Domande del paziente (13)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buongiorno, comprendo la difficoltà di questo periodo davanti a questa paura e depressione improvvisa. L’uso di una sostanza psicotropa come la marijuana non sempre aiuta nel rilassamento come mediamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buonasera, mi dispiace profondamente per la situazione che racconta e comprendo quanto possa essere complesso affrontarla ed elaborarla.
    Dopo tanti anni passati insieme e un progetto di vita condivisa... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buonasera, sono dispiaciuta che stia attraversando questo momento molto difficile che condiziona la qualità della sua vita quotidiana.

    L'ansia si manifesta in modi molto diversi, in passato le è arrivata... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buonasera, la ringrazio per questo suo racconto personale. Come già le hanno scritto i colleghi, sarebbe utile potesse approfondire i temi e i significati che si nascondono dietro le sue paure attraverso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Salve, spesso l’ansia si intromette nei pensieri a tal punto che diventa complicato capire se le nostre sono solo paure o se quello che chiama il sesto senso possa davvero essere realtà.
    Sarebbe importante... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buonasera, mi dispiace per le sensazioni negative che vive e descrive. Le esperienze negative del passato sembra che abbiano lasciato profonde ferite in lei ma anche molta consapevolezza e lucidità riguardo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Salve, grazie per aver condiviso la sua esperienza con tanta chiarezza.
    Da ciò che descrive, è possibile che alla sofferenza iniziale si siano aggiunti molti pensieri e paure legate al significato della... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Salve, grazie per aver condiviso il racconto di questo periodo così difficile e doloroso.
    Comprendo la difficoltà che sta vivendo: perdere la motivazione nel proprio percorso formativo e di vita porta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Salve, mi dispiace per la situazione complessa che si trova a vivere.

    Sembra che il legame affettivo con il suo ex fidanzato sia ancora molto presente e radicato nella sua vita, al punto da rendere difficile... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Salve, mi dispiace molto per il periodo difficile che sta affrontando.
    Ciò che le sta accadendo è un esempio piuttosto tipico di ansia anticipatoria simile al panico conseguente all’episodio che le ha... Altro


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buongiorno,
    le esperienze difficili vissute durante l’adolescenza possono influenzare profondamente il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Spesso, senza rendercene conto, tendiamo a rivivere situazioni simili a quelle che ci hanno fatto soffrire, scegliendo inconsciamente ambienti o persone che riportano alla luce quelle vecchie sensazioni di insicurezza e rifiuto. Questo può portare a rafforzare le paure nate dalle esperienze passate, creando un ciclo che sembra difficile da interrompere.
    Per uscire da questo circolo vizioso, sarebbe prezioso riuscire a comprendere a fondo cosa è accaduto emotivamente in passato e come queste emozioni stanno influenzando la vita presente. Non è facile affrontare questo percorso da soli, valutare di intraprendere una psicoterapia potrebbe offrirle il giusto supporto e accompagnarla nel superare queste difficoltà.

    Un caro saluto, resto a disposizione per qualsiasi necessità.

    Dott.ssa Selene Quercioli


    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
    il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    Buonasera, ci tengo a ringraziarla sinceramente per aver condiviso la sua storia. Le difficoltà che ha descritto sono più comuni di quanto si pensi e meritano tutta la nostra attenzione. Capisco quanto l’ansia possa influire sul sonno, rendendolo più difficile e portando, giorno dopo giorno, ad una stanchezza crescente e ad una maggiore fatica nel mantenere la lucidità. Vivere con questa costante pressione è davvero impegnativo, specialmente quando il riposo viene meno e la qualità della vita ne risente. Le suggerisco di rivolgersi al suo medico di fiducia per parlare insieme della terapia e del dosaggio più adatto, perché ogni cambiamento è bene venga valutato con attenzione da uno specialista.
    Consideri anche la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia: potrebbe essere un valido supporto per capire meglio e affrontare l’ansia, oltre a lavorare sui sogni che disturbano il suo riposo. Prendersi cura di sé è un passo importante e merita tutto il rispetto.

