Buongiorno. Sto vivendo un periodo molto difficile con il mio fidanzato, tanto che sto seriamente p
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Buongiorno.
Sto vivendo un periodo molto difficile con il mio fidanzato, tanto che sto seriamente pensando di lasciarlo. Stiamo insieme da più di tre anni, abbiamo due anni di differenza (siamo dei trentenni) e conviviamo da circa un anno.
Da un po' di tempo a questa parte (da sei mesi circa) sto notando un calo d'interesse nei miei confronti sempre più evidente. Non parlo solo di intimità e rapporti sessuali (praticamente nulli), ma anche di una serie di attenzioni e supporto che prima mi dava: se litigavo con mia madre mi ascoltava e mi consolava, mi accompagnava sempre al lavoro, mi scriveva durante la giornata, a cena ascoltava attentamente quando gli raccontavo la mia giornata...Ora più nulla. Dice che mi ama, che ci tiene a me, mi prepara la cena, mi aiuta nelle faccende domestiche, ma poi finisce tutto lì. Se provo a "stuzzicarlo" non reagisce, così anche se provo ad intavolare una discussione di confronto. Per quanto lui sia sempre stato un tipo tranquillo, ora non lo riconosco più, sembro quasi dargli fastidio. In ultimo il mese scorso gli dissi che ci tenevo tanto ad andare in una città per visitarla, ma lui non mi ha accompagnata tirando una scusa banale.
Come devo affrontare la cosa? Io mi ritrovo a piangere quasi tutti i giorni perché questa situazione mi sta distruggendo emotivamente e non so più bene cosa provo per lui. Ho intenzione di affrontarlo a muso duro e chiedergli dei chiarimenti, ma temo che vada a vuoto questo mio tentativo.
Grazie
Sto vivendo un periodo molto difficile con il mio fidanzato, tanto che sto seriamente pensando di lasciarlo. Stiamo insieme da più di tre anni, abbiamo due anni di differenza (siamo dei trentenni) e conviviamo da circa un anno.
Da un po' di tempo a questa parte (da sei mesi circa) sto notando un calo d'interesse nei miei confronti sempre più evidente. Non parlo solo di intimità e rapporti sessuali (praticamente nulli), ma anche di una serie di attenzioni e supporto che prima mi dava: se litigavo con mia madre mi ascoltava e mi consolava, mi accompagnava sempre al lavoro, mi scriveva durante la giornata, a cena ascoltava attentamente quando gli raccontavo la mia giornata...Ora più nulla. Dice che mi ama, che ci tiene a me, mi prepara la cena, mi aiuta nelle faccende domestiche, ma poi finisce tutto lì. Se provo a "stuzzicarlo" non reagisce, così anche se provo ad intavolare una discussione di confronto. Per quanto lui sia sempre stato un tipo tranquillo, ora non lo riconosco più, sembro quasi dargli fastidio. In ultimo il mese scorso gli dissi che ci tenevo tanto ad andare in una città per visitarla, ma lui non mi ha accompagnata tirando una scusa banale.
Come devo affrontare la cosa? Io mi ritrovo a piangere quasi tutti i giorni perché questa situazione mi sta distruggendo emotivamente e non so più bene cosa provo per lui. Ho intenzione di affrontarlo a muso duro e chiedergli dei chiarimenti, ma temo che vada a vuoto questo mio tentativo.
Grazie
Salve,
dalle Sue parole emerge una sofferenza profonda, che non riguarda solo la sfera dell’intimità, ma soprattutto una perdita di vicinanza emotiva, di ascolto e di scambio: aspetti fondamentali all’interno di una relazione di coppia. È comprensibile che questa situazione La faccia sentire sola, confusa e molto provata.
È importante dare spazio e legittimità al Suo vissuto emotivo: il fatto che si ritrovi a piangere spesso e a sentirsi “distrutta” è un segnale significativo, che indica bisogni affettivi importanti che al momento non trovano risposta. Allo stesso tempo, colpisce il Suo tentativo di comprendere cosa stia accadendo, senza trarre conclusioni affrettate o attribuire colpe: questo mostra una grande attenzione e consapevolezza.
Rispetto all’idea di affrontare il Suo compagno in modo diretto e deciso, potrebbe essere utile fermarsi un momento e chiarire prima di tutto con se stessa quale sia l’obiettivo del confronto: avere delle risposte, sentirsi ascoltata, capire se lui è ancora emotivamente presente nella relazione. Spesso il dialogo risulta più efficace quando parte dall’espressione di ciò che si prova (“io mi sento sola, non considerata, triste”) piuttosto che da accuse o richieste, che rischiano di aumentare ulteriormente la distanza.
Potrebbe inoltre essere utile chiedersi se il cambiamento che sta osservando in lui riguardi esclusivamente la relazione o se coinvolga anche altri ambiti della sua vita, come il lavoro, lo stress o il suo stato emotivo generale. Questo non per giustificare ciò che sta accadendo, ma per avere una visione più ampia prima di prendere decisioni importanti.
Infine, La invito a non mettere in secondo piano se stessa: provare a comprendere cosa desidera davvero da una relazione e quali siano i Suoi limiti emotivi può aiutarLa a orientarsi, indipendentemente dall’esito del confronto. Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirLe uno spazio protetto per fare chiarezza, elaborare la sofferenza e prendersi cura di sé.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
dalle Sue parole emerge una sofferenza profonda, che non riguarda solo la sfera dell’intimità, ma soprattutto una perdita di vicinanza emotiva, di ascolto e di scambio: aspetti fondamentali all’interno di una relazione di coppia. È comprensibile che questa situazione La faccia sentire sola, confusa e molto provata.
