Buongiorno sono una ragazza con diagnosi di malattia di Parkinson, sono molto preoccupata perchè mi
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Buongiorno sono una ragazza con diagnosi di malattia di Parkinson, sono molto preoccupata perchè mi sembra un incubo, non mi sembra vero che questa malattia possa colpirmi adesso a 45 anni i medici mi dicono di cercare di stare serena ma mi chiedo com'è possibile.
Nessuno mi dice cosa fare oltre a prescrivere farmaci. Esistono figure che mi possano aiutare?
Nessuno mi dice cosa fare oltre a prescrivere farmaci. Esistono figure che mi possano aiutare?
Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo, comprendo la difficoltà. Ha pensato di intraprendere un percorso psicologico? Potrebbe aiutarla a gestire questa suo momento delicato. Ci rifletta.
Buona giornata.
Dott. Fiori
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Salve, mi spiace moltissimo per la diagnosi e comprendo quanto possa essere difficile per lei affrontare questa situazione. Per quanto concerne la malattia in sè, credo sia opportuno rivolgersi ad un medico specialista oppure ad un Centro che si occupa di questo al fine di poter intraprendere il percorso terapeutico migliore; ritengo comunque fondamentale richiedere un consulto psicologico al fine di ritagliarsi di uno spazio per elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla diagnosi e per trovare strategie utili per vivere e sopravvivere in maniera dignitosa, nonostante la malattia.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott. FDL
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott. FDL
Buongiorno,
una diagnosi seria e inquietante per una ragazza, senza dubbio.
Credo che possa chiedere ai medici che la seguono se possono inviarla ad uno psicologo di loro conoscenza che lavori in ospedale ad esempio...
L'alternativa è che lei si trovi uno psicoterapeuta che la aiuti ad affrontare le forti emozioni legate alla diagnosi. Prima di poter essere serena, lei ha bisogno di condividere il suo incubo, di attraversarlo con qualcuno che le tenga la mano.
Sono a sua disposizione, se lo vorrà, anche online.
Dott.ssa Franca Vocaturi
una diagnosi seria e inquietante per una ragazza, senza dubbio.
Credo che possa chiedere ai medici che la seguono se possono inviarla ad uno psicologo di loro conoscenza che lavori in ospedale ad esempio...
L'alternativa è che lei si trovi uno psicoterapeuta che la aiuti ad affrontare le forti emozioni legate alla diagnosi. Prima di poter essere serena, lei ha bisogno di condividere il suo incubo, di attraversarlo con qualcuno che le tenga la mano.
Sono a sua disposizione, se lo vorrà, anche online.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Salve, mi dispiace molto per la sua condizione e comprendo le difficoltà che sta incontrando. Si rivolga ad un terapeuta che l'accompagni nel decorso della malattia e che le dia la possibilità di affrontare e comprendere le emozioni che vive.
Cordiali saluti.
Cordiali saluti.
buon pomeriggio, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo. Posso comprendere la sua preoccupazione e penso che potrebbe essere utile un supporto psicologico specializzato per aiutarla ad affrontare tutti gli aspetti emotivi legati alla scoperta e alla gestione della malattia. un grande in bocca al lupo per il suo futuro, dott.ssa G.Labriola
Cara Utente, mi dispiace molto leggere della sua malattia e intuire la sua sofferenza a riguardo. La diagnosi rappresenta un vero e proprio evento critico nella vita dei pazienti e la sua difficoltà è assolutamente comprensibile. Il fatto che sia qui a formulare la sua richiesta, magari denota come Lei stessa abbia già intuito la risposta. Potrebbe quindi scegliere di incontrare un* psicolog* anche attraverso un primo videoconsulto, così da affidare alla sua percezione la possibilità di intraprendere con tale professionista un percorso di supporto psicologico. Potrebbe così esplorare i suoi vissuti nel contesto protetto della relazione terapeutica, fare ordine nel disordine che la diagnosi ha generato, ricontattare e potenziare le sue risorse. Resto pertanto a sua disposizione, anche per ulteriori domande o eventuali chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Valentina Cecchi
Cara utente, non so dove è ubicata, ma esistono in tutta Italia dei Centri riabilitativi, ex articolo 26, che sono convenzionati con il pubblico e quindi totalmente gratuiti, che lavorano in questi campi. Io stessa lavoro in uno di questi centri da 14 anni e le posso dire che c'è una presa in carico globale del paziente, dall'aspetto medico a quello più tecnico riabilitativo , per finire poi con consulenze psicologiche per aiutarla a sostenere il suo percorso.
