Buongiorno a tutti. Prima dell'estate ho interrotto la mia relazione con la mia ex. Una storia defi
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Buongiorno a tutti.
Prima dell'estate ho interrotto la mia relazione con la mia ex. Una storia definitiva tossica, burrascosa poiché ha sempre dimostrato di avere della forte gelosia nei miei confronti, abilità nel manipolarmi, non sono una santa ma si arrabbiava anche per cose da poco sfociando in liti assurde. (Come una foto messa su Instagram, una foto normale. Come un'uscita da sola con un'amica, lei si sentiva messa da parte, cose di questo genere o anche più stupide o più serie giusto per riassumere) abbiamo anche affrontato periodi più intensi perché io sono stata con un uomo in una volta che ci siamo lasciate, a modo mio volevo "scappare" così per chiuderla ma dopo aimé sono tornata da lei in ginocchio. Ma questo ha fatto sì che lei avesse il totale controllo sulla mia persona e sulla mia vita, è arrivata a manipolarmi su tutto facendomi sentire in colpa su tutto quello che è successo di negativo nei totali 4 anni di relazione.
Ci sono stati momenti terribili, anche con violenze fisiche. Lei spesso arrivava al punto di picchiarsi da sola, a me arrivavano schiaffi spinte o addirittura un calcio o dei morsi. Non sono da meno se qualche volta ho tirato schiaffi anche io. Dopo però prendevo copia mi picchiavo sola.
Ma io pensavo fosse tutta colpa mia . Mi ritenevo responsabile di ciò che le capitava, mi sentivo sbagliata . Mi diceva sempre che era colpa mia se lei reagiva così perché iniziavo io o perché io avevo causato il tutto. ( Fisicamente ho iniziato poche volte reagendo quando mi bloccava o mi parlava ad un millimetro dalla faccia, le ho sempre detto che dalla mia esperienze passata con un ex, non voglio più essere messa all'angolo quando mi si parla, o non voglio più essere bloccata o chiusa in una stanza)
Ho sempre vissuto questa relazione con un grandissimo senso di colpa, con una sensazione perenne come se pensassi " la amo, lei mi ama... Ma c'è qualcosa che non funziona, sento che c'è qualcosa di sbagliato che sto subendo ".
Non ce l'ho più fatta e nel periodo di luglio ho iniziato a dire No , dopo una litigata furibonda anziché chiudermi in casa come solitamente tendevo a fare, ho iniziato ad uscire, non facevo nulla di male, uscivo e basta. C'era una ragazza che ho conosciuto ma era con noi nel gruppo, non ci avevo fatto assolutamente nulla. Anche lei usciva con tanta gente.
Lei ha preso questo come un atto egoista e ha reagito come al solito con aggressività e vittimismo.
Anziché cercarmi in maniera dolce, mi sono ritrovata una persona che mi teneva per il collo e che mi diceva che sono un mostro e che le avevo rovinato la vita.
Non sono più tornata da lei, l'ho lasciata in pace fin quando ho ceduto quasi fine estate con un msg , non per tornarci ma per dirle che mi mancava nonostante avessi capito il male che mi aveva fatto, la risposta è arrivata da una sua amica insultandomi in modo brutto, e dicendomi di lasciarla in pace. Non l'ho più considerata, ne lei ne i suoi amici. Ho fatto la brava e non l'ho più guardata nemmeno in faccia.
Fin quando però lei ha provocato una mia amica qualche settimana fa (un'amica con cui aveva litigato già da inizio relazione) ridendole in faccia e parlandole di me.
Non mi sono trattenuta dallo scriverle dicendole che non si doveva permettere perché io l'ho lasciata in pace e non poteva fare come voleva proprio adesso.
Mi sono sentita come un oggetto, e credo che lei lo abbia fatto per farsi considerare da me, perché non l'avevo più fatto.
Ma perché fare così? Leggo di persone narcisiste continuamente ma non pensavo fosse il mio caso.
Leggo di manipolazione, leggo di vite devastate perché non se ne esce più da questi loop con questo soggetti, ed io mi sento in un loop. Mi sento un suo oggetto, che attira a sé tramite queste cose senza alcun briciolo di amore ma solo con cattiveria per ferirmi e basta.
L'ultima cosa ? Adesso si trova a Venezia con le amiche, un viaggio che dovevamo fare insieme poiché io ho sempre sognato di andarci, me lo aveva anche fatto come regalo una volta perché sapeva quanto mi piaceva. (Però abbiamo dovuto disdirlo per il Covid)
Adesso mi ritrovo scioccata da questa sua vacanza, ma nessuno mi sta accanto dicendomi " cavolo quanto fa schifo", più che altro mi ritrovo una specie di amica che mi dice " non so cosa dirti" o che non vuole più parlarne . un padre che mi dice " e quindi? Può andare dove vuole.".
Solo a me sembra una cosa viscida e cattiva ? Forse ne ho subite troppo?
E perché mi arrabbio se fa delle cose senza di me? Perché in un qualche modo mi manca? Alle volte arrivo addirittura a pensare che dovevo stare solo zitta e a quest'ora sarei con lei.
Ma soprattutto come ha fatto lei Ad andare così velocemente avanti, fare tutte queste cose ? Mentre io mi sento ferma.
Mi dicono continuamente le mie amiche che in realtà lei è sempre andata avanti quando ci lasciavamo, faceva cose e viveva, come ora.
Chiedo aiuto a voi, nella speranza di un qualche conforto o risposta o spiegazione.
Grazie
Prima dell'estate ho interrotto la mia relazione con la mia ex. Una storia definitiva tossica, burrascosa poiché ha sempre dimostrato di avere della forte gelosia nei miei confronti, abilità nel manipolarmi, non sono una santa ma si arrabbiava anche per cose da poco sfociando in liti assurde. (Come una foto messa su Instagram, una foto normale. Come un'uscita da sola con un'amica, lei si sentiva messa da parte, cose di questo genere o anche più stupide o più serie giusto per riassumere) abbiamo anche affrontato periodi più intensi perché io sono stata con un uomo in una volta che ci siamo lasciate, a modo mio volevo "scappare" così per chiuderla ma dopo aimé sono tornata da lei in ginocchio. Ma questo ha fatto sì che lei avesse il totale controllo sulla mia persona e sulla mia vita, è arrivata a manipolarmi su tutto facendomi sentire in colpa su tutto quello che è successo di negativo nei totali 4 anni di relazione.