È importante dare spazio e legittimità al Suo vissuto emotivo: il fatto che si ritrovi a piangere spesso e a sentirsi “distrutta” è un segnale significativo, che indica bisogni affettivi importanti che al momento non trovano risposta. Allo stesso tempo, colpisce il Suo tentativo di comprendere cosa stia accadendo, senza trarre conclusioni affrettate o attribuire colpe: questo mostra una grande attenzione e consapevolezza.
Rispetto all’idea di affrontare il Suo compagno in modo diretto e deciso, potrebbe essere utile fermarsi un momento e chiarire prima di tutto con se stessa quale sia l’obiettivo del confronto: avere delle risposte, sentirsi ascoltata, capire se lui è ancora emotivamente presente nella relazione. Spesso il dialogo risulta più efficace quando parte dall’espressione di ciò che si prova (“io mi sento sola, non considerata, triste”) piuttosto che da accuse o richieste, che rischiano di aumentare ulteriormente la distanza.
Potrebbe inoltre essere utile chiedersi se il cambiamento che sta osservando in lui riguardi esclusivamente la relazione o se coinvolga anche altri ambiti della sua vita, come il lavoro, lo stress o il suo stato emotivo generale. Questo non per giustificare ciò che sta accadendo, ma per avere una visione più ampia prima di prendere decisioni importanti.
Infine, La invito a non mettere in secondo piano se stessa: provare a comprendere cosa desidera davvero da una relazione e quali siano i Suoi limiti emotivi può aiutarLa a orientarsi, indipendentemente dall’esito del confronto. Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirLe uno spazio protetto per fare chiarezza, elaborare la sofferenza e prendersi cura di sé.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
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Buongiorno, non so se a muso duro ma sicuramente può essere utile che lei si prenda e chieda un momento in cui lei possa esporgli con chiarezza la sua situazione emotiva in questo momento. E'indispensabile che sia un momento senza fretta e senza disturbi. Se ha bisogno di aiuto sono a disposizione per un consulto anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
Gentile utente,
Il passaggio alla quotidianità della convivenza può a volte generare un disinvestimento emotivo. È comprensibile che lei si senta ferita, infatti da quello che ha esplicato sembrerebbe che il suo partner stia assolvendo ai doveri pratici, ma si sia ritirato da quelli affettivi e intimi. Probabilmente potrebbe essere più funzionale, rispetto a un confronto “a muso duro”, provare ad esprimere il proprio vissuto e chiedere al proprio partner se il proprio distacco possa esser collegato ad un suo disagio personale (es. stress lavorativo o altro) su cui potrebbe aver difficoltà a confrontarsi. Se il dialogo resta assente, potrebbe valutare l’opzione di una consulenza di coppia, in modo da poter indagare e affrontare insieme quanto detto in precedenza.
Un caro saluto, Dott.ssa Daniela Maura
Il passaggio alla quotidianità della convivenza può a volte generare un disinvestimento emotivo. È comprensibile che lei si senta ferita, infatti da quello che ha esplicato sembrerebbe che il suo partner stia assolvendo ai doveri pratici, ma si sia ritirato da quelli affettivi e intimi. Probabilmente potrebbe essere più funzionale, rispetto a un confronto “a muso duro”, provare ad esprimere il proprio vissuto e chiedere al proprio partner se il proprio distacco possa esser collegato ad un suo disagio personale (es. stress lavorativo o altro) su cui potrebbe aver difficoltà a confrontarsi. Se il dialogo resta assente, potrebbe valutare l’opzione di una consulenza di coppia, in modo da poter indagare e affrontare insieme quanto detto in precedenza.
Un caro saluto, Dott.ssa Daniela Maura
Buongiorno, per una coppia è fondamentale riuscire a comunicare efficacemente e non sempre è facile farlo soprattutto in momenti come questi di particolare sconforto. L' ipotesi di affrontarlo a " muso duro" potrebbe esporvi ad una polarizzazione di posizioni durante una possibile litigata dove ognuno difensivamente potrebbe rimanere trincerato nella propria versione dei fatti senza ascoltare l'altro.
Sarebbe auspicabile riuscire a trattare l'argomento in modi meno duri anche se comprendo benissimo che forse in questo momento di sconforto e forse anche di rabbia può venirle davvero difficile farlo e se così fosse non deve assolutamente colpevolizzarsi.
Mi sembra di capire che prima della convivenza la situazione fosse diversa, a questo punto andrebbe esplorato come state vivendo questa esperienza. Il convivere di fatto comporta una necessaria rinegoziazione degli spazi interpersonali, degli impegni, dei bisogni.
La convivenza è stata voluta da entrambi? Avete mai parlato di come sta andando la convivenza? Di come ve la state vivendo?
Anche l' aspetto del calo del desiderio sessuale andrebbe analizzato, siete riusciti ad affrontare questo tema ?
È ipotizzabile pensare che magari anche il suo ragazzo stia avendo paure o pensieri che non condivide con lei? Paure magari riguardo al lavoro, figli, progetti comuni?
In quest'ultimo anno ha notato in lei qualche cambiamento?
Chiaramente le mie sono solo domande esplorative che però potrebbero aiutarla a stimolare delle riflessioni.
Data la situazione è fondamentale che entrambi riusciate a parlare sinceramente dei vostri stati emotivi, così da provare a trasformare gli "scontri" in incontri.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Sarebbe auspicabile riuscire a trattare l'argomento in modi meno duri anche se comprendo benissimo che forse in questo momento di sconforto e forse anche di rabbia può venirle davvero difficile farlo e se così fosse non deve assolutamente colpevolizzarsi.
Mi sembra di capire che prima della convivenza la situazione fosse diversa, a questo punto andrebbe esplorato come state vivendo questa esperienza. Il convivere di fatto comporta una necessaria rinegoziazione degli spazi interpersonali, degli impegni, dei bisogni.
