Buonasera... Ultimamente sento un peso enorme, come una spada di Damocle da portare. È un anno che
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Buonasera... Ultimamente sento un peso enorme, come una spada di Damocle da portare.
È un anno che mi sembra di non essere mai serena. Da quando è iniziato il covid sono iniziati i nostri problemi. Ho avuto la conferma di diagnosi di lipedema, malattia ancora non riconosciuta dal SSN ma che porterà gravi problemi nel corso della mia vita, tendendo a peggiorare sempre più.
Il mio compagno ha scoperto di avere esofagite eosinofila, che gli porta gravi effetti sulla deglutizione, e respirando solo con la bocca a causa del setto deviato, sto con l'ansia costante che possa soffocare.
Non soffrivo di crisi d'ansia, panico. Ma solo un po'di depressione che affrontavo da sola.
Tuttavia da quando è successo che si stesse per strozzare con un muffin sono in constante allerta, ho il sonno leggero e appena sento che fa qualche verso strano salto nel letto come una molla.
Mi capita di avere qualche attacco di panico, ma soprattutto crisi d'ansia, che stanno peggiorando in concomitanza allo stato in cui mi trovo.
Io non so più cosa fare, vengo trattata come una paziente di serie b, e adesso tutto ruota intorno al covid, e noi che abbiamo malattie rare vediamo tempistiche che si dilatano di mesi e mesi.
Non mi sento compresa nemmeno dal mio medico di base, che minimizza tutto e devo convincerlo io stessa per prescrivermi degli esami. Anche adesso che si sospetta si una patologia reumatologica autoimmune, continua a farmi sentire una malata immaginaria. Non so davvero che fare o pensare. Vorrei solo staccare la spina e per un momento non sentire più nulla.
Cosa potrei fare per iniziare ad aiutarmi? Mi piacerebbe avere qualche consiglio... Grazie mille
È un anno che mi sembra di non essere mai serena. Da quando è iniziato il covid sono iniziati i nostri problemi. Ho avuto la conferma di diagnosi di lipedema, malattia ancora non riconosciuta dal SSN ma che porterà gravi problemi nel corso della mia vita, tendendo a peggiorare sempre più.
Il mio compagno ha scoperto di avere esofagite eosinofila, che gli porta gravi effetti sulla deglutizione, e respirando solo con la bocca a causa del setto deviato, sto con l'ansia costante che possa soffocare.
Non soffrivo di crisi d'ansia, panico. Ma solo un po'di depressione che affrontavo da sola.
Tuttavia da quando è successo che si stesse per strozzare con un muffin sono in constante allerta, ho il sonno leggero e appena sento che fa qualche verso strano salto nel letto come una molla.
Mi capita di avere qualche attacco di panico, ma soprattutto crisi d'ansia, che stanno peggiorando in concomitanza allo stato in cui mi trovo.
Io non so più cosa fare, vengo trattata come una paziente di serie b, e adesso tutto ruota intorno al covid, e noi che abbiamo malattie rare vediamo tempistiche che si dilatano di mesi e mesi.
Non mi sento compresa nemmeno dal mio medico di base, che minimizza tutto e devo convincerlo io stessa per prescrivermi degli esami. Anche adesso che si sospetta si una patologia reumatologica autoimmune, continua a farmi sentire una malata immaginaria. Non so davvero che fare o pensare. Vorrei solo staccare la spina e per un momento non sentire più nulla.
Cosa potrei fare per iniziare ad aiutarmi? Mi piacerebbe avere qualche consiglio... Grazie mille
Salve, credo che sia opportuno per lei intraprendere un percorso psicologico per riuscire a gestire meglio la situazione che descrive.
Buona giornata.
Dott. Fiori
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Salve. Un percorso psicoterapeutico di tipo bioenergetico sarebbe consigliabile. Lavorando sull'integrazione mente corpo, sul respiro, sullo scioglimento delle tensioni muscolari che trattengono le tensioni emotive, può essere di aiuto. Per il suo compagno, potrebbe essere di aiuto una terapia miofunzionale che lavora anche sulla riabilitazione deglutitoria. Distinti saluti
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause, origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche.
