Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trov

25 risposte
Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti.. una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole) .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
Gli incontri con il suo ex sembrerebbero provocarle ansia e agitazione, indipendentemente dal suo comportamento.
La difficoltà a reagire “nel modo giusto” emergerebbe dalla sua timidezza e insicurezza.
Non sarebbe tanto questione di lui, quanto di come lei vive questi momenti di contatto forzato.
Potrebbe provare a osservare le proprie sensazioni senza giudicarle.
Un confronto con uno specialista potrebbe aiutarla a gestire meglio queste situazioni.

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Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile signorina, leggendo la sua lettera penso proprio che la persona "sempre impreparata" sia piuttosto il suo ex, e non lei! Un uomo che ha deciso di non salutrala nemmeno quando la incontra perchè lavorate in una stessa struttura, che non le lascia spazio quando vi incrociate in corridoio, che "la sfugge come una peste", è veramente molto "impreparato" nel mondo degli affetti! Io non credo molto ai consigli per lettera, ma sinceramente penso che se lei lo saluta molto semplicemente dimostra di essere molto più libera di lui! Lei,come scrive, è consapevole che la vostra relazione è davvero finita,ma c'è stato evidentemente un forte coinvolgimennto affettivo, e questo si traduce nell'agitazione e nel tremore che sente quando le capita di vederlo.Le emozioni si muovono con una certa indipendenza rispetto al nostro ragionamento. Abbia pazienza con i suoi sentimenti e, soprttutto, coltivi la stima di se stessa.
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, e grazie per aver condiviso tutto questo.
Quello che sento è una persona che si trova in una situazione davvero difficile, dover condividere ogni giorno uno spazio con qualcuno che ha lasciato un segno profondo. E il corpo parla chiaro: quell'agitazione, quel tremore dopo ogni incontro, non sono "esagerazioni". Sono segnali reali di qualcosa che ancora fa male.
Mi colpisce anche quanto si giudichi severamente — "avrei dovuto", "sbaglio sempre". Come se dovesse essere perfetta proprio nei momenti più vulnerabili.
Le consiglio di provare ad avvicinarsi a tutto questo dolore e prendersi cura di sè in un contesto protetto come la terapia.
Dott.ssa Sara Angeli
Psicologo, Psicologo clinico
Melegnano
Buonasera, leggendo quanto scritto la prima cosa che mi viene da dirle è che ogni persona è unica e non ci sono emozioni giuste o sbagliate, ci sono le sue, che sono uniche e necessitano di trovare spazio. Accogliere le emozioni e ascoltarle ci permette di capire cosa ci stanno comunicando.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Gentilissima, grazie per la condivisione. Comprendo la fatica nel vivere e affrontare questa situazione, soprattutto perché avviene in un contesto lavorativo dove non è possibile evitare completamente l’incontro.
Per quanto riguarda lui, è possibile che il suo atteggiamento non sia tanto un “dispetto” intenzionale, quanto piuttosto una modalità di gestione dell’imbarazzo, del disagio o della distanza emotiva. Alcune persone, di fronte a relazioni concluse, scelgono una strategia di evitamento anche marcato, che può risultare fredda o svalutante, ma che spesso parla più delle loro difficoltà che di un reale giudizio sull’altro.
Dall’altro lato, la reazione intensa che lei descrive suggerisce che l’incontro riattivi vissuti emotivi ancora molto presenti. Questo è un elemento centrale su cui porre attenzione: più che trovare il “modo giusto” di comportarsi con lui, può essere utile iniziare a dare significato a ciò che accade dentro di lei in quei momenti.
Il fatto che lei si senta “impreparata” e tema di sbagliare è coerente con una posizione di forte attivazione emotiva, in cui è difficile accedere a risposte assertive o spontanee. In questi casi, può essere utile provare, ad esempio, a mantenere un comportamento educato ma neutro (un semplice “buongiorno” se avviene uno scambio diretto), senza sentirsi obbligata ad andare oltre; ricordarsi che non è necessario “farsi rispettare” attraverso un confronto diretto, soprattutto se questo la metterebbe ulteriormente in difficoltà; magari anche lavorare gradualmente sulla gestione dell’ansia (anche con il supporto di un professionista), per ridurre l’impatto fisico ed emotivo di questi incontri.
Il fatto che dopo due anni l’incontro abbia ancora un effetto così intenso merita uno spazio di ascolto più approfondito: potrebbe esserci qualcosa nella relazione o nella sua conclusione che non ha ancora trovato una piena elaborazione.

