Buongiorno, avrei bisogno di aiuto. Ho 41 anni, mi sento spesso stanco e con pochissime energie. Pre
Buongiorno, avrei bisogno di aiuto. Ho 41 anni, mi sento spesso stanco e con pochissime energie. Premetto che soffro di dispepsia postpandriale cronica (al momento non c'è cura e mi fa stare male per diverse ore al giorno) e di anedonia. Pur parlando con la mia psichiatra ha deciso comunque di togliermi la duloxetina che prendevo ogni giorno da diversi anni. Dormo 7/8 ore a notte però arrivo al weekend che dormo anche 12/13 ore sia sabato che domenica. Ho fatto analisi del sangue per stanchezza cronica ma ho i valori nella norma. Seguo anche un percorso di psicoterapia, la mia psicoterapeuta è discordante rispetto alla decisione dello psichiatra, notando in me una forte anedonia. Cosa posso fare in questa situazione?
21 risposte
Buongiorno, la situazione che descrive è sicuramente complessa e merita un’attenzione particolare. La stanchezza persistente, unita all’anedonia e alla dispepsia postprandiale cronica, può influire notevolmente sulla qualità della vita e sulle energie quotidiane. È positivo che stia seguendo un percorso di psicoterapia e che abbia un confronto aperto con la sua psichiatra; tuttavia, la discrepanza tra i professionisti può creare confusione e incertezza. La sospensione della duloxetina, un farmaco che probabilmente ha agito sul suo umore e sintomi, va monitorata attentamente, soprattutto se emergono segnali di peggioramento dell’anedonia o della stanchezza. Il fatto che dorma molte ore nel weekend potrebbe essere un segnale che il suo organismo cerca di recuperare energie, ma è importante valutare se il sonno è davvero ristoratore o se ci sono altri fattori che influenzano la sua qualità. Le consiglio di continuare il confronto con entrambi i professionisti, cercando di far collaborare psichiatra e psicoterapeuta per un percorso integrato che tenga conto sia degli aspetti medici sia di quelli psicologici. Inoltre, sarebbe utile approfondire con uno specialista esperto in disturbi dell’umore e condizioni psicosomatiche, che possa valutare nel dettaglio sia la componente fisica legata alla dispepsia sia quella psicologica, aiutandola a individuare strategie personalizzate per migliorare il suo benessere complessivo. Rivolgersi a uno specialista qualificato è quindi consigliato e utile per gestire al meglio la sua situazione e trovare un equilibrio che migliori la sua qualità di vita. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Che indirizzo terapeutico usa la sua psicoterapeuta? da quanto tempo la segue? che risultati ha ottenuto? Posso dirle che l'indirizzo strategico breve è molto veloce nell'ottenere risultati nei disturbi depressivi. Se inoltre è associato alla Terapia della Gestalt i risultati sono generalmente più a largo raggio e quindi ben stabili. Se vuole può provare a chiedere una consulenza che quanto meno dovrebbe darle, a richiesta, una diagnosi sui motivi psicologici che sostengono l'anedonia e forse anche la stanchezza cronica.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua situazione con tanta chiarezza. Comprendo quanto possa essere difficile affrontare la stanchezza cronica, l'anedonia e i sintomi digestivi persistenti, soprattutto in un contesto di cambiamenti terapeutici. È importante che la sospensione avvenga gradualmente, sotto supervisione medica, per minimizzare questi effetti. Se i sintomi persistono o peggiorano, potrebbe essere necessario rivalutare il piano terapeutico. L'anedonia, ovvero la difficoltà a provare piacere, è un sintomo comune nei disturbi depressivi e può essere aggravata dalla sospensione di antidepressivi. La tua psicoterapeuta ha notato questa condizione, e potrebbe essere utile discuterne ulteriormente con il tuo psichiatra per valutare la necessità di un trattamento farmacologico alternativo o di un aggiustamento della terapia attuale. La dispepsia può contribuire significativamente alla sensazione di stanchezza e malessere generale. Anche se al momento non c'è una cura definitiva, è importante continuare a monitorare e gestire i sintomi con l'aiuto di un gastroenterologo. Alcuni approcci, come modifiche dietetiche o terapie complementari, potrebbero offrire un certo sollievo. Potrebbe essere utile facilitare una comunicazione diretta tra il tuo psichiatra e la tua psicoterapeuta per coordinare meglio il tuo piano di trattamento. Tieni un diario dei tuoi sintomi quotidiani, inclusi livelli di energia, umore e sintomi digestivi, per fornire informazioni dettagliate ai tuoi medici. Ricorda che ogni persona è unica, e trovare il giusto equilibrio terapeutico può richiedere tempo e pazienza. Non esitare a cercare un secondo parere se senti che le tue preoccupazioni non vengono adeguatamente affrontate.
