazioni e iniziare frequentazioni. Lo stesso puoi fare con le tue “vecchie” amicizie, rinnovare i vostri luoghi di incontro, modi di stare insieme e routine. Ora siete tutte e tutti universitari, cosa fanno i neo-universitari per stare insieme, sentirsi al sicuro in maniera continuativa?
Poi c’è la tua richiesta di aiuto sulla tua relazione affettiva. Anche qui puoi fare lo stesso, trasformano la domanda in affermazione: “sono innamorata E non lo so”.
Come ti suona? Potrebbe essere un’affermazione vera per te? Come ti senti al pronunciarla?
Respira e senti cosa c’è. Qualsiasi cosa senti va bene. Se risuona con quello che pensi e ti senti bene al pronunciarla, anche in questo caso potremmo aver trovato il bandolo della matassa. Riconoscere che due parti, apparentemente contrapposte, possono coesistere e non c’è niente di male. Non devi per forza essere una sola cosa, puoi anche sentire di amarlo per alcune cose e per altre no, o non saperlo ancora. Va bene. In ogni momento sei libera di adattarti a ciò che senti. Se poi aumenterà l’amore, aumenterà la vicinanza, se invece ti sentirai sempre meno sicura, potrai allontanarti.
Per ora mi fermo qui, anche perché accenni ad una parte in cui lui afferma di subire il tuo dolore e tu che subisci il vederlo poco mentre vorresti vederlo di più, che meriterebbe approfondimenti ulteriori.
Anche in questo caso ti invito a farlo prenotando un incontro con me, se senti una sintonia con il lavoro fatto fin qui, seppur parziale e unidirezionale.
Buongiorno carissima utente, intanto grazie per aver condiviso la tua storia qui. Percepisco dal tuo racconto molta confusione, tante domande e vulnerabilità (comprensibili, vista la fase evolutiva e di passaggio che stai attraversando) ed una forte richiesta di riconoscimento e contenimento.
Quello che posso dirti, in primis, è che moltissimi degli psicologi che hanno scelto questo percorso sono stati spinti, inizialmente, dal bisogno di imparare a conoscere sé stessi ed a riparare alcune proprie ferite. Dunque, se senti di aver scelto psicologia anche per questo, non c'è niente di male. Il percorso di studi riguarda non solo le teorie e le tecniche, ma anche e soprattutto un lavoro sé stessi in cui si possa finalmente elaborare le proprie questioni "calde" ed utilizzarle per capire, empatizzare ed aiutare, un giorno, le persone che verranno a chiedere aiuto.
Rispetto alla situazione con il tuo attuale fidanzato, non mi sono del tutto chiare alcune dinamiche e sarei lieta di approfondirle insieme a te, al fine di aiutarti a comprendere meglio la vostra relazione ed i tuoi bisogni, ma, soprattutto, a comprendere meglio te stessa ed il tuo modo di relazionarti in generale con gli altri e con il mondo, oltre che di sentire le tue emozioni.
Sono solita lavorare con giovani della tua fascia d'età e sono certa che, con un supporto e sostegno psicologico, potresti stare meglio, sentirti più "a fuoco" ed essere più sicura di te e delle tue scelte.
Se vorrai, mi trovi a tua disposizione - anche online - in modo da fornirti uno spazio sicuro e protetto in cui poter sbocciare e stare bene. Se avrai ulteriore bisogno, comunque, puoi anche contattarmi via chat tramite questa piattaforma o suoi miei social.
A presto,
Chiara Visalli - Psicologa Clinico Dinamica
Quello che posso dirti, in primis, è che moltissimi degli psicologi che hanno scelto questo percorso sono stati spinti, inizialmente, dal bisogno di imparare a conoscere sé stessi ed a riparare alcune proprie ferite. Dunque, se senti di aver scelto psicologia anche per questo, non c'è niente di male. Il percorso di studi riguarda non solo le teorie e le tecniche, ma anche e soprattutto un lavoro sé stessi in cui si possa finalmente elaborare le proprie questioni "calde" ed utilizzarle per capire, empatizzare ed aiutare, un giorno, le persone che verranno a chiedere aiuto.
Rispetto alla situazione con il tuo attuale fidanzato, non mi sono del tutto chiare alcune dinamiche e sarei lieta di approfondirle insieme a te, al fine di aiutarti a comprendere meglio la vostra relazione ed i tuoi bisogni, ma, soprattutto, a comprendere meglio te stessa ed il tuo modo di relazionarti in generale con gli altri e con il mondo, oltre che di sentire le tue emozioni.
Sono solita lavorare con giovani della tua fascia d'età e sono certa che, con un supporto e sostegno psicologico, potresti stare meglio, sentirti più "a fuoco" ed essere più sicura di te e delle tue scelte.
Se vorrai, mi trovi a tua disposizione - anche online - in modo da fornirti uno spazio sicuro e protetto in cui poter sbocciare e stare bene. Se avrai ulteriore bisogno, comunque, puoi anche contattarmi via chat tramite questa piattaforma o suoi miei social.
A presto,
Chiara Visalli - Psicologa Clinico Dinamica
Salve. Scegliere una facoltà come psicologia può significare tante cose se la scelta viene fatta perchè si vuole diventare psicologi. Alla domanda se ha scelto quella facoltà perchè forse ha bisogno di uno psicologo le dico, per esperienza anche personale, che la terapia per chi vuole diventare psicologo è consigliabile. Inoltre, lavorare sulla nostra psiche e, di conseguenza sulla nostra identità, ci rende più sicuri e più funzionali nelle relazioni perchè iniziamo a prendere consapevolezza di cosa vogliamo. Spero di averle risposto. Saluti.
Ciao,
innanzitutto grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo. Stai attraversando un momento di transizione importante. Tutto questo può generare confusione, smarrimento e paura di fare scelte “sbagliate”.
È del tutto normale chiedersi se la scelta di psicologia sia nata da un interesse autentico o da un bisogno personale, ma spesso le due cose convivono. Molti futuri psicologi si avvicinano a questa disciplina proprio perché mossi dal desiderio di comprendere meglio sé stessi e gli altri.
Accogli questi dubbi come parte del tuo percorso di crescita, non come un possibile errore. Questo momento di vulnerabilità può essere un’occasione per ascoltarti di più e capire cosa desideri davvero per te, non solo per la relazione.
Un caro saluto e grazie
innanzitutto grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo. Stai attraversando un momento di transizione importante. Tutto questo può generare confusione, smarrimento e paura di fare scelte “sbagliate”.