Cordialmente, dott FDL
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause, origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche.
Cordialmente, dott FDL
Gentile utente, mi ha molto colpito la situazione che lei descrive. Si sommano più fattori cui dover far fronte: la preoccupazione costante per il suo compagno e la preoccupazione per la sua salute fisica, che inevitabilmente impattano sul suo stato emotivo. Affrontare tutto questo da sola forse sta iniziando a diventare troppo (l'ansia, è sempre un segnale di allarme che ci manda il nostro organismo, affinchè iniziamo a fare qualcosa per aiutarci). Perciò sarebbe importante almeno inizialmente che lei provasse a farsi sostenere da un percorso terapeutico in cui esprimere tutto ciò che la turba la fa arrabbiare, e nel contempo vedere se anche il suo compagno possa fare lo stesso in modo che entrambi siate supportati individualmente dal punto di vista psicologico. Dal punto di vista medico invece le chiedo: avete consultato specialisti diversi per entrambe le vostre problematiche? ci sono associazioni a favore della sua patologia?
La saluto cordialmente e se ritiene resto a disposizione
Dott.ssa Francesca Caputo
La saluto cordialmente e se ritiene resto a disposizione
Dott.ssa Francesca Caputo
Buonasera, ciò che sta affrontando in questo periodo non è assolutamente semplice, ne immaginario. Sostiene sia la preoccupazione per il proprio stato di salute che quella per lo stato di saluto del compagno. All'interno di un sostegno psicologico può trovare uno spazio che la aiuti nel sollevarsi temporaneamente da queste preoccupazioni condividendole in un luogo di cura e protezione per sé e a sé dedicato. Un luogo in cui non esiste una sofferenza immaginaria ma quella reale ed autentica vissuta e sentita dalla persona che la porta. Un caro saluto
Buonasera,
sicuramente un percorso psicologico potrebbe rivelarsi davvero importante in questo particolare momento della sua vita.
Buona serata!
AS
sicuramente un percorso psicologico potrebbe rivelarsi davvero importante in questo particolare momento della sua vita.
Buona serata!
AS
Salve, non deve essere per nulla facile affrontare e gestire una situazione del genere. Sicuramente condividere le sue ansie e angosce con un professionista la può aiutare a ridurre la sensazione di malessere e a trovare nuove modalità di gestione dell'ansia e della situazione stessa.
Cordiali saluti
Dr. Mariarosaria Russo
Cordiali saluti
Dr. Mariarosaria Russo
Salve, il particolare momento che stiamo vivendo condiziona effettivamente il nostro interesse verso la salute, il benessere fisico, l'eventuale presenza di malattie, ecc. Questo, assieme alle continue chiusure e riduzioni delle attività, provoca anche un restringimento degli spazi di vita, diciamo così. Quel che però non si comprende dal suo messaggio è se lei si senta incompresa rispetto alla sua condizione fisica associata ai suoi sintomi o se ritiene che oltre questi sintomi e la patologia diagnosticata ci sia dell'altro. Lei parla di ansia e di panico: quale rilevanza hanno in questo momento? Che rapporto hanno (se hanno un rapporto) con la malattia fisica? Bisognerebbe interrogarsi su questi punti. Oltre ad una consulenza medica, quindi, se la situazione fosse psicologicamente insostenibile per lei, potrebbe provare a chiedere una prima consulenza psicologica. Eventualmente sono a sua disposizione. Saluti, Marina Montuori
Dalle sue parole sembra attraversare un momento davvero particolare e profondamente pesante da sopportare, che meriterebbe di essere condiviso per alleviarne il dolore. I suoi vissuti, così importanti e delicati, necessiterebbero di essere ascoltati e approfonditi in un contesto terapeutico, certamente un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza e ad affrontare questo momento, così difficile per lei. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto. Un gentile saluto
Signora, buongiorno sono la Dott.ssa Martina Cecconi, mi occupo di vari disturbi. Leggendo le sue problematiche e quello di suo marito ho fatto una ricerca. Per quanto riguarda il suo problema della lipedema sembrerebbe un problema genetico od ormonale, metabolico o infiammatorio. Viene consigliato un approccio nutrizionistico/metabolico adeguato e un trattamento comprenssivo (indumenti compressive e drenanti). Le consiglio di fare delle analisi alla tiroide per escludere eventuali problematiche ormonali e poi provare a seguere queste indicazioni rivolgendosi ad un professionista del settore.
