Buongiorno a tutti. Mi sono spaventata tantissimo stanotte perché, stavo per addormentarmi, ho avut

25 risposte
Buongiorno a tutti.
Mi sono spaventata tantissimo stanotte perché, stavo per addormentarmi, ho avuto un blocco respiratorio. Ho cercato di prendere aria 2 volte ma non riuscivo. Come se il naso o i polmoni fossero bloccati. Subito dopo mi è partita un pochino di tosse e un po di acido e un forte mal di testa sul lato destro oltre a svarioni. Al momento mi sento un po' intontita con il fastidio sempre al lato destro.
Specifico che 10 anni fa soffrii di depressione, post gravidanza extraut, sono "guarita" prendendo il citalopram. Ho sempre la sensazione di respirare a metà, e nei momenti più difficili, devo inarcarmi in avanti per prendere aria o sbadigliare. Anche mentre mi addormento ho, a volte, dei mancamenti d'aria, mi risveglio, respiro e passa ma così forte mai avuto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi potrebbe essere legato a una combinazione di fattori sia fisici che psicologici. La sensazione di blocco respiratorio durante il momento dell’addormentamento può talvolta essere riconducibile a fenomeni come l’apnea notturna o a episodi di ansia acuta, che possono manifestarsi anche attraverso sintomi corporei intensi, come la sensazione di non riuscire a respirare, la tosse, la risalita di acido dallo stomaco (reflusso gastroesofageo) e la cefalea.

Il fatto che tu riferisca una storia passata di depressione post-partum e l’uso di Citalopram può indicare una particolare sensibilità allo stress o alla disregolazione emotiva, che può ripresentarsi in momenti di maggiore vulnerabilità fisica o psicologica.

La sensazione di dover “inarcarsi” o “sbadigliare” per respirare meglio, così come i mancamenti d’aria nel sonno, possono essere anche segnali di un’iperventilazione legata ad ansia o attacchi di panico notturni. Tuttavia, è importante non trascurare la componente organica: sintomi come il reflusso, la cefalea laterale e la sensazione di “intontimento” meritano un approfondimento anche dal punto di vista medico, per escludere problematiche respiratorie, neurologiche o gastroenterologiche.

Per una valutazione più approfondita, sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista, sia per escludere cause organiche, sia per affrontare eventuali aspetti psicologici sottostanti che possono influenzare il tuo benessere psicofisico.

DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA

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Dott. Luca Guasti
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Quello che hai vissuto potrebbe avere una spiegazione psicologica legata all’ansia, nello specifico a una crisi d’ansia acuta o a un attacco di panico notturno. Questi episodi possono accadere proprio mentre ci si sta per addormentare, anche senza apparente motivo, e spesso sono il modo con cui il corpo e la mente comunicano un accumulo di tensione emotiva o stress.

Durante il momento in cui ci rilassiamo per dormire, il corpo rallenta, e la mente – meno impegnata – può lasciare emergere pensieri o emozioni che durante il giorno vengono tenuti sotto controllo. Se c’è anche solo una piccola ansia latente, può essere percepita come qualcosa di pericoloso, facendo partire una risposta fisica molto intensa. Da lì può nascere la sensazione di blocco del respiro, il cuore che accelera, il senso di svenimento, di pericolo o di perdita del controllo.

La sensazione di respirare “a metà” o il bisogno di sbadigliare frequentemente possono essere segnali di iperventilazione ansiosa. In momenti di stress o ansia, il respiro diventa più superficiale e veloce, e il corpo cerca di compensare questo squilibrio con respiri profondi o sbadigli. È una risposta automatica che spesso accentua ulteriormente il senso di malessere.

Il mal di testa, gli svarioni e la sensazione di intontimento che hai descritto possono anch’essi essere legati all’ansia. Quando il corpo si trova in uno stato di allerta prolungato, i muscoli – soprattutto quelli del collo, della mandibola e delle spalle – si contraggono in modo involontario, causando cefalee e senso di stordimento. Anche l’iperventilazione può contribuire a far sentire la testa “leggera” o confusa.

Hai anche condiviso di aver vissuto una depressione post-gravidanza extrauterina diversi anni fa. Questo indica che hai attraversato momenti emotivamente molto difficili e profondi, e che sei riuscita a superarli con grande forza. È possibile che, in momenti di particolare stress o stanchezza, il corpo e la mente riattivino certi meccanismi di difesa o allarme, anche se consciamente ti senti “guarita”.

