Buonasera da 2 mesi a questa parte sto soffrendo di derealizzazione o depersonalizzazione, perchè tu
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Buonasera da 2 mesi a questa parte sto soffrendo di derealizzazione o depersonalizzazione, perchè tutto quello che guardo sembra come se lo guardo da dentro una bolla una testa confusa h24, in più non riuscire a concentrarmi nel fare le cose di tutti i giorni, come se ho un blocco, i primi giorni che mi sono arrivati questi sintomi mi sentivo anche insonnia che facevo fatica a prendere sonno in più pensieri tipo se non tocco quella cosa per 3 volte mi succede qualcosa a me oppure hai miei oppure pensieri di fare del male o farmi del male... che adesso questi pensieri non li ho più solo che mi e ristama questa confusione che non capisco perchè non va via...
adesso arrivo al punto tutto questo può portare ad unizio di psicosi oppure una schizofrenia a lungo andare visto che già a 2 mesi ? perchè la mia paura più grande e come se se una mattina mi sveglio e non capisco più nulla... grazie
adesso arrivo al punto tutto questo può portare ad unizio di psicosi oppure una schizofrenia a lungo andare visto che già a 2 mesi ? perchè la mia paura più grande e come se se una mattina mi sveglio e non capisco più nulla... grazie
Buongiorno,
Se lei è da due mesi che sente tutte quelle difficoltà, la consiglio di iniziare un percorso terapeutico a capire cosa la portata a sperimentare tutte quelle difficoltà e mettere ordine nella confusione che sente.
Se lei è da due mesi che sente tutte quelle difficoltà, la consiglio di iniziare un percorso terapeutico a capire cosa la portata a sperimentare tutte quelle difficoltà e mettere ordine nella confusione che sente.
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Buonasera,
quello che descrive è un insieme di sintomi che spesso si riscontrano in quadri di forte ansia o stress prolungato. La derealizzazione e la depersonalizzazione sono fenomeni dissociativi che possono emergere come risposta di difesa della mente quando si trova sotto pressione emotiva intensa, come accade nei disturbi d’ansia o in seguito a esperienze traumatiche.
La sensazione di "vivere in una bolla", la confusione mentale persistente e le difficoltà di concentrazione sono sintomi che, seppur molto fastidiosi e invalidanti, non indicano necessariamente l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia. Questi disturbi gravi hanno caratteristiche cliniche differenti e la loro insorgenza non si manifesta semplicemente con i sintomi che lei descrive.
Inoltre, il fatto che i pensieri ossessivi e intrusivi siano diminuiti è un segnale positivo. Tuttavia, la persistenza dello stato di confusione e derealizzazione suggerisce che il suo disagio emotivo non si è ancora risolto e necessita di essere affrontato in modo adeguato.
È importante sapere che più si rimane in questo stato senza un aiuto specialistico, più si rischia di cronicizzare i sintomi o di sviluppare ulteriori forme di sofferenza psicologica, anche se questo non significa sviluppare per forza una psicosi.
Proprio per questo motivo, sarebbe utile e consigliato per approfondire la sua situazione rivolgersi ad uno specialista che possa aiutarla a comprendere le cause del suo malessere e a trovare gli strumenti per stare meglio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un insieme di sintomi che spesso si riscontrano in quadri di forte ansia o stress prolungato. La derealizzazione e la depersonalizzazione sono fenomeni dissociativi che possono emergere come risposta di difesa della mente quando si trova sotto pressione emotiva intensa, come accade nei disturbi d’ansia o in seguito a esperienze traumatiche.
La sensazione di "vivere in una bolla", la confusione mentale persistente e le difficoltà di concentrazione sono sintomi che, seppur molto fastidiosi e invalidanti, non indicano necessariamente l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia. Questi disturbi gravi hanno caratteristiche cliniche differenti e la loro insorgenza non si manifesta semplicemente con i sintomi che lei descrive.
Inoltre, il fatto che i pensieri ossessivi e intrusivi siano diminuiti è un segnale positivo. Tuttavia, la persistenza dello stato di confusione e derealizzazione suggerisce che il suo disagio emotivo non si è ancora risolto e necessita di essere affrontato in modo adeguato.
È importante sapere che più si rimane in questo stato senza un aiuto specialistico, più si rischia di cronicizzare i sintomi o di sviluppare ulteriori forme di sofferenza psicologica, anche se questo non significa sviluppare per forza una psicosi.
Proprio per questo motivo, sarebbe utile e consigliato per approfondire la sua situazione rivolgersi ad uno specialista che possa aiutarla a comprendere le cause del suo malessere e a trovare gli strumenti per stare meglio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, comprendo la sua preoccupazione, purtroppo è difficile rispondere alla sua domanda con così poche informazioni. Le consiglierei di contattare il prima possibile uno psichiatra che saprà aiutarla nel migliore dei modi. Dott.ssa Susanna Scainelli
Gentile utente, mi dispiace per il disagio che i sintomi le provocano. Da quanto descrive, emerge notevole preoccupazione per i sintomi e questo fa accresce ancora di più l'ansia. Non intendo dire che non si deve preocupare, ma la strada sicuramente più percorribile è quella di farsi aiutare.
