Domande del paziente (20)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Concordo pienamente con quanto già affermato dal prof. Gaetan Ideo, se la Gamma GT elevata si presenta isolata, senza alcuna altra alterazione del quadro epatico non c'è da preoccuparsi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Se continua a mangiare come e quanto prima no.
Se continua a mangiare le stesse cose ma in quantità ridotte si.
Le consiglierei questa strada solo se quello che mangia è sano altrimenti sarebbe meglio...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
la prima ipotesi è che il dolore sia dovuto a meteorismo della flessura colica destra frequente nel colon irritabile può provare , per un sollievo immediato, a prendere del carbone vegetale per assorbire... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Conservi la colecisti, almeno per ora, la controlli periodicamente con l'ecografia e solo se i polipi arriveranno al diametro di 1 cm sarò il caso di toglierla.
La steatosi epatica indica però una sofferenza...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L'infezione da HCV si contrae mediante contatto con sangue infetto, con il ferimento o la puntura con materiale contaminato ( siringhe, lamette, ecc.) o con i rapporti sessuali con una persona infetta.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quanto pesa?, quanti anni ha? quali sono le sue eventuali patologie? perchè desidera dimagrire con Proteonorm?
Nessun prodotto è miracoloso e utile in se stesso è il programma che conta e la collaborazione...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
I sintomi da lei descritti mettono in evidenza un quadro complesso, quasi sicuramente non dovuto alla calcolosi ma ad altre problematiche (reflusso gastroesofageo? ristagno gastrico biliare?) per il quale... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Alessio un fegato steatosico non vede di buon occhio l'alcool che sicuramente è una delle cause della tua steatosi!
Lo stordimento che provi dopo l'assunzione di alcool indica che ne hai fatto...
Altro
Prendo tacrolimus x trapianto fegato, posso prendere xyzal x allergia? C`è interazione fra i due farmaci?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Si lo può prendere secondo le indicazioni e le avvertenze
riportate sul foglio illustrativo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L'ittero è sicuramente probabilmente conseguenza della sindrome di Gilbert che peraltro è una malattia conce è un disturbo congenito del metabolismo della bilirubina senza però conseguenze enologiche gravi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
è molto probabile che il suo problema sia legato a problemi di reflusso gastroesofageo e/o gastrite, cordiali saluti
Buongiorno,
Ho 36 anni, ho un calcolo alla colecisti di 1,5 cm asintomatico
Ho fatto gli esami del sangue
Ast 36
ALT 29
GAMMA 22
Birulina totale 0,96
FOSFASI 69
Amilasi 17
Lipasi 38
Colesterolo totale 143
HDL 36
LDL 93
Ho i valori di ast e colesterolo hdl leggermente fuori.
Non assumo farmaci, non ho fatto attività fisica intensa.
Due giorni prima delle analisi mi era finito il ciclo mestruale.
Faccio poco attività fisica, ma cerco di mangiare sano.
Vorrei avere un Vostro parere.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
gli esami sono nel complesso rassicuranti.
Il calcolo alla colecisti di 1,5 cm, se davvero asintomatico, in genere non richiede intervento urgente, ma solo controllo e rivalutazione se compaiono coliche, dolore dopo pasti grassi, nausea importante, febbre o ittero.
La AST 36 è solo lievemente al limite: con ALT, GGT, bilirubina, fosfatasi alcalina, amilasi e lipasi normali, non suggerisce un problema biliare o epatico importante. Può essere una variazione minima e aspecifica.
Il colesterolo totale e LDL sono buoni. L’unico valore meno favorevole è l’HDL 36, un po’ basso, spesso legato a sedentarietà, fumo, sovrappeso o predisposizione. Si migliora soprattutto con attività fisica regolare.
Consigli pratici: ripetere tra 1–2 mesi AST, ALT, GGT, bilirubina, fosfatasi alcalina e CPK, possibilmente lontano dal ciclo e da sforzi fisici. Alimentazione mediterranea, evitare pasti molto grassi o abbondanti, e introdurre camminata veloce regolare.
In sintesi: nessun segnale allarmante, ma utile controllo periodico e attenzione ai sintomi biliari.
Buongiorno,
Epatologo e Ginecologo.