Quello che hai vissuto non significa che stai tornando indietro o che c’è qualcosa di sbagliato in te. Può essere piuttosto un segnale che il tuo sistema nervoso ha bisogno di ascolto, cura e rallentamento. A volte, quando le emozioni non riescono a trovare spazio per essere espresse, il corpo si incarica di farle emergere, anche in modo intenso e improvviso.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un consulto dal suo medico curante per escludere le cause organiche e poi un percorso psicologico che l'aiuti nella gestione dell'ansia. Cordiali saluti.
Dott.ssa Giada Di Veroli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, prima di tutto vanno escluse cause .ediche, dopo di che le consiglierei di confrontarsi con uno psicoterapeuta che possa aiutarla ad approfondire la natura di tali attacchi.
Dr. Cristian Sardelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buonasera gentile utente, premesso che il quesito che pone è spettanza di un medico e possibilmente gastro enterologo, ritengo abbia avuto apnee notturne causate da reflusso gastro esofageo, a cui comprensibilmente si è associata una forte ansia e distonia neuro vegetativa, il mio suggerimento è di non spaventarsi a contattare il suo medico di famiglia e farsi prescrivere una buona cura, a cui volendo potrebbe associare dei colloqui di psicoterapia per valutare meglio il quadro psicogeno.
Cordiali saluti,
Dr. Cristian Sardelli
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente mi dispiace tanto per la situazione che ha raccontato. Le consiglio di contattare il suo medico di fiducia per escludere cause organiche e di intraprendere un percorso di supporto psicologico: i farmaci curano solo i sintomi, con un percorso di supporto psicologico può capire le cause.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicologo clinico
Vimodrone
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Capisco quanto dev'essere stato spaventoso quello che hai vissuto stanotte — non è affatto banale sentirsi così, specialmente quando si tratta della respirazione, una cosa così fondamentale e automatica.

Da quello che descrivi, sembrano esserci diversi sintomi che potrebbero avere più di una causa possibile. Provo a farti una panoramica, ma è importantissimo che tu ne parli con un medico al più presto, anche solo per tranquillizzarti e avere un controllo approfondito. Detto questo:

1. Apnea del sonno o parasonnia legata al sonno
Il fatto che sia successo mentre ti stavi addormentando potrebbe far pensare a un episodio di apnea notturna (dove il respiro si blocca per alcuni istanti), oppure a un disturbo tipo parasonnia con componente ansiosa. Ci sono persone che sperimentano anche un “spasmo ipnico”, cioè una scossa o un’improvvisa interruzione del respiro nel momento tra veglia e sonno.

2. Reflusso gastroesofageo
Il fatto che tu abbia avvertito acido dopo l’episodio e tosse fa pensare anche a un possibile reflusso acido, che può irritare la trachea e dare la sensazione di “non respirare”. Alcune persone si svegliano di notte con sensazioni simili per questo motivo.

3. Ansia o attacco di panico notturno
L’ansia può manifestarsi anche in modo fisico e violento, specialmente se hai già una storia di disturbo dell’umore. Il fatto che tu abbia bisogno di inarcarti in avanti per respirare o sbadigliare per prendere aria è tipico di una iperattivazione ansiosa. Il corpo “dimentica” come respirare bene, e cerca di compensare.

4. Mal di testa e intontimento
Il mal di testa localizzato sul lato destro e il senso di intontimento potrebbero essere la conseguenza dello stress fisico e mentale legato all’episodio. Ma è anche un campanello da non ignorare: potrebbe servire una valutazione neurologica se dovesse ripetersi o aggravarsi.

Cosa puoi fare ORA
Parlane col tuo medico di base il prima possibile, magari oggi stesso. Meglio anche fare un controllo cardiaco e respiratorio.

Tieni nota di quando succedono questi episodi, cosa hai mangiato, se sei stressata, se ti addormenti sdraiata subito dopo cena.

Se succede ancora, e senti di non respirare davvero per più di 10-15 secondi, recati al pronto soccorso.

