Buonasera, ho una relazione con un uomo separato e padre di un figlio, il mio disagio nasce dal rapp
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Buonasera, ho una relazione con un uomo separato e padre di un figlio, il mio disagio nasce dal rapporto del mio compagno e l'ex moglie.
Un rapporto che va oltre la gestione genitoriale, un rapporto fatto di continue interazioni giornaliere; lui gestisce i beni mobiliari e immobiliari di lei, è sempre presente e disponibile nell' aiutare l'ex per qualsiasi faccenda quotidiana (chiamare l'idraulico, mandare una mail, ecc...) dal canto suo l'ex moglie ha prestato i soldi all'ex marito per l'acquisto della casa, una cifra molto importante che lui si è impegnato a restituire vita natural durante (acquisto fatto quando io stavo già con lui e senza essere stata coinvolta nella cosa), lei ha poi un legame molto stretto con la famiglia di origine di lui fatto di chiamate giornaliere e incontri.
Entrambi frequentano le rispettive case, tra loro ci sono gesti di dolcezza, lui lo definisce un rapporto idilliaco e platonico.
La mia difficoltà sta nel gestire la cosa e soprattutto se sarò in grado di passare la mia vita condividendo un rapporto che ad oggi sembra a tre, una gestione che ad oggi mi crea malumori e irrequietudine, la sensazione di essere un ospite in una realtà familiare già presente e cementata.
Potrò mai essere felice in un rapporto così?
Grazie a chi mi legge
S.
Un rapporto che va oltre la gestione genitoriale, un rapporto fatto di continue interazioni giornaliere; lui gestisce i beni mobiliari e immobiliari di lei, è sempre presente e disponibile nell' aiutare l'ex per qualsiasi faccenda quotidiana (chiamare l'idraulico, mandare una mail, ecc...) dal canto suo l'ex moglie ha prestato i soldi all'ex marito per l'acquisto della casa, una cifra molto importante che lui si è impegnato a restituire vita natural durante (acquisto fatto quando io stavo già con lui e senza essere stata coinvolta nella cosa), lei ha poi un legame molto stretto con la famiglia di origine di lui fatto di chiamate giornaliere e incontri.
Entrambi frequentano le rispettive case, tra loro ci sono gesti di dolcezza, lui lo definisce un rapporto idilliaco e platonico.
La mia difficoltà sta nel gestire la cosa e soprattutto se sarò in grado di passare la mia vita condividendo un rapporto che ad oggi sembra a tre, una gestione che ad oggi mi crea malumori e irrequietudine, la sensazione di essere un ospite in una realtà familiare già presente e cementata.
Potrò mai essere felice in un rapporto così?
Grazie a chi mi legge
S.
Buonasera S.,
quello che sta vivendo non è “gelosia” né un eccesso di sensibilità: è una reazione profondamente lucida a una situazione oggettivamente complessa. Lei non sta entrando in una relazione a due, ma in un sistema già strutturato, dove i confini tra passato e presente non sono mai stati davvero ridefiniti.
Il punto non è se tra loro ci sia o meno un coinvolgimento sentimentale. Il punto è che, nei fatti, esiste una continuità di presenza, di scambio e di intimità quotidiana che lascia poco spazio reale alla coppia che lei sta cercando di costruire. E questo spiega perfettamente la sua sensazione: non si sente scelta fino in fondo, ma “inserita” in qualcosa che esisteva già.
Quando una relazione finisce ma il legame resta così attivo e pervasivo, non è raro che la nuova partner si senta fuori posto, come se dovesse adattarsi a un equilibrio deciso da altri. E nel tempo questo non porta serenità, ma logoramento.
La domanda che lei si pone è molto importante: “Potrò mai essere felice così?”
La risposta non sta tanto nel cambiare lui o nel sopportare di più, ma nel capire se questo tipo di relazione è compatibile con i suoi bisogni emotivi profondi. Perché adattarsi all’inizio è possibile, ma vivere anni sentendosi “terza” no, quello lascia segni.
Qui non si tratta di giudicare lui o la sua ex, ma di riportare il focus su di lei: di cosa ha bisogno per sentirsi davvero dentro una relazione? Quali confini le sono necessari per stare bene? E quanto oggi questi confini sono rispettati?
Sono domande che da sole fanno già muovere qualcosa, ma affrontarle davvero fino in fondo richiede uno spazio in cui poter mettere ordine tra emozioni, dubbi e realtà, senza minimizzare ciò che sente.
Se vuole, possiamo lavorarci insieme. Non per darle una risposta preconfezionata, ma per aiutarla in tutta tranquillità a capire con chiarezza cosa è giusto per lei e smettere di adattarsi a una situazione che oggi la fa stare in bilico. In queste dinamiche, la differenza tra restare e scegliere davvero passa tutta da lì.
quello che sta vivendo non è “gelosia” né un eccesso di sensibilità: è una reazione profondamente lucida a una situazione oggettivamente complessa. Lei non sta entrando in una relazione a due, ma in un sistema già strutturato, dove i confini tra passato e presente non sono mai stati davvero ridefiniti.
Il punto non è se tra loro ci sia o meno un coinvolgimento sentimentale. Il punto è che, nei fatti, esiste una continuità di presenza, di scambio e di intimità quotidiana che lascia poco spazio reale alla coppia che lei sta cercando di costruire. E questo spiega perfettamente la sua sensazione: non si sente scelta fino in fondo, ma “inserita” in qualcosa che esisteva già.
Quando una relazione finisce ma il legame resta così attivo e pervasivo, non è raro che la nuova partner si senta fuori posto, come se dovesse adattarsi a un equilibrio deciso da altri. E nel tempo questo non porta serenità, ma logoramento.
La domanda che lei si pone è molto importante: “Potrò mai essere felice così?”
La risposta non sta tanto nel cambiare lui o nel sopportare di più, ma nel capire se questo tipo di relazione è compatibile con i suoi bisogni emotivi profondi. Perché adattarsi all’inizio è possibile, ma vivere anni sentendosi “terza” no, quello lascia segni.
Qui non si tratta di giudicare lui o la sua ex, ma di riportare il focus su di lei: di cosa ha bisogno per sentirsi davvero dentro una relazione? Quali confini le sono necessari per stare bene? E quanto oggi questi confini sono rispettati?
