Buongiorno mi rivolgo a questa pagina perché sono un po' demotivato e dubbioso.. anni fa mi hanno di

24 risposte
Buongiorno mi rivolgo a questa pagina perché sono un po' demotivato e dubbioso.. anni fa mi hanno diagnosticato derelizzazzione e depersonalizzazione causa una forte ansia e umore ma sono anni che non riesco a fare una cura continuativa nel senso che ho i farmaci per qualche mesetto poi li sposto cercando di aumentare o diminuire i dosaggi forse perché non accetto di prenderli oppure per paura che mi facciano qualcosa questo non riesco a capirlo oppure raggiungo il benessere ma non tollerandolo non so forse per un carico d ansia torno indietro e questo succede sistematicamente ma x ora nessun medico è riuscito a darmi una risposta chiara a questi comportamenti... Purtroppo questa cosa va avanti ad oltranza e sono poche le volte che riesco a godermi qualcosa di buono.. potrei avere delucidazioni in merito grazie in anticipo...
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,

quanta fatica si percepisce nel tentativo di “tenere insieme i pezzi”… Eppure, in mezzo a questa stanchezza, lei continua a porsi domande importanti. Non sarà che la difficoltà a tollerare il benessere abbia un senso tutto suo, magari ancora da scoprire?
A volte il modo in cui cerchiamo di stare meglio dice molto più di quanto immaginiamo. Se vuole, possiamo iniziare a esplorarlo insieme.
Mi contatti pure.

Dr. Giorgio De Giorgi

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Marianna Melchiorre
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pescara
Il comportamento che la confonde (iniziare e poi interrompere la cura, temere di stare bene) può essere compreso come parte di un sistema di difesa che si è sviluppato nel tempo. Un rapporto stabile con uno psichiatra e una psicoterapia continuativa la aiuterebbero a lavorare non solo sui sintomi, ma sulle radici di queste reazioni.
Dott.ssa Irene Rocchetti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Caravaggio
Buongiorno, la terapia farmacologica spesso è molto importante, ma è altrettanto importante affidarsi alla cura del medico che la prescrive sia per la scelta del dosaggio corretto, ma anche per il monitoraggio dell'effetto del farmaco nel tempo. In alcune situazioni, tuttavia, l'ausilio di un farmaco, seppur fondamentale, non è sufficiente a stare bene. In tante situazioni si consiglia infatti di affiancare alla terapia farmacologica una psicoterapia, poiché è utile proprio a comprendere quelle situazioni che ci mettono in difficoltà, ci fanno stare male o provare ansia. Ogni cosa che ci succede ha una spiegazione, anche se qualche volta questa è più difficile da comprendere. Il lavoro terapeutico ha l'obiettivo di analizzare quelle situazioni che ci mettono in difficoltà e comprendere meglio il nostro modo di stare nel mondo, per il raggiungimento di un maggior benessere.
Resto a disposizione. Dott.ssa Irene Rocchetti
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
Quello che descrive è un percorso di sofferenza lungo e faticoso, in cui emerge una forte consapevolezza di sé, ma anche un senso di blocco e frustrazione per non riuscire a portare avanti una cura in modo continuativo. È comprensibile sentirsi demotivati quando, nonostante l'impegno e i tentativi, non si riesce a ottenere una stabilità duratura.

I vissuti di derealizzazione e depersonalizzazione, spesso legati a stati d’ansia intensi o a oscillazioni dell’umore, possono essere estremamente destabilizzanti. Non di rado, chi li sperimenta sviluppa nel tempo anche una certa paura del cambiamento — paradossalmente anche del “benessere” — che può essere vissuto come sconosciuto, fragile o difficile da sostenere. Questo può innescare cicli in cui, appena le cose iniziano ad andare meglio, scatta una sorta di “ritorno indietro” legato all’ansia di perdere di nuovo quel benessere, o al timore di non saperlo gestire. Non è una scelta volontaria, né una colpa: è un meccanismo profondo, spesso inconsapevole.