Se vuoi, posso aiutarti anche a fare una lista di cose da riferire al medico o darti qualche strategia per affrontare l’ansia e migliorare la respirazione durante il sonno. Come ti senti adesso, intanto? Hai ancora quel senso di pesantezza al lato destro?
Buon Pomeriggio. In prima istanza, mi viene da dirle che leggendo il suo scritto, ho pensato che sembra per lei impossibile concedersi riposo e ristoro. Escludendo, poi, prima motivi di natura prettamente fisica che potrebbero giustificare i suoi sintomi, si potrebbe approfondire il perché si definisce guarita ma tra le virgolette.
Dott. Carmine Saviano
Psicologo, Psicoterapeuta
Frattamaggiore
Buonasera, se hai usufruito esclusivamente di terapia farmacologica, ti consiglio vivamente anche un percorso psicologico, per esplorare eventuali vissuti "irrisolti". Per fugare ogni dubbio però, ti suggerisco anche di effettuare degli accertamenti medici, così da essere sicuri che i tuoi sintomi non siano da attribuirsi anche ad altri fattori.
Dott.ssa Chiara Quinto
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, è del tutto comprensibile che un episodio così improvviso e intenso generi ansia e preoccupazione, specialmente se coinvolge qualcosa di vitale come il respiro.
Da quello che descrivi, il blocco respiratorio seguito da tosse, reflusso e cefalea potrebbe essere legato a diverse cause, tra cui episodi di reflusso gastroesofageo notturno, disturbi d’ansia, apnee notturne o anche semplicemente una risposta del corpo allo stress fisico o emotivo accumulato.
La sensazione di “respirare a metà” o il bisogno di sbadigliare per prendere più aria sono spesso sintomi associati a sovraccarico ansioso o iperventilazione, condizioni in cui il respiro si altera anche senza accorgersene del tutto.
Anche la cefalea localizzata e il senso di "svarione" potrebbero rientrare in questo quadro, soprattutto se accompagnati da uno stato ansioso. Ma ovviamente queste sono solo ipotesi, e non possono sostituire una valutazione medica accurata.
Ti consiglierei con delicatezza di non sottovalutare l’episodio e di parlarne con il tuo medico curante il prima possibile, magari effettuando anche degli accertamenti di base (es. esami del sangue, visita pneumologica, controllo del reflusso). Questo ti permetterà di escludere eventuali cause organiche e, nel caso, intervenire in modo mirato.
Allo stesso tempo, considerata la tua storia passata e alcuni segnali che descrivi, potrebbe essere utile valutare anche un supporto psicologico per aiutarti a esplorare e comprendere meglio le sensazioni fisiche ed emotive che stai vivendo. Spesso corpo e mente parlano insieme, e lavorare su entrambi i fronti può aiutare a ritrovare un senso di equilibrio.
Rimango a disposizione su Roma ed online!
Dott. Maria Celestino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Mazara del Vallo
Quello che hai vissuto stanotte dev’essere stato davvero spaventoso. La sensazione di non riuscire a respirare, proprio mentre ci si sta abbandonando al sonno, può lasciare un’eco nel corpo e nella mente anche per ore, persino per giorni. È come se per un attimo tutto si bloccasse, e il bisogno più naturale — quello del respiro — diventasse improvvisamente inaccessibile. E in quei momenti, è normale che la mente cominci a correre, a preoccuparsi, a cercare risposte subito.

Mi colpisce molto come tu riesca a descrivere tutto con lucidità: il blocco nel prendere aria, la tosse, il reflusso acido, quel mal di testa forte su un solo lato, e poi il senso di intontimento, quasi come se il corpo fosse ancora lì a cercare di riprendersi da qualcosa che lo ha scosso profondamente.

Sai, il corpo ha un modo tutto suo di raccontarci le cose. E a volte lo fa quando finalmente ci rilassiamo, quando ci abbassiamo la guardia, come nel momento dell’addormentamento. Non è raro che esperienze come la tua siano collegate a un insieme di fattori: un po’ fisici, un po’ emotivi, un po’ legati al momento che si sta attraversando.

Il reflusso può effettivamente creare una sensazione simile, quasi un soffocamento, perché lo stomaco "sale" e irrita le vie respiratorie. Ma anche l’ansia, quella più sottile, quella che magari non si manifesta di giorno ma si fa viva di notte, può avere un ruolo molto potente. È come se il corpo dicesse: “fermati, ascoltami, c’è qualcosa che ti sto mostrando, anche se non sai ancora dargli un nome.”