Sto prendendo integrazioni di vitamina E, K, D (liposolubili) e sospetto una gravidanza (che stiamo pianificando da tempo). Nella prima gravidanza ho sofferto di colestasi gravidica dal 5° mese (tenuta sotto controllo con Deursil) e, mi hanno detto, che facilmente accadrà anche con la seconda (SOTTOLINEO che non ho mai avuto problemi con il fegato, il giorno dopo il primo parto tutti i valori erano rientrati autonomamente).
L' assunzione di tali vitamine, per chi ha la tendenza a soffrire di colestasi gravidica, deve essere interrotta? O l' assunzione in anticipo di acido dessossidoribonucleico , può aiutare il fegato a gestire anche lo smaltimento/assorbimento di tali vitamine durante una gravidanza?
Sono vitamine che sto prendendo da 6 mesi, per migliorare i miei valori, al fine di avere una gestazione che supporti bene lo sviluppo neurologico del bambino, visto che nella prima gravidanza ho avuto queste carenze vitaminiche e che i problemi legati alla neurodivergenza del mio primo figlio, sono in parte riconducibili anche a questo.
Grazie per la vostra disponibilità .
Saluti,
E.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la domanda è molto importante perché riguarda una gravidanza programmata in una paziente con precedente colestasi gravidica intraepatica.
Prima di tutto una precisazione: probabilmente non intende “acido desossiribonucleico”, che è il DNA, ma acido ursodesossicolico, cioè il principio attivo del Deursil/ursodiolo, farmaco usato nella colestasi gravidica.
La precedente colestasi gravidica aumenta effettivamente il rischio che il disturbo si ripresenti in una gravidanza successiva. Il fatto che dopo il parto gli esami siano rientrati rapidamente è tipico della colestasi gravidica e non significa necessariamente avere una malattia cronica del fegato. Tuttavia, proprio per la storia precedente, la nuova gravidanza andrebbe seguita in modo più attento con ginecologo ed epatologo.
Per quanto riguarda le vitamine A, D, E, K, essendo liposolubili non andrebbero assunte “a lungo” o ad alte dosi senza controllo, soprattutto in gravidanza o nel sospetto di gravidanza
La vitamina K può essere presa in considerazione in alcune forme di colestasi, soprattutto se vi sono alterazioni della coagulazione o carenza documentata, ma non va gestita autonomamente. La colestasi gravidica può associarsi a malassorbimento delle vitamine liposolubili, ma la supplementazione deve essere guidata da esami clinici e laboratoristici, non “a protezione preventiva” generica.
L’acido ursodesossicolico non serve a “smaltire” le vitamine liposolubili. È un farmaco che modifica la composizione degli acidi biliari e viene usato quando la colestasi è presente o fortemente sospetta, non come semplice supporto preventivo al fegato prima ancora di avere una diagnosi. Le linee guida sulla gestione delle malattie epatiche in gravidanza raccomandano un approccio specialistico e mirato, perché molte decisioni dipendono dal trimestre, dai valori degli acidi biliari e dal quadro clinico complessivo.
In pratica, prima di proseguire o sospendere tutto da sola, farei questo percorso:
1. confermare la gravidanza con test appropriato;
2. portare al ginecologo l’elenco preciso degli integratori, con dosaggi di vitamina E, K, D ed eventuale vitamina A;
3. programmare fin dall’inizio un follow-up ginecologico-epatologico, vista la precedente colestasi gravidica.
Sulla relazione tra carenze vitaminiche materne e neurodivergenza del bambino sarei molto prudente: lo sviluppo neurologico è multifattoriale e non va ricondotto automaticamente a un singolo elemento carenziale. È corretto ottimizzare lo stato nutrizionale prima e durante la gravidanza, ma senza trasformare l’integrazione in una “terapia a ombrello” non controllata.
In sintesi: non interromperei né continuerei autonomamente. Verificherei subito dosaggi, livelli ematici e reale indicazione. La gravidanza dopo colestasi gravidica si può gestire bene, ma va seguita con una piccola cabina di regia: ginecologo, epatologo, esami giusti e niente integrazioni alla cieca.
Buongiorno sono vaccinato per l epatite b ma i valori degli anticorpi sono di 9.3 mi hanno proposto un booster ma non lo ho ancora fatto.