Anche la difficoltà ad aderire con continuità alla terapia farmacologica può essere legata a molteplici fattori: il timore degli effetti collaterali, la percezione del farmaco come qualcosa di “estraneo” o “pericoloso”, oppure l’idea, spesso radicata, di doversi sentire bene “da soli”. Tutto questo andrebbe affrontato non solo dal punto di vista farmacologico, ma anche all’interno di un percorso psicoterapeutico, che possa aiutare a esplorare in modo più approfondito questi vissuti e trovare modalità nuove di stare con se stessi.

La cosa importante è che lei si sta ponendo le domande giuste. Non si tratta di mancanza di volontà o debolezza, ma della necessità di essere accompagnato in modo più personalizzato, costante e integrato. Le consiglio di valutare un percorso combinato (farmacologico e psicologico), con professionisti che possano collaborare tra loro, e che la aiutino non solo a gestire i sintomi, ma anche a comprendere meglio le dinamiche che si ripetono.

Ciò che sta vivendo merita ascolto, attenzione e un progetto di cura strutturato. È possibile uscire da questi cicli, con il giusto sostegno e il tempo necessario.

Un caro saluto
Gabriele
Dott.ssa Giulia Piccinini
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentilissim* quando si decide di iniziare una terapia farmacologica è importante essere d'accordo con il medico psichiatra di riferimento rispetto agli obiettivi della terapia ed essere al corrente degli effetti che ci si deve aspettare, compresi quelli collaterali; se manca questo passaggio è comprensibile che lei sia poco motivato nel portare avanti una terapia farmacologica. La sospensione di certi farmaci, se non viene fatta in maniera graduale come da indicazioni del medico può portare a effetti collaterali importanti. Le consiglio di parlare di questo con il suo medico psichiatra, resto a disposizione nel caso in cui desideri integrare questo percorso con un percorso psicologico.
Saluti!
Dott.ssa Jasmine Scioscia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera caro utente, mi scusi leggendo i suo messaggio mi chiedevo se oltre a darle la terapia farmacologica le hanno detto anche di accompagnarla con una terapia psicologica oppure no ,perché vede non funziona senza il lavoro terapeutico.
spesso la farmacologia è e può fare solo una parte del lavoro, l 'altra la fa con la psicoterapia dove lavora sui vissuti ,le emozioni e i pensieri che ha (l'ansia e la paura che nomina per esempio nel suo messaggio) e sopratutto come questi si collegano (sempre se lo fanno) tra loro. Quindi se vuole fare veramente "la cura" prendi in considerazione tutti gli aspetti .
Altra cosa ma i dosaggi li aumenta o diminuisce lei da solo? questo lo decide insieme al suo medico che la segue e non da solo, mi raccomando!
Buona fortuna

Dr. Jasmine Scioscia
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con sincerità una parte così delicata del suo vissuto.

Dalle sue parole emergono diverse dinamiche psicologiche che meritano attenzione e comprensione. La derealizzazione e la depersonalizzazione, specie quando legate a stati d’ansia e alterazioni del tono dell’umore, possono diventare esperienze molto destabilizzanti, influenzando profondamente la qualità della vita. È comprensibile provare frustrazione o sconforto quando si ha la sensazione di non riuscire a trovare una direzione terapeutica stabile ed efficace.

La difficoltà nel seguire una cura farmacologica in modo continuativo può dipendere da diversi fattori. Talvolta entra in gioco una parte di noi che fatica ad accettare la necessità di un aiuto esterno o teme effetti collaterali, anche solo come forma di controllo sulla propria salute. Altre volte, come lei accenna, si può arrivare a percepire un miglioramento, ma inconsciamente non riuscire a sostenerlo, forse per una paura del cambiamento o per una componente ansiosa che trova paradossalmente rassicurante la familiarità del malessere.

Il fatto che questa dinamica si ripeta “sistematicamente”, come scrive, suggerisce che ci siano meccanismi profondi e ricorrenti alla base di questo schema, che meritano di essere esplorati con attenzione.
Spesso, oltre alla terapia farmacologica, un percorso psicoterapeutico continuativo può aiutare a far luce su queste dinamiche interne, sciogliendo i nodi che mantengono la difficoltà. L’integrazione di tecniche specifiche come la mindfulness o l’EMDR (particolarmente utile per lavorare su esperienze traumatiche o angosce radicate) può portare un beneficio significativo.