Mi hai detto che hai avuto un passato difficile, legato alla depressione dopo un evento molto doloroso. È importante che tu abbia già vissuto un processo di guarigione, che tu abbia trovato un equilibrio. Ma anche chi è stato bene, chi è “guarito”, può avere delle ricadute emotive, o semplicemente dei momenti in cui il corpo si fa sentire in modi nuovi. Questo non significa tornare indietro, ma semplicemente prendersi di nuovo cura di sé, con un ascolto diverso.

Mi colpisce anche quando dici di avere spesso la sensazione di respirare “a metà”, e di dover cercare respiro in modo più attivo, anche inarcandoti in avanti o cercando di sbadigliare. È qualcosa che molte persone raccontano nei periodi in cui c'è molta tensione interna, magari non sempre esplicita. Il corpo cerca una via per liberarsene, ma non sempre ci riesce da solo. E allora compare questo senso di affanno, questo respiro che sembra non bastare mai.

Ti direi con delicatezza di non sottovalutare quello che hai vissuto, ma nemmeno di lasciarti travolgere dalla paura. Forse il tuo corpo ti sta semplicemente chiedendo di rallentare un attimo, di guardarti dentro con dolcezza. Di chiederti se, in questo momento della tua vita, c’è qualcosa che ti opprime, che ti trattiene, o che hai bisogno di lasciar andare.

Se vuoi, possiamo lavorarci insieme. Posso aiutarti a ritrovare un contatto più profondo col tuo respiro, con le tue emozioni, con ciò che magari adesso ti sembra un po' confuso o nascosto. Intanto ti chiedo: come ti senti adesso, mentre mi scrivi? Riesci a respirare un po’ meglio? Hai ancora quel mal di testa?

Sono qui, e possiamo prendercela con calma.


