Buonasera vorrei capire una cosa. Può essere che io non capisca/ riconosca se i dubbi e pensieri s
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Buonasera vorrei capire una cosa.
Può essere che io non capisca/ riconosca se i dubbi e pensieri sono intrusivi perché dopo molti anni di DOC si è fuso il disturbo con la mia persona ?
Perché io sono ossessionata da diverse questioni su diversi temi ma non li sento come se venissero intrusivamente... Io credo a queste cose come se avessero senso ad essere lì quei pensieri e dubbi. Come se fossero normali parti di me ma mi fanno comunque soffrire, fare evitamenti chiedere ossessivamente pareri e controllare.
Vorrei capire come fa a succedere questo avendo diverse diagnosi di doc perché sento i pensieri miei ? È perché si è cronicizzato negli anni ? Per scarso insight? Come si aumenta nel caso ? Grazie
Può essere che io non capisca/ riconosca se i dubbi e pensieri sono intrusivi perché dopo molti anni di DOC si è fuso il disturbo con la mia persona ?
Perché io sono ossessionata da diverse questioni su diversi temi ma non li sento come se venissero intrusivamente... Io credo a queste cose come se avessero senso ad essere lì quei pensieri e dubbi. Come se fossero normali parti di me ma mi fanno comunque soffrire, fare evitamenti chiedere ossessivamente pareri e controllare.
Vorrei capire come fa a succedere questo avendo diverse diagnosi di doc perché sento i pensieri miei ? È perché si è cronicizzato negli anni ? Per scarso insight? Come si aumenta nel caso ? Grazie
Salve, mi spiace per la situazione ed il disagio espresso. Ha intrapreso un percorso di psicoterapia per cercare di identificare le cause ed i fattori di mantenimento dei sintomi? E' fondamentale per trovare le risposte che cerca.
Cordialmente, dott. FDL
Cordialmente, dott. FDL
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Gentile Utente,
credo ci sia una contraddizione in termini. Quando si parla di intrusività non si fa riferimento al "semplice" volere o meno un pensiero, quanto alla persistenza che ha, allo spazio che occupa nella nostra mente fino a colonizzarla, ed al ricorso a comportamenti ritualizzati come unico modo per trovare quiete. I temi contenuti nelle ossessioni hanno sempre un profondo significato personale, e non deve stupirla che lei li trovi in qualche modo ragionevoli, perché lo sono. E' la pervasività con la quale si affacciano alla coscienza che li rende problematici. Il tempo può cronicizzare il disturbo nel senso che le compulsioni vengono attivate in automatico, e può accadere che ci si muova sulla scorta di un'indefinita percezione di sgradevolezza interna, senza neanche più chiamare realmente in causa il pensiero ossessivo. Riferisce di avere già delle diagnosi, e questo è un bene perché la macchina della cura è avviata, ma la incoraggio ad intraprendere anche un percorso di terapia per mettere davvero un argine al Doc. Purtroppo è una condizione che tende a non risolversi solo ragionandoci su, ma esponendosi a graduali quote di frustrazione. Un caro saluto
credo ci sia una contraddizione in termini. Quando si parla di intrusività non si fa riferimento al "semplice" volere o meno un pensiero, quanto alla persistenza che ha, allo spazio che occupa nella nostra mente fino a colonizzarla, ed al ricorso a comportamenti ritualizzati come unico modo per trovare quiete. I temi contenuti nelle ossessioni hanno sempre un profondo significato personale, e non deve stupirla che lei li trovi in qualche modo ragionevoli, perché lo sono. E' la pervasività con la quale si affacciano alla coscienza che li rende problematici. Il tempo può cronicizzare il disturbo nel senso che le compulsioni vengono attivate in automatico, e può accadere che ci si muova sulla scorta di un'indefinita percezione di sgradevolezza interna, senza neanche più chiamare realmente in causa il pensiero ossessivo. Riferisce di avere già delle diagnosi, e questo è un bene perché la macchina della cura è avviata, ma la incoraggio ad intraprendere anche un percorso di terapia per mettere davvero un argine al Doc. Purtroppo è una condizione che tende a non risolversi solo ragionandoci su, ma esponendosi a graduali quote di frustrazione. Un caro saluto
Salve, può capitare che nelle fasi più strutturate del DOC si verifichi fenomeni come fusione azione-pensiero o la cosiddetta inversione pensiero-azione, ossia che il rituale di controllo vada a precedere lo stesso dubbio/pensiero intrusivo.
