Buongiorno, vorrei presentare, cercando di essere il più possibile breve, la mia condizione mentale

24 risposte
Buongiorno,
vorrei presentare, cercando di essere il più possibile breve, la mia condizione mentale attuale per avere un parere. Sono sempre stata una persona abbastanza diffidente e sospettosa, ma ho sempre cercato e sperato in un incontro positivo con gli altri. Oggi sono invece al punto in cui praticamente non sopporto più nessuno e cosa ancora più grave non credo più in quasi nessuno tranne pochissime persone molto vicine a me che pur avendo anch'esse i loro difetti lasciano comunque trasparire un sentimento di amore autentico. Da tutti gli altri (e parlo sempre di una cerchia di persone care) mi arrivano spesso brutte sensazioni di sentimenti di invidia , oppure di desiderio di controllo o cose simili e quando va meglio indifferenza. In realtà non ho nulla di grandioso per cui essere invidiata se non forse la mia volontà e determinazione nel cercare qualcosa di buono e bello per me e di farlo con la mia testa ,seguendo idee che sono mie e ricevendo in cambio come l'impressione di aver "deluso" per questo. Vi ringrazio per qualunque cosa vogliate scrivere a riguardo.
Saluti
Dott. Alessio Vellucci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
sembra guidata dal desiderio di incontro con l'Altro, che però viene frustrato dall'attesa di una reazione che appare un misto di invidia e delusione. Oggi, pur non precludendosi nulla, diffida della possibilità di incontrare qualcuno che le riservi un sentimento autentico, capace di sintonizzarsi davvero con lei, e sembra lasciarle in eredità uno sguardo distante sul mondo, quasi un senso di non appartenenza. Non conosco la sua storia, né quali esperienze abbiano nutrito l'idea di un Altro inaffidabile e indisponibile, ma il suo messaggio sembra quasi cercare un'autorizzazione a continuare a sperare di cambiare il destino del suo desiderio. Magari sbaglio, ma trovo che questo potrebbe essere il nucleo centrale di un importante lavoro terapeutico, che non le venda il sorriso degli Altri, ma la capacità di riconoscersi il diritto di continuare a cercare uno sguardo accogliente su di sé. Un caro saluto

