Buongiorno, ho 34 anni e sono in terapia per DAG con sertralina 75 mg da circa 3 mesi, inizialment
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Buongiorno,
ho 34 anni e sono in terapia per DAG con sertralina 75 mg da circa 3 mesi, inizialmente abbinata a Lexotan (per contenere l'irrequietezza che mi dava quale effetto collaterale nelle prime settimane di trattamento). Sto anche seguendo un percorso psicoterapeutico e di crescita personale da febbraio con colloqui settimanali. Ne sto traendo un gran beneficio e in particolare nell'ultimo mese mi sento molto bene, piena di energia, più serena, distesa, "autonoma" e in piena fase di recupero della fiducia in me stessa.
C'è un MA. Mi rendo conto che la crescente pressione mediatica degli ultimi giorni circa la situazione COVID-19 mi sta causando preoccupazione e ansia. I continui "bollettini di guerra", il sentirne parlare continuamente, le polemiche che dilagano, la sensazione che la cosa sia già fuori controllo e che un secondo lockdown sarà forse inevitabile: non mi vergogno a dire che tutto questo mi sta mettendo agitazione e paura. Il primo lockdown è stato per me un'esperienza molto traumatica, che ha scatenato la mia ansia all'ennesima potenza e mi ha portata verso una tendenza depressiva. L'eventualità che un lockdown si ripeta mi rievoca quelle brutte emozioni e fa leva sulle mie paure. Creandomi ansia anticipatoria. Inoltre intorno a me vedo un clima che non mi piace, in questi giorni la gente sta ricominciando ad andare a fare scorte di farmaci e cibo... Avevo regolarizzato e migliorato molto il sonno, da un paio di notti mi sveglio tra le 3 e le 5 e non riesco a rilassarmi e lasciarmi di nuovo andare, rimango vigile e in allerta (sono il perfetto ritratto della logica attacco-fuga).
Siamo in tanti a soffrire di questo condizionamento "ambientale" in questi giorni? A parte il consiglio più immediato e logico di limitare l'ascolto dei notiziari ad uno solo al giorno e di scegliere bene le fonti autorevoli... Come posso arginare questo bombardamento di notizie e numeri ed essere realistica senza farmi risucchiare dalla paura? Mi scoccia molto che questo mi accada "proprio ora che mi sentivo così serena". Grazie, un caro saluto.
ho 34 anni e sono in terapia per DAG con sertralina 75 mg da circa 3 mesi, inizialmente abbinata a Lexotan (per contenere l'irrequietezza che mi dava quale effetto collaterale nelle prime settimane di trattamento). Sto anche seguendo un percorso psicoterapeutico e di crescita personale da febbraio con colloqui settimanali. Ne sto traendo un gran beneficio e in particolare nell'ultimo mese mi sento molto bene, piena di energia, più serena, distesa, "autonoma" e in piena fase di recupero della fiducia in me stessa.
C'è un MA. Mi rendo conto che la crescente pressione mediatica degli ultimi giorni circa la situazione COVID-19 mi sta causando preoccupazione e ansia. I continui "bollettini di guerra", il sentirne parlare continuamente, le polemiche che dilagano, la sensazione che la cosa sia già fuori controllo e che un secondo lockdown sarà forse inevitabile: non mi vergogno a dire che tutto questo mi sta mettendo agitazione e paura. Il primo lockdown è stato per me un'esperienza molto traumatica, che ha scatenato la mia ansia all'ennesima potenza e mi ha portata verso una tendenza depressiva. L'eventualità che un lockdown si ripeta mi rievoca quelle brutte emozioni e fa leva sulle mie paure. Creandomi ansia anticipatoria. Inoltre intorno a me vedo un clima che non mi piace, in questi giorni la gente sta ricominciando ad andare a fare scorte di farmaci e cibo... Avevo regolarizzato e migliorato molto il sonno, da un paio di notti mi sveglio tra le 3 e le 5 e non riesco a rilassarmi e lasciarmi di nuovo andare, rimango vigile e in allerta (sono il perfetto ritratto della logica attacco-fuga).
Siamo in tanti a soffrire di questo condizionamento "ambientale" in questi giorni? A parte il consiglio più immediato e logico di limitare l'ascolto dei notiziari ad uno solo al giorno e di scegliere bene le fonti autorevoli... Come posso arginare questo bombardamento di notizie e numeri ed essere realistica senza farmi risucchiare dalla paura? Mi scoccia molto che questo mi accada "proprio ora che mi sentivo così serena". Grazie, un caro saluto.