Per approfondire quanto sta vivendo e individuare una direzione terapeutica realmente efficace e sostenibile, sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa








Dott.ssa Cristina Binda
Psicologo, Psicologo clinico
Como
Penso che lo specialista che le occorre sia un medico psichiatra trattandosi di terapia farmacologica
Dott.ssa Ilenia Morreale
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Buona sera,
da quello che descrive sembra che si trovi in una condizione in cui l’alternanza tra momenti di benessere e ricadute crei molta confusione e frustrazione. Potrebbe esserci una difficoltà nel mantenere una continuità nei trattamenti, forse legata a vissuti ambivalenti rispetto all’uso dei farmaci, ma anche alla fatica nel tollerare stati emotivi più positivi o di stabilità. In alcuni casi, quando si è stati a lungo in condizioni di malessere, anche il miglioramento può generare attivazione o incertezza, rendendo difficile consolidare i cambiamenti. In un percorso terapeutico si esplorano proprio questi meccanismi, cercando di capire come pensieri, aspettative e timori possano influenzare il modo in cui ci si relaziona alla cura. Naturalmente, per comprendere meglio quanto accade, servirebbe approfondire insieme in modo più strutturato, ma sembra che ci sia già una parte di sé molto attenta e consapevole che potrebbe rappresentare un punto di partenza prezioso per lavorare in modo più continuativo.
un sentito augurio
Ilenia Morreale
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno,
la sua riflessione è molto importante e denota una consapevolezza significativa di ciò che sta vivendo. La derealizzazione e la depersonalizzazione, specie se legate a un quadro ansioso e depressivo, possono diventare molto destabilizzanti, soprattutto quando si prolungano nel tempo. Il fatto che lei riconosca delle difficoltà nel mantenere una continuità terapeutica è già un passo fondamentale, perché spesso questi meccanismi inconsci agiscono senza che la persona ne abbia piena consapevolezza.
Quello che descrive , l’interruzione o modifica autonoma della terapia farmacologica, la difficoltà ad accettare il benessere quando arriva, la sensazione di "regredire" è qualcosa che vediamo talvolta nei percorsi dove l’ansia cronica o le esperienze traumatiche (anche non riconosciute come tali) hanno inciso profondamente nella percezione di sé e nel senso di sicurezza interiore.
Potrebbero esserci, ad esempio, delle dinamiche interiori legate all'autosabotaggio, alla paura del cambiamento o all’associazione inconscia tra il benessere e qualcosa di “non sicuro” o “non meritato”. Questi schemi non si modificano semplicemente con la volontà o con i farmaci: è fondamentale affrontarli con un lavoro psicoterapeutico costante e mirato.
Un approccio che lavora sia sul piano cognitivo (pensieri, credenze) che su quello emotivo (vissuti più profondi) potrebbe aiutarla molto. In particolare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale, l’EMDR (se ci sono traumi o eventi critici passati), o un percorso di tipo psicodinamico potrebbero offrire strumenti validi per comprendere e trasformare questi meccanismi.
Inoltre, può essere utile esplorare con un professionista la sua relazione con i farmaci: che significato personale hanno per lei? Cosa rappresentano l’assunzione o la sospensione? Talvolta, lavorare su queste dinamiche può cambiare radicalmente il modo in cui si vive la terapia.
Le consiglio di trovare uno psicoterapeuta di fiducia, con cui poter lavorare in profondità e con continuità, anche integrando eventualmente il lavoro con il suo medico o psichiatra curante.
Non è da solo in questo percorso, e già il fatto di cercare risposte è il primo passo verso un cambiamento reale.
Resto a disposizione se vuole approfondire.
Un caro saluto,
Dott. Michele Basigli
Psicologo

Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
Psicologo, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Caro utente,
le parole che usa, come "demotivato", "dubbioso", "paura che mi facciano qualcosa", restituiscono l'immagine di un percorso segnato da un senso di lotta continua, quasi ciclica, tra il desiderio di benessere e una parte di sé che, forse, fatica a fidarsi della possibilità di stare davvero bene.
Ciò che viviamo non è mai isolato o casuale, ma prende forma all'interno di reti di relazioni, significati, esperienze e ruoli che negli anni abbiamo interiorizzato. Mi chiedo, ad esempio, quale posto ha avuto, e ha, per lei il concetto di cura, il sentirsi vulnerabile, il poter accogliere un cambiamento senza viverlo come minaccia, o ancora, come è stata ascoltata la sua fatica nel tempo, e da chi.
Alcuni degli obiettivi che potrebbe porsi per iniziare un percorso potrebbero essere: cercare di comprendere cosa si muove sotto questi ritorni ciclici, cosa la sua storia vuole dirle, e soprattutto come può iniziare a raccontarsi in modo diverso, meno faticoso, più libero.