Spero di esserle stata utile e che possa dissipare il suo disorientamento. Un caro saluto.
Spero di esserle stata utile e che possa dissipare il suo disorientamento. Un caro saluto.
Salve
Sono dispiaciuta per la diagnosi che le è stata fatta alla sua giovane età. La possibilità di contattare uno psicologo per farla sostenere il questa fase così delicata penso sia l'unica soluzione. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento. Dott.ssa Rosamaria Aloisi
Sono dispiaciuta per la diagnosi che le è stata fatta alla sua giovane età. La possibilità di contattare uno psicologo per farla sostenere il questa fase così delicata penso sia l'unica soluzione. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento. Dott.ssa Rosamaria Aloisi
Buongiorno , comprendo perfettamente la sua situazione emotiva rispetto a questa diagnosi.Esistono centri specializzati convenzionati ,l approccio ideale è quello multidisciplinare ,medico , riabilitazione,e psicoterapeuta.Una squadra di lavoro per lei e per tutte le sue esigenze che affronti e si confronti sul suo problema in tutti i suoi aspetti.Il decorso può essere fortemente rallentato da un buon lavoro d equipe Un caro augurio Dottssa Luciana Harari
Gentile Amica,
da quello che scrive si capisce assai bene la sua preoccupazione e l'urgenza di fare qualcosa. La comprendo perfettamente.
Di fronte a questo problema, mi sento di consigliarle da un lato una terapia di sostegno che la aiuti a elaborare un nuovo equilibrio nella sua vita, dall'altro, di affiancare a questo un percorso di MINDFULNESS per apprendere un modo diverso di gestire lo stress, la preoccupazione e favorire l'adattamento a questa nuova e incerta condizione.
Si affidi, inoltre, ai medici che la stanno seguendo per comprendere come gestire le eventuali implicazioni farmacologiche.
Le faccio i miei migliori auguri,
dr. Ventura
da quello che scrive si capisce assai bene la sua preoccupazione e l'urgenza di fare qualcosa. La comprendo perfettamente.
Di fronte a questo problema, mi sento di consigliarle da un lato una terapia di sostegno che la aiuti a elaborare un nuovo equilibrio nella sua vita, dall'altro, di affiancare a questo un percorso di MINDFULNESS per apprendere un modo diverso di gestire lo stress, la preoccupazione e favorire l'adattamento a questa nuova e incerta condizione.
Si affidi, inoltre, ai medici che la stanno seguendo per comprendere come gestire le eventuali implicazioni farmacologiche.
Le faccio i miei migliori auguri,
dr. Ventura
Salve. Una diagnosi di questo tipo è difficile da accettare. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla ad elaborare i vissuti emotivi che sta vivendo e a confrontarsi con la fragilità che in questo momento è arrivata come un'esplosione che l'ha travolta. Una psicoterapia corporea può essere più adatta al suo problema, lavorando sul piano psicocorporeo può aiutarla a conoscere le reazioni del suo corpo riuscendo a gestire meglio i sintomi della malattia. Distinti saluti
Gentile utente di mio dottore,
La malattia di Parkinson, non è da considerarsi una malattia terminale, perché le persone possono vivere per circa 30 anni dopo la diagnosi, quanto piuttosto una malattia di lunga durata (cronica). Oltre al malessere legato ai sintomi fisici chiaramente la diagnosi di una malattia cronica può mandare nello sconforto il paziente, semplicemente per il fatto che quest'ultimo si ritrova a fare i conti con una immagine di se diversa rispetto al passato. In questi casi sono utili i percorsi di psicoterapia con l'obiettivo di poter nel tempo accettare la propria nuova condizione uscendo dalla percezione di esser solo malattia, ma riconsiderando se stessi. Col tempo pian piano la malattia deve esser considerata solo come un aspetto della propria esistenza e non la totalità di quest'ultima.