La ringrazio per aver condiviso ancora una volta ciò che sta vivendo. Posso immaginare quanto sia spiazzante e faticoso ritrovarsi da due mesi immerso in sensazioni così destabilizzanti, come la derealizzazione e la depersonalizzazione. La descrizione che fa di questo sentirsi "dentro una bolla", della testa sempre confusa e delle difficoltà nel concentrarsi è molto chiara, e trasmette bene quanto tutto questo stia condizionando la sua quotidianità. È del tutto comprensibile che stia cercando di dare un senso a ciò che sta accadendo, e che le paure più profonde (come quella di "impazzire" o di svegliarsi un giorno senza riuscire più a capire la realtà) possano diventare a loro volta un peso da portare ogni giorno. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che sta sperimentando non è affatto raro in chi attraversa un periodo di forte stress, ansia o insonnia. La derealizzazione e la depersonalizzazione sono reazioni del sistema nervoso che possono comparire quando si è molto sotto pressione: in un certo senso, è come se la mente cercasse di proteggersi da un eccesso di stimoli, creando una sorta di "filtro" tra sé e il mondo esterno. Tuttavia, più ci si spaventa per queste sensazioni e si cerca di combatterle o controllarle, più esse possono diventare persistenti. È come se si innescasse un circolo vizioso in cui la paura alimenta i sintomi, e i sintomi rinforzano la paura. Lei scrive che alcuni pensieri ossessivi sono migliorati rispetto all’inizio, e questo è un segnale importante: dimostra che qualcosa in lei sta già reagendo, e che ci sono risorse interne che possono essere attivate. Tuttavia, proprio perché questi sintomi si stanno protraendo nel tempo e le stanno creando un disagio significativo, è fondamentale non affrontarli da solo. Per questo motivo, le suggerisco caldamente di rivolgersi a un medico psichiatra: non perché lei stia “impazzendo”, ma perché solo una valutazione specialistica può aiutarla a capire con chiarezza di cosa si tratta e, soprattutto, quali siano gli strumenti più efficaci per iniziare a stare meglio. A volte basta un trattamento mirato, farmacologico o integrato con una psicoterapia, per interrompere quel circolo di confusione e paura che oggi le sembra senza via d’uscita. La sofferenza mentale non va ignorata, ma affrontata con coraggio e con il giusto supporto. Non c’è nulla di cui vergognarsi: chiedere aiuto è un gesto di forza e lucidità. Un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale, eventualmente affiancato da un intervento medico, può restituirle quel senso di stabilità e chiarezza che oggi le manca, aiutandola a rimettere a fuoco la realtà e a riappropriarsi della sua vita quotidiana. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, mi dispiace per quello che sta provando. La derealizzazione e la depersonalizzazione sono sintomi dissociativi del PTSD semplice o complesso, mentre i restanti sintomi sembrano ossessioni e compulsioni. Approfondisca questi aspetti con un/a psicoterapeuta che si occupa di trauma e PTSD, magari anche di EMDR, e capirete insieme come star meglio col tempo. Si può stare meglio.
Un saluto
Un saluto
Buongiorno,
Immagino non sia facile per lei questa situazione.
Intanto le consiglierei di iniziare una terapia per comprendere meglio la sintomatologia descritta che significato ha, da poche righe è molto difficile comprenderlo.
Poi rifletterei su quando è iniziato il tutto. A seguito di qualche cosa in particolare? L'insonnia persiste oppure solamente all'esordio? I pensieri che succeda qualcosa a lei o ai suoi e di fare/farsi del male non li ha più in che senso? Quando sono comparsi e quando sono andati via?
Rifletterei su questi punti nel frattempo e valuterei una psicoterapia.
Spero di esserle stata d'aiuto :)
Immagino non sia facile per lei questa situazione.
Intanto le consiglierei di iniziare una terapia per comprendere meglio la sintomatologia descritta che significato ha, da poche righe è molto difficile comprenderlo.
Poi rifletterei su quando è iniziato il tutto. A seguito di qualche cosa in particolare? L'insonnia persiste oppure solamente all'esordio? I pensieri che succeda qualcosa a lei o ai suoi e di fare/farsi del male non li ha più in che senso? Quando sono comparsi e quando sono andati via?
Rifletterei su questi punti nel frattempo e valuterei una psicoterapia.
Spero di esserle stata d'aiuto :)
Buongiorno, credo che non si possa rispondere alla sua domanda in queste modalità. ma la invito a contattare uno psicoterapeuta per comprendere al meglio e approfonditamente cosa sta attraversando. Un caro saluto. Dott.ssa Villa
Buonasera,
ti ringrazio per aver condiviso quello che stai vivendo: è importante e coraggioso dare voce a un disagio così profondo. Provo a risponderti con attenzione e rispetto, come farebbe uno psicologo.
Quello che descrivi – la sensazione di essere "dentro una bolla", la testa confusa, la fatica a concentrarti, la difficoltà a dormire, e i pensieri intrusivi – sono sintomi che possono rientrare in un quadro di **ansia intensa**, stress prolungato o **disturbo da depersonalizzazione/derealizzazione**. Questi stati, pur essendo molto spaventosi e destabilizzanti, **non significano necessariamente che stai sviluppando una psicosi o una schizofrenia**.