Un caro saluto e auguri di Buona Pasqua.

Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Antonella D'Orlando
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve,
l’intensità con cui ogni incontro con questa persona la attraversa si sente tutta. Agitazione, tremore, la sensazione di essere travolta. È come se, ogni volta, si riattivasse qualcosa di molto forte e molto difficile da contenere.

Se restiamo ai fatti, però, la relazione è finita da tempo e lui mantiene da parte sua un comportamento distaccato, più o meno adeguato, ma comunque coerente. Questo dato di realtà è importante, perché può aiutarla a non attribuire ai suoi gesti intenzioni che non possiamo sapere né verificare, e che rischiano soprattutto di farla stare ancora peggio.

Su un altro piano, invece, è chiaro che questa relazione dentro di lei è ancora molto viva. Lo si capisce da quanto la sua presenza continui a muovere pensieri, immagini, ipotesi, e da come anche un contatto minimo basti a rimettere tutto in circolo. È come se fuori la relazione fosse chiusa, ma dentro no. E questo, quando si è ancora così coinvolti, fa soffrire molto.

Il fatto di doverlo incontrare non le rende il compito facile. Anzi, probabilmente lo rende più faticoso. È un po’ come quando una ferita prova a chiudersi e però viene toccata di continuo. Allora non solo fa male, ma ci mette anche più tempo. Per questo forse il punto non è tanto capire lui, o trovare ogni volta il modo giusto di reagire a lui, quanto provare lentamente a stare più vicino a quello che succede dentro di lei.

Questo non significa che lei abbia colpa di quello che prova. Significa, semmai, che ha diritto di prendersene cura senza consegnare tutto a questa presenza esterna. A volte questo passaggio non si riesce a fare da soli e avere uno spazio in cui pensare bene a ciò che sente può essere utile. In ogni caso, credo che la direzione sia questa. Meno chiedersi che cosa voglia dire lui con i suoi gesti, e un po’ di più chiedersi perché questa presenza abbia ancora, dentro di lei, un potere così forte.

Cari saluti,
Antonella D'Orlando
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
quello che sta vivendo è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto quando ci si trova a dover condividere degli spazi con una persona che ha avuto un significato importante nella propria vita. Il fatto che lei provi agitazione, tremore e una sorta di “esplosione interna” dopo averlo visto non è segno di debolezza, ma della presenza di un coinvolgimento emotivo che, anche se razionalmente superato, a livello più profondo non è ancora del tutto spento.

Rispetto al comportamento del suo ex, è comprensibile che lei lo interpreti come un dispetto o un atteggiamento infantile, ma è possibile leggerlo anche in un altro modo: molte persone, quando si trovano davanti a un ex partner, soprattutto dopo tempo e senza un’elaborazione condivisa, tendono ad evitare, a irrigidirsi, a fare finta di niente perché non sanno come gestire l’imbarazzo o le emozioni che si riattivano. Il suo modo di fare, quindi, potrebbe parlare più della sua difficoltà che di una volontà di ferirla o sminuirla.

Il punto centrale però non è tanto capire lui, quanto aiutare lei a stare meglio in queste situazioni. Il fatto che lei si senta “impreparata” nasce proprio dal tentativo di trovare il comportamento perfetto, quello giusto, senza sbagliare. In realtà non esiste una risposta perfetta: esiste un modo che sia sufficientemente rispettoso verso sé stessa.

Dire “permesso” per passare, ad esempio, non sarebbe stato un cedere a lui, ma un prendersi il proprio spazio in modo adulto e neutro. Allo stesso tempo, il fatto che non se la sia sentita è comprensibile: in quei momenti l’emozione prende il sopravvento e blocca.