Contatti quanto prima uno specialista, vedrà potrà trovare giovamento nell'esser supportata in questa fase delicata della sua vita.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
La malattia di Parkinson, non è da considerarsi una malattia terminale, perché le persone possono vivere per circa 30 anni dopo la diagnosi, quanto piuttosto una malattia di lunga durata (cronica). Oltre al malessere legato ai sintomi fisici chiaramente la diagnosi di una malattia cronica può mandare nello sconforto il paziente, semplicemente per il fatto che quest'ultimo si ritrova a fare i conti con una immagine di se diversa rispetto al passato. In questi casi sono utili i percorsi di psicoterapia con l'obiettivo di poter nel tempo accettare la propria nuova condizione uscendo dalla percezione di esser solo malattia, ma riconsiderando se stessi. Col tempo pian piano la malattia deve esser considerata solo come un aspetto della propria esistenza e non la totalità di quest'ultima.
Contatti quanto prima uno specialista, vedrà potrà trovare giovamento nell'esser supportata in questa fase delicata della sua vita.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Gentile Signora, ricevere una diagnosi di malattia neuro-degenerativa è sempre un evento che ha un forte impatto sulla persona e i suoi famigliari e lo è ancor di più se questo succede a 45 anni.
Chi le dice di star serena evidentemente non sa di cosa sta parlando o si sta rapportando con lei con evidente e grave superficialità. Tutti pazienti Parkinsoniani che ho seguito, hanno avuto serie difficoltà di accettazione della malattia e hanno comprensibilmente sofferto di stati d'ansia che si sono manifestati in modo anche più intenso col progredire della malattia, dei sintomi e con la riduzione del livello di autonomia. Quindi separare la malattia organica dai suoi risvolti psicologici è assolutamente impossibile e per questo considerare un supporto psicologico è opportuno.
Fortunatamente oggi ci sono molte risorse per chi si ammala di questa patologia. Ci sono gruppi di auto-aiuto per pazienti e famigliari e numerose realtà associative che si trovano su tutto il territorio nazionale. Può innanzitutto mettersi in contatto con quelle del suo territorio e considerare anche risorse che possono essere utilizzate on line.
Per quando riguarda la conoscenza degli stati d'ansia posso suggerle di ascoltare il mio Podcast LE STANZE DELLA PAURA disponibile gratuitamente su Spotify e su altre piattaforme. Troverà strumenti di autoaiuto da usare in alternativa agli psicofarmaci per ridurre gli stai di tensioni psico-emotiva che è innanzitutto importante accogliere perchè assolutamente normali quando si vivo certe esperienze. Le invio i miei più cordiali saluti e le esprimo la mia vicinanza. Dr Bruno Ramondetti
Chi le dice di star serena evidentemente non sa di cosa sta parlando o si sta rapportando con lei con evidente e grave superficialità. Tutti pazienti Parkinsoniani che ho seguito, hanno avuto serie difficoltà di accettazione della malattia e hanno comprensibilmente sofferto di stati d'ansia che si sono manifestati in modo anche più intenso col progredire della malattia, dei sintomi e con la riduzione del livello di autonomia. Quindi separare la malattia organica dai suoi risvolti psicologici è assolutamente impossibile e per questo considerare un supporto psicologico è opportuno.
Fortunatamente oggi ci sono molte risorse per chi si ammala di questa patologia. Ci sono gruppi di auto-aiuto per pazienti e famigliari e numerose realtà associative che si trovano su tutto il territorio nazionale. Può innanzitutto mettersi in contatto con quelle del suo territorio e considerare anche risorse che possono essere utilizzate on line.