Ci sono stati momenti terribili, anche con violenze fisiche. Lei spesso arrivava al punto di picchiarsi da sola, a me arrivavano schiaffi spinte o addirittura un calcio o dei morsi. Non sono da meno se qualche volta ho tirato schiaffi anche io. Dopo però prendevo copia mi picchiavo sola.
Ma io pensavo fosse tutta colpa mia . Mi ritenevo responsabile di ciò che le capitava, mi sentivo sbagliata . Mi diceva sempre che era colpa mia se lei reagiva così perché iniziavo io o perché io avevo causato il tutto. ( Fisicamente ho iniziato poche volte reagendo quando mi bloccava o mi parlava ad un millimetro dalla faccia, le ho sempre detto che dalla mia esperienze passata con un ex, non voglio più essere messa all'angolo quando mi si parla, o non voglio più essere bloccata o chiusa in una stanza)
Ho sempre vissuto questa relazione con un grandissimo senso di colpa, con una sensazione perenne come se pensassi " la amo, lei mi ama... Ma c'è qualcosa che non funziona, sento che c'è qualcosa di sbagliato che sto subendo ".
Non ce l'ho più fatta e nel periodo di luglio ho iniziato a dire No , dopo una litigata furibonda anziché chiudermi in casa come solitamente tendevo a fare, ho iniziato ad uscire, non facevo nulla di male, uscivo e basta. C'era una ragazza che ho conosciuto ma era con noi nel gruppo, non ci avevo fatto assolutamente nulla. Anche lei usciva con tanta gente.
Lei ha preso questo come un atto egoista e ha reagito come al solito con aggressività e vittimismo.
Anziché cercarmi in maniera dolce, mi sono ritrovata una persona che mi teneva per il collo e che mi diceva che sono un mostro e che le avevo rovinato la vita.
Non sono più tornata da lei, l'ho lasciata in pace fin quando ho ceduto quasi fine estate con un msg , non per tornarci ma per dirle che mi mancava nonostante avessi capito il male che mi aveva fatto, la risposta è arrivata da una sua amica insultandomi in modo brutto, e dicendomi di lasciarla in pace. Non l'ho più considerata, ne lei ne i suoi amici. Ho fatto la brava e non l'ho più guardata nemmeno in faccia.
Fin quando però lei ha provocato una mia amica qualche settimana fa (un'amica con cui aveva litigato già da inizio relazione) ridendole in faccia e parlandole di me.
Non mi sono trattenuta dallo scriverle dicendole che non si doveva permettere perché io l'ho lasciata in pace e non poteva fare come voleva proprio adesso.
Mi sono sentita come un oggetto, e credo che lei lo abbia fatto per farsi considerare da me, perché non l'avevo più fatto.
Ma perché fare così? Leggo di persone narcisiste continuamente ma non pensavo fosse il mio caso.
Leggo di manipolazione, leggo di vite devastate perché non se ne esce più da questi loop con questo soggetti, ed io mi sento in un loop. Mi sento un suo oggetto, che attira a sé tramite queste cose senza alcun briciolo di amore ma solo con cattiveria per ferirmi e basta.
L'ultima cosa ? Adesso si trova a Venezia con le amiche, un viaggio che dovevamo fare insieme poiché io ho sempre sognato di andarci, me lo aveva anche fatto come regalo una volta perché sapeva quanto mi piaceva. (Però abbiamo dovuto disdirlo per il Covid)
Adesso mi ritrovo scioccata da questa sua vacanza, ma nessuno mi sta accanto dicendomi " cavolo quanto fa schifo", più che altro mi ritrovo una specie di amica che mi dice " non so cosa dirti" o che non vuole più parlarne . un padre che mi dice " e quindi? Può andare dove vuole.".
Solo a me sembra una cosa viscida e cattiva ? Forse ne ho subite troppo?
E perché mi arrabbio se fa delle cose senza di me? Perché in un qualche modo mi manca? Alle volte arrivo addirittura a pensare che dovevo stare solo zitta e a quest'ora sarei con lei.
Ma soprattutto come ha fatto lei Ad andare così velocemente avanti, fare tutte queste cose ? Mentre io mi sento ferma.
Mi dicono continuamente le mie amiche che in realtà lei è sempre andata avanti quando ci lasciavamo, faceva cose e viveva, come ora.
Chiedo aiuto a voi, nella speranza di un qualche conforto o risposta o spiegazione.
Grazie
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè capisco quanto questa situazione possa impattare sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale innanzitutto che lei faccia chiarezza circa ciò che sente e ciò che prova verso questa persona, ritagliandosi uno spazio d'ascolto per elaborare pensieri e vissuti emotivi legati alla situazione descritta pertanto la invito a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
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Gentilissima buonasera, se non sbaglio non è la prima volta che scrive su questo portale le sue difficoltà riguardo a questa relazione e questo ci da la misura di quanto sia difficile per lei questa situazione. Purtroppo, alla luce di questa grande difficoltà, non è possibile darle un consiglio del tipo "faccia così e vedrà che tutto andrà a posto". Non importa quanto la sua ex sia o non sia narcisista, il punto sta nella sua difficoltà ad affrancarsi da lei. Sarà amore, insicurezza, difficoltà a lasciarsi alle spalle una storia che l'ha ferita, io non lo so, ma credo che un supporto psicologico per aiutarla a capire le sue difficoltà a vivere la sua vita indipendentemente da quella della sua ex e a superarle, le sarebbe di grande aiuto. Mi contatti se lo desidera. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa
Gentile utente,
grazie per aver condiviso con tutti noi il suo disagio emotivo.
Le consiglio che per comprendere al meglio i suoi pensieri ed emozioni, può richiedere un consulto psicologico.
Rimango a sua disposizione anche online.