Quello su cui può lavorare non è tanto “cosa fare con lui”, ma come gestire ciò che le succede dentro. Perché è quella reazione interna che la fa sentire di sbagliare sempre. Più prova a controllarsi o a fare la cosa giusta, più aumenta la tensione. Invece può iniziare, anche gradualmente, a concedersi di essere semplicemente cordiale e neutra, senza dover dimostrare nulla né a lui né agli altri.

Il fatto che lei sia timida e ansiosa la porta a vivere queste situazioni con maggiore intensità, ma non significa che non possa imparare a gestirle in modo più stabile. Anche solo accettare che un po’ di agitazione ci sarà, senza viverla come un errore, è già un primo passo per ridurla.

Non sta sbagliando, sta semplicemente attraversando una situazione emotivamente attivante senza ancora avere degli strumenti solidi per gestirla. E questi strumenti si possono costruire.

Se sente che questa agitazione è troppo intensa o limitante, un percorso insieme potrebbe aiutarla molto a lavorare sia sull’ansia che sulla sicurezza personale nelle relazioni, così da non sentirsi più “in difetto” ogni volta che si trova davanti a lui. Anche perché il vero obiettivo non è gestire lui, ma permettere a lei di stare bene, indipendentemente da lui.
Dott.ssa Clarissa Machi
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Comprendo perfettamente il tuo punto di vista: non siete amici e non c’è alcun desiderio di tornare a esserlo. Il fatto che non ci sia amicizia rende il suo comportamento ancora più "ingombrante" e difficile da digerire.
In un'ottica sistemica ed empatica, la vostra è una relazione "congelata". Non siete estranei (perché avete una storia), non siete amici, ma siete colleghi forzati dallo spazio fisico. Questo limbo è ciò che ti crea quell'esplosione interna.
Ecco come possiamo rileggere la situazione con delicatezza:
Il silenzio come protezione, non come legame: Quando non si è amici, il silenzio è la norma, ma il suo silenzio sembra attivo, punitivo. Il fatto che non si sposti nel corridoio è un modo (seppur infantile) per dire: "Non so come gestirti, quindi faccio finta che tu sia aria". Non è un dispetto rivolto al tuo valore come persona, ma alla sua incapacità di gestire il "fantasma" di una storia passata in un luogo pubblico.
Il tuo corpo non "sbaglia": Sentire tremore e agitazione non significa che lo ami ancora o che vuoi essergli amica. Significa che il tuo sistema nervoso riconosce un'energia ostile in uno spazio stretto. È una reazione di difesa. Accogli questo tremore senza giudicarti: è la tua parte sensibile che sta dicendo "Qui non mi sento al sicuro".
Esistere senza interagire: Non serve parlargli per farti rispettare. Puoi occupare il tuo spazio con la presenza fisica. Se il corridoio è stretto, passa con decisione. Se lui non si sposta e vi sfiorate, non è colpa tua: è lui che sta scegliendo di restare d'intralcio. Tu stai solo andando a lavorare.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, da ciò che descrive il punto centrale non sembra tanto capire il comportamento del Suo ex, quanto l’intensa reazione emotiva che questi incontri Le provocano. Agitazione, tremore e senso di forte attivazione possono comparire in stati d’ansia, soprattutto quando una persona riattiva vissuti ancora sensibili. In questi casi non esiste un modo “perfetto” di comportarsi: può essere sufficiente mantenere un atteggiamento educato e neutro, senza sentirsi obbligata né a cercare né a evitare un contatto ulteriore. Più che cercare di interpretare ogni suo gesto, potrebbe essere utile osservare ciò che questi incontri smuovono dentro di Lei. Se questa situazione continua a destabilizzarLa, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a gestire con maggiore serenità queste reazioni.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, le reazioni corporee che descrive suggeriscono come questi incontri agiscano su di lei più come collisioni emotive che come semplici passaggi fortuiti, riattivando una ferita legata al riconoscimento di sé. Il silenzio e l'evitamento dell'altro potrebbero essere percepiti come una negazione del proprio valore, innescando quell'agitazione profonda che sembra scuotere le sue fondamenta emotive e la sua sicurezza. In questa dinamica, il comportamento dell'ex partner potrebbe rappresentare una difesa per gestire un residuo relazionale ancora irrisolto, portandola paradossalmente a sentirsi in errore pur essendo vittima di una circostanza. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a esplorare queste risposte somatiche e a restituire un senso di padronanza al suo vissuto, permettendole di abitare gli spazi condivisi con maggiore stabilità interna. Elaborare questi vissuti le offrirebbe gli strumenti per trasformare l'ansia in una consapevolezza più protettiva, centrata sul proprio equilibrio e meno vulnerabile alle assenze dell'altro. Buona Pasqua.
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicoterapeuta
Bologna
Gentilissma,
Premesso che manca il quadro della situazione generale, quello che mi sento di segnalare ed attenzionare è quel "...non capisco questi suoi dispetti...". Attenzione perchè, è un'inferenza che sta facendo lei. Nel senso che, non sappiamo l'intenzione delle altre persone, ed in questo caso lei sta attribuendo (inferendo a punto) questa intenzione all'altra persona. Non sto dicendo che così non possa essere alla fine, perchè magari è proprio così... ma non è deducibile in modo così "ovvio" dalla narrazione del fatto. Per quanto riguarda la sua richiesta, a cosa le servirebbe capire il modo migliore per comportarsi con lui secondo lei? Lei vorrebbe tornare a rifrequentarlo? si sente offesa le volte in cui vi incrociate?
Sarebbe utile approfondire.