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Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace per la situazione ed il disagio espresso. Come mai è sempre stata diffidente e sospettosa? quali eventi di vita le hanno insegnato a mantenere le dovute distanze dagli altri? Da dove derivano le sensazioni di invidia che non le permettono di vivere appieno le relazioni sociali? Come vede sono molte le domande che queste sue righe suscitano, a mio avviso sarebbe inoltre essenziale intraprendere un percorso di supporto psicologico che possa identificare e riconoscere cause e fattori di mantenimento dei suoi sintomi.
Cordialmente, dott. FDL
Dott.ssa Chiara Pavia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera, mi scusi ma non riesco a capire la sua richiesta/domanda. Da quello che lei scrive mi sembra che sia una domanda di natura relazionale e di come lei si approccia alle persone. Dice che c'è stato un cambiamento, su come vede e percepisce la maggior parte delle persone, percepisce invidia, desiderio di controllo ecc....e questo come la fa sentire?.
Dott.ssa Chiara Pavia
Gentile signora,
Penso sia utile approfondire la natura, la frequenza e l’intensita’ di questi pensieri e delle aspettative di cui lei parla. Soprattutto se hanno il potere di indurla a percepire in se stessa sofferenza/insofferenza emotiva e relazionale.
Valuti dunque serenamente la possibilità di svolgere anche solo un colloquio di consulenza con un professionista: assieme potrete mettere a fuoco adeguatamente il problema.
Cordialità, dott.ssa Mariagrazia Fanciulli
Dott.ssa Claudia Sposini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lodi
Buonasera, gli elementi che fornisce non sono sufficienti per darle una risposta definitiva; Le consiglio un colloquio dove sarà necessario conoscere altri aspetti del suo stato psicologico e dove potrà fare maggiore chiarezza riguardo alla sua situazione. Un caro saluto Dr.ssa Claudia Sposini
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, è difficile poterle dare una risposta precisa con così pochi elementi.
Ha mai pensato ad intraprendere un percorso di psicoterapia? Potrebbe aiutarla.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott. Lorenzo Cruciani
Psicologo, Psicoterapeuta
Fermo
Gent.mo utente, la situazione e il disagio che descrive sembrerebbero presenti da tempo e potrebbero quindi configurarsi come tratti di personalità più o meno stabili. Potrebbe essere opportuno consultare uno specialista in psicoterapia cognitiva per eventualmente provare a lavorare su vari aspetti di sé, come ad esempio le abilità metacognitive. Cordialmente.
Dott.ssa Valentina Antoci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
dalle sue parole emerge un importante bisogno di relazione, ma la sua difficoltà ad affidarsi non le permette questo. Se dovesse intraprendere un percorso terapeutico probabilmente questo la potrebbe aiutare a comprendere l’origine dei suoi schemi di funzionamento ed eventualmente “lavorarci” per raggiungere un maggiore benessere.
Cordiali saluti
Dott.ssa Elisabet Persello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Tavagnacco
Gentile Utente. È bello seguire le proprie idee con determinazione nell'obiettivo di trovare ciò che per noi è buono sano e positivo, a patto che ciò non ci conduca fuori strada, facendoci poi stare male.
Dia comunque una possibilità alle nuove persone che incontra e alle sue relazioni, certo senza illusioni! Tutti abbiamo diritto ad una "chance" in un periodo carico di diffidenze e sospetti.
Dott.ssa Serena Facchin
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Montemerlo
Buongiorno. Sicuramente è difficile poterle dare un parere con così pochi elementi e non conoscendo la sua situazione. Dalle sue parole però traspare molto dolore e rabbia da un lato, ma dall'altro anche desiderio di vicinanza e contatto. Le relazioni sono complesse, un po' per tutti, e possono creare profonda sofferenza ma anche nutrimento e soddisfazione. Magari può considerare la possibilità di rivolgersi a uno psicologo per iniziare un percorso che possa aiutarla a ritrovare la serenità relazionale che si merita.
Un caro augurio.
Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Usmate Velate
Gentile utente, penso che se le sue sensazioni sono sempre molto simili in presenza di persone diverse tra loro, potrebbe essere che la motivazione sia dentro di sè. Come mai si sente sempre così invidiata e ha paura di essere controllata? Cosa intende con l'avere "volontà e determinazione nel cercare qualcosa di buono e bello per me e di farlo con la mia testa ,seguendo idee che sono mie e ricevendo in cambio come l'impressione di aver "deluso" per questo"? Credo che ci potrebbero essere tanti spunti per intraprendere un percorso conoscitivo che la potrebbe aiutare molto nella gestione delle relazioni interpersonali, che sono imprescindibili per il nostro benessere psicologico. Un caro saluto
Dott.ssa Rosaria Bertuccelli
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Messina