Il fatto che lei però riconosca quello che sta avvenendo e che riferisca un certo distacco significa che in qualche modo riesce a distaccarsi da questi pensieri e a considerarli come effettivamente un qualcosa di intrusivo. Ciò indica un discreto insight che è indice solitamente di migliore prognosi.
Lei riferisce di avere già avuto diagnosi di DOC in passato e di aver fatto delle terapie. Le consiglierei di rivolgersi al vecchio terapeuta, per riprendere alcuni contenuti e fare qualche "booster session" o un percorso finalizzato proprio all'aumento dell'insight. Un caro saluto.
Il fatto che lei però riconosca quello che sta avvenendo e che riferisca un certo distacco significa che in qualche modo riesce a distaccarsi da questi pensieri e a considerarli come effettivamente un qualcosa di intrusivo. Ciò indica un discreto insight che è indice solitamente di migliore prognosi.
Lei riferisce di avere già avuto diagnosi di DOC in passato e di aver fatto delle terapie. Le consiglierei di rivolgersi al vecchio terapeuta, per riprendere alcuni contenuti e fare qualche "booster session" o un percorso finalizzato proprio all'aumento dell'insight. Un caro saluto.
Buonasera Gentile Utente, forse non è utile per lei ragionare in termini di intrusività o meno dei pensieri. Quello che ha riportato qui, non è forse esso stesso un dubbio di matrice ossessiva? Il rischio è di entrare in un loop in cui poi non distingue più cosa è "patologico" e cosa è "normale". Forse potrebbe provare a fare un passo indietro ed evitare di porre troppa attenzione all'etichetta diagnostica. Il punto è se lei soffre di tutto questo, se causa dei problemi a lei o a chi le sta vicino. Se la risposta è si, allora il mio consiglio è quello di consultare uno psicoterapeuta. Cordialmente, dott. Simeoni
Gentile utente
Il DOC è un disturbo d’ansia molto particolare.
il trattamento farmacologico è spesso fondamentale, ma va unito ad una salda alleanza terapeutica, l’unica che attraverso un dialogo maieutico permette di affrontare tutti i temi (e anche molti altri) che lei ha qui esposto.
Cordialmente,
Dottoressa Mariagrazia Fanciulli
Il DOC è un disturbo d’ansia molto particolare.
il trattamento farmacologico è spesso fondamentale, ma va unito ad una salda alleanza terapeutica, l’unica che attraverso un dialogo maieutico permette di affrontare tutti i temi (e anche molti altri) che lei ha qui esposto.
Cordialmente,
Dottoressa Mariagrazia Fanciulli
Gentile Signora i temi che riferisce nella sua breve nota sono molti e non sono semplici. In ogni caso non è chiaro come si giunga al DOC o cosa intenda con un pensiero intrusivo. Il suo modo di porre le questioni sembra aprire alla possibilità che vi sia una certa confusione in merito alle emozioni legate ai comportamenti che riferisce. E' sicuramente utile chiedere un consulto con uno specialista e valutare le possibili alternative di lavoro. Se questo è già avvenuto è opportuno riferire questi temi alla persona che ha contattato o con cui lavora in quanto ha sicuramente molti più elementi che gli consentono di fare delle ipotesi di lavoro. Un cordiale saluto
Salve, ha mai pensato di intraprendere un percorso di psicoterapia per trovare le risposte che cerca?
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno, l'intrusività dei pensieri non è data dalla percezione di essi come "estranei" o "sbagliati", quanto più dal loro impatto nella nostra vita quotidiana. I vari temi che lei riporta riguardo al contenuto delle ossessioni hanno sicuramente una valenza personale e certamente sembrano seguire una logicità e un senso ben specifico, tuttavia mi sembra di capire che lei giudichi il pensiero in due modi: incontrollabile e "fuso" con la realtà. La psicoterapia sul pensiero ossessivo spesso agisce anche su alcune credenze di questo tipo, cercando di rafforzare l'ottica che i pensieri sono parte del nostro vissuto e imparando a trattarli come elementi passeggeri della nostra mente, senza necessariamente dover agire un controllo su di essi.