Buongiorno, sono la dott.ssa Laura Bini Psicoterapeuta e rispetto a quanto ha scritto riguardo alla sua sintomatologia e a i percorsi che ha scelto di intraprendere, mi sento di dirle che sta già facendo molto per prendersi cura di sè stesso e dei suoi disturbi. Credo però, che per iniziare a sentire qualche miglioramento abbia bisogno di tempo e forse più fiducia nel credere che può farcela. Se avesse bisogno di approfondire queste tematiche possiamo parlarne privatamente. Rimango a disposizione Dott.ssa Laura Bini
Gentile utente la ringrazio per la condivisione credo sia importante condivida con il suo terapeuta queste difficoltà e sopratutto il terapeuta e lo psichiatra lavorino in condivisione e in sinergia, credo che il lavoro in rete sia importantissimo per il benessere del paziente e per lavorare nella stessa direzione. Le auguro di trovare l'equilibrio e di raggiungere il benessere un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
Carissimo, noto che nonostante sia seguito da due professionisti cerca online una richiesta di aiuto, probabilmente (e lo capisco) è arrivato ad un punto estremo di stanchezza dove la non corrispondenza fra i pareri dei professionisti non aiuta. Le proporrei di valutare se comunque la terapia farmacologica sortiva un effetto positivo e nel caso rivalutare con la psichiatra un rientro della terapia stessa. Rispetto alla terapia, non so che tipo di percorso abbia seguito ma ci sono molte linee guida sul trattamento del dolore cronico che sortiscono buoni risultati. Pero ogni cosa resto a disposizione. Cordialmente Dott. Sebastiano Pegorer
Gentile utente, la stanchezza persistente e l’anedonia che descrive sono segnali importanti e comprensibilmente fonte di disagio, soprattutto in presenza di una condizione fisica cronica come la dispepsia. In una prospettiva adleriana, i sintomi sono espressione di una sofferenza che va letta nel contesto della storia personale e delle relazioni, e non solo come “disturbi” da eliminare. La sospensione della duloxetina è una decisione clinica importante. È positivo che lei stia seguendo un percorso psicoterapeutico e che ci sia confronto tra i professionisti, ma è altrettanto importante che lei si senta ascoltato e compreso in questa fase. Le consiglio di condividere apertamente con la sua psichiatra dubbi e sensazioni legati alla sospensione del farmaco, e di continuare a lavorare con la sua terapeuta per esplorare il significato del suo stato attuale e trovare nuove direzioni vitali. Non trascuri anche il livello corporeo: anche in assenza di anomalie nelle analisi, il corpo può esprimere disagi profondi. Un approccio integrato mente-corpo-relazioni può aiutarla a ritrovare maggiore energia e senso. Resto a disposizione se desidera approfondire. Un caro saluto, Marianna Zanardi, terapeuta adleriana
buonasera, credo che la sospensione del farmaco sia una buona decisione terapeutica in quanto tra gli effetti collaterali molto comuni dell'assunzione di duloxetina sono previsti: mal di testa, sensazione di sonnolenza, sensazione di malessere (nausea), secchezza della bocca. Le consiglio di continuare il percorso psicoterapeutico/ psichiatrico in corso per gestire l'anedonia.