Spesso, chi vive uno stato prolungato di ansia o stress può arrivare a sentirsi "disconnesso" da sé o dalla realtà, proprio come lo descrivi tu. È una risposta del cervello che, in certi casi, cerca di proteggerti da un sovraccarico emotivo. Può anche essere associato a periodi in cui ci si sente più vulnerabili, magari a causa di cambiamenti, traumi o difficoltà personali.
La tua **paura di "impazzire" o di perdere il controllo** è molto comune in chi sperimenta questi sintomi. Ma il fatto che tu **riesca a rifletterci sopra, a riconoscerli, a chiederti se siano normali o pericolosi**, è già un segnale positivo: significa che **mantieni consapevolezza**, che è proprio ciò che nelle psicosi si perde.
Inoltre, hai notato dei cambiamenti: per esempio, i pensieri ossessivi sono diminuiti. Questo mostra che qualcosa si sta già muovendo dentro di te, anche se non te ne accorgi del tutto.
Tuttavia, **due mesi** di questi sintomi sono un tempo significativo e meritano attenzione. Ti suggerisco **con forza e delicatezza di rivolgerti a uno psicologo o a uno psichiatra**, non perché sei “malato” nel senso patologico, ma perché **meriti supporto, strumenti e uno spazio protetto dove affrontare quello che stai vivendo**. Non devi farlo da solo.
Un professionista potrà aiutarti a:
* comprendere le cause del tuo malessere,
* distinguere cosa è frutto dell’ansia e cosa no,
* fornirti strategie per ridurre la derealizzazione e recuperare il senso di controllo,
* valutare se ci sia bisogno di un intervento psicoterapeutico o eventualmente farmacologico.
La tua preoccupazione è comprensibile, ma affrontare il problema adesso, senza vergogna e con l’aiuto giusto, **è il modo migliore per evitare che peggiori**.
Ti sei già fatto la domanda giusta: “perché non va via?”. E adesso hai anche fatto il passo più importante: chiedere aiuto.
Se vuoi, possiamo continuare a parlarne. Sono qui per ascoltarti.
ti ringrazio per aver condiviso quello che stai vivendo: è importante e coraggioso dare voce a un disagio così profondo. Provo a risponderti con attenzione e rispetto, come farebbe uno psicologo.
Quello che descrivi – la sensazione di essere "dentro una bolla", la testa confusa, la fatica a concentrarti, la difficoltà a dormire, e i pensieri intrusivi – sono sintomi che possono rientrare in un quadro di **ansia intensa**, stress prolungato o **disturbo da depersonalizzazione/derealizzazione**. Questi stati, pur essendo molto spaventosi e destabilizzanti, **non significano necessariamente che stai sviluppando una psicosi o una schizofrenia**.
Spesso, chi vive uno stato prolungato di ansia o stress può arrivare a sentirsi "disconnesso" da sé o dalla realtà, proprio come lo descrivi tu. È una risposta del cervello che, in certi casi, cerca di proteggerti da un sovraccarico emotivo. Può anche essere associato a periodi in cui ci si sente più vulnerabili, magari a causa di cambiamenti, traumi o difficoltà personali.
La tua **paura di "impazzire" o di perdere il controllo** è molto comune in chi sperimenta questi sintomi. Ma il fatto che tu **riesca a rifletterci sopra, a riconoscerli, a chiederti se siano normali o pericolosi**, è già un segnale positivo: significa che **mantieni consapevolezza**, che è proprio ciò che nelle psicosi si perde.
Inoltre, hai notato dei cambiamenti: per esempio, i pensieri ossessivi sono diminuiti. Questo mostra che qualcosa si sta già muovendo dentro di te, anche se non te ne accorgi del tutto.
Tuttavia, **due mesi** di questi sintomi sono un tempo significativo e meritano attenzione. Ti suggerisco **con forza e delicatezza di rivolgerti a uno psicologo o a uno psichiatra**, non perché sei “malato” nel senso patologico, ma perché **meriti supporto, strumenti e uno spazio protetto dove affrontare quello che stai vivendo**. Non devi farlo da solo.
Un professionista potrà aiutarti a:
* comprendere le cause del tuo malessere,
* distinguere cosa è frutto dell’ansia e cosa no,
* fornirti strategie per ridurre la derealizzazione e recuperare il senso di controllo,
* valutare se ci sia bisogno di un intervento psicoterapeutico o eventualmente farmacologico.
La tua preoccupazione è comprensibile, ma affrontare il problema adesso, senza vergogna e con l’aiuto giusto, **è il modo migliore per evitare che peggiori**.
Ti sei già fatto la domanda giusta: “perché non va via?”. E adesso hai anche fatto il passo più importante: chiedere aiuto.
Se vuoi, possiamo continuare a parlarne. Sono qui per ascoltarti.
Buongiorno
I sintomi da lei descritti vanno nella direzione di disturbi di tipo ansioso, non arriverei dunque a ritenere di incorrere in qualcosa di più grave.