Sono domande che da sole fanno già muovere qualcosa, ma affrontarle davvero fino in fondo richiede uno spazio in cui poter mettere ordine tra emozioni, dubbi e realtà, senza minimizzare ciò che sente.
Se vuole, possiamo lavorarci insieme. Non per darle una risposta preconfezionata, ma per aiutarla in tutta tranquillità a capire con chiarezza cosa è giusto per lei e smettere di adattarsi a una situazione che oggi la fa stare in bilico. In queste dinamiche, la differenza tra restare e scegliere davvero passa tutta da lì.
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Gentile S., è comprensibile che lei provi un senso di estraneità: quando si entra in una storia dove i legami precedenti sono così attivi, il rischio è di sentirsi in un territorio già interamente occupato. Quello che descrive sembra un equilibrio familiare che si è riassestato in una forma di cura reciproca molto profonda, ma che fatica a fare spazio a un progetto di coppia indipendente.
La presenza costante dell'ex moglie e la disponibilità totale del suo compagno creano un intreccio che, sebbene per loro sia sereno, per lei risulta disorientante. Non si tratta necessariamente di mancanza di affetto, ma di una struttura che sembra non aver mai vissuto una revisione attenta dei confini.
Per essere felici in questa situazione, è fondamentale capire se c'è la volontà di costruire un perimetro tutto vostro. Il suo malumore è un segnale prezioso: le suggerisce che, in questo incastro così cementato, manca ancora un luogo dove lei possa sentirsi pienamente a casa e non solo un ospite.
Il consiglio è di esplorare in profondità i suoi vissuti, così da poterli pian piano rendere comunicabili.
La presenza costante dell'ex moglie e la disponibilità totale del suo compagno creano un intreccio che, sebbene per loro sia sereno, per lei risulta disorientante. Non si tratta necessariamente di mancanza di affetto, ma di una struttura che sembra non aver mai vissuto una revisione attenta dei confini.
Per essere felici in questa situazione, è fondamentale capire se c'è la volontà di costruire un perimetro tutto vostro. Il suo malumore è un segnale prezioso: le suggerisce che, in questo incastro così cementato, manca ancora un luogo dove lei possa sentirsi pienamente a casa e non solo un ospite.
Il consiglio è di esplorare in profondità i suoi vissuti, così da poterli pian piano rendere comunicabili.
Buonasera ha mai pensato di iniziare un percorso, in modo da capire cosa la porta a stare in questa relazione?
Se ritiene io sono disponibile anche online
dott.ssa Rosella Mastropietro
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Buonasera S., la situazione che descrivi è decisamente complessa e tocca corde molto profonde legate al senso di appartenenza, ai confini e alla gerarchia dei legami in una "famiglia allargata".
Da un punto di vista clinico e relazionale, quello che descrivi non è semplicemente un buon rapporto tra ex coniugi per il bene del figlio (co-parenting), ma sembra configurarsi come un legame di interdipendenza residua molto forte. È comprensibile che tu ti senta un "ospite", perché, di fatto, lo spazio psicologico e materiale che dovrebbe essere riservato alla nuova coppia sembra essere ancora occupato da dinamiche del passato mai del tutto sciolte.
Ecco alcuni punti su cui riflettere per inquadrare meglio la tua irrequietudine:
1. Il confine tra "Genitorialità" e "Sostituzione"
C'è una differenza netta tra l'essere presenti come padri e l'essere il "tuttofare" o il gestore patrimoniale della ex moglie. Chiamare l'idraulico o gestire i beni immobiliari di lei sono compiti che esulano dalla gestione del figlio. Quando un uomo continua a farsi carico delle responsabilità quotidiane della ex, sta mantenendo un ruolo di protettore/partner funzionale. Questo toglie energia e presenza alla vostra relazione.
2. Il vincolo economico: il "Debito" come legame
L'acquisto della casa con i soldi di lei, deciso senza coinvolgerti, è un elemento critico. In termini cognitivo-comportamentali, questo crea un condizionamento: lui si sente (ed è effettivamente) in debito "vita natural durante". Questo debito non è solo monetario, ma diventa un obbligo morale che giustifica la sua costante disponibilità. È un lucchetto che cementa il loro legame e che, inevitabilmente, ti esclude dalle decisioni progettuali importanti.
3. La "Triangolazione" affettiva
Dici che tra loro ci sono "gesti di dolcezza" e che lui definisce il rapporto "platonico e idilliaco". Sebbene la non-conflittualità sia un valore, l'eccesso di intimità (frequentazione delle case, chiamate quotidiane con la famiglia d'origine) crea una triangolazione. Tu ti trovi all'esterno di un nucleo che non si è mai veramente scisso. La sensazione di essere un "terzo incomodo" non è una tua insicurezza, ma la reazione logica a una struttura relazionale dove i confini sono sfumati.
Potrai mai essere felice in un rapporto così?
La risposta onesta è: difficilmente, se le premesse rimangono queste.
Perché tu possa trovare serenità, dovrebbero verificarsi alcuni cambiamenti strutturali:
Ridefinizione dei confini: Lui dovrebbe iniziare a delegare la gestione della vita della ex moglie a lei stessa o a professionisti esterni.
Legittimazione del tuo ruolo: Dovresti smettere di essere "l'aggiunta" e diventare la partner con cui si pianifica il futuro (anche economico).
Riconoscimento del tuo disagio: Se lui liquida il tuo malessere definendo il loro rapporto "idilliaco", sta invalidando le tue emozioni. Senza il riconoscimento che questa dinamica ti ferisce, non c'è base per un cambiamento.
Un passo verso la chiarezza
Ti invito a farti una domanda molto cruda: Se tra cinque anni la situazione fosse esattamente identica a oggi — con lo stesso debito, le stesse chiamate e la stessa presenza di lei nella vostra vita — saresti disposta ad accettarlo?
Spesso speriamo che il tempo "sbiadisca" questi legami, ma nel tuo caso sembrano strutturali. Hai mai provato a comunicargli chiaramente che non è la loro civiltà a disturbarti, ma la mancanza di uno spazio esclusivo per voi due, libero da obblighi verso il passato?