La convivenza è stata voluta da entrambi? Avete mai parlato di come sta andando la convivenza? Di come ve la state vivendo?
Anche l' aspetto del calo del desiderio sessuale andrebbe analizzato, siete riusciti ad affrontare questo tema ?
È ipotizzabile pensare che magari anche il suo ragazzo stia avendo paure o pensieri che non condivide con lei? Paure magari riguardo al lavoro, figli, progetti comuni?
In quest'ultimo anno ha notato in lei qualche cambiamento?
Chiaramente le mie sono solo domande esplorative che però potrebbero aiutarla a stimolare delle riflessioni.
Data la situazione è fondamentale che entrambi riusciate a parlare sinceramente dei vostri stati emotivi, così da provare a trasformare gli "scontri" in incontri.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Buongiorno,
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Quello che descrive fa male, e il suo dolore è comprensibile: non sta vivendo solo una crisi di coppia, ma una sensazione profonda di perdita emotiva, come se la persona che aveva accanto non fosse più la stessa.
Vorrei partire da un punto chiave: lei non sta chiedendo troppo. Sta chiedendo presenza, scambio, connessione. E quando queste cose vengono meno, soprattutto dopo anni in cui c’erano, il vuoto che si crea è destabilizzante e può diventare devastante sul piano emotivo.
Da quello che racconta, il suo fidanzato fa ancora delle cose “funzionali”: prepara la cena, aiuta in casa, dice di amarla. Ma ciò che manca è il cuore della relazione:
l’ascolto
la condivisione emotiva
il sentirsi scelta, vista, desiderata
E questo è ciò che la sta facendo piangere ogni giorno. Non è l’assenza di sesso in sé, ma l’assenza di risonanza emotiva.
È molto importante una cosa: l’amore non si misura solo da quello che una persona fa, ma da come ci fa sentire.
E oggi lei si sente sola, messa da parte, quasi di troppo. Questo non va ignorato.
Lei dice una frase molto forte: “Non lo riconosco più”. Spesso, quando accade questo, ci sono due possibilità (non mutuamente esclusive):
lui sta attraversando qualcosa di suo (stanchezza, blocco emotivo, difficoltà a sentire o a esprimere);
oppure la relazione è entrata in una fase in cui uno dei due si è ritirato emotivamente, anche senza rendersene conto.
Il fatto che eviti il confronto, che non reagisca né allo stuzzicamento né al dialogo, è un segnale importante. Non necessariamente di mancanza d’amore, ma di chiusura. E la chiusura dell’altro, quando si convive, diventa una ferita quotidiana.
Capisco il suo impulso di affrontarlo “a muso duro”, ma vorrei suggerirle una cosa diversa, più tutelante per lei. Non perché debba essere accomodante, ma perché il rischio è che lei esca da quel confronto ancora più svuotata.
Più che chiedergli “mi ami o no?”, che spesso porta a risposte vaghe o difensive, può essere più utile partire da come sta lei, in modo molto chiaro e concreto. Per esempio:
“Io sto molto male. Mi sento sola nella nostra relazione. Piango spesso e mi sento non vista. Ho bisogno di capire se tu sei ancora disposto a esserci emotivamente con me, non solo a livello pratico.”
Questo sposta il focus da lui che “sbaglia” a lei che soffre. E davanti a questo, l’altro non può più nascondersi dietro frasi generiche.
È importante anche che lei si faccia una domanda, con molta onestà (non deve rispondermi, ma a se stessa):
se questa situazione restasse così com’è, io potrei reggerla nel tempo?
Perché amare qualcuno non significa accettare di spegnersi.
Il viaggio mancato, la città che desiderava visitare e che lui ha evitato, non è un dettaglio. È un simbolo: lei sente di non essere più una priorità, né emotiva né progettuale. E questo pesa moltissimo.
Lei non è fragile perché sta pensando di lasciarlo.
Sta cercando di proteggere se stessa da una sofferenza che sta diventando cronica.
Il confronto è giusto farlo, ma non per convincerlo a tornare quello di prima. Piuttosto per capire se:
lui è consapevole di ciò che sta accadendo,
è disposto a mettersi in gioco,
oppure se, pur volendole bene, non riesce (o non vuole) più esserci come lei avrebbe bisogno.
Qualunque risposta emerga, non sarà una sconfitta. Sarà chiarezza. E la chiarezza, anche quando fa male, è sempre meno distruttiva dell’attesa silenziosa.
Se sente che questa situazione la sta consumando così tanto, prendersi uno spazio per lei (anche con un supporto psicologico) può aiutarla a non affrontare tutto da sola e a capire cosa sente davvero, al di là della paura di perdere la relazione.
Lei merita una relazione in cui non debba chiedere di essere vista.
Questo è il punto centrale.
Le mando un caro saluto e le auguro di trovare, presto, uno spazio di verità e rispetto per se stessa.
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Quello che descrive fa male, e il suo dolore è comprensibile: non sta vivendo solo una crisi di coppia, ma una sensazione profonda di perdita emotiva, come se la persona che aveva accanto non fosse più la stessa.
Vorrei partire da un punto chiave: lei non sta chiedendo troppo. Sta chiedendo presenza, scambio, connessione. E quando queste cose vengono meno, soprattutto dopo anni in cui c’erano, il vuoto che si crea è destabilizzante e può diventare devastante sul piano emotivo.
Da quello che racconta, il suo fidanzato fa ancora delle cose “funzionali”: prepara la cena, aiuta in casa, dice di amarla. Ma ciò che manca è il cuore della relazione:
l’ascolto
la condivisione emotiva
il sentirsi scelta, vista, desiderata
E questo è ciò che la sta facendo piangere ogni giorno. Non è l’assenza di sesso in sé, ma l’assenza di risonanza emotiva.