È del tutto normale chiedersi se la scelta di psicologia sia nata da un interesse autentico o da un bisogno personale, ma spesso le due cose convivono. Molti futuri psicologi si avvicinano a questa disciplina proprio perché mossi dal desiderio di comprendere meglio sé stessi e gli altri.
Accogli questi dubbi come parte del tuo percorso di crescita, non come un possibile errore. Questo momento di vulnerabilità può essere un’occasione per ascoltarti di più e capire cosa desideri davvero per te, non solo per la relazione.
Un caro saluto e grazie
Hai fatto benissimo a scrivere tutto “di getto”: a volte è proprio così che esce ciò che dentro ci pesa davvero. E da come scrivi, con lucidità, sensibilità e consapevolezza, si capisce che stai attraversando un momento di passaggio importante, non “una crisi”, ma proprio una soglia. Ti suggerisco di affidare questo tuo momento ad un* psicolog* che possa accompagnarti a fare un pò di chiarezza.
Salve, da come scrive sembra che stia attraversando un periodo di passaggio in cui tante cose si stanno muovendo contemporaneamente: la fine della scuola, l’inizio dell’università, la distanza dalle persone che contavano, una relazione che sta cambiando tono.
È normale sentirsi confusi o “bloccati” quando le certezze intorno si riducono.
Riguardo alla domanda che la tormenta “faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno io di uno psicologo?” non è una domanda sbagliata, anzi. Molti studenti di psicologia la incontrano e spesso il desiderio di capire gli altri nasce dal bisogno di capire sé stessi: non è un difetto, è un punto di partenza. L’importante è non cercare di “curarsi” attraverso lo studio, ma lasciarsi cambiare dall’esperienza che si fa.
A volte, proprio in questi momenti di ricerca, può essere utile anche uno spazio di psicoterapia: non per “aggiustare” qualcosa, ma per conoscersi meglio e dare un ordine a ciò che si sta vivendo.
Sul fronte affettivo, la sensazione di distanza che descrive può avere più letture: a volte segnala davvero un cambiamento nel legame, altre volte riflette il bisogno di rassicurazione in un momento in cui anche il resto della vita è instabile. Non c’è da colpevolizzarsi per sentirsi vulnerabili: l’amore, specie a 19 anni, espone e fa emergere parti molto tenere. Anche qui, se sente che questa vulnerabilità diventa difficile da gestire da sola, uno spazio di confronto potrebbe aiutarla a mettere ordine emozioni, paure e desideri, e a capire meglio cosa serve davvero in questo momento.
Forse la cosa più utile non è capire subito se sta facendo le scelte giuste, ma darsi il tempo di osservarle mentre le vive.
La confusione, in questa fase, non è un errore di percorso è parte del percorso.
È normale sentirsi confusi o “bloccati” quando le certezze intorno si riducono.
Riguardo alla domanda che la tormenta “faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno io di uno psicologo?” non è una domanda sbagliata, anzi. Molti studenti di psicologia la incontrano e spesso il desiderio di capire gli altri nasce dal bisogno di capire sé stessi: non è un difetto, è un punto di partenza. L’importante è non cercare di “curarsi” attraverso lo studio, ma lasciarsi cambiare dall’esperienza che si fa.
A volte, proprio in questi momenti di ricerca, può essere utile anche uno spazio di psicoterapia: non per “aggiustare” qualcosa, ma per conoscersi meglio e dare un ordine a ciò che si sta vivendo.
Sul fronte affettivo, la sensazione di distanza che descrive può avere più letture: a volte segnala davvero un cambiamento nel legame, altre volte riflette il bisogno di rassicurazione in un momento in cui anche il resto della vita è instabile. Non c’è da colpevolizzarsi per sentirsi vulnerabili: l’amore, specie a 19 anni, espone e fa emergere parti molto tenere. Anche qui, se sente che questa vulnerabilità diventa difficile da gestire da sola, uno spazio di confronto potrebbe aiutarla a mettere ordine emozioni, paure e desideri, e a capire meglio cosa serve davvero in questo momento.
Forse la cosa più utile non è capire subito se sta facendo le scelte giuste, ma darsi il tempo di osservarle mentre le vive.
La confusione, in questa fase, non è un errore di percorso è parte del percorso.
Gentile utente,
stai attraversando un momento di grande passaggio e la confusione che descrivi è in realtà una reazione molto comune quando si chiude una fase di vita e se ne apre un’altra. Il termine della scuola segna una cesura importante: non solo finisce una routine, ma anche un contesto di relazioni quotidiane, di certezze e di riconoscimento. È naturale che la mancanza di tutto questo ti faccia sentire disorientata e un po’ sospesa, soprattutto se il nuovo inizio — l’università — non è ancora pienamente entrato nella tua quotidianità.
La domanda che ti poni su psicologia (“mi piace davvero o ne ho bisogno?”) è profonda e dimostra già un pensiero riflessivo, proprio di chi si sta mettendo in gioco. In realtà, molti scelgono questa facoltà anche perché sentono di voler capire meglio se stessi: non è un errore, né un segno che la scelta sia “sbagliata”. Spesso proprio da un bisogno personale nasce una forte motivazione a comprendere l’essere umano e a trasformare la propria sensibilità in competenza. Potresti concederti tempo per esplorare il percorso, senza pretendere di avere subito tutte le risposte.
Sul piano affettivo, invece, sembra che tu stia vivendo una relazione in cui senti uno squilibrio: da un lato desiderio di vicinanza e rassicurazione, dall’altro segnali di distanza e mancanza di comunicazione. Quando in un rapporto emergono silenzi, incomprensioni o la paura di chiedere, si rischia di sentirsi soli anche in coppia. È importante che tu riconosca il tuo bisogno di attenzione e di reciprocità: non è “debolezza”, ma una forma di consapevolezza emotiva.
Forse, in questo periodo, stai cercando un punto fermo in mezzo a tanti cambiamenti: la fine della scuola, la nuova identità universitaria, la relazione che si trasforma. Prenditi il tempo di capire cosa ti fa stare bene, cosa ti nutre e cosa invece ti svuota. Non devi avere risposte definitive ora; stai semplicemente imparando a conoscerti e a costruire la tua autonomia emotiva.