Da un punto di vista clinico e relazionale, quello che descrivi non è semplicemente un buon rapporto tra ex coniugi per il bene del figlio (co-parenting), ma sembra configurarsi come un legame di interdipendenza residua molto forte. È comprensibile che tu ti senta un "ospite", perché, di fatto, lo spazio psicologico e materiale che dovrebbe essere riservato alla nuova coppia sembra essere ancora occupato da dinamiche del passato mai del tutto sciolte.
Ecco alcuni punti su cui riflettere per inquadrare meglio la tua irrequietudine:
1. Il confine tra "Genitorialità" e "Sostituzione"
C'è una differenza netta tra l'essere presenti come padri e l'essere il "tuttofare" o il gestore patrimoniale della ex moglie. Chiamare l'idraulico o gestire i beni immobiliari di lei sono compiti che esulano dalla gestione del figlio. Quando un uomo continua a farsi carico delle responsabilità quotidiane della ex, sta mantenendo un ruolo di protettore/partner funzionale. Questo toglie energia e presenza alla vostra relazione.
2. Il vincolo economico: il "Debito" come legame
L'acquisto della casa con i soldi di lei, deciso senza coinvolgerti, è un elemento critico. In termini cognitivo-comportamentali, questo crea un condizionamento: lui si sente (ed è effettivamente) in debito "vita natural durante". Questo debito non è solo monetario, ma diventa un obbligo morale che giustifica la sua costante disponibilità. È un lucchetto che cementa il loro legame e che, inevitabilmente, ti esclude dalle decisioni progettuali importanti.
3. La "Triangolazione" affettiva
Dici che tra loro ci sono "gesti di dolcezza" e che lui definisce il rapporto "platonico e idilliaco". Sebbene la non-conflittualità sia un valore, l'eccesso di intimità (frequentazione delle case, chiamate quotidiane con la famiglia d'origine) crea una triangolazione. Tu ti trovi all'esterno di un nucleo che non si è mai veramente scisso. La sensazione di essere un "terzo incomodo" non è una tua insicurezza, ma la reazione logica a una struttura relazionale dove i confini sono sfumati.
Potrai mai essere felice in un rapporto così?
La risposta onesta è: difficilmente, se le premesse rimangono queste.
Perché tu possa trovare serenità, dovrebbero verificarsi alcuni cambiamenti strutturali:
Ridefinizione dei confini: Lui dovrebbe iniziare a delegare la gestione della vita della ex moglie a lei stessa o a professionisti esterni.
Legittimazione del tuo ruolo: Dovresti smettere di essere "l'aggiunta" e diventare la partner con cui si pianifica il futuro (anche economico).
Riconoscimento del tuo disagio: Se lui liquida il tuo malessere definendo il loro rapporto "idilliaco", sta invalidando le tue emozioni. Senza il riconoscimento che questa dinamica ti ferisce, non c'è base per un cambiamento.
Un passo verso la chiarezza
Ti invito a farti una domanda molto cruda: Se tra cinque anni la situazione fosse esattamente identica a oggi — con lo stesso debito, le stesse chiamate e la stessa presenza di lei nella vostra vita — saresti disposta ad accettarlo?
Spesso speriamo che il tempo "sbiadisca" questi legami, ma nel tuo caso sembrano strutturali. Hai mai provato a comunicargli chiaramente che non è la loro civiltà a disturbarti, ma la mancanza di uno spazio esclusivo per voi due, libero da obblighi verso il passato?
Buonasera S.,
dalle tue parole emerge la fatica emotiva che stai vivendo. La sensazione di essere “in più” o di entrare in una realtà già strutturata può essere faticoso e generare insicurezza, gelosia e un senso di non avere davvero uno spazio tuo nella relazione.
La difficoltà nel gestire questa situazione e le emozioni che ne derivano riguarda i confini di questa relazione, che così come sono oggi, sembrano non essere sufficientemente chiari e protettivi per te. Quando una relazione precedente resta così presente e coinvolgente, è naturale chiedersi che posto si occupa davvero.
La domanda che poni, se per te sarà possibile trovare un futuro felice in questa relazione, è importante tuttavia può essere utile riformularla: "questa modalità di relazione risponde ai miei bisogni?" E soprattutto: "c’è spazio per costruire insieme qualcosa che includa anche me, in modo pieno?"
Parlarne apertamente con il tuo compagno, esprimendo come ti senti e quali sono i tuoi bisogni, è un passaggio fondamentale. Può essere utile anche avere uno spazio tuo di riflessione ed elaborazione, per capire meglio come comunicare, cosa sei disposta ad accettare e cosa invece, nel tempo, rischierebbe di farti soffrire.
Le tue sensazioni meritano ascolto e non vanno messe da parte, ma aiutate ad esprimersi in parole ed azioni di cambiamento per trovare un nuovo equilibrio relazionale. Non si tratta di adattarsi a tutti i costi, ma di capire se questa relazione può diventare un luogo in cui sentirti davvero coinvolta e riconosciuta.
dalle tue parole emerge la fatica emotiva che stai vivendo. La sensazione di essere “in più” o di entrare in una realtà già strutturata può essere faticoso e generare insicurezza, gelosia e un senso di non avere davvero uno spazio tuo nella relazione.
La difficoltà nel gestire questa situazione e le emozioni che ne derivano riguarda i confini di questa relazione, che così come sono oggi, sembrano non essere sufficientemente chiari e protettivi per te. Quando una relazione precedente resta così presente e coinvolgente, è naturale chiedersi che posto si occupa davvero.
La domanda che poni, se per te sarà possibile trovare un futuro felice in questa relazione, è importante tuttavia può essere utile riformularla: "questa modalità di relazione risponde ai miei bisogni?" E soprattutto: "c’è spazio per costruire insieme qualcosa che includa anche me, in modo pieno?"
Parlarne apertamente con il tuo compagno, esprimendo come ti senti e quali sono i tuoi bisogni, è un passaggio fondamentale. Può essere utile anche avere uno spazio tuo di riflessione ed elaborazione, per capire meglio come comunicare, cosa sei disposta ad accettare e cosa invece, nel tempo, rischierebbe di farti soffrire.