Un percorso di psicoterapia la potrebbe aiutare da un lato nell'incrementare la capacità di osservare i suoi pensieri come se fosse "in terza persona" e arginare i comportamenti che lei stessa identifica come l'evitamento, la richiesta di rassicurazioni e la necessità di avere la percezione del controllo, dall'altro contenere i vissuti emotivi che ne conseguono.
dott. De Rosa Saccone
Un percorso di psicoterapia la potrebbe aiutare da un lato nell'incrementare la capacità di osservare i suoi pensieri come se fosse "in terza persona" e arginare i comportamenti che lei stessa identifica come l'evitamento, la richiesta di rassicurazioni e la necessità di avere la percezione del controllo, dall'altro contenere i vissuti emotivi che ne conseguono.
dott. De Rosa Saccone
Salve, se ho ben capito la questione che lei pone è rispetto al riconoscimento in una diagnosi di DOC in quanto non percepisce i suoi pensieri ripetitivi come intrusivi e si chiede, quindi, se il disturbo non sia diventato lei con la sua personalità. Tenga conto che la diagnosi, per quanto utile ad effettuare una terapia farmacologica e orientare un eventuale percorso di psicoterapia non è la persona. Non la rappresenta in toto. Credo che possa essere più utile interrogarsi sul perché siano presenti nella sua mente questi pensieri ripetitivi o dubbi e sul perché e come le causino sofferenza se non li percepisce come intrusivi e li definisce come fossero normali parti di sé. Bisognerebbe forse cambiare prospettiva e partire dal suo vissuto particolare, prima di interrogarsi sul perché non corrisponda esattamente alla categoria diagnostica cui si appartiene. Spero di esserle stata utile. La saluto M.M.
Gentile utente mi dispiace per il suo disagio. Nel DOC abbiamo la fusione pensiero-azione cioè quello che penso accadrà sicuramente . I pensieri intrusivi che originano il ciclo di ossessione-compulsione sono di tipo egodistonico ovvero esterni al proprio sistema di valori , che vengono percepiti come intrusivi e quindi neutralizzati . Sono intrusivi proprio perché creano sofferenza e fanno mettere in atto ossessioni e compulsioni invalidando la quotidianità . Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale che è il trattamento first-line per il trattamento del DOC. Per qualsiasi informazione resto a sua disposizione . Un caro saluto.
Se queste ossessioni la fanno soffrire e ne parla, il suo quoziente di coscienza è ancora integro.
E percepisce che il desiderio di immedesimarsi nelle sue ossessioni, insomma di “diventare” le sue ossessioni, è a portata di mano.
È il momento giusto per costruire un lavoro psicoterapico....
E percepisce che il desiderio di immedesimarsi nelle sue ossessioni, insomma di “diventare” le sue ossessioni, è a portata di mano.
È il momento giusto per costruire un lavoro psicoterapico....
Salve, te ne sei occupata negli anni? In che modo?
Peso che questo sia il punto più importane. Tutto quello di cui non ci occupiamo si cronicizza e peggiora, in tutti i campi. I disturbi DOC possono essere invalidanti, nel senso che le ossessioni possono prendere molto del nostro tempo, mentre le mettiamo in atto, per nn sentire quello che non vogliamo sentire
Peso che questo sia il punto più importane. Tutto quello di cui non ci occupiamo si cronicizza e peggiora, in tutti i campi. I disturbi DOC possono essere invalidanti, nel senso che le ossessioni possono prendere molto del nostro tempo, mentre le mettiamo in atto, per nn sentire quello che non vogliamo sentire
Gentile Utente, posso solo immaginare quanto sia faticoso convivere quotidianamente con il disagio che riferisce. Per il trattamento del DOC è importante capire quali sono i meccanismi di rinforzo e agire su quelli. Se ancora non si fosse rivolta ad uno specialista penso che possa essere utile che lo faccia perché con l’aiuto di un professionista ed un percorso di psicoterapia potrebbe acquisire una maggiore conoscenza di se oltre a poter lavorare sul DOC e così poter riprendere in mano la sua vita.
Un cordiale saluto
Un cordiale saluto
Buongiorno, il DOC è sicuramente una diagnosi con delle caratteristiche sintomatiche specifiche, ma, come ogni altra sintomatologia o caratteristica anche non patologica, deriva da una modalità tipica di dare senso e significato a quello che ci circonda. Potrebbe esserle di molto aiuto prendere più consapevolezza (attraverso un percorso di psicoterapia) su quali sono i significati che utilizza per spiegare quello che le succede e come riuscire di conseguenza a vivere più serenamente e senza questi pensieri fastidiosi, che le riducono la qualità della vita.
Spero che la mia risposta possa esserle un pochino d'aiuto nel decidere come prendersi cura di sé.
Cordialmente, Dott.ssa Elisa Brembilla
Spero che la mia risposta possa esserle un pochino d'aiuto nel decidere come prendersi cura di sé.