—
Dott.ssa Sara Petroni
stai attraversando un momento di grande passaggio e la confusione che descrivi è in realtà una reazione molto comune quando si chiude una fase di vita e se ne apre un’altra. Il termine della scuola segna una cesura importante: non solo finisce una routine, ma anche un contesto di relazioni quotidiane, di certezze e di riconoscimento. È naturale che la mancanza di tutto questo ti faccia sentire disorientata e un po’ sospesa, soprattutto se il nuovo inizio — l’università — non è ancora pienamente entrato nella tua quotidianità.
La domanda che ti poni su psicologia (“mi piace davvero o ne ho bisogno?”) è profonda e dimostra già un pensiero riflessivo, proprio di chi si sta mettendo in gioco. In realtà, molti scelgono questa facoltà anche perché sentono di voler capire meglio se stessi: non è un errore, né un segno che la scelta sia “sbagliata”. Spesso proprio da un bisogno personale nasce una forte motivazione a comprendere l’essere umano e a trasformare la propria sensibilità in competenza. Potresti concederti tempo per esplorare il percorso, senza pretendere di avere subito tutte le risposte.
Sul piano affettivo, invece, sembra che tu stia vivendo una relazione in cui senti uno squilibrio: da un lato desiderio di vicinanza e rassicurazione, dall’altro segnali di distanza e mancanza di comunicazione. Quando in un rapporto emergono silenzi, incomprensioni o la paura di chiedere, si rischia di sentirsi soli anche in coppia. È importante che tu riconosca il tuo bisogno di attenzione e di reciprocità: non è “debolezza”, ma una forma di consapevolezza emotiva.
Forse, in questo periodo, stai cercando un punto fermo in mezzo a tanti cambiamenti: la fine della scuola, la nuova identità universitaria, la relazione che si trasforma. Prenditi il tempo di capire cosa ti fa stare bene, cosa ti nutre e cosa invece ti svuota. Non devi avere risposte definitive ora; stai semplicemente imparando a conoscerti e a costruire la tua autonomia emotiva.
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Dott.ssa Sara Petroni
Gentile utente la ringrazio per aver condiviso in modo così autentico e profondo ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un periodo di grande cambiamento, in cui si intrecciano domande su sé stessa, sulle relazioni e sulle scelte per il futuro. È comprensibile sentirsi confusa e un po’ disorientata in una fase come questa, in cui molte certezze cambiano e nuovi equilibri devono ancora formarsi.
Sta attraversando un momento di crescita importante, in cui si trova a conoscersi meglio e a chiedersi su ciò che desidera davvero sia rispetto alla strada universitaria che rispetto alla relazione affettiva. Il fatto che rifletta in modo così profondo su questi aspetti è un segnale di consapevolezza e di maturità emotiva, anche se ora può risultare faticoso da gestire.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per dare voce a questi pensieri, comprendere meglio le sue emozioni e affrontare con maggiore chiarezza questa fase di transizione.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sta attraversando un momento di crescita importante, in cui si trova a conoscersi meglio e a chiedersi su ciò che desidera davvero sia rispetto alla strada universitaria che rispetto alla relazione affettiva. Il fatto che rifletta in modo così profondo su questi aspetti è un segnale di consapevolezza e di maturità emotiva, anche se ora può risultare faticoso da gestire.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per dare voce a questi pensieri, comprendere meglio le sue emozioni e affrontare con maggiore chiarezza questa fase di transizione.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Intanto ti ringrazio per aver condiviso queste parti di te e della tua vita.
Da quello che racconti, stai attraversando un momento di grande cambiamento. Hai finito la scuola, la tua routine è sparita, gli amici si sono un po’ allontanati, e ora ti ritrovi in un periodo in cui tutto è diverso. È normale sentirsi confusa, bloccata o un po’ persa: stai chiudendo una fase della tua vita e ne stai aprendo un’altra, ma ancora non sai bene chi sei in questo “nuovo inizio”.
Ti manca la sicurezza che avevi prima, gli orari, le persone, i luoghi familiari, perché ti davano stabilità. Adesso invece c’è molto spazio libero, e questo può fare paura. Ma è proprio da questo spazio che può nascere qualcosa di nuovo.
La tua scelta di studiare psicologia è molto bella, ma capisco il dubbio che ti è venuto: “lo faccio perché mi piace o perché ho bisogno io di aiuto?”.
La verità è che non devono essere due cose separate. Spesso chi sceglie questa strada lo fa perché vuole capire meglio se stesso e, allo stesso tempo, aiutare gli altri. Non c’è niente di sbagliato in questo. Anzi, il fatto che tu ti faccia questa domanda mostra che hai già una buona consapevolezza di te e questo è un ottimo punto di partenza per chi studia psicologia. In questo senso, la psicologia potrebbe essere un cammino per comprendere te stessa, e non per “curarti”, ma per accoglierti più a fondo. Il desiderio di capire le emozioni, di dare senso al dolore e alla vulnerabilità, può essere sia un bisogno personale che una spinta vocazionale. Non devi separare queste due parti: fanno parte della stessa energia vitale che ti spinge a conoscere te stessa attraverso l’altro. Inoltre nulla vieta che tra qualche anno tu possa cambiare facoltà o fare scelte diverse.
Per quanto riguarda la tua relazione, sembra che tu stia vivendo una distanza emotiva: prima ti sentivi molto amata e capita, adesso invece senti che lui è più lontano e che non c’è la stessa attenzione di prima. È normale che questo ti faccia stare male, perché quando ci si innamora si diventa più sensibili e vulnerabili.
A volte la paura di perdere l’altro o di non essere abbastanza importanti fa emergere molte insicurezze. Ma questa sensibilità non è una debolezza è solo il segno che ti importa davvero. Forse in questo periodo hai bisogno di ritrovare un po’ di equilibrio dentro di te, prima ancora che nella relazione o nello studio. È un momento in cui la vita ti chiede di ascoltarti, di capire cosa provi e cosa desideri davvero, anche se non hai tutte le risposte subito.
Non devi avere fretta di “sistemarti”: stai crescendo, e ogni emozione che provi, anche la confusione o la paura, ti aiutano a conoscerti meglio. In fondo, stai imparando a stare con te stessa, con le tue emozioni e con la tua fragilità. E questo è uno dei passi più importanti dell'inizio della vita adulta
Da quello che racconti, stai attraversando un momento di grande cambiamento. Hai finito la scuola, la tua routine è sparita, gli amici si sono un po’ allontanati, e ora ti ritrovi in un periodo in cui tutto è diverso. È normale sentirsi confusa, bloccata o un po’ persa: stai chiudendo una fase della tua vita e ne stai aprendo un’altra, ma ancora non sai bene chi sei in questo “nuovo inizio”.