Dott.ssa Eva Donnini
Psicologo, Psicologo clinico
Grosseto
Buongiorno, per caso ha mai sofferto di ansia o attacchi di panico? Per caso sta vivendo un periodo complicato o si sente più stanca e stressata del solito? I sintomi che racconta mi potrebbero far pensare a qualcosa del genere. Le consiglierei di escludere cause organiche tramite visite approfondite, in caso di assenza di queste si potrebbe pensare ad un percorso psicologico mirato ad una maggiore tolleranza e gestione dei sintomi.
Grazie, resto a disposizione.
E.D.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Gent. Utente, la ringrazio per aver condiviso con sincerità quanto accaduto. Quello che ha vissuto è stato un episodio intenso e spaventoso e immagino quanto possa averla turbata. I sintomi che descrive, quali la difficoltà a respirare, la tosse, il reflusso, il mal di testa e la sensazione di sbandamento meritano attenzione e ascolto. È importante, innanzitutto, escludere cause mediche, ma anche considerare l’aspetto emotivo, soprattutto alla luce della sua storia personale. Il corpo, talvolta, ci parla in momenti di particolare fragilità emotiva. La sensazione ricorrente di "respiro a metà" può essere uno di quei segnali che meritano di essere accolti con cura e senza giudizio. E' importante cercare il supporto necessario per comprendere meglio quanto sta vivendo, sia dal punto di vista fisico che emotivo.
Cordialmente, AM
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,
quello che hai descritto è stato un momento molto intenso e spaventoso, e capisco perfettamente quanto possa destabilizzare vivere un episodio simile, soprattutto nel momento della notte in cui il corpo e la mente stanno cercando di rilassarsi.
La sensazione di “blocco respiratorio” prima di addormentarsi può essere legata a diverse cause, tra cui fenomeni di tipo ansioso, reflusso gastroesofageo notturno, o anche piccoli episodi di apnea del sonno. La comparsa successiva di tosse, acidità e mal di testa può far pensare anche a un possibile episodio di reflusso importante, che in alcuni casi può irritare le vie respiratorie e scatenare una risposta fisica intensa.
La tua storia personale, con episodi di depressione pregressa e l’uso del citalopram, è molto importante da considerare. Anche se ti senti "guarita", è possibile che il corpo mantenga una certa sensibilità agli stati di stress o di preoccupazione, che possono manifestarsi anche attraverso sintomi somatici, come quelli respiratori.
Il senso di “respirare a metà”, la necessità di inarcarti per prendere aria o sbadigliare, e i risvegli notturni con mancanza d’aria, sono segnali che meritano attenzione e approfondimento. Potrebbero essere collegati a una risposta ansiosa, ma è sempre importante escludere eventuali cause organiche come disturbi respiratori del sonno o problematiche gastroesofagee.
Ti consiglierei caldamente di parlarne con il tuo medico curante, che potrà eventualmente indicarti degli accertamenti, come una visita pneumologica o gastroenterologica, e nel caso anche un supporto psicologico o psichiatrico per valutare se lo stress o un’ansia latente stanno influenzando il tuo benessere.
Prendersi cura della propria salute mentale è un gesto profondo di amore verso se stessi. Non sei sola in questa esperienza, e ci sono strumenti e professionisti pronti ad aiutarti a ritrovare il tuo equilibrio.
Un abbraccio di comprensione,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Alice Boldrin
Psicologo, Psicologo clinico
Legnano
Buongiorno,
dal suo racconto potrebbe trattarsi di un disturbo d'ansia, che spesso interferisce con la possibilità di respirare in modo profondo, e può avere momenti di picco e sfociare così in attacchi di panico, che spesso si manifestano con sintomi simili a quelli che racconta di aver provato la scorsa notte.
Le consiglierei comunque di fare degli accertamenti medici, per escludere cause fisiche del malessere, le consiglierei di rivolgersi al medico di base. Nel caso fossero poi escluse cause di natura fisica il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta, cosi che possa approfondire le motivazioni dietro la sua possibile ansia.
Dott.ssa Shana Baratto
Psicologo, Psicologo clinico
Levico Terme
Buongiorno signora,
immagino lo spavento e la paura nel sentire queste sensazioni.
Per prima cosa Le suggerirei di rivolgersi al suo medico di base e di condividere con lui il suo vissuto, in modo che, conoscendo la sua storia clinica, possa valutare l'eventuale invio ad uno specialista per un'eventuale approfondimento diagnostico. Parallelamente, visto che racconta una storia pregressa di depressione, potrebbe valutare la possibilità di contattare uno psicologo/psicoterapeuta che potrebbe aiutarla nella gestione di questa sintomatologia.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
Dr. Michele Martino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Monteroni di Lecce
Buongiorno, se ha già fatto tutti i dovuti controlli medico-organici con esito negativo, le consiglio di sentire uno psicoterapeuta.
Buongiorno,
comprendo che percepire un blocco respiratorio, proprio nel momento dell’addormentamento, possa essere un’esperienza molto spaventosa. Da quanto tempo presenta questi sintomi? È una situazione che si presenta frequentemente, oppure solo in particolari serate? Non so se ha già fatto dei controlli medici per escludere possibili cause organiche, ma credo che un consulto medico possa innanzitutto aiutarla a chiarire la natura del disturbo che riferisce. Successivamente potrebbe essere utile cercare di comprendere se il blocco del respiro possa essere collegato a stati di ansia notturna, identificare eventuali preoccupazioni, insicurezze e paure inconsce. Anche l’utilizzo di esercizi respiratori e di rilassamento possono essere un valido aiuto per affrontare i momenti di difficoltà che ha descritto.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Laura Soldati
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