Mentre per il problema di suo marito le consiglio di rivolgersi ad un pneumologo, perché capire insieme more risolvere il discorso della respirazione durante la notte e l'eventuale ostruzione da cibo.
Tuttavia, vi consiglio di intraprende dei colloqui psicologici per riuscire a trovare delle strategie più funzionali e meno angoscianti nell'affrontare questi situazioni
Rimango a vostra disposizione per ulteriori interrogativi
Cordialmente Dottoressa Martina Cecconi
Mentre per il problema di suo marito le consiglio di rivolgersi ad un pneumologo, perché capire insieme more risolvere il discorso della respirazione durante la notte e l'eventuale ostruzione da cibo.
Tuttavia, vi consiglio di intraprende dei colloqui psicologici per riuscire a trovare delle strategie più funzionali e meno angoscianti nell'affrontare questi situazioni
Rimango a vostra disposizione per ulteriori interrogativi
Cordialmente Dottoressa Martina Cecconi
Gentile signora, scelga di non restare sola in questa situazione!
penso sia utile per lei richiedere un colloquio di consulenza ed iniziare un affiancamento con uno psicologo che comprenda i suoi problemi (più che reali e assolutamente non immaginari!) ed il suo punto di vista.
La aiuterà ad affrontare tutto ciò che ci ha descritto e a conoscere/gestire gli attacchi di panico e i momenti di difficoltà emotiva
Auguri!
Dottoressa Mariagrazia Fanciulli
penso sia utile per lei richiedere un colloquio di consulenza ed iniziare un affiancamento con uno psicologo che comprenda i suoi problemi (più che reali e assolutamente non immaginari!) ed il suo punto di vista.
La aiuterà ad affrontare tutto ciò che ci ha descritto e a conoscere/gestire gli attacchi di panico e i momenti di difficoltà emotiva
Auguri!
Dottoressa Mariagrazia Fanciulli
Gentile utente,
chiedere una consulenza psicologica ad uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla ad affrontare questa difficile condizione. Approfondire i significati di ciò che sta attraversando può condurla ad un maggior benessere.
Rimango disponibile in caso di necessità,
Buona continuazione,
Dott.ssa Valeria Marino
chiedere una consulenza psicologica ad uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla ad affrontare questa difficile condizione. Approfondire i significati di ciò che sta attraversando può condurla ad un maggior benessere.
Rimango disponibile in caso di necessità,
Buona continuazione,
Dott.ssa Valeria Marino
Gentile Utente, mi dispiace molto per il disagio che sta vivendo. La sofferenza che descrive è comprensibile e contestualizzata, per quanto spiacevole, e merita di essere approfondita con la dovuta attenzione. Per rispondere alla Sua domanda, ha già iniziato ad aiutarsi riconoscendo le sue difficoltà e chiedendo un aiuto in proposito. E' quindi importante, anche rispetto alla mancata comprensione che sente di ricevere, che Lei per prima si dia la possibilità di accudirsi e affidarsi ad un* psicolog* capace di accogliere il carico che ora sta portando da sola, con tutta la fatica del caso. Resto pertanto a Sua disposizione e le porgo i miei saluti. Dott.ssa Valentina Cecchi
Buongiorno. In questo momento di grossa difficoltà e sofferenza non è certo facile per lei fare chiarezza rispetto a ciò che sta vivendo fuori e dentro di lei. E' una situazione complessa, problemi di salute, malattia del suo compagno, e a questo si aggiunge la grave emergenza Covid. Sono comprensibili la sua paura e la sua ansia, la rabbia di non essere compresa e aiutata, l'incertezza rispetto al da farsi... Credo possa essere utile per lei un sostegno psicologico per poter esprimere liberamente tutti i vissuti che l'attraversano e per trovare strategie per affrontare i problemi che l'affliggono, così da poter ritrovare un po' di serenità e di conseguenza avere una nuova carica ed energia per affrontare le difficoltà che la vita le ha messo di fronte. Cordiali Saluti. Paola Cavallotto
Buonasera,
Sono la dottoressa Lazzari, psicologa.