È molto importante una cosa: l’amore non si misura solo da quello che una persona fa, ma da come ci fa sentire.
E oggi lei si sente sola, messa da parte, quasi di troppo. Questo non va ignorato.
Lei dice una frase molto forte: “Non lo riconosco più”. Spesso, quando accade questo, ci sono due possibilità (non mutuamente esclusive):
lui sta attraversando qualcosa di suo (stanchezza, blocco emotivo, difficoltà a sentire o a esprimere);
oppure la relazione è entrata in una fase in cui uno dei due si è ritirato emotivamente, anche senza rendersene conto.
Il fatto che eviti il confronto, che non reagisca né allo stuzzicamento né al dialogo, è un segnale importante. Non necessariamente di mancanza d’amore, ma di chiusura. E la chiusura dell’altro, quando si convive, diventa una ferita quotidiana.
Capisco il suo impulso di affrontarlo “a muso duro”, ma vorrei suggerirle una cosa diversa, più tutelante per lei. Non perché debba essere accomodante, ma perché il rischio è che lei esca da quel confronto ancora più svuotata.
Più che chiedergli “mi ami o no?”, che spesso porta a risposte vaghe o difensive, può essere più utile partire da come sta lei, in modo molto chiaro e concreto. Per esempio:
“Io sto molto male. Mi sento sola nella nostra relazione. Piango spesso e mi sento non vista. Ho bisogno di capire se tu sei ancora disposto a esserci emotivamente con me, non solo a livello pratico.”
Questo sposta il focus da lui che “sbaglia” a lei che soffre. E davanti a questo, l’altro non può più nascondersi dietro frasi generiche.
È importante anche che lei si faccia una domanda, con molta onestà (non deve rispondermi, ma a se stessa):
se questa situazione restasse così com’è, io potrei reggerla nel tempo?
Perché amare qualcuno non significa accettare di spegnersi.
Il viaggio mancato, la città che desiderava visitare e che lui ha evitato, non è un dettaglio. È un simbolo: lei sente di non essere più una priorità, né emotiva né progettuale. E questo pesa moltissimo.
Lei non è fragile perché sta pensando di lasciarlo.
Sta cercando di proteggere se stessa da una sofferenza che sta diventando cronica.
Il confronto è giusto farlo, ma non per convincerlo a tornare quello di prima. Piuttosto per capire se:
lui è consapevole di ciò che sta accadendo,
è disposto a mettersi in gioco,
oppure se, pur volendole bene, non riesce (o non vuole) più esserci come lei avrebbe bisogno.
Qualunque risposta emerga, non sarà una sconfitta. Sarà chiarezza. E la chiarezza, anche quando fa male, è sempre meno distruttiva dell’attesa silenziosa.
Se sente che questa situazione la sta consumando così tanto, prendersi uno spazio per lei (anche con un supporto psicologico) può aiutarla a non affrontare tutto da sola e a capire cosa sente davvero, al di là della paura di perdere la relazione.
Lei merita una relazione in cui non debba chiedere di essere vista.
Questo è il punto centrale.
Le mando un caro saluto e le auguro di trovare, presto, uno spazio di verità e rispetto per se stessa.
Buongiorno. Quello che descrivi non è una crisi “banale”, ma una condizione di deprivazione emotiva protratta nel tempo. Non stai soffrendo perché sei troppo esigente, ma perché alcuni bisogni relazionali fondamentali – ascolto, reciprocità, desiderio, presenza – non stanno trovando risposta. Il pianto frequente e la confusione sui sentimenti sono segnali importanti, non da minimizzare.
Prima di “affrontarlo a muso duro”, può essere utile fermarti su un punto centrale: il modo in cui comunichi il tuo disagio. Qui entra in gioco l’assertività. Essere assertivi non significa accusare, pretendere o forzare una risposta, ma esprimere in modo chiaro e diretto ciò che senti e ciò di cui hai bisogno, senza svalutare te stessa né l’altro. È una comunicazione che parte dall’“io”: io mi sento sola, io mi sto spegnendo, io ho bisogno di capire se per te questa relazione è ancora viva. L’assertività serve anche a osservare cosa succede dall’altra parte: se l’altro ascolta, risponde, si mette in gioco, oppure evita e si chiude.
Questo confronto non serve tanto a “convincerlo a cambiare”, quanto a raccogliere informazioni utili per te. Alcune domande possono aiutarti nella riflessione: da quanto tempo sto adattandomi io, sperando che le cose tornino come prima? Se nulla cambiasse, potrei immaginarmi ancora qui tra sei mesi o un anno? Sto restando per amore o per paura di perdere ciò che avevamo? E soprattutto: questa relazione, così com’è oggi, mi nutre o mi consuma?
Il rischio maggiore, in situazioni come la tua, è restare in attesa di segnali che non arrivano, sperando che l’altro torni quello di prima, mentre tu ti spegni lentamente. Il confronto è necessario, ma il suo esito non dipende da quanto sarai brava a spiegarti: dipende dalla disponibilità reale del tuo partner a esserci emotivamente.
Qualunque decisione prenderai, ricorda che chiedere presenza, desiderio e ascolto non è chiedere troppo. È chiedere il minimo perché una relazione possa restare viva.
Prima di “affrontarlo a muso duro”, può essere utile fermarti su un punto centrale: il modo in cui comunichi il tuo disagio. Qui entra in gioco l’assertività. Essere assertivi non significa accusare, pretendere o forzare una risposta, ma esprimere in modo chiaro e diretto ciò che senti e ciò di cui hai bisogno, senza svalutare te stessa né l’altro. È una comunicazione che parte dall’“io”: io mi sento sola, io mi sto spegnendo, io ho bisogno di capire se per te questa relazione è ancora viva. L’assertività serve anche a osservare cosa succede dall’altra parte: se l’altro ascolta, risponde, si mette in gioco, oppure evita e si chiude.
