Buonasera io sono in gravidanza e a dicembre partorisco. Al mio ginecologo ho detto che preferisco f
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Buonasera io sono in gravidanza e a dicembre partorisco. Al mio ginecologo ho detto che preferisco fare il parto cesareo perché problemi di vulvodinia e quindi con il naturale soffrirei troppo. Lui mi ha detto che va bene però ci vuole una consulenza psicologica in ospedale che metta nero su bianco questa cosa. A me sembra strano che debba fare questa cosa... Voi che ne pensate?
Buongiorno,
penso che contattare uno specialista del settore più strettamente medico che possa chiarirle gli iter e le prassi che vengono utilizzate sia la scelta migliore. In prima battuta provi a chiedere un colloquio al suo medico di base, se non saprà darle delle risposte certe presumo sarà sua premura rimandarla a qualcuno di più informato.
In ogni caso, di per sé, la consulenza psicologia dovrebbe qualificarsi come uno strumento a suo vantaggio in termini di aiuto, tutela e supporto.
Cordialmente,
dott.ssa Togni
penso che contattare uno specialista del settore più strettamente medico che possa chiarirle gli iter e le prassi che vengono utilizzate sia la scelta migliore. In prima battuta provi a chiedere un colloquio al suo medico di base, se non saprà darle delle risposte certe presumo sarà sua premura rimandarla a qualcuno di più informato.
In ogni caso, di per sé, la consulenza psicologia dovrebbe qualificarsi come uno strumento a suo vantaggio in termini di aiuto, tutela e supporto.
Cordialmente,
dott.ssa Togni
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Gentile utente,
la richiesta del suo ginecologo non è così insolita: in alcuni ospedali, quando il parto cesareo è motivato da ragioni non strettamente mediche ma legate a un disagio psicologico o a una condizione dolorosa cronica (come la vulvodinia), viene chiesta una valutazione psicologica di supporto alla decisione.
Questa consulenza non serve a “mettere in dubbio” la sua scelta, ma a documentare in modo completo la motivazione e a garantire che la decisione sia presa in modo consapevole, valutando l’impatto emotivo e fisico del parto naturale nel suo caso specifico. In pratica, il parere psicologico rafforza la richiesta del cesareo, permettendo all’équipe di procedere con maggiore tutela per lei.
Può quindi affrontare serenamente questo colloquio: servirà a far emergere le difficoltà legate alla vulvodinia e il suo vissuto rispetto al parto, fornendo un quadro più chiaro a tutto il team sanitario.
—
Dott.ssa Sara Petroni
la richiesta del suo ginecologo non è così insolita: in alcuni ospedali, quando il parto cesareo è motivato da ragioni non strettamente mediche ma legate a un disagio psicologico o a una condizione dolorosa cronica (come la vulvodinia), viene chiesta una valutazione psicologica di supporto alla decisione.
Questa consulenza non serve a “mettere in dubbio” la sua scelta, ma a documentare in modo completo la motivazione e a garantire che la decisione sia presa in modo consapevole, valutando l’impatto emotivo e fisico del parto naturale nel suo caso specifico. In pratica, il parere psicologico rafforza la richiesta del cesareo, permettendo all’équipe di procedere con maggiore tutela per lei.
Può quindi affrontare serenamente questo colloquio: servirà a far emergere le difficoltà legate alla vulvodinia e il suo vissuto rispetto al parto, fornendo un quadro più chiaro a tutto il team sanitario.
—
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno, sono la Dott.ssa Manco Raffaella, una psicologa.
Comprendo la sua sorpresa in merito a quanto comunicato dal suo ginecologo ma allo stesso tempo apprezzo che ci siano specialisti che non sottovalutano l'aspetto psicologico soprattutto in una scelta importante come quella del parto.
Comprendo che la presenza della vulvodinia possa rendere l’idea del parto vaginale molto preoccupante e che lei stia cercando la soluzione che sente più sicura e sostenibile. La sua percezione del dolore e il suo benessere emotivo sono aspetti importanti.
In alcuni ospedali viene richiesto un colloquio psicologico quando si esprime il desiderio di un parto cesareo su richiesta non strettamente medica. Non si tratta di mettere in dubbio ciò che prova, ma di assicurarsi che lei abbia spazio, ascolto e supporto per esporre le sue motivazioni e che la decisione sia frutto di una scelta consapevole.
Comprendo la sua sorpresa in merito a quanto comunicato dal suo ginecologo ma allo stesso tempo apprezzo che ci siano specialisti che non sottovalutano l'aspetto psicologico soprattutto in una scelta importante come quella del parto.
Comprendo che la presenza della vulvodinia possa rendere l’idea del parto vaginale molto preoccupante e che lei stia cercando la soluzione che sente più sicura e sostenibile. La sua percezione del dolore e il suo benessere emotivo sono aspetti importanti.