Cordialmente Dott.ssa Rosa Argenti.
grazie per aver condiviso con tutti noi il suo disagio emotivo.
Le consiglio che per comprendere al meglio i suoi pensieri ed emozioni, può richiedere un consulto psicologico.
Rimango a sua disposizione anche online.
Cordialmente Dott.ssa Rosa Argenti.
Buongiorno, i suoi dubbi sono legittimi.
Una psicoterapia è consigliata perché, se da una parte "guarisce" gli stati d'animo che non la fanno stare bene, dall'altro "educa" alla consapevolezza e alla conoscenza di sé. La conseguenza di questa "educazione" è che poi lei è in grado di fronteggiare tutto ciò che la vita ci riserva quotidianamente, in modo adeguato. Se non trova riscontro con lo psicoterapeuta che sta frequentando o dovesse frequentare, conviene cambiare. Ognuno ha un suo metodo di lavoro e non è detto che quel metodo vada bene per lei. A disposizione per qualsiasi chiarimento, la saluto cordialmente.
dr.ssa Elena Santomartino, psicologa psicoterapeuta
Una psicoterapia è consigliata perché, se da una parte "guarisce" gli stati d'animo che non la fanno stare bene, dall'altro "educa" alla consapevolezza e alla conoscenza di sé. La conseguenza di questa "educazione" è che poi lei è in grado di fronteggiare tutto ciò che la vita ci riserva quotidianamente, in modo adeguato. Se non trova riscontro con lo psicoterapeuta che sta frequentando o dovesse frequentare, conviene cambiare. Ognuno ha un suo metodo di lavoro e non è detto che quel metodo vada bene per lei. A disposizione per qualsiasi chiarimento, la saluto cordialmente.
dr.ssa Elena Santomartino, psicologa psicoterapeuta
Hai vissuti e ancora vivi una relazione tossica e violenta. Molto spesso nelle coppie lesbiche che vivono questo tipo di relazione violenta, quest'ultima viene espressa da entrambe, in un circolo fatto di aggressioni e vittimismo, di separazioni e riavvicinamenti, di momenti molto intensi sia positivi che negativi. Devi concludere definitivamente questa relazione per il bene di entrambe e capire i tuoi meccanismi messi in atto continuamente. Inizia un percorso psicologico e sarebbe il caso anche un percorso di comprensione di questa violenza agita e subita (cerca on line, ci sono diverse associazioni lgbt che portano avanti sportelli dedicati a questa tematica). Indaga te stessa, conosciti, cerca di capire i meccanismi: lo devi a te stessa e alle future relazioni che vorrai vivere. Un saluto
Caro Utente, mi dispiace molto per quello che sta passando e la ringrazio per la sua condivisione. Nella richiesta che pone ci sono diversi elementi che meriterebbero senz'altro di attenzione.
È chiaramente molto complesso parlare di tematiche manipolatorie e di dipendenza affettiva attraverso un messaggio.
Potrebbe essere utile e prezioso esplorare il suo vissuto all'interno di un percorso psicologico così da analizzare anche i suoi bisogni e capire cosa la tiene agganciata a questa persona.
Rimango a disposizione, anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
È chiaramente molto complesso parlare di tematiche manipolatorie e di dipendenza affettiva attraverso un messaggio.
Potrebbe essere utile e prezioso esplorare il suo vissuto all'interno di un percorso psicologico così da analizzare anche i suoi bisogni e capire cosa la tiene agganciata a questa persona.
Rimango a disposizione, anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
Cara utente, sono davvero dispiaciuta per la tua situazione. Scrivi che hai interrotto la relazione prima dell'estate, ma sembra che questa relazione ti sia rimasta aggrappata e non ti lasci la possibilità di prendere le distanze e "voltare pagina". Spesso relazioni così prolungate e vissute con intensità, come quella che descrivi, richiedono diverso tempo per essere metabilizzate: avendoti coinvolta così profondamente, può aver lasciato ferite e vuoti altrettanto profondi. Sicuramente ti consiglio caldamente di prendere in considerazione un percorso psicologico o psicoterapeutico: in questi casi è fondamentale riuscire a ripartire da sè stessi, dai propri bisogni e dalle proprie consapevolezze, anche riguardo alle ferite lasciate dal passato. Parlare con un professionista può aiutarti ad attraversare la tempesta che stai vivendo, perchè l'unico modo per uscirne è passarci nel mezzo...ma con una guida esperta che possa accompagnarti.
Oltre a questo, il consiglio che mi sento di lasciarti è che qualsiasi risposta alle domande del tipo "cosa-come-perchè l'altro abbia potuto comportarsi così/stia riuscendo a vivere la sua vita", oltre a non soddisfarti mai appieno, non potranno comunque risollevarti dal tuo dolore. Infatti non esistono risposte giuste a domande sbagliate: blocca la risposta e le domande piano piano perderanno il loro potere su di te. Quando queste domande si presentano tra i tuoi pensieri tu prova a non rispondere: non sarà facile, ma se è vero che le domande non le puoi bloccare, sei tu che decidi se rispondere oppure no.
Orienta quindi le tue energie e i tuoi sforzi verso la riscoperta di te stessa, di quello che ti piace e ti fa star bene, di quelle cose che magari non ti sei mai concessa.
Spero che questo piccolo consiglio possa aiutarti a ripartire o comunque tamponare i tuoi dubbi nell'attesa di trovare una soluzione o un profesionista attenta che possa guidarti. Ti auguro buona fortuna per tutto e naturalmente resto a disposizione al bisogno.
Un abbraccio.
Oltre a questo, il consiglio che mi sento di lasciarti è che qualsiasi risposta alle domande del tipo "cosa-come-perchè l'altro abbia potuto comportarsi così/stia riuscendo a vivere la sua vita", oltre a non soddisfarti mai appieno, non potranno comunque risollevarti dal tuo dolore. Infatti non esistono risposte giuste a domande sbagliate: blocca la risposta e le domande piano piano perderanno il loro potere su di te. Quando queste domande si presentano tra i tuoi pensieri tu prova a non rispondere: non sarà facile, ma se è vero che le domande non le puoi bloccare, sei tu che decidi se rispondere oppure no.