Gentilissima, dal momento che sta seguendo un percorso psicoterapeutico, che peraltro definisce fonte di “beneficio” sarebbe importante che ponesse al suo terapeuta la questione che pone a noi psicologi di questo portale, se già non lo avesse fatto. Se avesse già provato a parlargliene sarebbe certamente utile che dicesse al terapeuta che ha sentito il bisogno di scriverne anche qui. Qualsiasi questione è bene che venga affrontata all’interno del percorso terapeutico di fiducia già in corso. Perfino eventuali dubbi sul percorso e sulla sua efficacia possono divenire finte di ulteriori progressi nel percorso terapeutico. Un saluto cordiale, Marta Corradi
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CARO utente, le paure e i sentimenti di confusione causati dai media sono del tutto normali e sono proprio queste emozioni ad accumunarci tutti e renderci esseri umani empatici.
Provi a condividere tutti i suoi pensieri con il suo terapeuta e a trovare insieme a lui la giusta lettura; ricordi sempre che a differenza del primo lockdown ora possiede una nuova chiave di lettura dell'ansia, di se stessa e delle strategie che può mettere in atto.
Un caro saluto
dott.ssa Maria Lucia Dimaglie
Provi a condividere tutti i suoi pensieri con il suo terapeuta e a trovare insieme a lui la giusta lettura; ricordi sempre che a differenza del primo lockdown ora possiede una nuova chiave di lettura dell'ansia, di se stessa e delle strategie che può mettere in atto.
Un caro saluto
dott.ssa Maria Lucia Dimaglie
Gent sig.ra, sono d'accordo sul fatto che le sue perplessità andrebbero condivise col suo terapeuta, compreso il crescendo della sua ansia relativamente alla situazione che stiamo vivendo. Solo in questo modo il percorso psicoterapeutico può darle il massimo beneficio. Un cordiale saluto, dr.ssa Daniela Benvenuti
Buonasera. Concordo con il parere che tutto questo " ritorno" vada riposto nella terapia che sta affrontando. Ognuno di noi reagisce a questa situazione mediante i suoi stili di coping. L'occasione sarà fruttuosa per approndire elementi della conoscenza personale e capire quali schemi tuttora intereriscano nel suo adattamento
Salve purtroppo vista la situazione attuale lei sta vivendo un ansia anticipatoria rispetto alla possibilità di un altra chiusura. Ne parli con la collega delle sue paure e dei suoi timori e vedrà che starà meglio.
Dott.ssa Milvia VERGINELLI
Dott.ssa Milvia VERGINELLI
Buonasera! Il continuo bombardamento mediatico crea disagio ma l'intensità e il modo in cui lo si vive dice molto del proprio mondo interiore. Credo che proprio ora che lei nota i miglioramenti della terapia, sia importante discuterne con chi la segue perché metterebbe in evidenza aspetti di se stessa che ancora non sono del tutto elaborati. Può essere un altro valido motivo di approfondimento che fa parte del suo percorso di crescita.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile Signora il suo terapeuta sicuramente ha molti più elementi, sulla sua struttura di personalità, per rispondere alla sua domanda. In ogni caso vorrei porre la sua l'attenzione su questa richiesta. Non sembra sbagliato riflettere con il suo terapeuta sul motivo che la spinge a rivolgerci questa domanda. Probabilmente anche questo tema potrà esserle utile nel suo percorso di cambiamento e conoscenza. Un cordiale saluto
Buongiorno Signora, si capisce che è molto colpita dal ritrovarsi a sperimentare un'ansia generalizzata che sentiva di aver superato. Credo sia importante per lei riconoscere meglio la natura di questa ansia e parlare delle sue attuali paure al suo psicoterapeuta. Avendoci già lavorato dovrebbe avere più strumenti per se stessa. Forse ha desiderato condividere attraverso la sua domanda al portale, una condizione comunque di incertezza che vale per tutti. Auguri a lei,
dr.Cameriero Vittorio
dr.Cameriero Vittorio
Buonasera, nelle sue parole ci sono tanti significati e tanta vita che meriterebbe un approfondimento. Forse pensare di potersi confrontare con uno psicoterapeuta potrebbe sostenerla nel sentirsi meno sola nell’affrontare le difficili prove che la vita le sta presentando. Non si trascuri, i segnali “sintomatici” possono indicare che è arrivato il momento di prendersi cura di sé in modo duraturo. Un cordiale saluto Dott Elisa Galantini
Gentile utente di mio dottore, avendo intrapreso già un percorso psicoterapico con un collega sarebbe opportuno confrontarsi con quest'ultimo in merito al momento che sta attraversando, esprimendo le sue difficoltà del momento cosi come ha fatto qui sul portale. Potrebbe solo alimentare in lei confusione ricevere pareri discordanti. Continui la terapia e vedrà che riuscirà a fronteggiare al meglio anche questo periodo. In bocca al lupo per tutto. Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, il suo disagio è purtroppo frequente anche in altre persone. Il periodo storico che stiamo vivendo è obiettivamente complesso e faticoso sotto diversi punti di vista. In un percorso terapeutico di successo che sta fornendo buoni risultati, come il suo, è normale che possano esserci dei momenti di “ricaduta” dovuti a nuove circostanze. Come consigliano anche i colleghi sarebbe utile che lei ne parlasse con il suo terapeuta potendo così sfruttare questa circostanza per generalizzare e fortificate i risultati già ottenuti. In un percorso terapeutico eventuali ricadute o apparenti passi indietro possono, paradossalmente, essere un’ottima occasione di crescita ulteriore e allenamento a superare diverse situazioni. Vedrà che parlandone in terapia capirà che ha già tutti gli strumenti in mano per poter gestire anche questa nuova difficoltà, deve “solo” capire come usarli. Le auguro il meglio!