Ti manca la sicurezza che avevi prima, gli orari, le persone, i luoghi familiari, perché ti davano stabilità. Adesso invece c’è molto spazio libero, e questo può fare paura. Ma è proprio da questo spazio che può nascere qualcosa di nuovo.
La tua scelta di studiare psicologia è molto bella, ma capisco il dubbio che ti è venuto: “lo faccio perché mi piace o perché ho bisogno io di aiuto?”.
La verità è che non devono essere due cose separate. Spesso chi sceglie questa strada lo fa perché vuole capire meglio se stesso e, allo stesso tempo, aiutare gli altri. Non c’è niente di sbagliato in questo. Anzi, il fatto che tu ti faccia questa domanda mostra che hai già una buona consapevolezza di te e questo è un ottimo punto di partenza per chi studia psicologia. In questo senso, la psicologia potrebbe essere un cammino per comprendere te stessa, e non per “curarti”, ma per accoglierti più a fondo. Il desiderio di capire le emozioni, di dare senso al dolore e alla vulnerabilità, può essere sia un bisogno personale che una spinta vocazionale. Non devi separare queste due parti: fanno parte della stessa energia vitale che ti spinge a conoscere te stessa attraverso l’altro. Inoltre nulla vieta che tra qualche anno tu possa cambiare facoltà o fare scelte diverse.
Per quanto riguarda la tua relazione, sembra che tu stia vivendo una distanza emotiva: prima ti sentivi molto amata e capita, adesso invece senti che lui è più lontano e che non c’è la stessa attenzione di prima. È normale che questo ti faccia stare male, perché quando ci si innamora si diventa più sensibili e vulnerabili.
A volte la paura di perdere l’altro o di non essere abbastanza importanti fa emergere molte insicurezze. Ma questa sensibilità non è una debolezza è solo il segno che ti importa davvero. Forse in questo periodo hai bisogno di ritrovare un po’ di equilibrio dentro di te, prima ancora che nella relazione o nello studio. È un momento in cui la vita ti chiede di ascoltarti, di capire cosa provi e cosa desideri davvero, anche se non hai tutte le risposte subito.
Non devi avere fretta di “sistemarti”: stai crescendo, e ogni emozione che provi, anche la confusione o la paura, ti aiutano a conoscerti meglio. In fondo, stai imparando a stare con te stessa, con le tue emozioni e con la tua fragilità. E questo è uno dei passi più importanti dell'inizio della vita adulta
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia.
Da quello che scrivi si percepisce quanto questo periodo per te sia difficile e pieno di cambiamenti — tra l’inizio dell’università, la mancanza di una routine stabile e la sensazione di distanza nel rapporto con il tuo ragazzo. È del tutto comprensibile sentirsi un po’ persa quando tutto intorno sembra muoversi così in fretta.
A volte, avere uno spazio in cui fermarsi e mettere ordine tra le tante cose che accadono può aiutare a ritrovare più chiarezza e direzione.
Se vuoi, possiamo prenderci un primo colloquio gratuito per conoscerci e capire insieme come affrontare questo momento nel modo più sereno possibile.
Puoi scrivermi direttamente qui su MioDottore per fissarlo , mandarmi un messaggio o una mail. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Da quello che scrivi si percepisce quanto questo periodo per te sia difficile e pieno di cambiamenti — tra l’inizio dell’università, la mancanza di una routine stabile e la sensazione di distanza nel rapporto con il tuo ragazzo. È del tutto comprensibile sentirsi un po’ persa quando tutto intorno sembra muoversi così in fretta.
A volte, avere uno spazio in cui fermarsi e mettere ordine tra le tante cose che accadono può aiutare a ritrovare più chiarezza e direzione.
Se vuoi, possiamo prenderci un primo colloquio gratuito per conoscerci e capire insieme come affrontare questo momento nel modo più sereno possibile.
Puoi scrivermi direttamente qui su MioDottore per fissarlo , mandarmi un messaggio o una mail. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i suoi pensieri e le sue emozioni. Si percepisce chiaramente quanta intensità stia vivendo in questo momento della sua vita, e anche quanta voglia abbia di capire meglio se stessa. Non è semplice mettersi così a nudo, e questo già racconta molto della sua sensibilità e della sua profondità. Dalle sue parole emerge una fase di transizione importante: ha appena concluso un ciclo, quello della scuola, che per anni le ha dato stabilità, punti di riferimento e legami quotidiani. Ora si trova in un momento nuovo, in cui tante cose sono cambiate, e inevitabilmente ciò genera confusione. La sensazione di “non avere più un posto sicuro” è molto comune dopo la maturità: è come se si dovesse ridisegnare da zero la propria routine, il proprio senso di appartenenza e anche la propria identità. Sentirsi un po’ spaesata, bloccata o incerta non significa affatto essere “persa”, ma trovarsi esattamente nel mezzo di un cambiamento che richiede tempo per essere assimilato. La scelta dell’università, poi, aggiunge un carico emotivo ulteriore. Quando si sceglie una facoltà come psicologia, che parla così tanto di persone, di emozioni e di mente, è normale domandarsi se la motivazione nasca da un vero interesse o da un bisogno personale di comprensione e cura. Ma le due cose non si escludono: anzi, spesso chi sceglie di studiare psicologia lo fa proprio perché ha sentito dentro di sé la complessità dell’essere umano e desidera esplorarla, capire e magari anche trasformare ciò che lo ha fatto soffrire in qualcosa di utile. Porsi domande sul “perché” si sia fatta una scelta è segno di consapevolezza, non di debolezza. Forse non è tanto da temere la domanda che si pone, quanto da accoglierla come un modo per conoscersi meglio e per chiarire, passo dopo passo, cosa la motiva davvero. Sul piano affettivo, si percepisce che sta vivendo una relazione in cui convivono affetto, bisogno di vicinanza e anche insicurezze. L’amore, soprattutto in età giovane, è spesso anche un modo per misurarsi con la fiducia, con il sentirsi visti e con il timore di essere delusi. Il suo racconto mostra una parte di lei molto attenta ai segnali dell’altro, che soffre quando sente distanza o quando percepisce mancanza di trasparenza. È del tutto comprensibile: in una relazione affettiva si desidera sentirsi scelti, ascoltati e rassicurati. Tuttavia, quando ci si sente vulnerabili, può accadere che si finisca per vivere ogni piccolo cambiamento del partner come una conferma delle proprie paure, più che come un semplice momento di distanza o distrazione. Non è necessario che provi a reprimere questa vulnerabilità: fa parte del suo modo di amare, del suo desiderio di autenticità e di vicinanza. Forse quello che può provare a fare è accettarla come una parte di sé, senza giudicarla, ma cercando anche di non farla diventare l’unica voce che guida i suoi pensieri. A volte l’amore cresce proprio quando si impara a stare anche un po’ con se stessi, a trovare un equilibrio tra il bisogno di presenza dell’altro e la costruzione di una propria stabilità interna. In fondo, quello che sta attraversando è un periodo in cui tante dimensioni di sé stanno cambiando contemporaneamente: l’identità personale, quella accademica, quella affettiva. Non serve avere subito tutte le risposte, né la certezza di essere sulla strada giusta. È sufficiente procedere con gentilezza verso di sé, accettando che la confusione è una tappa naturale di ogni crescita importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Ciao :) quello che descrivi è un periodo di grande cambiamento e sentirsi confusa o bloccata è comprensibile: stai lasciando una fase della vita per entrare in un’altra, con ritmi e punti di riferimento diversi. È naturale che tutto questo possa farti sentire un pò smarrita. Sullo scegliere la facoltà di psicologia, spesso chi sceglie questa strada lo fa proprio perché ha una forte sensibilità verso se stesso e gli altri, ma se ti piace vai avanti, sui dubbi ci puoi lavorare. Anche nel rapporto di coppia è normale avere momenti di incertezza: quando cambiano le abitudini, anche il legame può risentirne. Parlare apertamente dei tuoi bisogni e del tuo stato d’animo può aiutare a fare chiarezza. Stai attraversando una fase di crescita importante, abbi pazienza con te stessa e concediti il tempo di capire cosa ti fa stare bene.