Orienta quindi le tue energie e i tuoi sforzi verso la riscoperta di te stessa, di quello che ti piace e ti fa star bene, di quelle cose che magari non ti sei mai concessa.
Spero che questo piccolo consiglio possa aiutarti a ripartire o comunque tamponare i tuoi dubbi nell'attesa di trovare una soluzione o un profesionista attenta che possa guidarti. Ti auguro buona fortuna per tutto e naturalmente resto a disposizione al bisogno.
Un abbraccio.
Gentile Utente,
scrivere qui è il primo passo coraggioso per iniziare un percorso di psicoterapia che la possa aiutare a riconoscere cosa ancora la tiene agganciata a questa persona e a quali bisogni profondi sta cercando di rispondere restando in una relazione così dolorosa.
Un caro saluto
Sara Genny Chinnici
scrivere qui è il primo passo coraggioso per iniziare un percorso di psicoterapia che la possa aiutare a riconoscere cosa ancora la tiene agganciata a questa persona e a quali bisogni profondi sta cercando di rispondere restando in una relazione così dolorosa.
Un caro saluto
Sara Genny Chinnici
Mi dispiace molto sentire che hai passato attraverso una relazione così tossica e dolorosa. È importante capire che quello che hai descritto sembra essere un rapporto caratterizzato da abusi emotivi e fisici, manipolazione e violenza. È naturale che tu provi sentimenti di confusione, rabbia e tristezza a causa di questa esperienza.
In una relazione abusiva, è comune che la vittima si senta colpevole o responsabile degli abusi subiti, ma è fondamentale comprendere che non sei la colpevole in questa situazione. Nessuno merita di essere trattato in modo così dannoso e disrispettoso. La manipolazione e il controllo esercitati dalla tua ex partner sono comportamenti abusivi che non dovresti mai giustificare o minimizzare.
Il fatto che lei abbia continuato ad andare avanti con la sua vita e fare cose dopo la vostra separazione potrebbe essere dovuto al suo modo di affrontare la situazione o potrebbe riflettere la sua mancanza di empatia nei tuoi confronti. È importante sottolineare che ogni persona reagisce in modo diverso alle separazioni, e il suo comportamento dopo la rottura potrebbe non riflettere necessariamente il suo stato emotivo o il suo benessere.
È comprensibile che provi una miscela di emozioni, tra cui la mancanza, la rabbia e la confusione. Affrontare una relazione tossica può essere un processo complicato e doloroso. È importante cercare supporto e aiuto da persone di fiducia, come amici, familiari o professionisti della salute mentale. Un terapeuta o uno psicologo può aiutarti a elaborare le tue emozioni, a costruire una migliore comprensione di te stessa e a sviluppare strategie per affrontare il trauma che hai subito.
Ricorda che la tua sicurezza e il tuo benessere sono prioritari. Rompere una relazione abusiva è un passo coraggioso verso una vita più sana e felice. Continua a cercare il sostegno di persone che ti amano e sono disposte ad aiutarti durante questo difficile percorso di recupero.
In una relazione abusiva, è comune che la vittima si senta colpevole o responsabile degli abusi subiti, ma è fondamentale comprendere che non sei la colpevole in questa situazione. Nessuno merita di essere trattato in modo così dannoso e disrispettoso. La manipolazione e il controllo esercitati dalla tua ex partner sono comportamenti abusivi che non dovresti mai giustificare o minimizzare.
Il fatto che lei abbia continuato ad andare avanti con la sua vita e fare cose dopo la vostra separazione potrebbe essere dovuto al suo modo di affrontare la situazione o potrebbe riflettere la sua mancanza di empatia nei tuoi confronti. È importante sottolineare che ogni persona reagisce in modo diverso alle separazioni, e il suo comportamento dopo la rottura potrebbe non riflettere necessariamente il suo stato emotivo o il suo benessere.
È comprensibile che provi una miscela di emozioni, tra cui la mancanza, la rabbia e la confusione. Affrontare una relazione tossica può essere un processo complicato e doloroso. È importante cercare supporto e aiuto da persone di fiducia, come amici, familiari o professionisti della salute mentale. Un terapeuta o uno psicologo può aiutarti a elaborare le tue emozioni, a costruire una migliore comprensione di te stessa e a sviluppare strategie per affrontare il trauma che hai subito.
Ricorda che la tua sicurezza e il tuo benessere sono prioritari. Rompere una relazione abusiva è un passo coraggioso verso una vita più sana e felice. Continua a cercare il sostegno di persone che ti amano e sono disposte ad aiutarti durante questo difficile percorso di recupero.
Mi dispiace sentire che hai vissuto una relazione così tossica e dolorosa. È comprensibile che tu abbia ancora sentimenti contrastanti riguardo alla tua ex. È importante comprendere che le persone narcisiste possono manipolare e ferire gli altri per soddisfare i propri bisogni. È normale provare rabbia, tristezza e confusione in una situazione del genere. Cerca di prenderti cura di te stessa, concentrandoti sul tuo benessere emotivo e fisico. Considera di cercare il supporto di un professionista, come uno psicologo, che può aiutarti a elaborare le tue emozioni e a costruire una vita più sana e appagante.
Buongiorno, percepisco molta sofferenza ma anche tanta confusione riguardo alle emozioni. Come coppia vi state facendo del male e non riuscite a venirne fuori . Vi raccomando di rivolgervi ad un terapeuta che vi aiuti a fare chiarezza nei vostri sentimenti per intraprendere un percorso di vita sano. Cosa che al momento non succede.
Buonasera Gentile Utente,
mi dispiace per quello che si sta trovando a vivere, immagino sia un momento molto delicato e colgo nelle sue parole sofferenza.
Percepisco dal modo in cui si pone e pone interrogativi che ci sia un grande desiderio di capire meglio quello che sta succendendo in lei e tra lei e il suo compagno.
Le ricordo le spazio psicologico è uno spazio protetto e sicuro dove lei potrà sperimentare una relazione terapeutica fatta di ascolto empatico e una professionalità che potranno aiutarla a trovare un maggior benessere.
le faccio i miei auguri,
cortesi saluti
mi dispiace per quello che si sta trovando a vivere, immagino sia un momento molto delicato e colgo nelle sue parole sofferenza.