Questo confronto non serve tanto a “convincerlo a cambiare”, quanto a raccogliere informazioni utili per te. Alcune domande possono aiutarti nella riflessione: da quanto tempo sto adattandomi io, sperando che le cose tornino come prima? Se nulla cambiasse, potrei immaginarmi ancora qui tra sei mesi o un anno? Sto restando per amore o per paura di perdere ciò che avevamo? E soprattutto: questa relazione, così com’è oggi, mi nutre o mi consuma?
Il rischio maggiore, in situazioni come la tua, è restare in attesa di segnali che non arrivano, sperando che l’altro torni quello di prima, mentre tu ti spegni lentamente. Il confronto è necessario, ma il suo esito non dipende da quanto sarai brava a spiegarti: dipende dalla disponibilità reale del tuo partner a esserci emotivamente.
Qualunque decisione prenderai, ricorda che chiedere presenza, desiderio e ascolto non è chiedere troppo. È chiedere il minimo perché una relazione possa restare viva.
Buongiorno,
da quello che racconta il punto più doloroso sembra essere il vissuto di non essere più vista, riconosciuta, tenuta nella mente dell’altro. Lei descrive un compagno che “fa”, ma che più non è sul piano affettivo. È come se la relazione fosse rimasta in piedi, ma svuotata della sua dimensione vitale.
Affrontarlo “a muso duro” rischia di riprodurre una dinamica già presente: lei che chiede contatto, lui che si sottrae. Forse il punto non è tanto ottenere spiegazioni razionali, quanto condividere ciò che sta vivendo lei: il dolore, la solitudine di un abbandono non verbalizzato, il senso di perdita. Non come accusa, ma come la sua verità emotiva.
Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.
da quello che racconta il punto più doloroso sembra essere il vissuto di non essere più vista, riconosciuta, tenuta nella mente dell’altro. Lei descrive un compagno che “fa”, ma che più non è sul piano affettivo. È come se la relazione fosse rimasta in piedi, ma svuotata della sua dimensione vitale.
Affrontarlo “a muso duro” rischia di riprodurre una dinamica già presente: lei che chiede contatto, lui che si sottrae. Forse il punto non è tanto ottenere spiegazioni razionali, quanto condividere ciò che sta vivendo lei: il dolore, la solitudine di un abbandono non verbalizzato, il senso di perdita. Non come accusa, ma come la sua verità emotiva.
Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.
Buongiorno,
da ciò che racconti sembra che negli ultimi mesi ciò che è cambiato davvero è la qualità del contatto emotivo tra voi: attenzioni, ascolto, partecipazione, desiderio di condividere. Quando questo accade, è comprensibile sentirsi smarriti e feriti, e il fatto che tu pianga spesso indica quanto questa distanza ti stia toccando in profondità. Credo che la tua sofferenza meriti di essere ascoltata e presa sul serio.
In questi momenti può essere utile provare a spostare il focus dal “perché lo fa?” al “che cosa sta succedendo tra noi”: a volte il ritiro dell’altro può essere legato a stress, fatica, un periodo di chiusura personale, difficoltà non dette o anche a un conflitto che non trova parole. Non è detto che significhi mancanza d’amore, ma è un segnale che la relazione sta attraversando una fase in cui la comunicazione e la sintonizzazione si sono indebolite.
Un punto importante riguarda te: oltre a chiederti cosa stia vivendo il tuo compagno, può aiutarti chiarire di che cosa hai bisogno per sentirti al sicuro nella relazione (presenza, ascolto, reciprocità, intimità) e cosa oggi ti manca di più. Avere più chiaro questo può aiutarti a portare nella coppia non un “processo”, ma un vissuto: la tua solitudine, la tua confusione, il tuo bisogno di ritrovare un contatto.
Se senti che da sola fai fatica a orientarti, un supporto psicologico (individuale o di coppia, se ci fosse disponibilità reciproca) può essere un modo per dare spazio a ciò che sta succedendo e capire se e come la relazione possa ritrovare un equilibrio più soddisfacente per entrambi.
da ciò che racconti sembra che negli ultimi mesi ciò che è cambiato davvero è la qualità del contatto emotivo tra voi: attenzioni, ascolto, partecipazione, desiderio di condividere. Quando questo accade, è comprensibile sentirsi smarriti e feriti, e il fatto che tu pianga spesso indica quanto questa distanza ti stia toccando in profondità. Credo che la tua sofferenza meriti di essere ascoltata e presa sul serio.
In questi momenti può essere utile provare a spostare il focus dal “perché lo fa?” al “che cosa sta succedendo tra noi”: a volte il ritiro dell’altro può essere legato a stress, fatica, un periodo di chiusura personale, difficoltà non dette o anche a un conflitto che non trova parole. Non è detto che significhi mancanza d’amore, ma è un segnale che la relazione sta attraversando una fase in cui la comunicazione e la sintonizzazione si sono indebolite.
Un punto importante riguarda te: oltre a chiederti cosa stia vivendo il tuo compagno, può aiutarti chiarire di che cosa hai bisogno per sentirti al sicuro nella relazione (presenza, ascolto, reciprocità, intimità) e cosa oggi ti manca di più. Avere più chiaro questo può aiutarti a portare nella coppia non un “processo”, ma un vissuto: la tua solitudine, la tua confusione, il tuo bisogno di ritrovare un contatto.
Se senti che da sola fai fatica a orientarti, un supporto psicologico (individuale o di coppia, se ci fosse disponibilità reciproca) può essere un modo per dare spazio a ciò che sta succedendo e capire se e come la relazione possa ritrovare un equilibrio più soddisfacente per entrambi.