Per quando riguarda la conoscenza degli stati d'ansia posso suggerle di ascoltare il mio Podcast LE STANZE DELLA PAURA disponibile gratuitamente su Spotify e su altre piattaforme. Troverà strumenti di autoaiuto da usare in alternativa agli psicofarmaci per ridurre gli stai di tensioni psico-emotiva che è innanzitutto importante accogliere perchè assolutamente normali quando si vivo certe esperienze. Le invio i miei più cordiali saluti e le esprimo la mia vicinanza. Dr Bruno Ramondetti
Carissima,
dev'essere difficile sapere di avere questa malattia a questa giovane età.
La invito a prendersi cura di sè in uno spazio di psicoterapia, la aiuterà a dare significato a cosa sente e a rassicurarsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Daniela Vargiolu
dev'essere difficile sapere di avere questa malattia a questa giovane età.
La invito a prendersi cura di sè in uno spazio di psicoterapia, la aiuterà a dare significato a cosa sente e a rassicurarsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Daniela Vargiolu
Cara Utente, mi spiace moltissimo per la sua situazione, comprendo lo stato di ansia in cui si trova.
Potrebbe avere beneficio da un supporto psicologico mirato, che la accompagni in un percorso di accettazione della malattia di Parkinson: le consentirebbe di elaborare le emozioni legate alla diagnosi, aiutandola a riprendere il controllo della sua vita.
Se vorrà approfondire questa possibilità mi trova a sua disposizione anche nella modalità on line.
Le auguro ogni bene!
Dr.ssa Erika Conti
Potrebbe avere beneficio da un supporto psicologico mirato, che la accompagni in un percorso di accettazione della malattia di Parkinson: le consentirebbe di elaborare le emozioni legate alla diagnosi, aiutandola a riprendere il controllo della sua vita.
Se vorrà approfondire questa possibilità mi trova a sua disposizione anche nella modalità on line.
Le auguro ogni bene!
Dr.ssa Erika Conti
Buongiorno, mi dispiace per la situazione. Ritengo che sia importante per lei cercare il supporto psicologico di uno psicoterapeuta per aiutarla a convivere con tutto ciò. Può anche ricercare dei gruppi di aiuto aiuto (se esistono) con persone che hanno il suo stesso problema.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera, che fatica sopportare una diagnosi di questo tipo alla sua età. Un percorso terapeutico la potrebbe aiutare a gestire i momenti di difficoltà e rivolgersi a dei gruppi potrebbe essere molto utile per confrontarsi con chi si trova nella sua stessa situazione. Le auguro di trovare ciò di cui ha bisogno, cordialmente, Dott.ssa Semeraro
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
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Cara utente, comprendo la sua preoccupazione, così con poche informazioni è difficile da dire, sarebbe da capire da chi viene seguita ora, che professionisti ha visto. Insomma per capire se è possibile rivolgersi ad un privato piuttosto che ad altri. Sicuramente le figure professionali che possono aiutarla sono il neurologo ed il neuropsicologo. Mi permetto però anche di dirle che avendo ricevuto una notizia così importante per la sua vita potrebbe esserle di grande aiuto rivolgersi anche ad uno psicologo che possa aiutarla ad affrontare tutto l'impatto psicologico derivante da ciò. Nel dettaglio quello che le consiglio è di seguire un percorso di Mindfulness, tecnicha scientificamente provata per aiutare le persone a gestire anche malattie croniche. Potrebbe fare anche al caso suo un approccio psicoterapeutico ad indirizzo Bioenergetico che possa permettergli di lavorare sia sulla sfera psicologica ma anche su quella corporea, dato che le due sono strettamente collegate, questo approccio è molto usato in quei casi di disturbi psicosomatici, malattie rare, malattie croniche, malattie neurodegenerative. Rimango a disposizione in caso di ulteriori informazioni, un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Gentile utente, comprendere e affrontare una diagnosi come quella della malattia di Parkinson può risultare estremamente complesso e spaventoso, soprattutto quando ci si sente colpiti in un periodo della vita in cui si sperimenta ancora tanto. È naturale sentirsi sopraffatti dall'idea di una malattia cronica e dalle sue implicazioni; la vostra preoccupazione è legittima ed è importante che venga riconosciuta. La sua ansia potrebbe derivare dalla paura dell'incertezza e dal cambiamento dovuto ai sintomi fisici e alla sua vita quotidiana, ciò che potrebbe apparire come un "incubo". Anche se i medici possono consigliare di mantenere la serenità, trovare un modo per gestire le proprie emozioni e paure è fondamentale. Oltre alla terapia farmacologica, esistono professionisti, come psicologi e terapisti occupazionali, che possono offrirle supporto emotivo e strategie pratiche per migliorare la qualità della vita. Partecipare a gruppi di supporto con altre persone che condividono la stessa esperienza può anche fornire un senso di comunità e comprensione.