Gli episodi di derealizzazione possono essere infatti scrivibili a sintomi prodromici del panico, una sorta di affaticamento psicologico legato a qualche condizione di stress che lei sta vivendo in maniera più o meno cosciente, in questo momento della sua vita. Allo stesso modo comportamenti compulsivi che ha descritto possono essere riconducibili ad un quadro ansioso, aggravato inoltre dai suoi timori di avere qualche malattia più grave. le consiglio dunque di rivolgersi ad uno psicologo per capire se nel suo mondo interno o nella sua vita sociale sia accaduto qualcosa che possa avere generato un disequilibrio. Può capitare infatti che non siamo coscienti di quanto determinati fatti possono avere una ricaduta sul nostro benessere, la psicoterapia può dunque essere utile proprio per aumentare questa consapevolezza. Cordialmente
I sintomi da lei descritti vanno nella direzione di disturbi di tipo ansioso, non arriverei dunque a ritenere di incorrere in qualcosa di più grave.
Gli episodi di derealizzazione possono essere infatti scrivibili a sintomi prodromici del panico, una sorta di affaticamento psicologico legato a qualche condizione di stress che lei sta vivendo in maniera più o meno cosciente, in questo momento della sua vita. Allo stesso modo comportamenti compulsivi che ha descritto possono essere riconducibili ad un quadro ansioso, aggravato inoltre dai suoi timori di avere qualche malattia più grave. le consiglio dunque di rivolgersi ad uno psicologo per capire se nel suo mondo interno o nella sua vita sociale sia accaduto qualcosa che possa avere generato un disequilibrio. Può capitare infatti che non siamo coscienti di quanto determinati fatti possono avere una ricaduta sul nostro benessere, la psicoterapia può dunque essere utile proprio per aumentare questa consapevolezza. Cordialmente
buon giorno a lei, una delle caratteristiche principali della psicosi è la non consapevolezza dei sintomi. per ora lei mi sembra consapevole di ciò che le succede pertanto cercherei di capire il motivo dei sintomi e trovare un modo per risolverli
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo — è molto comprensibile sentire paura quando il proprio mondo interiore sembra improvvisamente “spento” o alterato. I sintomi che descrivi, come la derealizzazione, la testa confusa, l’ansia e i pensieri intrusivi, sono spesso una risposta del corpo e della mente a uno stato di forte stress o ansia, e non sono di per sé un segnale di psicosi o schizofrenia.
Capisco bene quanto sia spaventoso convivere con queste sensazioni ogni giorno, ma posso rassicurarti: questo è un momento che puoi affrontare con il giusto supporto.
Se senti il bisogno di fare chiarezza e trovare insieme un modo per stare meglio, possiamo valutare un primo colloquio di approfondimento. A volte anche solo poterne parlare in uno spazio sicuro fa già una grande differenza.
Un caro saluto.
Capisco bene quanto sia spaventoso convivere con queste sensazioni ogni giorno, ma posso rassicurarti: questo è un momento che puoi affrontare con il giusto supporto.
Se senti il bisogno di fare chiarezza e trovare insieme un modo per stare meglio, possiamo valutare un primo colloquio di approfondimento. A volte anche solo poterne parlare in uno spazio sicuro fa già una grande differenza.
Un caro saluto.
Buongiorno gentile Utente, quello che descrive, pur nella sua complessità e nel forte disagio che sta vivendo, è un’esperienza più frequente di quanto si pensi, soprattutto in fasi di forte stress, ansia prolungata o situazioni psicologicamente impattanti. La derealizzazione e la depersonalizzazione, ossia la sensazione che la realtà attorno a sé sia alterata, distante o come “filtrata”, e che il proprio corpo o i propri pensieri siano in qualche modo “estranei”, sono sintomi che spesso si manifestano in disturbi d’ansia o in condizioni in cui il sistema psicofisiologico è particolarmente sotto pressione.
Mi colpisce che lei riferisca un esordio piuttosto improvviso, accompagnato da difficoltà nel sonno, pensieri intrusivi e sensazioni di blocco mentale. Tutti questi aspetti possono rientrare in un quadro ansioso significativo, che può a volte evolvere in quello che viene definito uno “stato di ansia depersonalizzante” o una fase di esaurimento psicoemotivo. Tuttavia, è importante chiarire che la derealizzazione e la depersonalizzazione non sono di per sé segnali di una psicosi o di un disturbo come la schizofrenia. In genere, queste esperienze rappresentano una sorta di “difesa estrema” del cervello in risposta a un sovraccarico. È come se la mente, per proteggersi da un eccesso di stimoli o angoscia, creasse una sorta di distacco momentaneo.
La paura che “un giorno mi sveglio e non capisco più nulla” è a sua volta un pensiero legato all’ansia e all’ipercontrollo. Spesso chi soffre di questi sintomi sviluppa un’attenzione eccessiva verso le proprie sensazioni interne, che rischia di alimentare un circolo vizioso: più ci si osserva, più ci si percepisce “strani” o “scollegati”, e più questo acuisce il senso di confusione. Ma questo non significa che si stia sviluppando una psicosi. Anzi, chi sta realmente entrando in uno stato psicotico in genere non ha questa consapevolezza o questa paura, proprio perché perde contatto con la realtà senza rendersene conto.