Cordialmente, Dott.ssa Elisa Brembilla
Gentile utente di mio dottore,
sarebbe opportuno visto il disagio espresso che intraprendesse un percorso psicoterapico affinche possa guardare alla sua vita con maggior fiducia. Consultare uno psicoterapeuta potrebbe darle la possibilità di andare a fondo ai suoi sintomi e capirne le ragioni del loro essere. Qualora non avesse ancora fatto questo passo, lo faccia al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine. Potrebbe trovare uno specialista che la possa seguire anche attraverso il portale di mio dottore, noin perda altro tempo lo faccia quanto prima.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
sarebbe opportuno visto il disagio espresso che intraprendesse un percorso psicoterapico affinche possa guardare alla sua vita con maggior fiducia. Consultare uno psicoterapeuta potrebbe darle la possibilità di andare a fondo ai suoi sintomi e capirne le ragioni del loro essere. Qualora non avesse ancora fatto questo passo, lo faccia al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine. Potrebbe trovare uno specialista che la possa seguire anche attraverso il portale di mio dottore, noin perda altro tempo lo faccia quanto prima.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
il DOC è un disturbo complesso ma ripetitivo e in qualche modo prevedibile. Secondo il mio punto di vista, è utile distinguere quelli che sono i pensieri intrusivi e colonizzanti che sono "non voluti" e soprattutto che le portano sofferenza (DOC), da quella che è una tendenza ad essere ossessivi da un punto di vista personologico. Il DOC è un disturbo, ma la personalità ossessiva non sempre e per forza è legata a DOC. Lei non è il suo DOC, ha diagnosi di DOC, ma non è fusa con esso. Nei momenti in cui non soffre di "crisi acute di DOC "( quelle in cui lei dice ad occhi chiusi e sa che quello è il suo DOC), potrebbero comunque manifestarsi "tendenze ossessive" che se non estremizzate rimangano un modo di essere, seppur magari non del suo "ideale" modo di essere, ma che non portano la sofferenza che genera una crisi di DOC.
Spero di esserle stata utile
Saluti
il DOC è un disturbo complesso ma ripetitivo e in qualche modo prevedibile. Secondo il mio punto di vista, è utile distinguere quelli che sono i pensieri intrusivi e colonizzanti che sono "non voluti" e soprattutto che le portano sofferenza (DOC), da quella che è una tendenza ad essere ossessivi da un punto di vista personologico. Il DOC è un disturbo, ma la personalità ossessiva non sempre e per forza è legata a DOC. Lei non è il suo DOC, ha diagnosi di DOC, ma non è fusa con esso. Nei momenti in cui non soffre di "crisi acute di DOC "( quelle in cui lei dice ad occhi chiusi e sa che quello è il suo DOC), potrebbero comunque manifestarsi "tendenze ossessive" che se non estremizzate rimangano un modo di essere, seppur magari non del suo "ideale" modo di essere, ma che non portano la sofferenza che genera una crisi di DOC.
Spero di esserle stata utile
Saluti
Gentile Utente, ciò che racconta è assolutamente compatibile con il fatto di essere umani. Vorrei intendere che quando apponiamo un'etichetta linguistica, o addirittura una sigla, per identificare un insieme di caratteristiche che ci contraddistinguono (es. DOC, DAP, DCA, ecc...), lo facciamo per semplificare un universo assai complesso e irriducibile.
Così, ognuno di noi, avrà delle specificità che lo avvicinano ad un costrutto diagnostico ed altre che lo separano dalla definizione pura.
Non dimentichiamoci inoltre che ogni stile adattativo (qualcuno preferisce chiamarli meccanismi di difesa) è funzionale al soggetto, o almeno lo è stato, per proteggersi dalle sfide e dagli ostacoli che l'ambiente inevitabilmente propone.
A mio modo di vedere, ad esclusione di un paio di questi, non esiste uno stile adattativo (ossessivo, ansioso, dipendente, istrionico, depressivo, ecc...) migliore dell'altro. La criticità, lo stallo, la nevrosi significativa, si strutturano in base alla scarsa varianza e alla rigidità con cui adottiamo uno di questi.
Spero di essere stato utile e sono convinto di poterlo essere nella misura in cui possano sorgere da questo spunto altre domande ed altri dubbi piuttosto che risposte risolutive.
Un saluto cordiale,
Emanuele Cananzi
Così, ognuno di noi, avrà delle specificità che lo avvicinano ad un costrutto diagnostico ed altre che lo separano dalla definizione pura.