Mi tengo disponibile,

Un caro saluto e buona Pasqua anche a lei,

Dr. Giorgio De Giorgi
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. È del tutto comprensibile che questi incontri riattivino in lei emozioni così intense: non è debolezza né un errore, ma una risposta umana a una situazione che la tocca profondamente. La difficoltà che descrive nel sapere come comportarsi e il sentirsi sopraffatta meritano attenzione e cura. Con il giusto supporto, può imparare a gestire meglio queste emozioni e sentirsi più sicura in queste situazioni. Resto a sua disposizione, un caro saluto e buona Pasqua.
Dott.ssa Linda Fusco
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, la situazione che ha descritto deve essere molto spiacevole perchè in primo luogo riguarda la sua sfera sentimentale, che la porta a sperimentare emozioni e agitazione psicofisica, ma anche l'ambiente lavorativo. L'incrocio di queste due dimensioni può comprensibilmente portare molto stress, considerato anche il suo carattere che lei descrive come introverso e ansioso di base. Ha fatto bene a chiedere aiuto, sicuramente un percorso con un terapeuta può aiutarla a capire meglio cosa succede dentro di lei ( a livello psicologico, perchè lei nel suo resoconto si è concentrata sull'aspetto "fisico" delle sue reazioni") e cercare nuove strategie per affrontare queste situazioni quotidiane che si presentano. Quello che mi sento di chiederle in questo momento è: quale sarebbe per lei il "miglior modo" di comportarsi? In altre parole, qual è in questo momento il suo bisogno, o il suo desiderio, rispetto alla situazione che ha descritto?

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
si percepisce quanto questi incontri la mettano in difficoltà: non è solo ciò che fa lui, ma l’effetto emotivo forte che resta dentro di lei dopo.

Il comportamento del suo ex può essere legato a imbarazzo, evitamento o a un modo poco maturo di gestire la situazione, ma non è qualcosa che può controllare. Il punto centrale diventa quindi come proteggere sé stessa in questi momenti.

È comprensibile che si senta agitata: rivedere una persona significativa riattiva emozioni anche dopo tempo. Questo non significa che sta “sbagliando”, ma che quella relazione ha ancora un impatto emotivo.

Sul piano concreto può aiutare:

scegliere un comportamento semplice e coerente (ad esempio un saluto educato e andare oltre)
non interpretare troppo i suoi atteggiamenti, per non alimentare l’ansia
concentrarsi su come vuole sentirsi lei (dignitosa, composta), più che su come reagisce lui

Con il tempo, mantenendo una linea chiara, anche l’intensità emotiva tenderà a ridursi.