Il fatto che lei si stia ponendo domande, che riesca a raccontare ciò che le accade con lucidità e che cerchi risposte, è già un segnale positivo e indicativo di uno stato di coscienza preservato.
Tuttavia, è evidente che questo disagio le sta togliendo energia, lucidità e serenità nella vita quotidiana. Per questo, il mio consiglio più sentito è di non restare da solo in questa condizione, ma di rivolgersi quanto prima a un professionista della salute mentale, che possa valutare approfonditamente il suo caso. A volte un breve percorso di supporto psicologico, in altri casi un intervento psicoterapeutico più strutturato, possono aiutare a uscire da questa sensazione di blocco. Esistono approcci molto efficaci, anche dal punto di vista evidence-based, per trattare queste esperienze, ridurre la quota ansiosa e recuperare un senso pieno di presenza e padronanza di sé.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Mi colpisce che lei riferisca un esordio piuttosto improvviso, accompagnato da difficoltà nel sonno, pensieri intrusivi e sensazioni di blocco mentale. Tutti questi aspetti possono rientrare in un quadro ansioso significativo, che può a volte evolvere in quello che viene definito uno “stato di ansia depersonalizzante” o una fase di esaurimento psicoemotivo. Tuttavia, è importante chiarire che la derealizzazione e la depersonalizzazione non sono di per sé segnali di una psicosi o di un disturbo come la schizofrenia. In genere, queste esperienze rappresentano una sorta di “difesa estrema” del cervello in risposta a un sovraccarico. È come se la mente, per proteggersi da un eccesso di stimoli o angoscia, creasse una sorta di distacco momentaneo.
La paura che “un giorno mi sveglio e non capisco più nulla” è a sua volta un pensiero legato all’ansia e all’ipercontrollo. Spesso chi soffre di questi sintomi sviluppa un’attenzione eccessiva verso le proprie sensazioni interne, che rischia di alimentare un circolo vizioso: più ci si osserva, più ci si percepisce “strani” o “scollegati”, e più questo acuisce il senso di confusione. Ma questo non significa che si stia sviluppando una psicosi. Anzi, chi sta realmente entrando in uno stato psicotico in genere non ha questa consapevolezza o questa paura, proprio perché perde contatto con la realtà senza rendersene conto.
Il fatto che lei si stia ponendo domande, che riesca a raccontare ciò che le accade con lucidità e che cerchi risposte, è già un segnale positivo e indicativo di uno stato di coscienza preservato.
Tuttavia, è evidente che questo disagio le sta togliendo energia, lucidità e serenità nella vita quotidiana. Per questo, il mio consiglio più sentito è di non restare da solo in questa condizione, ma di rivolgersi quanto prima a un professionista della salute mentale, che possa valutare approfonditamente il suo caso. A volte un breve percorso di supporto psicologico, in altri casi un intervento psicoterapeutico più strutturato, possono aiutare a uscire da questa sensazione di blocco. Esistono approcci molto efficaci, anche dal punto di vista evidence-based, per trattare queste esperienze, ridurre la quota ansiosa e recuperare un senso pieno di presenza e padronanza di sé.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Gentile utente di mio dottore,
le manifestazioni di cui parla sono l' espressione acuta di un disturbo d'ansia. La inviterei a contattare uno psicoterapeuta per iniziare un percorso di psicoterapia. Con il tempo riuscirà così ad uscire dalla morsa dei suoi sintomi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
le manifestazioni di cui parla sono l' espressione acuta di un disturbo d'ansia. La inviterei a contattare uno psicoterapeuta per iniziare un percorso di psicoterapia. Con il tempo riuscirà così ad uscire dalla morsa dei suoi sintomi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buonasera, i sintomi che descrivi — derealizzazione, confusione, pensieri intrusivi — sono molto comuni in stati di ansia intensa o stress prolungato, non indicano un inizio di psicosi o schizofrenia. La tua consapevolezza e la paura che provi sono segnali che non stai perdendo contatto con la realtà. Serve supporto, ma non sei “in pericolo mentale”.
Salve, mi dispiace per il suo malessere. I sintomi che ha elencato possono essere parti di diversi quadri sintomatologici come no, le suggerisco pertanto di effettuare una visita psicologica o psichiatrica in modo da poter avere un feedback maggiormente adeguato. Cordiali saluti, Dott.ssa Lucrezia Marletta
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e sicuramente fonte di sofferenza. La sensazione di derealizzazione – il percepire ciò che la circonda come “irreale” o “distante”, quasi fosse dentro una bolla – è un sintomo che può emergere in diverse condizioni, spesso come risposta dell’organismo a un forte stress emotivo, a stati d’ansia protratti...
La derealizzazione non significa “impazzire”, anche se spesso viene percepita con molta paura. È piuttosto un meccanismo difensivo del cervello, che cerca di “disconnettersi” da un ambiente vissuto come minaccioso o sovraccarico. È una risposta che può spaventare, ma non è automaticamente indicativa di una psicosi o di una schizofrenia.
Capisco la sua preoccupazione: si chiede se la forte ansia o la depressione, mantenute nel tempo, possano evolvere in disturbi più gravi. È una domanda comune, soprattutto quando si sperimentano sensazioni di alterazione della realtà. Ma è importante sapere che stress, ansia e depressione – anche se intensi – non sono di per sé cause dirette di psicosi o schizofrenia. Sono condizioni diverse, con origini, decorso e trattamento distinti.