Percepisco dal modo in cui si pone e pone interrogativi che ci sia un grande desiderio di capire meglio quello che sta succendendo in lei e tra lei e il suo compagno.
Le ricordo le spazio psicologico è uno spazio protetto e sicuro dove lei potrà sperimentare una relazione terapeutica fatta di ascolto empatico e una professionalità che potranno aiutarla a trovare un maggior benessere.
le faccio i miei auguri,
cortesi saluti
Gentile utente,
Mi dispiace del dolore che sta vivendo.
Nel messaggio descrive una lunga relazione costellata da dinamiche conflittuali e dolorose da cui, tuttavia, sembra le sia molto difficile uscire, facendo inoltre riferimento a una precedente relazione problematica.
Ritengo perciò che sarebbe opportuno che lei potesse dedicarsi uno spazio tutto suo in cui cercare di approfondire e comprendere meglio queste dinamiche relazionali e la sua difficoltà ad uscirne.
Le auguro di poter intraprendere un percorso che la porti a stare meglio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa G. Toresi
Mi dispiace del dolore che sta vivendo.
Nel messaggio descrive una lunga relazione costellata da dinamiche conflittuali e dolorose da cui, tuttavia, sembra le sia molto difficile uscire, facendo inoltre riferimento a una precedente relazione problematica.
Ritengo perciò che sarebbe opportuno che lei potesse dedicarsi uno spazio tutto suo in cui cercare di approfondire e comprendere meglio queste dinamiche relazionali e la sua difficoltà ad uscirne.
Le auguro di poter intraprendere un percorso che la porti a stare meglio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa G. Toresi
Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato qui parte della sua dolorosa storia.
Vorrei farla riflettere però sulla sua relazione: è davvero certa che l'amore porti a gelosia, possesso, controllo, violenza fisica e verbale?
Le auguro di affrontare quanto detto con un professionista, quando vorrà. Di imparare ad amare, a volersi bene lei per prima
Vorrei farla riflettere però sulla sua relazione: è davvero certa che l'amore porti a gelosia, possesso, controllo, violenza fisica e verbale?
Le auguro di affrontare quanto detto con un professionista, quando vorrà. Di imparare ad amare, a volersi bene lei per prima
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Buongiorno. Quante paure e quanta sofferenza. Mi chiedo da dove arrivino, nel profondo e nel suo passato. E quanti altri significati potrebbero uscire dal suo modo di relazionarsi e di "essere" relazionali. Sono tante le domande da cui partire..resto a disposizione. Cordiali saluti. Dott.ssa Carlotta Perucca
Caro Utente, innanzitutto vorrei ringraziarla per aver condiviso con noi la sua storia e la sua sofferenza. Quando si tratta di questioni, argomenti psicologici (che si tratti di rapporti sociali, disagi personali, o dei disturbi, autostima, motivazione etc..) dare risposte con così poche informazioni su di una piattaforma web, è difficile. Ognuno di noi è diverso e per comprenderlo fino in fondo bisogna ascoltarlo attentamente e porre le giuste domande.
Detto questo, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo con il quale riesca ad entrare in sintonia e intraprendere un percorso di sostegno o supporto psicologico così da poter indagare a fondo le sue emozioni, i suoi pensieri e il suo modo di percepire sé stesso e il mondo circostante. In questo modo è possibile raggiungere quel benessere che ognuno di noi si merita.
Rimango in attesa per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Linda Trogi
Detto questo, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo con il quale riesca ad entrare in sintonia e intraprendere un percorso di sostegno o supporto psicologico così da poter indagare a fondo le sue emozioni, i suoi pensieri e il suo modo di percepire sé stesso e il mondo circostante. In questo modo è possibile raggiungere quel benessere che ognuno di noi si merita.
Rimango in attesa per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Linda Trogi
Cara utente, mi dispiace molto per la sua situazione e comprendo la sua confusione il suo smarrimento. Non ci sono soluzioni magiche o già pronte, ma potrebbe essere molto utile per lei cercare di capire come siete arrivate a questo clima, come mai e quanto ognuna ci ha messo del suo. Lo so che non è facile da accettare ma spesso noi in primis, anche inconsapevolmente, rimaniamo attaccati alle situazioni e persone negative per motivi che è bene cercare di far emergere per cambiare i soliti schemi ed evitare ulteriori peggioramenti. Sono convinta che il suo "no" le sia costato molto ma le suggerirei di partire proprio da quello per iniziare un percorso di ricerca interiore che possa aiutarla a prendere consapevolezza di molte cose.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico.
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Gentile utente, chiudere definitivamente una relazione non è sempre facile soprattutto quando le emozioni sono ancora vive. Non si concentri molto sul perchè la sua ex riesca "ad andare avanti e lei no", bensì si concentri su quali emozioni, quali insicurezze, quali dubbi, quali desideri e bisogni nascono e continuano a nutrirsi in questa relazione. Sicuramente il suo attaccamento in questa relazione può raccontare molto su di lei e proprio da qui si potrebbe iniziare a capire i suoi perché celati. Sarebbe opportuno iniziare un percorso psicologico per comprendere al meglio ciò che sta vivendo e ciò che ha vissuto. Resto a sua disposizione Dott.ssa Valentina Pisciotta.