Le tue sensazioni meritano ascolto e non vanno messe da parte, ma aiutate ad esprimersi in parole ed azioni di cambiamento per trovare un nuovo equilibrio relazionale. Non si tratta di adattarsi a tutti i costi, ma di capire se questa relazione può diventare un luogo in cui sentirti davvero coinvolta e riconosciuta.
Il senso di estraneità che descrive è una reazione comprensibile quando i confini di un legame precedente restano così permeabili, sia sul piano pratico che economico. Quando la dinamica di una ex coppia occupa uno spazio così centrale e quotidiano, può diventare difficile per il nuovo partner sentire di avere un ruolo riconosciuto e prioritario.
Più che giudicare l'equilibrio altrui, è importante valutare se questo assetto attuale lasci spazio alla costruzione di una vostra identità di coppia indipendente. Sentirsi un "ospite" è un segnale che i suoi bisogni di esclusività e progettualità potrebbero non trovare terreno fertile in questa configurazione.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su quali siano i suoi confini non negoziabili e a comprendere se esistano i presupposti per rinegoziare questo spazio, tutelando il suo benessere emotivo.
Più che giudicare l'equilibrio altrui, è importante valutare se questo assetto attuale lasci spazio alla costruzione di una vostra identità di coppia indipendente. Sentirsi un "ospite" è un segnale che i suoi bisogni di esclusività e progettualità potrebbero non trovare terreno fertile in questa configurazione.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su quali siano i suoi confini non negoziabili e a comprendere se esistano i presupposti per rinegoziare questo spazio, tutelando il suo benessere emotivo.
Salve, da ciò che scrive mi sembra che ci sia da parte sua una sensazione di esclusione e di “non appartenenza”, come se si trovasse inserita in una realtà già definita e consolidata, dove fa fatica a trovare uno spazio autentico per sé e per la sua relazione. È quindi utile che lei possa esprimere al suo compagno il proprio vissuto, valutando la sua disponibilità a rivedere alcuni equilibri. In assenza di cambiamenti, è opportuno interrogarsi sulla sostenibilità della relazione nel tempo rispetto al suo benessere. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a chiarire meglio i suoi bisogni e orientare una scelta consapevole.
Resto a disposizione per un consulto on line.
Cordiali saluti.
Resto a disposizione per un consulto on line.
Cordiali saluti.
Buonasera S., mi aiuterebbe capire da quanto tempo va avanti questa relazione. Purtroppo nel momento in cui entriamo nella vita di qualcun altro, dobbiamo tenere conto dell'esistenza di relazioni pre-instaurate, con le quali prima o poi ci chiederemo come convivere. Da quello che scrivi capisco che vengano riposte aspettative notevoli nella durata e nel prosieguo di questo rapporto, bisognerebbe comprendere quanto queste attese possono scostarsi o aderire dalla realtà e quanto sei disposta ad accettare per stare bene in questo rapporto. Alcune domande chiave potrebbero essere: come mi fa stare la complicità che vedo in queste due persone? Come mi sento nel momento in cui sono in presenza di uno/una/entrambi? Come mi sento quando lei gli telefona per questioni legate a casa/interventi di manutenzione? C'è un altro modo in cui vorrei vivere questa relazione? Quale? Cosa posso mettere in campo per realizzarlo?
Spero di esserti stata utile, buona serata
Spero di esserti stata utile, buona serata
Buona sera gentile utente, mi dispiace per questa situazione e posso comprendere i suoi sentimenti, frequenta quest'uomo da molti anni? Ha provato a parlare col suo compagno delle sue difficoltà riguardo al rapporto con l'ex moglie? Sono diverse le informazioni che avrei bisogno di acquisire per aiutarla a rispondere alla sua domanda.
Proprio da questa domanda deduco che lei non è molto sicura che la vostra relazione condizionata da questo legame così stretto con l'ex moglie possa essere positiva per lei e permetterle di formare un nucleo suo familiare autonomo con quest'uomo. A questo riguardo potrebbe esserle utile fare qualche consulenza psicologica per comprendere meglio quello che lei desidera da una relazione e capire se questa persona può soddisfare veramente questi suoi bisogni legittimi, facendo chiarezza su ciò che le sta dando questa relazione e se questo è sufficiente per lei.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti e domande anche on line, un caro saluto.
Proprio da questa domanda deduco che lei non è molto sicura che la vostra relazione condizionata da questo legame così stretto con l'ex moglie possa essere positiva per lei e permetterle di formare un nucleo suo familiare autonomo con quest'uomo. A questo riguardo potrebbe esserle utile fare qualche consulenza psicologica per comprendere meglio quello che lei desidera da una relazione e capire se questa persona può soddisfare veramente questi suoi bisogni legittimi, facendo chiarezza su ciò che le sta dando questa relazione e se questo è sufficiente per lei.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti e domande anche on line, un caro saluto.
