Buongiorno cari dottori, una domanda che vorrei porvi la l'ansia acuta può evolvere in psicosi vera
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Buongiorno cari dottori, una domanda che vorrei porvi la l'ansia acuta può evolvere in psicosi vera e propria? visto che ho letto su internet che in alcuni casi l'ansia può sfociare in psicosi quindi sono entrato più in ansia di prima, faccio questa domanda perchè oramai da diversi mesi ho sensazione di confusione come se non sono presente, in più paure che quando vado ad una festa sto sempre con l'ansia come se mi dovrebbe succedere qualcosa, oppure paure che prima o poi vedro una allucinazione quindi mi guardo sempre attorno... per essere corretto ho letto su internte che l'ansia acuta può essere un sintomo esordio di entrare in psicosi.. quindi essendo che io a 5 mesi in questa condizione se era un esordio di psicois già dovevo avere allucinazioni ? kmq ho 33 anni non so se può centrare qualcosa l'eta... spero che posso avere una risposta chiara perchè sono più in ansia di prima... grazie
Salve, l'ansia è un sintomo comune a molto patologie mentali ma in generale ognuno di noi può provare ansia, è il modo in cui viene gestita e vissuta che incide sulla qualità della vita dell'individuo. Le consiglio di affrontare la sua ansia con un terapeuta, l'aiuterà a comprendere meglio il suo vissuto e potrà individuare la presenza o meno di psicopatologia.
Cordiali saluti
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Buongiorno gentile Utente, la sua domanda è assolutamente comprensibile, soprattutto considerando quanto possa essere destabilizzante leggere informazioni online senza un contesto chiaro. L'ansia, specie quando si manifesta in modo acuto e prolungato, può generare sintomi molto intensi, tra cui sensazioni di confusione, derealizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, pensieri intrusivi, ipervigilanza e difficoltà di concentrazione. Tuttavia, questi sintomi, sebbene molto fastidiosi, non indicano automaticamente l’inizio di una psicosi.
La differenza fondamentale tra un disturbo d’ansia e una psicosi sta nel mantenimento della consapevolezza. Lei, da quanto descrive, è chiaramente consapevole del fatto che le sue paure potrebbero essere sproporzionate e cerca conferme da chi le è vicino, si interroga sul proprio stato mentale, si osserva. Nella psicosi vera e propria, invece, questa capacità critica si perde: chi ne è colpito crede ciecamente nelle proprie percezioni alterate e non le mette in dubbio. Inoltre, i sintomi psicotici tendono ad assumere una forma ben precisa e persistente, come deliri strutturati o allucinazioni consolidate, e non rimangono solo come paure o immagini mentali temute.
Il fatto che da diversi mesi lei viva questo malessere senza che si siano manifestati episodi psicotici veri e propri, come allucinazioni uditive o visive persistenti, è un elemento rassicurante. Anzi, ciò che sta vivendo è molto più compatibile con un disturbo d’ansia con componenti ossessive o dissociative, e non con un esordio psicotico.
Un altro aspetto importante è l’effetto che la ricerca in rete ha avuto su di lei. Purtroppo, spesso chi soffre d’ansia tende a cercare risposte per tranquillizzarsi, ma trova descrizioni allarmanti, generiche o decontestualizzate che finiscono per aumentare l’ansia stessa. Questo è un meccanismo ben conosciuto nella clinica, e si può lavorare per riconoscerlo e disinnescarlo con strategie specifiche.
Infine, riguardo all’età: i disturbi psicotici esordiscono di solito in età più giovane, spesso tra i 18 e i 25 anni, e in presenza di una predisposizione genetica e ambientale. I suoi 33 anni non rappresentano, in linea generale, un fattore di rischio.
La rassicuro dunque: da quanto scrive non ci sono segnali chiari che indichino un esordio psicotico, ma piuttosto una condizione d’ansia che ha bisogno di essere affrontata con l’attenzione e gli strumenti adeguati. Un percorso psicoterapeutico integrato, fondato su evidenze scientifiche, può aiutarla concretamente a gestire i pensieri catastrofici, a ritrovare un senso di padronanza, e soprattutto a riconnettersi in modo più stabile con la realtà presente, quella vera, non quella temuta.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
La differenza fondamentale tra un disturbo d’ansia e una psicosi sta nel mantenimento della consapevolezza. Lei, da quanto descrive, è chiaramente consapevole del fatto che le sue paure potrebbero essere sproporzionate e cerca conferme da chi le è vicino, si interroga sul proprio stato mentale, si osserva. Nella psicosi vera e propria, invece, questa capacità critica si perde: chi ne è colpito crede ciecamente nelle proprie percezioni alterate e non le mette in dubbio. Inoltre, i sintomi psicotici tendono ad assumere una forma ben precisa e persistente, come deliri strutturati o allucinazioni consolidate, e non rimangono solo come paure o immagini mentali temute.
Il fatto che da diversi mesi lei viva questo malessere senza che si siano manifestati episodi psicotici veri e propri, come allucinazioni uditive o visive persistenti, è un elemento rassicurante. Anzi, ciò che sta vivendo è molto più compatibile con un disturbo d’ansia con componenti ossessive o dissociative, e non con un esordio psicotico.
Un altro aspetto importante è l’effetto che la ricerca in rete ha avuto su di lei. Purtroppo, spesso chi soffre d’ansia tende a cercare risposte per tranquillizzarsi, ma trova descrizioni allarmanti, generiche o decontestualizzate che finiscono per aumentare l’ansia stessa. Questo è un meccanismo ben conosciuto nella clinica, e si può lavorare per riconoscerlo e disinnescarlo con strategie specifiche.
Infine, riguardo all’età: i disturbi psicotici esordiscono di solito in età più giovane, spesso tra i 18 e i 25 anni, e in presenza di una predisposizione genetica e ambientale. I suoi 33 anni non rappresentano, in linea generale, un fattore di rischio.
La rassicuro dunque: da quanto scrive non ci sono segnali chiari che indichino un esordio psicotico, ma piuttosto una condizione d’ansia che ha bisogno di essere affrontata con l’attenzione e gli strumenti adeguati. Un percorso psicoterapeutico integrato, fondato su evidenze scientifiche, può aiutarla concretamente a gestire i pensieri catastrofici, a ritrovare un senso di padronanza, e soprattutto a riconnettersi in modo più stabile con la realtà presente, quella vera, non quella temuta.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua esperienza e le sue preoccupazioni.
Capisco quanto possa essere spaventante leggere certe informazioni su internet e poi iniziare a preoccuparsi ancora di più. È importante fare chiarezza: l’ansia acuta, anche se molto intensa e invalidante, non evolve automaticamente in una psicosi. Sono due condizioni differenti, anche se in alcuni casi possono condividere alcuni sintomi superficiali, come la confusione o l’ipercontrollo della realtà.