La rinforzo innanzitutto per aver avuto la capacità di condividere le sue difficoltà e di chiedere aiuto. L'immagine della spada di Damocle da lei utilizzata rende perfettamente il senso della sofferenza in cui versa.. Il suo messaggio comunica un grande senso di stanchezza e frustrazione.. Ciò che mi sento di dirle, all'interno della complessità del quadro illustrato, è che il nostro corpo e la nostra mente sono in interazione costante, si influenzano reciprocamente in un modo complesso e spesso non immediatamente evidente.. A volte può succedere che l'uno parli per l'altro, come nel caso dell'ansia, che per quanto pervasiva e sfiancante, spesso acquisisce un significato all'interno dei contesti e delle situazioni di vita che ci troviamo ad affrontare.. La sua reattività nei confronti di suo marito è comprensibile alla luce delle preoccupazioni presenti, ma dal suo racconto sembra emergere un esaurimento di risorse fisiche e psichiche che forse ha radici più profonde.. Forse il suo corpo sta cercando di dirle qualcosa attraverso queste manifestazioni sintomatiche che sembrano incastrarsi al punto da rendere difficile comprendere dove finisca una e inizi l'altra..Non a caso esiste una correlazione forte tra le problematiche autoimmuni e l'esposizione protratta a condizioni di stress eccessivo.. Forse potrebbe per lei essere giunto il momento di ricavarsi uno spazio per sé, che possa attenuare il senso di solitudine, ridefinire all'interno di un contesto non giudicante il senso degli ultimi trascorsi e l'impatto che hanno avuto a livello fisico e psichico.. Inoltre mi sento di rinfrancarla rispetto al suo diritto di essere ascoltata da uno specialista della salute che prenda in carico la complessità del quadro clinico anche in questa situazione anomala che sta mettendo a dura prova tutti noi, la nostra libertà, i nostri bioritmi, i nostri bisogni esistenziali.. Le visite possono comunque essere effettuate in condizioni di sicurezza o, al limite, attraverso mezzi di comunicazione on line.
Resto a disposizione se lo dovesse ritenere utile.
Nel frattempo le faccio un caro augurio.
Dott.ssa J. Lazzari
Sono la dottoressa Lazzari, psicologa.
La rinforzo innanzitutto per aver avuto la capacità di condividere le sue difficoltà e di chiedere aiuto. L'immagine della spada di Damocle da lei utilizzata rende perfettamente il senso della sofferenza in cui versa.. Il suo messaggio comunica un grande senso di stanchezza e frustrazione.. Ciò che mi sento di dirle, all'interno della complessità del quadro illustrato, è che il nostro corpo e la nostra mente sono in interazione costante, si influenzano reciprocamente in un modo complesso e spesso non immediatamente evidente.. A volte può succedere che l'uno parli per l'altro, come nel caso dell'ansia, che per quanto pervasiva e sfiancante, spesso acquisisce un significato all'interno dei contesti e delle situazioni di vita che ci troviamo ad affrontare.. La sua reattività nei confronti di suo marito è comprensibile alla luce delle preoccupazioni presenti, ma dal suo racconto sembra emergere un esaurimento di risorse fisiche e psichiche che forse ha radici più profonde.. Forse il suo corpo sta cercando di dirle qualcosa attraverso queste manifestazioni sintomatiche che sembrano incastrarsi al punto da rendere difficile comprendere dove finisca una e inizi l'altra..Non a caso esiste una correlazione forte tra le problematiche autoimmuni e l'esposizione protratta a condizioni di stress eccessivo.. Forse potrebbe per lei essere giunto il momento di ricavarsi uno spazio per sé, che possa attenuare il senso di solitudine, ridefinire all'interno di un contesto non giudicante il senso degli ultimi trascorsi e l'impatto che hanno avuto a livello fisico e psichico.. Inoltre mi sento di rinfrancarla rispetto al suo diritto di essere ascoltata da uno specialista della salute che prenda in carico la complessità del quadro clinico anche in questa situazione anomala che sta mettendo a dura prova tutti noi, la nostra libertà, i nostri bioritmi, i nostri bisogni esistenziali.. Le visite possono comunque essere effettuate in condizioni di sicurezza o, al limite, attraverso mezzi di comunicazione on line.