Buongiorno premesso che questa situazione crea ansia in chiunque ed è normale che sia così. Se persistono degli attacchi di panico per paure irrazionali con la terapia strategica è possibile risolverli
Gentilissima, capisco che proprio adesso che era riuscita ad aumentare la sua serenità attraverso il suo impegno, i farmaci e la psicoterapia, un evento così complesso come la situazione COVID-19 abbia innescato il riaffiorare del suo disturbo.
La sua preoccupazione è diffusa, in vari gradi, in tutta la popolazione (anche in noi terapeuti..) e ciò non deve farci provare vergogna: anzi è un modo che la specie umana ha per fronteggiare i problemi. Viviamo e sperimentiamo nel corpo un grado di allerta e attenzione, che non ci è dato di evitare, ma che invece possiamo gestire e rendere funzionale per la nostra e altrui protezione.
Noto dalle sue parole una buona comprensione del problema e di come esso funziona e si sviluppa: termini come “ansia anticipatoria”, “risposta attacco fuga”, mi fanno pensare che ha fatto un buon lavoro con il suo terapeuta, ma nonostante ciò resta una agitazione che non riesce a controllare.
Mi chiedo: perchè non ne parla con lui/lei? Potrebbe essere utile indagare insieme gli episodi in cui ha percepito maggiore agitazione e come sperimenta nel corpo questo senso di perdita di serenità. Partendo da questo lavoro potrebbe essere fruttuoso focalizzarsi sul corpo non solo per aumentare le sue competenze nella capacità di rilassamento, ma soprattutto per stabilizzare e sperimentare un senso di sicurezza e autonomia. Infatti, cosi come viviamo nel corpo il disagio e l'instabilità, viviamo in esso anche il senso di sicurezza.
Un saluto.
Dott. Pietro Marchese
La sua preoccupazione è diffusa, in vari gradi, in tutta la popolazione (anche in noi terapeuti..) e ciò non deve farci provare vergogna: anzi è un modo che la specie umana ha per fronteggiare i problemi. Viviamo e sperimentiamo nel corpo un grado di allerta e attenzione, che non ci è dato di evitare, ma che invece possiamo gestire e rendere funzionale per la nostra e altrui protezione.
Noto dalle sue parole una buona comprensione del problema e di come esso funziona e si sviluppa: termini come “ansia anticipatoria”, “risposta attacco fuga”, mi fanno pensare che ha fatto un buon lavoro con il suo terapeuta, ma nonostante ciò resta una agitazione che non riesce a controllare.
Mi chiedo: perchè non ne parla con lui/lei? Potrebbe essere utile indagare insieme gli episodi in cui ha percepito maggiore agitazione e come sperimenta nel corpo questo senso di perdita di serenità. Partendo da questo lavoro potrebbe essere fruttuoso focalizzarsi sul corpo non solo per aumentare le sue competenze nella capacità di rilassamento, ma soprattutto per stabilizzare e sperimentare un senso di sicurezza e autonomia. Infatti, cosi come viviamo nel corpo il disagio e l'instabilità, viviamo in esso anche il senso di sicurezza.
Un saluto.