Gentile ragazza e forse futura collega,
i grandi cambiamenti possono spaventarci e farci sentire persi.
L’etimologia della parola “desiderio” è appunto de-sidus, (senza stelle) ed una possibile lettura di tale radice ha proprio a che fare con la mancanza di riferimenti. Sarà ciò che desideriamo che ci spinge lontano dai nostri rassicuranti orizzonti alla scoperta di qualcosa che non si conosce?
Le risposte che cerca, può forse trovarle in un percorso di psicoterapia, si conceda questa ricerca.
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
i grandi cambiamenti possono spaventarci e farci sentire persi.
L’etimologia della parola “desiderio” è appunto de-sidus, (senza stelle) ed una possibile lettura di tale radice ha proprio a che fare con la mancanza di riferimenti. Sarà ciò che desideriamo che ci spinge lontano dai nostri rassicuranti orizzonti alla scoperta di qualcosa che non si conosce?
Le risposte che cerca, può forse trovarle in un percorso di psicoterapia, si conceda questa ricerca.
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Quello che sta vivendo è molto comune: finisce la scuola, cambia la routine, cambiano i legami, e all’improvviso può capitare che ci si ritrovi senza punti fissi.
La scuola non è solo studio è anche un contesto protetto, una “casa” quotidiana, e perderla lascia un vuoto che va riempito pian piano.
Il fatto che i suoi amici si siano spostati fuori e lei stia frequentando poco l’università amplifica questa sensazione di disorientamento. Non è segno che sta sbagliando, ma che sta attraversando una transizione importante, e serve tempo per ricostruire un equilibrio nuovo. La domanda che la tormenta:“mi piace psicologia o ho bisogno di uno psicologo?” è più profonda di quanto sembri, e moltissimi studenti di psicologia se la pongono. In realtà, il desiderio di capire se stessi e di guarire certe ferite è una delle motivazioni più autentiche. Voler comprendere il proprio mondo interiore non significa che lei non possa essere una brava psicologa, anzi. Si lasci il tempo e lo spazio necessario per capire se sia la strada più adatta ricordando che, se sentisse il bisogno di un supporto personale, cercare uno psicologo non è “una sconfitta” ma un atto di cura verso se stessa, anche per capire meglio le sue motivazioni.
Per quanto riguarda il suo rapporto di coppia, dalle sue parole si evince che questo ragazzo sia stato un rifugio per lei dopo un periodo difficile. Quando parla di “vulnerabilità” probabilmente forse si sente più esposta emotivamente di lui: lo ama, si preoccupa, vorrebbe più presenza e comunicazione, ma dall’altra parte non sempre sente di ricevere lo stesso impegno. Non significa necessariamente che lui non tenga a lei, ma forse avete bisogni affettivi diversi.
La confusione fa parte del crescere, è un segnale che sta cercando se stessa. Ascolti le sue emozioni senza giudicarle. Se si sente triste, sola, arrabbiata, non sono debolezze ma informazioni preziose su ciò che le serve.
Cordialmente
Dott.ssa Jessica Di Maio
La scuola non è solo studio è anche un contesto protetto, una “casa” quotidiana, e perderla lascia un vuoto che va riempito pian piano.
Il fatto che i suoi amici si siano spostati fuori e lei stia frequentando poco l’università amplifica questa sensazione di disorientamento. Non è segno che sta sbagliando, ma che sta attraversando una transizione importante, e serve tempo per ricostruire un equilibrio nuovo. La domanda che la tormenta:“mi piace psicologia o ho bisogno di uno psicologo?” è più profonda di quanto sembri, e moltissimi studenti di psicologia se la pongono. In realtà, il desiderio di capire se stessi e di guarire certe ferite è una delle motivazioni più autentiche. Voler comprendere il proprio mondo interiore non significa che lei non possa essere una brava psicologa, anzi. Si lasci il tempo e lo spazio necessario per capire se sia la strada più adatta ricordando che, se sentisse il bisogno di un supporto personale, cercare uno psicologo non è “una sconfitta” ma un atto di cura verso se stessa, anche per capire meglio le sue motivazioni.
Per quanto riguarda il suo rapporto di coppia, dalle sue parole si evince che questo ragazzo sia stato un rifugio per lei dopo un periodo difficile. Quando parla di “vulnerabilità” probabilmente forse si sente più esposta emotivamente di lui: lo ama, si preoccupa, vorrebbe più presenza e comunicazione, ma dall’altra parte non sempre sente di ricevere lo stesso impegno. Non significa necessariamente che lui non tenga a lei, ma forse avete bisogni affettivi diversi.