Sono donatore avis e mi hanno trovato l antigene positivo lievemente superiore a 1 ma l hbc è l has negativi.
Non capisco, ho o non ho l epatite b?
Cosa devo fare?
Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco il dubbio: il quadro che descrive è discordante e va chiarito, ma non significa automaticamente che lei abbia l’epatite B.
In genere, dopo vaccinazione, il profilo atteso è:
HBsAg negativo, anti-HBc negativo, anti-HBs positivo.
L’anti-HBc negativo è importante perché indica che, almeno da quel dato, non risulta un contatto naturale pregresso con il virus B: chi è immune solo per vaccino non sviluppa anti-HBc. (PMC)
Il problema è l’HBsAg lievemente positivo. L’HBsAg è l’antigene di superficie del virus B e, quando è chiaramente positivo e confermato, può indicare infezione in atto. Però un valore appena sopra il cut-off, soprattutto con anti-HBc negativo e altri marcatori negativi, può anche rappresentare:
• un falso positivo di laboratorio;
• una positività transitoria se il test è stato fatto poco dopo una vaccinazione o richiamo;
• più raramente una situazione iniziale o atipica da confermare.
Il CDC segnala che una positività HBsAg rilevata poco dopo vaccinazione va ricontrollata successivamente per definire il vero stato infettivo. (CDC Centers for Disease Control and Prevention.)
Cosa farei in pratica:
1. ripetere il pannello completo HBV in laboratorio affidabile: HBsAg, anti-HBs quantitativo, anti-HBc totale, anti-HBc IgM;
2. richiedere test di conferma/neutralizzazione per HBsAg, se disponibile;
3. dosare HBV-DNA quantitativo, che chiarisce se vi sia realmente virus circolante;
4. controllare ALT, AST, GGT, bilirubina, fosfatasi alcalina;
5. sospendere temporaneamente la donazione finché il centro AVIS non conclude l’iter di conferma.
Il suo anti-HBs di 9,3 mUI/ml è appena sotto la soglia considerata protettiva, che di solito è ≥10 mUI/ml. Per questo le hanno proposto il booster. Però, prima di fare il richiamo, visto l’HBsAg lievemente positivo, è prudente chiarire prima se l’HBsAg sia vero o falso positivo.
In sintesi: non si può dire da questi dati che lei abbia certamente l’epatite B. Anzi, l’anti-HBc negativo rende più probabile un risultato aspecifico/falso positivo, ma serve completare con ripetizione HBsAg, test di conferma e HBV-DNA. Solo dopo si decide serenamente se procedere con il booster vaccinale.
Salve io non ho calcoli ma ho dolori forti e coliche alla zona colecisti dopo ogni pasto ( piu' se mangio cose elaborate). Ho fatto ben 4 ecografie ma tutte a digiuno e non si vede nulla di calcoli e microcalcoli. Fatti anche esami tutti perfetti.
Ma i dolori non passano.
Vorrei sapere se l esame giusto x me puo essere la Scintigrafia epatobiliare (HIDA scan)e chi deve prescriverla.
Secondo me il mio problema viene xche ce qualche problema quando deve iniziare la colecisti a fare il suo lavoro nella digestione ma non viene fatto bene.
Non ce la faccio piu sono due mesi che sto cosi... i medici viste le analisi non mi vogliono far fare ulteriori indagini ma io vorrei guarire e soprattutto capire a cosa sono dovute queste fitte .
Sono di forlì cesena
Sara
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, capisco bene la sua preoccupazione: un dolore tipo colica in sede colecistica, soprattutto dopo i pasti e dopo cibi grassi/elaborati, anche con ecografie negative, merita comunque un ragionamento ordinato. Il fatto che gli esami siano “perfetti” è rassicurante, ma non esclude del tutto un disturbo funzionale della colecisti.
La scintigrafia epatobiliare con valutazione della frazione di eiezione della colecisti, spesso chiamata HIDA scan con stimolo colecistochininico/CCK, può essere utile proprio quando ci sono:
• dolore compatibile con colica biliare;
• ecografia senza calcoli;
• assenza di dilatazione delle vie biliari;
• esami epatici, bilirubina, amilasi/lipasi nella norma.