Resto a disposizione se lo dovesse ritenere utile.
Nel frattempo le faccio un caro augurio.
Dott.ssa J. Lazzari
Buongiorno. La situazione che descrive è carica di sofferenza: l'ansia è li per dire al corpo che qualcosa non sta funzionando, qualcosa che la mente non vuole vedere. Inoltre, lo stato di costante preoccupazione per la sua salute e per quella del suo compagno, la pone in una posizione di controllo: come può lasciarsi andare e vivere serenamente se deve controllare che non succeda niente di terribile?
Consiglierei un percorso psicologico per lei, per poter uscire il prima possibile da questa situazione che pare carica di sofferenza. Cordiali saluti, Dott.ssa Valentina Maccioni
Consiglierei un percorso psicologico per lei, per poter uscire il prima possibile da questa situazione che pare carica di sofferenza. Cordiali saluti, Dott.ssa Valentina Maccioni
Salve, mi dispiace per il suo malessere e per la sua ansia sicuramente sarebbe opportuno iniziare un percorso psicologico, sicuro protetto e professionale anche on line dove poter esplorare le sue problematiche, in bocca al lupo che lei possa trovare la serenita'.
Gentile signora in quest'ultimo anno lei ha dovuto affrontare l'arrivo di patologie organiche che hanno cambiato il sua vita, oltre al covid che fa da cornice e non può essere sottovalutato nei cambiamenti che ci costretto ad affrontare. Gli attacchi di panico e l'ansia sono il segnale che lei ha raggiunto il massimo del carico che può tollerare con le modalità che sta utilizzando per farvi fronte. Valuti la possibilità di rivolgersi ad un terapeuta per "scaricare" il peso enorme che sente e trovare con il suo aiuto modalità più "leggere" per affrontare questi problemi.
Sono disponibile anche per un consulto online.
Le mando un caro saluto
Dott.ssa Anna Tomaciello
Sono disponibile anche per un consulto online.
Le mando un caro saluto
Dott.ssa Anna Tomaciello
Gentile, la situazione che descrive fa pensare ad un intenso stato di sofferenza e disforia, accompagnato da vissuti ansiosi importanti, il tutto peggiorato dalla percezione di non essere presi sufficientemente sul serio. Indubbiamente, è essenziale procedere con gli accertamenti diagnostici che - mi rendo conto - sono resi oggettivamente difficili dall'attuale situazione di emergenza sanitaria. L'ansia, poi, o più precisamente queste vere e proprie "crisi d'ansia" potrebbero essere oggetto di un intervento da articolare su due versanti: da un lato, un intervento centrato sul sintomo con l'obiettivo di ridurne l'intensità e renderlo tollerabile. In tal senso ci si può avvalere di tecniche olistiche che permettano una migliore integrazione mente-corpo: ne è un esempio la mindfulness di John Kabat Zinn. Parallelamente, è opportuno esplorare il significato e la finalità del sintomo secondo una prospettiva dinamica più ampia, nell'ambito di un percorso psicologico. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento desiderasse. Un cordiale saluto. sr
Buongiorno, io credo che lei abbia iniziato ad aiutarsi già scrivendo, sfogandosi e cercando qualcuno con cui parlare.
Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, piena di dolore e frustrazione.
Credo che potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico: avrebbe la possibilità di un suo spazio di ascolto e sostegno, che non risolverebbero certo le complicazioni mediche e burocratiche, ma che le permetterebbero di tirare fuori le sue emozioni ed essere accolta.
Potrebbe essere un piccolo passo verso una nuova serenità.
Se vuole, sono disponibile.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Alice Carbone
Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, piena di dolore e frustrazione.
Credo che potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico: avrebbe la possibilità di un suo spazio di ascolto e sostegno, che non risolverebbero certo le complicazioni mediche e burocratiche, ma che le permetterebbero di tirare fuori le sue emozioni ed essere accolta.