le manifestazioni di cui parla sembrano essere l'espressione di un disturbo ansioso. Inizi un percorso di psicoterapia, le può dare con il tempo modo di approfondire il significato più profondo del suo disagio.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco quanto possa essere spaventante e destabilizzante un episodio come quello che ha descritto, specialmente se si manifesta in un momento così delicato come il passaggio dal sonno alla veglia. Questi vissuti, dove il corpo sembra non rispondere come dovrebbe e l’aria pare mancare, possono lasciare un senso di allerta e vulnerabilità che persiste anche nelle ore o nei giorni successivi. È comprensibile che ora si senta un po’ intontita, con quel fastidio sul lato destro della testa e una generale preoccupazione che rende difficile stare tranquilli. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, esperienze come quella che ha avuto potrebbero essere comprese in relazione a un circolo tra attivazione fisiologica, pensieri catastrofici e reazioni emotive. In particolare, quando si ha la sensazione di “non respirare bene”, è frequente che il corpo entri in uno stato di ipervigilanza, che a sua volta intensifica la percezione dei sintomi corporei, generando ulteriore ansia. In alcuni casi, l’ansia può produrre sintomi fisici intensi, che possono simulare condizioni mediche più gravi, ma che in realtà derivano da un’alterazione del normale funzionamento del sistema nervoso autonomo. Ovviamente, è sempre importante escludere ogni causa medica attraverso un controllo con il proprio medico curante, ma nel caso in cui tutto risulti nella norma, è importante cominciare a lavorare sulla parte psicologica del vissuto. Lei ha fatto cenno a un’esperienza passata di depressione post-gravidanza, superata anche grazie all’uso del citalopram. Questo dettaglio è significativo, perché ci dice che in passato ha già affrontato un momento difficile della sua vita e ne è uscita, con impegno e cura. Questo è un dato molto incoraggiante. Il fatto che oggi si manifestino sintomi fisici intensi può indicare che vi è una quota d’ansia non pienamente espressa o elaborata, e che trova nel corpo una via per comunicarsi. Le difficoltà respiratorie notturne, i risvegli con la sensazione di mancanza d’aria, la necessità di inarcarsi per respirare meglio o di sbadigliare per “sentire” di nuovo l’aria nei polmoni, sono tutti aspetti che in molti casi si ritrovano nei disturbi d’ansia, in particolare quando c’è una sensibilizzazione al controllo del respiro. In questi casi, la persona può iniziare a monitorare in modo costante la qualità del proprio respiro, e ogni minima variazione può essere letta come segnale di pericolo. Questo tipo di iperattenzione, pur essendo comprensibile, contribuisce ad aumentare la percezione del disagio. Il lavoro terapeutico potrebbe iniziare proprio da qui: aiutarla a riconoscere questi meccanismi, ad acquisire strumenti per regolare l’ansia e per ridurre l’ipercontrollo, ripristinando una maggiore fiducia nel proprio corpo. Si potrebbe lavorare insieme su alcune tecniche di respirazione diaframmatica, su strategie di rilassamento corporeo e su una ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali legati alla paura di “non farcela”, che è spesso alla base di questi episodi. Vorrei anche dirle che è importante non sentirsi in colpa o “fragile” per aver reagito in questo modo. Il nostro corpo è estremamente sensibile e intelligente, e a volte ci manda segnali quando qualcosa, anche solo a livello emotivo, è in disequilibrio. Lei sta ascoltando questi segnali e questo è un passo importante verso il benessere. Le suggerisco di considerare un confronto con un professionista della salute mentale che lavori con l’approccio cognitivo-comportamentale. Insieme, potreste esplorare queste esperienze, comprenderne l’origine e costruire strategie efficaci per affrontarle, evitando che si cronicizzino o peggiorino. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Giulia Virginia La Monica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trento
Gentile Utente,
spiacente per quanto scrive; la sensazione di mancanza d'aria può spaventare molto.
Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia breve strategica inquadrata quanto vi sono protocolli di intervento specifici calzati sulle singole varianti.

Nella mia pratica clinica diverse persone mi hanno riportato il tentativo di far entrare aria senza riuscirci e spaventandosi. Il lavoro principale per alcuni è stato quello di rieducarli alla corretta respirazione (ad es. attraverso una tecnica di respirazione volta a svuotare i polmoni invece che insistere, cercando di introdurre ulteriore aria).
Un saluto
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco quanto ti abbia spaventato vivere un episodio così intenso: sentirsi “bloccati” nell’aria è fra le esperienze più angoscianti che ci siano. Spesso – soprattutto quando c’è anche un po’ di reflusso acido – può trattarsi di un riflesso di laringospasmo, cioè uno spasmo delle corde vocali che impedisce temporaneamente al passaggio dell’aria di aprirsi del tutto. Se a questo si aggiungono posture scorrette, sonnolenza e magari qualche variazione nel livello del farmaco contro la depressione che hai assunto in passato, il risultato è un mix che può ingenerare anche mal di testa e senso di sbandamento.