Questa situazione rientra nel sospetto di disturbo funzionale della colecisti, o discinesia colecistica, cioè una colecisti che non contiene calcoli ma può svuotarsi male o, più raramente, contrarsi in modo anomalo. I criteri di Roma IV indicano che, in presenza di dolore biliare e assenza di calcoli o altre lesioni strutturali, una bassa frazione di eiezione alla scintigrafia può essere un criterio di supporto diagnostico. (The Rome Foundation)
Detto questo, la HIDA non è un esame “magico”: va richiesta dopo una visita specialistica, perché il risultato va interpretato insieme ai sintomi. Una frazione di eiezione bassa, spesso indicativamente sotto 35–40%, può orientare verso discinesia colecistica, ma da sola non basta sempre a decidere una colecistectomia. (SAGES)
Chi dovrebbe prescriverla? In genere può prescriverla:
gastroenterologo/epatologo,
oppure chirurgo generale con esperienza biliare,
oppure anche il medico curante, se ritiene fondato il sospetto clinico.
Nel suo caso io imposterei la richiesta non come “voglio fare un esame”, ma così:
“Ho dolore ricorrente in ipocondrio destro/epigastrio dopo i pasti, evocato soprattutto da cibi grassi o elaborati, con ecografie ripetutamente negative per calcoli e analisi nella norma. Vorrei una valutazione gastroenterologica/epatologica per sospetto disturbo funzionale della colecisti/discinesia colecistica e per eventuale indicazione a scintigrafia epatobiliare con frazione di eiezione colecistica.”
Prima o insieme alla HIDA, però, andrebbero anche esclusi altri “imitatori” della colica biliare: gastrite/ulcera, reflusso importante, dispepsia funzionale, pancreatite lieve, coliche intestinali/flessura epatica, problemi del coledoco, microlitiasi non vista all’ecografia, o più raramente disturbi dello sfintere di Oddi. L’ACR considera l’ecografia l’esame iniziale nei dolori del quadrante superiore destro, ma quando il sospetto biliare persiste con ecografia negativa o dubbia possono essere considerate ulteriori indagini mirate. (PMC)
Quindi: sì, la HIDA scan può essere un esame ragionevole nel suo caso, soprattutto se il dolore è veramente di tipo biliare: crisi intense, localizzate a destra o alla bocca dello stomaco, durata significativa, spesso dopo pasto, non semplicemente gonfiore o bruciore. Ma va prescritta dopo valutazione specialistica, perché l’eventuale risultato alterato potrebbe aprire anche il discorso chirurgico, e questa decisione va presa con molta cautela.
Se invece il dolore è continuo, compare tutti i giorni, dura pochi minuti, cambia con posizione/respiro, o si associa a bruciore, nausea persistente, alvo alterato o meteorismo, allora la pista colecistica resta possibile ma diventa meno sicura.
Se compaiono febbre, ittero, urine scure, vomito persistente, dolore ingravescente, feci chiare, o alterazione di bilirubina/transaminasi/lipasi, non aspetterei: in quel caso va rivalutata rapidamente in pronto soccorso o con visita urgente.
Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni. Sin da piccolo le mie analisi mostrano iperbilirubinemia, che dovrebbe essere dovuta al morbo di gilbert. Negli ultimi anni però, a seguito di diagnosi di spettro autistico, sono emersi altri valori alterati: MCV alto (macrocitosi), sideremia alta con ferritina normale, e rame e ceruloplasmina bassi. Sospettando morbo di Wilson ho eseguito il test del rame urinario delle 24 ore, che ha dato come esito un valore molto basso. Questo esclude che possa trattarsi di Wilson? E in caso, cosa altro potrebbe essere? Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
un rame urinario delle 24 ore molto basso rende il morbo di Wilson poco probabile, perché nella forma classica non trattata ci si aspetta di solito un aumento dell’eliminazione urinaria del rame. Tuttavia, in medicina, un singolo dato isolato raramente “esclude” al 100% una diagnosi: va interpretato insieme a ceruloplasmina, rame sierico, esami epatici, visita neurologica, visita oculistica e storia familiare.