Salve gentile signora, credo che gli elementi siano diversi e complessi. Deludere gli altri ha sempre a che fare con quanto e come gli altri ci vedono,rispetto a ciò che siamo. Dal suo racconto, appare un grande desiderio di affermarsi, ma chiaramente necessità di ulteriore approfondimento.
Resto a sua disposizione
Dr.ssa Rosaria Bertuccelli
Dott.ssa Greta Casiraghi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Merate
Buongiorno, per rispondere alle sue domande è sicuramente necessario fare un approfondimento. Ha mai pensato a come mai è sempre stata diffidente e sospettosa e a quali situazioni le hanno insegnato a mantenere le distanze dagli altri? Sicuramente un percorso di supporto psicologico con un esperto può aiutarla a fare un po' di chiarezza e ad identificare per poi affrontare quegli elementi che la fanno soffrire. un caro saluto Greta Casiraghi
Dott.ssa Chiara Ripa
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Cara utente, grazie innanzitutto per aver condiviso il suo disagio. Da quanto emerge dalle sue parole sembra che il suo disagio derivi da una contrapposizione importante tra due bisogni: il bisogno di affermarsi e quello di costruire e nutrirsi di rapporti di stima e di genuina reciprocità. Per definizione questi sono bisogni che non si escludono l'un l'altro, ma nel suo caso comunque non trovano un buon incastro. Sarebbe importante capire quale sia la ragione di questo mancato incontro che l'ha portata a vivere ad oggi questo senso di insofferenza verso gli altri.
Un percorso psicologico potrebbe esserle sicuramente d'aiuto in questo.
Dott.ssa Chiara Ripa
Dr. Davide De Rosa Saccone
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Riccione
Buongiorno, la situazione che descrive è sicuramente provante e per questo la ringrazio di averla condivisa.
Le nostre esperienze di vita possono creare alcuni "nervi scoperti" da cui cerchiamo di restare lontani perché insopportabili o connessi ad emozioni troppo dolorose. Tuttavia, questa necessità di restarne lontani spesso si mette in mezzo alla realizzazione del nostro scopo: ho troppa paura del giudizio dell'altro o della possibilità che resti delusa e per questo mi limito nelle mie relazioni. In questo modo però, ci poniamo in una condizione di non sperimentare nuove relazioni, con la possibilità di disconfermare l'idea che tutti i miei futuri rapporti funzioneranno in questo modo.
Un percorso psicologico può aiutarla ad identificare i meccanismi. spesso non consapevoli, che sono alla base di questo circolo di rinforzo dell'allontanamento dagli altri.
dott. De Rosa Saccone
Dott.ssa Maura Falocco
Psicologo, Professional counselor
Grottaferrata
Gentile utente,
La diffidenza è quell'emozione che non ci permette di fidarci degli altri. È come se vivessimo sempre in uno stato di allerta. Può quindi diventare un ostacolo nel costruire relazioni positive. Una consulenza psicologica può aiutarla a vivere con più serenità il rapporto con gli altri. Un cordiale saluto
Dott.ssa Valentina Maggiore
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera gentile utente,
dalle sue parole emerge amarezza per la condizione espressa. Da terapeuta sistemico-relazionale penso istintivamente allo stile di attaccamento che lei ha avuto con i suoi genitori e come questo possa avere influenzato il corso della sua vita relazionale. Ha mai intrapreso percorsi psicoterapici? La conoscenza del proprio modo di stare al mondo e rapportarsi con il mondo in base a schemi appresi e fatti propri può sicuramente aiutare a comprendere il perchè di alcune azioni o pensieri.
Per chiarimenti in merito resto a disposizione,
un cordiale saluto!
Dott.ssa Valentina Maggiore
Dr. Manuel Marco Mancini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la questione andrebbe approfondita con un professionista. Dovrebbe cercare di indagare sulle dinamiche di queste sensazioni ed eventualmente agire direttamente sulle cause. Affronti un percorso e riponga fiducia in un professionista di sua scelta, sicuramente ne troverà beneficio.
MMM
Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, la scarsa fiducia negli altri rimanda alla pochissima fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di costruire delle buone relazioni. Credo che andrebbe indagata l'origine della sua sfiducia, che la sta conducendo a ritirarsi dal mondo delle relazioni, di cui non possiamo fare a meno senza privarci della possibilità di stare bene. Dott.ssa Franca Vocaturi
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott. Francesco Giampaolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità il suo stato d'animo attuale. La situazione che descrive - un progressivo irrigidimento nelle relazioni interpersonali e una crescente diffidenza - merita attenzione e comprensione.
È significativo che lei stessa riconosca un cambiamento: da una persona "diffidente ma speranzosa" a qualcuno che "non sopporta più nessuno". Questo passaggio suggerisce che qualcosa nel suo percorso di vita possa aver intensificato le sue difese emotive.
La sua percezione di essere circondata da invidia, desiderio di controllo o indifferenza potrebbe derivare da diverse fonti:

Esperienze reali: È possibile che abbia effettivamente incontrato persone che hanno agito in modo deludente o manipolativo, confermando e rafforzando la sua diffidenza iniziale.

Proiezione e interpretazione: Quando siamo in uno stato di ipervigilanza emotiva, tendiamo a interpretare comportamenti neutri come minacciosi. La diffidenza può diventare una lente attraverso cui leggiamo tutte le interazioni.

Incomprensione reciproca: La sua "volontà e determinazione" nel seguire la propria strada potrebbe effettivamente creare distanza con chi ha aspettative diverse su di lei.


Il fatto che percepisca di aver "deluso" gli altri per aver seguito le sue idee suggerisce un possibile conflitto tra autenticità personale e aspettative altrui. Questo è un tema comune e doloroso: il prezzo dell'autonomia può talvolta essere l'incomprensione o la disapprovazione.
Tuttavia, l'isolamento emotivo che sta descrivendo - il "non sopportare più nessuno" - rischia di diventare una profezia che si autoavvera. Più ci chiudiamo, più gli altri si allontanano, confermando le nostre peggiori aspettative.
Le suggerisco di considerare:

Esplorare l'origine: Quando è iniziato questo cambiamento? C'è stato un evento scatenante o una serie di delusioni?

Distinguere percezione e realtà: Non tutti i comportamenti altrui nascondono secondi fini. A volte le persone sono semplicemente imperfette, non necessariamente malevole.

Bilanciare protezione e apertura: Proteggersi è importante, ma l'eccessiva chiusura può privarci di connessioni autentiche.


Il fatto che mantenga fiducia in "pochissime persone" che le dimostrano "amore autentico" è prezioso. Questi legami possono essere il punto di partenza per ricostruire gradualmente una maggiore fiducia nel mondo relazionale.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a esplorare queste dinamiche in profondità e a trovare un equilibrio più sereno tra protezione e apertura agli altri.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Cortellino
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Le parole che usi fanno sentire quanto ti stia pesando questo senso di sfiducia e delusione verso le persone intorno a te. Quando si è investito tanto nella ricerca di rapporti autentici e ci si accorge di ricevere, invece, sensazioni di freddezza, invidia o controllo, è naturale provare stanchezza e chiudersi un po’ per proteggersi. A volte questi momenti arrivano dopo esperienze in cui ci si è sentiti poco compresi o giudicati, e la mente tende allora a leggere con maggiore attenzione — e anche con maggiore diffidenza — i segnali che vengono dagli altri. È un modo per difendersi da ulteriori ferite, ma nel tempo può diventare doloroso, perché ci fa sentire soli proprio mentre avremmo bisogno di fidarci di nuovo. Non c’è nulla di “sbagliato” nel tuo modo di percepire: è un modo di sentire che parla del tuo bisogno di autenticità, di rispetto e di relazioni sincere. Forse, più che cercare subito di cambiare il tuo sguardo, può essere utile accogliere questa fatica come un messaggio di qualcosa che chiede ascolto — magari una parte di te che ha bisogno di sentirsi più al sicuro, meno esposta al giudizio o al confronto.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Gentile utente,

la ringrazio per aver condiviso con così tanta lucidità e onestà questa sua condizione. Quello che descrive è un vissuto doloroso e isolante: sentirsi circondati da "brutte sensazioni" come l'invidia o il controllo, proprio dalle persone che dovrebbero costituire la sua rete di supporto, genera un senso di profonda stanchezza emotiva.

Dalle sue parole emerge un contrasto molto forte: da una parte la sua volontà e determinazione nel cercare il "buono e il bello" con la sua testa; dall'altra, la sensazione che questa sua autonomia venga vissuta dagli altri come una colpa o una delusione.

Come uscire da questo stallo?
Il problema non è la sua determinazione — che anzi è una risorsa preziosa — ma la sofferenza che deriva dal sentirsi costantemente "sotto attacco" o non vista nella sua autenticità.

Sarebbe molto utile lavorare insieme per:

Decifrare questi segnali: Capire quanto di ciò che sente appartiene realmente agli altri e quanto è un riflesso di una sua antica paura di essere controllata o invidiata.