La sensazione di confusione mentale, la paura di perdere il controllo, la preoccupazione di impazzire o di vedere qualcosa che non esiste, sono sintomi frequenti nei disturbi d’ansia, specialmente nei casi di ansia generalizzata o attacchi di panico. Il fatto che lei si osservi molto e abbia pensieri ricorrenti su quello che potrebbe accaderle è tipico dell’ansia, e non è di per sé un segno che si stia sviluppando una psicosi.
La psicosi vera e propria ha caratteristiche specifiche come deliri strutturati, allucinazioni persistenti, e una perdita significativa di contatto con la realtà, cose che – da quanto descrive – non sembrano essere presenti nel suo caso. In genere, se si trattasse di un esordio psicotico, dopo cinque mesi si sarebbero già manifestati sintomi più marcati e inequivocabili.
L'età può avere un ruolo, ma generalmente l'esordio di una psicosi avviene più frequentemente in adolescenza o prima età adulta. A 33 anni, non è impossibile, ma meno comune. Detto questo, vivere per mesi con uno stato d’ansia elevato e continuo merita comunque attenzione e supporto.
Infine, voglio sottolineare una cosa importante: leggere articoli su internet non sostituisce mai una valutazione professionale. Ogni persona è diversa e solo un colloquio con uno specialista può aiutare a comprendere davvero la natura del proprio disagio.
Per questo, sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso la sua esperienza e le sue preoccupazioni.
Capisco quanto possa essere spaventante leggere certe informazioni su internet e poi iniziare a preoccuparsi ancora di più. È importante fare chiarezza: l’ansia acuta, anche se molto intensa e invalidante, non evolve automaticamente in una psicosi. Sono due condizioni differenti, anche se in alcuni casi possono condividere alcuni sintomi superficiali, come la confusione o l’ipercontrollo della realtà.
La sensazione di confusione mentale, la paura di perdere il controllo, la preoccupazione di impazzire o di vedere qualcosa che non esiste, sono sintomi frequenti nei disturbi d’ansia, specialmente nei casi di ansia generalizzata o attacchi di panico. Il fatto che lei si osservi molto e abbia pensieri ricorrenti su quello che potrebbe accaderle è tipico dell’ansia, e non è di per sé un segno che si stia sviluppando una psicosi.
La psicosi vera e propria ha caratteristiche specifiche come deliri strutturati, allucinazioni persistenti, e una perdita significativa di contatto con la realtà, cose che – da quanto descrive – non sembrano essere presenti nel suo caso. In genere, se si trattasse di un esordio psicotico, dopo cinque mesi si sarebbero già manifestati sintomi più marcati e inequivocabili.
L'età può avere un ruolo, ma generalmente l'esordio di una psicosi avviene più frequentemente in adolescenza o prima età adulta. A 33 anni, non è impossibile, ma meno comune. Detto questo, vivere per mesi con uno stato d’ansia elevato e continuo merita comunque attenzione e supporto.
Infine, voglio sottolineare una cosa importante: leggere articoli su internet non sostituisce mai una valutazione professionale. Ogni persona è diversa e solo un colloquio con uno specialista può aiutare a comprendere davvero la natura del proprio disagio.
Per questo, sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, in merito al suo quesito posso dirle che la presenza di ansia non necessariamente implica l'insorgenza di una psicosi. Una valutazione professionale è necessaria per determinare la natura e le cause dei sintomi ansiosi ed acquisire, quindi, una maggiore consapevolezza di sè e per stabilire il trattamento più adeguato.
Cerchi sulla piattaforma Mio Dottore, il professionista più vicino a Lei che possa accompagnarLa, attraverso un supporto psicologico, nella comprensione delle sue paure o ansie e ad una maggiore consapevolezza di Sé.
Cordiali saluti.
Cerchi sulla piattaforma Mio Dottore, il professionista più vicino a Lei che possa accompagnarLa, attraverso un supporto psicologico, nella comprensione delle sue paure o ansie e ad una maggiore consapevolezza di Sé.
Cordiali saluti.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, capisco bene quanto stia vivendo una situazione difficile e carica di preoccupazioni, ed è comprensibile che domande come la sua nascano quando ci si sente immersi da tempo in uno stato di ansia acuta. Il timore che l’ansia possa trasformarsi in qualcosa di più grave, come una psicosi, è una paura molto comune tra le persone che soffrono di disturbi d’ansia, specialmente quando questa condizione persiste a lungo o si manifesta con sintomi intensi e poco familiari. La prima cosa che mi sento di dirle, con molta chiarezza, è che l’ansia, anche se molto forte e prolungata, non è di per sé un preludio a una psicosi. Le due condizioni sono profondamente diverse per natura, per decorso e per meccanismi di funzionamento. L’ansia è una risposta del nostro organismo a una minaccia percepita, ed è caratterizzata da iperattivazione mentale e fisiologica, pensieri catastrofici, paura del futuro, e sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali, senso di confusione e stanchezza mentale. È una condizione molto faticosa, che può far sentire disorientati, ma non implica automaticamente una perdita del contatto con la realtà. La psicosi, al contrario, è caratterizzata da una rottura con la realtà: chi ne soffre sviluppa convinzioni false (deliri), percezioni sensoriali non legate a stimoli esterni (allucinazioni) e spesso una forte compromissione del funzionamento quotidiano, senza consapevolezza del fatto che quello che sta vivendo sia un’esperienza anomala. Chi entra in uno stato psicotico, in genere, non si chiede se sta impazzendo, perché non percepisce le proprie convinzioni o percezioni come alterate. Il fatto che lei si ponga domande, che cerchi rassicurazioni, che cerchi conferme da chi le sta vicino, che osservi e controlli costantemente se sente o vede qualcosa di insolito, è in realtà un segno della sua consapevolezza e non della perdita di contatto con la realtà. Le sensazioni di confusione, come se non fosse presente, la paura di vedere allucinazioni, il bisogno di chiedere agli altri se anche loro sentono un rumore, o la difficoltà a concentrarsi e a ricordare piccole cose, sono tutti sintomi molto comuni nei disturbi d’ansia, specialmente quando il livello di attivazione è molto alto e costante. Quando la mente è sempre occupata a controllare, a monitorare l’ambiente e a prevenire possibili pericoli, è naturale che la memoria, l’attenzione e la lucidità ne risentano. Il nostro cervello non può fare tutto insieme, e l’ansia occupa molte delle sue risorse. Anche la sensazione