Le linee guida sul Wilson indicano infatti che la diagnosi non si basa su un solo esame, ma su un insieme di elementi: ceruloplasmina, rame urinario 24 ore, eventuale rame epatico, valutazione clinica, anello di Kayser-Fleischer e, quando indicato, test genetico ATP7B o score di Leipzig. (AASLD)
Detto questo, la combinazione che riferisce, cioè ceruloplasmina bassa, rame basso e rame urinario molto basso, può essere compatibile anche con condizioni diverse dal Wilson, per esempio:
• ridotto apporto o malassorbimento di rame;
• celiachia o altre forme di malassorbimento intestinale;
• eccesso di zinco, anche da integratori o prodotti non sempre percepiti come “farmaci”;
• dieta molto selettiva o restrittiva;
• alterazioni proteiche/nutrizionali;
• più raramente condizioni genetiche del metabolismo del rame diverse dal Wilson.
La macrocitosi, cioè MCV alto, apre inoltre un altro capitolo diagnostico: andrebbero valutati almeno vitamina B12, folati, TSH, funzionalità epatica completa, reticolociti, LDH, omocisteina, eventuale consumo di alcol, farmaci e, se persistente, anche una valutazione ematologica. La sideremia alta con ferritina normale può essere un dato oscillante e va ricontrollata con transferrina, saturazione della transferrina e ferritina, preferibilmente a digiuno e lontano da integrazioni.
In pratica, più che pensare subito a una malattia rara, farei un inquadramento ordinato:
1. ripetizione di rame, ceruloplasmina e rame urinario 24 ore in laboratorio affidabile;
2. visita oculistica con lampada a fessura per anello di Kayser-Fleischer;
3. esami epatici completi: AST, ALT, GGT, fosfatasi alcalina, bilirubina frazionata, albumina, INR;
4. screening celiachia e malassorbimento;
5. dosaggio di B12, folati, TSH e studio della macrocitosi;
6. valutazione specialistica epatologica/metabolica se il dubbio persiste.
Il morbo di Gilbert, invece, spiega bene una bilirubina indiretta aumentata fin da giovane, soprattutto se gli altri esami epatici sono normali, ma non spiega da solo macrocitosi, rame/ceruloplasmina bassi o alterazioni del ferro.
Quindi: il dato del rame urinario molto basso è rassicurante rispetto al Wilson, ma il quadro merita comunque una valutazione clinica complessiva, perché potrebbe orientare più verso un problema di assorbimento, nutrizione, integrazioni o metabolismo ematologico che verso una malattia da accumulo di rame.
Buongiorno, ieri sera ho cucinato il pesce ma poi l’ho dimenticato bruciando tutta la parte sotto, la parte sopra è rimasta indurita e mangiavi. Volevo sapere tutta la parte volatile dentro la pentola e odori di bruciato che sono rimasti all’interno della pentola possono influenzare negativamente la carne del pesce ed essere cancerogeno grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
se il pesce si è bruciato nella parte inferiore, mentre la parte superiore era solo più asciutta o indurita, il rischio principale riguarda la parte direttamente carbonizzata, non tanto “l’odore” rimasto nella pentola.
Durante la bruciatura degli alimenti, soprattutto se si arriva a carbonizzazione, possono formarsi sostanze irritanti e potenzialmente dannose, come alcuni composti policiclici aromatici e prodotti di combustione. Tuttavia il rischio cancerogeno non deriva da un singolo episodio occasionale, ma dall’abitudine ripetuta a consumare alimenti molto bruciati o carbonizzati.
In pratica:
* la parte nera, bruciata o carbonizzata va eliminata;
* se il resto del pesce aveva odore o sapore intenso di bruciato, meglio non consumarlo;
* se ne ha mangiata una piccola quantità una sola volta, non c’è motivo di allarmarsi;
* lavi bene la pentola, eliminando completamente i residui carbonizzati.
Salve dottori, vorrei sapere se è possibile assumere un integratore a base di berberina se si sta assumendo Xanax, ci sono possibili interazioni dannose?
Grazie della gentile attenzione
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ferritina: può aumentare per Armolipid? Direttamente: poco probabile. Se il dubbio è forte, si può sospendere Armolipid per 3–4 settimane e ricontrollare ferritina + PCR + transaminasi/GGT + CPK + assetto marziale completo.