In alcuni ospedali viene richiesto un colloquio psicologico quando si esprime il desiderio di un parto cesareo su richiesta non strettamente medica. Non si tratta di mettere in dubbio ciò che prova, ma di assicurarsi che lei abbia spazio, ascolto e supporto per esporre le sue motivazioni e che la decisione sia frutto di una scelta consapevole.
Buongiorno,
il parto cesareo, pur essendo talvolta preferito dalle pazienti rispetto al parto naturale, resta a tutti gli effetti un intervento chirurgico e, come tale, dovrebbe essere eseguito solo quando vi sia una reale necessità. Poiché la vulvodinia è una condizione con una componente psicologica rilevante, è opportuno che uno psicologo ne accerti la presenza, così da poter valutare e motivare l’eventuale necessità del cesareo.
il parto cesareo, pur essendo talvolta preferito dalle pazienti rispetto al parto naturale, resta a tutti gli effetti un intervento chirurgico e, come tale, dovrebbe essere eseguito solo quando vi sia una reale necessità. Poiché la vulvodinia è una condizione con una componente psicologica rilevante, è opportuno che uno psicologo ne accerti la presenza, così da poter valutare e motivare l’eventuale necessità del cesareo.
Gentile utente,
Diciamo che ha incontrato sicuramente un medico molto scrupoloso perchè dal punto di vista istituzionale in Italia ci sono delle linee guida precise che indicano come il parto cesareo “su richiesta” (senza indicazioni clinico-ostetriche assolute) vada valutato con attenzione. E' pur sempre un intervento chirurgico.
Quindi l’ospedale che ti richiede una consulenza “psicologica” può essere interpretato come un modo sia per verificare che la tua motivazione sia chiara, consapevole e informata, sia per documentare (come richiesto dai protocolli) che la scelta è stata discussa e concordata, oltre che informata.
La vulvodinia di per se non pregiudica un parto naturale, ma necessità sicuramente di accortezze maggiori, questo sì! Il pensiero che mi sono fatta leggendo la sua domanda è che forse è più la paura del parto naturale sapendo di soffrire di vulvodinia, piuttosto che l'impossibilità oggettiva di partorire naturalmente sapendo di avere questa patologia.
Importante anche da considerare il post parto, con il cesareo il recupero fisico può essere più lungo, la mobilità limitata, e in presenza di vulvodinia questo potrebbe avere impatti. È bene considerare pro e contro, non solo in termini di dolore immediato ma anche in funzione della vita con il bambino, del recupero, dell’allattamento e della cura di sé.
Perciò io penso che il suo ginecologo l'ha giustamente indirizzata ad una consulenza psicologica non solo per il "foglio di carta", ma soprattutto per aiutarla a prendere un'importante decisione.
In bocca al lupo
Dott.ssa Valentina Vaglica
Diciamo che ha incontrato sicuramente un medico molto scrupoloso perchè dal punto di vista istituzionale in Italia ci sono delle linee guida precise che indicano come il parto cesareo “su richiesta” (senza indicazioni clinico-ostetriche assolute) vada valutato con attenzione. E' pur sempre un intervento chirurgico.
Quindi l’ospedale che ti richiede una consulenza “psicologica” può essere interpretato come un modo sia per verificare che la tua motivazione sia chiara, consapevole e informata, sia per documentare (come richiesto dai protocolli) che la scelta è stata discussa e concordata, oltre che informata.
La vulvodinia di per se non pregiudica un parto naturale, ma necessità sicuramente di accortezze maggiori, questo sì! Il pensiero che mi sono fatta leggendo la sua domanda è che forse è più la paura del parto naturale sapendo di soffrire di vulvodinia, piuttosto che l'impossibilità oggettiva di partorire naturalmente sapendo di avere questa patologia.
Importante anche da considerare il post parto, con il cesareo il recupero fisico può essere più lungo, la mobilità limitata, e in presenza di vulvodinia questo potrebbe avere impatti. È bene considerare pro e contro, non solo in termini di dolore immediato ma anche in funzione della vita con il bambino, del recupero, dell’allattamento e della cura di sé.
Perciò io penso che il suo ginecologo l'ha giustamente indirizzata ad una consulenza psicologica non solo per il "foglio di carta", ma soprattutto per aiutarla a prendere un'importante decisione.
In bocca al lupo
Dott.ssa Valentina Vaglica
Buongiorno,Non è una sfiducia nei tuoi confronti, ma una procedura burocratica e di tutela.
Serve a mettere “nero su bianco” che il cesareo è indicato anche per motivi psicologici o algici (dolore cronico, traumi pregressi, ansia grave, ecc.).
Spesso, dopo la consulenza, lo psicologo scrive una breve relazione che il ginecologo allega alla tua cartella clinica.
Serve a mettere “nero su bianco” che il cesareo è indicato anche per motivi psicologici o algici (dolore cronico, traumi pregressi, ansia grave, ecc.).
Spesso, dopo la consulenza, lo psicologo scrive una breve relazione che il ginecologo allega alla tua cartella clinica.