Gentile Utente, potrebbe valutare se possibile una comunicazione tra i professionisti che La seguono in modo da poter considerare un maggior allineamento, se è questo in discussione. Per le rispettive terapia-strategie ecc può concordare un tempo ragionevole, qualora non lo aveste già fatto, per poi verificare l'andamento verso l'obiettivo. Saluti
Buongiorno dalla descrizione dei sintomi di cui Lei parla ci sono diversi elementi per ipotizzare un disagio di tipo depressivo, del quale sarebbe opportuno esplorare le ragioni con la sua psicoterapeuta. In merito alla sospensione del farmaco concordo con la sua psicoterapeuta, che forse evidenzia gli aspetti depressivi che anche io noto. Sarebbe però opportuno che la psichiatra e la psicoterapeuta potessero collaborare nella cura del suo caso, perchè quando i professionisti non vanno nella stessa direzione a farne le spese è il paziente, che va in confusione con un conseguente effetto negativo su entrambe i percorsi terapeutici, nonchè con un peggioramento dei sintomi, come mi pare osservare dalle sue parole. In merito alla dispepsia cronica le proporrei di approfondire le cause se non lo ha già fatto, sia da un punto di vista medico che psicologico. Alla base della problematica ci potrebbero essere cause organiche e psicologiche e l'intervento più adeguato dovrebbe prendere in considerazione: approfonditi esami clinici, un lavoro per contrastare la gestione dello stress (tecniche di rilassamento, meditazione, training autogeno, ecc.), un lavoro sullo stile di vita e una attenta valutazione nutrizionale. Resto a disposizione qualora avesse necessità di altre informazioni, un caro saluto ed un grande in bocca al lupo. Dott.ssa Rosalba Aiazzi
Buongiorno, comprendo quanto possa essere faticoso convivere con questa stanchezza persistente, soprattutto in presenza di sintomi fisici cronici e anedonia. È positivo che lei sia seguito sia da uno psichiatra che da una psicoterapeuta: il confronto tra le due figure può essere molto utile, anche se a volte possono emergere visioni differenti. Le suggerirei di riportare apertamente alla sua psichiatra ciò che sta vivendo dopo la sospensione della duloxetina, compresa l’opinione della sua terapeuta. In alcuni casi può essere utile una valutazione congiunta, o almeno uno scambio tra i due professionisti, se possibile. Intanto continui a dare valore al percorso psicologico, che può aiutarla a ritrovare un senso anche nei momenti in cui l’energia viene meno. L’ascolto che sta chiedendo è già parte del processo di cura. Un caro saluto.
Buonasera, è bene chiedere un parere a chi la segue, sia allo psichiatra che alla psicoterapeuta. Confondersi con altri pareri può peggiorare la situazione e rischia di immobilizzarla. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile utente di mio dottore, continui a confrontarsi con gli specialisti a cui si è affidato, le figure più indicate ad accogliere ed orientare i suoi dubbi, conoscendo già la sua storia clinica. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, grazie per aver condiviso questa situazione complessa. Per poter rispondere in modo più accurato, sarebbe utile avere alcune informazioni aggiuntive. Ad esempio: la dispepsia post-prandiale cronica è stata inquadrata come funzionale o secondaria ad altre condizioni? Quali sono le motivazioni cliniche che hanno portato la psichiatra a sospendere la duloxetina? Inoltre, la psicoterapeuta e la psichiatra sono in contatto tra loro? Ho l’impressione che, proprio perché si tratta di un quadro articolato, che può generare divergenze tra professionisti, sia importante affrontarlo in modo integrato, facendo squadra con l’obiettivo comune del suo benessere.
Salve, forse è necessaria una rivalutazione farmacologica, dai sintomi che descrive sembra ci sia un fondo depressivo che tratterei sia con i farmaci e sia con la psicoterapia. un caro saluto.