di confondere i giorni o di dimenticare dettagli può derivare proprio da questo sovraccarico attentivo. La ricerca compulsiva di informazioni su internet, purtroppo, invece di rassicurare, spesso alimenta i dubbi e le paure. Questo perché si leggono descrizioni generali o riferite a casi molto specifici, che non tengono conto del contesto personale di chi legge. Ad esempio, leggere che “in alcuni casi l’ansia può precedere una psicosi” non significa che questo accada nella maggior parte dei casi o che accada in chi ha una storia simile alla sua. Significa solo che, in rari casi, una persona che stava già sviluppando una psicosi potrebbe aver sperimentato un periodo di forte ansia come parte del quadro generale. Ma non si tratta di una regola né tantomeno di qualcosa che può essere dedotto solo dalla presenza dell’ansia. Ha anche menzionato che questa condizione dura da diversi mesi. Se si fosse trattato davvero dell’inizio di una psicosi, con molta probabilità i sintomi sarebbero già cambiati in modo più marcato e significativo, e non sarebbe più in grado di riflettere su di essi come sta facendo ora. L’età che ha, 33 anni, non è neppure un’età tipica per l’esordio di disturbi psicotici primari, che si manifestano di solito più precocemente. Anche questo è un elemento rassicurante, pur non essendo determinante da solo. La cosa più utile, in questo momento, è concentrarsi su come affrontare questa ansia e su come disinnescare i meccanismi mentali che la mantengono. La terapia cognitivo-comportamentale, che probabilmente già conosce, lavora proprio su questo: aiuta a riconoscere e modificare i pensieri catastrofici, a gestire le sensazioni fisiche e a interrompere i comportamenti di controllo (come cercare rassicurazioni o monitorare costantemente l’ambiente) che alimentano il circolo dell’ansia. In molti casi, è anche utile affiancare al percorso psicoterapico una valutazione psichiatrica per comprendere se vi sia indicazione all’uso di farmaci, almeno temporaneamente, per ridurre l’attivazione e consentire un lavoro terapeutico più efficace. Non è solo e non è senza risorse. Sta facendo la cosa giusta cercando chiarezza e sostegno. Non sta impazzendo. Sta vivendo un periodo difficile, ma assolutamente affrontabile, con gli strumenti giusti e con il supporto adatto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
Per rispondere alla sua domanda bisogna fare una premessa: l'ansia intesa come stato di attivazione psicofisica è una risposta che possiamo avere in determinate situazioni; ha una fase di picco per poi decrescere e scomparire. Invece, l'ansia di tratto, e dunque uno stato di ansia continuo e incessante, è una condizione psicologica che influisce sul nostro benessere. La psicosi è un disturbo mentale specifico, che non deriva dall'ansia. Si tratta di due elementi ben diversi. Su Internet si leggono molte cose e diverse di queste non sono affidabili, per cui le consiglio di rivolgersi a dei professionisti.
L'ansia in sé non è un sintomo specifico della psicosi, a differenza di allucinazioni e deliri che la caratterizzano.
Lei ha avuto allucinazioni? Se anche fosse capitato, non è garantito che si tratti di psicosi. Quando parla di confusione, è come se non si sentisse nel mondo reale (disconnessione)? Le consiglio di contattare uno specialista che la possa aiutare ad affrontare questa situazione di malessere.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande, nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento.
Cordiali saluti
Per rispondere alla sua domanda bisogna fare una premessa: l'ansia intesa come stato di attivazione psicofisica è una risposta che possiamo avere in determinate situazioni; ha una fase di picco per poi decrescere e scomparire. Invece, l'ansia di tratto, e dunque uno stato di ansia continuo e incessante, è una condizione psicologica che influisce sul nostro benessere. La psicosi è un disturbo mentale specifico, che non deriva dall'ansia. Si tratta di due elementi ben diversi. Su Internet si leggono molte cose e diverse di queste non sono affidabili, per cui le consiglio di rivolgersi a dei professionisti.
L'ansia in sé non è un sintomo specifico della psicosi, a differenza di allucinazioni e deliri che la caratterizzano.
Lei ha avuto allucinazioni? Se anche fosse capitato, non è garantito che si tratti di psicosi. Quando parla di confusione, è come se non si sentisse nel mondo reale (disconnessione)? Le consiglio di contattare uno specialista che la possa aiutare ad affrontare questa situazione di malessere.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande, nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento.
Cordiali saluti
Salve,
capisco la sua preoccupazione: quando si è in ansia, leggere certe cose su internet può aumentare la paura. Ma l’ansia, anche se intensa, non porta automaticamente alla psicosi. I sintomi che descrive – confusione, paura di perdere il controllo, timore di vedere allucinazioni – sono comuni nei disturbi d’ansia, non sono segnali di psicosi.
Inoltre, il fatto che lei sia consapevole di ciò che prova è un segnale positivo.
Suggerisco di parlarne con uno psicoterapeuta : l’ansia si può imparare a gestire e farsi seguire da un professionista è il modo migliore per ritrovare stabilità e serenità.
Un saluyo
Un caro saluto.
capisco la sua preoccupazione: quando si è in ansia, leggere certe cose su internet può aumentare la paura. Ma l’ansia, anche se intensa, non porta automaticamente alla psicosi. I sintomi che descrive – confusione, paura di perdere il controllo, timore di vedere allucinazioni – sono comuni nei disturbi d’ansia, non sono segnali di psicosi.
Inoltre, il fatto che lei sia consapevole di ciò che prova è un segnale positivo.
Suggerisco di parlarne con uno psicoterapeuta : l’ansia si può imparare a gestire e farsi seguire da un professionista è il modo migliore per ritrovare stabilità e serenità.
Un saluyo
Un caro saluto.
Buonasera, la prima cosa che le suggerisco di fare per quanto possibile, è smettere di leggere in rete. A volte notizie errate o dette male, aumentano banalmente i sintomi ansiosi, laddove presenti, rendendone difficile la gestione. inoltre, la rete non può proporle una soluzione per le sue difficoltà attuali. Può invece approfondire questi suoi vissuti con un professionista della salute mentale, che potrà innanzitutto accogliere tutto il portato difficile di questo momento e valutare insieme il percorso più adatto alle sue esigenze, al fine di ristabilire una situazione di equilibrio in modo che i sintomi smettano di essere al centro dei suoi pensieri e della sua vita. Auguri per tutto,
Dott.ssa G.T.
Dott.ssa G.T.