Buonasera non è affatto strano che le venga richiesta una consulenza psicologica. Anzi, è una prassi che, seppur a volte vissuta con un senso di "doversi giustificare", in realtà ha una funzione di tutela sia per lei che per l'équipe medica, e si inserisce nel contesto del "Taglio Cesareo su Richiesta Materna" (TCRM) e delle indicazioni sanitarie. Capisco che le può risultare strano e spesso sembra che la sua patologia non venga vista come tale, ma potremmo provare a percepire questa richiesta diversamente.
Buonasera. È normale che l’ospedale chieda una breve consulenza psicologica: serve solo per confermare che la scelta del cesareo è consapevole e motivata, non per metterla in discussione. Durante il colloquio potrà spiegare la situazione così da riportare tutto nel modo corretto. Saluti
Gentile utente,
capisco bene la sua perplessità, la richiesta di una consulenza psicologica in vista di un parto cesareo può effettivamente sembrare insolita, soprattutto se la motivazione è legata a un problema fisico come la vulvodinia. Tuttavia, le spiego il senso di questa procedura.
In alcuni ospedali, quando il parto cesareo non è strettamente indicato da motivi medici ostetrici ma da motivi psicologici o di dolore cronico, viene richiesto un parere specialistico psicologico che attesti la presenza di una condizione emotiva o psicologica tale da rendere non indicato il parto naturale.
Non si tratta di “mettere in dubbio” la sua sofferenza, bensì di documentare in modo completo la situazione, così che l’équipe possa programmare il parto in sicurezza, rispettando la sua salute fisica e psicologica e tutelando al contempo la struttura sanitaria dal punto di vista medico-legale.
Durante la consulenza, lo psicologo non giudicherà la sua scelta, ma la aiuterà a descrivere e contestualizzare le sue difficoltà, il vissuto legato alla vulvodinia e alle sue paure rispetto al parto. Spesso si tratta di un colloquio unico, mirato a sostenere la donna e a confermare la necessità del cesareo per motivi di benessere psicologico.
In sintesi, non è una richiesta anomala: serve a formalizzare e tutelare la decisione presa insieme al ginecologo.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
capisco bene la sua perplessità, la richiesta di una consulenza psicologica in vista di un parto cesareo può effettivamente sembrare insolita, soprattutto se la motivazione è legata a un problema fisico come la vulvodinia. Tuttavia, le spiego il senso di questa procedura.
In alcuni ospedali, quando il parto cesareo non è strettamente indicato da motivi medici ostetrici ma da motivi psicologici o di dolore cronico, viene richiesto un parere specialistico psicologico che attesti la presenza di una condizione emotiva o psicologica tale da rendere non indicato il parto naturale.
Non si tratta di “mettere in dubbio” la sua sofferenza, bensì di documentare in modo completo la situazione, così che l’équipe possa programmare il parto in sicurezza, rispettando la sua salute fisica e psicologica e tutelando al contempo la struttura sanitaria dal punto di vista medico-legale.
Durante la consulenza, lo psicologo non giudicherà la sua scelta, ma la aiuterà a descrivere e contestualizzare le sue difficoltà, il vissuto legato alla vulvodinia e alle sue paure rispetto al parto. Spesso si tratta di un colloquio unico, mirato a sostenere la donna e a confermare la necessità del cesareo per motivi di benessere psicologico.
In sintesi, non è una richiesta anomala: serve a formalizzare e tutelare la decisione presa insieme al ginecologo.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Buonasera,
capisco bene la sua preoccupazione e il desiderio di tutelarsi in un momento così delicato. La richiesta del ginecologo non è insolita: quando si opta per un taglio cesareo su richiesta materna, soprattutto in presenza di problematiche come la vulvodinia, l’ospedale può chiedere una consulenza psicologica o psichiatrica.
Questo serve non per mettere in discussione la sua scelta, ma per documentare e sostenere la motivazione clinica e psicologica alla base della decisione.
La vulvodinia, infatti, può rendere il parto naturale estremamente doloroso e riattivare vissuti di paura o vulnerabilità, quindi la valutazione psicologica aiuta a garantire che la modalità di parto sia davvero la più rispettosa per lei, sia sul piano fisico che emotivo.
In altre parole, non è una procedura contro di lei, ma a sua tutela, affinché la sua scelta sia riconosciuta e condivisa anche a livello sanitario.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
capisco bene la sua preoccupazione e il desiderio di tutelarsi in un momento così delicato. La richiesta del ginecologo non è insolita: quando si opta per un taglio cesareo su richiesta materna, soprattutto in presenza di problematiche come la vulvodinia, l’ospedale può chiedere una consulenza psicologica o psichiatrica.
Questo serve non per mettere in discussione la sua scelta, ma per documentare e sostenere la motivazione clinica e psicologica alla base della decisione.
La vulvodinia, infatti, può rendere il parto naturale estremamente doloroso e riattivare vissuti di paura o vulnerabilità, quindi la valutazione psicologica aiuta a garantire che la modalità di parto sia davvero la più rispettosa per lei, sia sul piano fisico che emotivo.