Buonasera, quello che descrive è un vissuto molto comprensibile e anche molto delicato. Si sente chiaramente quanto lei si trovi in una posizione difficile, in cui da una parte c’è il legame con il suo compagno e il desiderio di costruire qualcosa con lui, dall’altra una realtà già strutturata, fatta di dinamiche molto presenti tra lui e l’ex moglie, che rischiano di farla sentire ai margini, quasi come se non ci fosse uno spazio davvero suo all’interno della relazione. Quando si entra in una relazione in cui c’è già una storia importante alle spalle, soprattutto con figli e legami ancora attivi, è normale dover trovare un equilibrio nuovo. Tuttavia, nel suo racconto emerge qualcosa che va oltre una collaborazione genitoriale funzionale. Lei percepisce una presenza costante, una vicinanza emotiva e pratica che non si limita alla gestione del figlio, ma che coinvolge molti aspetti della quotidianità e della vita personale del suo compagno. Questo, dal punto di vista emotivo, può facilmente attivare sentimenti di esclusione, insicurezza e anche una sorta di confronto implicito con una relazione che, pur essendo finita formalmente, continua ad avere un ruolo molto centrale. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare come questa situazione attivi dentro di lei alcuni pensieri molto potenti, come l’idea di essere in una relazione a tre, di non avere un posto definito, o il timore di non poter mai essere davvero felice in queste condizioni. Questi pensieri, comprensibili alla luce di ciò che vive, tendono però a generare emozioni intense come irrequietudine, malumore e forse anche una sensazione di impotenza, come se non ci fosse spazio per un cambiamento. Allo stesso tempo, è importante considerare che ciò che sta vivendo non riguarda solo ciò che il suo compagno fa, ma anche il significato che queste dinamiche assumono per lei. Per alcune persone un certo tipo di rapporto con l’ex partner può essere tollerabile, per altre no, perché tocca bisogni profondi legati alla sicurezza, all’esclusività, al sentirsi scelti e riconosciuti. Non esiste una misura giusta in assoluto, ma esiste ciò che è sostenibile o meno per lei. La domanda che pone, se potrà mai essere felice in un rapporto così, è molto significativa. Più che cercare una risposta immediata, potrebbe essere utile fermarsi a esplorare cosa, per lei, rende una relazione davvero soddisfacente. Quali sono i confini che sente importanti, quale tipo di presenza e di spazio desidera, e quanto la realtà attuale si discosta da questi bisogni. A volte la sofferenza nasce proprio dalla distanza tra ciò che si vive e ciò che si sente come necessario per stare bene. Un altro aspetto importante riguarda la comunicazione con il suo compagno. Non tanto nel senso di convincerlo a cambiare, ma nel poter esprimere in modo chiaro e autentico come si sente, senza minimizzare il proprio disagio. Spesso, quando questi vissuti restano dentro, tendono ad amplificarsi e a trasformarsi in tensioni difficili da gestire. In situazioni come questa, un percorso di supporto psicologico può essere molto utile proprio per fare chiarezza su questi aspetti. Aiuta a comprendere meglio come funzionano i propri pensieri e le proprie emozioni, a distinguere ciò che è legato alla situazione concreta da ciò che appartiene a schemi più profondi, e a capire quali scelte possono essere più coerenti con il proprio benessere. Non per arrivare a una decisione affrettata, ma per costruire una posizione più solida e consapevole rispetto a ciò che sta vivendo. Darsi questo spazio di comprensione può permetterle, nel tempo, di rispondere alla sua domanda in modo più autentico, non basato solo sull’ansia del momento, ma su una reale consapevolezza di ciò che è giusto per lei. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. E' difficile rispondere alla sua domanda, ossia se potrà mai essere felice in un rapporto così, poichè le reazioni e gli stili di adattamento di ognuno sono molto individuali. Potrebbe esserle utile chiedersi quali sono i vissuti che si risvegliano in lei in questa situazione e se hanno a che fare solo con la situazione attuale o le ricordano anche vissuti del suo passato. Potrebbe essere utile anche parlare col suo compagno della situazione, nel caso non l'avesse già fatto, per trovare delle modalità con cui lei possa sentirsi bene nella relazione con lui (esempio modalità con cui potrebbe sentirsi comunque importante o apprezzata). Detto ciò, ci possono essere casi in cui lavorando su di sé e sulla relazione cambiano poi i vissuti e si trova un equilibrio e una serenità, e casi in cui anche lavorando su di sé non si riesce a modificare il proprio modo di vivere la situazione, e ciò può indicare che quella situazione non è adatta a sé. Il vissuto rimane sempre molto soggettivo. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
Buongiorno,
se lei crede alla poligamia potrò vivere serenamente e felicemente questa relazione di famiglia allargata, se invece è monogama il suo ruolo in questo momento in questo sistema consolidato, posso anticiparle che non le garantirà grandi gioie.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
se lei crede alla poligamia potrò vivere serenamente e felicemente questa relazione di famiglia allargata, se invece è monogama il suo ruolo in questo momento in questo sistema consolidato, posso anticiparle che non le garantirà grandi gioie.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno S. nel rispondere partirei dalla sua ultima domanda, dove si chiede se potrà essere felice “così”, la riforulerei in questo modo:
quanto questa relazione, nella forma attuale, è compatibile con i suoi bisogni affettivi?
Al di là di ciò che lui definisce “idilliaco e platonico”, è importante considerare come lei si sente dentro questa relazione: il suo disagio sembra segnalare un bisogno di riconoscimento e di definizione dei confini della coppia che, ad oggi, probabilmente non trova spazio sufficiente.
Spero di essere stato di aiuto,
Un saluto,
Antonio Pagni Fedi
quanto questa relazione, nella forma attuale, è compatibile con i suoi bisogni affettivi?
Al di là di ciò che lui definisce “idilliaco e platonico”, è importante considerare come lei si sente dentro questa relazione: il suo disagio sembra segnalare un bisogno di riconoscimento e di definizione dei confini della coppia che, ad oggi, probabilmente non trova spazio sufficiente.
Spero di essere stato di aiuto,
Un saluto,
Antonio Pagni Fedi
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di disagio, e il suo vissuto merita ascolto e legittimazione. Non si tratta solo di “gelosia” o insicurezza, ma di una percezione più profonda: quella di non avere uno spazio pienamente riconosciuto nella relazione.
Le relazioni non sono solo legami tra due individui, ma veri e propri campi relazionali, in cui entrano in gioco storie, legami passati, ruoli e dinamiche spesso inconsce. In questo caso, il suo compagno sembra essere ancora fortemente inserito in un campo relazionale con l’ex moglie che non si è realmente trasformato, ma si è mantenuto vivo, attivo e quotidiano.
Il punto centrale allora non è tanto giudicare se questo sia “giusto o sbagliato”, ma chiedersi: che spazio c’è per lei dentro questo sistema?
La sensazione che descrive — di essere “un ospite” in una realtà già strutturata — è un segnale importante. È come se il sistema relazionale fosse già saturo, e lei stesse cercando un posto che però non è stato ancora realmente creato.
In chiave evolutiva, questa situazione può diventare una domanda interiore molto potente:
Qual è il tipo di relazione in cui posso sentirmi pienamente riconosciuta, scelta e al centro?
Quanto sono disposta ad adattarmi a un sistema già esistente, e quanto invece ho bisogno di co-crearne uno nuovo?
Un altro aspetto importante riguarda i confini energetici ed emotivi. Il suo compagno sembra avere confini molto permeabili con l’ex moglie: presenza costante, scambi continui, gestione reciproca della vita quotidiana. Questo può rendere difficile la costruzione di una nuova intimità autentica, perché una parte significativa della sua energia relazionale è già impegnata altrove.