La confusione fa parte del crescere, è un segnale che sta cercando se stessa. Ascolti le sue emozioni senza giudicarle. Se si sente triste, sola, arrabbiata, non sono debolezze ma informazioni preziose su ciò che le serve.
Cordialmente
Dott.ssa Jessica Di Maio
Ciao, grazie mille per questa condivisione!
Parto dal primo tema sulla psicologia: ognuno di noi avrebbe bisogno di uno psicologo perché alla fine è una figura di aiuto e soprattutto neutra. Inoltre da psicologa ti posso dire che è importante fare supervisione e andare a nostra volta da uno psicologo perché i problemi emergono a chiunque. Il fatto che vuoi trasformare la tua sofferenza in empatia e sostegno per gli altri penso sia meraviglioso e quindi se ti piace continua a perseguire questa strada. L importante è che non diventi per te un peso. Sono comunque disponibile al confronto se avessi necessità.
Per quanto riguarda la vita privata è sempre complicato avere una persona al proprio fianco, non tanto per il sentimento quanto per l unicità e la diversità da noi. Questo implica che si vivono diversamente alcune situazioni, si hanno pensieri diversi etc
Sta a noi capire se siamo disposti a venire incontro all'altro e viceversa. È uno scambio ed è un avvicinarsi di mondi diversi.
Per qualunque cosa effettuo incontri anche online e sono disponibile ad approfondire i discorsi.
Buona vita
Dott.ssa Casumaro Giada
Parto dal primo tema sulla psicologia: ognuno di noi avrebbe bisogno di uno psicologo perché alla fine è una figura di aiuto e soprattutto neutra. Inoltre da psicologa ti posso dire che è importante fare supervisione e andare a nostra volta da uno psicologo perché i problemi emergono a chiunque. Il fatto che vuoi trasformare la tua sofferenza in empatia e sostegno per gli altri penso sia meraviglioso e quindi se ti piace continua a perseguire questa strada. L importante è che non diventi per te un peso. Sono comunque disponibile al confronto se avessi necessità.
Per quanto riguarda la vita privata è sempre complicato avere una persona al proprio fianco, non tanto per il sentimento quanto per l unicità e la diversità da noi. Questo implica che si vivono diversamente alcune situazioni, si hanno pensieri diversi etc
Sta a noi capire se siamo disposti a venire incontro all'altro e viceversa. È uno scambio ed è un avvicinarsi di mondi diversi.
Per qualunque cosa effettuo incontri anche online e sono disponibile ad approfondire i discorsi.
Buona vita
Dott.ssa Casumaro Giada
Salve, da quello che ha scritto si percepisce il peso del momento che sta vivendo: un periodo di passaggio e cambiamento che può spaventare: la fine della scuola, l’inizio dell’università, i dubbi su ciò che si vuole e, in più, il rapporto di coppia. Sentirsi confusi o bloccati in un contesto del genere è assolutamente normale ed è comune a moltissime persone. È un momento di crescita in cui si impara a conoscersi in una nuova veste e si prendono scelte, e non è semplice, una vera e propria crisi.
Per quanto riguarda la scelta di studiare psicologia, potrebbero essere vere entrambe le cose: spesso chi sceglie un percorso di cura verso l’altro lo fa anche per un proprio bisogno di comprensione o di guarigione. Il “guaritore ferito”, come si dice. Solo chi si conosce — nel bene e nel male — può sviluppare consapevolezza e autenticità nel proprio mondo interiore. In questo senso, la sua spinta è una risorsa preziosa, indipendentemente da ciò che farà in futuro.
Sul piano affettivo, mi sembra che stia vivendo una distanza che la fa sentire fragile e forse non pienamente vista. Più che fare confronti con altre relazioni, però, provi a concentrarsi su ciò che sente lei in questa: cosa le fa stare bene e cosa no. Ne parli con il suo compagno, rimanendo centrata sul suo vissuto (“io mi sento…”), così da permettere anche a lui di esprimersi e, se possibile, trovare insieme un punto di incontro
Per quanto riguarda la scelta di studiare psicologia, potrebbero essere vere entrambe le cose: spesso chi sceglie un percorso di cura verso l’altro lo fa anche per un proprio bisogno di comprensione o di guarigione. Il “guaritore ferito”, come si dice. Solo chi si conosce — nel bene e nel male — può sviluppare consapevolezza e autenticità nel proprio mondo interiore. In questo senso, la sua spinta è una risorsa preziosa, indipendentemente da ciò che farà in futuro.
Sul piano affettivo, mi sembra che stia vivendo una distanza che la fa sentire fragile e forse non pienamente vista. Più che fare confronti con altre relazioni, però, provi a concentrarsi su ciò che sente lei in questa: cosa le fa stare bene e cosa no. Ne parli con il suo compagno, rimanendo centrata sul suo vissuto (“io mi sento…”), così da permettere anche a lui di esprimersi e, se possibile, trovare insieme un punto di incontro
Buongiorno,
Il passaggio dalla scuola all’università rappresenta spesso una frattura nella routine e nella rete sociale amicale già consolidata. Il senso di blocco che descrive può essere legato proprio a questa perdita di riferimenti e alla transizione che ha bisogno di tempo. Le consiglio di non sottovalutare il valore di ciò che sta vivendo: anche la confusione può essere fertile se accolta con gentilezza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare un senso di stabilità interna, anche in mezzo al cambiamento. Il percorso di studi scelto non esclude l'opportunità di avere o confrontarsi attraverso un supporto psicologico, anche breve, per aiutarla a dare forma a questi pensieri e ritrovare una direzione più chiara. Il bisogno di vicinanza e di dialogo nella relazione di coppia e il sentirsi vulnerabile percependo una distanza crescente dal suo partner può generare insicurezza e tristezza. È importante che i suoi bisogni emotivi vengano riconosciuti e accolti, sia da Lei stessa che dalla persona con cui sta condividendo questo legame. Se sente che la comunicazione è difficile o che non riesce a esprimere ciò che prova, potrebbe essere utile esplorare insieme ad un professionista il significato di questa relazione e il modo in cui può tutelarsi emotivamente. Resto a disposizione.
Le auguro un sereno fine settimana e del tempo per se stessa in cui possa divagarsi.