    Spero possa risolvere al più presto, per qualsiasi necessità rimango a disposizione, un caro saluto.

    Dott.ssa Selene Quercioli
    Psicologa-Psicoterapeuta


    Salve,
    scrivo perché sento il bisogno di capire e fare chiarezza su una relazione che mi ha lasciata molto confusa.

    Durante la relazione ho sempre riconosciuto i miei errori, soprattutto nelle reazioni emotive che a volte ho avuto. Mi sono spesso messa in discussione e ho cercato di capire dove stessi sbagliando. Dall’altra parte però non ho mai percepito un reale cambiamento: c’erano comportamenti che mi facevano stare male, come bugie o mancanza di trasparenza, e questo ha alimentato in me una crescente mancanza di fiducia.

    Allo stesso tempo però, la relazione è stata per me molto destabilizzante. Mi sono sentita spesso svalutata, giudicata e portata a dubitare di me stessa. L’altra persona tendeva a ribaltare le situazioni, facendomi sentire sempre “quella sbagliata”, arrivando a definirmi “pazza” o “malata di mente”, senza però mai mettersi davvero in discussione e spesso ignorando il mio punto di vista perché considerato non valido o “non capito”. Mi veniva fatto passare il messaggio che fossi io a portarlo al limite, che fossi io a rovinare tutto e a far emergere quei suoi comportamenti, giustificati dal fatto che “prima non era mai stato così”. Questo mi ha portata a interrogarmi molto su me stessa, anche perché io avevo già vissuto relazioni problematiche in passato, mentre lui no, e quindi finivo per convincermi che il problema fossi io e non la dinamica che si era creata.

    C’era inoltre una forte contraddizione: da una parte venivo descritta come problematica e piena di difetti (psichici, fisici, mentali), dall’altra questa persona restava comunque nella relazione, quasi come se “sopportarmi” gli desse un certo potere o valore.

    Inoltre, nella relazione ero spesso io a sostenere anche aspetti pratici ed economici, come pagare le uscite o mettere a disposizione la macchina, senza ricevere un reale equilibrio o reciprocità. Nonostante questo, non riesco a spiegarmi perché mi sentissi comunque sempre in difetto, come se fossi io in debito nei suoi confronti. Questa sensazione costante di “dover dare di più” e di non essere mai abbastanza ha contribuito ad aumentare il mio senso di colpa e la percezione di valere meno all’interno della relazione.

    Col tempo ho iniziato a stare sempre peggio: mi sentivo confusa, presa in giro e non ascoltata. Questa situazione mi ha portata a ossessionarmi nel cercare risposte e conferme, arrivando anche a comportamenti che oggi non condivido, come controllare o cercare prove, perché non riuscivo più a fidarmi e avevo la sensazione costante che qualcosa non tornasse.

    Non era mia intenzione controllare o limitare l’altra persona, né rovinargli la vita: il mio bisogno era solo quello di essere capita e di riuscire ad avere un confronto reale su quello che stavo vivendo. Tuttavia, questo confronto veniva evitato. Nel momento in cui la relazione è finita, mi è stato detto semplicemente di “stare alla larga”, senza possibilità di dialogo o chiarimento.

    In quel momento, già di grande fragilità per me, ho cercato un confronto proprio perché mi sentivo completamente disorientata e “disarmata” da ciò che era successo. Tuttavia, questo mio tentativo è stato interpretato come qualcosa di sbagliato o eccessivo, arrivando anche a minacce di coinvolgere le autorità. Questo mi ha fatto sentire ancora più confusa, come se la realtà si fosse completamente ribaltata: da una situazione in cui io mi sentivo ferita e in difficoltà, sono passata a essere vista come il problema.