Dott. Pietro Marchese
Gentile utente, le paure di cui scrive sono condivise e frequenti. Ormai è tutto così diverso dalla quotidianità conosciuta e il Coronavirus è il nemico invisibile. La preoccupazione e la paura sono predominanti anche se uno cerca di mantenere un’apparente calma. Le notizie arrivano di continuo e anche se c’è chi segue il consiglio di informarsi due volte al giorno e non di più, i messaggi di WhatsApp, la telefonata dell’amico, la lontananza dal genitore anziano o dal figlio che lavora in un’altra città, fanno continuamente pensare al pericolo imminente.
Il cervello è impegnato a difendersi da un nemico esterno e cerca risposte alle tante domande per capire come farlo al meglio.
La preoccupazione è poi direttamente proporzionale al senso di responsabilità sugli accadimenti (sono io che ho contagiato o potrei contagiare), al senso di vulnerabilità e mancanza di sicurezza (non so più cosa toccare), al controllo e all’auto-efficacia (è tutto inutile, non posso fare niente per cambiare le cose).
Ne parli con il suo terapeuta, condivida con lui/lei queste preoccupazioni in modo da trovare il modo migliore per lei di affrontare la situazione. Non c'è una ricetta che vada bene per tutti, ognuno reagisce agli eventi esterni in modo differente. Dott.ssa Tiziana Guidi
Il cervello è impegnato a difendersi da un nemico esterno e cerca risposte alle tante domande per capire come farlo al meglio.
La preoccupazione è poi direttamente proporzionale al senso di responsabilità sugli accadimenti (sono io che ho contagiato o potrei contagiare), al senso di vulnerabilità e mancanza di sicurezza (non so più cosa toccare), al controllo e all’auto-efficacia (è tutto inutile, non posso fare niente per cambiare le cose).
Ne parli con il suo terapeuta, condivida con lui/lei queste preoccupazioni in modo da trovare il modo migliore per lei di affrontare la situazione. Non c'è una ricetta che vada bene per tutti, ognuno reagisce agli eventi esterni in modo differente. Dott.ssa Tiziana Guidi
Buona sera,
Credo sia fondamentale che si confronti prima di tutto con il/la suo/a terapeuta, che condivida con lui/lei le sue preoccupazioni e proviate ad individuare assieme delle "strategie" per gestire questo momento così difficile, a partire dal significato che esso assume per lei e considerando anche il suo bisogno di scriverne qui. La fase che stiamo attraversando è critica, una sorta di deja-vu che ci riporta a mesi fa e alle fatiche già attraversate, che speravamo di esserci lasciati alle spalle. Lei ha la possibilità di affrontare tutto questo in terapia, mettendo a frutto il lavoro già intrapreso. Non esiti.
Credo sia fondamentale che si confronti prima di tutto con il/la suo/a terapeuta, che condivida con lui/lei le sue preoccupazioni e proviate ad individuare assieme delle "strategie" per gestire questo momento così difficile, a partire dal significato che esso assume per lei e considerando anche il suo bisogno di scriverne qui. La fase che stiamo attraversando è critica, una sorta di deja-vu che ci riporta a mesi fa e alle fatiche già attraversate, che speravamo di esserci lasciati alle spalle. Lei ha la possibilità di affrontare tutto questo in terapia, mettendo a frutto il lavoro già intrapreso. Non esiti.
Gentile signora, concordo pienamente con i colleghi nel suggerirle di affrontare questa tematica con il collega che la sta seguendo. Insieme individuerete la modalità migliore per gestire questo momento . Mi permetto comunque di suggerire alcuni punti sul quale può focalizzare il suo interesse.
1. Disintossicarsi dal "fare fare" come unica alternativa. E’ arrivato il momento di fermarsi.
2. Concedersi 10 minuti al giorno di silenzio. Nel silenzio si dissolvono le preoccupazioni, gli affanni e le paure.
3. Ascoltare le notizie astenendoti dal giudizio. Spesso tutti i giudizi che diamo sugli altri sono solo frutto di regole morali e sociali a cui aderiamo
4. Prendersi cura del corpo per prendersi cura della mente.
5. Assecondare e allenare la flessibilità mentale. Attraversare un periodo così fuori dall'ordinario a cui siamo abituati ci permette di allenare la flessibilità e di ritrovarci a sperimentare nuove abilità, strategie e pensieri. La flessibilità è alla base di una mente sana. Riscopri la tua creatività.