Resto a disposizione anche online,
Dr.ssa Manuela Valentini
Il passaggio dalla scuola all’università rappresenta spesso una frattura nella routine e nella rete sociale amicale già consolidata. Il senso di blocco che descrive può essere legato proprio a questa perdita di riferimenti e alla transizione che ha bisogno di tempo. Le consiglio di non sottovalutare il valore di ciò che sta vivendo: anche la confusione può essere fertile se accolta con gentilezza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare un senso di stabilità interna, anche in mezzo al cambiamento. Il percorso di studi scelto non esclude l'opportunità di avere o confrontarsi attraverso un supporto psicologico, anche breve, per aiutarla a dare forma a questi pensieri e ritrovare una direzione più chiara. Il bisogno di vicinanza e di dialogo nella relazione di coppia e il sentirsi vulnerabile percependo una distanza crescente dal suo partner può generare insicurezza e tristezza. È importante che i suoi bisogni emotivi vengano riconosciuti e accolti, sia da Lei stessa che dalla persona con cui sta condividendo questo legame. Se sente che la comunicazione è difficile o che non riesce a esprimere ciò che prova, potrebbe essere utile esplorare insieme ad un professionista il significato di questa relazione e il modo in cui può tutelarsi emotivamente. Resto a disposizione.
Le auguro un sereno fine settimana e del tempo per se stessa in cui possa divagarsi.
Resto a disposizione anche online,
Dr.ssa Manuela Valentini
Quello che racconti trasmette bene quanto tu stia vivendo un periodo di passaggio molto intenso, pieno di cambiamenti e domande su di te, sulle relazioni e sul futuro. Hai concluso un ciclo importante, la scuola, e ti sei trovata di fronte a una nuova fase dove molte certezze: la routine, i compagni, il senso di appartenenza... sono venute meno. Questo può generare quella sensazione di vuoto e smarrimento che descrivi: è una reazione naturale quando si perde un contesto che, anche inconsciamente, dava stabilità e struttura alla giornata e all’identità. Il fatto che tu stia frequentando l’università solo un giorno a settimana accentua questa sensazione di sospensione, perché manca ancora quella continuità che ti farebbe sentire “dentro” una nuova fase. Sul piano della scelta universitaria, la domanda che ti tormenta , “studio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno io di uno psicologo?” è molto più comune di quanto immagini. Chi sceglie psicologia spesso è mosso da un desiderio di comprendere meglio sé stesso, e questo non toglie nulla al valore della scelta: al contrario, può essere un punto di forza se con il tempo impari a integrare la tua sensibilità personale con la formazione professionale. L’importante è non leggere questo dubbio come una colpa, ma come una parte del processo di conoscenza di te e della tua direzione. La confusione non significa che hai sbagliato, ma che stai cercando un equilibrio più autentico.
Per quanto riguarda la relazione, sembra che ci sia stato un momento iniziale molto luminoso, in cui ti sei sentita accolta e amata dopo un periodo difficile. Col tempo però sono emerse delle crepe, come la questione dell’ex e la difficoltà nel comunicare apertamente. Il fatto che tu senta una distanza crescente e il bisogno di maggiore presenza da parte sua non è un capriccio, ma un segnale del tuo bisogno di reciprocità e continuità emotiva. Le relazioni si nutrono anche di piccoli gesti quotidiani — vedersi, parlarsi, condividere — e la loro mancanza, soprattutto in una fase in cui ti senti più vulnerabile e incerta su altri fronti, può pesare molto. Non devi giudicarti per questo: la vulnerabilità che senti è parte dell’essere innamorata, ma anche della tua ricerca di stabilità in un momento dove tante cose stanno cambiando.
Potrebbe esserti utile rallentare, accogliere questa confusione come una fase di crescita piuttosto che un problema da risolvere subito. Non serve avere tutte le risposte adesso. Concentrati sul capire cosa ti fa stare bene, cosa senti davvero tuo — sia nello studio che nella relazione — e permettiti di fare errori e aggiustamenti lungo la strada. Parlare con qualcuno, magari anche con uno psicologo, non perché “ne hai bisogno” nel senso patologico, ma perché vuoi fare chiarezza dentro di te, può essere un atto di cura e non un segno di debolezza. In questo momento la cosa più importante è darti il permesso di non avere tutto sotto controllo e riconoscere che sei in cammino, e questo, da solo, è già un passo molto significativo verso la maturità emotiva.
Per quanto riguarda la relazione, sembra che ci sia stato un momento iniziale molto luminoso, in cui ti sei sentita accolta e amata dopo un periodo difficile. Col tempo però sono emerse delle crepe, come la questione dell’ex e la difficoltà nel comunicare apertamente. Il fatto che tu senta una distanza crescente e il bisogno di maggiore presenza da parte sua non è un capriccio, ma un segnale del tuo bisogno di reciprocità e continuità emotiva. Le relazioni si nutrono anche di piccoli gesti quotidiani — vedersi, parlarsi, condividere — e la loro mancanza, soprattutto in una fase in cui ti senti più vulnerabile e incerta su altri fronti, può pesare molto. Non devi giudicarti per questo: la vulnerabilità che senti è parte dell’essere innamorata, ma anche della tua ricerca di stabilità in un momento dove tante cose stanno cambiando.
Potrebbe esserti utile rallentare, accogliere questa confusione come una fase di crescita piuttosto che un problema da risolvere subito. Non serve avere tutte le risposte adesso. Concentrati sul capire cosa ti fa stare bene, cosa senti davvero tuo — sia nello studio che nella relazione — e permettiti di fare errori e aggiustamenti lungo la strada. Parlare con qualcuno, magari anche con uno psicologo, non perché “ne hai bisogno” nel senso patologico, ma perché vuoi fare chiarezza dentro di te, può essere un atto di cura e non un segno di debolezza. In questo momento la cosa più importante è darti il permesso di non avere tutto sotto controllo e riconoscere che sei in cammino, e questo, da solo, è già un passo molto significativo verso la maturità emotiva.
Ciao
dalle tue parole emerge un periodo di grande cambiamento e confusione, che è assolutamente comprensibile dopo la fine della scuola e l’inizio dell’università. Quando si perdono punti di riferimento importanti come la routine quotidiana o le persone a cui si è legati, è naturale sentirsi un po’ smarriti.
Anche i dubbi che esprimi sulla scelta universitaria e sulla tua relazione sentimentale sembrano riflettere un bisogno di capire meglio te stessa e ciò che desideri davvero. Porsi domande come quella che hai scritto (“faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno di uno psicologo?”) non è un segnale negativo — al contrario, dimostra una grande consapevolezza e sensibilità.