Se desidera ricevere supporto personalizzato, non esiti a contattarmi. Troverà uno spazio di profondo ascolto e sostegno senza giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Se desidera ricevere supporto personalizzato, non esiti a contattarmi. Troverà uno spazio di profondo ascolto e sostegno senza giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Buongiorno, grazie per aver condiviso i suoi pensieri e preoccupazioni. È comprensibile sentirsi sopraffatti di fronte a una diagnosi come quella della malattia di Parkinson, specialmente a una età in cui si possono avere molte aspettative e progetti per il futuro. La sensazione di paura e confusione è del tutto normale in una situazione come questa.
Esistono figure professionali che possono offrirle aiuto oltre ai medici, per dare il giusto spazio e cura alla persona che affronta la malattia. Ad esempio, uno psicoterapeuta può aiutarla ad esplorare le sue emozioni, a lavorare sui pensieri e a sviluppare strategie per affrontare l'incertezza e lo stress. Inoltre, ci sono gruppi di supporto per persone con la malattia di Parkinson, dove può condividere le sue esperienze e ricevere sostegno da chi sta vivendo situazioni simili.
Se ha ulteriori domande sono a disposizione
Cordiali saluti
Esistono figure professionali che possono offrirle aiuto oltre ai medici, per dare il giusto spazio e cura alla persona che affronta la malattia. Ad esempio, uno psicoterapeuta può aiutarla ad esplorare le sue emozioni, a lavorare sui pensieri e a sviluppare strategie per affrontare l'incertezza e lo stress. Inoltre, ci sono gruppi di supporto per persone con la malattia di Parkinson, dove può condividere le sue esperienze e ricevere sostegno da chi sta vivendo situazioni simili.
Se ha ulteriori domande sono a disposizione
Cordiali saluti
Buongiorno,
il tuo vissuto è profondamente comprensibile: ricevere una diagnosi di Parkinson a 45 anni è uno shock, e sentirsi smarrita, spaventata, o persino arrabbiata fa parte di una reazione **assolutamente normale e umana**. La tua preoccupazione non è “esagerata”: **è il tuo modo di affrontare un cambiamento enorme e improvviso.**
I medici spesso si concentrano giustamente sulla parte farmacologica, ma **una malattia neurodegenerativa come il Parkinson coinvolge la persona in tutta la sua complessità: emotiva, psicologica, relazionale e identitaria.**
Ecco alcune figure che possono **realmente aiutarti** oltre ai medici:
1. **Psicologo o psicoterapeuta specializzato in malattie croniche**
Uno psicologo può aiutarti a:
* **elaborare il trauma della diagnosi,**
* **gestire ansia e paure legate alla progressione della malattia,**
* **costruire nuove modalità di adattamento e benessere emotivo**, anche dentro i limiti che si presenteranno.
Esistono psicologi specializzati in **neuropsicologia o psico-oncologia**, che lavorano proprio con pazienti affetti da patologie neurologiche croniche. Cerca nei centri Parkinson o nei reparti di neurologia: **spesso collaborano con professionisti della salute mentale.**
2. **Fisioterapista specializzato in Parkinson**
Il movimento è una risorsa fondamentale non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Il lavoro con un fisioterapista esperto:
* aumenta la tua **autoefficacia**,
* rafforza il senso di controllo sul corpo,
* migliora umore, motivazione e qualità di vita.