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Io credo che sarebbe importante provare a dare un significato a questa stanchezza cronica, in primis con la sua psicoterapeuta, se la relazione è solida, funziona e lei sente di potersi affidare alla terapeuta. Spesso il corpo ci manda dei segnali che, se ci impegniamo a decifrare, ci sono utili a stare bene, a risolvere quello che non funziona. La stanchezza può essere frutto di emozioni forti che ci spaventano, e quindi ignoriamo e cerchiamo di silenziare, ma bussano alla nostra porta comunque in questo modo. Cercherei di capire da quando ha cominciato a soffrire di questo sintomo, cosa stava succedendo nella sua vita, e proverei a ricollegarlo anche all'anedonia, ricostruendone la storia e dandole un significato alla luce delle sue relazioni e dei suoi contesti di vita. I sintomi sono sempre un messaggio, che se decifrato può diventare nostro alleato. Se avesse bisogno di ulteriore supporto sono a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buongiorno, essendo lei in cura da due professionisti e trovandosi in un momento di sofferenza farei in modo di far parlare psichiatra e psicoterapeuta tra loro in odo da arrivare ad una decisione congiunta sulla sua situazione attuale. Cordiali saluti.
Buonasera, le suggerisco di provare con un’ approccio psicoterapeutico di tipo bioenergetico. Una terapia più “somatica” potrebbe aiutarla a sbloccare quello che dentro di lei ha formato delle resistenze. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Caro signore lei è molto seguito e quindi deve confrontarsi con i professionisti che hanno dettagliatamente incarico la sua situazione. Provi a farsi spiegare dalla sua terapeuta perchè non condivide la posizione della psichiatra e come potete fare per trovare una soluzione, se può parlare con la psichiatra e trovare un compromesso. Che terapia le ha dato la sua psichiatra adesso? che diagnosi è anedonia? ha mai provato a parlare con la sua terapeuta di una sindrome depressiva e perchè?
È comprensibile sentirsi svuotati quando il corpo e la mente lottano ogni giorno. Il fatto che la tua psicoterapeuta noti una forte anedonia è significativo, ed è importante che tu possa esprimere con chiarezza questi segnali alla tua psichiatra, magari richiedendo una rivalutazione condivisa. Se c’è disaccordo tra terapeuti, un confronto tra i due professionisti , con il tuo consenso, potrebbe aiutare a trovare una soluzione più adatta a te.
Buongiorno, la stanchezza che descrive sembra avere un impatto importante sulla sua qualità di vita e merita di essere considerata nella sua complessità. Da ciò che racconta, oltre alla fatica fisica, emergono anche elementi come l’anedonia, la dispepsia cronica, il bisogno di recuperare molte ore di sonno nel fine settimana e una situazione in cui i professionisti che la seguono sembrano avere letture differenti del momento che sta attraversando. Quando gli esami risultano nella norma, non significa necessariamente che la sofferenza sia meno reale. Sintomi fisici persistenti, disagio emotivo, stress cronico e difficoltà nel provare piacere o interesse possono influenzarsi reciprocamente, contribuendo a una sensazione di esaurimento che non sempre trova una spiegazione in un singolo parametro clinico. Anche la sospensione o la modifica di una terapia farmacologica può rappresentare un elemento importante da monitorare nel tempo insieme allo specialista che la segue. Potrebbe essere utile riportare in modo molto dettagliato sia alla psichiatra sia alla psicoterapeuta l’andamento della stanchezza, del sonno, dell’anedonia e del funzionamento quotidiano, in modo da favorire una valutazione condivisa della situazione. A volte, più che concentrarsi su un singolo sintomo, è importante osservare il quadro generale: quanto riesce a svolgere le attività quotidiane, quanto piacere prova nelle cose, come varia l’energia durante la giornata e come questi aspetti evolvono nel tempo. Il fatto che stia già seguendo un percorso psicoterapeutico e abbia mantenuto un dialogo con i professionisti che la seguono rappresenta una risorsa importante. Se la sensazione di peggioramento dovesse persistere o aumentare, è opportuno continuare a confrontarsi apertamente con loro affinché possano rivalutare insieme il percorso più adatto alla sua situazione attuale. Un caro saluto.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.