Non dimentichiamoci inoltre che ogni stile adattativo (qualcuno preferisce chiamarli meccanismi di difesa) è funzionale al soggetto, o almeno lo è stato, per proteggersi dalle sfide e dagli ostacoli che l'ambiente inevitabilmente propone.
A mio modo di vedere, ad esclusione di un paio di questi, non esiste uno stile adattativo (ossessivo, ansioso, dipendente, istrionico, depressivo, ecc...) migliore dell'altro. La criticità, lo stallo, la nevrosi significativa, si strutturano in base alla scarsa varianza e alla rigidità con cui adottiamo uno di questi.
Spero di essere stato utile e sono convinto di poterlo essere nella misura in cui possano sorgere da questo spunto altre domande ed altri dubbi piuttosto che risposte risolutive.
Un saluto cordiale,
Emanuele Cananzi
Buongiorno,
credo che sia importante che lei si ponga tutte queste domande. Perché si trova in una situazione difficile, faticosa, che le provoca sofferenza e vuole saperne di più, capirci qualcosa.
Potrebbe essere d'aiuto contattare uno psicologo, con cui intraprendere un percorso, per approfondire tutti questi temi, continuare a farsi domande e trovare qualche risposta, per poter stare meglio.
Un caro saluto,
Dott..ssa Alice Carbone
credo che sia importante che lei si ponga tutte queste domande. Perché si trova in una situazione difficile, faticosa, che le provoca sofferenza e vuole saperne di più, capirci qualcosa.
Potrebbe essere d'aiuto contattare uno psicologo, con cui intraprendere un percorso, per approfondire tutti questi temi, continuare a farsi domande e trovare qualche risposta, per poter stare meglio.
Un caro saluto,
Dott..ssa Alice Carbone
Salve, ritengo opportuno confidarsi con il medico che l'ha avuta in cura. Conoscendo il suo trascorso e la sua persona, saprà sciogliere questi dubbi.
MMM
MMM
Buongiorno, nel disturbo ossessivo-compulsivo la persona ha Ripetuti pensieri e su una tale questione (ossessioni) che la portano a compiere ripetute azioni o serie di azioni (Compulsioni) al fine the far tacere il flusso di pensieri.
Le consiglio di iniziare un percorso con un professionista al fine di comprendere meglio la sua situazione quali siano i fattori scatenanti (da quanto a questo disturbo? Se c’è stato un evento o un pensiero particolare da cui è iniziato tutto?) I fattori di mantenimento (a cosa si riferiscono questi pensieri?)
Quali sono Le convenzioni alla base di questi pensieri? Quali comportamenti le fanno mettere in atto?)
con l’aiuto di un professionista potrebbe imparare a gestire e risolvere Il suo disagio.
Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Le consiglio di iniziare un percorso con un professionista al fine di comprendere meglio la sua situazione quali siano i fattori scatenanti (da quanto a questo disturbo? Se c’è stato un evento o un pensiero particolare da cui è iniziato tutto?) I fattori di mantenimento (a cosa si riferiscono questi pensieri?)
Quali sono Le convenzioni alla base di questi pensieri? Quali comportamenti le fanno mettere in atto?)
con l’aiuto di un professionista potrebbe imparare a gestire e risolvere Il suo disagio.
Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
I pensieri intrusivi sono decontestualizzati e molto persistenti. Cercare rassicurazioni riguardo queste preoccupazioni ed evitare le situazioni temute alimentano i pensieri intrusivi e non permettono di comprendere che ciò che ci spaventa non è così catastrofico come crediamo. Accogliere il dubbio e l'incertezza della vita come qualcosa che fa parte di noi, concentrandosi sugli aspetti positivi e comprendere che i pensieri sono parole distinte dalla realtà possono contribuire nella gestione dei sintomi del DOC. Provare a rompere lo schema della sua sintomatologia può metterla davanti a una forte ansia da evitamento, ma cercare di vederla come uno stato emotivo momentaneo che raggiunge il picco di una curva e poi decresce può incoraggiarla ad affrontare la sua sofferenza.
più si invecchia più si cronicizza grazie
Inizialmente, sarebbe consigliabile lavorare con un esperto anche solo sulla manifestazione "sintomatica". La difficoltà del DOC spesso è relativa al fatto che alcuni dubbi o preoccupazioni, hanno una base logica, che di per sè avrebbe senso. Potresti cominciare con una terapia comportamentale mirata principalmente alla diminuzione o eliminazione degli evitamenti e delle compulsioni, per poi gradualmente procedere con una lavoro su di tè più "profondo" e trasversale. Ad oggi è uno dei procedimenti più efficaci per questa difficoltà.