In altre parole, non è una procedura contro di lei, ma a sua tutela, affinché la sua scelta sia riconosciuta e condivisa anche a livello sanitario.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
Buongiorno,
la valutazione psicologica probabilmente serve ad assicurarsi che la sua decisione sia stata presa in maniera consapevole dopo aver ricevuto tutte le informazioni riguardo il parto cesareo.
Credo inoltre che sia un modo formale per tutelare medico e paziente.
Oltre a questo lo psicologo può essere di supporto e la può aiutare ad affrontare la gravidanza e la scelta del parto nel modo più sereno possibile.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
la valutazione psicologica probabilmente serve ad assicurarsi che la sua decisione sia stata presa in maniera consapevole dopo aver ricevuto tutte le informazioni riguardo il parto cesareo.
Credo inoltre che sia un modo formale per tutelare medico e paziente.
Oltre a questo lo psicologo può essere di supporto e la può aiutare ad affrontare la gravidanza e la scelta del parto nel modo più sereno possibile.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Buonasera, capisco molto bene il suo senso di perplessità e anche il disagio che può aver provato nel sentirsi dire che, per poter accedere al parto cesareo, sia necessaria una consulenza psicologica. In una fase così delicata della vita come la gravidanza, è naturale desiderare che ogni decisione importante avvenga in un clima di comprensione, rispetto e serenità. La sua richiesta nasce da una motivazione reale e fondata su una condizione dolorosa e complessa come la vulvodinia, e non da un semplice desiderio o da una paura priva di radici. La richiesta di una consulenza psicologica, in questi casi, non ha lo scopo di mettere in dubbio la validità della sua scelta o la realtà del dolore che vive, ma spesso rientra in un percorso di tutela globale della salute della donna. Alcuni ospedali prevedono questa valutazione per assicurarsi che la decisione sul tipo di parto avvenga in modo pienamente consapevole, valutando sia gli aspetti fisici che quelli emotivi. In altre parole, serve a garantire che la scelta sia sostenuta non solo dal punto di vista medico, ma anche psicologico, per tutelare il suo benessere complessivo durante e dopo il parto. Comprendo quanto possa sembrare fastidioso o persino ingiusto dover “giustificare” una preferenza che per lei è motivata da un dolore reale. Tuttavia, può essere utile vedere questa consulenza non come una forma di ostacolo, ma come un’occasione per spiegare in modo più approfondito la sua esperienza, le difficoltà che la vulvodinia comporta e la paura legata al dolore del parto naturale. Spesso, in un contesto di ascolto adeguato, il colloquio psicologico permette di far emergere con maggiore chiarezza la propria voce, i propri bisogni e anche le proprie paure legittime, affinché vengano rispettate e considerate con sensibilità. Non di rado, la figura dello psicologo in ospedale può diventare un alleato prezioso in questo momento. Può aiutarla a sentirsi più compresa e supportata, a gestire le tensioni che una gravidanza comporta e, se lo desidera, a trovare strategie per affrontare il parto e il periodo successivo con maggiore tranquillità. A volte, un incontro di questo tipo permette anche di costruire un dialogo più aperto con l’équipe medica, facilitando la collaborazione e rendendo tutto il percorso più sereno. Ciò che sta vivendo è perfettamente comprensibile: la gravidanza è un periodo di profondi cambiamenti, fisici ed emotivi, e ogni donna ha diritto di essere accolta con rispetto nella sua unicità. Lei sta facendo la cosa giusta nel volersi proteggere e nel voler scegliere il modo più sicuro e meno traumatico per affrontare il parto. La consulenza richiesta non mette in discussione questa scelta, ma potrà, se affrontata con fiducia, rafforzarla e renderla più solida agli occhi dell’équipe che la accompagnerà nel momento del parto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile,
capisco perfettamente il suo dubbio e il senso di perplessità. In realtà, la richiesta del suo ginecologo non è insolita e non mette in discussione la legittimità del suo desiderio di partorire con taglio cesareo. Quando una donna presenta una condizione dolorosa come la vulvodinia, che può rendere il parto naturale particolarmente difficile o traumatico, alcuni ospedali chiedono una valutazione psicologica o psichiatrica per documentare la motivazione e supportare la decisione clinica.
Questa consulenza non serve probabilmente a “giudicare” la sua scelta, ma a garantire che la richiesta sia motivata da un reale benessere psicofisico, e a offrire eventualmente uno spazio per parlare di ansie, paure o vissuti legati al parto. Spesso si tratta di un passaggio burocratico che tutela sia la paziente sia l’équipe medica, evitando che la decisione venga percepita come esclusivamente “su richiesta personale”, ma riconosciuta come necessità legata a una condizione clinica e psicologica specifica.
Può affrontare questa valutazione con serenità, spiegando la sua storia di dolore e le ragioni per cui ritiene il cesareo la scelta più adatta. Un confronto con un* psicolog* ospedalier* può anche diventare un’occasione per sentirsi più sostenuta in un momento delicato come quello della gravidanza e del parto.