Un caro saluto e buona Pasqua.
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera signora, se lui si comporta così, evitando volutamente pure ogni incrocio di sguardi, sarebbe meglio evitare qualunque cosa che sembri contrariare questo intento, d'altra parte se per esempio deve passare e lui non si sposta, farebbe bene a chiedere apertamente e con voce chiaramente udibile di poter passare. Chiunque si comporti così, impedisca il passaggio come se fosse in uno spazio suo, rivela maleducazione, non sappiamo quali altri intenti eventualmente possano esserci rispetto a lei, ma questo non la riguarda, pensi alle cose più semplici: è necessario salutarci? Lui mi saluta spontaneamente? No, allora neppure io. Ma se devo passare, mica posso fare scene assurde o quasi sentirmi in colpa se devo passare, solo perché lui è così maledutato o cafone o infantile da non spostarsi? Se mi scriverà le risponderò con piacere.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, comprendo profondamente il disagio e la confusione che descrive, e la sua esperienza è più comune di quanto si possa pensare, soprattutto quando ci si trova a dover affrontare la presenza di un ex in contesti quotidiani e inevitabili, come il luogo di lavoro. Quello che racconta evidenzia come, anche a distanza di tempo, certe interazioni possano attivare emozioni intense e reazioni fisiche, come agitazione o tremore, che non dipendono da lei “che sbaglia”, ma dal modo in cui il cervello associa ricordi, affetti e aspettative non risolte. In questi momenti, il corpo e la mente reagiscono spontaneamente, e spesso chi ha un temperamento introverso o una predisposizione all’ansia percepisce ogni gesto o sguardo con una sensibilità maggiore, amplificando la reazione emotiva. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è utile osservare come i pensieri automatici che le arrivano in queste situazioni influenzino le emozioni e i comportamenti. Per esempio, pensieri del tipo “se lo incontro, farò qualcosa di sbagliato” o “non so come comportarmi, sarà un disastro” contribuiscono a far crescere ansia e tensione. Riconoscere questi schemi può essere il primo passo per acquisire maggiore consapevolezza e controllo. Non si tratta di eliminare le emozioni, ma di imparare a osservarle, nominarle e capire quali pensieri le accompagnano, così da ridurre l’intensità della reazione emotiva e scegliere comportamenti più coerenti con ciò che desidera davvero. Un percorso di supporto cognitivo-comportamentale può aiutarla a esplorare questi schemi di funzionamento, capire perché certi ricordi o incontri la mettono in difficoltà e sviluppare strategie pratiche per affrontare momenti concreti, come attraversare il corridoio o incontrarlo casualmente. Ad esempio, può imparare tecniche per calmare il corpo e la mente in quei frangenti, esercizi di respirazione o di attenzione focalizzata, ma anche lavorare sul modo in cui interpreta le azioni altrui, riducendo le interpretazioni automatiche di ostilità o rifiuto, che spesso aumentano il disagio. Questo tipo di lavoro non solo aiuta a gestire l’ansia in tempo reale, ma consente di comprendere meglio se stessa, le proprie reazioni e i propri bisogni emotivi. Inoltre, affrontare questi episodi con un professionista le permetterebbe di costruire strategie personalizzate, aumentando gradualmente la sicurezza nei confronti di situazioni che oggi la mettono in difficoltà, così da poter tornare a vivere gli incontri con più leggerezza e meno paura di sbagliare. Anche piccoli progressi quotidiani possono avere un impatto significativo sulla sua serenità e sul modo in cui percepisce le interazioni. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Salve, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da quello che racconta, è probabile che questi incontri con il suo ex stimolino emozioni molto intense e contrastanti. È normale sentirsi agitati, tremare o avere bisogno di fermarsi dopo, perché il corpo reagisce spesso prima della mente quando ci troviamo di fronte a situazioni che toccano sentimenti profondi di perdita, rifiuto o incompiuto.