Dalle tue parole arriva forte la solitudine che stai vivendo dentro questa relazione. Non è solo la mancanza di intimità a farti soffrire, ma il sentirti sempre meno vista, ascoltata, scelta. È doloroso accorgersi che la persona con cui condividi la quotidianità, la casa e i progetti non è più emotivamente presente come prima, e che quello spazio che un tempo era di vicinanza oggi sembra vuoto.
È comprensibile che tu sia confusa, che tu pianga spesso e che non riesca più a capire cosa provi davvero per lui: quando il legame cambia senza spiegazioni chiare, lascia un senso profondo di smarrimento e di insicurezza. Anche il timore che un confronto “a muso duro” possa non portare a nulla racconta quanto tu ti senta fragile e poco ascoltata in questo momento.
Quello che stai vivendo merita attenzione e rispetto, prima di tutto da parte tua. Il tuo dolore non è eccessivo né ingiustificato: nasce da un bisogno di connessione, di riconoscimento e di presenza che oggi senti mancare. A volte può essere importante avere uno spazio neutro e protetto in cui poter mettere ordine a queste emozioni, dare voce alla fatica e capire cosa stai vivendo davvero, senza dover arrivare subito a decisioni definitive.
Prenderti cura di come stai, prima ancora di capire cosa fare, può essere un primo passo per non restare sola dentro questa sofferenza. Se vuoi, possiamo incontrarci per parlarne insieme e provare a fare chiarezza su ciò che senti.
È comprensibile che tu sia confusa, che tu pianga spesso e che non riesca più a capire cosa provi davvero per lui: quando il legame cambia senza spiegazioni chiare, lascia un senso profondo di smarrimento e di insicurezza. Anche il timore che un confronto “a muso duro” possa non portare a nulla racconta quanto tu ti senta fragile e poco ascoltata in questo momento.
Quello che stai vivendo merita attenzione e rispetto, prima di tutto da parte tua. Il tuo dolore non è eccessivo né ingiustificato: nasce da un bisogno di connessione, di riconoscimento e di presenza che oggi senti mancare. A volte può essere importante avere uno spazio neutro e protetto in cui poter mettere ordine a queste emozioni, dare voce alla fatica e capire cosa stai vivendo davvero, senza dover arrivare subito a decisioni definitive.
Prenderti cura di come stai, prima ancora di capire cosa fare, può essere un primo passo per non restare sola dentro questa sofferenza. Se vuoi, possiamo incontrarci per parlarne insieme e provare a fare chiarezza su ciò che senti.
Salve, grazie per aver raccontato un po'della sua storia personale e della situazione e delicata in sui si trova. Mi dispiace molto leggere quanto sta soffrendo. Quello che descrive on è “esagerato” né banale: è una situazione che logora, soprattutto perché non c’è un evento eclatante ma un lento spegnersi del legame. E quando si vive con qualcuno, questo silenzio pesa ancora di più. Non stai soffrendo solo per la mancanza di sesso o di attenzioni: sta soffrendo perché la persona con cui condivideva intimità emotiva non c’è più, pur essendo fisicamente presente.
Il fatto che non condivida più desideri (come il viaggio)
è profondamente destabilizzante. Sta vivendo un lutto momentaneo relazionale mentre la relazione è ancora in piedi. Iniziare un percorso di supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza e valutando ogni emozione sottostante, trovando un ambiente di sostegno e ascolto non giudicante. Resto a su disposizione.
Il fatto che non condivida più desideri (come il viaggio)
è profondamente destabilizzante. Sta vivendo un lutto momentaneo relazionale mentre la relazione è ancora in piedi. Iniziare un percorso di supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza e valutando ogni emozione sottostante, trovando un ambiente di sostegno e ascolto non giudicante. Resto a su disposizione.
Buongiorno da quello che scrive capisco che non stia passando un buon momento con il suo fidanzato. Verso la fine dice di volergli parlargli ed è quindi corretto che possa esprimergli quello che sente e come si sente ora all’interno della relazione soprattutto portando le emozioni che prova maggiormente in questo periodo. Capisco che al tempo stesso abbia paura che questo tentativo vada a vuoto, ma se sente che è un qualcosa di utile allora è giusto farlo indipendentemente da come andrà, il rischio altrimenti è quello di restare bloccati a causa della paura e ci porta poi a tenerci tutto dentro causando ancora più malessere e dolore. Quello che sente va bene e può esprimerlo. Un saluto
Buongiorno, mi dispiace per la sua sofferenza, tanto che sente che la situazione la sta distruggendo emotivamente e che non sa bene cosa prova per una persona a lei vicina. Mi chiedo se ha già parlato al suo fidanzato di queste difficoltà e delle sue emozioni? Il suo partner ha notato questo malessere in lei? Pensa che possa essere accaduto qualcosa sei mesi fa che lega a questo cambiamento nella vostra relazione? Lei cosa ritiene importante in una relazione d'amore? Come mai teme che il suo tentativo di affrontare e chiedere chiarimenti al suo fidanzato vada a vuoto? cosa significa per lei che il tentativo vada a vuoto e cosa potrebbe accadere? Spero che queste domande le aiutino un po' a fare chiarezza; se dovesse aver bisogno di sostegno in questo momento di fatica emotiva e di incertezza, non esiti a chiedere aiuto un professionista che l'accompagni un percorso psicologico. Buona giornata, Dott.ssa Jasmine Cazzaniga
Buonasera, da ciò che descrive emerge una sofferenza emotiva importante, legata soprattutto a un cambiamento significativo nel modo in cui il suo partner è presente e coinvolto nella relazione. Non si tratta solo di intimità, ma di ascolto, vicinanza e condivisione, aspetti fondamentali in una convivenza.