Gentile paziente, l’ansia acuta può creare sensazioni intense di confusione e distacco, che spesso vengono fraintese come segnali di psicosi, ma non è detto che evolvano in questo modo. Il fatto che lei rimanga consapevole e cerchi spiegazioni indica che mantiene il contatto con la realtà, cosa meno comune nelle psicosi vere e proprie. L’età e l’assenza di casi familiari sono fattori che riducono il rischio. La paura stessa di avere allucinazioni spesso alimenta ansia e vigilanza, creando un circolo che può essere interrotto imparando a tollerare l’incertezza senza cercare continuamente rassicurazioni. Se questi sintomi limitano la sua vita quotidiana, un percorso terapeutico mirato può aiutarla a gestire meglio l’ansia e i pensieri intrusivi. Dott.ssa Francesca Gottofredi
Gentile Signore,
l’ansia, anche se intensa e protratta, non evolve di per sé in psicosi. Si tratta di due condizioni molto diverse per cause, sintomi e decorso. La sensazione di confusione, l’iper-vigilanza e le paure che descrive sono tipiche di uno stato ansioso e non indicano automaticamente un esordio psicotico.
Se fosse stato un esordio di psicosi, in diversi mesi sarebbero comparsi sintomi più specifici e persistenti, come allucinazioni o convinzioni deliranti, che lei non riporta.
Il mio consiglio è di non affidarsi a ricerche online, che possono aumentare l’ansia, ma di rivolgersi a uno specialista per valutare insieme il percorso più adatto a ridurre questi sintomi e recuperare serenità. Dr. Giuseppe Mirabella
l’ansia, anche se intensa e protratta, non evolve di per sé in psicosi. Si tratta di due condizioni molto diverse per cause, sintomi e decorso. La sensazione di confusione, l’iper-vigilanza e le paure che descrive sono tipiche di uno stato ansioso e non indicano automaticamente un esordio psicotico.
Se fosse stato un esordio di psicosi, in diversi mesi sarebbero comparsi sintomi più specifici e persistenti, come allucinazioni o convinzioni deliranti, che lei non riporta.
Il mio consiglio è di non affidarsi a ricerche online, che possono aumentare l’ansia, ma di rivolgersi a uno specialista per valutare insieme il percorso più adatto a ridurre questi sintomi e recuperare serenità. Dr. Giuseppe Mirabella
Buongiorno. Varrebbe la pena che valutasse di contattare uno psicoterapeuta per un primo colloquio, porre queste sue preoccupazioni e valutare l’inizio di un percorso.
Gentile utente,
capisco bene la sua preoccupazione. L’ansia acuta, anche se molto intensa e persistente, non equivale a una psicosi e non rappresenta di per sé un “passaggio obbligato” verso di essa. La differenza è importante: nella psicosi vi sono allucinazioni o convinzioni alterate vissute come reali, mentre nel suo caso prevalgono pensieri di paura e timore che questo possa accadere, mantenendo però consapevolezza e critica su ciò che prova.
Il fatto che da mesi viva queste sensazioni senza lo sviluppo di sintomi psicotici conferma che è più probabile si tratti di una condizione ansiosa (spesso con sintomi di derealizzazione/depersonalizzazione), che può essere molto invalidante ma non significa necessariamente rischio di psicosi.
Le consiglio comunque di non affrontare da solo questa sofferenza e di rivolgersi a uno specialista (psicologo o psichiatra) per un inquadramento accurato e per avviare un percorso di cura che possa restituirle serenità.
capisco bene la sua preoccupazione. L’ansia acuta, anche se molto intensa e persistente, non equivale a una psicosi e non rappresenta di per sé un “passaggio obbligato” verso di essa. La differenza è importante: nella psicosi vi sono allucinazioni o convinzioni alterate vissute come reali, mentre nel suo caso prevalgono pensieri di paura e timore che questo possa accadere, mantenendo però consapevolezza e critica su ciò che prova.
Il fatto che da mesi viva queste sensazioni senza lo sviluppo di sintomi psicotici conferma che è più probabile si tratti di una condizione ansiosa (spesso con sintomi di derealizzazione/depersonalizzazione), che può essere molto invalidante ma non significa necessariamente rischio di psicosi.
Le consiglio comunque di non affrontare da solo questa sofferenza e di rivolgersi a uno specialista (psicologo o psichiatra) per un inquadramento accurato e per avviare un percorso di cura che possa restituirle serenità.
Capisco bene la tua preoccupazione, perché quando si convive per mesi con ansia forte, sensazioni di confusione e paure di “impazzire”, la mente tende a collegare automaticamente questi vissuti alla psicosi.
Ti chiarisco alcuni punti:
• Ansia e psicosi sono condizioni diverse. L’ansia può dare sintomi molto intensi: derealizzazione (sentirsi distaccati), ipervigilanza, pensieri ossessivi, paure catastrofiche. Ma non “evolve” spontaneamente in psicosi.
• La differenza chiave è la consapevolezza: tu hai paura che possano comparire allucinazioni o deliri, li temi e li metti in dubbio. In un episodio psicotico, invece, le percezioni o le convinzioni vengono vissute come reali e non messe in discussione.
• La durata conta: se dopo 5 mesi non hai avuto allucinazioni o deliri veri e propri, ma solo la paura che possano arrivare, questo conferma che sei in un quadro ansioso-ossessivo, non psicotico.
• L’età è rilevante: la gran parte delle psicosi esordisce tra i 18 e i 25 anni. A 33 anni, senza familiarità in famiglia, la probabilità che tu stia vivendo un esordio psicotico è molto bassa.
Quello che vivi sembra piuttosto un circolo ansioso che si autoalimenta: la paura di “poter avere una psicosi” diventa essa stessa il motore dell’ansia, che poi amplifica i sintomi (confusione, attenzione rivolta ai pensieri, paure continue).
Cosa puoi fare adesso:
• Parlane con uno psichiatra o psicoterapeuta: serve un supporto per interrompere questo circolo.
• Evita di cercare continuamente informazioni su internet: mantiene viva l’ansia.
• Usa strategie di grounding quando arriva la paura (guardati attorno e nomina 5 cose che vedi, 4 che tocchi, 3 che senti, 2 che annusi, 1 che gusti): ti aiuta a restare ancorato al presente.
• Cura sonno, alimentazione e movimento: sono pilastri per stabilizzare l’ansia.
Non stai entrando in psicosi: stai vivendo un’ansia intensa e cronica, che dà sensazioni molto spaventose ma non ti fa perdere il contatto con la realtà.
Dott.ssa De Pretto
Ti chiarisco alcuni punti:
• Ansia e psicosi sono condizioni diverse. L’ansia può dare sintomi molto intensi: derealizzazione (sentirsi distaccati), ipervigilanza, pensieri ossessivi, paure catastrofiche. Ma non “evolve” spontaneamente in psicosi.