Rimango a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
La ringrazio per aver condiviso in modo così onesto e autentico la sua esperienza. Le sue parole esprimono una sofferenza profonda, che si è cronicizzata nel tempo, e allo stesso tempo un desiderio sincero di comprendere quello che le accade. È proprio questo desiderio di capire e di stare meglio che rappresenta un punto di partenza prezioso, anche quando si ha la sensazione che ogni tentativo sia destinato a ripetersi o a fallire. La depersonalizzazione e la derealizzazione sono sintomi che spesso si presentano come conseguenza di livelli intensi e prolungati di ansia. Non sono pericolosi in sé, ma risultano estremamente destabilizzanti, perché compromettono la percezione di sé e del mondo circostante, come se ci si osservasse da fuori o si vivesse in un sogno. È una condizione che può spaventare, soprattutto quando si prolunga e diventa difficile da spiegare anche a chi ci sta intorno. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quello che descrive è un ciclo disfunzionale, che si ripete nel tempo e che probabilmente è mantenuto da pensieri e convinzioni che, anche se non immediatamente evidenti, influenzano il modo in cui lei si relaziona con la cura. Il fatto di interrompere i farmaci, modificare i dosaggi o allontanarsene quando si sta meglio o quando emergono timori legati alla terapia, può essere letto come una forma di evitamento. Non accettare del tutto l’idea di assumere farmaci in modo continuativo può nascondere pensieri più profondi: la paura di dipendere da qualcosa, l’idea che stare meglio sia una sorta di illusione, oppure la convinzione (più o meno consapevole) di non meritare davvero quel benessere. In alcuni casi può esserci un senso di familiarità con lo stato di malessere, che rende paradossalmente “insicuro” il momento in cui si sta meglio. Come se il cervello, abituato a stare in allerta, vivesse il benessere come una condizione sospetta, non familiare, dalla quale difendersi. Questa è una reazione che può accadere quando l’ansia è molto radicata e ha assunto nel tempo un ruolo centrale nella gestione della realtà. In un lavoro psicoterapeutico cognitivo-comportamentale si esplora proprio questo: non solo come gestire i sintomi, ma anche come comprendere e modificare le credenze profonde che influenzano le nostre scelte, i nostri comportamenti e il rapporto che abbiamo con la salute mentale e con la cura. Un percorso terapeutico non ha come unico obiettivo far scomparire i sintomi, ma anche aiutare a ricostruire un senso di fiducia, sicurezza e autonomia nei confronti del proprio funzionamento psicologico. Lei ha già fatto un importante passo: riconoscere la ripetitività del ciclo in cui si trova. Ora, potrebbe essere utile approfondire, con l’aiuto di un professionista, cosa accade esattamente in quei momenti in cui decide di sospendere, quali pensieri si attivano, cosa prova, e quali sono le aspettative (più o meno esplicite) che ha rispetto alla terapia. Spesso, quando queste dinamiche vengono comprese con chiarezza, è possibile agire su di esse e costruire una maggiore stabilità, anche nei momenti in cui sembra difficile. Il fatto che non riesca a godersi a pieno le cose positive della vita è un segnale della fatica emotiva che sta vivendo, non una colpa. La invito a non pensarsi come “bloccato” o “incapace”, ma piuttosto come una persona che ha vissuto una lunga lotta interiore e che oggi sta chiedendo, giustamente, di essere aiutata a trovare un altro modo di stare con se stesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Giulia Lo Muto
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, per quanto riguarda il PTSD (post traumatico da stress) o comunque sintomi quali derealizzazione e depersonalizzazione funziona bene in molti casi la tecnica EMDR, si rivolga ad uno/a psicoterapeta che la applica. Un saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