Buonasera, la domanda che pone è molto interessante e, soprattutto, è una domanda che molte persone che convivono da anni con problematiche di questo tipo finiscono prima o poi per farsi. Spesso si immagina che i pensieri ossessivi debbano necessariamente essere percepiti come qualcosa di estraneo, assurdo o chiaramente invasivo. In realtà l'esperienza soggettiva può essere molto più complessa. Non tutte le persone vivono i dubbi e le preoccupazioni nello stesso modo e non sempre la sofferenza deriva dal percepire quei pensieri come completamente estranei a sé. Da ciò che descrive, sembra che il problema non sia tanto il fatto che i pensieri arrivino all'improvviso o vengano percepiti come "non suoi", quanto il fatto che finiscano per occupare una quantità enorme di spazio mentale, generando sofferenza, controlli, richieste continue di rassicurazione, evitamenti e difficoltà nel lasciarli andare. Questo è un aspetto molto importante. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, infatti, spesso non è il contenuto del pensiero a fornire le informazioni più utili, ma il rapporto che si sviluppa con quel pensiero. Lei stessa scrive una frase significativa: "Credo a queste cose come se avessero senso ad essere lì". Questo può accadere quando per molto tempo si è imparato a trattare ogni dubbio come qualcosa che richiede una risposta, una verifica o una soluzione definitiva. Con il passare degli anni può effettivamente succedere che alcuni schemi di funzionamento diventino così abituali da apparire normali. Non necessariamente perché il disturbo si sia "fuso" con la persona nel senso stretto del termine, ma perché certi modi di pensare, controllare e analizzare la realtà vengono utilizzati così frequentemente da risultare familiari. Quando un meccanismo viene ripetuto migliaia di volte, la mente tende a considerarlo una modalità abituale di affrontare le situazioni. Per questo motivo molte persone arrivano a dire: "Ma questi pensieri li sento miei". Ed è assolutamente comprensibile. Dopotutto sono prodotti dalla propria mente. Il punto non è tanto stabilire se siano propri o estranei, quanto osservare che effetto producono e quali comportamenti attivano. Mi colpisce che lei scriva di essere ossessionata da diversi temi contemporaneamente. Questo dettaglio spesso è molto utile perché suggerisce che il nucleo della sofferenza potrebbe non essere legato ai singoli argomenti che la preoccupano, ma a un particolare modo di rapportarsi all'incertezza, al dubbio, alla necessità di capire, controllare o raggiungere una certezza completa. Anche il tema dell'insight, che lei cita, merita una riflessione. Molte persone immaginano che avere consapevolezza significhi riuscire immediatamente a non credere più ai propri dubbi. In realtà la consapevolezza è spesso un processo molto più graduale. Si può comprendere razionalmente che un certo meccanismo genera sofferenza e, allo stesso tempo, continuare a sentirlo emotivamente molto convincente. Le emozioni non sempre seguono la stessa velocità della comprensione intellettuale. Più che chiedersi se i pensieri siano intrusivi oppure no, forse potrebbe essere utile osservare alcune domande diverse: quanto tempo occupano? Quanto influenzano le sue decisioni? Quanto la spingono a cercare rassicurazioni? Quanto le impediscono di tollerare il dubbio? Spesso queste informazioni raccontano molto di più sul funzionamento del problema rispetto alla semplice sensazione di estraneità o familiarità del pensiero. Il fatto che lei si stia interrogando su questi aspetti suggerisce già una buona capacità di osservazione di sé. Credo che un percorso psicologico, soprattutto se orientato alla comprensione approfondita dei meccanismi cognitivi e comportamentali che mantengono la sofferenza nel tempo, potrebbe aiutarla a distinguere sempre meglio ciò che è un bisogno autentico da ciò che nasce invece dall'abitudine a inseguire continuamente risposte e certezze. Non tanto per eliminare i pensieri, ma per comprendere perché assumano un peso così rilevante e come mai continuino a richiedere tanta attenzione mentale. Spesso il cambiamento inizia proprio quando si smette di concentrarsi esclusivamente sul contenuto dei dubbi e si inizia a osservare il modo in cui la mente li tratta. È lì che, molto frequentemente, si trovano le chiavi più importanti per comprendere ciò che sta accadendo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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