Esperienze
Il mio percorso accademico include la Laurea Magistrale in Psicologia di Comunità presso l’Università di Padova e attualmente sto completando (iscritto al 4° anno) la Scuola di Specializzazione in Valutazione Psicologica e Consulenza (Counselling), che mi abiliterà all’esercizio della psicoterapia.
Ho un’esperienza pluriennale nel campo della psicologia di comunità e della gestione delle emergenze maturata all'interno di un servizio pubblico della Regione Veneto, fornendo consulenze psicologiche a persone in situazioni di emergenza biografica, comunitaria e marginalità sociale, comprese crisi lavorative, difficoltà economiche, consumo di sostanze e ideazione suicidaria. Inoltre si annoverano esperienze in servizi pubblici (SERD) e convenzionati (CER) come tirocinante della scuola di specializzazione.
Collaboro come Formatore, Consulente e Project Manager con un'azienda specializzata nella gestione dei processi organizzativi e consulenza alle Risorse Umane.
Come cultore della materia adotto il Modello Dialogico, che pone al centro lo studio del linguaggio come strumento per descrivere una situazione, momento e realtà che si sta vivendo. La consulenza usa l'analisi delle produzioni discorsive per valorizzare le risorse disponibili, sviluppare nuove competenze e promuovere un cambiamento.
Aree di competenza principali:
- Psicologia dell'emergenza
- Psicologia clinica
- Psicologia del lavoro
- Psicologia della salute
Principali patologie trattate
- Bassa autostima
- Stress
- Dipendenza
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Attacco di panico
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
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Consulenza online
Da 62 € -
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Psicoterapia
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Colloquio psicologico clinico
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Colloquio psicologico individuale
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Indirizzo
francesco.liuzzi.cv@gmail.com, Padova 35135
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
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ha risposto a 1 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buon pomeriggio Cari Dottori,
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi.
Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso la sua storia, ricca di elementi che mostrano con chiarezza quanto questo evento stia incidendo sul suo momento di vita attuale.
Vorrei invitarla a soffermarsi su un punto: da un lato afferma di aver “capito che è meglio evitare di confidarsi per non dare il peso dei propri problemi”, dall’altro ha scelto di scrivere questo messaggio pubblico in cui condivide una parte molto personale della sua esperienza. Come si conciliano queste due dimensioni? E cosa aggiunge questa consapevolezza rispetto all’idea che “forse non è destino essere amata”?
Potremmo considerare che l’esperienza della relazione e dell’evento che descrive non debba necessariamente portare a conclusioni definitive su come e con chi confidarsi. Forse, più che smettere di aprirsi, può essere utile interrogarsi su come farlo, e su quali criteri utilizzare per scegliere le persone con cui costruire relazioni significative.
Le propongo queste domande come punto di partenza: spesso, per affrontare momenti complessi, è necessario iniziare proprio dal riformulare/cambiare le domande che ci poniamo e che guidano le nostre valutazioni e interpretazioni.
Concludo con una riflessione: immagini che una sua amica o conoscente le racconti la stessa storia. A quali conclusioni arriverebbe? E quali consigli le darebbe?
Queste considerazioni hanno finalità esclusivamente riflessive e non sostituiscono un percorso psicologico personalizzato.
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