È possibile che ciò che percepisce nei suoi comportamenti — lo sguardo basso, la fretta, il non saluto — attivi in lei sensazioni di invisibilità o di frustrazione, e questo può far emergere anche il desiderio di essere vista, riconosciuta e rispettata. Non c’è un modo “giusto” o “sbagliato” di reagire: può essere già un passo importante concedersi di osservare le proprie emozioni, accogliere il tremore o l’agitazione, senza sentirsi obbligati a comportarsi in un certo modo.
Può essere utile provare a portare l’attenzione su lei stessa in quei momenti: notare come respira, come sente il corpo, cosa emerge dentro di lei, senza sentirsi costretta a interagire o a rispondere agli stimoli esterni. Questo tipo di attenzione può aiutarla a comprendere gradualmente cosa sente davvero e quali sono i suoi bisogni emotivi.
È probabile che, con il tempo e con la riflessione guidata dal percorso terapeutico che sta seguendo, diventi più semplice affrontare questi incontri senza sentirsi sopraffatti, sentendo maggiore sicurezza nel riconoscere e rispettare i tuoi confini emotivi. Essere timidi, introversi o sensibili non è un limite: può essere anche un modo profondo e autentico di sentire e vivere le relazioni. Auguro Buona Pasqua anche a lei!
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Grazie per aver condiviso in maniera così aperta la sua esperienza. Quello che descrive è una situazione emotivamente complessa e, alla luce della storia che ha avuto con questa persona, le reazioni che percepisce sono perfettamente comprensibili. Spesso il nostro corpo e la nostra mente continuano a rispondere a stimoli legati a legami significativi anche molto tempo dopo la conclusione di una relazione, soprattutto quando ci sono vissuti di rifiuto, disagio o aspettative disattese.
Dal punto di vista psicologico, incontrare il proprio ex in contesti casuali può generare una molteplicità di emozioni: sorpresa, ansia, frustrazione, senso di ingiustizia o sentimenti di minore valorizzazione. La risposta emotiva e corporea che descrive riflette proprio la tensione che il sistema nervoso vive di fronte a stimoli percepiti come stressanti o potenzialmente conflittuali.
In contesti come uffici o spazi condivisi, può essere utile pianificare mentalmente come affrontare eventuali incontri, definendo piccoli comportamenti neutri senza sentirsi obbligati a interazioni forzate.
Possono essere utili strategie di regolazione emotiva sul momento, tecniche di respirazione lenta e profonda, esercizi di spostamento dell’attenzione su elementi concreti possono ridurre la tensione corporea e favorire un senso di controllo.
Evitare di concentrarsi su possibili “dispetti” o atteggiamenti dell’altro e riportare l’attenzione sulle proprie emozioni e bisogni aiuta a limitare l’impatto emotivo della situazione e a rafforzare l’autonomia interna.
È normale che l’incontro con una persona significativa del passato possa attivare memorie emotive intense: riconoscere questi vissuti come parte del proprio percorso di elaborazione può facilitare un maggiore equilibrio emotivo e ridurre l’impatto dei segnali corporei.
In sintesi, ciò che descrive è coerente con le normali reazioni emotive a situazioni di confronto involontario con un ex-partner. Conoscere queste dinamiche, accettarle e adottare strategie pratiche di gestione può aumentare la sensazione di sicurezza, ridurre l’ansia e permettere di affrontare gli incontri con maggiore serenità.
Un caro saluto e tanti auguri!
Dott. Alessandro D'Addazio
Psicologo, Psicologo clinico
San Benedetto del Tronto
Buon pomeriggio.
Se la situazione che ha descritto con il suo ex le genera molto disagio, un'opzione potrebbe essere quella di provare a parlare con lui, per domandargli direttamente le ragioni dei comportamenti che ha descritto e, magari, per proporre delle modalità alternative di relazionarvi.
Un'altra strada potrebbe essere quella di valutare come mai situazioni del genere la facciano stare così male e come fare per modificare tali reazioni, magari tramite l'aiuto di un esperto.
Qualora fosse interessata a parlare meglio della questione, sono disponibile per un incontro.