Nei prossimi giorni, sarebbe utile tenere un diario in cui annotare orari, posizione in cui dormi, eventuali pasti pesanti o bevande alcoliche/acidificanti vicini all’ora di coricarti, e qualsiasi sintomo di reflusso (bruciore, rigurgito). Nel frattempo, prova a sollevare un po’ la testata del letto (anche pochi centimetri aiutano), evita cene abbondanti o molto speziate a ridosso del sonno e sperimenta qualche semplice esercizio di respirazione diaframmatica: quando ti corichi, appoggia una mano sul diaframma e cerca di gonfiare la pancia come un pallone, espirando poi lentamente. Questo ti aiuta a rilassare la muscolatura laringea e a ridurre la sensazione di “soffocamento”.

Detto questo, non trascurare il parere di un medico: una visita pneumologica o otorinolaringoiatrica, magari supportata da una polisonnografia (lo studio del sonno), potrà escludere disturbi respiratori notturni come l’apnea. Se il reflusso è sospetto, il tuo medico di base potrebbe prescriverti un inibitore di pompa protonica per qualche settimana e verificare se l’acidità cala, insieme a un aggiustamento del dosaggio di eventuali antidepressivi in corso. Se un episodio simile dovesse ripetersi con difficoltà respiratorie marcate, rivolgiti subito al pronto soccorso: è sempre meglio escludere cause organiche acute. Infine, se percepisci che l’ansia anticipatoria di un nuovo “blocco” ti tiene in tensione, uno psicologo potrà guidarti con tecniche di rilassamento e di ristrutturazione cognitiva, così da ritrovare la serenità anche al risveglio.
Dott.ssa Eleonora Errante
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
San matteo della Decima
Buonasera,
innanzitutto le suggerirei di informare subito il suo medico di base per escludere sempre qualsiasi condizione organica. Il suo "guarita" con il citalopram mi fa dedurre che non ha intrapreso anche un percorso di psicoterapia. Spesso l'utilizzo del farmaco in questi casi, per avere ulteriori benefici (e duraturi), andrebbe affiancato ad una psicoterapia, in modo da poter approfondire aspetti della propria vita irrisolti e che di solito tornano ciclicamente.
Il mio approccio è sistemico relazionale, indaga ciò la storia dell'individuo, tenendo conto la sua rete familiare e relazionale.
A disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Giulia Casole
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Comprendo il suo spavento per l'episodio di blocco respiratorio che ha sperimentato. È naturale che un'esperienza simile possa generare molta ansia e preoccupazione. I sintomi che descrive, come la difficoltà respiratoria improvvisa, la tosse, la sensazione di acido e il forte mal di testa unilaterale accompagnati da svarioni, meritano sicuramente attenzione.
Considerando la sua storia pregressa di depressione post-partum e il trattamento con citalopram, così come la persistente sensazione di respirazione incompleta e gli occasionali mancamenti d'aria durante l'addormentamento, potremmo ipotizzare diverse dinamiche. L'ansia, anche se apparentemente gestita, a volte può manifestarsi attraverso sintomi fisici intensi, e le difficoltà respiratorie, in particolare, possono essere un'espressione somatica di tensione emotiva. Anche il mal di testa e i disturbi gastroesofagei potrebbero essere correlati a stati di ansia o stress.
Tuttavia, è fondamentale escludere qualsiasi causa organica sottostante a questi sintomi. Un blocco respiratorio improvviso, soprattutto se accompagnato da altri disturbi fisici come mal di testa intenso e problemi gastrointestinali, potrebbe avere una base medica che necessita di essere identificata e trattata adeguatamente.
Per questo motivo, le raccomando vivamente di rivolgersi al suo medico curante. Sarà necessario effettuare degli esami medici appropriati per escludere qualsiasi condizione fisica che possa essere alla base di questi episodi. Solo attraverso una valutazione medica completa sarà possibile comprendere appieno la natura dei suoi sintomi e ricevere le indicazioni terapeutiche più adeguate. Non esiti a consultare il suo medico per affrontare questa situazione con la dovuta attenzione e, qualora fosse escluso tutto il resto e si trattasse di ansia, di consultare uno Psicologo
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buongiorno, le suggerisco di parlarne con il medico di base per fare degli accertamenti su eventuali cause fisiologiche. Se non risulta nulla, può prendere in considerazione l'ipotesi di una causa psicologica.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

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