• La differenza chiave è la consapevolezza: tu hai paura che possano comparire allucinazioni o deliri, li temi e li metti in dubbio. In un episodio psicotico, invece, le percezioni o le convinzioni vengono vissute come reali e non messe in discussione.
• La durata conta: se dopo 5 mesi non hai avuto allucinazioni o deliri veri e propri, ma solo la paura che possano arrivare, questo conferma che sei in un quadro ansioso-ossessivo, non psicotico.
• L’età è rilevante: la gran parte delle psicosi esordisce tra i 18 e i 25 anni. A 33 anni, senza familiarità in famiglia, la probabilità che tu stia vivendo un esordio psicotico è molto bassa.
Quello che vivi sembra piuttosto un circolo ansioso che si autoalimenta: la paura di “poter avere una psicosi” diventa essa stessa il motore dell’ansia, che poi amplifica i sintomi (confusione, attenzione rivolta ai pensieri, paure continue).
Cosa puoi fare adesso:
• Parlane con uno psichiatra o psicoterapeuta: serve un supporto per interrompere questo circolo.
• Evita di cercare continuamente informazioni su internet: mantiene viva l’ansia.
• Usa strategie di grounding quando arriva la paura (guardati attorno e nomina 5 cose che vedi, 4 che tocchi, 3 che senti, 2 che annusi, 1 che gusti): ti aiuta a restare ancorato al presente.
• Cura sonno, alimentazione e movimento: sono pilastri per stabilizzare l’ansia.
Non stai entrando in psicosi: stai vivendo un’ansia intensa e cronica, che dà sensazioni molto spaventose ma non ti fa perdere il contatto con la realtà.
Dott.ssa De Pretto
È comprensibile che, trovandoti da tempo in uno stato di forte ansia e confusione, la paura di qualcosa di più grave possa aumentare. Tuttavia, è importante chiarire: l’ansia acuta, di per sé, non causa una psicosi vera e propria. Sono due condizioni differenti, con origini e decorso diversi.
Le sensazioni che descrivi — come il sentirsi disconnessi, la paura di perdere il controllo o di avere allucinazioni — sono frequenti nei disturbi d’ansia, specie se protratti nel tempo. L'ipercontrollo e la costante ricerca di rassicurazioni (come il leggere online) tendono a rinforzare l’ansia invece di ridurla.
A 33 anni, un esordio psicotico primario è meno comune rispetto all'adolescenza o alla prima età adulta. Se dopo 5 mesi non hai avuto vere allucinazioni o deliri strutturati, è molto più probabile che tu stia vivendo una forma intensa di ansia o depersonalizzazione, non una psicosi.
Detto questo, ti consiglio fortemente un confronto diretto con uno psicologo o psichiatra, che potrà aiutarti a gestire l’ansia e ridurre queste paure, evitandoti di affrontarle da solo o attraverso internet, che spesso alimenta timori infondati. Chiedere aiuto è il primo passo concreto per stare meglio.
Le sensazioni che descrivi — come il sentirsi disconnessi, la paura di perdere il controllo o di avere allucinazioni — sono frequenti nei disturbi d’ansia, specie se protratti nel tempo. L'ipercontrollo e la costante ricerca di rassicurazioni (come il leggere online) tendono a rinforzare l’ansia invece di ridurla.
A 33 anni, un esordio psicotico primario è meno comune rispetto all'adolescenza o alla prima età adulta. Se dopo 5 mesi non hai avuto vere allucinazioni o deliri strutturati, è molto più probabile che tu stia vivendo una forma intensa di ansia o depersonalizzazione, non una psicosi.
Detto questo, ti consiglio fortemente un confronto diretto con uno psicologo o psichiatra, che potrà aiutarti a gestire l’ansia e ridurre queste paure, evitandoti di affrontarle da solo o attraverso internet, che spesso alimenta timori infondati. Chiedere aiuto è il primo passo concreto per stare meglio.
Buonasera,
bisogna capire come mai le è insorta così tanta ansia associata al fatto che l'ansia possa essere il preludio di una psicosi.
Sembra inoltre che lei cerchi delle rassicurazioni sul fatto di non essere già in uno stato psicotico. Purtroppo non si può sapere finchè non si effettuano delle consulenze al fine di poter raccogliere informazioni più precise.
Una buona serata,
LC
bisogna capire come mai le è insorta così tanta ansia associata al fatto che l'ansia possa essere il preludio di una psicosi.
Sembra inoltre che lei cerchi delle rassicurazioni sul fatto di non essere già in uno stato psicotico. Purtroppo non si può sapere finchè non si effettuano delle consulenze al fine di poter raccogliere informazioni più precise.
Una buona serata,
LC
Buongiorno, ti ringrazio per aver condiviso in modo così aperto ciò che stai vivendo.
Hai fatto bene a portare questa domanda, perché è chiaro che dietro le parole c’è un vissuto emotivo molto intenso, fatto di confusione, preoccupazione e anche il desiderio di capire meglio cosa ti sta accadendo.
Come terapeuta sistemico-relazionale, parto sempre dal significato che i sintomi hanno per la persona, e dal contesto in cui questi sintomi emergono. L’ansia, per esempio, non è solo un problema da “eliminare”, ma può essere anche un segnale che qualcosa nella tua esperienza personale, relazionale o emotiva sta cercando di emergere, di essere ascoltato. Rispondendo alla tua domanda: No, l’ansia acuta in sé non è automaticamente un segnale di esordio psicotico. È vero che ci sono condizioni in cui alcuni sintomi ansiosi possono comparire all’interno di un quadro più complesso, ma l’ansia è molto comune e, nella stragrande maggioranza dei casi, non evolve in psicosi. Anzi, chi vive una psicosi spesso non ha questa preoccupazione così forte di “impazzire” o “perdere il contatto con la realtà” come ce l’hai tu. Il fatto che tu ti stia interrogando, che abbia timori e cerchi spiegazioni, parla di una mente che sta cercando un senso, non di una mente che sta perdendo il contatto con la realtà.
La tua attenzione al corpo, la confusione, il sentirti “come se non fossi presente”, il bisogno di controllare l’ambiente per assicurarti che nulla di strano stia accadendo… tutto questo può essere letto come parte di un circolo ansioso, in cui più cerchi di controllare, più aumenta il senso di allarme.
Inoltre, il tuo timore di “vedere allucinazioni” o “impazzire” sembra legato più a paure catastrofiche tipiche dell’ansia o di una depersonalizzazione/derealizzazione, che non a un quadro psicotico vero e proprio. Questi vissuti possono spaventare molto, ma sono reversibili e lavorabili, soprattutto se affrontati con uno specialista.