È comprensibile che questa distanza la faccia sentire sola e confusa. Prima di “affrontarlo a muso duro”, potrebbe essere utile cercare un confronto chiaro ma non accusatorio, centrato su ciò che lei prova e di cosa ha bisogno, più che su ciò che lui non fa.
Se il dialogo dovesse risultare difficile o sterile, questo è già un elemento importante da considerare. Una relazione sana richiede disponibilità reciproca al confronto.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
È comprensibile che questa distanza la faccia sentire sola e confusa. Prima di “affrontarlo a muso duro”, potrebbe essere utile cercare un confronto chiaro ma non accusatorio, centrato su ciò che lei prova e di cosa ha bisogno, più che su ciò che lui non fa.
Se il dialogo dovesse risultare difficile o sterile, questo è già un elemento importante da considerare. Una relazione sana richiede disponibilità reciproca al confronto.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Buonasera, mi dispiace per come si sente, immagino che parte della sua sofferenza, oltre alla percezione della distanza del suo fidanzato, sia legata alla confusione, all'incongruenza tra come si sente e quello che le viene esplicitamente comunicato nella relazione. Le consiglio di ricercare un supporto psicologico, da sola od in coppia, per poter esplorare i suoi vissuti legati alla relazione, dall'inizio ad ora, le aspettative ed i desideri che sono stati riposti nell'altra persona. Potrà indagare più in generale che cosa attiva in lei una relazione romantica, come reagisce a certi comportamenti, ed esplorare eventuali angosce di abbandono. Sarebbe interessante approfondire cosa è cambiato sei mesi fa, se vi è stato un evento reale, un accadimento, una difficoltà di coppia oppure personale che ha segnato la relazione oppure la percezione della stessa. In generale le coppie hanno un andamento oscillante, in cui i partner possono allontanarsi per poi riavvicinarsi se c'è desiderio e volontà di mettersi in discussione, quindi sarà importante esplorare il perché di questo allontanamento e se davvero è percepito solo da un partner della coppia. Inoltre, un supporto psicologico potrà aiutarla a lavorare su una comunicazione chiara e costruttiva con il suo fidanzato. Spero di essere stata utile con queste considerazioni. Un caro saluto, dott.ssa Caterina Falessi
Buonasera,
mi dispiace molto per la sua situazione. La sua sofferenza è comprensibile… quando una persona importante si ritira emotivamente, ci si può sentire soli, confusi e poco considerati.
Il punto centrale sembra essere la mancanza di presenza, ascolto e condivisione che sono venuti a mancare. È normale che lei si senta ferita a seguito di questo cambiamento, a maggior ragione se non c’è un confronto funzionale.
È legittimo voler chiedere chiarimenti. Potrebbe partire da come lei si sente (“mi sento distante, non più scelta, non ascoltata…”) e chiedendo se c’è qualcosa che lui sta vivendo o che ha cambiato il suo modo di stare nella relazione.
Si ricordi anche che l’amore non è solo prendersi cura delle cose pratiche, ma sentirsi emotivamente visti e accolti. Se questa situazione la fa stare così male, è importante non minimizzarlo ma ascoltarlo.
Le auguro di riuscire a rimettere al centro ciò di cui ha bisogno.
Un saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Il punto centrale sembra essere la mancanza di presenza, ascolto e condivisione che sono venuti a mancare. È normale che lei si senta ferita a seguito di questo cambiamento, a maggior ragione se non c’è un confronto funzionale.
È legittimo voler chiedere chiarimenti. Potrebbe partire da come lei si sente (“mi sento distante, non più scelta, non ascoltata…”) e chiedendo se c’è qualcosa che lui sta vivendo o che ha cambiato il suo modo di stare nella relazione.
Si ricordi anche che l’amore non è solo prendersi cura delle cose pratiche, ma sentirsi emotivamente visti e accolti. Se questa situazione la fa stare così male, è importante non minimizzarlo ma ascoltarlo.
Le auguro di riuscire a rimettere al centro ciò di cui ha bisogno.
Un saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Gentile utente, da quanto racconta sembra che negli ultimi mesi la relazione abbia perso una parte importante di scambio emotivo e di vicinanza, elementi che per lei sono fondamentali. È comprensibile che questo cambiamento, soprattutto perché protratto nel tempo, le generi confusione e sofferenza, fino a farle mettere in discussione ciò che prova. Il confronto può essere utile se le permette di esprimere con chiarezza come sta e di verificare se il suo partner è disponibile ad ascoltare e a interrogarsi su ciò che sta accadendo tra voi, più che a fornire spiegazioni rassicuranti. Il pianto frequente è un segnale del disagio che sta vivendo e merita attenzione. Prendersi sul serio in questo momento significa anche valutare cosa le serve per stare meglio, indipendentemente dall’esito della conversazione con il suo partner. Potrebbe essere utile parlarne con un professionista. Un caro saluto
Un calo di interessi inclusi quelli sessuali, in una relazione convivente può dipendere da tanti fattori relazionali, stress o dinamiche emotive, ed è comunque nelle copiando termine. È importante affrontarlo con calma per evitare tensioni interiori. Inizia con un dialogo aperto per comprendere le cause senza pressioni
Buongiorno,
dalla sua descrizione emerge chiaramente un cambiamento significativo nel comportamento del suo partner e nella qualità della vostra relazione. È comprensibile che questo la faccia sentire confusa, triste e frustrata: la mancanza di attenzione, intimità e supporto emotivo può minare profondamente il benessere personale e la fiducia nella coppia.
È importante distinguere tra la percezione di un calo di interesse e le motivazioni reali alla base di questo cambiamento: possono esserci fattori esterni, personali o relazionali che lo influenzano, ma anche dinamiche di comunicazione e aspettative non esplicitate tra voi. Affrontare la situazione con un confronto aperto, chiaro e rispettoso può essere utile, ma è altrettanto importante prepararsi al fatto che le risposte del partner potrebbero non essere immediate o soddisfacenti.