Buongiorno, quello che sta vivendo è una situazione profondamente dolorosa e complessa, e voglio innanzitutto riconoscere il coraggio che ha avuto nel condividere la sua storia e nell'affrontare una relazione così difficile. La sua domanda non solo parla del peso del passato, ma anche del desiderio di comprendere e uscire da questo "loop" emotivo che la tiene legata. Partiamo da una cosa importante: quello che ha vissuto non è colpa sua. Le relazioni che diventano tossiche e manipolative possono portarci a sentirci sbagliati, responsabili di ogni conflitto e prigionieri di sensi di colpa. Questi sentimenti non sono una realtà oggettiva, ma spesso sono il risultato di dinamiche di controllo, in cui una persona cerca di dominare l'altra facendo leva sulle sue emozioni. Quello che descrive, compresi i momenti di violenza fisica ed emotiva, è un segnale chiaro che questa relazione non era sana per nessuno dei due. E, anche se può essere difficile da accettare, chiudere questa relazione è stato un atto di protezione verso sé stessa. La sensazione di essere intrappolata in un loop, di sentirsi ancora legata a lei nonostante tutto il dolore, è molto comune in queste situazioni. Le relazioni tossiche spesso creano un mix di dipendenza emotiva e confusione: da un lato si prova affetto e nostalgia, dall’altro ci si sente feriti e manipolati. È come se una parte di lei stesse ancora cercando di "aggiustare" qualcosa, sperando che le cose possano migliorare. Questo è normale, ma è importante ricordare che non si può guarire una relazione se il rispetto e la sicurezza reciproci non sono presenti. Il fatto che lei si senta "ferma" mentre la sua ex sembra andare avanti potrebbe non riflettere la realtà. Quello che vede di lei (i viaggi, le uscite) potrebbe essere solo una facciata. Le persone che hanno atteggiamenti manipolativi o narcisistici spesso cercano di apparire "forti" o "felici" per alimentare la loro immagine, ma questo non significa necessariamente che stiano bene. Tuttavia, la sua energia non deve essere spesa a capire cosa stia provando lei: ora è importante concentrarsi su di sé, sulle sue emozioni, e su come riprendere il controllo della sua vita. La rabbia che sente, come il dolore e la nostalgia, sono tutte emozioni legittime. È normale arrabbiarsi vedendo una persona che le ha fatto del male andare avanti come se nulla fosse. È normale provare nostalgia per i momenti belli, anche se sono stati pochi, perché il nostro cervello tende a idealizzare ciò che ci manca. Ma non lasci che questi sentimenti la facciano dubitare della sua decisione. Ha lasciato questa relazione perché non la faceva stare bene, e perché meritava di più di quello che stava ricevendo. Si dia tempo. Guarire da una relazione tossica non è un processo lineare, e il fatto che si senta ancora scossa non significa che non stia facendo progressi. Ogni "no" che ha detto, ogni passo che ha fatto per proteggere il suo spazio e la sua dignità, sono segni di forza. Potrebbe essere utile riflettere su cosa desidera veramente per sé stessa: che tipo di relazioni, che tipo di persone vuole intorno. Se sente che la rabbia o il dolore sono troppo forti, un supporto terapeutico potrebbe aiutarla a elaborare queste emozioni e a costruire una maggiore resilienza. Infine, non è sola in questo percorso, anche se può sembrare così. Non tutte le persone intorno a lei possono capire quanto sia stato pesante ciò che ha vissuto, e per questo il loro supporto può sembrare insufficiente. Ma ci sono persone che possono ascoltarla, capirla e aiutarla a ritrovare fiducia. Continui a cercare questo supporto, perché merita di essere ascoltata e di trovare un senso di pace. Le auguro di cuore di riscoprire la forza che ha già dimostrato di avere, e di costruire una vita in cui possa sentirsi serena e rispettata. Si dia tempo e gentilezza: la guarigione arriverà. Cari saluti. Dott. Andrea Boggero
Cara, da quello che racconti, hai fatto un passo importantissimo e molto coraggioso uscendo da questa relazione. Deve essere stato doloroso e faticoso, e voglio riconoscerti tutta la forza che hai avuto nel dire “basta” e nel mettere te stessa al primo posto.
Ora ti trovi in una fase delicata, quella in cui il passato sembra ancora tirarti indietro, ma in realtà questo è anche il momento in cui puoi trasformare questa esperienza in qualcosa di prezioso per la tua crescita. Ciò che stai provando – il senso di vuoto, la rabbia, il dubbio – è normale quando si esce da una relazione tossica, perché la mente tende ad attaccarsi a ciò che conosce, anche se è stato doloroso. La paura del nuovo, dell’incertezza, può sembrare più spaventosa del restare in qualcosa di familiare, anche quando ci ha fatto soffrire.
Ma hai già dimostrato di essere forte. Ora puoi usare questa esperienza per riconoscere le dinamiche che ti hanno intrappolata e proteggerti in futuro, senza tornare indietro per paura di ciò che verrà. La tua vita è ancora tutta da scrivere, e meriti di viverla con leggerezza, senza più sentirti un oggetto nelle mani di qualcun altro.
Ti mando un grande abbraccio!
Ora ti trovi in una fase delicata, quella in cui il passato sembra ancora tirarti indietro, ma in realtà questo è anche il momento in cui puoi trasformare questa esperienza in qualcosa di prezioso per la tua crescita. Ciò che stai provando – il senso di vuoto, la rabbia, il dubbio – è normale quando si esce da una relazione tossica, perché la mente tende ad attaccarsi a ciò che conosce, anche se è stato doloroso. La paura del nuovo, dell’incertezza, può sembrare più spaventosa del restare in qualcosa di familiare, anche quando ci ha fatto soffrire.
Ma hai già dimostrato di essere forte. Ora puoi usare questa esperienza per riconoscere le dinamiche che ti hanno intrappolata e proteggerti in futuro, senza tornare indietro per paura di ciò che verrà. La tua vita è ancora tutta da scrivere, e meriti di viverla con leggerezza, senza più sentirti un oggetto nelle mani di qualcun altro.
Ti mando un grande abbraccio!
Buongiorno, mi dispiace il periodo di loop che sta vivendo. Le dico che è normale la sensazione che sente di stare impantanata in un circolo vizioso. Il consiglio che le posso dare è, se vuole uscire da questo meccanismo che lei definisce tossico, può iniziare a pensare a sé stessa, iniziando un percorso in cui fortificare la sua personalità e affrontare i nodi non risolti con il suo passato, capire perché permette all'altro di prevaricarla arrivando a violenze fisiche pur di essere considerata.
Rifletta sull'ascoltare i suoi bisogni e necessità, senza fare confronti di come gli altri affrontano le crisi, non resti frustrata dai consigli che le persone a lei cara le danno perché loro vogliono solo il suo bene e non si senta sbagliata nel vivere il suo dolore.