Hai 33 anni, e sì, l’età può essere un elemento da considerare, ma non in senso allarmante: più che pensare a un rischio di psicosi, potremmo chiederci insieme che cosa sta succedendo nella tua vita in questo periodo. Cosa è cambiato? Cosa ti sta mettendo in difficoltà? Dove senti che potresti aver perso delle certezze o dei punti di riferimento?
Ti incoraggio fortemente a non restare solo con queste domande. Parlane con uno psicoterapeuta perché il tuo vissuto ha bisogno di essere accolto all’interno di una relazione, dove non sei “da analizzare” ma da ascoltare come persona intera, con la tua storia, le tue relazioni, i tuoi significati.
Hai già fatto un primo passo molto importante: hai chiesto aiuto.
Ora permetti a qualcuno di camminare accanto a te per un tratto, per aiutarti a dare forma e senso a ciò che stai vivendo.
Un caro saluto
Hai fatto bene a portare questa domanda, perché è chiaro che dietro le parole c’è un vissuto emotivo molto intenso, fatto di confusione, preoccupazione e anche il desiderio di capire meglio cosa ti sta accadendo.
Come terapeuta sistemico-relazionale, parto sempre dal significato che i sintomi hanno per la persona, e dal contesto in cui questi sintomi emergono. L’ansia, per esempio, non è solo un problema da “eliminare”, ma può essere anche un segnale che qualcosa nella tua esperienza personale, relazionale o emotiva sta cercando di emergere, di essere ascoltato. Rispondendo alla tua domanda: No, l’ansia acuta in sé non è automaticamente un segnale di esordio psicotico. È vero che ci sono condizioni in cui alcuni sintomi ansiosi possono comparire all’interno di un quadro più complesso, ma l’ansia è molto comune e, nella stragrande maggioranza dei casi, non evolve in psicosi. Anzi, chi vive una psicosi spesso non ha questa preoccupazione così forte di “impazzire” o “perdere il contatto con la realtà” come ce l’hai tu. Il fatto che tu ti stia interrogando, che abbia timori e cerchi spiegazioni, parla di una mente che sta cercando un senso, non di una mente che sta perdendo il contatto con la realtà.
La tua attenzione al corpo, la confusione, il sentirti “come se non fossi presente”, il bisogno di controllare l’ambiente per assicurarti che nulla di strano stia accadendo… tutto questo può essere letto come parte di un circolo ansioso, in cui più cerchi di controllare, più aumenta il senso di allarme.
Inoltre, il tuo timore di “vedere allucinazioni” o “impazzire” sembra legato più a paure catastrofiche tipiche dell’ansia o di una depersonalizzazione/derealizzazione, che non a un quadro psicotico vero e proprio. Questi vissuti possono spaventare molto, ma sono reversibili e lavorabili, soprattutto se affrontati con uno specialista.
Hai 33 anni, e sì, l’età può essere un elemento da considerare, ma non in senso allarmante: più che pensare a un rischio di psicosi, potremmo chiederci insieme che cosa sta succedendo nella tua vita in questo periodo. Cosa è cambiato? Cosa ti sta mettendo in difficoltà? Dove senti che potresti aver perso delle certezze o dei punti di riferimento?
Ti incoraggio fortemente a non restare solo con queste domande. Parlane con uno psicoterapeuta perché il tuo vissuto ha bisogno di essere accolto all’interno di una relazione, dove non sei “da analizzare” ma da ascoltare come persona intera, con la tua storia, le tue relazioni, i tuoi significati.
Hai già fatto un primo passo molto importante: hai chiesto aiuto.
Ora permetti a qualcuno di camminare accanto a te per un tratto, per aiutarti a dare forma e senso a ciò che stai vivendo.
Un caro saluto
Gentile utente,
chiaramente ogni caso è a sé e talvolta sintomi che accomunano le persone possono avere decorso differente. Il consiglio, per fare in modo di avere il giusto supporto, è di cercare uno specialista, psichiatra o psicoterapeuta, al quale può spiegare ciò che sente in modo da trattare ciò che la fa soffrire. Internet può essere una fonte utile di informazioni in molti casi, tuttavia per quanto riguarda la salute fisica e/o psichica spesso non è sufficiente per avere un quadro completo della situazione e può capitare che cercando da sé informazioni tecniche si acuiscano paure o ansie che possono essere gestite con un professionista.
Un caro saluto
chiaramente ogni caso è a sé e talvolta sintomi che accomunano le persone possono avere decorso differente. Il consiglio, per fare in modo di avere il giusto supporto, è di cercare uno specialista, psichiatra o psicoterapeuta, al quale può spiegare ciò che sente in modo da trattare ciò che la fa soffrire. Internet può essere una fonte utile di informazioni in molti casi, tuttavia per quanto riguarda la salute fisica e/o psichica spesso non è sufficiente per avere un quadro completo della situazione e può capitare che cercando da sé informazioni tecniche si acuiscano paure o ansie che possono essere gestite con un professionista.
Un caro saluto
Gentile Utente,
la ringrazio per aver la condivisione. Capisco quanto possa essere difficile convivere con uno stato d’ansia così intenso e prolungato. In generale, l’ansia acuta non evolve in psicosi. Le sensazioni che descrive (confusione, ipervigilanza, timore di perdere il controllo) sono comuni nei disturbi d’ansia, soprattutto quando si vive in uno stato di allerta costante. Capita spesso che la lettura di informazioni online aumenti le preoccupazioni, generando un circolo vizioso. Anche l’età che riporta e l’andamento dei sintomi non sono indicativi di un esordio psicotico, ma andrebbero approfonditi in un contesto clinico. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti e a gestirli in modo più efficace.
Un cordiale saluto
la ringrazio per aver la condivisione. Capisco quanto possa essere difficile convivere con uno stato d’ansia così intenso e prolungato. In generale, l’ansia acuta non evolve in psicosi. Le sensazioni che descrive (confusione, ipervigilanza, timore di perdere il controllo) sono comuni nei disturbi d’ansia, soprattutto quando si vive in uno stato di allerta costante. Capita spesso che la lettura di informazioni online aumenti le preoccupazioni, generando un circolo vizioso. Anche l’età che riporta e l’andamento dei sintomi non sono indicativi di un esordio psicotico, ma andrebbero approfonditi in un contesto clinico. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti e a gestirli in modo più efficace.
Un cordiale saluto
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione: quando si leggono online notizie non sempre precise sul rapporto tra ansia e psicosi è normale che l’ansia possa aumentare.
Tuttavia, l’ansia, anche se intensa e protratta nel tempo, non evolve di per sé in una psicosi. Si tratta di due condizioni molto diverse: l’ansia è un disturbo legato a una iperattivazione del sistema di allarme, mentre la psicosi riguarda un’alterazione del contatto con la realtà (come deliri o allucinazioni).