Potrebbe essere un piccolo passo verso una nuova serenità.
Se vuole, sono disponibile.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Alice Carbone
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Buonasera, leggere le sue parole è come ascoltare un grido silenzioso, quello di una persona che ha portato a lungo un peso emotivo, fisico e relazionale senza sentirsi pienamente vista, accolta e aiutata. La ringrazio per aver condiviso tutto questo, con lucidità e profondità, perché il suo vissuto merita attenzione e rispetto. Quello che sta attraversando non è affatto banale. Si è trovata negli ultimi anni a fronteggiare molteplici eventi stressanti, tutti insieme e tutti con una carica emotiva intensa: dalla diagnosi di una malattia cronica e poco conosciuta, alla gestione quotidiana della salute del suo compagno, fino a sentirsi poco ascoltata e spesso invalidata anche da chi, come il medico, dovrebbe offrirle supporto. Questa concatenazione di eventi, sommata a un senso di impotenza e di solitudine, può portare a quello che in psicologia chiamiamo “sovraccarico emotivo”. E quando la mente è costantemente sotto pressione, la risposta naturale è quella dell’ansia e dell’ipercontrollo. La sua reattività notturna, il sonno leggero, gli scatti d’allarme al minimo rumore sono segnali di un sistema nervoso in stato di costante allerta, che ha perso la possibilità di “staccare la spina”. Capisco profondamente la fatica che descrive. La paura per la salute del suo compagno è reale e comprensibile, e si è sedimentata dopo un evento traumatico come quello dell’episodio di soffocamento. La nostra mente, in situazioni simili, può iniziare a vivere ogni piccolo segnale come potenzialmente minaccioso, mantenendoci in una condizione di vigilanza continua. Non è una scelta consapevole: è un automatismo che il cervello mette in atto per proteggerla, anche se poi questo stesso meccanismo diventa fonte di grande sofferenza. In un’ottica cognitivo-comportamentale, è possibile intervenire in modo efficace su queste dinamiche. Prima di tutto, imparando a riconoscere e normalizzare le risposte del suo corpo, per poi gradualmente ridurre i comportamenti di ipercontrollo che oggi alimentano la sua ansia. Non si tratta di “smettere di preoccuparsi”, perché la sua preoccupazione ha delle basi comprensibili, ma di affrontare le emozioni in modo più funzionale, creando uno spazio interno che possa contenere il timore senza esserne travolti. Inoltre, sarebbe utile lavorare sui pensieri automatici che alimentano la sensazione di impotenza e di essere “una malata immaginaria”. Quando il dolore fisico non viene riconosciuto, la persona rischia di interiorizzare un messaggio devastante: “sto male, ma forse è colpa mia”. Questo può diventare il terreno fertile per la disperazione. L’aiuto di un terapeuta, in questo senso, può essere prezioso per ristrutturare queste convinzioni disfunzionali e per costruire una narrazione diversa di sé, più compassionevole e più vicina alla realtà dei fatti. Lei ha già fatto un passo molto importante: ha chiesto aiuto, ha parlato. Questo indica una parte di lei che ha ancora fiducia nel cambiamento e nella possibilità di stare meglio. Non è sola, anche se ora può sembrarle così. Esistono professionisti preparati, anche nel trattamento di disturbi d’ansia legati a condizioni mediche croniche o malattie rare, che possono accompagnarla in un percorso di sollievo e ricostruzione. Nel concreto, potrebbe valutare di iniziare una psicoterapia cognitivo-comportamentale, orientata a lavorare sulla gestione dell’ansia e del trauma, e a ritrovare una qualità della vita più sostenibile. In parallelo, se possibile, sarebbe auspicabile consultare un centro specializzato in malattie rare, dove possa sentirsi finalmente creduta, vista e aiutata anche sul piano medico. Le consiglio, intanto, di iniziare a dedicare anche solo pochi minuti al giorno a esercizi di respirazione consapevole o di rilassamento muscolare progressivo: piccoli gesti, ma capaci di “insegnare” al corpo che può ritrovare uno stato di quiete. Lei ha dimostrato una forza incredibile nel resistere a tutto questo, ma non deve farcela da sola. Cercare supporto non è un segno di debolezza, ma il più grande atto di cura verso sé stessi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile,
le sue parole trasmettono un profondo senso di stanchezza emotiva e di solitudine nella gestione di un carico davvero importante. Si trova a convivere con una malattia cronica complessa, a prendersi cura di un compagno che ha a sua volta una condizione delicata, e a fronteggiare un sistema sanitario che le fa sentire di dover “lottare” per essere ascoltata. È comprensibile che si senta sopraffatta: il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo sollievo dopo un periodo troppo lungo di allerta e di preoccupazione costante.