Resti nel suo dolore e lo affronti solo così potrà uscirne con qualche insegnamento in più.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Rifletta sull'ascoltare i suoi bisogni e necessità, senza fare confronti di come gli altri affrontano le crisi, non resti frustrata dai consigli che le persone a lei cara le danno perché loro vogliono solo il suo bene e non si senta sbagliata nel vivere il suo dolore.
Resti nel suo dolore e lo affronti solo così potrà uscirne con qualche insegnamento in più.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Buongiorno, intanto ti ringrazio per aver condiviso un'esperienza così dolorosa. È chiaro che hai vissuto una relazione molto intensa e dolorosa, con dinamiche di dipendenza, controllo emotivo e violenza. È del tutto normale ciò che provi rispetto al non riuscire ancora a staccarti, al sentirti sbagliata e in difetto. Quello che ci racconti ha molte caratteristiche di una relazione tossica, in cui ti sentivi responsabile dei suoi comportamenti aggressivi. In psicologia lo chiamiamo ciclo di dipendenza emotiva, le relazioni come quella che ci hai raccontato creano un legame tossico basato sull’alternarsi di momenti di forte amore, a momenti di grande dolore e sofferenza. Sei stata portata a credere che tutto dipendesse da te, e questo può creare il dubbio che avresti potuto fare qualcosa di diverso.
Dopo tanti anni insieme è normalissimo che tu ti senta ancora coinvolta, anche se razionalmente sai che la relazione ti faceva del male, il tuo legame emotivo a lei può essere ancora presente. Ti sembra che lei sia andata avanti velocemente, ma probabilmente sta solo mascherando la sua sofferenza dietro nuove esperienze. Non significa che non abbia difficoltà, ma che le gestisce in modo diverso. Questo non vuol dire che lei stia meglio di te, né che il suo comportamento sia sano. Il modo in cui una persona affronta la fine di una relazione dipende da molti fattori, e spesso chi è abituato a manipolare e controllare tende a “rimpiazzare” piuttosto che elaborare. Non cercare delle risposte da lei, perché non te ne darà alcuna.
Prima di tutto è importante che tu riconosca a te stessa che la tua sofferenza è valida, non esagerata o sbagliata. Ora è il momento di dare spazio a te stessa, di concentrarti su chi sei, su cosa ti fa stare bene ed anche cosa ti porta a scegliere persone che ti fanno stare male. Chi sei tu e come valuti te stessa? Che amore sei in grado di darti da sola? È importante iniziare a porsi queste domande.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarti ad elaborare il lutto per la fine di questa relazione e anche per iniziare a ricostruire te stessa. Sei già sulla strada giusta perché hai riconosciuto il problema, ti sei allontanata da una relazione disfunzionale e stai cercando delle risposte, questo è un grande passo. Ora il tuo obiettivo è proteggerti e ritrovarti.
Dopo tanti anni insieme è normalissimo che tu ti senta ancora coinvolta, anche se razionalmente sai che la relazione ti faceva del male, il tuo legame emotivo a lei può essere ancora presente. Ti sembra che lei sia andata avanti velocemente, ma probabilmente sta solo mascherando la sua sofferenza dietro nuove esperienze. Non significa che non abbia difficoltà, ma che le gestisce in modo diverso. Questo non vuol dire che lei stia meglio di te, né che il suo comportamento sia sano. Il modo in cui una persona affronta la fine di una relazione dipende da molti fattori, e spesso chi è abituato a manipolare e controllare tende a “rimpiazzare” piuttosto che elaborare. Non cercare delle risposte da lei, perché non te ne darà alcuna.
Prima di tutto è importante che tu riconosca a te stessa che la tua sofferenza è valida, non esagerata o sbagliata. Ora è il momento di dare spazio a te stessa, di concentrarti su chi sei, su cosa ti fa stare bene ed anche cosa ti porta a scegliere persone che ti fanno stare male. Chi sei tu e come valuti te stessa? Che amore sei in grado di darti da sola? È importante iniziare a porsi queste domande.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarti ad elaborare il lutto per la fine di questa relazione e anche per iniziare a ricostruire te stessa. Sei già sulla strada giusta perché hai riconosciuto il problema, ti sei allontanata da una relazione disfunzionale e stai cercando delle risposte, questo è un grande passo. Ora il tuo obiettivo è proteggerti e ritrovarti.
Gentile utente,
quello che racconta è il resoconto di una relazione gravemente violenta, non solo sul piano emotivo ma anche fisico. È importante dirlo con chiarezza, perché una parte di Lei continua – comprensibilmente – a dubitare della legittimità del proprio dolore e a chiedersi se “esagera”. Non sta esagerando. Quello che ha vissuto ha le caratteristiche tipiche di un legame traumatico, in cui amore, paura, colpa e dipendenza si intrecciano fino a rendere molto difficile separarsi davvero, anche quando la relazione finisce.
Le aggressioni, il controllo, il ribaltamento costante delle responsabilità, il farLa sentire colpevole delle reazioni violente dell’altra persona, l’alternanza tra vittimismo e attacco, il tentativo di isolarLa, il ritorno provocatorio quando Lei prova a distaccarsi: tutto questo non è conflitto di coppia, né “carattere difficile”. È una dinamica di dominio. Il fatto che anche Lei, in alcuni momenti, abbia reagito con violenza non la rende “uguale”: nelle relazioni abusive è frequente che la vittima arrivi a rispondere per difesa o per disperazione, e poi interiorizzi una colpa enorme che non le appartiene.
La sensazione di essere “un oggetto”, di essere richiamata non con l’amore ma con la cattiveria, è molto lucida. Quando Lei smette di guardarla, di cercarla, di essere disponibile, l’altra persona perde il controllo e tenta di riattivare il legame attraverso la provocazione, la ferita, l’umiliazione. Non perché La ami, ma perché non tollera di non avere più potere su di Lei. Anche il viaggio a Venezia va letto in questa chiave: non come un semplice “andare avanti”, ma come un atto che colpisce un punto sensibile, un simbolo condiviso, qualcosa che sa far male. Che questo Le sembri viscido e cattivo non è segno di debolezza, ma di quanto quella ferita sia ancora aperta.