Detto ciò, quando sintomi come quelli che descrive diventano persistenti e compromettono la qualità della vita, è importante non affrontarli da soli. Non perché siano “pericolosi”, ma perché meritano attenzione, cura e soprattutto comprensione all'interno di un percorso terapeutico. Un supporto psicologico – o eventualmente una valutazione psichiatrica – può aiutarla non solo a dare un nome a ciò che prova, ma anche a ritrovare un senso di stabilità, sicurezza e piacere nel vivere.
Il fatto che lei stia cercando risposte è già un passo molto importante. Le auguro di poter trovare presto uno spazio in cui sentirsi accolta, compresa e sostenuta.
Un caro saluto
quello che descrive è un vissuto molto intenso e sicuramente fonte di sofferenza. La sensazione di derealizzazione – il percepire ciò che la circonda come “irreale” o “distante”, quasi fosse dentro una bolla – è un sintomo che può emergere in diverse condizioni, spesso come risposta dell’organismo a un forte stress emotivo, a stati d’ansia protratti...
La derealizzazione non significa “impazzire”, anche se spesso viene percepita con molta paura. È piuttosto un meccanismo difensivo del cervello, che cerca di “disconnettersi” da un ambiente vissuto come minaccioso o sovraccarico. È una risposta che può spaventare, ma non è automaticamente indicativa di una psicosi o di una schizofrenia.
Capisco la sua preoccupazione: si chiede se la forte ansia o la depressione, mantenute nel tempo, possano evolvere in disturbi più gravi. È una domanda comune, soprattutto quando si sperimentano sensazioni di alterazione della realtà. Ma è importante sapere che stress, ansia e depressione – anche se intensi – non sono di per sé cause dirette di psicosi o schizofrenia. Sono condizioni diverse, con origini, decorso e trattamento distinti.
Detto ciò, quando sintomi come quelli che descrive diventano persistenti e compromettono la qualità della vita, è importante non affrontarli da soli. Non perché siano “pericolosi”, ma perché meritano attenzione, cura e soprattutto comprensione all'interno di un percorso terapeutico. Un supporto psicologico – o eventualmente una valutazione psichiatrica – può aiutarla non solo a dare un nome a ciò che prova, ma anche a ritrovare un senso di stabilità, sicurezza e piacere nel vivere.
Il fatto che lei stia cercando risposte è già un passo molto importante. Le auguro di poter trovare presto uno spazio in cui sentirsi accolta, compresa e sostenuta.
Un caro saluto
La derealizzazione e la depersonalizzazione non sono di per sé indicatori di schizofrenia, ma possono essere presenti in diversi disturbi, tra cui il disturbo d'ansia, il disturbo da stress post-traumatico e il disturbo dissociativo. Inoltre, il fatto che tu sia consapevole di questi sintomi e che ti preoccupi di perdere il contatto con la realtà è un segnale positivo perchè nelle psicosi vere e proprie, spesso la persona non ha questa consapevolezza. Lo stress e l'ansia possono amplificare questi sintomi, e il fatto che tu abbia avuto episodi di insonnia e pensieri intrusivi potrebbe indicare un forte stato di tensione mentale. È importante non lasciarsi sopraffare dalla paura e cercare un supporto adeguato. Parlare con uno psicologo potrebbe aiutarti a comprendere meglio la tua situazione e trovare strategie per alleviare questi sintomi. Nel frattempo, potresti provare tecniche di rilassamento, come la mindfulness per tentare di sentirti più radicato nella realtà, se vuoi, possiamo approfondire insieme qualche strategia per gestire questa sensazione di confusione. Ti va? Cercami su miodottore: Nunzio Spina | instagram: nunzio.spina_psy
No, sono sintomi diversi. Tuttavia le consiglio vivamente di rivolgersi ad un professionista, perché la sua sintomatologia è indice di una grossa sofferenza emotiva che non può risolvere da sola, né ignorare a lungo.
Grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo, si sente chiaramente quanto questa esperienza ti stia spaventando.
I sintomi che descrivi: derealizzazione, confusione mentale, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi e sensazioni di distacco dalla realtà, sono spesso legati a stati di forte ansia o stress prolungato. Possono sembrare molto simili a qualcosa di più grave, come una psicosi, ma nella maggior parte dei casi non lo sono. In particolare, la derealizzazione e la depersonalizzazione sono meccanismi di difesa del cervello: una risposta alla tensione emotiva, non un segnale che “stai impazzendo”.
La tua preoccupazione per la schizofrenia o la psicosi è comprensibile, ma è importante sapere che il semplice fatto di temere una malattia mentale non significa che la stai sviluppando. Anzi, nelle psicosi vere spesso manca proprio questa consapevolezza.
Hai già notato un miglioramento su alcuni aspetti, come i pensieri ossessivi, e questo è un segnale positivo. Tuttavia, la sensazione di confusione e “testa ovattata” persiste, ed è importante affrontarla, non da solo, ma con l’aiuto di uno psicologo o, se necessario, di uno psichiatra. Un professionista può aiutarti a capire meglio l’origine di questi sintomi, escludere eventuali cause organiche, e darti strumenti concreti per ritrovare stabilità. Un caro saluto!