La felicità in una relazione non dipende solo dall’amore, ma anche dalla chiarezza dei ruoli, dei confini e della scelta reciproca.
Per questo, la domanda che pone (“potrò mai essere felice?”) può essere trasformata in qualcosa di ancora più centrante:
Questa relazione, così com’è oggi, è compatibile con il mio benessere profondo?
Non è una domanda a cui rispondere con la testa, ma da ascoltare nel corpo e nelle emozioni. Il suo disagio, l’irrequietezza, i malumori… non sono ostacoli, ma indicatori preziosi.
Potrebbe essere utile aprire un dialogo autentico con il suo compagno, non tanto in termini di richiesta o accusa, ma di condivisione del suo vissuto: ciò di cui ha bisogno per sentirsi parte, scelta e al sicuro nella relazione.
Se questo spazio non può essere costruito insieme, allora la riflessione diventa ancora più profonda: non su cosa “manca a lei”, ma su ciò che questa relazione può o non può offrirle.
A volte, in un’ottica transpersonale, le relazioni arrivano anche per mostrarci con grande chiarezza dove siamo disposti a restare e dove invece è tempo di scegliere noi stessi.
Un caro saluto
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di disagio, e il suo vissuto merita ascolto e legittimazione. Non si tratta solo di “gelosia” o insicurezza, ma di una percezione più profonda: quella di non avere uno spazio pienamente riconosciuto nella relazione.
Le relazioni non sono solo legami tra due individui, ma veri e propri campi relazionali, in cui entrano in gioco storie, legami passati, ruoli e dinamiche spesso inconsce. In questo caso, il suo compagno sembra essere ancora fortemente inserito in un campo relazionale con l’ex moglie che non si è realmente trasformato, ma si è mantenuto vivo, attivo e quotidiano.
Il punto centrale allora non è tanto giudicare se questo sia “giusto o sbagliato”, ma chiedersi: che spazio c’è per lei dentro questo sistema?
La sensazione che descrive — di essere “un ospite” in una realtà già strutturata — è un segnale importante. È come se il sistema relazionale fosse già saturo, e lei stesse cercando un posto che però non è stato ancora realmente creato.
In chiave evolutiva, questa situazione può diventare una domanda interiore molto potente:
Qual è il tipo di relazione in cui posso sentirmi pienamente riconosciuta, scelta e al centro?
Quanto sono disposta ad adattarmi a un sistema già esistente, e quanto invece ho bisogno di co-crearne uno nuovo?
Un altro aspetto importante riguarda i confini energetici ed emotivi. Il suo compagno sembra avere confini molto permeabili con l’ex moglie: presenza costante, scambi continui, gestione reciproca della vita quotidiana. Questo può rendere difficile la costruzione di una nuova intimità autentica, perché una parte significativa della sua energia relazionale è già impegnata altrove.
La felicità in una relazione non dipende solo dall’amore, ma anche dalla chiarezza dei ruoli, dei confini e della scelta reciproca.
Per questo, la domanda che pone (“potrò mai essere felice?”) può essere trasformata in qualcosa di ancora più centrante:
Questa relazione, così com’è oggi, è compatibile con il mio benessere profondo?
Non è una domanda a cui rispondere con la testa, ma da ascoltare nel corpo e nelle emozioni. Il suo disagio, l’irrequietezza, i malumori… non sono ostacoli, ma indicatori preziosi.
Potrebbe essere utile aprire un dialogo autentico con il suo compagno, non tanto in termini di richiesta o accusa, ma di condivisione del suo vissuto: ciò di cui ha bisogno per sentirsi parte, scelta e al sicuro nella relazione.
Se questo spazio non può essere costruito insieme, allora la riflessione diventa ancora più profonda: non su cosa “manca a lei”, ma su ciò che questa relazione può o non può offrirle.
A volte, in un’ottica transpersonale, le relazioni arrivano anche per mostrarci con grande chiarezza dove siamo disposti a restare e dove invece è tempo di scegliere noi stessi.
Un caro saluto
Gentile Utente, il suo disagio sembra interrogare non tanto la gestione pratica di una famiglia allargata, quanto il posto che lei occupa in un legame che appare già "saturato" da un debito, economico e simbolico, che appare inestinguibile.
Resto a sua disposizione, in studio o online, per offrire a questa sua irrequietudine uno spazio di parola adeguato, dove poter approfondire ciò che in questa sede può rimanere solo un interrogativo aperto.
Cordialmente,
MDL
Resto a sua disposizione, in studio o online, per offrire a questa sua irrequietudine uno spazio di parola adeguato, dove poter approfondire ciò che in questa sede può rimanere solo un interrogativo aperto.
Cordialmente,
MDL
Gentile S., la ringrazio per la condivisione.
Quello che descrive tocca un punto molto delicato, non tanto per la presenza dell’ex moglie in sé (che, soprattutto quando c’è un figlio, è inevitabile) ma per la qualità e l’intensità del legame che continua a esistere tra loro.
Nel suo racconto emerge chiaramente che non si tratta solo di una collaborazione genitoriale, ma di una relazione ancora molto presente, fatta di scambi quotidiani, supporto pratico costante, legami familiari attivi e anche gesti che lei percepisce come affettivi. È comprensibile che questo le faccia sentire di essere “in più”, quasi un’ospite in una struttura già definita.
La domanda che pone (“potrò mai essere felice così?”) è molto importante, perché sposta il focus su di lei e sui suoi bisogni. Non esiste una risposta universale, alcune persone riescono a stare in relazioni dove il legame con l’ex è molto stretto, altre no. La questione centrale è capire quanto questa situazione sia compatibile con il suo modo di vivere la coppia.
Un aspetto da considerare è anche come il suo compagno definisce questo rapporto “idilliaco e platonico”. Questa definizione, se da un lato può voler rassicurare, dall’altro potrebbe indicare che per lui quel legame ha un valore importante che non intende ridimensionare. E questo è un dato con cui confrontarsi, più che qualcosa da modificare facilmente.
Forse il punto non è tanto riuscire a “gestire meglio” ciò che la fa stare male, ma chiedersi
"in che tipo di relazione desidero stare? Quale spazio ho bisogno di sentire mio per potermi sentire serena e riconosciuta come partner?".