Un saluto Dott.ssa Cinzia Borrello
1. Disintossicarsi dal "fare fare" come unica alternativa. E’ arrivato il momento di fermarsi.
2. Concedersi 10 minuti al giorno di silenzio. Nel silenzio si dissolvono le preoccupazioni, gli affanni e le paure.
3. Ascoltare le notizie astenendoti dal giudizio. Spesso tutti i giudizi che diamo sugli altri sono solo frutto di regole morali e sociali a cui aderiamo
4. Prendersi cura del corpo per prendersi cura della mente.
5. Assecondare e allenare la flessibilità mentale. Attraversare un periodo così fuori dall'ordinario a cui siamo abituati ci permette di allenare la flessibilità e di ritrovarci a sperimentare nuove abilità, strategie e pensieri. La flessibilità è alla base di una mente sana. Riscopri la tua creatività.
Un saluto Dott.ssa Cinzia Borrello
Buongiorno, molto utili in questo momento sono le tecniche di rilassamento, training autogeno e mindfulness, che hanno l'obiettivo di mantenere l'attenzione sul presente, sul corpo e/o sui pensieri. Sono molto efficaci.
Sono disponibile a raccontarle come agiscono.
Le auguro una buona giornata,
Patrizia Provasi
Sono disponibile a raccontarle come agiscono.
Le auguro una buona giornata,
Patrizia Provasi
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Gentile utente, le suggerisco come i colleghi di approfittare dello spazio di psicoterapia per esprimere ed elaborare i suoi vissuti rispetto a questa situazione che sta vivendo. Siamo tutti esposti a maggiore fragilità in questo periodo, ma ognuno di noi reagisce sulla base delle proprie risorse e delle proprie caratteristiche. All'interno della psicoterapia potrà esplorare appunto queste risorse e comprendere come affrontare la problematica.
Le auguro di superare queste fase delicata e di trovare benessere.
Le auguro di superare queste fase delicata e di trovare benessere.
Lei è in continua attivazione (simpaticotonia) a causa di questa percezione continua del pericolo, ha bisogno di sperimentare la polarità opposta cioè la vagotonia. Lasciare i pensieri, le tensioni muscolari, diminuire la frequenza cardiaca e respiratoria. Le consiglio di lavorare non solo sull'aspetto cognitivo ed emotivo ma anche fisiologico e muscolo/posturale, una buona attività motoria abbinata a tecniche della Psicoterapia Funzionale può aiutarla a sperimentare la polarità del lasciare e del rilassamento. Un caro saluto
La precarietà accompagna da sempre l'esistenza dell'uomo e la ricerca di sicurezza, tipica della cultura occidentale, sta mostrando i suoi limiti. Sono pienamente d'accordo con i miei colleghi quando le consigliano di curare il corpo e acquisire un'attitudine meditativa. Aggiungo che la dimensione sociale fortemente deprivata limita la percezione del sostegno della comunità, del gruppo. Faccia in modo di nutrirsi degli incontri e non solo di quelli virtuali. Sfidi la paura prudentemente. Buone cose
Cara utente, i colleghi hanno già detto molto. Vorrei aggiungere che nei tanti discorsi che ci circondano sulla pandemia, purtroppo viene poco enfatizzata e forse anche colta l'enormità della situazione che stiamo vivendo. Un anno di minaccia quotidiana, su più fronti, è tanto, forse troppo da sopportare. Le nostre fondamenta hanno subito e continuano a subire scosse importanti. Per rispondere alla sua domanda se "siamo in tanti a soffrire", assolutamente sì. Addirittura, direi che non soffrire in questo momento, chi più chi meno, chi con una connotazione e chi con un'altra, sarebbe preoccupante e molto poco umano. Nonostante la difficoltà intrinseca del periodo che stiamo vivendo, si concentri sul suo benessere con la sua terapia, in fondo questo momento storico è anche un'importante opportunità.
In bocca al lupo
Olivia Marchese
In bocca al lupo
Olivia Marchese
Gentile utente, vista la situazione attuale lei forse sta vivendo un ansia anticipatoria rispetto alla possibilità di un altra chiusura. Ne parli con la collega delle sue paure e dei suoi timori e vedrà che starà meglio. Dott.ssa Viganò
buongiorno purtroppo in questo periodo in tanti soffrono dei suoi disturbi. In epoca di pandemia ho lavorato due anni attrverso videochiamate anche serali per aiutare ad alleviare questi disturbi . Ci rifletta se farsi aiutare da un orofessionista Saluti
Gentile utente, concordo in gran parte con quanto espresso dai colleghi!
Codiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
Codiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
Buongiorno,
è assolutamente comprensibile che l'attuale clima mediatico legato al COVID-19 possa risvegliare preoccupazioni e ansie, specialmente considerando il passato vissuto del primo lockdown e le difficoltà affrontate in quel periodo. La tua esperienza evidenzia quanto gli eventi esterni e il loro modo di essere comunicati possono influire sul nostro equilibrio emotivo.
La tua idea di limitare l'esposizione ai notiziari è ottima: scegliendo una sola fonte autorevole e dedicando un momento preciso della giornata per informarti, potrai ridurre il sovraccarico informativo e mantenere un maggiore controllo su come questa esposizione ti impatta. Oltre a ciò, ecco alcuni suggerimenti per affrontare questa fase:
Focus su ciò che puoi controllare : Concentrati su azioni concrete che ti aiutano a sentirti più sicura e preparata, come rispettare le norme igieniche e organizzarti serenamente nella quotidianità, evitando l'accumulo di scorte inutili.
Routine e consapevolezza : Mantieni una routine che favorisce il tuo benessere, includendo esercizi di rilassamento come la Mindfulness o il rilassamento progressivo. Questi possono aiutarti a rientrare in uno stato di calma quando l'ansia aumenta.
Dare un tempo all'ansia : Se senti che i pensieri preoccupanti diventano insistenti, puoi provare a "confinarli" in un momento preciso della giornata, dedicando loro 10-15 minuti in cui li affronti, per poi lasciarli andare e dedicarti ad altro.
Coltiva la fiducia in te stessa : Ripensa ai progressi finora fatti, al tuo percorso e alle risorse che hai già dimostrato di avere. Ricorda che hai superato momenti difficili del passato e che ora sei più consapevole e attrezzato per affrontare nuove sfide.
Infine, ti invito a parlarne apertamente con il tuo terapeuta: affrontare insieme a uno specialista questo tipo di vissuti può essere estremamente utile per rafforzare ulteriormente il tuo equilibrio emotivo.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
è assolutamente comprensibile che l'attuale clima mediatico legato al COVID-19 possa risvegliare preoccupazioni e ansie, specialmente considerando il passato vissuto del primo lockdown e le difficoltà affrontate in quel periodo. La tua esperienza evidenzia quanto gli eventi esterni e il loro modo di essere comunicati possono influire sul nostro equilibrio emotivo.
La tua idea di limitare l'esposizione ai notiziari è ottima: scegliendo una sola fonte autorevole e dedicando un momento preciso della giornata per informarti, potrai ridurre il sovraccarico informativo e mantenere un maggiore controllo su come questa esposizione ti impatta. Oltre a ciò, ecco alcuni suggerimenti per affrontare questa fase:
Focus su ciò che puoi controllare : Concentrati su azioni concrete che ti aiutano a sentirti più sicura e preparata, come rispettare le norme igieniche e organizzarti serenamente nella quotidianità, evitando l'accumulo di scorte inutili.
Routine e consapevolezza : Mantieni una routine che favorisce il tuo benessere, includendo esercizi di rilassamento come la Mindfulness o il rilassamento progressivo. Questi possono aiutarti a rientrare in uno stato di calma quando l'ansia aumenta.
Dare un tempo all'ansia : Se senti che i pensieri preoccupanti diventano insistenti, puoi provare a "confinarli" in un momento preciso della giornata, dedicando loro 10-15 minuti in cui li affronti, per poi lasciarli andare e dedicarti ad altro.
Coltiva la fiducia in te stessa : Ripensa ai progressi finora fatti, al tuo percorso e alle risorse che hai già dimostrato di avere. Ricorda che hai superato momenti difficili del passato e che ora sei più consapevole e attrezzato per affrontare nuove sfide.
Infine, ti invito a parlarne apertamente con il tuo terapeuta: affrontare insieme a uno specialista questo tipo di vissuti può essere estremamente utile per rafforzare ulteriormente il tuo equilibrio emotivo.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
è del tutto normale che una situazione come quella legata al COVID-19 riattivi paure passate, soprattutto se il primo lockdown è stato traumatico per lei. Non è un passo indietro: il fatto che se ne accorga subito è un segno della sua consapevolezza e del percorso che sta facendo.
Oltre a limitare l’esposizione alle notizie, può aiutare:
Radicarsi nel presente: nota cosa senti nel corpo, cosa stai facendo, dove sei.
Scrivere e rispondere ai pensieri ansiosi, in modo razionale e rassicurante.