Il fatto che Lei si arrabbi, che Le manchi, che a volte pensi “se fossi stata zitta ora sarei con lei” è una conseguenza diretta del legame traumatico, non un segnale che avrebbe dovuto restare. Il cervello, dopo anni di iperattivazione, associa la presenza dell’altro – anche violenta – a una forma di stabilità. L’assenza, invece, viene vissuta come vuoto, immobilità, perdita di senso. Per questo Lei si sente ferma mentre l’altra sembra “andare avanti”: non è che Lei sia indietro, è che sta finalmente iniziando a uscire da un ciclo che teneva tutto insieme attraverso il caos.
Il dolore che prova oggi è il prezzo di una separazione reale, non di una fuga. Chi esercita controllo spesso “va avanti” molto in fretta, perché non entra davvero in contatto con la perdita; cerca stimoli, conferme, scene, viaggi, persone, per non sentire il vuoto. Chi invece ha amato davvero e ha subito, ha bisogno di tempo per ricostruire i confini, l’identità, la fiducia in sé. È un processo più lento, ma infinitamente più sano.
Il fatto che intorno a Lei non trovi sempre comprensione può far sentire ancora più sola, ma non invalida ciò che sente. Non tutti sanno riconoscere la violenza psicologica, soprattutto quando non la vivono sulla propria pelle. Lei, invece, sta iniziando a riconoscerla, e questo è già un passaggio fondamentale.
Ora la cosa più importante è non riaprire il contatto, nemmeno per difendersi, spiegare o “mettere i punti”. Ogni interazione rischia di riattivare il loop che descrive così bene. Un supporto psicologico mirato al trauma relazionale potrebbe aiutarLa molto a sciogliere il senso di colpa, a comprendere perché l’altra persona continui ad avere questo potere emotivo su di Lei e, soprattutto, a recuperare un senso di sé non definito dalla relazione.
Lei non ha perso nulla lasciando quella relazione. Ha iniziato, dolorosamente, a salvarsi. Anche se ora fa male, è il dolore di qualcosa che si sta rimettendo al suo posto.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
quello che racconta è il resoconto di una relazione gravemente violenta, non solo sul piano emotivo ma anche fisico. È importante dirlo con chiarezza, perché una parte di Lei continua – comprensibilmente – a dubitare della legittimità del proprio dolore e a chiedersi se “esagera”. Non sta esagerando. Quello che ha vissuto ha le caratteristiche tipiche di un legame traumatico, in cui amore, paura, colpa e dipendenza si intrecciano fino a rendere molto difficile separarsi davvero, anche quando la relazione finisce.
Le aggressioni, il controllo, il ribaltamento costante delle responsabilità, il farLa sentire colpevole delle reazioni violente dell’altra persona, l’alternanza tra vittimismo e attacco, il tentativo di isolarLa, il ritorno provocatorio quando Lei prova a distaccarsi: tutto questo non è conflitto di coppia, né “carattere difficile”. È una dinamica di dominio. Il fatto che anche Lei, in alcuni momenti, abbia reagito con violenza non la rende “uguale”: nelle relazioni abusive è frequente che la vittima arrivi a rispondere per difesa o per disperazione, e poi interiorizzi una colpa enorme che non le appartiene.
La sensazione di essere “un oggetto”, di essere richiamata non con l’amore ma con la cattiveria, è molto lucida. Quando Lei smette di guardarla, di cercarla, di essere disponibile, l’altra persona perde il controllo e tenta di riattivare il legame attraverso la provocazione, la ferita, l’umiliazione. Non perché La ami, ma perché non tollera di non avere più potere su di Lei. Anche il viaggio a Venezia va letto in questa chiave: non come un semplice “andare avanti”, ma come un atto che colpisce un punto sensibile, un simbolo condiviso, qualcosa che sa far male. Che questo Le sembri viscido e cattivo non è segno di debolezza, ma di quanto quella ferita sia ancora aperta.
Il fatto che Lei si arrabbi, che Le manchi, che a volte pensi “se fossi stata zitta ora sarei con lei” è una conseguenza diretta del legame traumatico, non un segnale che avrebbe dovuto restare. Il cervello, dopo anni di iperattivazione, associa la presenza dell’altro – anche violenta – a una forma di stabilità. L’assenza, invece, viene vissuta come vuoto, immobilità, perdita di senso. Per questo Lei si sente ferma mentre l’altra sembra “andare avanti”: non è che Lei sia indietro, è che sta finalmente iniziando a uscire da un ciclo che teneva tutto insieme attraverso il caos.
Il dolore che prova oggi è il prezzo di una separazione reale, non di una fuga. Chi esercita controllo spesso “va avanti” molto in fretta, perché non entra davvero in contatto con la perdita; cerca stimoli, conferme, scene, viaggi, persone, per non sentire il vuoto. Chi invece ha amato davvero e ha subito, ha bisogno di tempo per ricostruire i confini, l’identità, la fiducia in sé. È un processo più lento, ma infinitamente più sano.
Il fatto che intorno a Lei non trovi sempre comprensione può far sentire ancora più sola, ma non invalida ciò che sente. Non tutti sanno riconoscere la violenza psicologica, soprattutto quando non la vivono sulla propria pelle. Lei, invece, sta iniziando a riconoscerla, e questo è già un passaggio fondamentale.
Ora la cosa più importante è non riaprire il contatto, nemmeno per difendersi, spiegare o “mettere i punti”. Ogni interazione rischia di riattivare il loop che descrive così bene. Un supporto psicologico mirato al trauma relazionale potrebbe aiutarLa molto a sciogliere il senso di colpa, a comprendere perché l’altra persona continui ad avere questo potere emotivo su di Lei e, soprattutto, a recuperare un senso di sé non definito dalla relazione.
Lei non ha perso nulla lasciando quella relazione. Ha iniziato, dolorosamente, a salvarsi. Anche se ora fa male, è il dolore di qualcosa che si sta rimettendo al suo posto.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
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