I sintomi che descrivi: derealizzazione, confusione mentale, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi e sensazioni di distacco dalla realtà, sono spesso legati a stati di forte ansia o stress prolungato. Possono sembrare molto simili a qualcosa di più grave, come una psicosi, ma nella maggior parte dei casi non lo sono. In particolare, la derealizzazione e la depersonalizzazione sono meccanismi di difesa del cervello: una risposta alla tensione emotiva, non un segnale che “stai impazzendo”.
La tua preoccupazione per la schizofrenia o la psicosi è comprensibile, ma è importante sapere che il semplice fatto di temere una malattia mentale non significa che la stai sviluppando. Anzi, nelle psicosi vere spesso manca proprio questa consapevolezza.
Hai già notato un miglioramento su alcuni aspetti, come i pensieri ossessivi, e questo è un segnale positivo. Tuttavia, la sensazione di confusione e “testa ovattata” persiste, ed è importante affrontarla, non da solo, ma con l’aiuto di uno psicologo o, se necessario, di uno psichiatra. Un professionista può aiutarti a capire meglio l’origine di questi sintomi, escludere eventuali cause organiche, e darti strumenti concreti per ritrovare stabilità. Un caro saluto!
Buongiorno,
come ha già individuato lei riporta sintomi di derealizzazione, difficoltà ad addormentarsi e concentrarsi, pensieri ossessivi, si sente confuso e teme di impazzire. Immagino la paura e smarrimento che prova. Può essere utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta al fine di comprendere il senso di quello che sta vivendo e trovare insieme al professionista delle risposte ai suoi bisogni senza passare dai sintomi. Un caro saluto. Dr.ssa Lorena Ferrero
come ha già individuato lei riporta sintomi di derealizzazione, difficoltà ad addormentarsi e concentrarsi, pensieri ossessivi, si sente confuso e teme di impazzire. Immagino la paura e smarrimento che prova. Può essere utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta al fine di comprendere il senso di quello che sta vivendo e trovare insieme al professionista delle risposte ai suoi bisogni senza passare dai sintomi. Un caro saluto. Dr.ssa Lorena Ferrero
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo: i sintomi che descrive — la derealizzazione, la confusione mentale costante, la difficoltà di concentrazione, e quei pensieri intrusivi che l’hanno tanto spaventata — sono segnali che meritano attenzione, ma anche una lettura accurata e non allarmistica.
Comprendo quanto tutto questo possa essere destabilizzante, specialmente se persiste nel tempo. Le sensazioni che descrive — sentirsi “dentro una bolla”, non riuscire a connettersi pienamente con ciò che la circonda — rientrano nei cosiddetti sintomi dissociativi, che spesso si manifestano in situazioni di stress prolungato, ansia intensa, o dopo un periodo emotivamente molto carico. Sono esperienze soggettivamente molto forti, ma non equivalgono a un esordio psicotico o a una schizofrenia.
La sua consapevolezza — il fatto che riconosca ciò che sta vivendo, che se ne renda conto e che cerchi un significato — è un elemento molto importante. Nelle fasi iniziali di una psicosi vera e propria, infatti, spesso viene meno la capacità di riflettere criticamente su ciò che si percepisce, mentre lei dimostra di mantenere contatto con la realtà, pur nella sofferenza.
Anche i pensieri ossessivi o aggressivi che ha avuto in passato, e che ora si sono ridotti, sono frequenti nei disturbi d’ansia e non sono segno di “impazzire”, ma piuttosto di una mente che cerca disperatamente di dare un ordine o un controllo a qualcosa che in quel momento sfugge.
Le consiglio caldamente di non affrontare tutto questo da solo. Un supporto psicologico, magari affiancato da una valutazione psichiatrica, può aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a trovare strategie per ridurre questi vissuti. A volte è anche utile esplorare lo stile di vita, il livello di stress, eventuali traumi non elaborati o paure profonde che possono contribuire a mantenere questi sintomi attivi.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o dubbi
Dott.ssa Roberta Aceto
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo: i sintomi che descrive — la derealizzazione, la confusione mentale costante, la difficoltà di concentrazione, e quei pensieri intrusivi che l’hanno tanto spaventata — sono segnali che meritano attenzione, ma anche una lettura accurata e non allarmistica.
Comprendo quanto tutto questo possa essere destabilizzante, specialmente se persiste nel tempo. Le sensazioni che descrive — sentirsi “dentro una bolla”, non riuscire a connettersi pienamente con ciò che la circonda — rientrano nei cosiddetti sintomi dissociativi, che spesso si manifestano in situazioni di stress prolungato, ansia intensa, o dopo un periodo emotivamente molto carico. Sono esperienze soggettivamente molto forti, ma non equivalgono a un esordio psicotico o a una schizofrenia.
La sua consapevolezza — il fatto che riconosca ciò che sta vivendo, che se ne renda conto e che cerchi un significato — è un elemento molto importante. Nelle fasi iniziali di una psicosi vera e propria, infatti, spesso viene meno la capacità di riflettere criticamente su ciò che si percepisce, mentre lei dimostra di mantenere contatto con la realtà, pur nella sofferenza.