In sintesi, non si tratta di qualcosa di anomalo o punitivo, ma di una procedura di tutela e accompagnamento. La sua richiesta è legittima e comprensibile, e merita di essere accolta con rispetto e sensibilità.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
capisco perfettamente il suo dubbio e il senso di perplessità. In realtà, la richiesta del suo ginecologo non è insolita e non mette in discussione la legittimità del suo desiderio di partorire con taglio cesareo. Quando una donna presenta una condizione dolorosa come la vulvodinia, che può rendere il parto naturale particolarmente difficile o traumatico, alcuni ospedali chiedono una valutazione psicologica o psichiatrica per documentare la motivazione e supportare la decisione clinica.
Questa consulenza non serve probabilmente a “giudicare” la sua scelta, ma a garantire che la richiesta sia motivata da un reale benessere psicofisico, e a offrire eventualmente uno spazio per parlare di ansie, paure o vissuti legati al parto. Spesso si tratta di un passaggio burocratico che tutela sia la paziente sia l’équipe medica, evitando che la decisione venga percepita come esclusivamente “su richiesta personale”, ma riconosciuta come necessità legata a una condizione clinica e psicologica specifica.
Può affrontare questa valutazione con serenità, spiegando la sua storia di dolore e le ragioni per cui ritiene il cesareo la scelta più adatta. Un confronto con un* psicolog* ospedalier* può anche diventare un’occasione per sentirsi più sostenuta in un momento delicato come quello della gravidanza e del parto.
In sintesi, non si tratta di qualcosa di anomalo o punitivo, ma di una procedura di tutela e accompagnamento. La sua richiesta è legittima e comprensibile, e merita di essere accolta con rispetto e sensibilità.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
Capisco perfettamente il tuo dubbio, e immagino che tu stia attraversando già molte emozioni per l’arrivo del tuo bimbo. Ti dico subito che la tua richiesta non è “strana” né fuori luogo: quando una donna ha una storia di vulvodinia, la preoccupazione rispetto al parto vaginale è comprensibile e merita ascolto, non giudizio.
Quello che ti ha detto il ginecologo, però, rientra in una prassi che alcune strutture ospedaliere utilizzano. La consulenza psicologica non serve a “mettere in dubbio” il tuo dolore o la tua scelta, ma a documentare che la tua richiesta ha una motivazione clinica ed emotiva fondata, e che non è dettata da una paura passeggera. In altre parole, è una forma di tutela sia per te che per l’équipe medica, soprattutto quando il taglio cesareo viene programmato per indicazioni non esclusivamente ostetriche.
È un passaggio burocratico, lo so, e può far sentire quasi di dover “giustificare” il tuo vissuto, ma prova a vederlo come uno spazio in cui far riconoscere ufficialmente la tua esperienza di dolore e il tuo diritto a un parto che ti faccia sentire più sicura. La vulvodinia non è “solo un dolore fisico”, ha anche ricadute emotive e relazionali, e il parto è un evento molto delicato: è giusto che tu possa affrontarlo nel modo per te più protettivo.
Se senti che la cosa ti mette ansia o che vorresti arrivare a quell’incontro sentendoti più preparata e compresa, possiamo fare insieme un breve percorso per aiutarti a raccontare la tua esperienza, i tuoi bisogni e perché il cesareo per te rappresenta una scelta di cura, non di fuga. A volte basta un confronto sereno per sentirsi più salde e tutelate, soprattutto in un momento importante come questo.
Saluti
Quello che ti ha detto il ginecologo, però, rientra in una prassi che alcune strutture ospedaliere utilizzano. La consulenza psicologica non serve a “mettere in dubbio” il tuo dolore o la tua scelta, ma a documentare che la tua richiesta ha una motivazione clinica ed emotiva fondata, e che non è dettata da una paura passeggera. In altre parole, è una forma di tutela sia per te che per l’équipe medica, soprattutto quando il taglio cesareo viene programmato per indicazioni non esclusivamente ostetriche.
È un passaggio burocratico, lo so, e può far sentire quasi di dover “giustificare” il tuo vissuto, ma prova a vederlo come uno spazio in cui far riconoscere ufficialmente la tua esperienza di dolore e il tuo diritto a un parto che ti faccia sentire più sicura. La vulvodinia non è “solo un dolore fisico”, ha anche ricadute emotive e relazionali, e il parto è un evento molto delicato: è giusto che tu possa affrontarlo nel modo per te più protettivo.
Se senti che la cosa ti mette ansia o che vorresti arrivare a quell’incontro sentendoti più preparata e compresa, possiamo fare insieme un breve percorso per aiutarti a raccontare la tua esperienza, i tuoi bisogni e perché il cesareo per te rappresenta una scelta di cura, non di fuga. A volte basta un confronto sereno per sentirsi più salde e tutelate, soprattutto in un momento importante come questo.
Saluti
Buonasera — capisco perfettamente la sua preoccupazione, è del tutto legittima.