Quando racconta di saltare nel letto non appena sente un rumore o di vivere con il timore che il suo compagno possa stare male, descrive una reazione da ipervigilanza, tipica di chi ha vissuto uno spavento profondo e non riesce più a rilassarsi del tutto. La mente, per proteggerla, resta “in allarme” anche quando non c’è pericolo immediato. A lungo andare, però, questo stato di tensione continua alimenta ansia, insonnia e attacchi di panico.
Non è “debolezza”: è la conseguenza naturale di un periodo prolungato di stress e di paura. In questo momento il primo passo per aiutarsi è ritrovare un minimo di spazio per sé, anche solo pochi minuti al giorno in cui non è la malattia o la preoccupazione al centro, ma il suo respiro, il suo corpo, la sua presenza.
Sarebbe importante cercare un supporto psicologico, anche breve, per imparare a gestire l’ansia e i sintomi corporei che la accompagnano. Un percorso di questo tipo l’aiuterebbe a rielaborare la paura del soffocamento del suo compagno, a ridurre la tensione continua e a ritrovare fiducia nel suo corpo e nella vita quotidiana.
Ha già dimostrato molta forza nel resistere a tutto questo. Ora quella stessa forza può diventare uno strumento di cura, se orientata verso di sé. Ritrovare anche solo un piccolo spazio di calma non è un lusso, ma una necessità per poter continuare a prendersi cura di ciò che ama senza perdersi in questo peso.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
le sue parole trasmettono un profondo senso di stanchezza emotiva e di solitudine nella gestione di un carico davvero importante. Si trova a convivere con una malattia cronica complessa, a prendersi cura di un compagno che ha a sua volta una condizione delicata, e a fronteggiare un sistema sanitario che le fa sentire di dover “lottare” per essere ascoltata. È comprensibile che si senta sopraffatta: il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo sollievo dopo un periodo troppo lungo di allerta e di preoccupazione costante.
Quando racconta di saltare nel letto non appena sente un rumore o di vivere con il timore che il suo compagno possa stare male, descrive una reazione da ipervigilanza, tipica di chi ha vissuto uno spavento profondo e non riesce più a rilassarsi del tutto. La mente, per proteggerla, resta “in allarme” anche quando non c’è pericolo immediato. A lungo andare, però, questo stato di tensione continua alimenta ansia, insonnia e attacchi di panico.
Non è “debolezza”: è la conseguenza naturale di un periodo prolungato di stress e di paura. In questo momento il primo passo per aiutarsi è ritrovare un minimo di spazio per sé, anche solo pochi minuti al giorno in cui non è la malattia o la preoccupazione al centro, ma il suo respiro, il suo corpo, la sua presenza.
Sarebbe importante cercare un supporto psicologico, anche breve, per imparare a gestire l’ansia e i sintomi corporei che la accompagnano. Un percorso di questo tipo l’aiuterebbe a rielaborare la paura del soffocamento del suo compagno, a ridurre la tensione continua e a ritrovare fiducia nel suo corpo e nella vita quotidiana.