Proteggere la sua bellezza interiore: Fare in modo che la sua ricerca del "buono" non venga inquinata dal sospetto, permettendole di selezionare meglio chi far entrare nella sua fortezza, senza doverla chiudere a chiave per tutti.

Non deve rassegnarsi a vivere in un mondo che le appare ostile o indifferente. C'è un modo per restare persone determinate e autonome senza sentirsi costantemente "fuori posto" o deluse dagli altri.

Se desidera approfondire questo vissuto, ricevo in provincia di Reggio Calabria e sono disponibile anche per consulti online. Sarebbe un primo passo per trasformare questa diffidenza in una nuova forma di sicurezza interiore.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è un vissuto molto comprensibile, anche se può risultare faticoso e a tratti disorientante. Si percepisce chiaramente come nel tempo qualcosa sia cambiato dentro di lei: da una parte una naturale cautela e attenzione verso gli altri, dall’altra un progressivo irrigidirsi della fiducia, fino ad arrivare a una posizione in cui il contatto con le persone sembra generare più sospetto e disagio che apertura. Dal punto di vista cognitivo comportamentale è utile osservare come, nelle esperienze relazionali, non sono solo i comportamenti degli altri a influenzarci, ma anche il modo in cui li interpretiamo. Quando si vivono episodi ripetuti, anche piccoli, che vengono percepiti come segnali di invidia, controllo o distanza, la mente tende a costruire una sorta di lente attraverso cui leggere le relazioni. Questa lente non nasce per caso, ma spesso ha una funzione protettiva. È come se una parte di lei stesse cercando di metterla al riparo da delusioni, evitando di esporsi troppo o di aspettarsi qualcosa dagli altri. Il punto è che, nel tempo, questa protezione può diventare rigida e generalizzarsi. Così anche segnali ambigui o neutri iniziano a essere letti in chiave negativa, alimentando la convinzione che gli altri siano poco autentici o poco affidabili. Questo può portare a un circolo in cui più si percepisce distanza o ostilità, più si tende a chiudersi o a osservare con sospetto, e questo a sua volta rende le relazioni meno spontanee e più difficili. Colpisce molto quello che dice rispetto al suo modo di essere, alla sua determinazione nel seguire ciò che sente giusto per sé. Questo è un aspetto prezioso, ma può anche esporla a una percezione di non essere compresa o accolta dagli altri, soprattutto se intorno a lei ci sono persone con aspettative diverse. In questi casi è facile che si attivino pensieri come “mi giudicano”, “non mi accettano”, “sono invidiosi”, che aumentano la distanza emotiva. Non significa che le sue percezioni siano sbagliate in assoluto, ma che meritano di essere esplorate con attenzione, distinguendo ciò che deriva da segnali reali da ciò che può essere amplificato da aspettative, esperienze passate o timori di fondo. Questo tipo di lavoro permette spesso di recuperare una maggiore flessibilità nel modo di vedere gli altri, senza rinunciare alla propria capacità di proteggersi. Il fatto che lei riconosca comunque alcune persone come autentiche è molto importante, perché indica che la sua fiducia non è scomparsa, ma si è resa più selettiva. Il rischio, però, è che questa selettività diventi chiusura, e che alla lunga possa portarla a sentirsi isolata o distante dal mondo relazionale più ampio. In queste situazioni può essere davvero utile avere uno spazio in cui poter osservare con calma come funzionano i suoi pensieri nelle relazioni, quali aspettative si attivano, quali segnali la fanno sentire minacciata o delusa e come queste interpretazioni influenzano le sue emozioni e i suoi comportamenti. Un percorso di supporto può aiutarla proprio a mettere a fuoco questi meccanismi, non per cambiare chi è, ma per darle maggiore libertà nel modo di stare con gli altri, senza sentirsi costantemente in difesa. Ritrovare un equilibrio tra apertura e protezione è possibile, ma spesso richiede un lavoro graduale di consapevolezza e di riorganizzazione del proprio modo di leggere le relazioni. E questo può fare una grande differenza nella qualità del suo benessere quotidiano. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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