Accettare le fluttuazioni emotive: anche chi sta meglio ha momenti di disagio.
Ricordare i progressi fatti: ora ha strumenti e consapevolezza che prima non aveva.
Se ha bisogno di un colloquio mi contatti senza problemi
è del tutto normale che una situazione come quella legata al COVID-19 riattivi paure passate, soprattutto se il primo lockdown è stato traumatico per lei. Non è un passo indietro: il fatto che se ne accorga subito è un segno della sua consapevolezza e del percorso che sta facendo.
Oltre a limitare l’esposizione alle notizie, può aiutare:
Radicarsi nel presente: nota cosa senti nel corpo, cosa stai facendo, dove sei.
Scrivere e rispondere ai pensieri ansiosi, in modo razionale e rassicurante.
Accettare le fluttuazioni emotive: anche chi sta meglio ha momenti di disagio.
Ricordare i progressi fatti: ora ha strumenti e consapevolezza che prima non aveva.
Se ha bisogno di un colloquio mi contatti senza problemi
Buongiorno,
Capisco il suo malessere. La sua reazione è comprensibile, soprattutto in seguito a un trauma non completamente elaborato, come quello vissuto durante il primo lockdown. La paura anticipatoria che descrive si alimenta della rievocazione di vecchie emozioni, spingendo la mente a cercare di prevedere un futuro che sembra minaccioso. Questo è un meccanismo comune in situazioni di incertezza, e il bombardamento mediatico non fa altro che alimentarlo.
In questo contesto, potrebbe essere utile riflettere su come il suo passato possa influenzare la sua risposta attuale. La consapevolezza di come queste paure si riattivano è già un passo importante. Un altro aspetto utile potrebbe essere "staccare" emotivamente dalle notizie, stabilendo dei confini temporali per l'informazione, e concentrarsi sul presente, senza proiettarsi troppo nel futuro.
Per il sonno, il corpo potrebbe essere ancora in uno stato di allerta. Iniziare a lavorare sulla regolazione della tensione emotiva prima di coricarsi, ad esempio attraverso tecniche di rilassamento, può aiutarla a "scollegarsi" dal circolo dell'ansia.
Le auguro di trovare il giusto equilibrio tra consapevolezza e serenità.
Un caro saluto.
Capisco il suo malessere. La sua reazione è comprensibile, soprattutto in seguito a un trauma non completamente elaborato, come quello vissuto durante il primo lockdown. La paura anticipatoria che descrive si alimenta della rievocazione di vecchie emozioni, spingendo la mente a cercare di prevedere un futuro che sembra minaccioso. Questo è un meccanismo comune in situazioni di incertezza, e il bombardamento mediatico non fa altro che alimentarlo.
In questo contesto, potrebbe essere utile riflettere su come il suo passato possa influenzare la sua risposta attuale. La consapevolezza di come queste paure si riattivano è già un passo importante. Un altro aspetto utile potrebbe essere "staccare" emotivamente dalle notizie, stabilendo dei confini temporali per l'informazione, e concentrarsi sul presente, senza proiettarsi troppo nel futuro.
Per il sonno, il corpo potrebbe essere ancora in uno stato di allerta. Iniziare a lavorare sulla regolazione della tensione emotiva prima di coricarsi, ad esempio attraverso tecniche di rilassamento, può aiutarla a "scollegarsi" dal circolo dell'ansia.
Le auguro di trovare il giusto equilibrio tra consapevolezza e serenità.
Un caro saluto.
Buongiorno,
nelle Sue parole sento una cosa molto importante: Lei sta facendo un lavoro profondo, sta meglio, si sente più forte… ed è proprio per questo che l’idea di “ricadere” La spaventa. È comprensibile. Quando si è faticosamente riconquistato un equilibrio, la possibilità che qualcosa dall’esterno lo minacci riattiva memorie emotive molto intense.
Sta assumendo **Sertralina** e ha utilizzato **Lexotan** nella fase iniziale: il fatto che oggi si senta energica, centrata e fiduciosa indica che il percorso — farmacologico e psicoterapeutico — sta funzionando. Quello che descrive ora non è una “ricaduta”, ma una riattivazione situazionale. È molto diverso.
Sì, siete in molti a risentire del clima mediatico e collettivo. Quando l’informazione assume toni allarmistici e ripetitivi, il sistema nervoso di chi ha una vulnerabilità ansiosa tende a riattivare lo schema attacco–fuga, soprattutto se l’esperienza precedente (come il primo lockdown) è stata vissuta come traumatica. Il Suo risveglio notturno tra le 3 e le 5 è tipico di uno stato di iperallerta.