3. **Psicologo o gruppo di supporto per pazienti con Parkinson**
Condividere il tuo vissuto con **altre persone che stanno attraversando lo stesso percorso** può essere estremamente terapeutico. Non sei sola: ci sono persone che **vivono, lavorano, si realizzano anche con questa diagnosi.** I gruppi di supporto (in presenza o online) sono luoghi dove non solo ricevi comprensione, ma anche **informazioni pratiche, forza, speranza concreta.**
Ti consiglio di cercare attraverso:
* **associazioni locali Parkinson (come la Parkinson Italia Onlus),**
* **servizi di supporto psicologico dei centri Parkinson ospedalieri,**
* gruppi Facebook o community moderate da professionisti.
E infine: **stare serena non vuol dire ignorare la malattia**
Vuol dire **darsi il diritto di essere umana, fragile, arrabbiata, triste, ma anche determinata e ancora padrona di molte cose.**
Essere sereni non è una condizione che si raggiunge a comando, ma un percorso che si può **costruire — con aiuto, con tempo, con strumenti.**
il tuo vissuto è profondamente comprensibile: ricevere una diagnosi di Parkinson a 45 anni è uno shock, e sentirsi smarrita, spaventata, o persino arrabbiata fa parte di una reazione **assolutamente normale e umana**. La tua preoccupazione non è “esagerata”: **è il tuo modo di affrontare un cambiamento enorme e improvviso.**
I medici spesso si concentrano giustamente sulla parte farmacologica, ma **una malattia neurodegenerativa come il Parkinson coinvolge la persona in tutta la sua complessità: emotiva, psicologica, relazionale e identitaria.**
Ecco alcune figure che possono **realmente aiutarti** oltre ai medici:
1. **Psicologo o psicoterapeuta specializzato in malattie croniche**
Uno psicologo può aiutarti a:
* **elaborare il trauma della diagnosi,**
* **gestire ansia e paure legate alla progressione della malattia,**
* **costruire nuove modalità di adattamento e benessere emotivo**, anche dentro i limiti che si presenteranno.
Esistono psicologi specializzati in **neuropsicologia o psico-oncologia**, che lavorano proprio con pazienti affetti da patologie neurologiche croniche. Cerca nei centri Parkinson o nei reparti di neurologia: **spesso collaborano con professionisti della salute mentale.**
2. **Fisioterapista specializzato in Parkinson**
Il movimento è una risorsa fondamentale non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Il lavoro con un fisioterapista esperto:
* aumenta la tua **autoefficacia**,
* rafforza il senso di controllo sul corpo,
* migliora umore, motivazione e qualità di vita.
3. **Psicologo o gruppo di supporto per pazienti con Parkinson**
Condividere il tuo vissuto con **altre persone che stanno attraversando lo stesso percorso** può essere estremamente terapeutico. Non sei sola: ci sono persone che **vivono, lavorano, si realizzano anche con questa diagnosi.** I gruppi di supporto (in presenza o online) sono luoghi dove non solo ricevi comprensione, ma anche **informazioni pratiche, forza, speranza concreta.**
Ti consiglio di cercare attraverso:
* **associazioni locali Parkinson (come la Parkinson Italia Onlus),**
* **servizi di supporto psicologico dei centri Parkinson ospedalieri,**
* gruppi Facebook o community moderate da professionisti.
E infine: **stare serena non vuol dire ignorare la malattia**
Vuol dire **darsi il diritto di essere umana, fragile, arrabbiata, triste, ma anche determinata e ancora padrona di molte cose.**
Essere sereni non è una condizione che si raggiunge a comando, ma un percorso che si può **costruire — con aiuto, con tempo, con strumenti.**
Gentile utente,
comprendo pienamente la sua paura e il senso di irrealtà: ricevere una diagnosi come questa a 45 anni può essere uno shock profondo, e il semplice “stia serena” non basta — perché prima di tutto serve capire, orientarsi e sentirsi sostenuti.