dai disturbi d'ansia è possibile guarire attraverso l'ausilio integrato di farmacoterapia e psicoterapia. Si affidi ad uno psichiatra e ad uno psicoterapeuta per la presa in carico della problematica qui riportata, vedrà che con il tempo riuscirà a guardare ad un benessere più a lungo termine.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Giulia Virginia La Monica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trento
Gentile Utente,
sarebbe necessario approfondire alcuni temi e modalità, credenze ecc che caratterizzano la situazione e come Lei stia cercando di gestirli. Il rischio è altrimenti quello di sbilanciarsi avendo elementi parziali.
Le suggerisco quindi una presa in carico con uno/a psicoterapeuta per definire meglio la criticità e strutturare un sostegno strutturato e continuativo, per quanto necessario.
Saluti
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buongiorno contatti il suo psichiatra per il giusto dosaggio ed inizi la terapia psicoterapeutica per indagare la sua ansia.
Un caro saluto.
Dottoressa Versari Debora.
Dott.ssa Alessia Vianello
Psicologo, Psicologo clinico
Mirano
Buongiorno. Da quanto descrivi, sembra che tu stia attraversando un momento complesso legato alla tua salute mentale, in particolare per quanto riguarda esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione. Questi sintomi sembrano alimentare un circolo di ansia e rendere difficile la continuità nella terapia farmacologica. È una condizione comprensibile, e molte persone si trovano a lottare per cercare di stare un pochino meglio. Ti fidi di chi ti ha preso in carico? Sei supportato a livello di terapia psicologica da qualcuno?
Sarebbe utile capire le varie fasi della tua vita, le difficoltà che hai dovuto affrontare nel corso del tempo, come le hai affrontate per poi iniziare a lavorare assieme ad un professionista che sappia accoglierti e supportarti. La sintomatologia pian piano andrà a scemare nel momento in cui capirai qualcosa di più di te stesso e quali sono le possibilità che ti si possono aprire in questo momento della tua vita e in futuro
Dott.ssa Lavinia Stefanini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, seguire una terapia farmacologica può essere faticoso da un punto di vista psicologico, così come accettare i cambiamenti che comporta. Ritengo che in questi casi sia molto utile iniziare un percorso psicologico, in modo da avere un supporto sia nell'accettare meglio la terapia farmacologica sia nel cercare di capire cos'è che impedisce di seguirla e di raggiungere e consolidare effettivamente un maggiore benessere.
Le consiglierei di valutare questa possibilità, spero di averle risposto, resto a disposizione per eventuali chiarimenti
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, capisco il suo disagio, tuttavia dovrebbe cercare di seguire le cure che le vengono prescritte altrimenti diventa molto difficile risolvere. Fossi in lei affiancherei anche un percorso di psicoterapia.
Dr. Marco Cenci
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
I farmi lavorano sulle manifestazioni e non sulle cause. L'unico modo di risolvere il problema alla radice è intraprendere un adeguato percorso di psicoterapia.
Dott. Marco Cenci
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buon pomeriggio.
Suggerisco di fare qualche colloquio con uno psicoterapeuta oppure uno psichiatra, per avere delucidazioni rispetto a quanto scrive e desidera sapere. Occorre una conoscenza più ampia e specifica della sua situazione, per una risposta adeguata ed una giusta valutazione.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Dott.ssa Irene Moraldi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissimo utente, innanzitutto sono davvero dispiaciuta di sapere della situazione che sta vivendo.. deve essere frustrante non riuscire a seguire il piano terapeutico, qualsiasi sia il motivo. In molti casi però purtroppo la motivazione alla base di questo tipo di comportamento è proprio ciò che deve essere indagato al fine di comprendere meglio le ragioni che le impediscono di potersi vivere appieno e con leggerezza la sua vita... Un aiuto potrebbe derivare da un ascolto attento, un percorso terapeutico che le possa permettere di comprendere a fondo le ragioni della sua sofferenza, di srotolare la matassa e arrivare al centro del problema, se necessario ovviamente con un piccolo aiuto da parte dei farmaci, ma andando più a fondo in ciò che sente e in ciò che veramente sta vivendo.
Nessuna situazione è irrisolvibile, basta trovare il modo per affrontarla che meglio fa per noi. Le auguro di trovare la sua serenità, per qualsiasi cosa sono qui.
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la sua riflessione è molto importante e, in qualche modo, tocca una delle dinamiche più complesse e spesso sottovalutate nel trattamento dei disturbi legati all’ansia, alla depersonalizzazione e alla derealizzazione: la difficoltà non solo di trovare una cura efficace, ma anche di riuscire ad accettare il benessere quando arriva e mantenere un percorso stabile.

