Salve mi chiamo Enzo mi è stata diagnosticata dag, mi curo da quasi due anni senza successo, mi hann
Salve mi chiamo Enzo mi è stata diagnosticata dag, mi curo da quasi due anni senza successo, mi hanno dato di tutto, non rispondo agli ssri e benzodiazepine, ultimamente mi hanno detto che potrebbe essere una disfunzione ormonale. È possibile?
2 risposte
Dalle informazioni che riferisce è difficile darle una risposta. tuttavia oltre agli SSRI, esistono altre categorie di farmaci che possono darle beneficio. per disfunzione ormonale, cosa intende?
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Buonasera Enzo, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Quando una persona convive per anni con un Disturbo d’Ansia Generalizzata senza ottenere il miglioramento sperato, è comprensibile che inizi a chiedersi se dietro i sintomi possa esserci anche qualcos’altro, magari di natura fisica o ormonale. È una domanda assolutamente sensata e che nella pratica clinica capita più spesso di quanto si immagini. Da quello che racconta, lei ha già affrontato diversi tentativi terapeutici con SSRI e benzodiazepine senza un beneficio soddisfacente. Questo naturalmente può generare scoraggiamento e la sensazione di essere “incurabile”, ma vorrei rassicurarla su un punto importante. Il fatto di non rispondere bene a determinati farmaci non significa automaticamente che la diagnosi sia sbagliata o che non esistano altre possibilità terapeutiche. I disturbi d’ansia sono molto eterogenei e non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo ai trattamenti standard. Venendo alla sua domanda specifica, sì, alcune disfunzioni endocrine o metaboliche possono mimare o amplificare sintomi ansiosi. Per esempio alterazioni della tiroide, soprattutto forme di ipertiroidismo, possono provocare agitazione interna, tachicardia, insonnia, irritabilità, sensazione di allarme continuo e difficoltà di concentrazione. Anche problematiche legate al cortisolo, ad alcuni squilibri ormonali, carenze vitaminiche o disturbi metabolici possono influenzare molto il funzionamento del sistema nervoso. Naturalmente bisogna evitare anche l’errore opposto, cioè attribuire automaticamente ogni ansia a “gli ormoni”. In molti casi gli esami risultano normali e il quadro resta prevalentemente psichiatrico o psicofisiologico. Tuttavia, soprattutto quando le terapie funzionano poco o il quadro appare atipico, uno specialista può ragionevolmente decidere di approfondire il versante internistico ed endocrinologico. Nella mia esperienza clinica ho visto pazienti arrivare con una diagnosi di DAG apparentemente resistente e poi scoprire, ad esempio, un’alterazione tiroidea significativa oppure condizioni mediche concomitanti che mantenevano uno stato di iperattivazione cronica. In altri casi invece gli esami erano perfetti, ma emergevano aspetti diversi come una forte componente somatica, tratti ossessivi, traumi pregressi, disturbi del sonno o persino effetti paradossi ai farmaci. Le farei quindi alcune domande che potrebbero aiutare a orientare meglio il quadro. Oltre all’ansia, soffre di sintomi fisici come tremori, perdita di peso, sudorazione eccessiva, palpitazioni, intolleranza al caldo, stanchezza marcata o alterazioni della pressione? Ha eseguito negli ultimi anni esami endocrinologici completi come TSH, FT3, FT4 o altri accertamenti internistici? L’ansia è continua durante tutta la giornata oppure si presenta più a ondate? E soprattutto, i farmaci non hanno dato alcun effetto oppure hanno peggiorato alcuni sintomi? Un altro aspetto importante è capire cosa si intenda realmente per “non risposta”. Alcuni pazienti con diagnosi di DAG in realtà presentano forme di ansia molto legate al controllo mentale, alla rimuginazione ossessiva o a una ipervigilanza costante sul corpo e sulle emozioni. In questi casi la sola terapia farmacologica può risultare insufficiente se non accompagnata da un lavoro psicoterapeutico mirato. Mi colpisce anche il fatto che lei dica “mi hanno dato di tutto”. Questo talvolta succede quando, nel tentativo di trovare rapidamente sollievo, si passa da un farmaco all’altro senza avere il tempo di comprendere davvero il funzionamento complessivo della persona. Non lo dico come critica verso i colleghi, perché ci sono situazioni cliniche realmente difficili, ma perché spesso il paziente finisce per sentirsi un “caso irrisolvibile” quando invece avrebbe bisogno di una rivalutazione più ampia e ordinata. Per questo motivo credo che la strada migliore sia proprio quella che sembra stia emergendo ora, cioè una rivalutazione globale del quadro. Potrebbe essere utile discutere con il suo psichiatra della possibilità di integrare una valutazione endocrinologica o internistica, senza però perdere di vista la componente ansiosa vera e propria. Spero di averle dato qualche elemento utile e soprattutto di averle trasmesso l’idea che il fatto di non aver ancora trovato la terapia giusta non significa affatto che non ci sia possibilità di stare meglio. A volte alcuni quadri richiedono più tempo, più precisione diagnostica e un approccio meno “standardizzato”. Cordiali saluti, Federico Baranzini Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