Ha già dimostrato molta forza nel resistere a tutto questo. Ora quella stessa forza può diventare uno strumento di cura, se orientata verso di sé. Ritrovare anche solo un piccolo spazio di calma non è un lusso, ma una necessità per poter continuare a prendersi cura di ciò che ama senza perdersi in questo peso.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
Buonasera. Leggendo le tue parole si percepisce una stanchezza profonda, quasi fisica. Stai portando sulle spalle un carico che spezzerebbe chiunque: una malattia cronica per te stessa, la paura costante per la vita del tuo compagno e la sensazione di dover "combattere" contro un sistema sanitario che, in questo momento di emergenza globale, sembra averti voltato le spalle.Gemini ha detto
Buonasera. Leggendo le tue parole si percepisce una stanchezza profonda, quasi fisica. Stai portando sulle spalle un carico che spezzerebbe chiunque: una malattia cronica per te stessa, la paura costante per la vita del tuo compagno e la sensazione di dover "combattere" contro un sistema sanitario che, in questo momento di emergenza globale, sembra averti voltato le spalle.
Quella "spada di Damocle" che senti è reale, ma vorrei aiutarti a capire che non sei una "paziente di serie B" e che il tuo dolore, sia fisico che psicologico, merita dignità e ascolto.Quello che descrivi, il salto nel letto a ogni minimo rumore, il sonno leggero, l'allerta costante ,è una tipica risposta post-traumatica. Hai assistito a un evento (il soffocamento del tuo compagno) che il tuo cervello ha registrato come una minaccia mortale. Ora il tuo sistema nervoso è bloccato in modalità "sopravvivenza". Questa non è semplice ansia: è il tuo corpo che cerca disperatamente di proteggere chi ami, ma lo fa a un costo altissimo per la tua salute.Soffrire di una patologia come il lipedema, che ancora fatica a trovare il giusto riconoscimento istituzionale, è psicologicamente logorante. Ti senti sola contro un corpo che cambia e contro medici che minimizzano. Se a questo aggiungiamo il sospetto di una malattia autoimmune, è normale che tu ti senta una "malata immaginaria": ma ricorda che la mancanza di una diagnosi rapida non significa mancanza di una malattia reale.Il fatto che il tuo medico di base minimizzi è un ostacolo enorme. Questo "gaslighting" medico (farti dubitare della tua stessa realtà) alimenta la depressione e l'ansia. Hai bisogno di sentirti validata, non giudicata.In questo momento senti il bisogno di "staccare la spina", ma quello che ti serve davvero è qualcuno che ti aiuti a reggere il peso della spina attaccata senza bruciarti.
Buonasera. Leggendo le tue parole si percepisce una stanchezza profonda, quasi fisica. Stai portando sulle spalle un carico che spezzerebbe chiunque: una malattia cronica per te stessa, la paura costante per la vita del tuo compagno e la sensazione di dover "combattere" contro un sistema sanitario che, in questo momento di emergenza globale, sembra averti voltato le spalle.
Quella "spada di Damocle" che senti è reale, ma vorrei aiutarti a capire che non sei una "paziente di serie B" e che il tuo dolore, sia fisico che psicologico, merita dignità e ascolto.Quello che descrivi, il salto nel letto a ogni minimo rumore, il sonno leggero, l'allerta costante ,è una tipica risposta post-traumatica. Hai assistito a un evento (il soffocamento del tuo compagno) che il tuo cervello ha registrato come una minaccia mortale. Ora il tuo sistema nervoso è bloccato in modalità "sopravvivenza". Questa non è semplice ansia: è il tuo corpo che cerca disperatamente di proteggere chi ami, ma lo fa a un costo altissimo per la tua salute.Soffrire di una patologia come il lipedema, che ancora fatica a trovare il giusto riconoscimento istituzionale, è psicologicamente logorante. Ti senti sola contro un corpo che cambia e contro medici che minimizzano. Se a questo aggiungiamo il sospetto di una malattia autoimmune, è normale che tu ti senta una "malata immaginaria": ma ricorda che la mancanza di una diagnosi rapida non significa mancanza di una malattia reale.Il fatto che il tuo medico di base minimizzi è un ostacolo enorme. Questo "gaslighting" medico (farti dubitare della tua stessa realtà) alimenta la depressione e l'ansia. Hai bisogno di sentirti validata, non giudicata.In questo momento senti il bisogno di "staccare la spina", ma quello che ti serve davvero è qualcuno che ti aiuti a reggere il peso della spina attaccata senza bruciarti.
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