La buona notizia è che oggi la malattia di Parkinson viene gestita in modo sempre più multidisciplinare, e non solo farmacologico. Accanto al neurologo, infatti, ci sono diverse figure che possono aiutarla concretamente a mantenere autonomia, benessere e fiducia:
Fisioterapista specializzato nel Parkinson.
Attraverso programmi mirati (come il metodo LSVT BIG o esercizi di rieducazione posturale) può aiutarla a mantenere agilità, equilibrio e tono muscolare, riducendo la rigidità.
L’attività fisica regolare — anche camminate, yoga, tai chi o danza — è tra gli interventi non farmacologici più efficaci e supportati dalla ricerca.
Logopedista.
Se dovessero comparire difficoltà nella voce o nella deglutizione, la logopedia permette di mantenerle sotto controllo e prevenire complicanze, lavorando sulla respirazione e l’articolazione verbale.
Psicologo o psicoterapeuta.
Il supporto psicologico è fondamentale per elaborare la diagnosi, gestire l’ansia e prevenire sintomi depressivi che possono comparire nelle fasi iniziali. Un percorso individuale o di gruppo può aiutarla a ritrovare equilibrio e forza interiore.
Nutrizionista.
Può aiutarla a seguire un’alimentazione che ottimizzi l’efficacia dei farmaci e mantenga un buon livello di energia e salute generale.
Centri Parkinson multidisciplinari.
In molte città italiane ci sono centri specializzati, dove lavora un’équipe formata da neurologo, fisiatra, fisioterapista, psicologo, logopedista e nutrizionista. Può chiedere al suo neurologo o al medico di base di essere indirizzata a uno di questi centri.
Associazioni di riferimento.
In Italia può contattare la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus o l’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP). Offrono informazioni affidabili, gruppi di sostegno, programmi di riabilitazione, attività fisiche di gruppo e occasioni di incontro con altre persone nella sua stessa situazione.
In sintesi: non deve affrontare tutto da sola, e il percorso non si esaurisce con i farmaci. Costruire una rete di figure di supporto — mediche, riabilitative e psicologiche — è ciò che oggi consente a moltissime persone di vivere pienamente e a lungo con questa diagnosi.
Il primo passo, già molto importante, lo ha fatto chiedendo aiuto e cercando risposte: questo è l’inizio del percorso di presa in carico attiva, che può restituirle controllo e serenità passo dopo passo.
Dott.ssa Sara Petroni
comprendo pienamente la sua paura e il senso di irrealtà: ricevere una diagnosi come questa a 45 anni può essere uno shock profondo, e il semplice “stia serena” non basta — perché prima di tutto serve capire, orientarsi e sentirsi sostenuti.
La buona notizia è che oggi la malattia di Parkinson viene gestita in modo sempre più multidisciplinare, e non solo farmacologico. Accanto al neurologo, infatti, ci sono diverse figure che possono aiutarla concretamente a mantenere autonomia, benessere e fiducia:
Fisioterapista specializzato nel Parkinson.
Attraverso programmi mirati (come il metodo LSVT BIG o esercizi di rieducazione posturale) può aiutarla a mantenere agilità, equilibrio e tono muscolare, riducendo la rigidità.
L’attività fisica regolare — anche camminate, yoga, tai chi o danza — è tra gli interventi non farmacologici più efficaci e supportati dalla ricerca.
Logopedista.
Se dovessero comparire difficoltà nella voce o nella deglutizione, la logopedia permette di mantenerle sotto controllo e prevenire complicanze, lavorando sulla respirazione e l’articolazione verbale.
Psicologo o psicoterapeuta.
Il supporto psicologico è fondamentale per elaborare la diagnosi, gestire l’ansia e prevenire sintomi depressivi che possono comparire nelle fasi iniziali. Un percorso individuale o di gruppo può aiutarla a ritrovare equilibrio e forza interiore.
Nutrizionista.
Può aiutarla a seguire un’alimentazione che ottimizzi l’efficacia dei farmaci e mantenga un buon livello di energia e salute generale.