Portare questi vissuti nel dialogo con lui, in modo chiaro e non accusatorio, può essere un passaggio fondamentale. Non per metterlo di fronte a una scelta forzata, ma per capire se esiste la possibilità di costruire un equilibrio che tenga conto anche dei suoi bisogni.
Se questo non fosse possibile, il rischio è che la sensazione di “relazione a tre” continui a generare malessere nel tempo. E in una relazione, stare bene non dovrebbe essere un obiettivo secondario, ma una condizione fondamentale.
Se sente che questa situazione la confonde o la fa stare in bilico, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione per sé, anche con l’aiuto di un professionista, per mettere meglio a fuoco ciò che sente e ciò di cui ha bisogno. A volte avere uno sguardo esterno aiuta proprio a fare chiarezza, con più calma e senza dover decidere tutto subito.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Quello che descrive tocca un punto molto delicato, non tanto per la presenza dell’ex moglie in sé (che, soprattutto quando c’è un figlio, è inevitabile) ma per la qualità e l’intensità del legame che continua a esistere tra loro.
Nel suo racconto emerge chiaramente che non si tratta solo di una collaborazione genitoriale, ma di una relazione ancora molto presente, fatta di scambi quotidiani, supporto pratico costante, legami familiari attivi e anche gesti che lei percepisce come affettivi. È comprensibile che questo le faccia sentire di essere “in più”, quasi un’ospite in una struttura già definita.
La domanda che pone (“potrò mai essere felice così?”) è molto importante, perché sposta il focus su di lei e sui suoi bisogni. Non esiste una risposta universale, alcune persone riescono a stare in relazioni dove il legame con l’ex è molto stretto, altre no. La questione centrale è capire quanto questa situazione sia compatibile con il suo modo di vivere la coppia.
Un aspetto da considerare è anche come il suo compagno definisce questo rapporto “idilliaco e platonico”. Questa definizione, se da un lato può voler rassicurare, dall’altro potrebbe indicare che per lui quel legame ha un valore importante che non intende ridimensionare. E questo è un dato con cui confrontarsi, più che qualcosa da modificare facilmente.
Forse il punto non è tanto riuscire a “gestire meglio” ciò che la fa stare male, ma chiedersi
"in che tipo di relazione desidero stare? Quale spazio ho bisogno di sentire mio per potermi sentire serena e riconosciuta come partner?".
Portare questi vissuti nel dialogo con lui, in modo chiaro e non accusatorio, può essere un passaggio fondamentale. Non per metterlo di fronte a una scelta forzata, ma per capire se esiste la possibilità di costruire un equilibrio che tenga conto anche dei suoi bisogni.
Se questo non fosse possibile, il rischio è che la sensazione di “relazione a tre” continui a generare malessere nel tempo. E in una relazione, stare bene non dovrebbe essere un obiettivo secondario, ma una condizione fondamentale.
Se sente che questa situazione la confonde o la fa stare in bilico, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione per sé, anche con l’aiuto di un professionista, per mettere meglio a fuoco ciò che sente e ciò di cui ha bisogno. A volte avere uno sguardo esterno aiuta proprio a fare chiarezza, con più calma e senza dover decidere tutto subito.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Buongiorno, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.
Il disagio che provi è comprensibile, perché da quello che descrivi non sembra esserci solo una collaborazione genitoriale, ma un legame ancora molto presente, organizzato e coinvolgente, che rischia di lasciarti in una posizione marginale. Il problema quindi non è essere “gelosa”, ma il fatto che tu percepisca di non avere uno spazio emotivo e relazionale davvero definito nella vita del tuo compagno.
La domanda importante non è tanto se in assoluto si possa essere felici in una situazione così, ma se tu riesca a sentirti vista, tutelata e riconosciuta dentro questa relazione. Se vivi costantemente la sensazione di essere “la terza”, un’ospite o qualcuno che deve adattarsi a un equilibrio già consolidato, è naturale che emergano malumore, insicurezza e irrequietezza.
Più che cercare di sopportare, sarebbe importante capire se il tuo compagno è disposto a costruire con te confini più chiari e uno spazio di coppia più definito. Se questo non accade, il rischio è che il tuo disagio diventi sempre più pesante nel tempo.
Un confronto psicologico può aiutarti a capire se questa relazione può davvero nutrirti oppure se ti sta chiedendo di tollerare troppo, a scapito della tua serenità.
Un caro saluto,
dottoressa Maria Cristina Giuliani.
Il disagio che provi è comprensibile, perché da quello che descrivi non sembra esserci solo una collaborazione genitoriale, ma un legame ancora molto presente, organizzato e coinvolgente, che rischia di lasciarti in una posizione marginale. Il problema quindi non è essere “gelosa”, ma il fatto che tu percepisca di non avere uno spazio emotivo e relazionale davvero definito nella vita del tuo compagno.
La domanda importante non è tanto se in assoluto si possa essere felici in una situazione così, ma se tu riesca a sentirti vista, tutelata e riconosciuta dentro questa relazione. Se vivi costantemente la sensazione di essere “la terza”, un’ospite o qualcuno che deve adattarsi a un equilibrio già consolidato, è naturale che emergano malumore, insicurezza e irrequietezza.
Più che cercare di sopportare, sarebbe importante capire se il tuo compagno è disposto a costruire con te confini più chiari e uno spazio di coppia più definito. Se questo non accade, il rischio è che il tuo disagio diventi sempre più pesante nel tempo.
Un confronto psicologico può aiutarti a capire se questa relazione può davvero nutrirti oppure se ti sta chiedendo di tollerare troppo, a scapito della tua serenità.
Un caro saluto,
dottoressa Maria Cristina Giuliani.
Buongiorno,
potrebbe essere utile confrontarsi con il suo compagno in merito al suo sentire, cercando di spostare il focus su di voi e su ciò di cui ha bisogno per sentirsi parte della relazione, più che sul rapporto tra lui e l’ex moglie. Condividere come si sente (esclusa, poco considerata, in secondo piano) può aprire uno spazio di confronto autentico sui confini e sull’equilibrio della vostra coppia.