Tuttavia, visto che queste riflessioni ti stanno pesando molto e che senti di essere bloccata, potrebbe essere davvero utile parlarne con uno psicologo. Un confronto diretto e personale con uno specialista può aiutarti a fare chiarezza su ciò che stai vivendo e a ritrovare un equilibrio più sereno.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalle tue parole emerge un periodo di grande cambiamento e confusione, che è assolutamente comprensibile dopo la fine della scuola e l’inizio dell’università. Quando si perdono punti di riferimento importanti come la routine quotidiana o le persone a cui si è legati, è naturale sentirsi un po’ smarriti.
Anche i dubbi che esprimi sulla scelta universitaria e sulla tua relazione sentimentale sembrano riflettere un bisogno di capire meglio te stessa e ciò che desideri davvero. Porsi domande come quella che hai scritto (“faccio psicologia perché mi piace o perché ho bisogno di uno psicologo?”) non è un segnale negativo — al contrario, dimostra una grande consapevolezza e sensibilità.
Tuttavia, visto che queste riflessioni ti stanno pesando molto e che senti di essere bloccata, potrebbe essere davvero utile parlarne con uno psicologo. Un confronto diretto e personale con uno specialista può aiutarti a fare chiarezza su ciò che stai vivendo e a ritrovare un equilibrio più sereno.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dalle tue parole si percepisce un forte bisogno di capire cosa ti sta accadendo e di dare un senso a questo momento pieno di cambiamenti. La fine della scuola, l’inizio dell’università, le relazioni che si modificano… tutto questo può generare confusione, ma non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in te. È una reazione naturale, quasi inevitabile. Il senso di blocco e la confusione che descrivi possono essere visti come il tentativo di ritrovare un equilibrio tra ciò che eri e ciò che stai diventando. Quando avvengono dei cambiamenti – la famiglia, le amicizie, la coppia – anche la nostra identità si riorganizza. È un passaggio delicato, ma necessario per crescere. La domanda che ti poni sul percorso di studi che hai scelto è lecita – “mi piace o ne ho bisogno?” – ed è in realtà una delle riflessioni più profonde che si possano fare. Forse non si tratta di scegliere tra le due cose: spesso il desiderio di comprendere nasce proprio dal bisogno di dare significato alla propria esperienza. Da lì prendono forma molte vocazioni. Nella relazione, invece, sembra emergere il bisogno di sentirsi visti e presenti nella vita dell’altro. Forse non si tratta solo di una distanza fisica, ma di una fase in cui i vostri modi di stare insieme stanno cambiando. Le relazioni, come le persone, attraversano cicli: momenti di vicinanza e momenti in cui ognuno ha bisogno di respirare un po’ da solo, per ridefinirsi. Non sempre la distanza è un segnale di disinteresse, a volte è il modo in cui la relazione cerca un nuovo equilibrio. Ogni legame, per restare vivo, ha bisogno di rinnovarsi e di adattarsi ai cambiamenti di chi ne fa parte. E quando due persone crescono, inevitabilmente anche la relazione cresce con loro — oppure si trasforma, trovando una forma diversa, ma non per questo meno importante. Potrebbe essere utile parlarne con lui, per capire insieme come ciascuno di voi sta vivendo questo periodo. Nei momenti di cambiamento, ognuno reagisce in modo diverso: c’è chi si avvicina e chi si allontana un po’, non per mancanza d’interesse, ma per ritrovare il proprio spazio. Condividere ciò che senti – senza accusare o difenderti, ma aprendoti con sincerità – può aiutarvi a capire meglio cosa sta accadendo nella vostra relazione e come potete sostenervi a vicenda, soprattutto in questo periodo. Stai attraversando una fase importante, e la vulnerabilità che senti è il segno che stai imparando a conoscerti, a sentire e a costruire una nuova versione di te. In bocca al lupo!!!
Ciao,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo.
Si percepisce quanto tu stia cercando di dare un senso a questo periodo della tua vita, e ti assicuro che ciò che descrivi è molto più comune di quanto pensi: spesso, infatti, dopo la maturità e con l’inizio di una nuova fase come l’università, ci si sente confusi, senza più quella routine e quei punti di riferimento che prima ci facevano sentire “al nostro posto”. È una sensazione di vuoto che può far paura, ma che in realtà fa parte di un processo di crescita.
Riguardo alla tua scelta universitaria, la domanda che ti poni è una riflessione molto profonda e per nulla sbagliata. Molti studenti di psicologia iniziano questo percorso proprio perché sentono un bisogno personale di comprensione. Questo non toglie valore alla tua scelta, anzi, spesso chi parte da un vissuto personale sviluppa una sensibilità e un’empatia che sono qualità preziose nel futuro lavoro psicologico. In un periodo di cambiamento poi capita che le relazioni affettive assumano un ruolo centrale diventando un po' il nostro rifugio dove però possono emergere anche le nostre fragilità.
Può essere utile concederti uno spazio per te, magari parlando con uno psicologo, per creare un luogo sicuro in cui poter comprendere meglio le tue emozioni, le tue scelte e i tuoi bisogni. A volte, dare voce a ciò che si sente aiuta a ritrovare la direzione e la fiducia in se stessi.
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo.
Si percepisce quanto tu stia cercando di dare un senso a questo periodo della tua vita, e ti assicuro che ciò che descrivi è molto più comune di quanto pensi: spesso, infatti, dopo la maturità e con l’inizio di una nuova fase come l’università, ci si sente confusi, senza più quella routine e quei punti di riferimento che prima ci facevano sentire “al nostro posto”. È una sensazione di vuoto che può far paura, ma che in realtà fa parte di un processo di crescita.
Riguardo alla tua scelta universitaria, la domanda che ti poni è una riflessione molto profonda e per nulla sbagliata. Molti studenti di psicologia iniziano questo percorso proprio perché sentono un bisogno personale di comprensione. Questo non toglie valore alla tua scelta, anzi, spesso chi parte da un vissuto personale sviluppa una sensibilità e un’empatia che sono qualità preziose nel futuro lavoro psicologico. In un periodo di cambiamento poi capita che le relazioni affettive assumano un ruolo centrale diventando un po' il nostro rifugio dove però possono emergere anche le nostre fragilità.
Può essere utile concederti uno spazio per te, magari parlando con uno psicologo, per creare un luogo sicuro in cui poter comprendere meglio le tue emozioni, le tue scelte e i tuoi bisogni. A volte, dare voce a ciò che si sente aiuta a ritrovare la direzione e la fiducia in se stessi.
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