Anche i pensieri ossessivi o aggressivi che ha avuto in passato, e che ora si sono ridotti, sono frequenti nei disturbi d’ansia e non sono segno di “impazzire”, ma piuttosto di una mente che cerca disperatamente di dare un ordine o un controllo a qualcosa che in quel momento sfugge.
Le consiglio caldamente di non affrontare tutto questo da solo. Un supporto psicologico, magari affiancato da una valutazione psichiatrica, può aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a trovare strategie per ridurre questi vissuti. A volte è anche utile esplorare lo stile di vita, il livello di stress, eventuali traumi non elaborati o paure profonde che possono contribuire a mantenere questi sintomi attivi.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o dubbi
Dott.ssa Roberta Aceto
Buongiorno grazie per la sua condivisione. Le consiglierei di evitare di darsi delle etichette perché vanno a rinforzare convinzioni sbagliate..provi a contattare uno psicologo così da poter approfondire meglio questo suo stato ansioso che sembra essere accompagnato da pensieri ossessivi e compulsioni. Chiedere aiuto ad un professionista è un passo importante e fondamentale per migliorare la qualità e lo stile di vita. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni. Le ricordo che sono disponibile sia online sia in presenza. In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione.
Deve essere davvero spaventosa questa sensazione che provi di essere “fuori dalla realtà”, confus* dentro una bolla, soprattutto quando va avanti da settimane.
Su un aspetto mi sento assolutamente di tranquillizzarti.
A volte può capitare di attraversare periodi di derealizzazione o depersonalizzazione, spesso legati a stress intensi, ansia prolungata, stanchezza o un sovraccarico emotivo.
Sono esperienze sicuramente molto spiacevoli e a cui dare la giusta importanza e cura, ma non significano automaticamente l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia.
Il fatto che tu abbia avuto pensieri intrusivi (come dover toccare un oggetto più volte o pensieri di fare del male) e che poi questi siano diminuiti è coerente con un quadro ansioso, non con un disturbo psicotico.
I pensieri intrusivi, anche se spaventosi, non indicano perdita di contatto con la realtà: infatti tu li riconoscevi come “strani”, “non tuoi”, e questo è un segnale molto importante!
La confusione mentale, la fatica a concentrarti e la sensazione di essere in una bolla possono persistere anche quando l’ansia acuta si riduce: è come se la mente fosse ancora in una modalità di “iper-allerta” e avesse bisogno di tempo per calmarsi davvero.
Detto questo, comprendo la paura che provi, dico temere di svegliarti una mattina e "non capire più nulla". Non è un segnale di psicosi imminente, bensì dell’ansia stessa.
Quello che stai vivendo merita sicuramente attenzione e supporto.
Quello che ti incoraggio a fare è:
parlarne con un* psicolog* per guardare meglio ansia, stress e questi vissuti di distacco; dare ascolto e cura anche al tuo corpo (sonno, riposo, alimentazione, momenti di pausa).
Se riesci, evita di spaventarti da solo con ricerche o auto-diagnosi: il rischio è alimentare poi un circolo dannoso.
Con un adeguato supporto, queste sensazioni possono attenuarsi significativamente e diventare un’occasione preziosa per comprenderti meglio e favorire la tua evoluzione personale.
Su un aspetto mi sento assolutamente di tranquillizzarti.
A volte può capitare di attraversare periodi di derealizzazione o depersonalizzazione, spesso legati a stress intensi, ansia prolungata, stanchezza o un sovraccarico emotivo.
Sono esperienze sicuramente molto spiacevoli e a cui dare la giusta importanza e cura, ma non significano automaticamente l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia.
Il fatto che tu abbia avuto pensieri intrusivi (come dover toccare un oggetto più volte o pensieri di fare del male) e che poi questi siano diminuiti è coerente con un quadro ansioso, non con un disturbo psicotico.
I pensieri intrusivi, anche se spaventosi, non indicano perdita di contatto con la realtà: infatti tu li riconoscevi come “strani”, “non tuoi”, e questo è un segnale molto importante!
La confusione mentale, la fatica a concentrarti e la sensazione di essere in una bolla possono persistere anche quando l’ansia acuta si riduce: è come se la mente fosse ancora in una modalità di “iper-allerta” e avesse bisogno di tempo per calmarsi davvero.
Detto questo, comprendo la paura che provi, dico temere di svegliarti una mattina e "non capire più nulla". Non è un segnale di psicosi imminente, bensì dell’ansia stessa.
Quello che stai vivendo merita sicuramente attenzione e supporto.
Quello che ti incoraggio a fare è:
parlarne con un* psicolog* per guardare meglio ansia, stress e questi vissuti di distacco; dare ascolto e cura anche al tuo corpo (sonno, riposo, alimentazione, momenti di pausa).
Se riesci, evita di spaventarti da solo con ricerche o auto-diagnosi: il rischio è alimentare poi un circolo dannoso.
Con un adeguato supporto, queste sensazioni possono attenuarsi significativamente e diventare un’occasione preziosa per comprenderti meglio e favorire la tua evoluzione personale.
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