Nei quadri clinici, è vero che in alcune persone con predisposizione possono coesistere sintomi ansiosi e sintomi psicotici, ma l’ansia da sola non porta alla psicosi. La confusione mentale, la derealizzazione (“mi sembra di non essere presente”), la paura di avere allucinazioni sono sintomi tipici proprio degli stati ansiosi e non necessariamente segni di psicosi.
Inoltre, come giustamente nota, se davvero si trattasse di un esordio psicotico, dopo cinque mesi avremmo verosimilmente osservato sintomi molto più evidenti e non soltanto timori e ipervigilanza. L’età di 33 anni non è un fattore che cambia questa valutazione.
Quello che descrive appare più come un circolo ansioso: la paura di “impazzire” o di “vedere cose irreali” diventa essa stessa fonte di ansia, amplificando i sintomi.
Il consiglio, quindi, è quello di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per lavorare in modo strutturato su queste paure, piuttosto che continuare a cercare conferme o smentite su internet, che spesso alimentano ulteriormente l’ansia, innescando un circolo vizioso.
Dunque, l’ansia non si trasforma in psicosi, ma va trattata perché non diventi invalidante. Con il giusto supporto si può tornare a vivere feste, relazioni e quotidianità con maggiore serenità.
Un caro saluto.
capisco bene la sua preoccupazione: quando si leggono online notizie non sempre precise sul rapporto tra ansia e psicosi è normale che l’ansia possa aumentare.
Tuttavia, l’ansia, anche se intensa e protratta nel tempo, non evolve di per sé in una psicosi. Si tratta di due condizioni molto diverse: l’ansia è un disturbo legato a una iperattivazione del sistema di allarme, mentre la psicosi riguarda un’alterazione del contatto con la realtà (come deliri o allucinazioni).
Nei quadri clinici, è vero che in alcune persone con predisposizione possono coesistere sintomi ansiosi e sintomi psicotici, ma l’ansia da sola non porta alla psicosi. La confusione mentale, la derealizzazione (“mi sembra di non essere presente”), la paura di avere allucinazioni sono sintomi tipici proprio degli stati ansiosi e non necessariamente segni di psicosi.
Inoltre, come giustamente nota, se davvero si trattasse di un esordio psicotico, dopo cinque mesi avremmo verosimilmente osservato sintomi molto più evidenti e non soltanto timori e ipervigilanza. L’età di 33 anni non è un fattore che cambia questa valutazione.
Quello che descrive appare più come un circolo ansioso: la paura di “impazzire” o di “vedere cose irreali” diventa essa stessa fonte di ansia, amplificando i sintomi.
Il consiglio, quindi, è quello di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per lavorare in modo strutturato su queste paure, piuttosto che continuare a cercare conferme o smentite su internet, che spesso alimentano ulteriormente l’ansia, innescando un circolo vizioso.
Dunque, l’ansia non si trasforma in psicosi, ma va trattata perché non diventi invalidante. Con il giusto supporto si può tornare a vivere feste, relazioni e quotidianità con maggiore serenità.
Un caro saluto.
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione: l’ansia intensa può dare sensazioni di confusione o irrealtà, ma questo non significa automaticamente psicosi. I sintomi psicotici (come allucinazioni o deliri) hanno caratteristiche diverse e richiedono una valutazione specifica.
Il consiglio è di non affidarsi a internet, ma di rivolgersi a uno specialista: così potrà chiarire la natura dei suoi sintomi e, se utile, intraprendere un percorso mirato. Resto disponibile ad accompagnarla in questo cammino, per aiutarla a gestire meglio l’ansia e ritrovare serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Barcella
capisco bene la sua preoccupazione: l’ansia intensa può dare sensazioni di confusione o irrealtà, ma questo non significa automaticamente psicosi. I sintomi psicotici (come allucinazioni o deliri) hanno caratteristiche diverse e richiedono una valutazione specifica.
Il consiglio è di non affidarsi a internet, ma di rivolgersi a uno specialista: così potrà chiarire la natura dei suoi sintomi e, se utile, intraprendere un percorso mirato. Resto disponibile ad accompagnarla in questo cammino, per aiutarla a gestire meglio l’ansia e ritrovare serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Barcella
Buongiorno,
quello che lei ha letto è una delle strade possibile. E' vero che l'ansia può essere un sintomo della fase prodromica di alcune patologie del versante psicotico ma.. rimaniamo aperti al fatto che possa però essere semplicemente ansia e che se gestita può anche rientrare.
La invito a leggere meno su internet e a concedersi una visita da uno specialista in modo da poter mettere un punto a questi pensieri vorticosi che rischiano di alimentare inutilmente ulteriore ansia.
La saluto
quello che lei ha letto è una delle strade possibile. E' vero che l'ansia può essere un sintomo della fase prodromica di alcune patologie del versante psicotico ma.. rimaniamo aperti al fatto che possa però essere semplicemente ansia e che se gestita può anche rientrare.
La invito a leggere meno su internet e a concedersi una visita da uno specialista in modo da poter mettere un punto a questi pensieri vorticosi che rischiano di alimentare inutilmente ulteriore ansia.
La saluto
Capisco bene la sua preoccupazione. In genere l’ansia, anche se intensa e protratta, non evolve spontaneamente in psicosi: sono due condizioni diverse, con meccanismi e decorso differenti. Le sensazioni di confusione e di “non presenza” che descrive sono spesso legate a stati ansiosi (come depersonalizzazione o derealizzazione), non a un esordio psicotico. Inoltre il fatto che lei resti consapevole delle sue paure è un segnale importante. Le consiglio di continuare a parlarne con uno specialista per ricevere supporto mirato e ridurre l’ansia.
Gentile utente,
è comprensibile che ciò che ha letto online l’abbia spaventata, ma da quanto descrive non sembra esserci alcun segnale di psicosi. L’ansia, anche quando è molto intensa e prolungata, non evolve in una forma psicotica: ciò che spesso accade è che la mente, sotto stress, inizi a produrre pensieri catastrofici e immagini che riflettono proprio la paura di “perdere il controllo”.
La differenza è importante: nella psicosi la persona non riconosce come anomale le proprie percezioni o convinzioni; nel suo caso, invece, è lucido, si rende conto che si tratta di paure e cerca conferme — segno che il contatto con la realtà è pienamente mantenuto.
Le sensazioni di confusione o di “non presenza” che descrive sono frequenti negli stati d’ansia elevata o di derealizzazione, e derivano dal fatto che il sistema nervoso resta costantemente in allerta. Non si tratta di un esordio psicotico, ma di una condizione di stress prolungato che merita attenzione e supporto.