Perché le hanno chiesto una consulenza psicologica?
In molti ospedali, quando una donna richiede un taglio cesareo elettivo senza una chiara indicazione ostetrica, viene proposta o richiesta una valutazione/consulenza psicologica. Questo non è un “rifiuto” della sua richiesta: lo scopo è capire le motivazioni, assicurare che la donna abbia tutte le informazioni sui rischi e benefici, offrire supporto decisionale e mettere per iscritto il percorso di scelta informata. È una prassi raccomandata in diversi documenti professionali italiani, perché si cerca una decisione consapevole e documentata.
Aogoi
+1
La vulvodinia giustifica automaticamente il cesareo?
No: la diagnosi di vulvodinia non implica automaticamente che il parto vaginale sia controindicato. Molte donne con vulvodinia possono affrontare la gravidanza e il parto vaginale con un adeguato percorso multidisciplinare (riabilitazione del pavimento pelvico, terapia del dolore, supporto ostetrico e psicologico). La letteratura e gli esperti segnalano risultati misti — per alcune donne il dolore migliora dopo un parto vaginale, in altre rimane stabile o peggiora — dunque la scelta va valutata caso per caso.
stopvulvodinia.com
+1
Quali sono i fattori da considerare nella scelta (cesareo vs parto vaginale)?
Gravità e caratteristiche della sua vulvodinia (intensità del dolore, trigger, risposta a terapie).
Possibilità di percorsi preventivi (es. fisioterapia pelvica, tecniche di gestione del dolore, parto analgesia).
I rischi collegati al cesareo (intervento chirurgico, tempi di recupero, possibili complicazioni e implicazioni per gravidanze future).
Il suo benessere emotivo e la sua paura del parto: anche questi aspetti influenzano molto l’esperienza e la decisione. Le linee guida italiane suggeriscono di informare adeguatamente e di offrire counselling/secondo parere, oltre al supporto psicologico.
Uppa
+1
Quindi la consulenza psicologica è strana o invasiva?
Di solito no: viene proposta come supporto (non come ostacolo). Serve a chiarire paure e aspettative, verificare che la scelta sia ben informata e documentata e a offrire alternative/strategie per ridurre il dolore e l’ansia. Spesso la consulenza può anche suggerire interventi che permettono di tentare il parto vaginale con maggior supporto (es. parto in analgesia, team ostetrico preparato, fisioterapia pre-parto).
Aogoi
+1
Cosa può fare adesso (passi pratici)?
Parli apertamente con il suo ginecologo e chieda che cosa si aspetta dalla consulenza psicologica (spesso è solo un colloquio per valutare e documentare).
Valuti un percorso multidisciplinare: visita con lo specialista per la vulvodinia (ginecologo o centro dolore pelvico), possibile riabilitazione del pavimento pelvico, discussione su opzioni di analgesia durante il travaglio.
Se lo desidera, chieda un secondo parere ostetrico/consulto in un altro ospedale.
Se l’ansia o il timore del dolore sono al centro della sua scelta, il colloquio psicologico può risultare molto utile per ridurre l’ansia e per costruire un piano di assistenza che la faccia sentire più sicura.
Aogoi
+1
In sintesi: la richiesta di una consulenza psicologica in ospedale non è insolita e solitamente ha finalità di supporto, valutazione e documentazione. La vulvodinia non obbliga automaticamente a un cesareo: la scelta migliore va presa valutando rischi, benefici e possibili interventi multidisciplinari. È quindi consigliabile approfondire la sua situazione con uno specialista per valutare tutte le opzioni e trovare la soluzione più sicura e serena per lei e per il bambino.
Per qualsiasi supporto nella gestione dell’ansia legata alla scelta o per un colloquio di approfondimento, consiglio di rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Perché le hanno chiesto una consulenza psicologica?
In molti ospedali, quando una donna richiede un taglio cesareo elettivo senza una chiara indicazione ostetrica, viene proposta o richiesta una valutazione/consulenza psicologica. Questo non è un “rifiuto” della sua richiesta: lo scopo è capire le motivazioni, assicurare che la donna abbia tutte le informazioni sui rischi e benefici, offrire supporto decisionale e mettere per iscritto il percorso di scelta informata. È una prassi raccomandata in diversi documenti professionali italiani, perché si cerca una decisione consapevole e documentata.
Aogoi
+1
La vulvodinia giustifica automaticamente il cesareo?
No: la diagnosi di vulvodinia non implica automaticamente che il parto vaginale sia controindicato. Molte donne con vulvodinia possono affrontare la gravidanza e il parto vaginale con un adeguato percorso multidisciplinare (riabilitazione del pavimento pelvico, terapia del dolore, supporto ostetrico e psicologico). La letteratura e gli esperti segnalano risultati misti — per alcune donne il dolore migliora dopo un parto vaginale, in altre rimane stabile o peggiora — dunque la scelta va valutata caso per caso.
stopvulvodinia.com
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Quali sono i fattori da considerare nella scelta (cesareo vs parto vaginale)?