Centri Parkinson multidisciplinari.
In molte città italiane ci sono centri specializzati, dove lavora un’équipe formata da neurologo, fisiatra, fisioterapista, psicologo, logopedista e nutrizionista. Può chiedere al suo neurologo o al medico di base di essere indirizzata a uno di questi centri.
Associazioni di riferimento.
In Italia può contattare la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus o l’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP). Offrono informazioni affidabili, gruppi di sostegno, programmi di riabilitazione, attività fisiche di gruppo e occasioni di incontro con altre persone nella sua stessa situazione.
In sintesi: non deve affrontare tutto da sola, e il percorso non si esaurisce con i farmaci. Costruire una rete di figure di supporto — mediche, riabilitative e psicologiche — è ciò che oggi consente a moltissime persone di vivere pienamente e a lungo con questa diagnosi.
Il primo passo, già molto importante, lo ha fatto chiedendo aiuto e cercando risposte: questo è l’inizio del percorso di presa in carico attiva, che può restituirle controllo e serenità passo dopo passo.
Dott.ssa Sara Petroni
Gentilissima, comprendo profondamente lo smarrimento e la preoccupazione che descrive. Ricevere una diagnosi così impattante a 45 anni, nel pieno della vita attiva, è un evento che la mente fatica a processare, rendendo la sensazione di "incubo" che lei riporta assolutamente reale e legittima.
L'invito dei medici a "stare serena", seppur fatto con buone intenzioni, rischia di farla sentire sola o incompresa, perché ignora il terremoto emotivo che sta attraversando. È naturale che i farmaci, pur necessari, non bastino da soli a placare l'angoscia di una prospettiva di vita che cambia all'improvviso o a gestire il vissuto di una malattia che sente "non vera". Esistono assolutamente figure che possono affiancarla in questo percorso, andando oltre la sola prescrizione medica.
Uno psicoterapeuta può offrirle quello spazio di ascolto necessario per elaborare il "lutto" della salute perfetta e gestire l'ansia per il futuro, aiutandola a trovare nuove strategie di adattamento che rispettino i suoi tempi. Inoltre, la figura del neuropsicologo può essere preziosa non solo per una valutazione del funzionamento cognitivo, ma per fornire strumenti di supporto mirato che la aiutino a sentirsi più competente e meno in balia degli eventi. Non deve affrontare tutto questo affidandosi solo alla forza di volontà: chiedere aiuto per la parte emotiva è una forma di responsabilità verso se stessa tanto quanto seguire la terapia farmacologica.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, sono a disposizione per ulteriore ascolto e le auguro di trovare il sostegno più adatto ai suoi bisogni. Un caro saluto, Dott.ssa Erika Messinese
L'invito dei medici a "stare serena", seppur fatto con buone intenzioni, rischia di farla sentire sola o incompresa, perché ignora il terremoto emotivo che sta attraversando. È naturale che i farmaci, pur necessari, non bastino da soli a placare l'angoscia di una prospettiva di vita che cambia all'improvviso o a gestire il vissuto di una malattia che sente "non vera". Esistono assolutamente figure che possono affiancarla in questo percorso, andando oltre la sola prescrizione medica.
Uno psicoterapeuta può offrirle quello spazio di ascolto necessario per elaborare il "lutto" della salute perfetta e gestire l'ansia per il futuro, aiutandola a trovare nuove strategie di adattamento che rispettino i suoi tempi. Inoltre, la figura del neuropsicologo può essere preziosa non solo per una valutazione del funzionamento cognitivo, ma per fornire strumenti di supporto mirato che la aiutino a sentirsi più competente e meno in balia degli eventi. Non deve affrontare tutto questo affidandosi solo alla forza di volontà: chiedere aiuto per la parte emotiva è una forma di responsabilità verso se stessa tanto quanto seguire la terapia farmacologica.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, sono a disposizione per ulteriore ascolto e le auguro di trovare il sostegno più adatto ai suoi bisogni. Un caro saluto, Dott.ssa Erika Messinese
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