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, comprendo la situazione, non è facile lavorare nello stesso posto di lavoro dell’ex. E’ un contesto particolare, dove siete voi due con la vostra storia passata e i vostri non detti, con la differenza che si sta in mezzo a capi e colleghi. E’ naturale chiedersi: come mi devo comportare, come devo reagire? Ma queste domande non ti portano a nulla, possono addirittura essere controproducenti. Prova a domandarti piuttosto cosa vuoi da lui oggi. Questo ha il potere di direzionare le tue azioni in un modo molto più chiaro.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, da quanto descrive mi sentirei di suggerirle un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta con il fine di lavorare su sé stessa rispetto alle tematiche di timidezza, introversione, ansia e timore di sbagliare; sciolti questi nodi o imparato a gestire le dinamiche associate in modo più funzionale ai suoi scopi e più soddisfacente, le difficoltà relazionali che descrive andranno attenuandosi fino a scomparire di conseguenza.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,
capisco bene il tipo di agitazione che descrive: non è “solo” l’incontro con una persona del passato, ma qualcosa che tocca parti molto profonde di Lei, legate al sentirsi vista, riconosciuta, oppure ignorata.
Da come racconta, il punto centrale non è tanto il comportamento del suo ex, che può apparire evitante, immaturo o semplicemente difensivo, ma ciò che succede dentro di Lei in quei momenti. Quella sensazione di tremore, di “esplodere”, il bisogno di sedersi, il pensiero di aver sbagliato qualcosa: tutto questo parla di una forte attivazione emotiva, probabilmente collegata alla paura di esporsi e, ancora più in profondità, alla paura di non valere abbastanza o di essere rifiutata.
Quando dice “mi sembra di sbagliare sempre”, emerge proprio questo nucleo: come se ogni comportamento possibile fosse quello sbagliato, e come se il giudizio (suo o dell’altro) fosse sempre in agguato. In questa condizione è molto difficile sentirsi spontanea o sicura, perché ogni gesto passa attraverso un filtro molto severo.
È importante dirLe con chiarezza che non esiste un “modo perfetto” di comportarsi con lui. Il fatto che Lei non abbia detto “permesso” non è un errore: è stata una scelta dettata dal suo stato emotivo in quel momento. Allo stesso modo, il suo saluto o il suo silenzio non definiscono il suo valore. Il rischio, però, è che continui a leggere ogni interazione come una prova da superare o fallire, alimentando così il senso di inadeguatezza.
Sul suo ex, possiamo fare solo ipotesi: il suo evitamento potrebbe essere imbarazzo, senso di colpa, difficoltà a gestire la situazione, oppure semplice chiusura. Ma fermarsi troppo su “perché fa così” rischia di tenerLa agganciata a lui, mentre il punto più utile per Lei è tornare su “cosa succede a me quando accade”.
Quella reazione così intensa dopo averlo visto suggerisce che la relazione, anche se razionalmente chiusa, emotivamente non è del tutto elaborata. Non significa che Lei voglia tornare con lui, ma che c’è ancora un impatto sul suo senso di sé.
Per questo, più che cercare la strategia giusta nel corridoio, Le consiglierei un percorso su di sé. Uno spazio psicologico in cui poter lavorare proprio su questi aspetti: la paura di sbagliare, il timore del giudizio, il sentirsi “meno”, e anche l’elaborazione di questa relazione passata. Un percorso potrebbe aiutarLa a costruire una posizione interna più stabile, da cui poi anche questi incontri perderebbero gran parte della loro carica emotiva.
Con il tempo, l’obiettivo non è diventare “perfetta” nelle reazioni, ma sentirsi sufficientemente sicura da poter scegliere come comportarsi senza che questo metta in discussione il suo valore.
Se volesse approfondire, rimango volentieri a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Grazie per aver scritto nuovamente — e buona Pasqua anche a lei.
Una cosa che vale la pena notare: questa è la stessa situazione che ha già condiviso in precedenza su questa piattaforma, con gli stessi episodi descritti in modo molto simile. Questo in sé è un'informazione clinica importante — quando torniamo ripetutamente sugli stessi pensieri cercando risposte diverse, è spesso il segnale che il problema non è la situazione esterna ma il livello di attivazione emotiva interna che quella situazione continua a generare.