Ma se la ferritina è modestamente alta, penserei a teatosi/metabolismo/infiammmazione di basso grado, più che la monacolina K.
Gentili Dottori, da circa un anno le mie feci sono di colore chiaro, spesso galleggianti, soprattutto quando esagero un po' con i carboidrati. Eseguiti più volte esami del sangue con valori di transaminasi, amilasi e lipasi nella norma. Eseguite anche 2 ecografie addome completo risultate negative. Gli unici valori, di poco sopra o sotto la norma, sono quelli dell'elettroforesi delle sieroproteine. Precedenti episodi di dolore epigastrico al centro dell'addome subito sopra l'ombelico, che passavano nel giro di qualche giorno. Quali esami specifici dovrei eseguire? Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
feci molto chiare e galleggianti possono dipendere da cause diverse. Non sempre indicano un problema grave, soprattutto se transaminasi, amilasi, lipasi ed ecografie sono normali, ma quando il disturbo dura da circa un anno è corretto completare l’inquadramento.
Il fatto che le feci galleggino può far pensare a un problema di digestione/assorbimento dei grassi oppure a una maggiore fermentazione intestinale. Il colore chiaro, invece, va distinto tra feci solo “più chiare del solito” e feci realmente acoliche, cioè color creta, molto pallide, soprattutto se associate a urine scure o ittero: in quel caso serve valutazione medica rapida.
Gli esami che in genere possono essere utili, da concordare con gastroenterologo o internista, sono:
1. Esami epato-biliari completi.
2. Valutazione del malassorbimento
Elastasi pancreatica fecale
Screening per celiachia
Calprotectina fecale e sangue occulto fecale
Eventuale breath test
Valutazione gastroduodenale
L’alterazione lieve dell’elettroforesi delle sieroproteine, da sola, di solito non spiega feci chiare o galleggianti, ma va interpretata vedendo il tracciato completo: albumina, alfa, beta, gamma, eventuale componente monoclonale, immunofissazione se indicata.
In sintesi: con ecografie e enzimi pancreatici nella norma il quadro non appare necessariamente allarmante, ma dopo un anno merita uno studio ordinato, partendo da feci, celiachia, funzione pancreatica esocrina e indici epato-biliari completi. Eviterei invece di modificare drasticamente la dieta prima degli accertamenti, perché potrebbe rendere meno interpretabili alcuni test, in particolare quelli per la celiachia.
o fatto le analisi per epatite c o 70 anni il risultato e hcv 43 e la quantizzazione e sensibilita 9.2 e la linearita e 15-10 vorrei se e procupante
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal testo che riporta sembrerebbe che sia stata eseguita una **ricerca dell’HCV-RNA**, cioè del materiale genetico del virus dell’epatite C.
Un valore di **HCV 43** potrebbe indicare una **carica virale molto bassa**, ma comunque **rilevabile**, se il dato è espresso in UI/ml. La dicitura “sensibilità 9,2” e “linearità 15–10…” riguarda probabilmente i limiti tecnici del laboratorio: in pratica il test è in grado di rilevare quantità molto basse di virus.
Non è un dato da interpretare con panico, ma **non va ignorato**. Se l’HCV-RNA è realmente positivo, significa che il virus potrebbe essere ancora presente nel sangue e quindi è opportuno fare una valutazione epatologica/internistica.
Oggi l’epatite C, anche a 70 anni, è nella grande maggioranza dei casi **curabile con farmaci antivirali orali**, ben tollerati e di durata limitata. Le linee guida attuali raccomandano di valutare e trattare l’infezione attiva da HCV con antivirali diretti, salvo casi particolari. ([CDC][1])
Le consiglierei di portare il referto completo al medico curante o a uno specialista per completare l’inquadramento con:
* transaminasi, GGT, bilirubina, piastrine, INR;
* valutazione del grado di fibrosi epatica, ad esempio con FIB-4 o FibroScan;
* eventuale ripetizione/conferma dell’HCV-RNA;
* controllo di HBV e HIV prima di eventuale terapia antivirale.
Quindi: non è necessariamente “preoccupante” in senso urgente, ma è un risultato che merita una valutazione specialistica perché, se confermato, oggi l’epatite C si può trattare efficacemente.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…