Quello che descrive (l’inizio di una terapia farmacologica, seguito da variazioni autonome nei dosaggi, o dall’interruzione, magari proprio quando le cose migliorano) non è affatto raro. Spesso, questo andamento altalenante è espressione di una difficoltà profonda a “fidarsi” del cambiamento, anche quando è positivo. Per molte persone, lo stare bene diventa quasi uno stato difficile da tollerare, non per masochismo o debolezza, ma perché il corpo e la mente sono ormai “abituati” a funzionare in un perenne stato di allarme o disagio. Paradossalmente, il miglioramento può attivare un’ansia nuova, come se qualcosa di sconosciuto stesse per accadere. Questo è un meccanismo inconscio che va esplorato con delicatezza e rispetto, mai con giudizio.

Allo stesso modo, anche la difficoltà ad accettare la continuità del trattamento può essere legata a esperienze passate, a paure profonde (come quella di perdere il controllo, cambiare identità o diventare “dipendenti” dal farmaco), oppure a un’idea personale della guarigione, magari molto idealizzata o rigidamente “naturale”. È comprensibile, ma è anche una forma di auto-sabotaggio che meriterebbe uno spazio sicuro in cui essere osservata e compresa, piuttosto che combattuta.

Nel suo caso, sarebbe importante affiancare al trattamento farmacologico (che dovrebbe essere gestito con regolarità e in modo condiviso con lo psichiatra, mai in autonomia) anche un lavoro psicoterapeutico. In particolare, approcci evidence-based come la psicoterapia cognitivo-comportamentale integrata, eventualmente con moduli specifici per la derealizzazione e depersonalizzazione, potrebbero aiutarla a riconoscere e modificare i meccanismi sottostanti a questa oscillazione tra benessere e ricaduta, e soprattutto a creare uno spazio interno più stabile e accogliente per sé stesso.

Il fatto che lei continui a porsi domande, a cercare risposte, è un segnale di grande forza e di un desiderio autentico di migliorare la qualità della sua vita. Le suggerisco di non lasciarsi scoraggiare dalla mancanza, finora, di risposte chiare: in molti casi, la chiarezza nasce proprio da un percorso terapeutico strutturato, in cui si esplora non solo il sintomo, ma anche il modo in cui ci si relaziona ad esso.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Buongiorno, quello che descrive — quella sensazione di distacco, come se la realtà “facesse attrito” con la sua volontà — insieme alle difficoltà con la terapia farmacologica e l’ansia che la accompagna, è una situazione complessa e comprensibilmente molto faticosa. Spesso, questi vissuti indicano un distacco da sé e dal mondo che può essere molto angosciante, e la difficoltà a seguire una cura stabile può derivare da paure legate agli effetti dei farmaci o a un senso di perdita di controllo. È normale provare confusione e incertezza in queste condizioni, e non è facile gestire da soli questo tipo di emozioni e stati interiori. La sua esperienza di oscillare tra momenti di benessere e momenti di regressione può riflettere una difficoltà a tollerare il cambiamento e il benessere stesso, quasi come se ci fosse una paura inconscia di perdere ciò che si è conquistato (a volte la patologia viene a far parte della propria identità, senza la mia patologia sono ancora io?). Il fatto che si stia ponendo domande e cerchi delucidazioni è un segnale importante: indica una volontà di capire e di migliorare, anche se ora si sente bloccato. Le suggerisco di considerare un percorso psicoterapeutico che possa affiancare il trattamento farmacologico, aiutandola a esplorare e gestire queste paure, a stabilizzare le sue emozioni e a costruire un rapporto tra sé e la cura più sereno. Se lo desidera, possiamo valutare insieme un percorso personalizzato che tenga conto delle sue difficoltà e delle sue esigenze. Rimango a disposizione per qualsiasi confronto o approfondimento.

Un cordiale saluto,
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo – Psicoterapeuta

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.