In questo momento, prendersi cura della propria salute emotiva è fondamentale: riconoscere i propri bisogni, i propri limiti e le proprie emozioni non è egoismo, ma un passo necessario per capire cosa davvero desidera per sé stessa e per la relazione.
Vista la complessità dei sentimenti e delle dinamiche che descrive, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla nel chiarire le sue emozioni, valutare le possibili scelte e supportarla nella gestione del confronto con il partner.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalla sua descrizione emerge chiaramente un cambiamento significativo nel comportamento del suo partner e nella qualità della vostra relazione. È comprensibile che questo la faccia sentire confusa, triste e frustrata: la mancanza di attenzione, intimità e supporto emotivo può minare profondamente il benessere personale e la fiducia nella coppia.
È importante distinguere tra la percezione di un calo di interesse e le motivazioni reali alla base di questo cambiamento: possono esserci fattori esterni, personali o relazionali che lo influenzano, ma anche dinamiche di comunicazione e aspettative non esplicitate tra voi. Affrontare la situazione con un confronto aperto, chiaro e rispettoso può essere utile, ma è altrettanto importante prepararsi al fatto che le risposte del partner potrebbero non essere immediate o soddisfacenti.
In questo momento, prendersi cura della propria salute emotiva è fondamentale: riconoscere i propri bisogni, i propri limiti e le proprie emozioni non è egoismo, ma un passo necessario per capire cosa davvero desidera per sé stessa e per la relazione.
Vista la complessità dei sentimenti e delle dinamiche che descrive, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla nel chiarire le sue emozioni, valutare le possibili scelte e supportarla nella gestione del confronto con il partner.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
comprendo bene quanto possa essere dolorosa questa situazione. La solitudine che descrive non è quella dell’assenza dell’altro, ma una solitudine più sottile e spesso ancora più faticosa: sentirsi soli dentro la relazione.
Sentire il partner inaccessibile, non riuscire a raggiungerlo nonostante i tentativi, ritrovarsi a piangere ogni giorno: tutto questo è profondamente doloroso. Lui è fisicamente presente, cucina, aiuta in casa, ma al tempo stesso sembra irraggiungibile proprio lì dove lei vorrebbe incontrarlo: nell’intimità emotiva, nell’ascolto, nella vicinanza.
Questa discrepanza tra la presenza fisica e l’assenza emotiva può essere particolarmente disorientante e logorante. È comprensibile che si senta emotivamente molto provata e confusa anche rispetto ai suoi stessi sentimenti.
Un percorso terapeutico potrebbe offrirle uno spazio per accogliere e sostenere questa sofferenza, esplorare cosa questa situazione tocca in lei e cosa le comunica rispetto ai suoi bisogni, e accompagnarla — qualunque direzione la relazione prenderà — nel trovare un modo di restare in contatto con sé stessa.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
comprendo bene quanto possa essere dolorosa questa situazione. La solitudine che descrive non è quella dell’assenza dell’altro, ma una solitudine più sottile e spesso ancora più faticosa: sentirsi soli dentro la relazione.
Sentire il partner inaccessibile, non riuscire a raggiungerlo nonostante i tentativi, ritrovarsi a piangere ogni giorno: tutto questo è profondamente doloroso. Lui è fisicamente presente, cucina, aiuta in casa, ma al tempo stesso sembra irraggiungibile proprio lì dove lei vorrebbe incontrarlo: nell’intimità emotiva, nell’ascolto, nella vicinanza.
Questa discrepanza tra la presenza fisica e l’assenza emotiva può essere particolarmente disorientante e logorante. È comprensibile che si senta emotivamente molto provata e confusa anche rispetto ai suoi stessi sentimenti.
Un percorso terapeutico potrebbe offrirle uno spazio per accogliere e sostenere questa sofferenza, esplorare cosa questa situazione tocca in lei e cosa le comunica rispetto ai suoi bisogni, e accompagnarla — qualunque direzione la relazione prenderà — nel trovare un modo di restare in contatto con sé stessa.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buonasera,
da quanto descrive emerge una sofferenza emotiva intensa legata a un cambiamento importante nella relazione. Non si tratta solo della sfera sessuale, ma di una perdita di vicinanza emotiva, ascolto e reciprocità, elementi fondamentali in un legame di coppia.
Il fatto che lui continui a esserci sul piano pratico, ma appaia emotivamente distante e poco disponibile al confronto, può generare confusione e senso di rifiuto, soprattutto quando questo andamento si protrae nel tempo. Il pianto frequente e il sentirsi “di troppo” sono segnali di un disagio che merita attenzione.
Più che cercare una spiegazione immediata, può essere utile osservare come questa relazione la fa sentire oggi e che spazio ha, al suo interno, il suo bisogno di essere vista, ascoltata e riconosciuta.
da quanto descrive emerge una sofferenza emotiva intensa legata a un cambiamento importante nella relazione. Non si tratta solo della sfera sessuale, ma di una perdita di vicinanza emotiva, ascolto e reciprocità, elementi fondamentali in un legame di coppia.
Il fatto che lui continui a esserci sul piano pratico, ma appaia emotivamente distante e poco disponibile al confronto, può generare confusione e senso di rifiuto, soprattutto quando questo andamento si protrae nel tempo. Il pianto frequente e il sentirsi “di troppo” sono segnali di un disagio che merita attenzione.
Più che cercare una spiegazione immediata, può essere utile osservare come questa relazione la fa sentire oggi e che spazio ha, al suo interno, il suo bisogno di essere vista, ascoltata e riconosciuta.
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