Allo stesso tempo, può aiutarla chiedersi quali siano per lei i limiti accettabili e cosa le permetterebbe di sentirsi davvero serena in questa relazione.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
potrebbe essere utile confrontarsi con il suo compagno in merito al suo sentire, cercando di spostare il focus su di voi e su ciò di cui ha bisogno per sentirsi parte della relazione, più che sul rapporto tra lui e l’ex moglie. Condividere come si sente (esclusa, poco considerata, in secondo piano) può aprire uno spazio di confronto autentico sui confini e sull’equilibrio della vostra coppia.
Allo stesso tempo, può aiutarla chiedersi quali siano per lei i limiti accettabili e cosa le permetterebbe di sentirsi davvero serena in questa relazione.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Geralda Vitale
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Oggiona con Santo Stefano
Buongiorno gentilissima, non ho capito quanti anni ha, ma dal racconto suppongo siate entrambi maturi e quindi in grado di capire come certe attenzioni,(se rivolte al figlio) non sono pericolose, anzi presenta un certa attenzione del bisogno altrui, mentre all'ex moglie è strano il rapporto, disturbante per il nuovo rapporto.
Mentre il rapporto "platonico" come descrive lui è patologico per lei, ma anche per il bimbo , non capirebbe il perché della separazione dei genitori.
Quindi concludo che i suoi dubbi e pensieri pessimistici verso questa relazione hanno ragione di esistere e fossi in lei non li ignorerei.
Il nostro inconscio allerta il sistema nervoso simpatico e quindi si iniziano a guardare le vicende con occhi diversi.
Proprio perché uno cerca di costruire una relazioni che duri una vita, non si può accettare di essere l'intrusa, quel ruolo al massimo lo ricopre un amante, ma consapevolmente e volontariamente.
Spero aver dato un risposta esaustiva.
Mentre il rapporto "platonico" come descrive lui è patologico per lei, ma anche per il bimbo , non capirebbe il perché della separazione dei genitori.
Quindi concludo che i suoi dubbi e pensieri pessimistici verso questa relazione hanno ragione di esistere e fossi in lei non li ignorerei.
Il nostro inconscio allerta il sistema nervoso simpatico e quindi si iniziano a guardare le vicende con occhi diversi.
Proprio perché uno cerca di costruire una relazioni che duri una vita, non si può accettare di essere l'intrusa, quel ruolo al massimo lo ricopre un amante, ma consapevolmente e volontariamente.
Spero aver dato un risposta esaustiva.
Buongiorno, grazie per la condivisione. Immagino che sia una situazione poco piacevole e che non le permette di vivere a pieno questa storia con il suo compagno. Ha provato a parlare con lui di come si sente in questa situazione? Se non l’ha ancora fatto provi a parlare in modo sincero di tutto ciò che prova al riguardo. Un percorso di coppia potrebbe aiutarvi a riflettere sulla vostra relazione, sulla gestione di alcune dinamiche e sulla comunicazione. Potrebbe provare a chiedere al suo compagno se fosse disponibile nell’iniziare una terapia di coppia. Il primo passo per essere felice è assumere un atteggiamento pro attivo verso ciò che ostacola la serenità. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni e le ricordo che è possibile prenotare dal mio profilo una video consulenza gratuita di 20 minuti. In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica e psicoterapeuta cognitivo- comportamentale in formazione
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica e psicoterapeuta cognitivo- comportamentale in formazione
Gentile S.,
Grazie per aver condiviso qualcosa di così intimo e delicato. E' comprensibile che questa situazione le crei disagio, è una risposta naturale ad una dinamica relazionale complessa. Quella che descrive è una sensazione concreta di insicurezza nell'entrare in una relazione in cui gli spazi, i confini e i ruoli non sono stati ridefiniti dopo la separazione fra il suo compagno e l'ex moglie. Questo legame di cui parla ha chiaramente una struttura molto intrecciata, ed è comprensibile come questo possa creare una sensazione di esclusione, come se stesse cercando di trovare il suo posto in uno spazio che sente già pieno.
La domanda che si pone è sicuramente ampia e complessa, e sento che non sia possibile rispondere al posto suo. Posso dirle, però, che una parte importante di questa risposta dipende anche da quanto il suo compagno sia disposto a riconoscere il suo disagio e a lavorare con lei per costruire confini più sani, senza necessariamente distruggere il rapporto co-genitoriale, ma ridefinendolo in modo che lei non si senta più un'ospite. Un primo passo potrebbe essere, se non fosse già avvenuto, cercare di instaurare un dialogo aperto e profondo col suo compagno e se lo spazio per farlo fosse difficile da trovare, un percorso di coppia con un professionista potrebbe essere un luogo prezioso in cui farlo insieme.
Si prenda cura di lei S., i suoi bisogni hanno tutto il diritto di esistere e di essere ascoltati.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
Grazie per aver condiviso qualcosa di così intimo e delicato. E' comprensibile che questa situazione le crei disagio, è una risposta naturale ad una dinamica relazionale complessa. Quella che descrive è una sensazione concreta di insicurezza nell'entrare in una relazione in cui gli spazi, i confini e i ruoli non sono stati ridefiniti dopo la separazione fra il suo compagno e l'ex moglie. Questo legame di cui parla ha chiaramente una struttura molto intrecciata, ed è comprensibile come questo possa creare una sensazione di esclusione, come se stesse cercando di trovare il suo posto in uno spazio che sente già pieno.
La domanda che si pone è sicuramente ampia e complessa, e sento che non sia possibile rispondere al posto suo. Posso dirle, però, che una parte importante di questa risposta dipende anche da quanto il suo compagno sia disposto a riconoscere il suo disagio e a lavorare con lei per costruire confini più sani, senza necessariamente distruggere il rapporto co-genitoriale, ma ridefinendolo in modo che lei non si senta più un'ospite. Un primo passo potrebbe essere, se non fosse già avvenuto, cercare di instaurare un dialogo aperto e profondo col suo compagno e se lo spazio per farlo fosse difficile da trovare, un percorso di coppia con un professionista potrebbe essere un luogo prezioso in cui farlo insieme.
Si prenda cura di lei S., i suoi bisogni hanno tutto il diritto di esistere e di essere ascoltati.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
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