Un percorso psicologico mirato può aiutarla a comprendere questi meccanismi e a ridurre la paura di “impazzire”, che è spesso il sintomo più difficile da gestire, ma anche il più trattabile con il giusto intervento.
Dott.ssa Sara Petroni
è comprensibile che ciò che ha letto online l’abbia spaventata, ma da quanto descrive non sembra esserci alcun segnale di psicosi. L’ansia, anche quando è molto intensa e prolungata, non evolve in una forma psicotica: ciò che spesso accade è che la mente, sotto stress, inizi a produrre pensieri catastrofici e immagini che riflettono proprio la paura di “perdere il controllo”.
La differenza è importante: nella psicosi la persona non riconosce come anomale le proprie percezioni o convinzioni; nel suo caso, invece, è lucido, si rende conto che si tratta di paure e cerca conferme — segno che il contatto con la realtà è pienamente mantenuto.
Le sensazioni di confusione o di “non presenza” che descrive sono frequenti negli stati d’ansia elevata o di derealizzazione, e derivano dal fatto che il sistema nervoso resta costantemente in allerta. Non si tratta di un esordio psicotico, ma di una condizione di stress prolungato che merita attenzione e supporto.
Un percorso psicologico mirato può aiutarla a comprendere questi meccanismi e a ridurre la paura di “impazzire”, che è spesso il sintomo più difficile da gestire, ma anche il più trattabile con il giusto intervento.
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno,
capisco bene la tua preoccupazione quando si convive per mesi con ansia intensa, confusione, e paura di “impazzire”, è normale che la mente cominci a temere il peggio.
E purtroppo leggere informazioni su internet, spesso generiche o fuori contesto, tende ad alimentare ulteriormente l’ansia invece di chiarirla.
Provo a spiegarti in modo preciso e tranquillo quello che succede.
Ansia e psicosi sono due condizioni molto diverse: l’ansia acuta o cronica non “si trasforma” in psicosi.
Sono due quadri distinti:
-L’ansia nasce da una iperattivazione del sistema nervoso (paura, ipervigilanza, preoccupazione continua).
-La psicosi riguarda invece una perdita di contatto con la realtà, con la comparsa di allucinazioni o convinzioni deliranti stabili, cose che non stai descrivendo.
Quindi no, l’ansia non evolve spontaneamente in psicosi.
Quando una persona è molto ansiosa o vive in uno stato di ipercontrollo mentale per tanto tempo, può provare derealizzazione o depersonalizzazione (sensazione di confusione, di non essere del tutto presente, come in un sogno); paura di perdere il controllo, o di “vedere cose che non ci sono”; attenzione ossessiva ai propri pensieri o sensazioni.
Queste esperienze non sono psicosi, ma effetti dell’ansia stessa: la mente, sotto stress, si “disconnette” per proteggersi, e tu la vivi come se stessi per perdere la realtà.
Il fatto che tu stia così da cinque mesi, ma non hai mai avuto allucinazioni, deliri, né perdita di orientamento, è un segnale chiaro che non si tratta di un esordio psicotico.
Se fosse un esordio di psicosi, entro poche settimane comparirebbero sintomi evidenti e invalidanti, tali da rendere difficile lavorare, comunicare o gestire la quotidianità.
Cosa puoi fare ora
-Evita di cercare risposte su internet: alimentano l’ansia e la paura.
-Parla con uno psicologo o psicoterapeuta: quello che descrivi rientra in un disturbo d’ansia o una fase ansiosa reattiva, che si può trattare molto bene con la terapia cognitivo-comportamentale.
-Se i sintomi fisici o la confusione sono forti, puoi valutare una consulenza psichiatrica solo per escludere componenti biologiche o impostare un breve supporto farmacologico.
In sintesi
L’ansia non porta alla psicosi.
Quello che senti, confusione, derealizzazione, paura di impazzire , è un effetto dell’ansia stessa, non un segno che stai sviluppando una malattia psicotica.
La buona notizia è che, con un percorso terapeutico mirato, questi sintomi si possono ridurre in modo significativo.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
capisco bene la tua preoccupazione quando si convive per mesi con ansia intensa, confusione, e paura di “impazzire”, è normale che la mente cominci a temere il peggio.
E purtroppo leggere informazioni su internet, spesso generiche o fuori contesto, tende ad alimentare ulteriormente l’ansia invece di chiarirla.
Provo a spiegarti in modo preciso e tranquillo quello che succede.
Ansia e psicosi sono due condizioni molto diverse: l’ansia acuta o cronica non “si trasforma” in psicosi.
Sono due quadri distinti:
-L’ansia nasce da una iperattivazione del sistema nervoso (paura, ipervigilanza, preoccupazione continua).
-La psicosi riguarda invece una perdita di contatto con la realtà, con la comparsa di allucinazioni o convinzioni deliranti stabili, cose che non stai descrivendo.
Quindi no, l’ansia non evolve spontaneamente in psicosi.
Quando una persona è molto ansiosa o vive in uno stato di ipercontrollo mentale per tanto tempo, può provare derealizzazione o depersonalizzazione (sensazione di confusione, di non essere del tutto presente, come in un sogno); paura di perdere il controllo, o di “vedere cose che non ci sono”; attenzione ossessiva ai propri pensieri o sensazioni.
Queste esperienze non sono psicosi, ma effetti dell’ansia stessa: la mente, sotto stress, si “disconnette” per proteggersi, e tu la vivi come se stessi per perdere la realtà.
Il fatto che tu stia così da cinque mesi, ma non hai mai avuto allucinazioni, deliri, né perdita di orientamento, è un segnale chiaro che non si tratta di un esordio psicotico.
Se fosse un esordio di psicosi, entro poche settimane comparirebbero sintomi evidenti e invalidanti, tali da rendere difficile lavorare, comunicare o gestire la quotidianità.
Cosa puoi fare ora
-Evita di cercare risposte su internet: alimentano l’ansia e la paura.
-Parla con uno psicologo o psicoterapeuta: quello che descrivi rientra in un disturbo d’ansia o una fase ansiosa reattiva, che si può trattare molto bene con la terapia cognitivo-comportamentale.
-Se i sintomi fisici o la confusione sono forti, puoi valutare una consulenza psichiatrica solo per escludere componenti biologiche o impostare un breve supporto farmacologico.
In sintesi
L’ansia non porta alla psicosi.
Quello che senti, confusione, derealizzazione, paura di impazzire , è un effetto dell’ansia stessa, non un segno che stai sviluppando una malattia psicotica.
La buona notizia è che, con un percorso terapeutico mirato, questi sintomi si possono ridurre in modo significativo.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
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