Gravità e caratteristiche della sua vulvodinia (intensità del dolore, trigger, risposta a terapie).
Possibilità di percorsi preventivi (es. fisioterapia pelvica, tecniche di gestione del dolore, parto analgesia).
I rischi collegati al cesareo (intervento chirurgico, tempi di recupero, possibili complicazioni e implicazioni per gravidanze future).
Il suo benessere emotivo e la sua paura del parto: anche questi aspetti influenzano molto l’esperienza e la decisione. Le linee guida italiane suggeriscono di informare adeguatamente e di offrire counselling/secondo parere, oltre al supporto psicologico.
Uppa
+1
Quindi la consulenza psicologica è strana o invasiva?
Di solito no: viene proposta come supporto (non come ostacolo). Serve a chiarire paure e aspettative, verificare che la scelta sia ben informata e documentata e a offrire alternative/strategie per ridurre il dolore e l’ansia. Spesso la consulenza può anche suggerire interventi che permettono di tentare il parto vaginale con maggior supporto (es. parto in analgesia, team ostetrico preparato, fisioterapia pre-parto).
Aogoi
+1
Cosa può fare adesso (passi pratici)?
Parli apertamente con il suo ginecologo e chieda che cosa si aspetta dalla consulenza psicologica (spesso è solo un colloquio per valutare e documentare).
Valuti un percorso multidisciplinare: visita con lo specialista per la vulvodinia (ginecologo o centro dolore pelvico), possibile riabilitazione del pavimento pelvico, discussione su opzioni di analgesia durante il travaglio.
Se lo desidera, chieda un secondo parere ostetrico/consulto in un altro ospedale.
Se l’ansia o il timore del dolore sono al centro della sua scelta, il colloquio psicologico può risultare molto utile per ridurre l’ansia e per costruire un piano di assistenza che la faccia sentire più sicura.
Aogoi
+1
In sintesi: la richiesta di una consulenza psicologica in ospedale non è insolita e solitamente ha finalità di supporto, valutazione e documentazione. La vulvodinia non obbliga automaticamente a un cesareo: la scelta migliore va presa valutando rischi, benefici e possibili interventi multidisciplinari. È quindi consigliabile approfondire la sua situazione con uno specialista per valutare tutte le opzioni e trovare la soluzione più sicura e serena per lei e per il bambino.
Per qualsiasi supporto nella gestione dell’ansia legata alla scelta o per un colloquio di approfondimento, consiglio di rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, intanto congratulazioni per la gravidanza, i 9 mesi in cui si porta in grembo una creatura possono essere bellissimi ma anche molto faticosi e fonte di paura e stress. Lei riferisce di avere un problema fisico che effettivamente potrebbe portarla ad affrontare con più fatica il momento del parto. C'è da dire che le contrazioni ed il parto in se, come le avranno già detto, sono momenti che ognuno affronta in modo assolutamente unico, così come il dolore ad esso associato. Non essendo un medico mi affiderei a loro per quanto riguarda ipotesi e possibili complicanze della vulvodinia in questo contesto. In ogni caso lei ha il diritto assoluto di decidere per il proprio corpo, e quindi anche della modalità in cui preferisce partorire. Forse il suo ginecologo vuole accertarsi che siano chiare le motivazioni e le varie opzioni che ha in mano, essendo anche il taglio cesareo un' operazione alla quale spesso si incorre in caso di complicanze e più raramente come scelta, un incontro che ci permetta di esplorare i timori e le paure legate al parto non può fare male, anche per affrontare al meglio i giorni successivi in cui il corpo si deve riprendere e nuovi equilibri si costruiscono. Detto questo, ribadisco che l'unica a poter decidere su come procedere è lei.
Con i miei migliori auguri,
Dott.ssa Aisha Battelini
Con i miei migliori auguri,
Dott.ssa Aisha Battelini
Che bisognerebbe comprendere meglio a quale fine una consulenza psicologica. Cmq a volte per certi interventi in ospedale chiedono la consulenza......penso che debba farsi spiegare meglio dal suo ginecologo
Capisco bene la Sua perplessità: la richiesta del ginecologo può sembrare insolita, ma ha una logica precisa. Quando si chiede un parto cesareo per motivi non strettamente medici ma legati al dolore, all’ansia o a una condizione come la vulvodinia, viene spesso consigliata — o richiesta — una consulenza psicologica o psichiatrica per documentare come questa scelta sia sostenuta anche da un punto di vista emotivo e psicologico.
Non si tratta di “mettere in dubbio” il Suo dolore o la Sua decisione, ma di garantire che la scelta del parto sia fatta nel modo più consapevole e tutelante possibile per Lei e per il bambino. La vulvodinia, infatti, non è solo una condizione fisica, ma spesso porta con sé anche un vissuto di paura, tensione e difesa legato al dolore: elementi che è importante riconoscere e contenere, anche in vista del parto.