    A questo si è aggiunto anche il coinvolgimento di terzi, come la madre e altre persone, e una narrazione di me come persona problematica anche nei confronti dei miei genitori, cosa che ha aumentato ulteriormente il mio senso di isolamento e di colpa.

    Con il tempo sono arrivata a un livello di sofferenza molto forte, fino a toccare un punto molto basso emotivamente. In un momento di grande fragilità (anche legato a uno stato alterato) ho avuto pensieri estremi e l’idea di farmi del male, cosa che mi ha spaventata molto e che non avevo mai vissuto prima.

    Questi episodi, che per me erano un segnale di forte disagio, non hanno portato a una reale reazione di ascolto o comprensione. Al contrario, sono stati usati per farmi sentire ancora più sbagliata e “problematica”.

    Sono arrivata al punto di non riconoscermi più, mettendo in dubbio completamente me stessa e arrivando persino a pensare di essere io il problema, di essere magari una persona narcisista o “sbagliata” alla base.

    Ad oggi mi trovo ancora molto confusa e mi faccio continuamente queste domande:
    sono io il problema?
    Sto vedendo una realtà distorta?
    Oppure sono stata dentro una dinamica che mi ha portata a dubitare completamente di me stessa?

    Faccio fatica a distinguere tra le mie responsabilità reali e ciò che invece potrebbe essere stato il risultato di una relazione non sana.
    Vorrei capire se questo tipo di dinamiche può portare una persona a perdere fiducia nella propria percezione e a sentirsi sempre nel torto, anche quando forse la realtà è più complessa. Infatti, nonostante mi sia già confrontata con diversi specialisti, che mi hanno fatto notare come io abbia sì delle dinamiche su cui lavorare, ma anche una forte tendenza a finire in relazioni in cui la realtà viene manipolata, faccio ancora molta fatica a crederci fino in fondo. Una parte di me continua a dubitare, arrivando a pensare che forse sia io a raccontare una versione distorta dei fatti anche a loro, e che quindi il problema sia comunque mio. Questa difficoltà nel fidarmi della mia percezione mi fa sentire ancora più confusa e incerta rispetto a ciò che ho vissuto.
    Grazie per l’attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Selene Quercioli

    La ringrazio per aver raccontato con tanta sincerità il suo vissuto doloroso. È assolutamente comprensibile quanto possa essere difficile convivere con il dubbio sulla propria percezione, soprattutto dopo aver attraversato una relazione così complessa e destabilizzante. Arrivare a dare un senso e a riconoscere da soli le origini delle proprie sofferenze richiede una forza enorme. Lei ha già compiuto un passo importante: quello di fermarsi, interrogarsi e desiderare una maggiore chiarezza su ciò che ha sentito e vissuto. Sarebbe prezioso che potesse concedersi il tempo e lo spazio per esplorare a fondo questi significati, per capire davvero come mai si è trovata, in qualche modo, a restare in una relazione che la faceva sentire svalutata e le restituiva un’immagine di sé non positiva. Dentro ciascuno di noi si costruiscono dei modelli emotivi e relazionali, spesso inconsapevoli, che influenzano le nostre emozioni, le aspettative e i comportamenti e che si formano proprio in base alle esperienze vissute nelle relazioni più importanti della nostra vita. Questi schemi possono orientarci e talvolta condizionarci nelle scelte di ciò che ci accade. La sua storia, come ogni storia umana, non è fatta di bianco o di nero e le responsabilità potrebbero essere da entrambe le parti. È evidente che la complessità e il dolore che emergono dalla sua storia meritano attenzione e rispetto e forse il supporto di un professionista potrebbe aiutarla a riscoprire se stessa, a fare chiarezza e a recuperare quella fiducia e quella forza emotiva che dalle parole che scrive sembra proprio siano dentro di lei.

    Un caro saluto, rimango a disposizione

    Dott.ssa Selene Quercioli
    Psicologa Clinica - Psicoterapeuta


Domande più frequenti

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