La risposta clinica non cambia: analizzare ogni suo gesto — non si è spostato, camminava a testa bassa, il ciao era forzato — non porta informazioni utili. Porta solo a mantenere viva un'attivazione emotiva che consuma energia e impedisce di andare avanti.
Il punto centrale rimane lo stesso: due anni di distanza, nessun contatto, eppure ogni incontro produce agitazione, tremore, bisogno di sedersi. Questo livello di risposta emotiva persistente nel tempo merita attenzione professionale diretta — non per "dimenticarlo" ma per riprendere in mano la propria vita emotiva indipendentemente da lui.
La domanda più utile che può farsi non è "come mi comporto con lui?" ma "perché dopo tutto questo tempo è ancora così presente?"
Quella è la domanda per uno psicoterapeuta, in un percorso continuativo. È lì che si trova la risposta che sta cercando.
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Dr. Omar Vittorio Pasciuti Sindel
Psicologo, Psicologo clinico
San Benigno Canavese
Buongiorno,
quello che descrive è una reazione comprensibile: incontrare una persona con cui si è avuto un legame significativo può riattivare emozioni e sensazioni anche a distanza di tempo, soprattutto se il rapporto si è chiuso senza una vera rielaborazione.
Il fatto che lei senta agitazione, tremore o bisogno di fermarsi dopo averlo visto indica quanto questo incontro abbia un impatto a livello emotivo e corporeo, al di là dei comportamenti dell’altra persona.
Rispetto al suo ex, è possibile che il suo modo di comportarsi (evitare, non salutare, mantenere distanza) sia una modalità di gestione sua, più che qualcosa rivolto contro di lei in modo intenzionale. Tuttavia, il punto centrale non è tanto capire lui, quanto comprendere cosa succede a lei in questi momenti.
La sensazione di “sbagliare sempre” spesso nasce dal tentativo di trovare il comportamento perfetto, che però in queste situazioni non esiste. Può essere più utile orientarsi verso modalità semplici e sostenibili per lei (ad esempio un saluto neutro, o anche il non interagire), senza dover interpretare ogni volta ciò che accade.
Il fatto che lavori nello stesso contesto rende difficile evitare completamente questi incontri, ma può essere utile lavorare su come gestire l’attivazione interna che si genera, più che sul comportamento dell’altro.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a rielaborare questo legame e a ridurre l’impatto emotivo che ha ancora su di lei, così da vivere questi momenti con maggiore stabilità.
A volte non è tanto l’incontro in sé a creare difficoltà, ma ciò che quel legame rappresenta ancora dentro di noi.
Un saluto
Dott.ssa Chiara Piacentini
Psicologo, Psicologo clinico
Carugate
Quello che provi è comprensibile: incontrare un ex, soprattutto in un contesto lavorativo, può riattivare emozioni intense anche dopo tempo, indipendentemente da ciò che razionalmente sai.
Il punto però non è tanto capire perché lui si comporti così (su questo hai poco controllo), ma come vuoi comportarti tu in quelle situazioni. Quando sei lì, è facile andare in blocco o preoccuparsi di “fare la cosa giusta”, ma questo spesso aumenta agitazione e insicurezza.
Può aiutarti iniziare a definire una linea semplice e tua: ad esempio un saluto educato, oppure mantenere le distanze senza forzarti a interagire. Non esiste un comportamento perfetto, ma uno coerente con come vuoi stare tu, al di là delle sue reazioni.
Anche quelle sensazioni forti (tremore, agitazione) non sono pericolose, anche se intense: più cerchi di evitarle o controllarle, più tendono a crescere. Puoi imparare a tollerarle e a restare presente, senza farti guidare completamente da esse.
Se senti che queste situazioni ti mettono spesso in difficoltà e vorresti gestirle con più sicurezza, lavorarci insieme può aiutarti a trovare un modo più stabile e sereno di affrontarle. Se vuoi, puoi contattarmi per iniziare un percorso.

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