Un colloquio psicologico in ospedale può aiutarla a dare voce a queste paure, a legittimare la Sua richiesta e a ottenere una valutazione clinica che supporti la decisione del cesareo, senza che debba continuamente giustificarla.
In uno spazio terapeutico adeguato, si può anche lavorare per ridurre l’ansia legata al parto e al contatto corporeo, così da affrontare questo momento con maggiore serenità e fiducia.
Se desidera un confronto più approfondito sul tema, possiamo fissare un colloquio — in studio o online — per aiutarla a chiarire i Suoi bisogni, rafforzare la Sua sicurezza e accompagnarla in questa fase così delicata della gravidanza.
Non si tratta di “mettere in dubbio” il Suo dolore o la Sua decisione, ma di garantire che la scelta del parto sia fatta nel modo più consapevole e tutelante possibile per Lei e per il bambino. La vulvodinia, infatti, non è solo una condizione fisica, ma spesso porta con sé anche un vissuto di paura, tensione e difesa legato al dolore: elementi che è importante riconoscere e contenere, anche in vista del parto.
Un colloquio psicologico in ospedale può aiutarla a dare voce a queste paure, a legittimare la Sua richiesta e a ottenere una valutazione clinica che supporti la decisione del cesareo, senza che debba continuamente giustificarla.
In uno spazio terapeutico adeguato, si può anche lavorare per ridurre l’ansia legata al parto e al contatto corporeo, così da affrontare questo momento con maggiore serenità e fiducia.
Se desidera un confronto più approfondito sul tema, possiamo fissare un colloquio — in studio o online — per aiutarla a chiarire i Suoi bisogni, rafforzare la Sua sicurezza e accompagnarla in questa fase così delicata della gravidanza.
La gravidanza e il parto sono per la donna dei forti cambiamenti oltre che fisici anche psicologici. Affinchè ci sia un servizio sanitario completo è importante anche valutare l'aspetto psicologico. La prenda come un ottima opportunità per condividere, magari dell'esperienza che sta vivendo.
Buonasera,
capisco bene la sua perplessità, è una richiesta che può sembrare insolita. In realtà, in alcuni ospedali viene richiesta una valutazione psicologica quando la scelta del parto cesareo è legata a motivi emotivi o psicologici, come nel suo caso, dove la vulvodinia, oltre che fisicamente, può avere un impatto importante anche sul vissuto personale e sull’idea del parto.
La consulenza serve quindi non per “mettere in dubbio” la sua decisione, ma per documentare il suo vissuto e sostenere la richiesta in modo completo, così che l’équipe medica possa tutelarla al meglio dal punto di vista fisico ed emotivo.
Può essere anche un’occasione utile per confrontarsi su paure, aspettative e bisogni legati al parto e al post-partum, in modo da sentirsi più preparata e accompagnata in questo momento delicato.
Un caro saluto,
Simona Santoni Psicologa
capisco bene la sua perplessità, è una richiesta che può sembrare insolita. In realtà, in alcuni ospedali viene richiesta una valutazione psicologica quando la scelta del parto cesareo è legata a motivi emotivi o psicologici, come nel suo caso, dove la vulvodinia, oltre che fisicamente, può avere un impatto importante anche sul vissuto personale e sull’idea del parto.
La consulenza serve quindi non per “mettere in dubbio” la sua decisione, ma per documentare il suo vissuto e sostenere la richiesta in modo completo, così che l’équipe medica possa tutelarla al meglio dal punto di vista fisico ed emotivo.
Può essere anche un’occasione utile per confrontarsi su paure, aspettative e bisogni legati al parto e al post-partum, in modo da sentirsi più preparata e accompagnata in questo momento delicato.
Un caro saluto,
Simona Santoni Psicologa
Una consulenza psicologica le potrebbe essere molto utile, può aiutarla ad affrontare con maggiore serenità e consapevolezza la sua scelta, avendo vagliato attentamente tutti i fattori (cognitivi, emotivi, ecc.) ad essa connessi
Capisco che ti abbia fatto un certo effetto sentirlo dire…
È comprensibile sentirsi spiazzata, soprattutto in un momento così delicato.
A volte parlarne può aiutare a dare un po’ di senso a queste sensazioni.
È comprensibile sentirsi spiazzata, soprattutto in un momento così delicato.
A volte parlarne può aiutare a dare un po’ di senso a queste sensazioni.
Buongiorno, è possibile che il suo ginecologo le abbia richiesto una consulenza psicologica semplicemente legata al fatto che è fondamentale per la gestione dell'impatto emotivo del dolore. La consulenza potrebbe aiutarla ad apprendere tecniche e strategie per gestire il dolore (che sarà presente anche post cesareo), ad aumentare la sua adattabilità ma soprattutto ad affrontare le conseguenze psicologiche che verranno dopo il parto.
Salve, essendo il parto cesareo una pratica molto invasiva (seppur consolidata), si cerca di evitare se non ci sono controindicazioni al parto naturale o importanti motivazioni di salute, pertanto, non è inusuale chiedere degli accertamenti per motivare il parto con cesareo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
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