Oltre a limitare l’esposizione ai notiziari, può lavorare su tre livelli:
1. **Confine informativo chiaro e ritualizzato**: scelga un unico momento della giornata, con una durata precisa (es. 20 minuti), poi chiuda volontariamente il canale. Non è evitamento, è igiene mentale.
2. **Distinzione tra possibilità e probabilità**: la mente ansiosa tratta ogni scenario come imminente. In terapia può allenarsi a chiedersi: “È un rischio concreto ora, o è una proiezione?”
3. **Ancoraggio al presente corporeo**: la notte, invece di “lottare” contro il risveglio, può provare una tecnica di radicamento molto semplice (es. contare lentamente il respiro, oppure nominare mentalmente 5 cose che sente nel corpo). L’obiettivo non è dormire subito, ma comunicare sicurezza al sistema nervoso.
Il fatto che Lei si dica: “Mi scoccia che accada proprio ora” è il segnale della parte sana che vuole proteggere il benessere raggiunto. Questa parte non è sparita. È lì.
Porti apertamente questo tema in seduta: trasformare l’ansia anticipatoria in materiale di lavoro può consolidare ancora di più la Sua autonomia.
Se desidera, possiamo approfondire cosa rende per Lei l’idea di lockdown così minacciosa: spesso dentro quella parola si nasconde qualcosa di molto personale.
nelle Sue parole sento una cosa molto importante: Lei sta facendo un lavoro profondo, sta meglio, si sente più forte… ed è proprio per questo che l’idea di “ricadere” La spaventa. È comprensibile. Quando si è faticosamente riconquistato un equilibrio, la possibilità che qualcosa dall’esterno lo minacci riattiva memorie emotive molto intense.
Sta assumendo **Sertralina** e ha utilizzato **Lexotan** nella fase iniziale: il fatto che oggi si senta energica, centrata e fiduciosa indica che il percorso — farmacologico e psicoterapeutico — sta funzionando. Quello che descrive ora non è una “ricaduta”, ma una riattivazione situazionale. È molto diverso.
Sì, siete in molti a risentire del clima mediatico e collettivo. Quando l’informazione assume toni allarmistici e ripetitivi, il sistema nervoso di chi ha una vulnerabilità ansiosa tende a riattivare lo schema attacco–fuga, soprattutto se l’esperienza precedente (come il primo lockdown) è stata vissuta come traumatica. Il Suo risveglio notturno tra le 3 e le 5 è tipico di uno stato di iperallerta.
Oltre a limitare l’esposizione ai notiziari, può lavorare su tre livelli:
1. **Confine informativo chiaro e ritualizzato**: scelga un unico momento della giornata, con una durata precisa (es. 20 minuti), poi chiuda volontariamente il canale. Non è evitamento, è igiene mentale.
2. **Distinzione tra possibilità e probabilità**: la mente ansiosa tratta ogni scenario come imminente. In terapia può allenarsi a chiedersi: “È un rischio concreto ora, o è una proiezione?”
3. **Ancoraggio al presente corporeo**: la notte, invece di “lottare” contro il risveglio, può provare una tecnica di radicamento molto semplice (es. contare lentamente il respiro, oppure nominare mentalmente 5 cose che sente nel corpo). L’obiettivo non è dormire subito, ma comunicare sicurezza al sistema nervoso.
Il fatto che Lei si dica: “Mi scoccia che accada proprio ora” è il segnale della parte sana che vuole proteggere il benessere raggiunto. Questa parte non è sparita. È lì.
Porti apertamente questo tema in seduta: trasformare l’ansia anticipatoria in materiale di lavoro può consolidare ancora di più la Sua autonomia.
Se desidera, possiamo approfondire cosa rende per Lei l’idea di lockdown così minacciosa: spesso dentro quella parola si nasconde qualcosa di molto personale.
Sì, è assolutamente comune. Quello che descrive è un classico meccanismo di riattivazione dell’ansia su base ambientale, soprattutto dopo un’esperienza traumatica precedente. Il punto non è eliminare l’informazione, ma regolare l’esposizione emotiva: non solo quanto informarsi, ma come. Il cervello ansioso tende a trattare ogni informazione come minaccia concreta. Sta già facendo bene molte cose. Aggiungerei solo un passaggio: accettare che una certa quota di attivazione torni, senza viverla come regressione. Non sta tornando indietro, sta attraversando una fase di adattamento.
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